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controanalisi

È il quarto potere: bisogna usarlo

di Francesco Erspamer

Quanto tempo sprecato a criticare i giornali, i telegiornali e i talk show liberisti, per non parlare delle frustrazioni, della bile e soprattutto del senso di impotenza che ne deriva, quest’ultimo politicamente disastroso perché alla gente non piace chi si lamenti della propria debolezza e supplichi i potenti di diventare buoni e leali invece di accettare lo scontro e cominciare a far loro paura. Ricordate l’incipit del Manifesto di Marx e Engels? “Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro”. Così si fa: si prende atto che i ricchi e i potenti si coalizzano e coalizzeranno sempre contro chiunque davvero minacci la loro supermazia. E non si chiede loro moderazione o pietà ma ci si organizza e si acquisiscono gli strumenti che ci permettano di diventare lo spettro che li fa cadere nel panico e li spinge a commettere errori.

A che serve ripetersi ossessivamente che i giornali italiani sono faziosi, che i giornalisti sono parte integrante della casta e dunque tutti piddini e berlusconiani, e che preferiscono la Lega ma anche Casa Pound al M5S? A che serve denunciare quotidianamente le loro calunnie, le loro omissioni, le loro manipolazioni? A che serve guardare indegni talk show per avere conferma che le celebrity che li conducono sono prevenuti, come se il solo fatto di essere dei milionari senza qualità non spieghi e tutto sommato giustifichi la loro posizione?

La realtà è che l’indipendenza e oggettività dei media è una favola liberista a cui chiunque in passato si sia trovato a lottare contro i regimi capitalisti, non ha mai creduto. Se la sono inventata a fine novecento, dopo la vittoria del neocapitalismo, come al solito su imbeccata americana (il mito hollywoodiano di Watergate, la pretesa onestà e imparzialità del New York Times, del Washington Post, di CNN, in realtà praticata solo quando non siano messi in dubbio i princìpi del capitalismo e gli interessi dei miliardari) e inventandosi parametri per valutare la libertà di stampa, con rating che guarda caso sono altissimi nei paesi in cui le multinazionali hanno il monopolio dell’informazione. Ovvio che in Italia i giornalisti siano i servi di chi li paga: perché non dovrebbero esserlo?

Se ne esce solo fondando giornali e televisioni nostri, seri e autorevoli ma partigiani; se ne esce creando ed educando un’intellighenzia di parte, della nostra parte; e parallelamente facendo passare una legge che proibisca le concentrazioni editoriali, vieti alla finanza il possesso di organi d’informazione e stabilisca drastici tetti agli introiti pubblicitari. Solo così una nuova sinistra populista tornerà a essere uno spettro che guasti il sonno dei potenti.

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Comments   

#1 clau 2019-03-06 18:57
Guarda che quella "nuova" sinistra che vuoi tu è nata marcia già prima della fine della seconda guerra mondiale con gli accordi di Salerno. Vatti a vedere il libretto intervista a vari personaggi politici e sindacali degli anni '50 del secolo scorso, un terzo di quel libretto è l'intervista al "grande" Giuseppe De Vittorio, in cui egli spiega che nonostante che le condizioni della classe operaia fossero abbastanza miserevoli, come CGdL, nei primi anni unitaria, cercavano di mantenere bassi i salari per favorire la ricostruzione industriale: In altre parole CGdL, Pci e Psi cercavano di mantenere bassi i salari per fare aumentare i profitti. Vatti anche a vedere quanti miliardi pubblici anche quella "sinistra" ha fatto dare alla Fiat dei sig. Agnelli, che poi hai visto che ha in gran parte portato via i tacchi. Altro che giornali, qui occorre mettere su una nuova Internazionale Comunista, non solo di nome, ma proprio di fatto.
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