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8 Marzo sciopero generale!

di Clash City Workers

Il prossimo 8 Marzo è stato indetto sciopero generale contro la violenza di genere e per l'autonomia dei centri antiviolenza. Donne e uomini di tutto il paese sono chiamati a interrompere il lavoro per porre all'attenzione dello Stato e di chi lo governa che la responsabilità della violenza sulle donne è innanzitutto loro.

Perché un paese in cui non si tutela chi lavora, in cui si copre il lavoro nero, in cui non si garantisce la sicurezza sul lavoro, in cui si tagliano i fondi per il sistema scolastico e per quello sanitario e che non si occupa dell'assistenza a bambini ed anziani è un paese che promuove la competitività e la violenza come unica modalità di relazione possibile. Se lo sfruttamento e l'autoritarismo sono all'ordine del giorno, infatti, anche le relazioni umane si imbarbariscono e si ha una continua guerra tra poveri dove a subirne le conseguenze più gravi sono le fasce della popolazione che hanno meno risorse per ribellarsi. Perché la violenza di genere ha basi culturali ma soprattutto materiali.

Non è un caso che si sia deciso di utilizzare come strumento di lotta lo sciopero, un'arma importante nelle mani della classe lavoratrice per ricordare a governanti e padroni che sono loro a dipendere da noi e non il contrario. Si sciopera perché se il valore degli individui corrisponde alla loro “produttività”, l'unico modo per farsi sentire ed imporre le proprie necessità è bloccare la produzione (che si tratti di lavoro retribuito o meno).

A Roma saremo davanti alla sede di Almaviva che lo scorso dicembre ha licenziato 1666 persone di cui circa l'80% sono donne. Saremo in presidio fuori l'azienda perché il ricatto subito dagli ex lavoratori e lavoratrici Almaviva è esemplificativo della violenza che ogni giorno si subisce nei posti di lavoro, ed è una violenza che è anche di genere perché più un settore è composto da forza-lavoro a basso costo, come appunto quella femminile (ma lo stesso discorso è valido anche per la forza-lavoro immigrata), più è considerato poco professionalizzato e più elevato è il livello dello sfruttamento con contratti precari e flessibilità infinita.

Come scrivemmo precedentemente, “similmente agli immigrati, le donne giocano un ruolo di primo piano nel cosiddetto esercito industriale di riserva, vengono assorbite ed espulse dal mercato senza soluzione di continuità, spesso vivendo questa estrema precarizzazione della loro esistenza come un destino, addirittura come provvidenziale, essendo gravate anche dal lavoro domestico. Le vite delle donne italiane sono così vite a basso costo: non solo vengono licenziate con maggior frequenza, ma vengono assunte – rispetto ai colleghi maschi – più frequentemente con contratti di lavoro atipici e percepiscono un salario inferiore anche del 20/30% e, nonostante il livello di istruzione femminile sia in media più alto, sono occupate in prevalenza in settori spesso non coperti da ammortizzatori.” Essere relegate a lavori temporanei, discontinui, sottopagati, iper-precari rende le donne più ricattabili e subordinate tanto nelle mura domestiche quanto sul posto di lavoro. Questa ricattabilità e l'intenso sfruttamento non devono essere considerate però un problema 'femminile' perché i padroni tendono sempre ad uniformare verso il basso le condizioni di lavoro, per cui ogni lotta fatta dai gruppi più marginati e deboli della società va sostenuta ed ogni conquista che ottengono rappresenta un miglioramento per tutti i lavoratori.

E' una cosa che abbiamo imparato dalle tante donne incontrate nelle lotte che abbiamo seguito in questi anni, dalle maestre degli asili comunali di Roma alle operaie della cooperativa in appalto alla Yoox di Bologna passando per le lavoratrici della Nek di Padova, che non si lotta mai soltanto per se stesse e per il proprio posto di lavoro, ma si lotta innanzitutto per la giustizia e la dignità di chi lavora, contro chi ci vuole disposti a lavorare - e a vivere - a qualsiasi condizione.

Vorremmo, quindi, che quello dell'8 Marzo più che essere uno sciopero delle donne fosse uno sciopero dalle donne, che parta cioè dai loro interessi materiali e che sia diretto dalle donne stesse ma che guidi lavoratori di tutti i sessi e parli a nome dell'intera classe lavoratrice.

Invitiamo tutte le lavoratrici ed i lavoratori che a partecipare allo sciopero ed alle diverse iniziative che si terranno in tutte le città italiane davanti i luoghi di lavoro e non solo.

Qui la mappa di #nonunadimeno con le iniziative in programma in tutta Italia.

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