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soldiepotere

La Costituzione secondo Mattarella

di Carlo Clericetti

“Occorre considerare la natura privata degli enti interessati la cui attività costituisce esercizio della libertà di iniziativa economica riconosciuta e garantita dall’articolo 41 della Costituzione”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella lettera ai presidenti delle Camere sulla legge “Istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario”. Detto in parole più brutali: fate pure tutte le inchieste che volete, ma non vi azzardate poi a prendere qualunque decisione che riguardi le banche o altri enti finanziari: quelle spettano esclusivamente alla Banca d’Italia e alle altre authority indipendenti, e “occorre evitare il rischio che il ruolo della Commissione finisca con il sovrapporsi - quasi che si trattasse di un organismo ad esse sopra ordinato - all’esercizio dei compiti propri” di queste authority.

Apprendiamo così che il Parlamento, ossia l’organo dello Stato che dovrebbe esercitare la “sovranità” che “spetta al popolo”, come stabilisce il primo articolo della Costituzione, non è “sopra ordinato” agli organismi tecnici istituiti (con leggi del Parlamento stesso) per controllare e regolare i vari attori del mercato (della Banca d’Italia, caso particolare, diremo più avanti). Qui c’è materia per i costituzionalisti: è corretta questa interpretazione del presidente della Repubblica?

Singolare anche il richiamo all’articolo 41: sembra che Mattarella voglia fermarsi alla prima riga. Perché l’articolo così recita:

L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

E chi, se non il Parlamento, dovrebbe valutare se venga rispettato il secondo comma? Per, eventualmente, procedere ad attuare quanto espressamente previsto dal terzo comma?

E c’è anche da ricordare quello che si dice nel successivo articolo 43:

A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

Se – per assurdo – il Parlamento decidesse di nazionalizzare il sistema bancario, che indubbiamente svolge un compito “di preminente interesse generale”, non andrebbe oltre quanto previsto dalla Costituzione.

Ma anche su questo Mattarella non sembra pensarla allo stesso modo, a giudicare da quest’altro passaggio della sua lettera: “L’eventualità che soggetti, partecipi dell’alta funzione parlamentare ma pur sempre portatori di interessi politici, possano, anche involontariamente, condizionare, direttamente o indirettamente, le banche nell’esercizio del credito, nell’erogazione di finanziamenti o di mutui e le società per quanto riguarda le scelte di investimento si colloca decisamente al di fuori dei criteri che ispirano le norme della Costituzione”.

Da questa frase si evince che secondo il Mattarella-pensiero l’essere “portatori di interessi politici” sia un difetto, anche se inevitabile. Ma il fatto è che chi siede in Parlamento è lì proprio perché è “portatore di interessi politici”. Il presidente intende certamente marcare una differenza tra interessi di parte e interessi generali, che sono quelli che ogni parlamentare dovrebbe perseguire indipendentemente dalla sua appartenenza politica, e su questo si deve ovviamente concordare. Ma lo esprime in modo piuttosto infelice, e di certo la condizione di “portatore di interessi politici” non può essere limitativa rispetto alle prerogative che la Costituzione attribuisce al Parlamento.

Che Mattarella non si fidi affatto di questa maggioranza parlamentare è evidente non da ora, e non mancano i motivi per dargli ragione su questo atteggiamento. Questo però non significa che si possano brandire interpretazioni discutibili della Costituzione per limitare preventivamente ciò che il Parlamento può o non può fare.

Fra tutte le authority citate dal presidente, la Banca d’Italia ha certamente una sua specificità. Non è più un organismo soltanto italiano, perché fa parte del Sistema europeo delle banche centrali al cui vertice c’è la Bce, a cui i trattati attribuiscono una completa indipendenza dal potere politico, come nella lettera non si manca di sottolineare: “Ricordo, tra l’altro, che né le banche centrali né, tantomeno, la Banca centrale europea possono sollecitare o accettare istruzioni dai governi o da qualsiasi altro organismo degli Stati membri”. Detto che quanto è scritto nei trattati europei non è indiscutibile al pari delle tavole della legge date a Mosè sul monte Sinai, e che quella norma è figlia di una determinata teoria economica sulla sensatezza della quale non tutti concordano, nei fatti c’è però poco da dire: finche le norme sono quelle bisogna rispettarle. Se Mattarella si fosse limitato a ricordare questo principio non si sarebbe potuto obiettare nulla. Ma il presidente si è spinto molto oltre. Qualcuno potrebbe pensare troppo oltre.

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