orizzonte48

Da Maastricht a Target2

Crescita "sostenibile" e stabilità dei prezzi: la minaccia fantasma?

di Quarantotto

1. Riportiamo ancora una volta un estratto dell'ultimo bollettino EIR, "Strategic Alert - Edizione Italiana, anno 26 n. 11 - 16 marzo 2017". 

La parte che selezionamo ci interessa per la sua attinenza al tema ("ostico") della qualificabilità come effettivo credito della BCE, esigibile nei confronti dello Stato eventualmente "uscente" dall'eurozona, del saldo passivo Target-2.

Come vedremo, nella sua analisi divulgativa, EIR riassume alcuni aspetti significativi della questione e ne evidenzia, in ultima analisi, il carattere fondamentale: la ingestibilità, in termini di sostenibilità occupazionale e della crescita, della moneta unica, tale che gli squilibri vengono corretti costantemente creandone degli altri, sempre più difficilmente risolvibili. 

Il paradosso è che uno degli scopi fondamentali dell'UE è la crescita equilibrata, in un quadro di sviluppo sostenibile (art.3, par.3, TUE, infinite volte citato), intesa come quella che si coniuga con la "stabilità dei prezzi" e la "stabilità finanziaria". 

 

2. Dal primo brano che vi sottopongo vedete confermato, da un osservatore a origine USA, come l'idea per la quale l'indebitamento, derivante anche dal QE e riflesso in Target-2,  sia un debito pubblico aggiuntivo dello Stato interessato, è esclusa: e proprio enfatizzando la "indipendenza" della banca centrale (qui, pp.4-5) nel quadro normativo dei trattati in tema di partecipazione all'eurozona (neretto aggiunto):

"La versione di Mario" non può nascondere l'incombente disastro finanziario.

Mentre Mario Draghi sosteneva, alla conferenza stampa della BCE il 9 marzo, che la politica di QE starebbe funzionando alla grande, gli ultimi dati dell'Eurozona mostrano che essa, al contrario, sta creando squilibri crescenti e pericolosi.Draghi ha pontificato sulla crescita nell'Eurozona e sui "quattro milioni di posti di lavoro" creati negli ultimi tre anni. Ma la crescita è da prefisso telefonico e i milioni di posti di lavoro appartengono al regno della post-verità.

In realtà gli stessi dati della BCE mostrano, come ha riferito Bloomberg il 5 marzo, che:

1) la maggior parte del QE è tornato nei forzieri della BCE; 

2) il programma di acquisto titoli (APP) della BCE ha accentuato la fuga di capitali dalle banche meridionali verso le banche del Nord Europa e

3) il mercato dei prestiti interbancari si è dimezzato perché le banche del Nord non prestano più alle banche del Sud.

Dal giugno 2014, quando la BCE ha tagliato i tassi sotto lo zero, i depositi bancari presso l'istituto di Francoforte sono aumentati di 1,1 mila miliardi (milleecento miliardi), nonostante i tassi di deposito negativi, mentre i prestiti alle imprese non finanziarie sono aumentati solo di 169 miliardi

La folle politica di bilancio e di austerità dell'Eurozona ha eliminato la domanda di credito.

Inoltre, le banche settentrionali che hanno venduto titoli pubblici dei Paesi meridionali alla BCE (o più precisamente, all'Eurosistema), non hanno reinvestito il denaro in quei Paesi, determinando un flusso netto di capitali in uscita. 

Questo è riflesso nei saldi del sistema "Target2", che a marzo hanno registrato un ulteriore aumento dei saldi positivi per la Germania, a 814,3 miliardi e negativi per l'Italia, a 386,1. 

Questo significa che la Banca d'Italia, su ordine della BCE, ha finora acquistato titoli da banche dell'Eurozona o dalla City di Londra (quest’ultime rappresentate dalla Bundesbank) e si è indebitata per quella cifra

Si badi bene: l'indebitamento pubblico non è aumentato, ma solo quello della "indipendente" banca centrale. Se un giorno la Buba o i suoi clienti della City volessero battere cassa, la Banca d'Italia dovrebbe sborsare soldi – che non ha, e quindi farseli prestare dalla BCE.In realtà, finché l'Euro è in piedi, i saldi del "Target2" rimangono un puro artifizio contabile. In teoria, se crollasse l'Euro, dovrebbero essere saldati, ma ciò è altamente improbabile per una serie di motivi, non ultimo che l'Eurosistema non esisterebbe più.

Allo stesso tempo, come abbiamo menzionato, i prestiti interbancari sono scesi di 400 miliardi, con il Nord che ha ridotto della metà i prestiti al Sud.

Morale della favola, nonostante gli 1,8 mila miliardi finora ricevuti dalla BCE nel programma APP, e i circa 800 miliardi di aumento dei depositi bancari dal 2014, gli introiti delle venti più grandi banche dell'Eurozona sono scesi del 5% nel 2016 e i profitti netti si sono dimezzati

Questo è l'aspetto critico, che potrebbe far esplodere la bolla speculativa in ogni momento.

 

3. Altrettanto interessante, relativamente al problema delle "competenze" di Draghi e del rispetto della Rule of Law nel sistema UE-M (qui, pp.5.1.-6), questo altro brano sempre tratto dallo stesso "bollettino" EIR:

Mario Draghi, chi sei per dire che "l'Euro è irrevocabile"?Questa domanda è stata posta da Johanna Treeck, una giornalista di Politico, al presidente della BCE alla conferenza stampa del 9 marzo, dopo che Draghi aveva risposto a una domanda su possibili minacce all'Euro poste dalle numerose sfide elettorali in diversi Paesi europei nei prossimi mesi. Draghi aveva replicato col solito mantra che "l'euro è irrevocabile".

La Treeck ha rinfacciato a Draghi la sua arroganza. "In precedenza, lei ha ribadito che la banca centrale ha un mandato abbastanza limitato. Ma mi sembra che affermare che l'euro è irrevocabile sia una dichiarazione piuttosto politica. O Lei considera parte del suo mandato tenere in piedi l'unione monetaria o l'euro?"Colto in fallo, Draghi si è parato...rispondendo: "Il mandato della BCE rimane (…) conseguire la stabilità dei prezzi e assicurare le condizioni in cui il nostro lavoro per perseguire la stabilità dei prezzi riesca, niente di più". 

 

4. Appunto: l'idea è che la stabilità dei prezzi sia condizione necessaria e sufficiente per garantire non solo lo "sviluppo sostenibile", cioè la "crescita equilibrata", ma anche la stabilità finanziaria. 

Il problema è che i dati macroeconomici dell'eurozona - e, se volete, lo stesso andamento dei saldi Target-2 - mostrano che nessuno di questi obiettivi è in effetti concretamente raggiungibile.

L'inflazione core (cioè al netto dei prezzi "esogeni" e volatili di petrolio, commodities e generi alimentari) è rimasta ben lontana dagli obiettivi di ripristino del target del 2% prefissosi dal QE (come ammette lo stesso Draghi, qui p.9), e, in stretta connessione a ciò, la disoccupazione reale, cioè inclusiva delle forme sempre più precarie di sottoccupazione dilagante (su tutti: part-time involontario e rapporti a breve termine a retribuzione discendente),  rimane a livelli strutturali senza precedenti, specialmente per i giovani, che spiegano i modestissimi, e altrettanto strutturali, problemi di debolezza della domanda e della crescita nell'eurozona.

Quanto alla stabilità finanziaria, l'Unione bancaria, creata per accentrare nei paesi "core" l'offerta di moneta a creazione esclusivamente bancaria, seguendo l'idea hayekiana della moneta privatizzata e "concorrenziale" (qui, p.4), è inutile dire che l'unione monetaria è seduta sopra un vulcano che sta per...eruttare.

 

5. Vale allora la pena di rammentare come questo quadro, fosse anch'esso "tutto previsto" già all'indomani del trattato di Maastricht, perché già da allora la "crescita sostenibile" si rivelava, a prima vista, quel mito neo-ordoliberista che, intessuto di monetarismo, vincolava un intero continente a rivivere gli eventi che precedettero la crisi del '29.  

Ce ne dà testimonianza (trasmessaci da Arturo) un Guarino anni '90, in modo profeticamente nitido:

"La lettura dell'elenco degli scopi che l'Unione si propone potrebbe indurre a ritenere che essa non solo non sia in contraddizione con l'idea dello Stato sociale e con l'insieme degli istituti che ne fanno parte, ma tenda a rafforzarne l'attuazione. La salute, l'istruzione, il settore sociale, l'ambiente costituiscono obiettivi primari. Il Trattato aggiunge un concetto nuovo, quello di coesione, tendente a ridurre i livelli di sviluppo delle varie regioni portando quelle meno favorite al medesimo livello di quelle più progredite.

Tuttavia tra lo Stato sociale, risultante dalle formule attuate negli Stati membri, e la concezione adottata dal Trattato esiste una differenza importante, anche se non immediatamente percepibile.

Negli Stati membri si è perseguito lo Stato sociale come obiettivo primario. 

L'eguaglianza sostanziale tra i cittadini, il diritto al lavoro, un livello di vita adeguato ai bisogni personali e familiari, l'istruzione, la salute, la previdenza e l'assistenza sono compiti che la Costituzione italiana as­segna allo Stato non assoggettandoli ad alcuna limitazio­ne o condizione e avendo cura, anzi, di indicare soglie mi­nime o modalità da rispettare. 

Il Trattato capovolge il rapporto introducendo un limite rigoroso e sostanziale. Gli obiettivi possono essere perse­guiti solo nell'ambito di una crescita «sostenibile, non in­flazionistica alle condizioni e secondo il ritmo previsti dal Trattato». 

Cosa si intende per crescita «sostenibile» e «non infla­zionistica» e quali siano le «condizioni» e i «ritmi» previ­sti dal Trattato è spiegato nel successivo art. 3 A. 

Non si tratta di nozioni generiche, bensì di concetti definiti con precisione, legati a principi il cui rispetto è assicurato da una serie di regole sistematicamente coordinate. I principi sono due: la stabilità dei prezzi e una econo­mia di mercato aperta alla libera concorrenza." (pp. 67-68)

"Il livello di attuazione dello Sta­to sociale, insieme con le potenzialità produttive del sistema paese e con la qualità della vita, costituiva il frutto superbo della politica dei decenni passati. Questo frutto oggi va rinsecchendosi sotto la pressione delle misure di convergenza. [...]

Il Trattato UE non solo limita l'area della politica per il futuro, ma richiede agli Stati di disfare in larga misura quanto di buono la politica aveva realizzato nel passato, e di provvedervi da soli, tempestivamente e rigorosamente." (pag. 85).

Le citazioni sono tratte da G. Guarino, "Verso l'Europa ovvero la fine della politica", Milano, Mondadori, 1997. 

Anteriormente al famigerato regolamento 1466".

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