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rinascita

Manifesto Sovranità Costituzionale: Istruzioni per l’uso - 2a parte

Dopo il 9 marzo (e oltre)

di Ugo Boghetta

Nell’articolo precedente (su Rinascita!) ho cercato di dar conto, dal mio punto di vista, di come abbiamo lavorato all’elaborazione del Manifesto impostando diversamente la questione dell’Unione, ad esempio. Siamo partiti dalla centralità della Costituzione come leva per disvelare l’incompatibilità dei Trattati. Non solo, abbiamo proposto un modello strategico alternativo: la confederazione di stati sovrani, e affermato che la sovranità monetaria deve servire ad attuare la Costituzione.

Una sovranità, dunque, non come fine (nazionalista) ma come mezzo per politiche sociali. Su questo punto alcuni non hanno capito perchè non c’era scritto noeuro, altri non hanno voluto capire. Costoro pensano che l’uscita dall’Unione si ottenga ripentendo come un mantra: noeuro, noeuro, noeuro. Mi viene in mente la pubblicità: “Facile.it, facile.it, facile.it“.

In questo testo invece vorrei ragionare sul come andare oltre il 9 marzo, e sul come il Manifesto possa diventare articolazione programmatica e calarsi in campagne che lo trasformino in:”pane e salame“.

Il contesto in cui ci troveremo ad operare sarà caratterizzato, a larghi tratti, da nuove tensioni all’interno dell’Unione a seguito degli equilibri post elettorali, dal macinare della garrota invisibile dell’euro, e dall’accordo di Aquisgrana che realizza l’Unione a più velocità, ovvero la progressiva disunione. A livello nazionale avremo una crisi progressiva del M5S anche se non necessariamente al livello delle regionali recenti.

É una crisi di consensi, di nodi identitari mal concepiti venuti al pettine, di un’alleanza costretta ma contradditorria con Salvini.

Sul versante opposto, la vittoria del “normale” Zingaretti risistema l’area di centrosinistra sbrecciata dal renzismo. L’asse Zingaretti-Landini mi sembra una delle inevitabili conseguenze. Lo spazio verso la sinistra moderata è di nuovo occupato dal novello Ulivetto. La sinistra radicale invece è in crisi cronica, ma qui non c’è ormai più nulla.

Il nostro spazio dunque è altrove: nella crisi del M5S, nell’astensionismo sempre più ampio ma non impolitico, nell’attenzione al blocco sociale che il 4 marzo ha votato contro l’austerità.

Il punto politico rilevante, come già accennato, è la crisi del M5S e della parte più normale del popolo anti-austerità e anti-elite. Se salta il tappo M5S si torna al confronto mefitico centrosinisra-centrodestra.

Per questi motivi, se a maggio le elezioni fossero politiche e in assenza di una nostra lista, sarebbe da prendere in considerazione un voto ai pentastellati. Ma così non è. Per altro, vista la natura delle elezioni, non si notano novità rispetto al loro agnosticismo storico sull’argomento Unione.
Più volte hanno proposto il referendum ma poi, a domanda, rispondevano che non avevano ancora deciso se votare si o no!?! In questo contesto è rilevante anche la frettolosa defenestrazione di Di Battista. Quindi, non sembra rimanere altro da farsi che una campagna autonoma sull’incompatibilità fra la Costituzione e l’Unione con i conseguenti effetti sociali e democratici negativi.

Accanto a questo è necessario abbinare compagne concrete. Già una proposta è contenuta nel Manifesto: il lavoro di cittadinanza finalizzato a riportare l’attenzione sul lavoro, l’intervento pubblico rispetto a cui il reddito di cittadinanza dovrebbe essere reddito di ultima istanza.

Ma il reddito di cittadinanza, lasciando da parte tutte le problematiche interne, pone il problema del salario. Se chi non ha lavoro prende 780 euro come è tollerabile che chi lavora prenda meno o poco più?!? Tant’è che in un emendamento al Senato si inserisce il limite di 850 per il lavoro che deve essere proposto ed accettato.

Questa situazione è colpa di salari che nel nostro paese sono bloccati dagli anni ’80 mentre la produttività è raddoppiata. Il che vuol dire che la ricchezza è andata alla parte più ricca.

In Italia, infatti, meno del 50% del valore aggiunto va al lavoro contro il 60/65% del passato. Così il 20% della popolazione detiene il 61% della ricchezza mentre il 20% più povero ha solo lo 0,4%. Ma anche la diseguaglianza salariale è aumentata a dismisura con la precarietà. Una campagna sull’aumento salariale dovrebbe coinvolgere tutto il mondo del lavoro, specialmente tutto il precariato fino alle forme estreme e diffuse delle Gig economy. Per altro verso, l’aumento dei salari è incompatibile con l’eurozona. È la pressione sui salari uno dei motivi della contrarietà della Confindustria al RdC.

Altro argomento centrale è la questione dell’immigrazione. Credo che siamo in grado di elaborare una piattaforma basata sul diritto a non emigrare, sganciamento dell’Africa dal sistema liberista e coloniale occidentale, regolazione dei flussi per consentire una reale integrazione ed evitare il mefitico conflitto etnico, modifica della Salvini e gestione pubblica dell’accoglienza. È questa una posizione, a parer mio, che può avere un consenso di massa in quanto: propone un approcio politico, internazionalista, è razionale in materia di regolazione dei flussi, è contraria a tutta la campagna xenofoba e razzista della destra che alimenta i problemi invece di risolverli.

Tema prossimamente fondamentale è il regionalismo osceno. A tal proposito è necessario lanciare una sfida al M5S: nessuna mediazione è possibile. O la Lega abbandona l’idea, oppure è meglio una crisi di governo che lo sfaldamento del paese e della già precaria coesione sociale. Non dimentichiamo che arriverà anche una proposta del nuovo PD.

Infine appare necessario che dal quadro di riferimento del Manifesto derivi un programma centrato sullo snodo da cui parte l’attuazione della Costituzione: lo Stato. É un nodo attuale e storico al tempo stesso. Mai abbiamo avuto un vero Stato della Costituzione.

Lo Stato è lo snodo delle istituzioni democratiche e della sovranità popolare, del ruolo pubblico nell’economia, del rilancio dello stato sociale, dell’istruzione, della questione giustizia, della tutela dell’ambiente.

Un programma la cui elaborazione dovrebbe vedere la più ampia partecipazione militante e la più ampia interlocuzione sociale.

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