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Il più pericoloso dei nazionalismi è l'europeismo

di Giorgio Cremaschi

L'europeismo guerrafondaio spiega ai popoli del continente che per avere sicurezza bisognerà rinunciare a qualche diritto e armarsi

Samuel Johnson alla fine del 1700 affermò: Il patriottismo è l'ultimo rifugio dei mascalzoni. Oggi penso che il peggiore e più pericoloso dei nazionalismi sia il patriottismo europeista. Ne stanno spargendo a piene mani tutti i governi e le élites del potere europeo dopo la strage di Bruxelles. Dopo anni nei quali l'Europa era apparsa solo come il vincolo feroce che faceva sprofondare nella fame la Grecia, dopo le miserie e le infamie sui migranti, dopo i colpi a tutti i diritti sociali e alle costituzioni democratiche sferrati nel nome dell'Euro, quasi non pare vero che si possa di nuovo proclamare la santità dell'Europa.

Le stragi terroriste sono contro l'Unione Europea, proclamano i governanti. La nostra civiltà è minacciata aggiungono tutti i componenti del coro. Guai a votare contro l'Europa minaccia un ministro britannico.

La malafede di tutte queste affermazioni è però mostrata da tutte le proposte che seguono subito dietro ai proclami. Ci vuole una polizia europea, ci vogliono carceri europee, ci vuole un esercito europeo, ci vuole una guerra europea. L'escalation delle proposte europeiste va in una sola direzione, quella del ferro e del fuoco. Non c'è un solo accento autocritico verso tutte le guerre terroristiche che l'Europa ha scatenato nel mondo. Non c'è una sola richiesta di maggiore democrazia e giustizia sociale. Anzi l'europeismo guerrafondaio spiega ai popoli del continente che per avere sicurezza a qualche diritto bisognerà pure rinunciare, qualche altro intervento militare lo si dovrà pure fare. L'europeismo vuole bruciare le tappe per diventare come gli Stati Uniti, ma di quel paese pare invidiare soprattutto Guantanamo e i droni. E naturalmente le multinazionali.

Se si dovessero spiegare gli eventi solo con la categoria del "a chi giova" le stragi terroriste di questi due anni avrebbero un solo beneficiario: l'europeismo guerrafondaio. Ma anche se non si volesse leggere lo stragismo europeo con le stesse lenti con cui alla fine abbiamo visto quello italiano. Se anche si considerassero irripetibili su scala europea quei legami tra terroristi fascisti, servizi segreti, poteri occulti che hanno tracciato la via delle stragi italiane, da piazza Fontana alla stazione di Bologna. Se anche davvero non ci fossero mai stati rapporti tra il terrorismo jihadista, L'Isis e le potenze occidentali ed europee, in ogni caso la reazione europeista alle stragi è un aggravamento del male.

Le nazioni si forgiano nel sangue, dicevano i nazionalisti dell'800. È certo che questo superstato europeo privo di qualsiasi vera democrazia finora non ha certo scaldato i cuori dei suoi sudditi. Ora le stragi potrebbero cambiare il quadro e finalmente si potrà chiedere di amare la Troika.

Non so se ci sia un disegno occulto e se tutte le affermazioni siano in malafede, ma so che il terrorismo jihadista sta stabilizzando la peggiore Europa, quella che sta distruggendo la sua democrazia e il suo stato sociale.

Il nazionalismo del passato ha trascinato l'Europa nella catastrofe, ora l'europeismo ripropone la stessa avventura. Non si esce dalla spirale guerra terrorismo senza una rottura, e questa rottura va fatta proprio contro il sistema di potere europeo, che è al centro di quella spirale.

Comments

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Claudio
Saturday, 02 April 2016 17:12
Premesso che condivido tutte le sue accuse all'”europeismo guerrafondaio” e sul “aggravamento del male”, io sig. Cremaschi, non farei differenze tra il patriottismo europeo e quello delle singole nazioni, dal momento che si tratta sempre di sostegno alla politica classe dominante, che è politica antiproletaria, di cui lei, avendo fatto di mestiere il sindacalista, ne è stato una delle colonne portanti, nonostante abbia spesso finto di contestare, per salvarsi la faccia. Afferma che “Non c'è una sola richiesta di maggiore democrazia e giustizia sociale”. Ma quale democrazia pretende che ci sia in un regime borghese dominato dalla grande finanza globale, può esserci solo quella del maggior sfruttamento possibile, attuato con ogni mezzo a disposizione, legale od illegale che sia. Scrive: “L'europeismo vuole bruciare le tappe per diventare come gli Stati Uniti”. Personalmente penso che lo sia da un pezzo, dal momento che: l’Europa costituisce il più grande mercato di sbocco e la più grande concentrazione imperialistica del mondo, è qui che è nato il colonialismo ed anche noi italiani abbiamo giocato la nostra parte di imperialisti brutali e straccioni, è stata l’Inghilterra che ha fatto la spartizione senza alcun senso, se non quella d‘accaparrarsi il petrolio, tra i paesi del Medio Oriente, che è all’origine delle guerre fratricide tra quei popoli, sono state la Francia e l’Inghilterra a voler fare la guerra alla Libia, ed i paesi europei hanno condiviso buona parte delle sanguinosissime guerre Usa. Insomma, credo proprio che il vecchio continente in fatto di brutalità e di pratica guerrafondaia non abbia molto da imparare da quello nuovo. Infine dice che “il terrorismo jihadista sta stabilizzando la peggiore Europa, quella che sta distruggendo la sua democrazia e il suo stato sociale”. Questo, da parte sua è un tornare alla vecchia funzione di attivo sostenitore, d’imbellettatore, dell’attuale sistema. La “rottura”, infatti, NON “va fatta contro il sistema di potere europeo”, ma contro il SISTEMA BORGHESE, che si basa sullo sfruttamento, che porta alle crisi, alla disoccupazione di massa, all’immiserimento, a sanguinosissime guerre.
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