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mauro poggi

Il Metodo Ciampi e la Costituzione

di Mauro Poggi

Nel suo libro di memorie Paolo Savona a un certo punto racconta della sua esperienza ai vertici della BNL, primi anni ’90.

“Le cose filarono lisce fino all’arrivo di Giampiero Cantoni, designato dal PSI alla presidenza della Banca. […] a Cantoni interessava ribadire il suo potere per esercitarlo a favore del PSI di Craxi, che lo aveva voluto a quel posto, e dei suoi personali interessi. […] Usava nei miei confronti parole volgari […] dato che contrastavo le sue decisioni di concedere credito al di fuori delle competenze statutarie e delle procedure interne di valutazione del merito di credito. Informai Carli, titolare del Ministero del Tesoro e [in quanto tale] azionista di maggioranza della BNL, il quale mi disse che per regolarizzare le violazioni statutarie del presidente avrebbe esteso a lui le mie competenze.

Avvertii anche Ciampi, allora governatore della Banca d’Italia, ma mi disse che non poteva proteggermi […] dato che i suoi rapporti con il Presidente del consiglio Craxi erano già molto tesi.

Alle mie obiezioni sulle violazioni statutarie compiute aggiunse che “gli statuti vanno letti e messi nel cassetto.”

(P. Savona: Come un Incubo, Come un Sogno – Rubbettino 2018, pagine 204 e 205).

L’autobiografia di Savona mi è sembrata meno interessante di quella scritta da Carli (Cinquant’anni di Vita Italiana, Laterza, 1993), ma offre comunque significativi spunti di riflessione, come testimonia la chicca che ho citato.

Da trent’anni a questa parte il metodo Ciampi ha fatto scuola, fino a essere recepito e applicato perfino nei confronti del nostro Statuto per eccellenza – la Costituzione Italiana – da tutti i vertici istituzionali, a cominciare da quelli che hanno occupato e occupano la più alta carica dello Stato.

Relegata nel cassetto delle dimenticanze, la nostra Costituzione viene ormai occasionalmente evocata da costoro solo per ricordare l’intangibilità di alcuni specifici articoli, tipo l’art. 81, improvvidamente manomessi (volendo essere generosi) per ottemperare alle prescrizioni eurocomunitarie, sebbene confliggano con i più importanti articoli della prima parte, quella dei Principi Fondamentali, sistematicamente disattesi.

È vero che tali principi, da quando furono concepiti, sono sempre rimasti un obiettivo ideale, forse troppo ambizioso per poterlo interamente realizzare; ma c’è stato un periodo della nostra storia repubblicana in cui essi orientavano una forte e trasversale aspirazione politica, nei limiti di un possibile che per molti era ampio quanto il futuro.

Ciò avveniva prima che ci facessimo convincere che non esistono alternative, prima che venisse decretata la fine della storia, prima che metodi come quello di Ciampi facessero scuola. Da quel momento in poi quei principi sono stati dismessi dall’orizzonte delle possibilità e sostituiti da un’ideologia economicistica tanto cinica quanto pretestuosa, il cui determinismo ha svuotato di senso la dialettica politica e precluso ogni possibilità di democrazia che non sia puramente formale.

Qui di seguito la lista degli articoli fondamentali che giacciono abbandonati in qualche cassetto:

Articolo 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Articolo 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Articolo 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Articolo 5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

Articolo 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Articolo 10

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Articolo 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

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