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Published: 24 September 2022
Created: 21 September 2022
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carmilla

Il babau fascista e la (solita) tiritera antifascista

di Sandro Moiso

maxresdefault«Fin da molti anni addietro, noi affermammo senza esitazione che non si doveva ravvisare il nemico ed il pericolo numero uno nel fascismo o peggio ancora nell’uomo Mussolini, ma che il male più grave sarebbe stato rappresentato dall’antifascismo che il fascismo stesso, con le sue infamie e nefandezze, avrebbe provocato; antifascismo che avrebbe dato vita storica al velenoso mostro del grande blocco comprendente tutte le gradazioni dello sfruttamento capitalistico e dei suoi beneficiari, dai grandi plutocrati, giù giù fino alle schiere ridicole dei mezzi-borghesi, intellettuali e laici». (Amadeo Bordiga, intervista a cura di Edek Osser – estate 1970)

A pochi giorni di distanza dalla “fatidica” data del 25 settembre, è difficile dire quanti saranno gli elettori che si presenteranno, convinti e con la tessera elettorale in pugno, ai nastri di partenza dell’ennesima e gaglioffa tornata elettorale.
A giudicare dai risultati degli ultimi anni, pochi. Molto pochi. Considerato soprattutto il fatto che, nell’attuale competizione, a farla da padrone sono stati più i nomi e le poltrone “garantite” dei candidati che non i programmi. Ma se anche così non fosse, vale comunque la pena di sottolineare come l’uso dei termini “fascismo” e “antifascismo” abbia ancora una volta caratterizzato la propaganda di una sinistra sempre più esangue e asservita alle esigenze del capitale nazionale e internazionale.

L’attuale farsa elettorale, infatti, vede le sinistre, più o meno parlamentari di ogni grado e risma, ricorrere ancora una volta all’espediente narrativo, già troppe volte visto in scena sia sui palcoscenici istituzionali più importanti che nei teatrini politici più scadenti, secondo il quale l’elettore “di sinistra” dovrebbe accorrere alla chiamata alle armi per difendere nell’urna la “democrazia” e la costituzione dall’ennesimo e vile assalto “fascista”.

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Published: 24 September 2022
Created: 19 September 2022
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ilpedante

Astensionismo, democrazia, mercato

di Il Pedante

crisi partitiCome si ripete ovunque, incombe sul prossimo appuntamento elettorale il convitato di pietra dell’astensionismo, il «partito» che negli ultimi tempi raccoglie la maggioranza – spesso anche assoluta – dei consensi. Molti temono l’astensionismo, altrettanti lo auspicano e lo raccomandano: spesso, e in entrambi in casi, per gli opposti motivi. Insomma la democrazia, stanca, delude e perde appeal, ma sarebbe sciocco addebitarne la responsabilità agli elettori, a chi cioè certifica una sofferenza e non a chi la infligge o la ignora.

Il presupposto minimo di una democrazia rappresentativa è che negli organi decisionali siano rappresentati più o meno proporzionalmente i bisogni e le idee di tutti i cittadini. Fallito il presupposto, fallisce il concetto. Ora, dal 2018 a oggi non si sono solo visti gli opposti partiti con i loro opposti programmi approvare le stesse leggi nelle stesse compagini governative, in barba alle collocazioni di chi li aveva eletti. Al di là dei colori, il principio di rappresentanza è stato tradito nei fatti che hanno inciso di più sulle esistenze dei cittadini. La ferita ancora aperta delle discriminazioni sanitarie ha messo in evidenza la marginalizzazione politica pressoché totale degli elettori avversi a queste misure, il cui numero, benché mai seriamente stimato, parte dal 15% di coloro che non hanno mai ricevuto le due dosi del ciclo vaccinale primario, si aggiunge al 17% di chi non ha fatto la terza dose e si estende ai tanti (altrettanti? di più?) che hanno subito la crociata farmaceutica controvoglia o almeno disapprovato i metodi con cui la si è imposta. Qualunque sia il risultato finale, si tratterebbe di percentuali sproporzionatamente alte rispetto al 12-13% dei parlamentari che hanno ad esempio votato contro l’obbligo vaccinale per gli ultracinquantenni, o bocciato l’estensione del «super green pass» nei luoghi di lavoro.

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Published: 24 September 2022
Created: 15 September 2022
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cumpanis

Servizi segreti Usa: irrompono nelle elezioni italiane e votano PD

di Fosco Giannini

Immagine servizi segretiA pochi giorni dalle elezioni politiche nazionali in Italia (25 settembre), di nuovo entrano violentemente in campo, col plateale obiettivo di condizionare fortemente, persino di determinare, l’esito elettorale, i servizi segreti americani.

Il rovesciamento dei ruoli e del senso politico delle cose è da teatro dell’assurdo, un Rhinocéros di Ionesco. L’accusa non dimostrata, rivolta dai servizi segreti Usa alla Russia, è quella di finanziare alcune forze politiche nel mondo al fine di dirigere e decidere i vari passaggi elettorali. L’assurdo è che i servizi segreti americani lancino queste loro accuse durante le fasi elettorali in corso, come le attuali in Italia, divenendo così essi stessi, la Cia, la Space Delta 7 e tutta l’intelligence statunitense, i veri soggetti cinicamente manipolatori degli esiti elettorali.

I servizi segreti Usa utilizzano a piene mani l’“arte” della furbizia, ma non devono aver letto Machiavelli, che sosteneva che il Principe dev’essere sì furbo, ma non troppo se no diviene un imbecille.

A che cosa siamo di fronte, in Italia, in questi giorni? Alla “rivelazione”, da parte dei servizi segreti Usa, che la Russia avrebbe devoluto, dal 2014, 300 milioni di dollari a partiti di diversi Paesi del mondo. Naturalmente, affinché questi partiti facessero gli interessi di Mosca nel loro Paese e, magari, vincessero le elezioni.

Colpisce immediatamente la data d’inizio dei supposti “aiuti russi”: il 2014, secondo la CIA, e cioè lo stesso anno del golpe nazifascista di Kiev, lo stesso anno della controrivoluzione Usa-Nato con la quale si fa violentemente fuori il legittimo presidente ucraino, non certo filo americano, Viktor Janukovic e inizia la nuova era del risorto movimento Bandera, che viaggia sui carri armati del Battaglione Azov.

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Published: 23 September 2022
Created: 18 September 2022
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perunsocialismodelXXI

L'aquila e il corvo

Il bivio degli Ottanta e le due vie di Cunhal e Occhetto

di Carlo Formenti

alvaro chunialQuesto articolo nasce da due suggestioni. La prima è frutto delle impressioni raccolte negli ultimi anni confrontandomi con i militanti delle diverse formazioni neo comuniste nate dalla dissoluzione del PCI, e con gli amici di Cumpanis che, fuorusciti da alcune di tali formazioni, sono impegnati nel difficile – per usare un eufemismo – tentativo di saldare gli spezzoni della diaspora nell'atto fondativo di un nuovo Partito Comunista che meriti di essere definito tale. La seconda è più occasionale: mi è capitato di leggere, a distanza di pochi giorni, Il partito dalle pareti di vetro, un libro dell'ex segretario del Partito Comunista Portoghese, Alvaro Cunhal, uscito nel 1985, ripubblicato in Portogallo nel 2002 e in Italia (dalle Edizioni La Città del Sole) un paio d'anni fa, e Idee e proposte del nuovo corso del PCI, un libercolo in cui “l'Unità” aveva raccolto una serie di interviste e interventi di Achille Occhetto preparatori del 18° Congresso del Partito (marzo 1989), propedeutico alla svolta della Bolognina che si sarebbe celebrata pochi mesi dopo.

Questa duplice lettura ha rafforzato le convinzioni che esprimo in un libro che ho appena consegnato all'Editore Meltemi (uscirà in due volumi nei primi mesi del 2023). In particolare, ha corroborato le mie tesi relative:

1) al fatto che il decennio degli Ottanta (non solo nel finale, che ha visto la caduta del sistema socialista dell'Europa Orientale) rappresenta il punto di non ritorno del processo di separazione fra comunismo occidentale e comunismo orientale, e coincide con il pressoché totale annientamento del primo, già avviato nei Settanta;

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Published: 23 September 2022
Created: 16 September 2022
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effimera

Il silenzio degli innocenti. Come funziona la propaganda

di John Pilger

pirazzoli 2020 05 1200x675Negli anni settanta ho incontrato Leni Riefenstahl, una delle principali propagandiste di Hitler, i cui film epici glorificavano il nazismo. Ci capitò di soggiornare nello stesso hotel in Kenya, dove lei si trovava per un incarico fotografico, essendo sfuggita al destino di altri amici del Führer.
 Mi disse che i “messaggi patriottici” dei suoi film non dipendevano da “ordini dall’alto” ma da quello che lei definiva il “vuoto sottomesso” del pubblico tedesco.

Questo coinvolgeva la borghesia liberale e istruita? Ho chiesto. “Sì, soprattutto loro”, rispose.

Penso a questo quando mi guardo intorno e osservo la propaganda che sta deteriorando le società occidentali.

Certo, siamo molto diversi dalla Germania degli anni trenta. Viviamo in società dell’informazione. Siamo globalisti. Non siamo mai stati così consapevoli, così in contatto, così connessi.

Lo siamo? Oppure viviamo in una Società Mediatica in cui il lavaggio del cervello è insidioso e implacabile e la percezione è filtrata in base alle esigenze e alle bugie del potere statale e del potere delle imprese?

Gli Stati Uniti dominano i media del mondo occidentale. Tutte le dieci principali società mediatiche, tranne una, hanno sede in Nord America. Internet e i social media – Google, Twitter, Facebook – sono per lo più di proprietà e controllo americano.

Nel corso della mia vita, gli Stati Uniti hanno rovesciato o tentato di rovesciare più di 50 governi, la gran parte democrazie. Hanno interferito nelle elezioni democratiche di 30 Paesi. Hanno sganciato bombe sulla popolazione di 30 paesi, la maggior parte dei quali poveri e indifesi. Hanno tentato di assassinare i dirigenti politici di 50 paesi. Hanno combattuto per reprimere i movimenti di liberazione in 20 paesi.

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Published: 23 September 2022
Created: 16 September 2022
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comedonchisciotte.org

Perché la Russia vincerà comunque, nonostante i vantaggi dell’Ucraina

di Scott Ritter*

La Russia non sta più combattendo contro un esercito ucraino equipaggiato dalla NATO, ma contro un esercito della NATO presidiato da ucraini. Tuttavia, la Russia ha ancora il sopravvento nonostante la battuta d'arresto di Kharkiv

RussWin1 750x430Il 1° settembre l’esercito ucraino ha iniziato una grande offensiva contro le forze russe schierate nella regione a nord della città meridionale di Kherson. Dieci giorni dopo, gli ucraini hanno ampliato la portata e l’entità delle operazioni offensive per includere la regione intorno alla città settentrionale di Kharkov.

Mentre l’offensiva di Kherson è stata respinta dai russi, con le forze ucraine che hanno subito pesanti perdite sia in termini di uomini che di materiali, l’offensiva di Kharkov si è rivelata un grande successo, con migliaia di chilometri quadrati di territorio precedentemente occupato dalle truppe russe riportati sotto il controllo del governo ucraino.

Invece di lanciare la propria controffensiva contro gli ucraini che operavano nella regione di Kharkov, il Ministero della Difesa russo (MOD) fece un annuncio che molti trovarono scioccante: “Per raggiungere gli obiettivi dichiarati di un’operazione militare speciale per liberare il Donbass“, hanno annunciato i russi via Telegram, “è stato deciso di raggruppare le truppe russe… per aumentare gli sforzi in direzione di Donetsk“.

Sminuendo l’idea di una ritirata, il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che “a tal fine, entro tre giorni, è stata condotta un’operazione per limitare e organizzare il trasferimento delle truppe [russe] nel territorio della Repubblica Popolare di Donetsk”.

“Durante questa operazione“, si legge nel rapporto, “sono state effettuate diverse operazioni diversive e dimostrative, indicando le reali azioni delle truppe” che, hanno dichiarato i russi, hanno portato alla “eliminazione di oltre duemila combattenti ucraini e stranieri, nonché di più di cento unità di veicoli blindati e artiglieria“.

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Published: 22 September 2022
Created: 19 September 2022
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laboratorio

Un voto per la ricostruzione di una rappresentanza di sinistra in parlamento

di Domenico Moro e Fabio Nobile

0 J3apbYePcXtlQmZQLe elezioni del 25 settembre si terranno in un quadro complessivo fortemente deteriorato e in via di peggioramento per quanto riguarda la fase finale del 2022 e soprattutto il 2023. Chiunque vincerà la competizione elettorale si troverà ad affrontare una situazione difficile, caratterizzata da un peggioramento delle condizioni economiche e sociali a livello interno e da un inasprimento delle contraddizioni internazionali.

 

Il quadro economico

Cominciamo dal quadro economico. L’Italia viene fuori da una recessione, durante la fase del Covid 19, che era stata tra le più profonde tra i Paesi avanzati. Nel 2021 la crescita è stata forte, ma non tale da permettere una ripresa completa fino ai livelli economici pre-pandemia. Il 2022, secondo l’Ufficio Parlamentare di bilancio (Upb), dovrebbe chiudersi con una crescita del Pil del 3,2%. I problemi emergeranno nel 2023. Infatti, le sanzioni economiche contro la Russia stanno realizzando lo scenario peggiore tra quelli ipotizzati dagli analisti. I tagli all’esportazione di gas verso l’Europa operati dalla Russia come risposta alle sanzioni e all’invio di armi all’Ucraina, unitamente alla siccità che ha ridotto la produzione idroelettrica e alla fermata delle centrali nucleari in Francia, hanno accentuato la crescita dei prezzi delle materie prime energetiche. L’inflazione in Italia ad agosto ha raggiunto l’8,4%, un livello mai così alto dal dicembre 1985.

Si tratta di un fatto estremamente grave per economie, come quelle italiana e tedesca, che sono basate sulla trasformazione manifatturiera orientata all’export.

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Published: 22 September 2022
Created: 19 September 2022
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comedonchisciotte.org

CDC Intervista aperta: le risposte di Marco Rizzo di Italia Sovrana e Popolare

Le risposte di Marco Rizzo di Italia Sovrana e Popolare, all'intervista aperta di CDC ai partiti, per le elezioni politiche del 25 Settembre 2022

italia sovrana e popolare facceCome avevamo annunciato, pubblichiamo integralmente le risposte all’intervista aperta che abbiamo inviato ai partiti che concorrono alle elezioni politiche del 25 settembre. La pubblicazione è fatta in base all’ordine di arrivo delle risposte alla nostra Redazione. In fondo all’articolo è riportato il collegamento al sito ufficiale e al programma del partito.

* * * *

25 domande dalla Redazione di Comedonchisciotte.org ai partiti. Risposte di MARCO RIZZO di ITALIA SOVRANA e POPOLARE.

 

1) CDC: La moneta è elemento essenziale per uno Stato democratico moderno. I dati mondiali dimostrano chiaramente come lo 0,3% della popolazione detenga il 50% della ricchezza totale: ritenete sia necessario invertire in modo drastico tale tendenza? Intendete far tornare il popolo sovrano gestore e beneficiario della propria moneta? E se si, come?

ISP: La concentrazione finanziaria è la base materiale del potere politico delle classi dominanti, per questo serve un cambiamento radicale dei meccanismi politici. La soluzione monetaria che noi proponiamo -il ritorno alla Lira- deve essere affiancata ad un ripensamento generale su come è organizzata politicamente la società. E la prima cosa che la nuova società diretta da chi lavora (lavoro dipendente ed autonomo, artigiani, commercianti e piccola impresa) e non dalle élite finanziarie deve fare è prendere il controllo delle grandi concentrazioni finanziarie-militari-industriali. Una generale rinazionalizzazione dei mezzi di produzione strategici e più grandi. Questo è uno dei nostri punti caratterizzanti che ci differenzia forse da tutti gli altri.

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Published: 22 September 2022
Created: 14 September 2022
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neronot

Cavalcare il nemico

di Matteo Minetti

Da Carl Schmitt a guanciale vs. pancetta: la costruzione dell’identità politica ai tempi dei social 

nemico 2

“Il nemico marcia in testa a te
ma anche alle tue spalle.
Il nemico marcia con i piedi
nelle tue stesse scarpe.
Quindi anche se le tracce non le vedi
è sempre dalla tua parte.”  

Claudio Lolli

Il partito degli algoritmi

Posso forse affermare, senza scandalizzare nessuno, che viviamo nella società dell’informazione, come in passato vivevamo nella società del valore. Ciò significa che, mentre in gran parte del secolo scorso la società si divideva, grossolanamente, per chi utilizza un paradigma del conflitto fra classi, in proprietari di capitale e non proprietari, oggi si divide in produttori di informazioni e consumatori di informazioni. Le categorie quasi coincidono per estensione ma si differenziano per la loro relazione. Coloro che possiedono le informazioni sono anche ricchi, coloro che non le hanno sono irrimediabilmente anche poveri.

Visto che non frequento i ricchi, i veramente ricchi che detengono il monopolio della conoscenza, posso solo immaginare come e dove la scambiano ma, frequentando i poveri, so dove si scambiano le loro poche (e spesso errate) informazioni, ovvero nei mezzi che hanno a disposizione:dal vivo, al telefono, su internet e i social network. In special modo quelli di Mr. Zuckerberg: Facebook, Instagram e WhatsApp. 3,5 Mld di utenti nel 2021 con 114,9 Mln di dollari di ricavi pubblicitari, circa 40 dollari all’anno per utente.

Gran parte dei contenuti che vengono veicolati attraverso i social network sono diffusi da centri di produzione strategica di informazioni come redazioni, uffici stampa, agenzie di comunicazione, giornalistiche o di immagini, influencer professionali o amatoriali, content media manager inseriti in relazioni di mercato.

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Published: 21 September 2022
Created: 09 September 2022
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lavoroesalute

Il gorgo: globalizzazione, guerra, USA, Cina ed Europa nell'incerto presente

Alberto Deambrogio intervista Raffaele Sciortino

Schermata del 2022 09 21 21 26 45Raffaele Sciortino, già attivista nel movimento no global e no Tav e dottore di ricerca in studi politici alla Statale di Milano, è oggi ricercatore indipendente autore di studi critici sulla globalizzazione e sulle relazioni sino-americane. Ha pubblicato, con Asterios, Obama nella crisi globale (2010), I dieci anni che sconvolsero il mondo. Crisi globale e geopolitica dei neopopulismi (2019) e, sul rapporto sino- americano, Un passaggio oltre il bipolarismo. Il rapprochement sino-americano 1969-1972 (2011). A fine settembre per Asterios pubblicherà un nuovo saggio dal titolo: Stati Uniti e Cina allo scontro globale. Strutture, strategie, contingenze.

* * * *

Alberto Deambrogio: La situazione che stiamo vivendo è caratterizzata sicuramente da alcuni punti fermi, visibili e da alcune tendenze la cui traiettoria finale è difficile da individuare. Siamo in guerra, in presenza di uno shock energetico e della scarsità di materie prime, l’inflazione si sta accoppiando con la recessione mentre si è aperta una nuova imponente stagione di riarmo. Quali sono, secondo te, le caratteristiche salienti del conflitto in atto?

Raffaele Sciortino: Sull’Ucraina è necessario un breve résumée delle puntate precedenti. Dopo la fine dell’Unione Sovietica la Nato si è allargata fino ai confini russi; nel dicembre 2001, sotto l’amministrazione Bush jr., Washington si è ritirata dal più importante trattato sulle forze strategiche, l’Abm, firmato nel lontano 1972; intanto, dopo il lungo e sanguinoso conflitto in Cecenia degli anni Novanta, con ingerenza statunitense, negli anni Duemila hanno iniziato il loro corso le rivoluzioni colorate filo- occidentali in Georgia (2003), Ucraina (2004), Kirghizistan (2005); è poi arrivato nel 2008 il conflitto aperto provocato dalla Georgia.

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Published: 21 September 2022
Created: 14 September 2022
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domenico de simone

L’errore fatale del potere

di Domenico De Simone

imboscata alle legioni a teutoburgo olio di hermann knackfuss 1890Ci sono momenti nella storia in cui gli uomini al potere commettono degli errori tattici che si rivelano a posteriori essere tragici errori strategici. In genere questo accade quando il potere è più forte e dominante, e la causa è spesso l’arroganza, la presunzione e la superficialità degli uomini di potere. Un esempio classico è quello commesso da Augusto quando affidò a Publio Quintilio Varo le province germaniche appena conquistate e presuntuosamente ritenute già pacificamente romane. Varo era un burocrate che sapeva poco o nulla di guerra e tanto meno dei Germani e dei Cherusci, la tribù alla quale apparteneva Arminio. Si fidò completamente di lui allontanando gli ufficiali romani che cercarono di metterlo in guardia, e finì nella trappola di Teutoburgo nella quale perì insieme a due legioni e alle speranze romane di una rapida espansione nell’est europeo. L’errore tattico fu fatale per le mire espansionistiche romane, e si trasformò in un limite strategico, poiché da quel momento il fiume Reno rappresentò il limite invalicabile all’espansione romana ad est.

Quel limite all’espansione territoriale segnò anche l’inizio del declino dell’impero, la cui economia si fondava essenzialmente sulla tratta degli schiavi che rappresentavano il motore dell’economia romana e consentivano agli imperatori di tenere bassa la pressione fiscale interna e alimentare le legioni con nuova linfa vitale. Commentando le imprese di Giulio Cesare in Gallia notai che durante i nove anni di campagne militari, la resa di gran lunga maggiore fu la vendita del milione circa di schiavi che Cesare mandò a Roma, e che rappresentò i nove decimi di tutti i ricavi delle sue campagne in Gallia. Il rimanente, era costituito dai tributi che tutte le tribù della Gallia furono costrette a mandare a Roma durante lo stesso periodo.

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Published: 21 September 2022
Created: 16 September 2022
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machina

L’individualizzazione del lavoro da remoto nel capitalismo delle piattaforme

di Andrea Fumagalli

0e99dc fa7f459a8fd5462a9393e0e2c9031165mv2Ripetutamente, nell’ultimo anno, abbiamo dedicato spazio e contributi della rubrica ad analisi, opinioni, approfondimenti all’esplosione del cosiddetto «smart working», che l’autore del contributo che segue, opportunamente e in accordo con la maggioranza degli studiosi che hanno esplorato l’argomento, preferisce definire «remote working». Sullo stesso tema pubblichiamo la trascrizione di un intervento di Andrea Fumagalli, economista e militante politico, che in queste pagine non richiede ulteriori presentazioni, autore da almeno tre decenni di saggi e articoli sulle trasformazioni del capitalismo e del lavoro contemporanei, e tra i principali promotori di sperimentazioni politiche e iniziative editoriali. Fumagalli rilegge i risultati di alcune delle numerose inchieste «ufficiali» realizzate nell’ultimo anno sul tema, inquadrando la svolta del remote working nelle trasformazioni più complessive dell’organizzazione produttiva e dell’accumulazione, con l’emergere del «platform capitalism» e dei nuovi livelli consentiti dall’impiego delle nuove tecnologie nella cooperazione tra macchine digitali e capacità umana viva.

* * * *

Parto dicendo che il termine «smart working», diventato ormai di uso comune, secondo me è un abuso, perché in questo tipo di lavoro di «smart» c’è ben poco. Se dovessimo utilizzare una definizione corretta, dovremmo utilizzare «remote working». Il termine «smart», infatti, implica una suggestione di benessere che non sempre cattura la condizione effettiva di chi lo svolge.

Fatto questo breve inciso, queste brevi considerazioni che propongo si svilupperanno su tre livelli per poi concludere con la discussione di alcuni risultati di una ricerca svolta dal «Laboratorio Futuro» dell’Istituto Toniolo dell’Università Cattolica, intitolata Il futuro delle città. Smart working nelle imprese milanesi al tempo del Covid-19 da cui emergono dati empirici particolarmente interessanti.

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Published: 18 September 2022
Created: 11 September 2022
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comidad

Emergenza pandemica. Un’analisi epistemologica

di Tommaso Palmieri

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

coronavirus ricerca kouB 258x258Quotidiano Sanita WebIntroduzione

A marzo 2022 si è istituzionalmente conclusa l’emergenza pandemica dichiarata a marzo 2020, la cui gestione (e il meccanismo emergenziale in generale) non ha sicuramente concluso le sue istanze, dato che evidentemente e per ammissione delle stesse istituzioni i procedimenti di allerta e in generale tutta una serie di misure e pratiche persevereranno, mostrando fin da ora le ampie istanze di “normalizzazione” sviluppatesi. Nonché le perduranti modalità di “emergenza permanete” che trapassano prontamente dall’ambito medico, a quello bellico, terrorista, energetico o ambientale, con ampie possibilità di applicazione. In tutto questo le criticità in ballo durante la gestione sono molte. Due anni in cui si è pubblicamente evitato di affrontare qualsiasi argomento di critica, mostrando disinteresse o andando a screditarne la fonte, tramite l’utilizzo di pregiudizievoli etichette.

Un (non-)dibattito pubblico che vorrebbe negare una enorme serie di contraddizioni manifeste nella gestione pandemica, dove il complesso scientifico appare diviso, lontano dalla narrazione di un sistema mediatico e istituzionale che batte senza sosta la campana del “lo dice La Scienza”. Il fatto è che “La” scienza non esiste, esistono semmai il metodo scientifico e le teorie scientifiche: sempre rivedibili e dipendenti dal contesto nel quale sono calate e si sono sviluppate e che più volte hanno fatto danni.

 

Il (non)dibattito scientifico: La scienza non come metodo ma come istituzione

Sarebbe sciocco considerare il sistema scienza come avulso dal complesso storico-sociale; in tal senso l’interdisciplinarietà e la valutazione dubbiosa sarebbero sempre d’obbligo.

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Published: 18 September 2022
Created: 15 September 2022
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osservatoriorepressione

Schedare per dominare

di Mediapart

Una storia critica della schedatura di polizia in particolare in Francia

schedatura di polizia 270x200La campagna di azione collettiva contro la tecnopolizia si conclude tra poche settimane. La nostra denuncia contro il Ministero dell’Interno prende di mira in particolare due enormi fascicoli statali: il fascicolo TAJ e il fascicolo TES. Attraverso di loro, attacchiamo gli strumenti onnipresenti e strutturanti di sorveglianza della polizia. Perché archiviare è organizzare il controllo e il dominio dello Stato sulla sua popolazione. Come si spiega che queste pratiche hanno potuto emergere, persistere e radicarsi così profondamente nel funzionamento dell’amministrazione francese al punto da sfuggire ora a qualsiasi controllo reale?

Se possiamo ovviamente trovare una moltitudine di spiegazioni, proponiamo di tornare qui, senza pretendere di essere esaustivi, sull’evoluzione nel tempo della registrazione in Francia.

 

La creazione della conoscenza statale

Il desiderio dello Stato francese di identificare formalmente la sua popolazione iniziò nel XVIII secolo[1]. Lo scopo originario era formalmente quello di “combattere contro la criminalità, l’accattonaggio o il vagabondaggio” richiedendo ad alcune persone la registrazione e il possesso di “carte” contenenti il loro cognome[2]. Molto rapidamente, questa pratica è stata utilizzata principalmente in ambito giudiziario al fine di identificare le persone accusate che avrebbero fornito false identità, impedendo così al sistema giudiziario di ripristinare la loro precedenti penali. È quindi il perseguimento e il riconoscimento dei recidivi – una giustificazione che si troverà molte volte nel corso della storia – che incoraggia il miglioramento delle pratiche di identificazione e in particolare la creazione di polizie scientifiche[3].

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Published: 17 September 2022
Created: 15 September 2022
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lantidiplomatico

Qiao Liang: Il dominio finanziario degli Stati Uniti sul mondo

di Giordano Sivini*

9788861054172 0 170 0 75Per Qiao Liang in L’arco dell’Impero (Leg 2021) gli Stati Uniti sono un impero finanziario egemone. Ne traccia la parabola dal periodo in cui il dollaro viene condiviso dal mondo in quanto strumento di sviluppo della produzione e del commercio manifatturiero, a quello in cui il centro dell’impero lo utilizza per appropriarsi delle ricchezze del mondo, fino al loro esaurimento e persino dei “dividendi” su quelle già appropriate (p. 67).

Secondo i “discorsi cinesi” (p.75), il termine ‘egemonia’ qualifica tutto questo percorso storico, non solo quello dello sviluppo produttivo e commerciale in cui, nel contesto della guerra fredda, gli Stati Uniti hanno coinvolto l’Occidente nella ricostruzione postbellica. Qualifica anche il periodo successivo dell’espansione finanziaria, ma è riferito non agli Stati Uniti bensì al dollaro, che gli Stati Uniti utilizzano per esercitare un dominio espropriativo sul mondo. Questa egemonia “negli ultimi quarant’anni è riuscita a trasformare tutte le valute del mondo in accessori del dollaro, gestendo le transazioni tramite la creazione di credito negli Stati Uniti, e allo stesso tempo, controllando tutta la produzione (tutta la produzione è espressa in dollari e, in definitiva, prodotta per i dollari). E questo risultato ha profondamente cambiato e ricostruito la nostra attuale civiltà” (p.78).

In questa ‘civiltà finanziaria’ la funzione egemonica del dollaro è di coprire il dominio degli Stati Uniti: si guarda al movimento del dollaro quando si analizzano le crisi, non ha chi produce questo movimento. “Quando si tratta dei misteri dell’egemonia e della realtà degli Stati Uniti, ‘meglio non rivelare gli arcani del cielo’. Questo antico detto cinese sembra essere diventato un tabù per gli esperti e per gli studiosi di tutto il mondo. Una specie di falla collettiva nel discorso.

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Published: 17 September 2022
Created: 15 September 2022
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contropiano2

Ma quale “green deal”, qui casca l’asino neoliberista

di Claudio Conti - Guido Salerno Aletta

green deal asino neoliberistaLa comunicazione imperiale, di questi tempi, è decisamente schizofrenica. Da un lato c’è l’esibizione di forza incontrastabile (sanzioni alla Russia, minacce alla Cina, fiducia nella “vittoria Ucraina”, pretesa che il resto del mondo segua – come negli ultimi 30 anni – i propri ordini, ecc).

Dall’altra la corsa all’accaparramento di nuove forniture per le materie prime energetiche che dalla Russia arrivano sempre meno, con piani di razionamento per i consumi della popolazione (sorpassando la “delicatezza” dei “consigli per consumare meno”).

Per capirci qualcosa di più, come spesso facciamo, andiamo a vedere come la stanno prendendo gli specialisti dell’economia, dato che dei fogliacci di propaganda euro-atlantica (Corriere e Repubblica su tutti) non c’è proprio da fidarsi.

Un disperato editoriale di TeleBorsa – non proprio un foglio bolscevico – chiarisce molto.

Intanto che modo di produzione capitalistico e ambientalismo non possono proprio “coesistere”. Tutta la retorica della “transizione ecologica”, tra eventi come il Cop26 e il Recovery Fund, viene smontata come una follia (capitalisticamente parlando).

In effetti, già l’Unione Europea aveva fatto robustissime marce indietro già prima dell’inizio della guerra in Ucraina. La revisione della “tassonomia” relativa alle varie fonti energetiche aveva chiarito che gas, nuceare e perino il carbone sono “ecologici”. E quindi che nulla, in realtà, doveva cambiare, tranne qualche robusto finanziamento alle infrastrutture con tecnologie “innovative”.

In secondo luogo, che la dimensione della riduzione dei consumi dovuti alla carenza di rifornimenti energetici (sbrigativamente chiamati “gas russo”) sarà di dimensioni drammatiche, che fanno impallidire il ricordo della crisi petrolifera del 1973.

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Published: 17 September 2022
Created: 11 September 2022
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liberiamolitalia

La finanza e il mercato dell'energia

di Raffaele Picarelli

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

caro bollettePremessa

L’articolo che segue vorrebbe dare una risposta (o cercare di farlo) ad alcune domande che sorgono spontanee in ordine alle ragioni dell’andamento fuori controllo del mercato dell’energia europeo, che si traduce, per la stragrande maggioranza delle popolazioni, in aumenti sproporzionati delle bollette energetiche (gas e luce) e, quindi, in un cospicuo immiserimento delle loro condizioni di vita.

Come è possibile che una materia prima come il gas naturale, che ha un costo di produzione per le aziende produttrici da 2 a 5 euro per megawattora (MWh), arrivi a raggiungere sul mercato un prezzo da 40 a 80 volte tanto?

I prezzi del gas, da oltre sei settimane, si sono stabilizzati oltre 200 euro a MWh, fino a toccare punte di 340. Ci si potrebbe chiedere: il fenomeno è dovuto a un aumento reale della domanda e/o a una riduzione reale dell’offerta? Di questo sono certi i molti commentatori economici e politici che affollano i talk show e scrivono sui giornali.

Ma come è possibile questo se la domanda industriale di gas è calata di oltre il 9% tra la seconda metà del 2021 e la prima del 2022, e se la riduzione dell’offerta russa causata dalle sanzioni occidentali sarebbe compensata, come dicono, da offerte di gas di altra provenienza?

Per “considerazione del rischio geopolitico”, dichiara solennemente Francesco Starace, amministratore delegato di Enel (Il Sole – 24 Ore del 4 settembre).

Per la guerra in Ucraina, blaterano maldestramente i tanti sicofanti di mainstream.

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Published: 16 September 2022
Created: 16 September 2022
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sinistra

La Filosofia imperfetta di Costanzo Preve

di Salvatore Bravo

Costanzo PreveLa Filosofia imperfetta è un’opera di Costanzo Preve del 1984, è un testo introvabile nelle librerie e online, la qualità è una categoria che il tempo del totalitarismo della merce non conosce.

È il libro della svolta, in cui Costanzo Preve liquida il materialismo dialettico per fondare la metafisica umanistica. La stesura della Filosofia imperfetta nel prologo di Una nuova storia alternativa della filosofia è definita dal filosofo “liberatoria1”, benché a correzione del titolo dell’opera del 1984 Costanzo Preve affermi e chiarisca che le filosofie sono imperfette, in quanto non esiste e, mai vi potrà essere, la fine della storia della filosofia per perfezione raggiunta.

La filosofia marxiana non ha fondazione filosofica forte, per cui il materialismo storico e la prospettiva comunista sono state irrigidite dalla camicia di forza, l’immagine è di Costanzo Preve, delle leggi scientifiche della storia del marxismo che ha, così, risolto le “contraddizioni filosofiche” presenti nella filosofia marxiana.

Karl Marx è filosofo del possibile, all’interno della sua opera vi sono fessure ed ipotesi che lasciano intravedere percorsi differenti per giungere al comunismo, sono presenti categorie interpretative che oscillano tra la necessità e la possibilità. Costanzo Preve osa deviare il percorso dalle certezze granitiche del marxismo ufficiale e per rifondarlo è opportuno ripercorrere il cammino dei marxisti eretici: Karl Kautsky, Ernst Bloch e Gyorgy Lukàcs. Nel saggio l’obiettivo è liberare il pensiero marxiano dalla trappola dell’economicismo e della dialettica unidirezionale.

Costanzo Preve riattiva le potenzialità non pensate di taluni plessi in Marx. Il testo La filosofia imperfetta con il suo sottotitolo Una proposta di ricostruzione del marxismo contemporaneo ripercorre gli eretici del marxismo per dimostrare e condividere le possibilità celate ed ostracizzate dal marxismo ufficiale.

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Published: 16 September 2022
Created: 12 September 2022
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comedonchisciotte.org

Il grande ircocervo e la mutazione genetica dello Stato

di Guido Cappelli

photo 2022 09 10 11 57 21 2In principio è stata l’emergenza. Emergenza percettiva, interiore e interiorizzata, emergenza come Weltanschauung, come profezia che si autoavvera saldando il percepito col reale.

L’emergenza è legata all’Eccezione, e l’attesa della catastrofe offre il campo – logico e psicologico, cioè politico – ai salvatori, ai messia, agli illuminati da qualche ragione superiore e qualche tecnica salvifica. Ne sono apparsi a bizzeffe, in questo tempo bisognoso di promesse: i più risibili sono quelli dell’astensione rivoluzionaria, ma questa è un’altra storia su cui prima o poi dovremo tornare.

Intanto, gli ingredienti della distopia sono belli e serviti. Bastava un nulla, l’annuncio di un pericolo, qualche immagine convenientemente manipolata, un po’ di ammuina mediatica, la goccia che ha fatto traboccare il vaso dell’ossessione securitaria che ha invaso la nostra opulenza ormai da mezzo secolo – proprio in concomitanza, guarda caso, con l’esplosione del consumismo compulsivo di massa, con l’illusione di un benessere per default, di una felicità in servizio permanente effettivo.

E così, eccezione dopo eccezione, uno shock dopo l’altro, il cittadino medio sembra aver dimenticato i fondamenti elementari della convivenza democratica, per lasciarsi condurre a precipizio dai nuovi conducatores, siano il truce super Mario, l’esaltata britannica, il transumanista francese o qualche altro umanoide formato alla scuola di zio Klaus (Schwab).

Non sappiamo che cosa ci sia esattamente in fondo al precipizio, ma nella discesa abbiamo già incontrato alcuni “amici” di cui difficilmente ci libereremo nei prossimi secoli, a meno di uno scatto deciso e collettivo che non si sa se sia all’orizzonte.

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Published: 16 September 2022
Created: 09 September 2022
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blackblog

Noi siamo tutto. La miseria del (post-)operaismo

di Robert Kurz 

marxisti«Il fatto che io sia paranoico, non vuol dire che io non sia perseguitato.» ( Woody Allen )

La svolta del marxismo occidentale verso la teoria dell'azione - una svolta che nella prassi ideologica postmoderna rimane separata dalla teoria di Marx in generale - invece di continuare a svilupparsi, lascia uno scheletro nell'armadio, vale a dire, la critica dell'economia politica: la critica che affronta le complicate "legalità" della macchina sociale capitalista sulla base della costituzione feticista, l'analisi continuata del processo capitalista "trasformatore della società", nella sua unità di oggettivazione e trattamento (soggettivo) della contraddizione, tra cui le ideologie assassine. La soluzione apparente di questa problematica non liquidata, ha prodotto la corrente forse più importante della nuova sinistra, sorta in Italia, parallelamente al marxismo strutturalista di conio althusseriano e all'atomizzazione foucaltiana della critica: il cosiddetto operaismo. Il punto di partenza fu la situazione specifica della giovane popolazione proveniente dal Mezzogiorno, che affollava le industrie fordiste del nord dell'Italia negli anni '60 e non aveva ancora interiorizzato la disciplina di fabbrica del "lavoro astratto". Mentre i regimi della "modernizzazione ritardata" del capitalismo di Stato, nella periferia del mercato mondiale, avevano imposto la frusta dell'azione disciplinatrice, fatta in nome dell'ideologia di legittimazione "marxista"; in Italia, a partire da una situazione simile, si sviluppa una determinata "militanza operaia" contro il regime produttivo fordista occidentale; una resistenza legittima, nella prospettiva adottata, ma immediatamente anche una forma specifica del trattamento limitato della contraddizione, la quale, nella sua immediatezza, poté diventare un campo di riferimento teorico per gli intellettuali di sinistra.

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Published: 15 September 2022
Created: 12 September 2022
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lanatra di vaucan

Questa società è troppo ricca per il capitalismo!

di Norbert Trenkle e Ernst Lohoff

IMG 20220728 132804 scaled 2048x1536Presentiamo qui l’epilogo del libro Die große Entwertung di Norbert Trenkle e Ernst Lohoff, autori del Gruppo Krisis ed esponenti di punta della cosiddetta Wertkritik (Critica del Valore), libro uscito in Germania nel 2012 e, come la maggior parte dei testi provenienti da questa ricca corrente di pensiero, purtroppo ancora inedito in Italia. Abbiamo deciso di presentarne la parte finale perché questo breve testo ci sembra racchiuda, con una formula decisamente azzeccata, una parola d’ordine che potrebbe diventare centrale per le rivolte del prossimo futuro. Il titolo, infatti, recita Questa società è troppo ricca per il capitalismo.

Il messaggio che qui risuona (ma non solo in questa occasione) appare particolarmente indicato, crediamo, per rappresentare una svolta nel desolante panorama degli “slogan” politici di movimento, poiché trasgredisce alla regola dell’auto-sofferenza a cui ci hanno abituati, almeno da fine anni ‘70 in poi, i movimenti che dovrebbero e vorrebbero sovvertire il sistema. L’ultimo di questi “slogan”, quello per il quale avremmo oltrepassato i limiti e adesso dovremmo fare tutti dei sacrifici per far tornare il mondo, e noi stessi, in uno “stato di salute”, è particolarmente insidioso nella misura in cui va incontro proprio ai più intimi desideri del sistema del capitale nella sua fase finale, quella cioè determinata dalla iper-produttività a traino microelettronico, che ne erode le fondamenta e impedisce una sufficiente redditività agli ingenti capitali in circolo – i quali, non a caso, si rifugiano nella finanza per soddisfare la propria inestinguibile fame di denaro.

Il capitale in crisi è capace solo, oramai, di fecondare poche sacche di territorio qua e là, vere e proprie “riserve” dove il meccanismo riesce in qualche modo a funzionare – ovviamente sempre più a spese del resto del mondo – mentre altre, molto estese, sono lasciate andare alla deriva e utilizzate al più come scorta di preziose materie prime da depredare e forza lavoro schiavizzata da sfruttare.

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Published: 15 September 2022
Created: 09 September 2022
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centroriformastato

Note sul gas di Putin

di Vincenzo Comito

Sostituire il gas russo non sarà per niente facile. E non vi è motivo di pensare che trovarne altro, di altra provenienza, sarà più facile – più rapido e meno costoso – che sostituirlo con altre fonti di energia

blowtorch gde474a7ca 1920 1024x684Introduzione

Capita di frequente che dei personaggi che hanno lasciato una importante traccia nella storia contemporanea abbiano trascurato di far crescere dei successori abbastanza degni e capaci di raccogliere in qualche modo la loro eredità; si pensi così al deplorevole stato in cui Angela Merkel ha lasciato il suo partito e più in generale la politica tedesca, mentre ci ha regalato il trasferimento dai tranquilli sonni berlinesi a Bruxelles di una così inadeguata figura nella persona di Ursula von der Leyen.

Tra le sue frasi celebri bisogna ricordare quella secondo la quale sarebbe stato facile liberarsi del gas e del petrolio russo. La realtà, almeno per quanto riguarda il gas, appare piuttosto diversa, come cerchiamo di mostrare nel testo, esplorando, parzialmente almeno, la situazione dei principali paesi fornitori di gas all’Europa, a cominciare dalla stessa Russia, nonché le prospettive del nostro continente per questo inverno.

Comunque intanto una risposta indiretta alla von der Leyen viene da Ben van Beurden, il capo della Shell, la più importante società energetica europea, che ha di recente dichiarato che affermare che staccarsi dal gas russo sarà in qualche modo facile appare una fantasia che bisogna mettere da parte.

Diamo intanto il quadro sintetico della situazione attuale; secondo i dati disponibili (fonte: Eurostat), nel primo semestre del 2021 l’UE ha importato il 46,8% del suo fabbisogno di gas dalla Russia, il 20,5% dalla Norvegia, l’11,6% dall’Algeria, il 6,3% dagli Stati Uniti, il 4,3% dal Qatar e il 10,5% da altre fonti.

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Published: 15 September 2022
Created: 09 September 2022
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la citta futura

Marxismo e movimenti sociali

di Alessandra Ciattini

In questa fase di grave confusione ideologica e politica è forse il caso di tornare a chiederci chi è nelle condizioni sociali di agire come agente trasformatore

a5bf66a85eb1934333613ec7ea857fcc XLIn un libro pubblicato in Italia nel 1973 (Neocapitalismo e crisi del dollaro), in cui sono raccolti vari articoli scritti in precedenza che sono ammirevoli per la profondità di analisi e la lucidità dell’autore, Ernest Mandel riflette sulla “negazione della funzione centrale del proletariato dei paesi metropolitani nella lotta su scala mondiale contro l’imperialismo e il capitalismo” (p. 118). Come è noto, Mandel era un autorevole economista trotskista, che certo non può esser trascurato per questa ragione in una fase in cui siamo invitati a riflettere a fondo su tutta la nostra complicata e dolorosa tradizione.

Esamina con cura questa tesi perché polemizza con chi sostiene che la stabilità del sistema capitalista non può esser alterata se non sollecitata dalle rivoluzioni avvenute nei paesi ex coloniali (Lin Piao) e con chi invece ritiene che i seppellitori di esso saranno i “gruppi ai margini della società: le minoranza nazionali e razziali, i settori supersfruttati della popolazione, le nuove avanguardie giovanili”.

Queste tesi poggiano su una generalizzazione sbrigativa di fatti inconfutabili: “il proletariato occidentale è passato in secondo piano nella lotta rivoluzionaria mondiale durante gli ultimi 20 anni tra il 1948 e il 1968”, anche per le manipolazioni ideologiche cui è sottoposto. Le tesi su indicate si fondano su argomentazioni tutt’oggi valide che prendono le mosse dalle profonde trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche che hanno investito il neocapitalismo o tardo capitalismo (p. 118).

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Published: 14 September 2022
Created: 10 September 2022
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marx xxi

La requisitoria di Sahra Wagenknecht e i suoi limiti

di Marx XXI

Sahra1Il titolo del libro di Sahra Wagenknecht – dirigente storica della Linke, partito di cui è stata vicepresidente dal 2010 al 2014 – rischia di suscitare aspettative eccessive: Contro la sinistra neoliberale (Fazi editore) evoca infatti una svolta radicale, una presa di congedo netta e senza tentennamenti da ciò che le sinistre – non solo la tedesca, bensì tutte le sinistre occidentali – oggi rappresentano. Ci si aspetterebbe, insomma, di leggere una condanna senza appello, del tenore di quella contenuta nella lettera aperta di Hans Modrow alla Linke che abbiamo rilanciato su questa pagina https://socialismodelsecoloxxi.blogspot.com/2022/02/lettera-di-hans-modrow-alla-linke-hans.html

Viceversa il punto di vista della Wagenknecht è più sfumato e contraddittorio. Non che manchino accenti durissimi nei confronti di quella che l’autrice definisce “sinistra alla moda”: come vedremo fra poco, la sua requisitoria è lunga, dettagliata e argomentata, così come è corretta la sua analisi delle radici di classe del fenomeno politico in oggetto. A lasciare perplessi è però il tentativo di tracciare un confine fra neoliberalismo “di sinistra” e liberalismo tour court; un approccio che legittima l’idea secondo cui il liberalismo di sinistra tradizionale, o liberal socialismo, non è il grembo che ha partorito l’attuale sinistra neoliberale, bensì qualcosa di completamente diverso, un patrimonio di idee e valori da cui si potrebbe trarre il materiale per rifondare una “vera” sinistra. Ma procediamo con ordine.

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Published: 14 September 2022
Created: 09 September 2022
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lantidiplomatico

"Nell'inferno dei quartieri di Donetsk"

di Sara Reginella

720x41mpigAl ritorno da un’esperienza di tre settimane nel Donbass, credo sia doveroso ritrarre lo scenario articolato con cui mi sono interfacciata.

Il primo aspetto sui cui vorrei porre l’attenzione riguarda la complessità. Non è possibile fare generalizzazioni su un quadro variegato come quello del conflitto ucraino, comprensibile solo nella misura in cui si evitano facili generalizzazioni.

Nel Donbass è in atto un conflitto dal 2014, i cui primi anni sono stati quasi totalmente censurati dai mass media occidentali. Non entrerò in merito alle cause che hanno portato al conflitto, a partire dal golpe di Kiev, durante l’Euromaidan, già oggetto di miei precedenti lavori e reportage, né disputerò sulle questioni geopolitiche legate al pericoloso espansionismo della NATO ai confini della Russia. Mi limiterò a riferire sulla situazione osservata nell’estate 2022 nei territori del Donbass, che ho personalmente visitato.

A Lugansk, capitale della LNR (Luganskaya Narodnaya Respublika – Repubblica Popolare di Lugansk), la popolazione vive in una condizione di pace relativa. Sono in molti a combattere al fronte, ma l’ultimo bombardamento risale a circa un mese e mezzo fa. Con l’arrivo dell’esercito russo, da febbraio 2022, il fronte si è spostato di oltre settanta chilometri in avanti, rispetto alla capitale. Nel territorio di Lugansk, ho potuto appurare come la popolazione sia grata all’esercito russo, in quanto le persone riferiscono come dal suo arrivo, nei territori dell’omonima Repubblica, dopo otto anni, l’esercito ucraino non può più colpire.

A Donetsk invece, capitale della DNR (Donetskaya Narodnaya Respublika – Repubblica Popolare di Donetsk), il fronte si sviluppa a partire dalle aree periferiche della città.

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  1. Fabrizio Russo: Il futuro dell’energia
  2. Jacques Baud: Operazione Z
  3. Maria Grazia Meriggi: L’invenzione della classe operaia
  4. Amy Goodman e Juan Gonzàlez: La politica statunitense “pericolosa” e la “falsa narrativa dell’Occidente” alimentano le tensioni con Russia e Cina
  5. Giuliana Commisso e Giordano Sivini: Robert Kurz, il Capitale Mondo e la Cina
  6. La redazione di Malanova: Lavoro, reddito, consumo
  7. Michele Castaldo: La passività del proletariato nella crisi
  8. Marco Cosentino: Analisi di laboratorio negli studi clinici dei vaccini COVID-19: missing in action?
  9. Carlo Formenti: La prigione più grande del mondo
  10. Antonio Sparzani: Perché Erwin Schrödinger torna all’antica Grecia
  11. Coordinamenta femminista e lesbica: Non votare
  12. Leonardo Mazzei: Energia: dieci verità per fermare la catastrofe
  13. Paul Demarty: Gran Bretagna: gli scioperi contro l'inflazione non si fermano
  14. Caterina Genna: Karl Marx: umanismo e materialismo
  15. Bollettino Culturale: Interrogarsi sulla natura del sistema politico-economico cinese
  16. Tomasz Konicz: Montagne di debiti in movimento
  17. Andrea Fumagalli: La dittatura della finanza e il mercato del gas
  18. Aristoteles: Flat tax: rubare ai poveri per ingrassare i ricchi
  19. Marino Badiale: La guerra in un mondo senza futuro
  20. Paul Mattick, Jr: Il ritorno di Paul Volcker
  21. Francesco Cappello: Prove generali di dittatura ambientale. Niente e nessuno potrà opporsi al Commissario unico di Draghi
  22. Thierry Meyssan: Il conflitto in Ucraina accelera la fine del dominio dell’Occidente
  23. Luca Busca: Draghistan: se non riusciamo a uscire dal tunnel... almeno arrediamolo*
  24. Fabrizio Li Vigni: Il neoliberismo è il problema del XXI secolo
  25. Roberto Buffagni: La propaganda NATO è a nudo. Le implicazioni dello studio del "Marine Corps Gazzette"

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