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Il patto fra Trump e Netanyahu sul segreto nucleare di Israele

di Lorenzo Vita

L’accordo è uno di quelli che passano in sordina. È un tema di cui si parla poco. A volte, si fa prima a non discuterne. In realtà, quanto avvenuto fra Donald Trump e Benjamin Netanyahu è molto importante. Non rappresenta una novità nei rapporti bilaterali fra Israele e Stati Uniti. Ma certamente rappresenta un segnale molto importante dei profondi legami fra Washington e Tel Aviv anche in fasi meno idilliache delle loro relazioni.

 

Cosa è successo alla Casa Bianca

A rivelare questo accordo siglato dal nuovo inquilino della Casa Bianca, il New Yorker. La storia ha inizio nel febbraio del 2017, quando una delegazione di alti funzionari israeliani incontra Trump. Nell’incontro, gli israeliani hanno discusso molte questioni. Ma una, in particolare, era in cima alla lista: l’arsenale nucleare di Israele. I delegati volevano semplicemente  una firma: una firma su una lettera segreta che riguardasse la promessa degli Stati Uniti di non discutere mai pubblicamente delle bombe atomiche israeliane.

I consiglieri di Trump rimasero interdetti. Erano pronti a compiacere il governo israeliano su molti temi, ma la richiesta presentata dai funzionari israeliani, tra i quali c’era l’ambasciatore Ron Derner, aveva lasciato tutti molto perplessi. Nessuno sapeva di questa lettera che girava da decenni nella Casa Bianca. E non hanno apprezzato il modo quasi automatico con cui pretendevano che gli americani firmassero il documento. Tanto che un funzionario è scattato in piedi gridando: “Questa è la nostra fottuta casa!”.

Come spiegato dall’autore dell’articolo, Adam Entous, la reazione dell’amministrazione non è stata una novità. Otto anni prima, quando Barack Obama era appena diventato presidente, la Casa Bianca ricevette una richiesta identica. E anche in quel caso ci fu una grandissima sorpresa da parte dei consiglieri del predecessore di Trump per un motivo molto semplice: nessuno sa di questa lettera finché non viene presentata. 

Alla fine, l’ambasciatore Dermer andò alla Casa Bianca per parlare con Michael Flynn. Gli aiutanti di Trump erano confusi e, inizialmente, dissero che avevano bisogno di più tempo. Gli israeliano volevano imporre una segretezza totale sulla lettera mentre le controparti statunitensi non volevano. I funzionari Usa si lamentarono per l’atteggiamento di Dermer: sembrava il padrone della Casa Bianca.

Ma la storia, alla fine si è concluso nel modo voluto da Israele. Il presidente Trump ha firmato quella stessa notte il documento, diventando il quarto presidente usa a firmare quella lettera. E, quella stessa notte, Micheal Flynn rassegnava le dimissioni da consigliere per la Sicurezza nazionale.

 

La storia della lettera

Come spiegato da Haaretz, “negli ultimi quarant’anni tutti i presidenti degli Stati Uniti e i primi ministri israeliani hanno rispettato un accordo sul peggior segreto di Israele: il suo arsenale nucleare non dichiarato”.  Secondo l’accordo contenuto nel documento, gli Stati Uniti non faranno mai pressioni su Israele per farlo rinunciare alle sue armi nucleari finché continuerà a fronteggiare minacce esistenziali in Medio Oriente.

L’accordo è nato nel 1969, quando il primo ministro Golda Meir incontrò il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon. In incontro, Israele dichiarò non avrebbe mai dichiarato né testato le sue armi nucleari. L’accordo non scritto sarebbe stato rinnovato dalle seguenti amministrazioni degli Stati Uniti, fino a Bill Clinton. Netanyahu, una volta divenuto premier, decise che quell’accordo non poteva rimanere orale: serviva un qualcosa di scritto. Così, nel 1998, durante la presidenza di Bill Clinton, fu redatta la prima lettera segreta.

 

Il segreto sul nucleare israeliano

Da lì, tutti hanno firmato lo stesso impegno. Lo ha fatto George W. Bush, lo ha fatto Barack Obama e lo ha fatto Donald Trump. Tutti coinvolti in un grande segreto che tutti conoscono ma che nessuno ha intenzione di rendere chiaro: l’arsenale nucleare di Israele.

Un segreto che va avanti dalla fondazione di Israele, da quando i primi ricercatori francesi iniziarono a fornire agli israeliani la tecnologia per dotarsi della bomba atomica. A quei tempi, Israele lo nascose anche agli Stati Uniti: l’impianto di Dimona fu tenuto all’oscuro di tutti ad eccezione dei francesi. Era l’ossessione di David Ben-Gurion, quella di dotarsi di un’arma in grado di prevenire qualsiasi attacco e in grado di dare a Israele la supremazia militare sugli altri Stati limitrofi.

Nei decenni successivi, Israele ha di fatto mantenuto il segreto. Non ha mai negato né ammesso di avere armi nucleari. Ma ha anche rifiutato di firmare il Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari nonostante le pressioni internazionali, ritenendolo contraria ai suoi interessi.

Le stime attuali pongono le dimensioni dell’arsenale nucleare israeliano tra 80 e 400 testate nucleari e ha già la tecnologia per lanciarle in diverse modalità. Aerei, sottomarini lanciamissili da crociera e i missili balistici Jericho. Un arsenale nascosto, di cui nessuno sa nulla, ma che per Israele è fondamentale. La sua strategia è sempre stata la stessa: fare in modo di far capire agli altri di avere la bomba atomica, non ammetterlo e, allo stesso tempo, distruggere ogni sito nucleare di Paesi limitrofi che potesse raggiungere la creazione di un arsenale nucleare. 

Questa strategia è quella su cui si fondano i bombardamenti in Iraq, nell’operazione Opera del 1981, e in Siria, contro il reattore di Deir Ezzor nel 2007. Bombardamenti completamente privi di alcuna legittimazione internazionale e confermati solo anni dopo da Israele stesso. Ed è la stessa idea alla base della guerra all’Iran e al suo programma nucleare. Per Tel Aviv non può esistere uno Stato del Medio Oriente che sia dotato di un’arma nucleare.

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