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lantidiplomatico

Cina, è via della seta o via dell'ignoranza?

di Pino Arlacchi

La visita del presidente cinese per la firma dell’accordo sulla “nuova via della seta” ha dato luogo a un dibattito politico-mediatico inconcludente e povero di contenuti. Anche chi difende le ragioni dell’accordo dimostra una conoscenza a dir poco incerta delle sue premesse e delle sue implicazioni. Ciò si deve a un fondamentale vuoto di conoscenza sulla Cina che viene sostituito da uno schema mentale tanto facile quanto sbagliato: Cina eguale a Stati Uniti. Il Paese di Xi Jinping è – per la quasi totalità dei commentatori italiani di politica estera e per gli sprovveduti leader dell’opposizione e del governo – nient’altro che una replica autoritaria della superpotenza americana.

Pochi di loro, in verità, dubitano che la Cina diventerà entro un decennio la maggiore economia del pianeta, con l’America al secondo posto. Ma ciò avverrebbe grazie al fatto di aver perseguito gli stessi obiettivi, seguito la stessa strategia e usato gli stessi strumenti adoperati dall’Europa negli ultimi secoli, e dagli Usa negli ultimi decenni, per impadronirsi del pianeta. Con la sola differenza della natura antidemocratica del regime di Pechino, guidato dal Partito comunista. Ma una lettura anche sbadata di qualche buon libro di storia della Cina dovrebbe essere sufficiente a smentire questo stereotipo.

In materia di pace e di guerra, negli ultimi 2500 anni si è consolidata in Cina una vocazione diametralmente opposta a quella occidentale. Il disprezzo e l’avversione alla guerra sono un filo che corre lungo l’intera storia e cultura del Paese. Mentre nei sette secoli e mezzo che vanno dal 1200 al 1945 l’Europa è stata dilaniata da un massacro ogni pochi anni, la Cina ha goduto nello stesso arco di tempo di periodi di pace lunghi fino a 500 anni. Ed è su questa base non violenta – senza costruire imperi oltremare e senza corsa agli armamenti – che essa ha edificato una supremazia economica globale durata fino al 1820. E terminata a opera delle armi, della droga e dell’espansionismo spoliatorio dell’Occidente.

Tra tutti i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu, la Cina è l’unico a non aver sparato un solo colpo di cannone ai suoi confini negli ultimi 31 anni, dopo un breve scontro armato con il Vietnam nel 1988. L’idea della conquista imperiale, formale o tramite il libero scambio, è estranea alla cultura politica cinese altrettanto di quanto essa sia familiare all’Europa dall’Impero Romano in poi, e agli Stati Uniti dalla loro nascita, 250 anni fa, fino adesso. Consiglio a tutti di riflettere sulla vicenda delle spedizioni oltremare dell’ammiraglio cinese Cheng Ho intraprese 80 anni prima di Cristoforo Colombo.

Spedizioni colossali, richiamate in patria perché non animate dall’auri sacra fames, e che ci aiutano a capire perché oggi non parliamo cinese mentre nel continente americano si parla spagnolo e portoghese. La Cina è una potenza non-espansionista, non-militarista e pacifica sin dalle sue origini, e non c’è alcuna ragione di pensare che lo diventerà solo per imitare gli Stati Uniti. Essa non ha alcuna propensione a trasformare la sua potenza economica in potenza militare.

Prove recenti? Il suo budget militare, modesto e in costante diminuzione come percentuale del Pil, e il suo approccio al sistema internazionale creato dopo il 1945 dall’Occidente “pentito” delle sue ultime carneficine. L’approccio cinese si è basato sull’accettazione delle regole multilaterali e non sul loro sovvertimento. Dalle Nazioni Unite fino al Wto, dalle missioni di pace Onu (delle quali è il maggior contributore in termini di personale) ai grandi accordi su clima, ambiente, energia, mercati e nucleare, la Cina si comporta come uno Stato membro responsabile e pragmatico e non come una potenza aggressiva e minacciosa. Assomiglia a un’Europa priva della subordinazione agli Stati Uniti. Dal punto di vista politico, la principale differenza tra Cina e Stati Uniti consiste nell’adesione da parte della prima al concetto-guida delle Nazioni Unite, divenuto ormai una realtà di fatto delle relazioni internazionali: la multipolarità di un ordine mondiale basato su norme universalmente condivise e sul rispetto delle sovranità nazionali.

Una potenza in ascesa che fosse simile agli Usa avrebbe avuto tutto l’interesse a sposare una concezione unipolare del mondo, dove un singolo Paese giunto ai vertici del potere globale si assume il compito di dispensare a tutti il bene supremo della sicurezza. Le “dimissioni” di Trump dal ruolo degli Usa come governo mondiale sono di sicuro un passo importante verso la multipolarità, e aprono uno spazio verso la coesistenza con una Cina interessata al “vivi e lascia vivere” invece che all’imperium globale. Come l’ Unione europea. Ma è altrettanto certo che non siamo di fronte all’accettazione di un mondo post-americano. Esso comporta uno choc politico e un colpo al cuore militare-industriale di una potenza che è abituata a non avere rivali nel pianeta. E ciò può sconvolgere tutto.

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Comments   

#6 Franco 2019-03-28 15:33
Quoting Franco:
Certo che Mario Galati puo' stare tranquillo. Se sono seguito solo da lui, non potro' mai diventare un "maitre a penser". Cordiali Saluti a tutte/i.

Onorato ancora di piu'. Perche' vuol dire che Mario Galati segue le mie idee !!.
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#5 Mario Galati 2019-03-28 14:33
Anche Franco può stare tranquillo, se pensa che invece dell'articolo di Pino Arlacchi io segua Lui.
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#4 Franco 2019-03-28 13:58
Certo che Mario Galati puo' stare tranquillo. Se sono seguito solo da lui, non potro' mai diventare un "maitre a penser". Cordiali Saluti a tutte/i.
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#3 Mario Galati 2019-03-28 10:33
Ecco la versione pseudo marxista del suprematismo bianco occidentale, nella esposizione di Franco.
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#2 Franco 2019-03-28 07:04
Quoting Franco:
La guerra la fanno di sicuro contro l'ambiente, e quindi contro tutta l'umanita'. Insieme a tutti gli altri stati del mondo. Che tristezza. Comincio a pensare veramente che la maggioranza della popolazione italiana sia piu' saggia di quel che sembra. E si ritragga coscientemente schifata. Forse e' un buon segno.

Finche' dall'Occidente tutto, non partira' un nuovo modello di societa' radicalmente nuovo non potremo mai sperare che da altre parti del mondo emergano delle societa' migliori. Tutte le societa' sfruttate ed assoggettate dal colonialismo e capitalismo occidentale hanno sempre seguito il modello di sviluppo basato sull'industrializzazione inquinante. Tutte forme di capitalismo in ritardo. E' l'occidente la causa di tutto questo, ed solo l'occidente che puo' avere le basi culturali storiche per iniziare a creare per primo una nuova visione teorica e pratica di un modo di vivere che non sia basato sull'accumulazione di capitale, sull'industrializzazione inquinante, sulla tecnologia che controlla e annienta il genere umano, al servizio dei capitalismi di ogni genere. Gli altri popoli seguiranno. Per ora hanno meno strumenti culturali di noi occidentali e sono assoggettati piu' di noi. Eurocentrismo questo. Magari ce' ne fosse uno cosi'. Questo e' un libro dei sogni. La realta' sara' sempre piu' un incubo. Al quale, secondo i cantori dello sviluppo e del progresso tecnologico ad ogni costo, dovremo abituarci, o meglio , subire. La follia totale.
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#1 Franco 2019-03-28 00:18
La guerra la fanno di sicuro contro l'ambiente, e quindi contro tutta l'umanita'. Insieme a tutti gli altri stati del mondo. Che tristezza. Comincio a pensare veramente che la maggioranza della popolazione italiana sia piu' saggia di quel che sembra. E si ritragga coscientemente schifata. Forse e' un buon segno.
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