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mauro poggi

Marchette

di Mauro Poggi

Nella puntata del 12 dicembre di “Quante Storie”, Corrado Augias ha esordito in un modo da lui stesso definito “un po’ anomalo”.

Prima di presentare l’oggetto della marchetta quotidiana (il libro di turno da reclamizzare sotto il pretesto della critica culturale), Augias ha voluto mandare in onda il videoclip del lungo applauso che gli spettatori della Scala, all’apertura dell’anno lirico, hanno tributato al Presidente Mattarella.

A dire il vero, l’immagine della sontuosa platea scaligera in piedi ad applaudire, alternata a quella del Presidente in piedi a ricevere l’ovazione, se pensata in relazione a più numerose e meno confortanti realtà italiane sembrava appartenere ad un mondo parallelo. Ma per l’anziano conduttore è stata una scena “bella”, meritevole di chiosa appropriata:

“Un applauso insistito, significativo, non rituale, non solamente istituzionale, nei confronti del Presidente della Repubblica Mattarella. Un applauso che ha avuto, ha acquisito un connotato politico, chiaramente, tale la sua intensità e il tempo prolungato. Chi dicesse ‘ma era una platea fatta di signori in smoking e di signore in abito da sera, dunque borghesia e alta borghesia’ – sì, coglierebbe un aspetto della cosa ma non tutto, perché poi il Presidente Mattarella è stato applaudito anche fuori dal teatro, mentre attraversava un tratto della piazza – applausi accompagnati dalle grida ‘bravo! bravo!’.Ora tutto questo ha un senso politico, che cogliamo con facilità. Se avrà anche delle conseguenze prima o poi altrettanto politiche resta da vedere“.

Non vogliamo qui interrogarci sull’eticità di un programma televisivo che millantando scopi culturali si traduce nello spot del libro di turno, il cui unico titolo di merito, presumibilmente, è l’entità della sponsorizzazione che l’editore ha investito nella trasmissione. (E sorvoliamo sulla patetica pantomima del libro sapientemente sciupato e zeppo di note, ha far intendere che il conduttore l’ha davvero letto: leggere ed elaborare un libro al giorno – come il programma implica – è impresa eccessiva anche per le doti di Augias. Molto più plausibile è il sospetto che la pretesa famigliarità con il libro si riduca alle poche sparse righe che il team dell’editore gli ha sottolineato come traccia per la presentazione).

La marchetta culturale è una pratica che quasi tutte le trasmissioni di intrattenimento esercitano più o meno regolarmente, a cui siamo serenamente assuefatti e a cui convenzionalmente attribuiamo un valore aggiunto rispetto allo spot pubblicitario, anche se siamo intimamente consapevoli della loro sostanziale equivalenza.

Ciò che trovo singolare è il fatto che Augias abbia pensato stavolta di aggiungere alla marchetta culturale anche la propaganda politica.

Ed è ancora più singolare che a tale scopo abbia ritenuto di coinvolgere una figura, quella del Capo dello Stato, che a nessun titolo dovrebbe poter essere arruolata da alcuna parte politica, quale che sia, dal momento che egli, secondo quanto prescrive quella Costituzione alla quale ha giurato osservanza, rappresenta l’unità nazionale.

Tuttavia va riconosciuto che l’operazione di Corrado Augias, per quanto discutibile, non è affatto arbitraria: sono le posizioni non esattamente neutrali assunte negli ultimi tempi dall’attuale Presidente (in continuità con il suo predecessore, del resto) che in qualche modo autorizzano certe deplorevoli inferenze.

È dai giorni convulsi della formazione di questo governo che il Presidente Mattarella ha scelto in modo plateale di schierarcisi contro, poiché a suo modo di vedere non offre sufficienti garanzie di conformità europeista. Ricordiamo il clamoroso veto alla candidatura di Paolo Savona a Ministro dell’Economia, non per dubbia idoneità morale ma per le riserve che lo stesso esprimeva sulle disfunzioni del sistema (in quell’occasione imparammo che non è lecito avanzare obiezioni anti-europeiste, e che da un funzionario di governo – oltre alle qualità di disciplina e onore richieste ai parlamentari – si esige provata fede nell’Unione).

Da allora non c’è stato discorso in cui, qualunque fosse l’argomento, il nostro Presidente non abbia trovato il modo di inserire un richiamo alle magnifiche sorti e progressive dell’eurozona, incurante delle sempre più vistose falle e contraddizioni che il sistema manifesta e dei suoi drammatici fallimenti: sia in termini socio-economici – il crollo della nostra capacità produttiva, la vulnerabilità alle acquisizioni straniere e agli attacchi speculativi, la precarietà, la disoccupazione e la radicale diminuzione dei diritti sociali (ma non erano queste le criticità da cui l’euro doveva salvaguardarci?); sia in termini politici – la plateale soggezione a una governance autoritaria che ignora la dialettica democratica e per sua propria ammissione accetta solo esiti elettorali che esprimano indirizzi conformi agli orientamenti stabiliti (il “pilota automatico”, vi ricorda qualcosa?).

Quindi il buon Augias ha probabilmente ragione a leggere nel lungo applauso un senso politico, che in quanto tale è stato tributato più alla persona Mattarella che al Presidente della Repubblica – ancorché dubito che chi applaudiva avesse chiara in mente la differenza.

Augias però probabilmente sbaglia auspicando che il messaggio possa andare oltre il ceto rappresentato da quella platea, in misura tale da comportare “prima o poi conseguenze altrettanto politiche”.

È chiaro che i fallimenti dell’Europa di Maastricht, quelli che nelle sue concioni il Presidente Mattarella si ostina a dare per inesistenti, non hanno toccato in questi anni quella fascia di popolazione che può permettersi fra le altre cose di acquistare – al prezzo di un paio di stipendi del lavoratore medio – un prestigioso ingresso alla prima della Scala.

Purtroppo per Augias questa fascia di popolazione è piuttosto esigua, e l’unica egemonia che può esercitare è quella che gli deriva dal controllo dei mezzi finanziari e di comunicazione. Che non è poco, certo.

Ma il resto della popolazione – quella parte che ha sofferto e soffre le conseguenze economiche e sociali delle politiche europee – ha dalla sua la possibilità di costituirsi in massa critica, di fronte a cui anche le limitazioni imposte alla democrazia finiscono prima o poi per saltare.

Basta che ne prenda consapevolezza: gli eventi di questi giorni in Francia sono solo un esempio.

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