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Attacco su tre fronti: la nuova recinzione

di Richard Brodie

Dopo il referendum costituzionale il governo italiano, sostenuto dalla vecchia leadership del PD, si è ricompattato decisamente a destra. Per affrontare la sfida vuoi di Salvini vuoi di Grillo, entrambi rafforzati dalla crescita mondiale delle forze della supremazia bianca (il cosiddetto ‘populismo’ che alla fine si rivolge contro lo stesso popolo), buona parte del mondo politico si ri-orienta verso una politica dal sapore razzista: una politica che identifica nella forza-lavoro degli africani e asiatici presenti sul territorio un capro espiratorio da offrire a una classe operaia bianca delusa dalle promesse disattese dallo stesso ceto politico, che mai più riuscirà a garantire la crescita economica.

L’attacco del governo Gentiloni è stato sferrato su tre fronti, rispettivamente dal Ministero degli Affari Esteri di Alfano, dal Ministero dell’Interno di Minniti, e dal Ministero di Grazia e Giustizia di Orlando: tutti alleati in una santa battuta di caccia contro i migranti, soprattutto quelli che arrivano a bordo dei gommoni.[1]

 

Il piano Minniti: lavori forzati?

Nell’ultimo giorno dell’anno passato si sono già avuti alcuni segnali della nuova politica, allorché Minniti ha annunciato l’intento di aprire nuovi Centri di Identificazione e Espulsione in tutta Italia, e allo stesso tempo ha fatto circolare una nota presso le questure, sollecitando le procedure di espulsione e respingimento. In seguito Minniti si è recato di persona in Libia per trattare con il governo. Due settimane dopo, è uscita la notizia di un progetto per fare lavorare i nuovi richiedenti asilo che intendano ricevere un permesso di soggiorno in Italia.[2] Ma è in questi ultimi giorni che il piano si è rivelato più nitidamente. Il 9 febbraio Minniti ha dichiarato che ci saranno nuovi “centri permanenti per il rimpatrio” (se ne prevede uno per regione), protagonisti di un nuovo capitolo di carcerazioni ed espulsioni.[3] Il nuovo provvedimento potrebbe prevedere che anche cittadini stranieri regolari accettino il processo di foto-segnalazione e il rilevamento delle impronte digitali, oppure corrano il rischio di essere incarcerati nei nuovi centri. I centri saranno finanziati con 19,125 milioni di euro tramite il fondo europeo.

In più il ministero ha confermato il progetto relativo alle attività lavorative dei richiedenti asilo. Stiamo parlando di una sorta di lavori forzati, dato che i Comuni che prendessero in carico i richiedenti asilo acquisirebbero per l’appunto il diritto di farli lavorare. Il fatto che questo lavoro sarebbe non-remunerato viene sottolineato con chiarezza; che cosa poi voglia dire “su base volontaria” in un simile contesto risulta meno chiaro. Rispetto a questo argomento si aspetta per l’estate la formulazione di un progetto complessivo, il “piano nazionale di integrazione”.[4]

Forse possiamo farci un’idea più precisa partendo dall’esperienza del Comune di Corleone, commissariato dall’agosto 2016 in seguito allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.[5] A Corleone si è realizzato quello che potrebbe essere un prototipo del piano Minniti, in cui i richiedenti asilo inseriti nel locale centro di accoglienza hanno l’opportunità di pulire le strade della città, 20 ore a settimana per 4 mesi, senza pagamento ma in cambio di un foglio ufficiale che attesta la loro disponibilità e ottimo carattere.[6] Un foglio del quale, senza dubbio, le commissioni territoriali (prefetture) e la magistratura terranno conto al momento di decidere sull’esito di un eventuale ricorso contro il diniego alla richiesta di protezione internazionale. Insomma il migrante che lavorasse regolarmente ma in cambio di nulla finirebbe con l’avere maggiori probabilità di ottenere il permesso di soggiorno rispetto a chi lavorasse in nero ma pagato. Legalizzazione per chi accetta i lavori forzati, clandestinità per la classe operaia vera e propria.

 

Il piano Alfano: ritorno alle coste di Barberia? 

Il compito del Ministero degli Esteri è più semplice: dar seguito alla strategia di tentare un accordo con un governo libico (dico “un governo”, dato che la guerra civile c’è ancora) allo scopo di bloccare il flusso migratorio. A livello europeo il progetto è già portato avanti da mesi, non da ultimo tramite l’addestramento svolto dalla guardia costiera libica insieme all’agenzia navale dell’UE. Come dice un giovane interprete palermitano che è stato licenziato dall’operazione:

“Gran parte dei libici erano ragazzi nati nel ’92-’93, mi è sembrata più un’armata Brancaleone, inviati in fretta e furia, motivati sicuramente dalla volontà di migliorare la loro situazione economica, visto che dal governo libico non ricevevano stipendi da agosto. Poi c’erano anche alcuni veterani, colonnelli spinti da ben altre motivazioni: risolvere la situazione in Libia e avere una Guardia costiera efficiente”.[7]

Inoltre Alfano ha riaperto l’ambasciata italiana in Libia a gennaio, dando sostegno al governo di Serraj, che tuttavia non ha ancora la capacità di governare il paese.[8] In questi ultimi mesi il Ministero ha fatto rifermento all’accordo con la Turchia con parole di ammirazione, e infine a Malta lo stesso Gentiloni ha firmato con la Libia un accordo simile, che prevede una piena collaborazione con agenzie europee e guardia costiera libica allo scopo di rintracciare i migranti che partono dalle coste libiche e riportarli indietro.[9]

Ma parlare solo in termini di giurisprudenza e diritti umani riguardo a questo progetto significherebbe saltare una dimensione importante: quella della lotta. Questa collaborazione internazionale è il risultato della forte lotta condotta da una componente giovane della classe operaia africana per potere entrare in Europa, anche contro i trafficanti che la sfrutta. Qualora i migranti africani arrivassero tranquillamente in Sicilia, i trafficanti perderebbero il controllo sui loro pacchi umani. Ora, con l’aiuto del capitale fisso (anche se non-produttivo) dell’UE (navi, satelliti, elicotteri), la “guardia costiera libica” (una realtà che non corrisponde a molto più – stando alla descrizione vista sopra – che a una giovane milizia navale) ha la capacità di scacciare i migranti, che finirebbero di nuovo in mano ai trafficanti, subendo di conseguenza ulteriori maltrattamenti e ricatti. Dato che le milizie libiche usano strumenti “arretrati” di violenza bruta e di messa in prigionia, laddove l’Europa dispiega le forze ben più professionali e progredite di Frontex, nella collaborazione tra la Libia e l’UE potrebbe osservarsi un classico esempio di “sviluppo diseguale e combinato”.

L’unica prospettiva di resistenza a questo punto risiede nell’instabile situazione della stessa Libia, visto che il parlamento libico non ha ancora accettato l’accordo con l’Italia, che peraltro rimane uno dei pochi Stati a sostenere il governo Serraj, laddove la Francia ed altri Stati sostengono l’esercito di Haftar. Il conflitto libico rimane una opportunità non solo di riscoprire una presenza neo-colonialistica in Africa, ma anche di placare la destra parlamentare, imponendo un blocco al “flusso” migratorio. Una piccola indicazione: nel nuovo provvedimento c’è un incremento di 10 operatori “nella rete diplomatica e consolare nel continente africano.”[10]

 

Il piano Orlando: clandestinità più veloce? 

Il terzo aspetto della nuova politica migratoria è pertinenza del Ministero della Giustizia.[11] Tramite il decreto approvato il 10 febbraio, il Ministero introduce 14 sezioni specializzate nei tribunali (anche a Palermo, che prende in carico la Sicilia occidentale), con magistrati che si dedicano esclusivamente a ciò che riguarda l’immigrazione, alcuni dei quali valuteranno il ricorso contro un eventuale diniego alla richiesta di protezione. La richiesta stessa continuerebbe ad essere ascoltata in sede di Commissione Territoriale, ma adesso attraverso la videoregistrazione, che i giudici avranno la possibilità di utilizzare per valutare i singoli casi, senza la necessità di ascoltare nuovamente il richiedente. L’interrogatorio della polizia rimarrebbe così in molti casi l’unica base per illustrare la propria situazione e raccontare la propria storia.

In generale, il nuovo decreto-legge propone una velocizzazione del percorso giuridico per il permesso di soggiorno, date le tempistiche decisivamente lente che i migranti affrontano ogni giorno. La lotta per i propri documenti, e contro l’attesa senza fine che tocca a migliaia di giovani africani in Italia, ha ora ricevuto una risposta: le rapide negazioni di regolarità. Le proteste che si possono osservare ogni giorno nei centri di accoglienza hanno dunque avuto un esito, ma come sempre deformato. Invece di ottenere i documenti tramite una procedura rapida, otterranno più rapidamente le risposte negative, e in maniera più definitiva. Viste le grandi difficoltà del sistema di espulsione – che non è probabile i suddetti nuovi “centri permanenti per il rimpatrio” possano risolvere – il vero risultato di una velocizzazione dei dinieghi sarà il mantenimento della fabbrica sociale di “clandestinità”, e di conseguenza di una massa sempre più sfruttabile. Anzi: dato che si rafforza la minaccia di rimpatrio, una massa sempre più impaurita. Si diceva fosse “il cappio del boia” a far lavorare la classe operaia ottocentesca; oggi è il rimpatrio a spingere la massa a sudare nelle campagne.[12]

 

Supremazia bianca?

La politica che i ministeri propongono è tanto impraticabile quanto de facto suprematista. Non si può dimenticare che qui parliamo non di “soggetti” legali senza storie personali, identità e sogni, bensì di una massa di africani e asiatici, dagli Arabi ai Fanti, dai Tigrayani ai Bengali, oggi nuovamente parte della divisione del lavoro a livello mondiale: un sistema ‘razzializzato’ in cui gli italiani, con tutta la povertà che esiste e che ogni giorno constatiamo, siedono pur sempre dal lato dei bianchi. La politica del governo Gentiloni, come del governo Renzi in precedenza, finisce così di fatto con l’essere espressione di una “supremazia bianca” che siamo troppo abituati a identificare con gli Stati Uniti, senza mai riconoscerla in mezzo a noi.

Si tratta tuttavia di una politica impraticabile. Se si bloccasse una rotta, la classe operaia migratoria ne scoprirebbe un’altra, e continuerebbe a bussare alle porte d’Europa. La decrescita dell’economia europea ha bloccato i sogni di una generazione, cui il ceto politico racconta di una presunta colpevolezza di neri, musulmani e zingari.[13] Il flusso della classe operaia dall’Africa occidentale fin qui in Sicilia ha offerto a questi politici – sia del parlamento che della strada – lo spettacolo ideale per aggiungere la rabbia dei delusi ai guasti di un sistema di esclusione che, fra l’altro, contiene la potenzialità di abbassare il costo del lavoro.

Ma per bloccare questo movimento migratorio la classe dirigente dovrà convogliare l’ormai troppo limitato capitale a disposizione in direzione di tribunali, muri, navi, satelliti, prigioni, telecamere e droni. L’entità di questa spesa dipende in primo luogo dalla resistenza della classe operaia africana; il punto in cui questa spesa diventa troppo alta per risultare politicamente accettabile sarà determinato anche dalle forze progressiste e di solidarietà all’interno della società italiana e europea.


NOTE:
[1]I migranti giunti in Italia a bordo di gommoni rappresentano peraltro una minoranza del popolo non-Italiano sul territorio. L’anno scorso 180.000 persone sono arrivate sulle coste Italiane, di cui 150.000 hanno fatto richiesta di protezione internazionale; ma ci sono 5 milioni cittadini stranieri sul territorio, al 90% arrivati con l’aereo oppure nati in Italia. Insomma, i migranti che arrivano con i gommoni sono davvero i capri espiatori della situazione.
[2]Il progetto di lavoro volontario: htpp/www.ilgiornale.it/news/politica/nuove-regole-i-migranti-chi-chiede-asilo-dovr-lavorare-1351911.html
[3]I Cie nuovi: http://www.lastampa.it/2016/12/31/italia/cronache/controlli-nuovi-cie-e-rimpatri-stretta-sui-migranti-irregolari-pQdIHYk8Ivu50Iq2iXPcwM/pagina.html. Il cambiamento del nome a “CPR”: http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2017/01/13/migranti-cie-cambieranno-nome_151e79d6-e087-4144-9f71-baf9623697e9.html,
[4]http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-02-22/migranti-minniti-entro-giugno-piano-nazionale-l-integrazione-144805.shtml?uuid=AENVGHb&refresh_ce=1
[5]Corleone:http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/08/17/news/comune_di_corleone_sciolto_per_mafia_si_insedia_la_commissione_straordinaria-146147592/
[6]Ci sono altri esempi del genere: http://www.terrelibere.org/viaggio-nelle-citta-profughi-spazzano-le-strade-gratis/
[7]La testimonianza dell’interprete: http://meridionews.it/articolo/50508/rabia-interprete-nelladdestramento-dei-libici-licenziato-dalla-marina-per-ordini-dallalto/
[8]Riapertura dell’ambasciata: http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/libia/2017/01/09/libia-alfano-riapertura-ambasciata-segnale-fiducia_cb5d9e77-0bb1-4a1c-90a5-ab21aa640142.html
[9]     Per il patto libico:http://www.a-dif.org/2017/02/15/la-guerra-ai-migranti-diventa-guerra-totale-litalia-nel-pantano-libico/
[10]    Dallo schema di decreto legge, che si può scaricare qui: http://www.iussit.com/wp-content/uploads/2017/02/Schema-DL-Immigrazione.pdf
[11]“Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonché misure per il contrasto dell’immigrazione illegale”. Schema di decreto legge, come sopra. Un'analisi di una natura più giuridica è qui: http://www.a-dif.org/2017/02/14/piano-minniti-per-la-migrazione/e qui http://www.diritto.it/docs/5091506-minniti-ok-decreto-sicurezza-criticit-per-decreto-migranti-di-orlando?source=1&tipo=news
[12]Peter Linebaugh, The London Hanged, Verso Books 1991.
[13]Infatti, quattro donne Rom sono state portate al Cie a Roma: http://palermo.meridionews.it/articolo/52112/controlli-campo-rom-associazioni-denunciano-donne-deportate-separate-dalle-loro-famiglie/

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