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“Internet of Things. Persone, organizzazioni e società 4.0” di Stefano Za

di Giacomo Buzzao*

Recensione a: Stefano Za, Internet of Things. Persone, organizzazioni e società 4.0, LUISS University Press, Roma, 2018, pp. 138, 14 euro (scheda libro)

Nel corso della storia l’uomo ha sempre cercato un modo per trascrivere e documentare ciò che accade nella realtà. Utilizzando diversi supporti di memorizzazione e linguaggi, è riuscito a codificare e condividere informazioni tra i suoi simili, presenti e futuri.

La primordiale concretizzazione della tendenza dell’uomo a essere “un animale sociale”, sono le pitture rupestri (linguaggi) su pareti di caverna (supporti). Col tempo, la codifica delle informazioni è stata progressivamente perfezionata dall’elaborazione di nuovi linguaggi e grazie all’utilizzo di supporti più evoluti e condivisi (tavole di legno, papiri, libri, videocassette sino ad arrivare ai supporti digitali).

Le diverse innovazioni digitali hanno accresciuto esponenzialmente le capacità di condivisione di informazioni e interazione dell’uomo. Oggi la quantità di realtà codificata nel “mondo digitale” è davvero notevole e se si pensa ad esempio al fenomeno dei Big Data, c’è modo di intuire che non smetterà di aumentare. Anche perché la produzione delle informazioni codificate, nel mondo dematerializzato virtuale, non è più ad esclusivo appannaggio dell’uomo; «l’ambiente inizia a documentare se stesso» attraverso gli oggetti (le cose).

Queste “cose” codificano in digitale ciò che avviene nella realtà, attraverso internet ricevono-inviano informazioni e intraprendono azioni sulla base di processi decisionali interni sempre più accurati. L’Internet delle cose, l’Internet of Things (IoT) in ambito internazionale, è uno dei principali fenomeni dell’innovazione tecnologica.

Stefano Za nel suo saggio edito LUISS University Press, ne esplora gli ambiti di applicazione e con estrema lucidità ne definisce le implicazioni su persone e organizzazioni nella società 4.0. Ripercorre inoltre le tappe principali della rivoluzione digitale, disegnando con chiarezza il percorso che ci porta oggi a parlare di Internet of Things.

Za dedica particolare spazio alla nascita di Internet e considerato quello che oggi rappresenta nella società, decide di parafrasaree Neil Armstrong per rendere omaggio al lavoro di quei ricercatori che hanno fatto fare “Un grande passo all’umanità” creandolo e migliorandolo continuamente.

Internet è celebrato a più riprese nel saggio: è stato in passato l’infrastruttura principale per lo sviluppo di servizi come il World Wide Web, il protocollo http, il linguaggio HTML, i browser e continua ancora oggi ad esserlo per Internet of Things e per i fenomeni correlati; il cloud computing, i big data, e il machine learning. L’IoT infatti, non è un’innovazione tecnologica autosufficiente: è rilevante proprio grazie alla stretta interdipendenza che ha con gli altri tre fenomeni richiamati. Stefano Za, che insegna “Tecnologie digitali e cambiamenti organizzativi e sociali” alla LUISS e di formazione è informatico, ne tratta gli aspetti introduttivi mantenendo il perfetto equilibrio tra tecnicismo e accessibilità ai non addetti ai lavori.

L’elemento di rottura caratterizzante il fenomeno dell’Internet of Things è riconducibile alla capacità delle “cose” di raccogliere informazioni sul mondo senza nessun inserimento di dati da parte dell’uomo, in totale autonomia, attraverso sensori associati ad un “cervello digitale” (unità di memorizzazione). Questi sensori sono di diverso tipo e più o meno complessi (Radio Frequency IDentification – RFID, Near Field Communication – NFC, Quick Response – QR, Global Positioning Systems – GPS); gran parte dei dispositivi elettronici in grado di comunicare in rete ne dispone: dai dispositivi digitali (smartphones e wearables) alle lavatrici intelligenti, fino ad arrivare agli impianti di domotica. Nell’industria sono le macchine, gli impianti e i mezzi di trasporto ad essere dotati di sensori mentre nel settore pubblico lo sono tutti quei dispositivi utilizzati in iniziative legate al concetto di smart city, alla rilevazione della qualità dell’aria, alla gestione dei mezzi pubblici ecc.

Grazie a questi “sensi”, le cose raccolgono informazioni in maniera strutturata, le trasmettono in rete dove sono memorizzate (sempre più spesso) su spazi dematerializzati cloud. Le informazioni sono poi aggregate e alimentano, considerata l’enorme quantità, i big data, utilizzati da algoritmi sofisticati come quelli di machine learning per elaborare soluzioni a supporto dei processi decisionali dell’uomo (comunicazione Machine-to-People, M2P) o di altri algoritmi (comunicazione Machine-to-Machine, M2M). Si sviluppa così un circolo virtuoso (Information Value Loop); l’azione dell’uomo e delle macchine produce dati e alterazioni nell’ambiente che essendo continuamente osservato e documentato, fornirà nuove informazioni da raccogliere, interpretare ed elaborare.

Za riporta i dati di uno studio di Gartner, leader mondiale nella consulenza strategica, ricerca e analisi nell’IT, nel quale si prevede che il numero dei dispositivi IoT connessi ad Internet supererà i 20 miliardi entro il 2020 (8,5 miliardi alla fine del 2017, 2 miliardi in più rispetto al 2016). Se così fosse, questo aumento, accompagnato da progressi tecnologici (come ad esempio una incrementata sensibilità dei sensori) permetterebbe maggiore quantità e migliore qualità delle informazioni raccolte, ovvero dati più raffinati da elaborare per le applicazioni di machine learning, contribuendo al perfezionamento della capacità di risoluzione di problemi di efficacia e di efficienza.

 

Internet of Things e i principali settori di impiego

Le differenti soluzioni IoT possono essere raggruppate in due macro aree: una legata alle persone (consumer segment) e l’altra alle imprese (business segment).

Nella prima rientrano le tecnologie per smart home e domotica, i wearable devices, i dispositivi sanitari e la frangia dell’automotive che offre/sperimenta soluzioni a guida autonoma o assistita. Del segmento business invece, fanno parte le soluzioni smart per le città (Smart city), per l’efficientamento energetico (Smart utilities & Energy), per la Sanità e le tecnologie IoT per l’industria.

Za ne illustra le caratteristiche principali e richiama alcune implementazioni di successo, più e meno note, come ad esempio il progetto “Emergency Vehicle Priority” (EVP) che nel Queensland permette ai mezzi di emergenza, quando coinvolti in operazioni di soccorso, di trovare sempre la luce verde su tutti i semafori che incontrano lungo il percorso grazie al rilevamento dell’avvicinamento del mezzo. O ancora l’ospedale olandese Slingeland che gestisce in maniera automatizzata l’analisi dei dati raccolti dai sensori di monitoraggio della salute del paziente, permettendo di ridurre il tempo di diagnosi e la prescrizione di farmaci adeguati. Dispositivi come Glaucovista, un glucometro continuo non invasivo, permettono ai medici “4.0” di ottenere le informazioni necessarie per il monitoraggio del paziente, in tempo reale e senza che quest’ultimo sia fisicamente presente potendo giovare di una notevole ottimizzazione di intervento.

La combinazione e l’integrazione dell’IoT con i fenomeni già richiamati del cloud computing, del cognitive computing (intelligenza artificiale e sottoinsieme del machine learning) e dei big data, ha costituito una tale discontinuità nel mondo della produzione da guadagnarsi il titolo di “Quarta Rivoluzione Industriale”. Nel suo insieme, il fenomeno dei sistemi fisici integrati a quelli cibernetici (cyber-physical-system – CPS) è chiamato Industria 4.0 con un termine coniato in Germania nel 2011 (la definizione è oggetto attuale di discussione).

Il ruolo dell’Internet of Things nel contesto della “fabbrica intelligente” (il termine Industria 4.0 viene spesso intercambiato con smart industry) è quello di favorire la comunicazione, l’interazione e la cooperazione con l’ambiente esterno e le persone. Interessante implementazione a questo proposito è il progetto innovativo di Enel Green Power per il monitoraggio delle centrali idroelettriche. Quella di Soverzene in provincia di Belluno, ad esempio, è dotata di diverse tipologie di sensori per la rilevazione delle vibrazioni e della “voce” degli impianti (non percepibile dall’orecchio umano) al fine di interpretare cambiamenti nel suono, prevenire malfunzionamenti e agire in anticipo con una manutenzione dettata da analisi predittive generate dagli algoritmi di analisi basati sui dati raccolti.

 

Il valore dell’IoT

Za, legittimato da risultati di studi illustri (MIT e Harvard), sottolinea come il valore dell’IoT nelle imprese sia ancora in larga parte incompreso o sottovalutato, con la tendenza a concepire il fenomeno come una metodologia per la prevenzione delle anomalie trascurando invece, l’enorme contributo che potrebbe fornire nella ridefinizione e nell’ottimizzazione dei processi aziendali. Secondo Za, la corretta realizzazione di un ecosistema IoT dovrebbe passare per quattro fasi principali (monitoraggio, controllo, ottimizzazione e autonomia) con l’ultima che è il risultato delle tre precedenti. Un impianto o un dispositivo autonomo forniscono enormi benefici; può migliorare la sicurezza in ambienti pericolosi (nelle miniere ad esempio) e facilitare il funzionamento in luoghi remoti.

C’è però anche l’altra faccia della medaglia da considerare, ci dice Za. Se è vero che l’IoT può contribuire a migliorare le nostre vite i rischi di un utilizzo non appropriato o di malfunzionamenti sono elevati. Se non adeguatamente protetti, i dispositivi smart di cui ci circondiamo sono facile preda di attacchi hacker. Considerata la quantità di informazioni che spesso inconsciamente autorizziamo a raccogliere (anche quelle più sensibili), siamo più che mai vulnerabili. Emblematico il caso che Za riporta: un hotel in Austria che decide di tornare alle serrature tradizionali dopo che alcuni hacker, su richiesta di un riscatto di due bitcoin (nel 2017, anno dell’attacco, valevano circa 1800 euro) avevano bloccato il sistema che permetteva di generare nuovi codici per le tessere elettroniche necessarie all’apertura delle porte delle stanze, lasciando così 180 clienti in attesa, ammassati nella hall.

Nell’ultimo capitolo del saggio sono riportati avvenimenti recenti che fanno emergere prepotentemente delle perplessità. Dalle informazioni sensibili raccolte dai wearable devices, alle responsabilità negli incidenti di auto a guida autonoma, il messaggio che Stefano Za vuole far passare è che un utilizzo inconsapevole di queste tecnologie può portare a delle conseguenze critiche. Attacchi hacker sono purtroppo possibili anche nel settore Healthcare 4.0. Si pensi alla connettività dei pacemaker e alle nefande conseguenze di una falla nel sistema di sicurezza.

Za sostiene che la “consapevolezza digitale” sia l’elemento chiave di questi tempi di cambiamento profondo. Sebbene in una fase iniziale, i sistemi IoT hanno già un impatto sulle organizzazioni, sulle nostre vite, sulla società. Nel contesto del crescente ecosistema digitale in cui presto probabilmente anche i nostri pensieri (attraverso l’interpretazione delle onde cerebrali) saranno codificati, in cui la dipendenza dalle informazioni e dell’interconnessione è totalizzante, cosa succederebbe se un giorno l’infrastruttura Internet cessasse di funzionare? “Chissà se saremo in grado di sopravvivere e come. L’importante, ancora una volta, è esserne consapevoli!”

Internet of Things. Persone, organizzazioni e società 4.0, è un saggio divulgativo di introduzione alla tematica, prevalentemente espositivo ad eccezione di alcuni paragrafi dell’ultimo capitolo in cui l’autore lascia spazio a riflessioni personali. I contenuti sono organizzati in maniera logica e lineare e la struttura in capitoli, paragrafi e sottoparagrafi facilita lo scopo di riorganizzare e trasmettere lo “stato dell’arte” delle conoscenze relative all’IoT. Ottimo strumento per chi decide di iniziarsi alla tematica, meno adatto per chi ha già le basi per approfondire.


* Giacomo Buzzao, Classe 1993, di Assisi. Dottorando in Economia all’Università degli Studi di Perugia. Si occupa di Industria 4.0 si interessa di cambiamento socio-tecnologico, adozione tecnologica, teorie comportamentali e decisionali. Fotoreporter per passione, viaggia più che può con una fotocamera ed uno zaino semivuoto.
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