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“Whistleblowing”

di Elisabetta Teghil

La Camera ha approvato la legge sul “Whistleblowing”, termine statunitense che sta ad indicare l’azione del dipendente pubblico o privato che segnala casi di corruzione o illeciti di cui sia venuto a conoscenza grazie al proprio rapporto di lavoro. Inoltre l’identità del lavoratore che denuncia non può essere rivelata. La tutela è estesa anche ad eventuali comportamenti ritorsivi e discriminatori da parte dell’azienda nei confronti del lavoratore che ha denunciato illeciti. Una scelta legislativa di questo tipo apre ad un ulteriore imbarbarimento dei rapporti umani, lavorativi, di genere… già devastati dalla modificazione neoliberista della scala dei valori sociali.

Il culto del così detto “merito” ha portato alla venuta meno di ogni solidarietà sul posto di lavoro, il darwinismo sociale ha condotto alla sparizione di ogni consapevolezza di classe, alla demonizzazione dei poveri, al razzismo imperante nei confronti dei popoli del terzo mondo perché è chiaro che la guerra fra poveri indotta sul fronte interno, basata sul principio che se una persona è povera è per colpa sua, per incapacità, per pigrizia e inettitudine e infine per propensione alla delinquenza, si trasforma sul fronte esterno in un’ acclarata propensione a considerare i cittadini occidentali superiori, capaci, intelligenti e portatori di “democrazia” in contrapposizione ai popoli del terzo mondo che incapaci di governarsi e di sfruttare le proprie risorse hanno perfino l’ardire di sbarcare qui da noi  e di rovinare la nostra società.

Il politicamente corretto poi da una parte affoga tutto in una melassa falso buonista e dall’altra invece sdogana un’intolleranza violenta nei confronti di chi non condivide e non si adegua a questi principi.

Il delirio legalitario infine santifica lo Stato facendo dimenticare che la legge non è altro che lo strumento della classe al potere per far rispettare ed attuare la sua scala di valori, che le leggi sono opera umana, sono fatte da uomini e da donne e non contengono nessuna sacralità a prescindere, che sono il frutto del rapporto di forza tra le classi, che sono fatte dai più forti e destinate ai più deboli. Il culto della legalità spinge alla demonizzazione di tutto ciò che è fuori dalla norma codificata, alla persecuzione anche dei comportamenti personali. Eh, sì, perché l’auspicata dedizione assoluta al mercato fagocita tutto il tempo della vita che deve quindi essere normata anch’essa. Il lavoro non c’è ma il lavoro deve essere il momento più importante a cui tutto deve essere sacrificato. I “nullafacenti”, i “lavativi”, i “furbetti”, i “fannulloni” sono oggetto di una vera e propria persecuzione come ai tempi di Enrico VIII.

E caratteristica fondante che attraversa tutta la scala dei valori neoliberisti è la delazione di cui questa legge è un bell’esempio codificato.

Diceva Tertulliano che la superiorità dei cristiani rispetto ai pagani era dimostrata dal fatto che i primi non ricorrevano alle lettere e alle denunce anonime. Ma nella cultura neoliberista la delazione ha trovato l’humus in cui prosperare, si moltiplicano le denunce anonime alla Guardia di Finanza, si spinge il cittadino/a a farsi spia di caseggiato, a controllare i vicini, a guardarsi intorno per verificare comportamenti anomali da denunciare. E’ una modalità che è stata incentivata passo passo, vengono alla mente i manifesti del Comune di Roma, sindaco Veltroni, che riportavano un numero da chiamare per denunciare chi scriveva sui muri e/o sporcava la città.

Si affacciano alla memoria scenari storici particolarmente inquietanti, primo fra tutti quello del Sant’Uffizio, dei tribunali dell’Inquisizione, quando chiunque poteva denunciare chiunque per eresia, stregoneria o semplicemente per comportamenti fuori dalla norma, e gli veniva garantito l’anonimato. Il denunciato veniva chiamato dalle autorità a discolparsi di qualcosa che non gli veniva nemmeno comunicato e la frase con cui veniva accolto dal Tribunale era “Voi sapete perché siete qui”. Perché la rimodulazione della società passava per il controllo dei comportamenti a tutti i livelli sociali e si avvaleva di uno strumento importantissimo di propaganda politica e sociale quale l’abiura, l’auto de fe, come veniva chiamata con un termine spagnolo, che veniva di solito pronunciata sul sagrato della chiesa con una modalità pubblica perché fosse di monito e di insegnamento. Ci vengono in mente le leggi premiali che furono usate per la prima volta negli anni ’70 e ’80 per i pentiti e i dissociati della lotta armata che dovevano fare pubblica abiura del percorso politico fatto, perdere la loro identità, la loro storia e diventare strumenti del dominio.

Delazione e culto della legalità hanno devastato il panorama politico e sociale conducendo a delle aberrazioni che sono entrate fortemente nel comune sentire: chi è sotto accusa non può essere candidato a cariche politiche, o deve dare le dimissioni, i deputati hanno perso l’immunità parlamentare, una tutela delle opposizioni dal tempo dei Tribuni della plebe.

La società neoliberista ha fatto emergere le caratteristiche peggiori dell’essere umano, ha destrutturato i rapporti affettivi, amicali, solidaristici, lavorativi, politici. Fermarla è una necessità.

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