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Tornado Trump sul mondo, oltre i tweet cosa?

di Michele Marsonet

Chi ci capisce qualcosa con Trump è bravo, confessa lo studioso Marsonet. Analisti planetari in confusione, e la tradizionale stabilità politica Usa ridotta a rissa italiana. Trump conseguenza di Obama, sostiene Marsonet, a frenare il rischio di santificazione giovanile dell’ex presidente.

Sul fronte opposto ‘la grande volatilità del tycoon’. Suggerimento: come la Cina, stare per ora alla finestra, in attesa di vedere la quantità di bluff nei tweet che il nuovo presidente Usa ci propina ogni giorno

Tempi davvero grami per chi s’illude – o si illudeva – di avere qualche competenza per poter parlare con cognizione di causa dello scenario politico Usa. I due mandati di Obama prima, e poi l’avvento alla Casa Bianca di Donald Trump hanno sconvolto il quadro a tal punto che pure gli analisti più smaliziati si trovano in difficoltà.

Anche loro, infatti, confessano di capirci poco e hanno problemi seri quando dalla cronaca, peraltro confusissima, si deve passare a previsioni – sia pur minimali – circa il futuro.

La stabilità politica di cui gli americani sempre si vantavano, e che veniva trasmessa con religiosa attenzione da un’amministrazione all’altra, è scomparsa dopo la vittoria del tycoon newyorkese. Tra cyber attacchi, intercettazioni telefoniche e insulti da bettola ampliati a dismisura dai social network, sembra quasi di essere in Italia.

Intendo dire che, vista la rissa continua e urlata tra due campi che più contrapposti di così non potrebbero essere, pare all’osservatore neutrale di essere seduto sulla riva del Tevere, e non su quella del Potomac. Il dibattito in corso gli rammenta, inoltre, tante pecche italiche, non ultima la costante e feroce contesa tra il potere politico da un lato e quello giudiziario dall’altro.

Dare ogni colpa a Trump, anche se va di moda, è indubbiamente errato. In realtà la lunga presidenza di Barack Obama ha prodotto in America sconquassi non da poco. Anche se il primo presidente afroamericano della storia viene incensato a più non posso da buona parte della stampa italiana, tanto da far intravedere un processo di beatificazione con il personaggio ancora in età relativamente giovane, il suo operato presenta a dir poco moltissime ombre.

Quelle relative alla sua politica estera errabonda, controproducente e spesso insensata, sono note e non mette conto insistervi. Ma anche sul piano della politica interna Obama non ha scherzato. Scordando di frequente di essere il presidente di tutti, ha infatti sposato le cause più estreme e irritato larghe fette di elettorato (non necessariamente solo quello conservatore). E’ stato il trionfo di un “politically correct” a senso unico, e le conseguenze si sono viste.

Certo è ovvio chiedersi se è davvero Donald Trump la risposta giusta. Ed è altrettanto ovvio rispondere con un bel “no”. Tuttavia occorre rammentare che l’alternativa era Hillary Clinton, la cui vittoria avrebbe comportato come minimo altri quattro anni di obamismo, probabilmente ancora più forte dell’originale.

E allora si comprendono pure le mosse di Vladimir Putin. Impossibile sapere ora fino a che punto abbia influito sulle elezioni Usa, ma è scontato che, dal punto di vista russo, il successo della Clinton sarebbe stato un dramma e, in quanto tale, da evitare a ogni costo. Strano anche che tanta sinistra italiana, prima entusiasta di Putin, gli abbia ora voltato le spalle considerandolo un autocrate. Perché, prima non si sapeva? E ha ragione Sergio Romano quando nota che le democrazie occidentali non hanno a questo punto titoli per impartire alla Russia lezioni di etica.

Insomma ci troviamo in un mondo assai strano, per molti versi incomparabile a quello di pochi decenni orsono. E la nostalgia per la Guerra Fredda, manifestata ancora una volta da Sergio Romano, risulta tutt’altro che infondata.

In ogni caso nessuno si azzarda a dire con certezza dove andrà a parare Trump. Non si può proprio, considerata la grande volatilità del tycoon. Può darsi che nel prossimo futuro riesca a reggere meglio le redini, ma deve fare i conti con un’opposizione – tanto in parlamento quanto nelle piazze – disposta ad azzannarlo sempre e in ogni caso. E questo ci rammenta di nuovo l’Italia.

Si noti tra l’altro che la Cina se ne sta per ora alla finestra, in attesa di vedere come evolveranno gli eventi. Dall’alto della civiltà più antica e longeva del mondo, i cinesi possono permettersi di aspettare. E di vedere qual è la quantità di bluff nei tweet che il nuovo presidente Usa ci propina ogni giorno.

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