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Pd, il “poliziotto buono” che si finge ambientalista e antifascista

di Dante Barontini

Il rilancio di un’immagine “di sinistra” del Pd viaggia su due sole argomentazioni retoriche: antifascismo/antirazzismo e ambientalismo.

Parliamo di argomentazioni retoriche, non di sostanza politica, perché il Pd ha più volte, in più territori e in più occasioni “flirtato” con la destra estrema, in particolare con Casapound (la lussuosa sede romana fu loro concessa da Walter Veltroni, allora sindaco della Capitale). Che ha creato i lager per i migranti in Libia e venduto navi al Niger (!) per “aiutarli a casa loro”. Così come ha sostenuto – stando al governo, ma anche oggi dall’”opposizione” – le peggiori iniziative contro l’ambiente. Basterebbe pensare al Tav in Val Susa, che distingue nettamente tra ambientalisti veri e “partito del Pil”.

Due argomentazioni retoriche che però rischiano di far presa su un’opinione pubblica preoccupata per la crescita dalla Lega fasciorazzista, accompagnata e sostenuta dal revanscismo culturale oscurantista, bigotto, teocratico contro la libertà delle donne, come nell’ormai prossimo convegno di Verona.

Anche perché esiste ed è sempre fortissimo un potere mediatico mainstream che si presenta come “democratico”, ma esercita una censura micidiale, enfatizzando oltre ogni misura le iniziative “accettabili” perché “compatibiliste” con l’attuale assetto di potere economico e ignorando (o mostrificando) tutte le iniziative che invece – magari solo “oggettivamente”, per la radicalità delle proposte – mettono in discussione quegli assetti e dunque anche le forze politiche che debbono rappresentarli.

Lo abbiamo visto questo sabato. A Prato circa 5.000 persone hanno contestato la presenza in piazza del Mercato Nuovo di un centinaio di fascisti di Forza Nuova che inneggiavano a “dio, patria e famiglia”. Una contestazione ovviamente giustissima e sacrosanta, cui ha partecipato una pluralità di soggetti davvero sconfinata (dai centri sociali a Rosy Bindi, per dire…) e “benedetta” anche dal Pd e zone limitrofe.

A Roma, alla stessa ora, stavano manifestando oltre 100.000 persone solidali con tutte le lotte dei comitati cittadini e ambientalisti (No Tav, No Tap, No Muos, No autostrada Roma-Latina, ecc) contro le grandi opere inutili.

Il trattamento mediatico “democratico” è stato esemplare. Si è parlato molto – e giustamente – di Prato, nulla o quasi per il fiume in piena di Roma.

Una settimana fa, sul tema “ambiente”, c’erano state invece le mobilitazioni convocate intorno alla “protesta di Greta Thunberg”, cui era stata data una copertura eccezionale prima, durante e dopo le manifestazioni. Il tema ambientale, in quel caso, era però declinato in modo molto generico, senza particolari colpevolizzazioni del “sistema” produttivo capitalistico. Intere scolaresche erano state portate in piazza dai professori, a testimonianza della piena “compatibilità” di quell’impostazione data al problema del cambiamento climatico.

Che si sostanzia, in estrema sintesi, in un “appello ai grandi del mondo” perché facciano qualcosa di più – visto che gli scienziati ci concedono appena una decina di anni prima che i cambiamenti climatici superino il punto dell’irreversibilità – e nella maggiore “responsabilizzazione individuale” riguardo all’utilizzo delle migliaia di merci che hanno conseguenze negative sull’ambiente (dalle emissioni delle automobili al packaging dei cibi, ecc).

Volendo ridurla a slogan, è la lettura che colpevolizza “l’uomo” (ognuno di noi) invece che “il modello produttivo e di vita”. Come se ognuno di noi potesse davvero “far molto” per cambiare le dimensioni quantitative dei materiali inquinanti con cui ogni giorno abbiamo a che fare. Insomma, come se potessimo davvero scegliere un’automobile “pulita” (ammesso e non concesso che ne esista una…) invece che, banalmente, quella che ci possiamo permettere in base al reddito. Come se potessimo davvero scegliere, stando ore al supermercato, le confezioni che utilizzano meno plastica o similari, invece che – brutalmente – quelle con il prezzo più abbordabile.

Ovvio che si può e si deve fare, per esempio, raccolta differenziata dei rifiuti, collaborando ache individualmente alla migliore percentuale possibile. Ma la dimensione totale delle plastiche e microplastiche in circolazione non è riducibile in modo significativo “invitando al consumo responsabile”. Bisognerebbe invece intervenire a monte, ossia sul momento della produzione, vietando alle aziende di spargere in giro inquinanti non facilmente smaltibili, così come fanno quando sversano liquami chimici di scarto nei fiumi e nei mari. Ma “la libertà d’impresa” non si può toccare, quindi…

L’”ambientalismo compatibile” è quello che per esempio si limita a vietare quasi soltanto la vendita dei cotton fioc (peraltro sconsigliati da decenni da tutti gli otorinolaringoiatri); ovvero un materiale plastico il cui consumo annuale individuale è probabilmente minore del quantitativo di plastica che ci portiamo a casa con una sola spesa al supermercato.

Non parliamo poi dell’antifascismo… Su questo sappiamo per esperienza che ogni tentativo di sbarrare davvero la strada ai neofascisti viene represso militarmente da polizie e magistratura, come sempre molto “permissive” con certi figuri. Ma se volete esprimere preoccupazione per il “risorgere del pericolo fascista” potete tranquillamente delegare il ruolo a qualche protagonista di talk show…

Possiamo fermarci qui, per ora. Il problema dei prossimi mesi è chiaro. Su ambientalismo e antifascismo/antirazzismo da educande, da delegare direttamente al Pd e consoci, ci sarà un battage mediatico infernale, con automatico oscuramento-cancellazione di ogni diversa declinazione degli stessi temi.

Naturalmente non si tratta di “abbandonare al nemico” due tematiche costitutive di ogni identità antagonista e popolare. Si tratta e si tratterà, invece, di mobilitarsi in completa autonomia, contrastando nella cultura politica e nelle piazze questi zombie incaricati di fare la parte del “poliziotto buono” a guardia del profitto.

Tra loro e il “poliziotto cattivo” – che sia Salvini, come oggi, o un altro (do you remember Minniti?) – non c’è davvero una sostanziale differenza. Cambia solo la retorica…

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