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rinascita

Sul commento di un “utile idiota”

di Carlo Formenti

Ho approvato un commento di tale Antonio Napoletano al mio articolo dal titolo Utili idioti, nel quale ragionavo sulla totale incapacità delle sinistre radicali di definire la propria posizione sul tema dell’immigrazione tendendo conto dei danni terribili che tale fenomeno – prodotto dell’oppressione neo coloniale – arreca a milioni di esseri umani (sia ai popoli e alle nazioni di provenienza, sia alle classi subalterne delle nazioni di destinazione).

La replica di Antonio consiste in due citazioni da Lenin, la prima delle quali esalta il “significato progressivo di questa migrazione moderna dei popoli” in quanto “La liberazione dall’oppressione del capitale non avviene e non può avvenire senza un ulteriore sviluppo del capitalismo, senza la lotta di classe sul terreno del capitalismo stesso. E proprio a questa lotta il capitalismo trascina le masse lavoratrici di tutto il mondo, spezzando il ristagno e l’arretratezza della vita locale, distruggendo le barriere e i pregiudizi nazionali, unendo gli operai di tutti i paesi nelle più grandi fabbriche e miniere dell’America, della Germania, ecc.

La seconda recita: “Il marxismo sostituisce a ogni nazionalismo l’internazionalismo, la fusione di tutte le nazioni in una unità superiore. (…) Il proletariato non può appoggiare nessun consolidamento del nazionalismo, anzi, esso appoggia tutto ciò che favorisce la scomparsa delle differenze nazionali, il crollo delle barriere nazionali, tutto ciò che rende sempre più stretto il legame fra le nazionalità, tutto ciò che conduce alla fusione delle nazioni”.

Da quando Lenin scriveva a queste parole è passato un secolo, ma agli utili idioti sfugge la portata delle enormi trasformazioni che il mondo ha subito in questo lasso di tempo. Il “significato progressivo” dello sviluppo capitalistico (e i suoi effetti) sono oggi sotto i nostri occhi: il capitale subordina ormai l’intero pianeta, ma ciò non ha comportato il superamento del ristagno e dell’arretratezza della vita locale: la distruzione dei modi tradizionali di produrre e di vivere di miliardi di persone ha piuttosto generato mostruoso immiserimento, milioni di morti di fame e mantenimento di un sottosviluppo delle periferie che è funzionale allo sviluppo dei centri (leggere in merito Samir Amin).

Quanto al superamento di pregiudizi e barriere e alla conseguente unificazione delle lotte proletarie: a leggere quella profezia scappa da ridere, anche se l’ha formulata il grande Vladimir: i popoli non sono mai stati tanto divisi e coinvolti in una fratricida guerra fra poveri.

La seconda citazione è invece in contraddizione con le posizioni che lo stesso Lenin prese in polemica con la Luxemburg, difendendo la necessità dell’autodeterminazione dei popoli come momento strategico della lotta antimperialista e anticapitalista, quanto alla “fusione delle nazioni“: tale obiettivo non è stato realizzato dalle lotte proletarie, bensì dal capitale attraverso una globalizzazione finanziaria che ha diviso e schiacciato i proletari di tutte le nazioni.

Ma gli utili idioti persistono nell’esaltare il cosmopolitismo borghese, abbellendolo con i panni di un internazionalismo astratto di cui la storia si è incaricata di dimostrare l’inconsistenza.

Un ultimo consiglio all’amico Antonio: si legga i materiali sulla questione pubblicati in questo stesso sito (nella sezione materiali) ma soprattutto si legga gli economisti africani e latinoamericani che denunciano la migrazione forzata come un terzo aspetto strategico dell’espropriazione che il capitalismo globale perpetra ai danni delle loro nazioni: dopo l’espropriazione di risorse e materie prime, e dopo l’espropriazione di capitali attraverso l’economia del debito, ecco l’espropriazione di forza lavoro qualificata, che impoverisce ulteriormente le periferie del mondo, arricchisce i centri (così come impoverisce i lavoratori dei centri, sottoponendoli al dumping sociale della concorrenza fra poveri).

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