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Published: 27 November 2022
Created: 24 November 2022
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machina

Economia e guerra

di Rossana De Simone, Andrea Fumagalli, Christian Marazzi

0e99dc 8f65d73dbe6f49a49f1e82163223df68mv2Pubblichiamo la trascrizione dell'incontro «Economia e guerra», seconda parte di un dibattito intitolato «Guerra o rivoluzione. Capire la guerra per capire come combatterla», tenutosi durante il festival di Derive Approdi di fine settembre. Gli interventi di Christian Marazzi, Rossana De Simone e Andrea Fumagalli, che dialogano con le relazioni di Maurizio Lazzarato e Cristina Morini che li hanno preceduti, si inseriscono in una riflessione che abbiamo portato avanti con Transuenze negli ultimi mesi. Abbiamo chiesto ai relatori se la palese tendenza al riarmo a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi possa preludere ad un ritorno al keynesismo militare come modalità di rilancio del ciclo economico. Bisogna naturalmente intendersi sul concetto di «keynesismo militare», concetto utilizzato più per eredità storica che per correttezza formale. Quello che ci interessa capire è in che modo il «ritorno» dello Stato al centro dei processi regolativi per coniugare ciclo economico e interessi di difesa nazionale (quello che è stato definito «nuovo capitalismo politico») e il tentativo (se c'è davvero) di ricostruzione di nuovi blocchi sociali (attorno alla stessa questione della guerra?),si coniugano con le fibrillazioni geopolitiche ed una guerra scoppiata nel cuore dell'Europa.

* * * *

Christian Marazzi

Il capitalismo è nato come atto di guerra, la privatizzazione dei beni comuni è stata pura violenza contro coloro che fino a quel momento potevano disporne e vivere grazie ad essi. Sono d’accordo con Maurizio Lazzarato quando ribadisce la centralità della questione monetaria, nella fattispecie del dollaro, e che la globalizzazione ha camminato di pari passo con la dollarizzazione, con qualche sfumatura negli ultimi dieci anni che andrebbe tenuta in considerazione per spiegare anche lo sbocco bellico nell’Europa centrale.

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Published: 26 November 2022
Created: 22 November 2022
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tempofertile

“La guerra necessaria. Logiche della dipendenza”

di Alessandro Visalli

46 bombardamento BelgradoSulla rivista “La Fionda”, numero 2/2022, dal titolo “Guerra o pace. Destini del mondo” è uscito un mio articolo su una logica dell’attuale guerra (non l’unica, ovviamente, ma una delle più pertinenti). L’intero numero della rivista esplora le altre ragioni, ed inquadra la crisi ucraina nei suoi plurimi e molteplici contesti. Sono presenti interventi autorevoli, come quello di Carlo Galli che apre il testo “Geopolitica come critica”, o interventi di Alessandro Somma “Si scrive europeismo ma si legge atlantismo”, di Marco Baldassari “Imperi, Stati e grandi spazi”, Paolo Cornetti “Stati Uniti d’America: l’impero minacciato”. O altri, nella sezione Geopolitica e Geoeconomia, che si apre con il mio testo, di Pierluigi Fagan “La transizione dell’ordine mondiale nell’era complessa”, Matteo Bortolon “Sanzioni come una nuova forma di guerra” e Marcello Spanò “Il sistema finanziario dollarocentrico alla prova del conflitto in Ucraina”. Infine Onofrio Romano, “Tina al Sud” e Silvia d’Autilia e Mario Cosenza, “Sguardi sul presente tra biopolitica e spettacolo”.

Questo solo per dire di alcuni interventi, non necessariamente i principali. 

Quello che segue è la versione lunga dell'articolo, quella pubblicata è di un terzo più sobria.

* * * *

La guerra sollecita sentimenti di morte e gratifica le virtù meno virtuose, esalta il coraggio meramente fisico, sollecita il nazionalismo. La nostra civiltà, come è accaduto in altre crisi, sta retrocedendo rapidamente (uso questa parola che evito sempre perché qui è appropriata in senso tecnico) a stati spirituali ed emotivi che si credevano erroneamente passati, quando erano solo sopiti perché non necessari.

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Published: 26 November 2022
Created: 18 November 2022
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machina

Dalla questione meridionale allo Stato-piano. Gramsci e l’operaismo

di Federico Di Blasio

Il testo rilegge la questione meridionale e la rivoluzione passiva gramsciana attraverso il «filtro della soggettivazione» e, nell’assumere il punto di vista dei subalterni, apre all’analisi operaista dello Stato-piano

0e99dc c1e628b150a94045a914b1ed36bd915cmv2Quando il secondo conflitto mondiale giunge a termine, l’Italia è, ancora più di prima, un crocevia di contraddizioni. Il fascismo e la guerra hanno assestato un decisivo fendente a una situazione già ampiamente precaria. La storia del belpaese era d’altronde da lungo tempo una storia fatta di fratture, divisioni interne, spaccature profonde e insanabili.

È in tale contesto storico che va situata, in termini contemporanei, la cosiddetta questione meridionale. Ossia, quel fascio di problemi volto a mettere a fuoco il divario economico, sociale e politico tra Nord e Sud. Di più, si tratta, con la questione meridionale, di tentare di risolvere la vexata quaestio del divario tra Settentrione e Meridione nell’ottica di un superamento dello sviluppo a due velocità tale da aver prodotto, nel corso dello svolgimento della storia del nostro paese, due Italie: la prima sulla via della crescita industriale sulle spalle di una sempre più crescente classe operaia, la seconda degradata e rurale, sorretta da una massa contadino-rurale sotto il giogo di un arcaico blocco agrario.

 

Intellettuali, subalterni e l’economia programmatica nei Quaderni del carcere

Per lungo tempo la Questione meridionale è stata associata al problema dell’alleanza di classe tra classe operaia e contadina e classe borghese riformista e illuminata. Ciò deriva dall’impostazione data da Antonio Gramsci, in un lungo articolo del 1926 dal titolo Note sul problema meridionale e sull’atteggiamento nei suoi confronti dei comunisti, dei socialisti e dei democratici e più comunemente noto come Alcuni temi della questione meridionale.

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Published: 26 November 2022
Created: 26 November 2022
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sinistra

Valutazione, misurazione e conflitto

di Marco Maurizi

shutterstock 691408807Esiste un problema relativo alla valutazione e alla misurazione del sapere nella scuola? E da cosa dipende? La misurazione implica sempre una qualche forma di traduzione del qualitativo nel quantitativo, riconduce il diffuso e variabile a criteri di uniformità e univocità. Come ho cercato di mostrare qui ( https://marcomaurizi74.wordpress.com/2022/09/21/la-contraddizione-qualitativa-fondamentale-del-capitalismo/ ) il problema del qualitativo può essere inteso razionalmente non come ciò che è vagamente e fumosamente altro dai meccanismi di quantificazione e misurazione bensì come ciò che esprime un conflitto interno al processo di razionalizzazione capitalistico. In questo modo il qualitativo si mostra come espressione di una contraddizione immanente alla forma della ragione e dunque espressione di interessi legittimi, a loro volta razionali, universalizzabili, che però non trovano spazio nel modo in cui la società di classe riduce dall'alto e distorce, in senso particolaristico, quei meccanismi di ordinamento e manipolazione della realtà.

Quando si parla di valutazione e mondo della scuola questo aspetto della questione viene completamente eluso e tutto si muove in un mondo ideale, astratto, dove quelle dinamiche di classe e il loro effetto distorsivo sui processi di quantificazione improvvisamente non esistono più. Si predica, da un lato, la pura e semplice celebrazione tecnocratica della misurabilità assoluta del sapere (i test) con la conseguente parcellizzazione dell’insegnamento in parti perfettamente e aprioristicamente quantificabili: il processo di apprendimento ridotto a catena di montaggio; oppure, in senso opposto, la valutazione diventa uno dei mali della scuola, una forma di potere maligno in mano ai docenti che occorrerebbe quanto prima sottrarre loro per far emergere altro, un vago e indistinto altro, qualitativamente contrapposto ai freddi numeri scarabocchiati dagli insegnanti.

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Published: 25 November 2022
Created: 22 November 2022
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contropiano2

Crisi ucraina: un primo bilancio delle sanzioni contro la Russia

di Andrea Vento*

sanzioniIl 6 ottobre scorso l’Unione Europea ha varato l’ottavo pacchetto di misure sanzionatorie contro Mosca[1] con il dichiarato fine di fiaccare l’economia russa e indurre Putin ad un accordo di pace da posizioni di debolezza o, addirittura, costringere le truppe impegnate in Ucraina alla sconfitta militare, grazie anche alle ingenti forniture militari di Usa e Ue ormai giunte ad oggi a 100 miliardi di dollari.

Massiccio sostegno che, sommato al supporto di intelligence degli Usa e del Regno Unito, stanno mettendo in difficoltà sul campo le forze militari russe.

Rispetto alle previsioni dei governi occidentali che hanno accompagnato il varo del primo pacchetto di sanzioni introdotte dalla Ue e dagli Usa il 23 febbraio scorso, a seguito del riconoscimento delle Repubbliche Popolari del Donbass che ha preceduto di un giorno l’Operazione Militare Speciale, quale risulta l’effettiva entità dell’impatto delle sanzioni sull’economia russa e sulle sue relazioni internazionali?

La recessione che avrebbero causato alla Russia dalla previsione del Fmi ad aprile di un pesante -8,5% per il 2022, si è più che dimezzata a -3,5% nel World Economic Outlook di ottobre della stessa istituzione, passando per il -6,0 di luglio, a testimonianza della capacità di tenuta e di resilienza dell’economia russa (tab. 1).

Mentre a livello internazionale, seppur oggetto di condanna da parte di una Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’Onu del 3 marzo per l’invasione dell’Ucraina votata da 141 Paesi su 193, la Russia, appare tutt’altro che emarginata appurato che solo 37 Paesi dei 193 (pari al 19% del totale) dopo 7 settimane dal 24 febbraio[2], avevano aderito alle sanzioni promosse dagli Stati Uniti e imposte da questi ultimi anche all’Ue (carta 1).

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Published: 25 November 2022
Created: 22 November 2022
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conflitti e strategie 2

Un nuovo percorso teorico, di Gianfranco la Grassa*

Introduzione di Gianni Petrosillo

indexouygvbhtIn questo nuovo saggio, il cui titolo è indicativo della direzione intrapresa dallo studioso veneto, Gianfranco La Grassa fa i conti con le epoche, quella passata, quella in corso e quella che irrimediabilmente si avvicina, per fornire una chiave teorica nuova delle inevitabili transizioni e mutazioni che l’incedere della Storia porta con sé, soprattutto a livello sociale. Il suo strumento analitico privilegiato è quel marxismo che, dopo essere stato aggiornato, diventa una porta di uscita verso un nuovo approccio teorico più adatto alla comprensione dell’attuale formazione sociale. Occorre, peraltro, rammentare che La Grassa ha iniziato un faticoso lavoro di revisione teorica ormai trent’anni fa e la sua “uscita” dal marxismo deve pertanto essere considerata una gestazione travagliata che non ha saltato alcun passaggio logico, un raro caso di esame di coscienza fatto per ragioni di scienza.

Purtroppo, l’esistenza umana è troppo breve per cogliere (e spesso accettare) i profondi cambiamenti che inevitabilmente la coinvolgono (e sconvolgono), tanto più che gli accadimenti producono i loro effetti sul lungo periodo, spesso più lungo della vita di una o più generazioni, sfuggendo alla comprensione immediata di chi li vede nascere e non li vedrà giungere alle estreme conseguenze o di chi li sentirà deflagrare senza avere memoria del loro inizio, necessitando, pertanto, per essere intesi interamente di una riflessione “ampia”, utile a mettere insieme i vari frammenti evenemenziali finalizzati alla costruzione di un quadro più o meno coerente della situazione, anche se mai definitivo. Per questo la si deve “prendere alla lontana” altrimenti cause ed effetti sono destinati a essere equivocati o desunti arbitrariamente da stati e fatti troppi vicini o insistentemente fraintesi per essere adeguatamente sceverati e interpretati.

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Published: 24 November 2022
Created: 18 November 2022
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cumpanis

“La modernizzazione cinese: percorsi, successi e sfide”

di Fosco Giannini

Verso la fine del 2021 l'Accademia delle Scienze Sociali del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (Chinese Academy of Social Sciences, CASS) chiese al nostro direttore, compagno Fosco Giannini, di scrivere un libro, per la Cina, sul nuovo sviluppo economico cinese, sul "socialismo dai caratteri cinesi". Il libro, scritto da Giannini prima del XX Congresso del Partito Comunista Cinese, celebratosi dal 16 al 22 ottobre 2022, sarà tra poco, sia in cinese che in inglese, nelle librerie di Pechino. Il titolo del libro è "La modernizzazione cinese: percorsi, successi e sfide". Di questo libro di Fosco Giannini anticipiamo di seguito uno dei capitoli

cina modernizzazione socialistaLa modernizzazione, lo sviluppo delle forze produttive

Apriamo questo capitolo sulla “modernizazzione della Cina” attraverso una citazione del grande filosofo marxista italiano Domenico Losurdo, tratta da un intervento che lo stesso Losurdo svolse al Forum europeo del 2016 dal titolo “La via cinese e il contesto internazionale”. L’intervento di Losurdo aveva come titolo “Washington consensus o Beijing consensus?'”. In un passaggio del suo intervento il grande filosofo italiano così si esprimeva: “La guerra di posizione condotta dalla classe dirigente del Partito Comunista Cinese ha visto negli ultimi 40 anni di Riforme e Apertura – nel contesto del più grande sviluppo economico della storia dell’umanità – 800 milioni di cinesi affrancarsi dalla povertà, un fenomeno che è stato definito dalla Banca Mondiale come uno dei più grandi racconti della storia dell’umanità. Di questi 800 milioni, 60 sono usciti dalla condizione di povertà soltanto negli ultimi 5 anni. Si tratta evidentemente di una lotta di classe che procede in direzione opposta rispetto a quella condotta in Occidente, dove assistiamo ad un processo inverso nel quale si determina un allargamento sempre maggiore della forbice sociale tra ricchi e poveri”.

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Published: 24 November 2022
Created: 19 November 2022
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eticaeconomia

Da Roma a New York: Il keynesisimo eclettico del giovane Modigliani

di Paolo Paesani

WCCOR1 0HLSDTIA kt6 U43500149687096zKF 1224x916Corriere Web Sezioni 593x443Franco Modigliani (Roma 1908, Cambridge Massachusetts 2003) rimane un esempio di come sia possibile coniugare ricerca economica di alto livello, attenzione per i fatti concreti dell’economia, impegno nelle istituzioni, passione civile. Particolarmente significativo, in questo senso, l’interesse di Modigliani per l’Italia, il suo impegno nel formare generazioni di economisti italiani, la sua lunga collaborazione con la Banca d’Italia. La bibliografia su Modigliani si è arricchita, di recente, grazie al nuovo libro di Antonella Rancan (Franco Modigliani and Keynesian economics, 2020, Taylor and Francis). Combinando materiale d’archivio, scritti inediti e contributi importanti alla letteratura primaria e secondaria, Rancan ripercorre il percorso intellettuale del giovane Modigliani, dai suoi primi scritti fino ai contributi degli anni ’50 e 60, collocandoli nel quadro della sintesi neoclassica del pensiero keynesiano.

Fra i contributi principali in questa direzione, Modigliani sviluppa l’idea che la disoccupazione persistente sia dovuta a uno squilibrio di fondo tra offerta di moneta e salari nominali (rigidi verso il basso) (Modigliani, Liquidity preference and the theory of interest and money, Econometrica, 1944) e che in assenza di tale rigidità il sistema economico convergerebbe, almeno teoricamente, alla piena occupazione. La rigidità però è un fatto indiscutibile ed è per questo che spetta ad una politica economica giudiziosa, e in particolare alla politica monetaria, intervenire a sostegno dell’occupazione e in generale agire per stabilizzare l’economia, a fronte di shock dalla portata e dagli effetti inattesi.

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Published: 23 November 2022
Created: 21 November 2022
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lafionda

Alcune riflessioni sulla Matrix della Grande Menzogna

di Alberto Bradanini

fakenews.pngCatlin Johnstone, una giornalista australiana eterodossa, in una sua angosciata analisi[1] afferma che la terza guerra mondiale è oggi una prospettiva che i media mainstream – e dunque i loro padroni su per li rami della piramide – ritengono possibile, come fosse un’opzione come un’altra. L’oligarchia occidentale e il suo megafono mediatico sono così usciti dal solco della logica e del buon senso, dando un lugubre contributo alla locomotiva che potrebbe condurre il mondo alla catastrofe.

Secondo un nugolo di cosiddetti esperti, alcuni qui di seguito menzionati, gli Stati Uniti devono aumentare subito e di molto le spese militari, perché occorre prepararsi a un inevitabile conflitto mondiale.

Questa patologica esegesi della scena internazionale viene presentata senza alcuna prova e con la veste di una necessità ontologica, come un incendio destinato a scoppiare per autocombustione. Il menu viene poi arricchito con l’elencazione dei nemici pronti a invadere l’Occidente, fortunatamente protetto dalla pacifica nazione americana, la sola in grado di difendere le nostre democratiche libertà.

Il funesto allargamento della guerra in Ucraina – che, coinvolgendo nazioni in possesso dell’arma nucleare, porterebbe allo sterminio della razza umana – sarebbe dunque l’esito di una congiunzione astrale come la gravitazione della luna sulle onde del mare. Essa non dipenderebbe – come invece pensano miliardi di persone al mondo, del tutto ignorate, ça va sans dire – dalla patologia di dominio e di estrazione di ricchezze altrui da parte di quella superpotenza che decide fatti e misfatti del governo ucraino e che dispone del potere di porre fine alle ostilità in qualsiasi momento, se solo rinunciasse alla sua irrealistica strategia di dominio unipolare del pianeta (una valutazione questa condivisa da numerose personalità e studiosi statunitensi, anch’essi ignorati).

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Published: 23 November 2022
Created: 23 November 2022
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gyorgylukacs

Introduzione a “Storia e coscienza di classe”

di Giorgio Cesarale

Tratto da György Lukács, Storia e coscienza di classe, trad. di G. Piana, PGreco, Milano 2022

md311444232691. La preistoria di Storia e coscienza di classe

Una delle caratteristiche di Storia e coscienza di classe, l’opera filosofica più importante che sia sorta nel seno del marxismo del ’900, è la straordinaria tensione fra la brillantezza delle formulazioni e la complessa e magmatica materia storico-spirituale che vi è sottesa. Soprattutto oggi, a un secolo di distanza dalla pubblicazione dell’opera, si può cogliere in essa la freschezza e la potenza di quelle tesi che hanno dato vita a una intera tradizione filosofica e politica, il “marxismo occidentale”: il marxismo inteso come metodo di autonoma ricerca e nuova costruzione anziché come archivio di “citazioni” da applicare estrinsecamente alla materia storica o come semplice accertamento del fondamento “economico” di ogni azione umana; la coscienza di classe come “coscienza attribuita di diritto”, cioè come coscienza che, comprendendo la propria posizione nella totalità dei rapporti di produzione capitalistici, attinge la sua destinazione storico-politica; la conseguente critica alla separazione fra coscienza e realtà, di cui si scopre il fondamentale motivo generatore nella merce, che è la cellula germinale di quel capitalismo che ne ha cagionato la generalizzazione, sia intensive sia extensive; la diagnosi circa il carattere pervasivo della reificazione o alienazione degli uomini nella società moderna, in grado di investire una molteplicità di livelli costitutivi della loro vita, fino a quello politico, dove essa si esprime o come opportunistico accomodamento alle condizioni presenti, la socialdemocrazia, o come slancio volontaristico al di là di esse, l’utopismo, l’anarchismo, il blanquismo; il principio della prassi come cosciente modificazione della realtà, che ne dissolve la scorza apparentemente intangibile, la “seconda natura”, per ricondurla alla vivente interazione antagonistica fra le classi; la critica alle antinomie della filosofia moderna, p. cs. quelle fra immediatezza e mediazione, contenuto e forma, essere e pensiero, in quanto generate dal mancato attingimento di questo stesso principio della prassi; la ricostituzione delle categorie del marxismo attorno a una nozione di proletariato come “soggetto-oggetto identico” che, fornendo il contenuto materiale delle forme che costellano il processo di riproduzione capitalistico, scioglie le stesse antinomie del pensiero borghese, e impone così una ristrutturazione del significato della storia nel senso di una soggettività che ne costituisce sempre l’oggettività, anziché semplicemente rifletterla; la critica, su tale base, alla dialettica della natura configurata da Engels, per la quale ti soggetto coglie i nessi dialettici naturali in veste di osservatore, come se tosse uno spettatore che li contempla puramente dall’esterno; la riattivazione del nucleo antifeticistico della dialettica, intesa come esperienza del pensiero che, negando ogni determinazione rigidamente finita e unilaterale, arriva a incorporare la stessa genesi delle forme, a riconvertire le cose nei processi e questi ultimi di nuovo nelle cose1.

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Published: 23 November 2022
Created: 15 November 2022
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antropocene

Procedere verso l'utopia o precipitare verso il disastro?

di Michael Roberts

Il peana al capitalismo di un grande economista sottace le gravi disuguaglianze, le guerre e la devastazione ecologica

Capitalism1Bradford DeLong è uno degli economisti keynesiani e storici dell’economia più importanti del mondo, professore di Economia all'Università della California, Berkeley. DeLong è stato vice segretario aggiunto del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti nell'amministrazione Clinton, sotto Lawrence Summers. È un tipico democratico liberale nella politica statunitense e un keynesiano classico in economia.

Recentemente ha pubblicato un libro intitolato Slouching Toward Utopia. An History of the Tweintieth Century. Si tratta di un lavoro ambizioso che mira ad analizzare e spiegare lo sviluppo dell'economia capitalistica in quello che considera il suo periodo di maggior successo, il XX secolo.

In particolare, DeLong afferma che il capitalismo come forza progressiva per lo sviluppo dei bisogni dell'umanità è decollato solo dal 1870 fino alla Grande Recessione del 2008-9, che ha completato quello che lui chiama il «lungo ventesimo secolo». Quali sono le ragioni che hanno consentito al capitalismo di garantire una crescita economica più rapida e un salto di qualità nel tenore di vita dal 1870 in poi? Secondo DeLong, la comparsa di tre fattori «la globalizzazione, il laboratorio di ricerca industriale e la moderna impresa». Questi fattori «hanno dato avvio a cambiamenti che hanno cominciato a trarre fuori il mondo dalla terribile povertà che era stata la sorte dell'umanità nei precedenti diecimila anni, sin dalla scoperta dell'agricoltura». La crescita si deve quindi all'espansione del capitale e delle economie di mercato dall'emisfero settentrionale al resto del mondo, all'introduzione di nuove tecnologie e scoperte scientifiche e alle moderne aziende che le hanno sviluppate per il mercato.

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Published: 22 November 2022
Created: 19 November 2022
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carmilla

Immaginare la fine del capitalismo con Fredric Jameson

di Fabio Ciabatti

Marco Gatto, Fredric Jameson, Futura Editrice, Roma 2022, pp. 192, € 14,25

FJameson ritrattoRecentemente Fredric Jameson ha fatto una interessante puntualizzazione su quella che è probabilmente la più citata delle sue affermazioni: “quando ho detto che è più difficile immaginare la fine del capitalismo che la fine del mondo, non volevo certo intendere che fosse impossibile”. Questa presa di posizione può essere letta come una precisazione relativa ai possibili esiti della sua celebre analisi sul postmodernismo che sembrerebbe depotenziare le istanze critiche presenti nei suoi precedenti lavori incentrati sulla produzione culturale moderna e modernista. La citazione conclude la prefazione, firmata dallo stesso critico americano, al testo di Marco Gatto, intitolato Fredric Jameson.1 Il libro ripercorre sinteticamente le fasi più rilevanti dell’avventura intellettuale di un autore capace di produrre testi fondamentali, in ambito marxista e non solo, come Marxismo e forma, L’inconscio politico e Postmodernismo. Opere in cui si sostanzia “l’esperimento materialista di Jameson” che, sintetizza Gatto, consiste nello “sforzo di capire il presente attraverso le forme e le rappresentazioni dell’immaginario”.2

Il senso ultimo di una lettura dialettica dei fenomeni culturali consiste, secondo Jameson, nel mettere in luce la relazione profonda che essi intrattengono con una storia che li contiene e surclassa. Cosa accade a questo approccio, quando, con l’avvento del postmodernismo, possiamo sostenere, utilizzando la formula suggerita da Marco Gatto, che la spazialità sostituisce la temporalità? In questo articolo si cercherà di ritagliare un percorso di lettura attraverso il testo di Gatto per abbozzare una risposta a questa domanda, cercando di non fare torto alla densità concettuale della sua ricostruzione di un percorso intellettuale quanto mai complesso.

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Published: 22 November 2022
Created: 10 November 2022
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volerelaluna

Ucraina, dollari e yuan

di Guido Ortona

44dollari e yuan1. Guerra ed economia. I commentatori italiani, e non solo, hanno perlopiù ignorato i dati macroeconomici di fondo che stanno alla base della guerra d’Ucraina. Eppure non dovrebbero essere trascurati, perché senza prenderli in considerazione non è possibile capire perché sia la Russia che gli USA abbiano preferito la guerra a un’intesa diplomatica. Come è (o dovrebbe essere) noto, la causa prossima della guerra è stata il patto americano-ucraino del novembre 2021 (il testo è facilmente reperibile su internet), che sanciva l’impegno USA ad aiutare l’Ucraina nella riconquista di Crimea e Donbass e il rapido ingresso dell’Ucraina nella NATO (patto a cui la Russia rispose con un documento inviato agli USA in dicembre, in cui si chiedeva la neutralità dell’Ucraina e la sua esclusione dalla NATO e che non venne preso in considerazione). La Russia preferiva, e ha preferito, la guerra e l’intervento della NATO piuttosto che consentire che ciò avvenisse; e gli USA hanno preferito la guerra piuttosto che rinunciare a tale ingresso. Fin qui i fatti. Fare una guerra contro un nemico forte non è un’impresa da poco, occorre chiedersi perché entrambi i contendenti abbiano scelto di farla, o almeno di correre molto seriamente il rischio che scoppiasse. Non ho elementi per valutare appieno le ragioni della Russia, per capire cioè se accettare la massiccia subordinazione dell’Ucraina da parte degli USA prevista dal trattato non potesse andare a vantaggio anche del popolo russo; e se avesse a disposizione alternative meno sanguinarie o strategie geopolitiche più collaborative per impedirlo. In questo articolo mi occuperò solo delle ragioni degli USA.

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Published: 22 November 2022
Created: 17 November 2022
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crs

L’inflazione e i tassi di interesse: un’impasse che riguarda tutti

di Vincenzo Comito

Più volte le banche centrali hanno sbagliato previsioni circa il tasso di inflazione e le politiche adottate per abbatterlo non stanno funzionando. Ma davvero, per farlo, bisogna passare per una recessione?

man g84c698b9b 1920 1536x1024Nel testo che segue affrontiamo soltanto alcuni aspetti di un tema molto complesso, quello dell’aumento recente dei tassi di inflazione in Occidente e delle politiche portate avanti dalle banche centrali, in primis dalla Bce, nonché dai vari governi, per combattere il fenomeno. Molti gli interrogativi che restano senza risposte adeguate.

 

Gli errori di valutazione delle banche centrali

Sul fronte dei prezzi i dati recenti non spingono certo all’entusiasmo: nel settembre del 2022 nell’area euro il tasso di inflazione su base annua ha raggiunto il 9,9%, in rialzo rispetto al 9,1% di agosto e al 3,4% del settembre 2021; nell’ottobre poi esso è salito al 10,7% contro il 4,1% dell’ottobre 2021. Come è noto, era da diverse decine di anni che non si registravano cifre simili. Al momento, si prevede che l’aumento dei prezzi al consumo rimarrà al di sopra del target della Bce del 2,0% fino al 2024; per tale anno le previsioni dell’Unione Europea stimano comunque, secondo noi molto ottimisticamente, un tasso di inflazione al 2,6%.

Negli Stati Uniti, intanto, il dato del settembre 2022 è ancora all’8,2%, di nuovo fissando il record degli ultimi quaranta anni, anche se i dati di ottobre sembrano permettere qualche sospiro di lieve sollievo, con la registrazione di un valore del 7,7%.

Ricordiamo comunque, incidentalmente, che c’è un’area del mondo, la Cina, dove miracolosamente il tasso di inflazione si colloca attualmente al 2,1%, dato su base annua dell’ottobre 2022.

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Published: 21 November 2022
Created: 18 November 2022
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giubberosse

La guerra prossima ventura

di Enrico Tomaselli

smallerarmy 2 89cf536a9d288f0fdbc025f1ce11651637be26eaSe il declino americano e dell’unipolarismo – due cose sovrapponibili, ma non necessariamente identiche – sono ormai un dato evidente, la questione più urgente è quindi capire quando e come avverrà la transizione. Infatti, se un passaggio verso un mondo multipolare sembra ad oggi inevitabile, è chiaro che non sarà un passaggio indolore, ma al contrario sarà segnato da una guerra. È quindi importante cercare di comprendere come avverrà questa transizione, quali potrebbero essere le mosse – soprattutto militari – della potenza declinante, l’America.

 

Il declino americano

Le cause del declino degli Stati Uniti, come potenza egemone, sono ovviamente svariate, e si sono prodotte e manifestate già nella fase in cui l’impero, con il crollo dell’URSS, sembrava affermarsi definitivamente. In un certo senso, si potrebbe dire che la stagione d’oro dell’imperialismo americano è anche quella in cui hanno cominciato a germinare i semi del suo declino.

Di ciò comunque le classi dirigenti statunitensi si sono rese conto rapidamente, e seppure cercano di continuare a proiettare un’immagine imperiale vincente, hanno da tempo cominciato a riflettere sul come fronteggiare questa situazione, prima che divenga conclamata ed irreparabile.

Nei think tank USA (1) si è quindi avviata, ormai da decenni, una riflessione che punta ad identificare non tanto le cause del declino, quanto le minacce alla potenza imperiale, e le strategie per rintuzzarle e sconfiggerle.

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Published: 21 November 2022
Created: 17 November 2022
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antropocene

Civiltà ecologica, rivoluzione ecologica. Una prospettiva ecologico-marxista

di John Bellamy Foster

Sui nessi tra civiltà ecologica, marxismo ecologico e rivoluzione ecologica, e dei modi in cui i tre concetti, qualora considerati insieme dialetticamente, possano essere intesi nella direzione di una nuova prassi rivoluzionaria per il XXI secolo

Dihua CinaQuello che segue è l’adattamento di una conferenza sul tema della civilizzazione ecologica tenutasi alla John Cobb Ecological Academy a Claremont, California, il 24 giugno 2022. La conferenza si pone sulla scia della Fifteenth International Conference on Ecological Civilization di Claremont (26-27 maggio 2022). Al discorso, rivolto ad un pubblico in larga parte cinese, è seguita una lunga intervista condotta da alcuni studiosi di marxismo ecologico, intitolata Why Is the Great Project of Ecological Civilization Specific to China?, che sarà pubblicata in contemporanea, come Monthly Review Essay, sul sito web della Monthly Review. Sia la conferenza che l’intervista saranno co-pubblicate in Cina dal Poyang Lake Journal.

* * * *

Vorrei parlarvi oggi dei nessi tra civiltà ecologica, marxismo ecologico e rivoluzione ecologica, e dei modi in cui i tre concetti, qualora considerati insieme dialetticamente, possano essere intesi nella direzione di una nuova prassi rivoluzionaria per il XXI secolo. Più nel concreto, vorrei chiedere: «Come dobbiamo intendere le origini e la portata storica del concetto di civiltà ecologica? Qual è il suo rapporto con il marxismo ecologico? E come è connesso tutto ciò alla lotta rivoluzionaria mondiale che mira a superare l’attuale emergenza planetaria e a proteggere quella che Karl Marx chiamava la “catena delle generazioni umane”, assieme alla vita in generale?».[1]

Nel 2018, lo studioso di teoria culturale Jeremy Lent, autore di The Patterning Instinct: A Cultural History of Humanity’s Search for Meaning (2017), ha scritto un articolo per il sito online Ecowatch, intitolato What Does China’s ‘Ecological Civilization’ Mean for Humanity’s Future?.

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Published: 21 November 2022
Created: 11 November 2022
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la citta futura

La parabola dell’economia politica – Parte XXVII

Critica dei postulati del teorema neoliberista

di Ascanio Bernardeschi

I postulati su cui poggiano le teorie economiche neoliberiste sono irrealistici se non addirittura frutto della fantasia, però le politiche conseguenti vengono ugualmente imposte in quanto utili al sostegno dei profitti e alla conservazione del primato del capitale sul lavoro

faa000add7714a2605b386d1d560cef3 XLNel precedente articolo avevo segnalato che la bocciatura delle politiche keynesiane da parte della scuola di Chicago anche nel breve periodo, discende dall'assunzione che gli investitori assumano le loro decisioni sulla base di “aspettative razionali” che inducono a prendere in considerazione la redditività di tali investimenti nel medio periodo. A questo proposito è bene discutere della razionalità di decisioni che si basano sui dogmi dell’economia ortodossa che vengono divulgati e diventano senso comune. Se il dogma divenuto senso comune ci dice che un dato titolo si apprezzerà, allora la massa degli speculatori scommetterà sul suo apprezzamento e quindi il mercato determinerà un aumento delle sue quotazioni in borsa, facendo sì che questa aspettativa si autorealizzi. Gli operatori sbaglierebbero ad agire secondo le loro intime e magari più ragionevoli convinzioni. Devono agire secondo quelle che ritengono siano le convinzioni del “mercato”, le sole che si autorealizzano, cioè quelle inculcate dagli economisti volgari, che indirizzano la condotta della generalità degli operatori. Così facendo saranno “razionali”, perché per un po’ le cose andranno proprio così, fino allo scoppio di qualche bolla che ripristinerà il primato della realtà sulla fantasia neoliberista. 

Cose analoghe avvengono nell’economia “reale”: si consigliano comportamenti e decisioni di investimento valutando le scelte statali di politica economica in base alla loro conformità o meno alle prescrizioni degli economisti egemoni.

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Published: 20 November 2022
Created: 20 November 2022
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contropiano2

Gli Stati Uniti stanno conducendo una nuova guerra fredda: una prospettiva socialista

di Vijay Prashad - John Ross

guerra alla guerra manifestazioneIl 23 maggio 2022, in occasione del World Economic Forum di Davos (Svizzera), l’ex Segretario di Stato americano Henry Kissinger ha fatto alcune osservazioni sull’Ucraina che hanno colpito nel segno.

Piuttosto che farsi prendere “dall’umore del momento“, ha detto Kissinger, l’Occidente – guidato dagli Stati Uniti – deve consentire un accordo di pace che soddisfi i russi. “Proseguire la guerra al di là di questo punto“, ha detto Kissinger, “non significherebbe liberare l’Ucraina, ma scatenare una nuova guerra contro la Russia stessa“.

La maggior parte dei commenti dell’establishment della politica estera occidentale ha sgranato gli occhi e ha respinto i commenti di Kissinger.

Kissinger, che non è un pacifista, ha tuttavia indicato il grande pericolo di un’escalation non solo verso l’istituzione di una nuova cortina di ferro intorno all’Asia, ma forse verso una guerra aperta e letale tra l’Occidente e la Russia, oltre che con la Cina.

Questo tipo di esito impensabile era troppo anche per Henry Kissinger, il cui capo, l’ex presidente Richard Nixon, parlava spesso della “teoria del pazzo” nelle relazioni internazionali; Nixon disse al suo capo di gabinetto Bob Haldeman che aveva “messo la mano sul pulsante nucleare” per terrorizzare Ho Chi Minh e farlo capitolare.

Durante il periodo che ha preceduto l’invasione illegale dell’Iraq da parte degli Stati Uniti nel 2003, ho parlato con un alto funzionario del Dipartimento di Stato americano che mi ha detto che la teoria prevalente a Washington si riduce a un semplice slogan: “dolore a breve termine per un guadagno a lungo termine“.

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Published: 20 November 2022
Created: 14 November 2022
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resistenze1

Quando il populismo è strumento di egemonia del potere dominante

di Enzo Pellegrin

populismo alain de benoist libroIn uno dei più conosciuti e bei frammenti de L'ideologia tedesca del 1846, Marx ed Engels sintetizzavano:

«Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè, la classe che è la potenza materiale dominante è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l'espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l'espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio».

Fin qui tutto bene, ma l'aspetto più interessante non è quello che riguarda la sfera del cosiddetto "conformismo", ma quello delle reazioni dissenzienti, generate da quelle che altrettanto marxianamente si usa definire contraddizioni. Ad un altro marxista del ventesimo secolo, Ernesto Laclau, nelle sue riflessioni sul concetto di egemonia, populismo e strategia socialista, piaceva parlare di "domande insoddisfatte".

Possiamo sperimentalmente annotare come negli ultimi anni della politica italiana, le cosiddette contraddizioni o domande insoddisfatte siano state amministrate da quello che viene spesso definito con un intento spregiativo - impropriamente secondo Laclau - "populismo".

Le contraddizioni della crisi di consenso dei partiti tradizionali, dopo gli anni 80, sono state gestite con concetti populisti come "il cancro della corruzione", il "parassitismo corrotto del sud del Paese", concetti di volta in volta utilizzati da partiti come la Lega, ma, anche successivamente e proficuamente - almeno per il primo concetto - dal Movimento Cinque Stelle.

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Published: 20 November 2022
Created: 16 November 2022
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cumpanis

Scuola italiana: “revisionismo storico” e pratica anti-didattica

di Salvatore Distefano* 

A proposito della lettera del ministro dell’Istruzione e del Merito alle studentesse e agli studenti

IMMAGINE ARTICOLO DI SALVATORE Disrefano ScuolaIl 9 novembre solo in Italia (nessun altro Paese europeo infatti lo festeggia) si celebra il “giorno della libertà”, in ricordo dell’abbattimento del muro di Berlino, giorno istituito con la Legge 15 aprile 2005, n. 61, all’epoca dunque del governo Berlusconi.

A tal proposito, il ministro dell’“Istruzione e del Merito” (ora si chiama così) ha ritenuto di scrivere una lettera indirizzata agli studenti e ha colto l’occasione per salutare tutto il personale delle scuole, evitando, chissà perché, di citare esplicitamente i docenti. Giusto quei docenti che dovranno stare molto attenti a queste iniziative, per ora solo epistolari, che hanno lo scopo non solo di stare dentro lo scontro politico, ma anche di raggiungere due obiettivi: il primo, ampliare a dismisura nella scuola italiana la quantità di “revisionismo storico”, peraltro già sparso a piene mani in questi anni; il secondo, continuare la pratica anti-didattica di “(ab)uso pubblico della storia”, che trova concrezione nell’attaccare ossessivamente tutto ciò che a che fare con la democrazia, la sinistra, il progresso, l’esperienza di altri popoli non occidentali che hanno tentato, tentano e tenteranno con grande fatica di trovare una strada di liberazione e di avanzamento. Si continua, peraltro, a riaffermare una concezione di superiorità dell’Occidente (unipolarismo versus multipolarismo) in salsa eurocentrica, non cogliendo i danni che questa ideologia ha arrecato in passato e la improponibilità di questa visione in un contesto che definiremmo di “tramonto dell’Occidente” e di suicidio dell’Europa. Peraltro, in questa occasione non mi soffermerò sugli orrori del colonialismo che ha scandito la storia dell’Occidente e sulle due guerre mondiali da esso scatenate.

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Published: 19 November 2022
Created: 17 November 2022
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cumpanis

La Russia ha bombardato la Polonia!

di Fosco Giannini

IMMAGINE PER MIO EDITORIALESe oggi in Italia vi fossero stati gruppi dirigenti comunisti con i coglioni, essi avrebbero manifestato immediatamente e vigorosamente in via Solferino 28, a Milano, sotto le finestre del Corriere della Sera. E immediatamente si sarebbero organizzati per manifestare in via S. Valentino 12, di fronte all’Ambasciata della Polonia a Roma e in Via Vittorio Veneto 121, di fronte all’Ambasciata degli USA a Roma.

Ma di comunisti italiani non se n’è vista l’ombra: alcuni di loro sono impegnati, ancor più della Meloni, a fustigare Putin e la Russia; altri sono ancora molto indaffarati nel distruggere il loro partito per mantenere caldo l’abbraccio con dei soci improbabili e comunque molto antirussi e anticinesi; altri ancora soffrono da tempo di paralisi politica e grave affanno nella deambulazione semplice.

Perchè i comunisti avrebbero dovuto immediatamente raccogliersi nella milanese via Solferino, sotto le finestre del Corriere della Sera?

Perchè l’editoriale del “Corsera” di mercoledì 16 novembre di Danilo Taino dal titolo “Sempre più isolato” (riferito a Putin) è stato una pura vergogna! E’ stata una volgare ed untuosa piroetta servile di un Arlecchino servo di tre padroni: gli USA, la NATO e l’UE.

A proposito delle esplosioni avvenute in Polonia, al confine con l’Ucraina nella notte di martedi 16 novembre e a proposito dei due poveri morti contadini, Taino scrive: “Vladimir Putin non è andato a G20 di Bali. Si è però fatto sentire con l’unica voce che gli sia rimasta: un barrage di almeno 90 missili sull’Ucraina.

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Published: 19 November 2022
Created: 11 November 2022
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lavoroesalute

Basi di guerra da nord a sud. L’Unità d’Italia rifatta dalla Nato

di Antonio Mazzeo*

Il sempre più evidente coinvolgimento nella guerra fratricida Russia-Ucraina di alcune delle principali basi ospitate in territorio italiano si accompagna al colpo di acceleratore che le forze armate nazionali, USA e NATO hanno dato ad alcuni programmi (vecchi e nuovi) di ampliamento e potenziamento del dispositivo bellico

1656516380842 GettyImagesL’ultima missione di spionaggio sui cieli dell’Europa dell’Est è stata tracciata dai radar lo scorso 14 ottobre. Un Gulfstream E.550 CAEW del 14° Stormo dell’Aeronautica militare italiana dopo essere decollato dallo scalo romano di Pratica d Mare ha raggiunto prima i confini della Polonia con l’Ucraina e poi quelli con l’enclave russa di Kaliningrad. Un’operazione ormai di routine da quando le forze armate di Mosca hanno invaso l’Ucraina. Il velivolo in dotazione ai reparti di volo italiani aveva fatto il suo debutto nelle aree di conflitto l’8 marzo 2022 con una missione d’intelligence nello spazio aereo della Romania fino ai confini con Moldavia e Ucraina e le sempre più agitate e militarizzate acque del Mar Nero. Da allora i Gulfstream E.550 di Pratica di Mare sono uno degli attori più richiesti dai comandi NATO che coordinano le operazioni aeree di sorveglianza e “contenimento” dei reparti di guerra della Federazione russa in territorio ucraino.

Basati sulla piattaforma del jet sviluppato dall’azienda statunitense Gulfstream Aerospace, appositamente modificato e potenziato dalla israeliana Elta Systems Ltd. (società del gruppo IAI), i velivoli in dotazione all’Aeronautica italiana non sono semplicemente dei “radar volanti”, ma possiedono anche compiti di “gestione” delle missioni alleate nei campi di battaglia e di disturbo delle emissioni elettroniche “nemiche”. “Gli aerei CAEW hanno funzioni di sorveglianza aerea, comando, controllo e comunicazioni, strumentali alla supremazia aerea e al supporto alle forze di terra”, spiega lo Stato maggiore dell’Aeronautica.

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Published: 19 November 2022
Created: 09 November 2022
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gliasini

L’attualità del pensiero di Laura Conti e le ragioni di una rimozione

di Laura Centemeri

A1w10uuT8LÈ da poco tornato in libreria e in versione e-book Questo Pianeta (Fandango libri), il libro forse più contemporaneo dell’importante produzione scientifica, divulgativa e letteraria di Laura Conti (1921-1993). A lei si deve di aver tracciato in Italia la strada, purtroppo rimasta poco battuta, di un ambientalismo scientifico e politico, capace anche di essere popolare.

Ad arrivare in libreria è la terza edizione del saggio, la cui ampia revisione era stata terminata dall’autrice nei primi mesi del 1993, e che solo oggi è stata finalmente pubblicata (le precedenti edizioni erano uscite nel 1983 e nel 1987). Dopo la morte di Laura Conti il 25 maggio 1993, infatti, la casa editrice Editori Riuniti, nonostante gli accordi presi, si disse non più interessata alla pubblicazione postuma della nuova edizione del saggio. Fu il primo segnale di una rapida rimozione che per quasi vent’anni ha relegato l’opera e il pensiero di Laura Conti nel dimenticatoio. Un oblio che per certi versi ricorda il destino a cui è andato incontro negli Stati Uniti il suo amico Barry Commoner, che Laura Conti considerava – insieme a Nicholas Georgescu-Roegen ed Eugene Odum – uno dei “maestri” dell’ambientalismo.

Eppure Laura Conti era stata in Italia per due decenni – dall’inizio degli anni 1970 fino alla sua morte – la più instancabile sostenitrice e prolifica divulgatrice di un ambientalismo scientifico e politico ugualmente esigente su entrambi i fronti. La profondità e l’originalità della sua lettura dei problemi ambientali si sono sempre combinate con un’azione concreta nelle istituzioni e nella società, a sostegno della necessità di una profonda svolta culturale da parte delle forze politiche di sinistra (a partire dal PCI, in cui militava), e del mondo ambientalista (in particolare Legambiente, l’associazione che aveva contribuito a fondare nel 1980, ma in cui finì per ritrovarsi isolata).

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Published: 18 November 2022
Created: 18 November 2022
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paginauno

La prosperità della guerra

di Giovanna Cracco

Schermata del 2022 11 18 16 43 32"La minaccia di una catastrofe atomica, che potrebbe spazzar via la razza umana, non serve nel medesimo tempo a proteggere le stesse forze che perpetuano tale pericolo? Gli sforzi per prevenire una simile catastrofe pongono in ombra la ricerca delle sue cause potenziali nella società industriale contemporanea. Queste cause […] si trovano spinte in secondo piano dinanzi alla troppo ovvia minaccia dall’esterno – l’Ovest minacciato dall’Est, l’Est minacciato dall’Ovest. Egualmente ovvio è il bisogno di essere preparati, di vivere sull’orlo della guerra, di far fronte alla sfida. Ci si sottomette alla produzione in tempo di pace dei mezzi di distruzione […]. Se si tenta di porre in relazione le cause del pericolo con il modo in cui la società è organizzata e organizza i suoi membri, ci troviamo immediatamente dinanzi al fatto che la società industriale avanzata diventa più ricca, più grande e migliore a mano a mano che perpetua il pericolo.” (1)

Fino a qualche mese fa, alcuni passaggi de L’uomo a una dimensione di Marcuse apparivano datati: scritto negli Stati Uniti della Guerra Fredda, vi si respira l’oppressione costituita da una minaccia costante, quello “Stato belligerante” che l’intellettuale francofortese affianca allo “Stato del benessere”. Ripresi ora, quegli stessi passaggi riacquistano contemporaneità: non siamo più nello Stato del benessere dei ‘trenta gloriosi’ – è subentrato il neoliberismo – ma siamo ripiombati nello Stato belligerante.

Quel che qui preme riprendere del testo di Marcuse, tra le numerose chiavi di lettura che non hanno mai perso di attualità, è l’aspetto irrazionale della società industriale/tecnologica avanzata.

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Published: 18 November 2022
Created: 14 November 2022
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sbilanciamoci

La Germania, rapporti aperti con la Cina

di Vincenzo Comito

Germania CinaIl modello economico tedesco, a cui l’Italia è legata per le subforniture, ha bisogno di revisione ma intanto ha deciso di andare in direzione opposta a Usa e Ue continuando a annodare legami con la Cina. Una opzione alternativa al decoupling stigmatizzata in Italia.

Nell’ultimo periodo la quasi totalità della stampa occidentale si è scagliata con veemenza contro la Germania e in particolare contro il cancelliere Olaf Scholtz ritenuto colpevole di molti delitti; intanto quello di aver concesso l’acquisto di una quota di minoranza in una società del porto di Amburgo ad una impresa cinese, mentre sembrava anche in procinto di permettere ad un’altra società di Pechino la presa di controllo in una società che produce chip (decisione poi rientrata), quello poi sempre verso Scholtz di voler effettuare un viaggio in Cina, che si è svolto come previsto, accompagnato da molti rappresentanti della grande impresa del paese teutonico, infine quello di aver pronunciato anche a Pechino, oltre che in patria, parole contrarie al decoupling e all’isolamento della Cina.

Da rilevare che a suo tempo Angela Merkel in sedici anni di governo aveva visitato la Cina 12 volte. Da sottolineare anche, incidentalmente, che il governo Draghi, durante la sua esistenza, ha invece bloccato un tentativo dei cinesi di acquisire una partecipazione in una società del porto di Trieste, nonché in una piccola società che produce chip, oltre che in diverse altre iniziative, di cui qualcuna molto rilevante (l’Iveco), mentre ha stracciato sostanzialmente l’accordo relativo alla Via della seta concluso dal governo precedente.  

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  1. Alvise Marin: Fantasmi mediatici e voyeurismo di guerra
  2. collettivo Chuǎng: Il sorgo e l'acciaio
  3. Il Pedante: Che fare? (niente)
  4. Robert Kurz: I demoni si risvegliano
  5. Giordano Sivini: La costituzione materiale della Repubblica Popolare Cinese
  6. Fosco Giannini: Sulla caduta del Muro di Berlino
  7. Alfonso Gianni: Per non fare afflosciare il soufflé. Spunti per un nuovo soggetto della sinistra
  8. Enrico Tomaselli: A mente fredda
  9. Fabrizio Russo: Il segreto di Pulcinella dei mercati azionari
  10. Patrizia Cecconi: Là dove tutto il mondo è prigione
  11. Andrea Zhok: L'era delle distopie
  12. Franco Maloberti: Italia, regina della serie B
  13. Pietro Basso: I comunisti della capitale…
  14. Enrico Tomaselli: Il giallo Kherson
  15. Geraldina Colotti: Maduro alla Cop27, la voce dei popoli in difesa dell’umanità
  16. lorenzo merlo: Azzurro
  17. Alberto Bradanini: Cina, il terzo mandato a Xi Jinping. Inizia una nuova era
  18. Sandro Moiso: Il nuovo disordine mondiale / 19: First Strike?
  19. Ascanio Bernardeschi: La parabola dell’economia politica – Parte XXVI
  20. Raffaele Sciortino: Stati Uniti e Cina allo scontro globale
  21. Andrea Sartori: Humanities in distress
  22. Stephen Eric Bronner: Pensieri censurati
  23. Enrico Tomaselli: Linee di frattura
  24. Michele Castaldo: Sul movimento internazionale di Halloween oggi
  25. Stefano Boni: Complottismo e narrative egemoniche: sono così diversi?

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