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rinascita

In risposta alla lettera aperta del Fronte Sovranista Italiano

del Direttivo di Rinascita!

Ringraziamo gli amici del Fronte Sovranista per la circostanziata risposta che hanno dato al nostro appello, e con la stessa franchezza da loro usata nei nostri confronti rileviamo quanto siano effettivamente opposte le nostre rispettive concezioni della costruzione del partito. Non perché vi siano rilevanti differenze in merito allo scopo (anche Rinascita! ha in mente un partito forte, coeso e, ovviamente, formato da dirigenti e militanti capaci e provati), ma perché la strada per giungere a questo scopo deve essere, a nostro avviso, del tutto diversa da quella proposta dal Fronte.

In estrema sintesi diremo che il Fronte propone una strategia autocentrata che soltanto alla fine (e in periodo di tempo prefissato) si apre all’ipotesi di fondersi con altre esperienze ritenute meritevoli, mentre noi, senza rinunciare affatto alla nostra crescita autonoma, proponiamo una strategia che apre da subito ad altri soggetti, ritenendo che la situazione attuale renda necessario e possibile tentare una tale apertura anche se l’esito di un tale tentativo non è affatto scontato.

Il Fronte suppone di poter crescere lentamente attraverso la propaganda, la formazione, l’elaborazione ed una serie di iniziative esterne a ciò finalizzate (spesso scandite dalle scadenze elettorali), mentre noi riteniamo che la crescita, soprattutto in una fase storica come questa, possa avvenire solo per salti e per fusione di elementi diversi nel corso di specifiche situazioni di crisi, situazioni che non rispondono affatto ad una sequenza lineare e prestabilita.

Il lavoro lento e molecolare, assolutamente necessario, si intreccia inevitabilmente con i tempi stretti dell’intervento in una situazione politica data. Il gruppo politico si forma dimostrando di saper parlare alla società attraverso la sua interpretazione non soltanto delle tendenze generali, ma anche delle particolari richieste di una particolare fase. La verità che dobbiamo propagandare è una verità concreta, e solo questa può avere diffusione di massa.

Tanto è importante, invece, la crescita autocentrata per il Fronte, da indurlo a definire addirittura nello statuto il termine cronologico oltre il quale (e soltanto oltre il quale) sarà possibile aprirsi ad un processo unitario con altre forze. Solo in prossimità delle elezioni del 2023 sarà possibile iniziare il processo. Prima, accada quel che accada, il Fronte procede per conto proprio. Ed è qui il punto di massimo dissenso. Proprio mentre si manifestano fenomeni di rilevanza estrema, quali il sorgere di una (pur non lineare) tendenza neosocialista mondiale, la crisi politica del duopolio franco-tedesco acuita dall’eclissi di Draghi, la crisi evidente delle classi dirigenti italiane e, soprattutto la forte protesta popolare che monta in Europa (che si esprime in Francia nelle piazze ed in Italia, per ora, solo nel voto), proprio in questa fase che richiederebbe il massimo di iniziativa, e di valorizzazione dei segnali che vengono da diversi gruppi, il Fronte ribadisce la scelta di fare da sé. E la ribadisce trincerandosi, oltre che dietro lo statuto, dietro una descrizione delle indubbie debolezze del mondo sovranista, senz’altro valida per il passato, ma del tutto inutile per l’attuale fase di mutazione.

E’ chiaro che in questa diversità di giudizio si riflette non soltanto un diverso stile politico, ma anche una differente valutazione del ruolo del governo gialloverde (e quindi della fase politica): il Fronte lo liquida come un puro e semplice elemento interno all’europeismo; noi riteniamo invece che esso, almeno per ora ed entro certi limiti, dinamizzi la situazione e renda più evidente la crisi dell’UE, occupando per intero lo spazio del sovranismo e richiedendo quindi ai “sovranisti conseguenti” un salto immediato di iniziativa. Un tale salto non può nemmeno essere tentato dal Fronte, perché glielo impedisce lo statuto, che a sua volta è il riflesso di una strategia che prevede di aprirsi alle convergenze solo se e quando il Fronte sia cresciuto abbastanza da poter egemonizzare qualunque altra realtà.

Strategia comprensibile, ma miope. Per almeno tre motivi:

1) Data la crisi delle élite europee, è ragionevole pensare che alla vigilia del 2023 saranno già in campo alcune alternative semi o pseudo sovraniste (eguali o diverse da quelle dell’attuale governo) col compito di organizzare la distrazione di massa. In particolare l’eventuale crisi del M5S (su cui Il Fronte ragionevolmente conta) a quel punto potrebbe essersi già risolta in un ricompattamento M5S-sinistra (sulla scorta dell’esempio spagnolo), e le difficoltà della “componente Bagnai” (a cui il Fronte stesso fa cenno) potrebbero già essere state riassorbita da una ridefinizione degli equilibri interni alla Lega. Svegliarci a giochi fatti sarebbe un po’ tardivo.

2) Non abbiamo ragione di dubitare delle qualità politiche dei militanti e dei dirigenti del Fronte (altrimenti non li avremmo scelti come potenziali interlocutori). Dubitiamo però della possibilità di accumulare tutte le qualità necessarie al nostro difficile compito, quando si sviluppa solo o soprattutto la pratica della propaganda e della ripetizione delle proprie analisi strategiche, e ci si astiene dallo sperimentare la propria capacità di intervenire in una congiuntura data, di unire saldezza dei principi e duttilità tattica, di cercare sempre l’ampliamento del raggio di azione. Veramente sperimentata e capace è quell’organizzazione che è in grado di intervenire su concreti rapporti di forze e modificarli. Si possono avere anche 5000 militanti di sicura fede e di grandi capacità organizzative e dialettiche, ma se si eludono i compiti del momento è come non avere alcuna forza. Converrebbe stare attenti al possibile ripetersi del “paradosso dell’antesignano”, che quando viene il suo tempo non se ne accorge, e si limita a ripetere “l’ho detto prima io!”, mentre altri realizzano quello che lui aveva solo cominciato.

3) La strategia autocentrata, valorizzando al massimo la propria identità e la propria crescita quantitativa, produce inevitabilmente la tendenza a voler egemonizzare tutte le altre organizzazioni, ma contemporaneamente porta, alla lunga, a sviluppare delle qualità negative che possono rendere assai difficile il dialogo con chicchessia. La tendenza a vantarsi di scoperte che scoperte non sono (il Togliatti “nazionale”, la teoria del partito di Gramsci, etc.), l’abitudine all’autovalutazione positiva in assenza di riscontri politici obiettivi, l’atteggiamento pedagogico nei confronti degli interlocutori, renderebbero difficile l’approccio anche ad un partito di massa legittimato da una lunga storia di efficacia politica. Per una piccola formazione possono addirittura essere esiziali.

Detto ciò, la nostra risposta non intende certamente rompere i rapporti con Fronte Sovranista Italiano, ma ridefinirli.
Nulla ci impedisce di convergere, in ogni caso, su questa o quella iniziativa, e anzi di proporre iniziative in comune.
Nulla ci impedisce di condurre la discussione in maniera civile.

Per il resto, chi ha più filo tesserà più tela.

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