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Perché gli USA impediscono la riunificazione delle due Coree?

di Eros Barone

Le amministrazioni degli Stati Uniti che si sono susseguite a partire dalla guerra di Corea fino ad oggi, senza apprezzabili distinzioni tra democratici e repubblicani, hanno sempre condotto nei confronti della Corea del Nord una politica aggressiva e tendenzialmente bellicista. Il motivo va cercato nella tattica del ‘divide et impera’, poiché non vi è dubbio che il processo di riunificazione della Corea rappresenterebbe una svolta storica non solo in Asia, ma nel mondo intero. Le stesse difficoltà incontrate dai due Stati negli anni novanta del secolo scorso (difficoltà, peraltro, aggravate dal peso crescente della spesa militare sui rispettivi bilanci), la prolungata carestia nel Nord e il crac economico-finanziario nel Sud, hanno messo all’ordine del giorno, da un lato, la necessità della riunificazione e, dall’altro, la sua impossibilità dovuta alla pervicace opposizione degli USA nei confronti di questa prospettiva e alla loro scelta di usare la Corea del Sud come avamposto politico e militare in funzione della loro strategia di contenimento e di attacco alla espansione della Cina e della Russia.

Nei decenni intercorsi a partire dalla guerra di Corea, scatenata dall’imperialismo USA sulla penisola coreana e sfociata nella divisione tra il Nord e il Sud, la Repubblica Popolare Democratica di Corea, diretta prima da Kim Il-sung e poi da Kim Jong-il, ha tenacemente perseguito l’obiettivo della riunificazione, mentre all’inizio degli anni novanta il dissolvimento dell’URSS e di altri paesi socialisti ha contribuito ad accentuare il carattere nazionale della “via coreana al socialismo”.

Che questa, per i dirigenti nord-coreani, fosse una scelta obbligata si capisce facilmente, se si tiene conto sia della posizione geopolitica della penisola coreana, la quale si trova nel punto di intersezione di quattro grandi potenze (Cina, Russia, USA e Giappone) sia della storia, la quale ha visto ripetutamente scontrarsi tali potenze in quest’area (dalla guerra russo-giapponese del 1904-’05 al dominio giapponese che ebbe inizio nel 1910, dalla guerra degli USA contro la Cina e l’URSS fra il 1950 e il 1953 all’occupazione statunitense del Sud).

Sennonché è difficile concepire un progetto (e avviare un processo) che sia più ragionevole, per il popolo coreano e per la causa della pace nel mondo, di quello che si pone come obiettivo la riunificazione, concepita giustamente dai dirigenti nord-coreani sulla base di un modello confederale che si può riassumere con la stessa formula (“Un Paese, due Stati”) elaborata dalla Cina per giungere alla riunificazione con Hong Kong, e che la Cina ripropone come principio per la riunificazione con Taiwan. D’altra parte, non è possibile non rilevare l’inquietudine con cui gli USA e il Giappone guardano alla prospettiva della riunificazione della Corea.

Le ragioni sono molteplici, ma quella essenziale va ricercata nel fatto che tale prospettiva ha un carattere opposto rispetto alla disgregazione cui sono stati sistematicamente sottoposti tutti gli Stati che hanno contrastato l’imperialismo unitario del blocco nippo-euro-statunitense. In effetti, se vi è un progetto che preoccupa una frazione di tale blocco, è proprio quello che concerne l’unificazione ferroviaria tra le due Coree e il collegamento con la ‘Transiberiana’, che unisce la Russia all’Europa. La realizzazione di un simile progetto ridurrebbe i tempi di trasporto delle merci fra Asia ed Europa dagli attuali trenta giorni ad una settimana. Questo solo dato (riduzione dei costi e dei tempi) è sufficiente, nell’epoca del just in time, a spiegare, insieme, ad esempio, con il progetto di collegamento ferroviario fra Russia, India e Iran, che avrebbe il suo terminale nel Golfo Persico, le preoccupazioni del Giappone e degli USA. In particolare, di questi ultimi che, impegnati a vari livelli e in differenti aree, in uno scontro mortale per il controllo delle materie prime e delle vie di comunicazione, sarebbero tagliati fuori da un possibile asse euro-russo-coreano.

Emerge quindi che a fomentare le tensioni militari e diplomatiche non sia certo la Corea del Nord, ma piuttosto il blocco imperialista del “Primo mondo”, ossia in particolar modo degli USA e del Giappone. Sono loro i primi nemici della Pace per il popolo coreano che dal dopoguerra ad oggi rimane diviso per interessi economici e finanziari di nazioni che si arrogano il diritto di decidere le sorti del mondo intero.

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