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Putin adesso punta la Nord Corea

I militari russi vanno a Pyongyang

di Lorenzo Vita

A poche ore dalla telefonata fra il presidente russo, Vladimir Putin, e il suo omologo Usa, Donald Trump, che ha avuto come oggetto, fra le altre cose, la crisi coreana, una delegazione del ministero della Difesa russo è arrivata proprio in Corea del Nord per una riunione con i vertici militari locali.  L’incontro, fanno sapere le fonti russe, era stato organizzato già da tempo. Il vertice è il primo incontro della commissione militare congiunta tra Russia e Corea del Nord per l’implementazione dell’accordo concluso fra i rispettivi governi nel 2015 sulla prevenzione delle attività militari pericolose.

La delegazione russa del ministero della Difesa è arrivata a Pyongyang mercoledì con tutti i più alti onori del governo nordcoreano ma anche della stampa nazionale, che, attraverso l’agenzia statale Kcna, ha dato ampio risalto alla  visita della delegazione russa. Alla guida della squadra, il contrammiraglio Victor Kalganov, vicedirettore del Centro di comando della difesa nazionale della Russia fotografato all’aeroporto di Pyongyang insieme ad altri tre funzionari del ministero della Difesa. I quattro rimarranno in Corea del Nord fino a sabato, in un clima che da parte russa definiscono “costruttivo”.

L’incontro della delegazione russa con i vertici militari nordcoreani è molto interessante, soprattutto per la fase storica in cui essa avviene, con un’escalation di tensione che fatica a trovare una via di risoluzione. Le esercitazioni militari congiunte di Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone, hanno alimentato nelle ultime settimane il rischio che la Corea del Nord possa reagire con l’ennesimo test missilistico o, nel peggiore dei casi, con una prova nucleare come quella avvenuta a settembre. La Cina sembra aver mollato la presa sul regime nordcoreano e sono già due volte che fa esercitare le proprie truppe nelle province al confine con la Corea del Nord, quasi a voler dimostrare ai nordcoreani, prima che agli Stati Uniti, il rischio di ritagliarsi un eccessivo spazio di manovra rispetto ai dettami di Pechino. In questo gioco, la Russia si è riuscita a infiltrare perfettamente presentandosi da subito come potenza mediatrice del conflitto. Con una Cina vista come un dominus scomodo da parte di Kim e con gli Stati Uniti evidentemente impossibilitati a fare da mediatori, l’unica potenza mondiale in grado di svolgere il difficile compito di trovare una soluzione alla crisi appare proprio la Russia. Ed è abbastanza significativo che questo viaggio della delegazione russa arrivi proprio a pochi giorni dal viaggio in Medio Oriente con cui Putin ha certificato l’investitura della Russia a potenza necessaria in tutta la regione.

Putin ha avuto nei riguardi della crisi in Corea sempre molta attenzione, cercando di mettere in guardia gli Stati Uniti dal rischio della guerra e cercando di contenere le frenesie di Kim Jong-un. Il tutto con l’appoggio, più obbligato che voluto, di Xi Jinping, che osserva questa “invasione” russa nel proprio cortile di casa, e con il placet delle Nazioni Unite, che restano l’unico organismo internazionale che è riuscito per ora a far arrivare alle orecchie di Washington l’eco di un possibile tavolo di negoziati diretti con Pyongyang. Nelle ultime ore, il viceministro degli Esteri russo, Igor Morgulov, ha detto che la Russia non parteciperà ad alcun procedimento per nuove sanzioni nei confronti della Corea del Nord. Come ha riportato l’agenzia russa Interfax, il governo russo è contrario a nuove sanzioni che andrebbero a “strangolare” il paese asiatico. Morgulov ha detto che le pressioni sul regime di Pyongyang si stanno avvicinando al superamento della “linea rossa” che, secondo Mosca, significherebbe una reazione militare da parte del governo nordcoreano. Pere evitare questo scenario, l’unica soluzione è fare in modo che non si giunga a nuova imposizioni economiche e che si stabiliscano rapporti diplomatici sempre più solidi. Il segretario di Stato, Tillerson, aveva timidamente aperto a negoziati diretti con il regime ma solo se la Corea del Nord non avesse posto condizioni. Nell’ultima telefonata tra Putin e Trump, i due leader sono stati concordi nel trovare una soluzione condivisa alla crisi e si sono detti disposti a condividere le informazioni necessarie per giungere a un accordo.

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