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SIRIA - i bersagli sbagliati dello sdegno umanitarista

di Giuseppe Masala

Tutte le redazioni sanno come funziona e possono smontare il meccanismo della menzogna. Invece no. Il supplizio del lettore e dello spettatore ricomincia da capo

Il coro dello sdegno umanitarista sta battendo la lingua sul tamburo a tutta forza: a lanciare l'attacco chimico a Idlib è stato il dittatore sanguinario Assad appoggiato dall'altro dittatore sanguinario (e omofobo, ovviamente) del Cremlino che solo ieri - sempre a detta del circo rosé dallo sdegno a comando e a fasi alterne - avrebbe fatto mettere delle bombe nella sua città natale nell'ambito di una strategia della tensione.

Ovviamente a battere la lingua sul tamburo va in prima fila l'incessante riflesso squadrista di Travaglio e del suo giornale delle forche e delle manette, tutto il carrozzone del Manifesto, Zucconi e tutti i "buoni" dell'informazione, come quelli di Gazebo, megafoni chissà se inconsapevoli delle ONG legate ad Al-Qa'ida.

Ma la cosa più preoccupante è che tutti i politici rosé si sono lanciati in Alti Lai e digrignar di denti contro Assad.

Dal presidente francese Hollande all'Alta Rappresentante Mogherini, tutti chiedono conseguenze, noncuranti del fatto che attaccare la Siria significa giocare con il fuoco:

il dittatore sanguinario e omofobo del Cremlino già anni fa ha avvertito che marciare su Damasco è equivalente a marciare su Mosca, con tutte le risultanze finali del caso. L'altro omofobo e maschilista della Casa Bianca sta prendendo tempo ma è chiaro che la manovra è rivolta anche contro di lui: gli vogliono torcere il braccino per obbligarlo a continuare la politica estera di Obama e della Megera Ridens che ha perso le elezioni, una politica di scontro totale contro la Russia e contro Putin fino alle estreme conseguenze.

 

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Mi limito qui a ricordare che nel 2013 l'attacco chimico del 21 agosto alla Ghouta, presso Damasco - inizialmente attribuito ad Assad con grande sdegno di tutti i carrozzoni nazi-progressisti rosé - fu infine attribuito dall'inchiesta dell'ONU guidata da Carla Del Ponte ai "ribelli moderati" (che però quando tornano da noi completamente impazziti dalla guerra e prendono un camion riducendo in poltiglia decine di persone ridiventano "terroristi").

Le inchieste giornalistiche alla fine riuscirono ad appurare che dietro all'attacco c'erano i servizi USA e Sauditi.

Si legga l'inchiesta di Christof Lehmann dell'americana NSNBC (certamente non imputabile di essere filo Assad e filo Putin).

E si legga il grande giornalista investigativo Seymour Hersh, che sulla London Review of Books pubblicò un'inchiesta convincente, sulla bufala chimica anti-Assad.

Perfino il Massachusetts Institute of Technology contraddisse fin nei dettagli l'amministrazione Obama, che pure aveva accusato Bashar al-Assad dell'attacco chimico. A settembre si giunse a un passo dai bombardamenti sulla Siria e forse per questo lo studio Mit si intitolò Le possibili implicazioni degli errori dell'intelligence statunitense riguardo all'attacco al gas nervino del 21 agosto 2013. E non basta: Richard Lloyd (ex ispettore delle Nazioni Unite sugli armamenti) e Theodore Postol stimarono che la gittata del missile rudimentale ritrovato dagli ispettori ONU non poteva essere superiore ai 2 km, e che pertanto, vista la mappa delle forze schierate che aveva presentato proprio la stessa Casa Bianca il 30 agosto, il punto di lancio doveva necessariamente essere nelle zone controllate dai miliziani jihadisti.

Si tratta di fatti alla portata di tutte le redazioni e dovrebbero essere considerati pietre miliari acquisite presso ogni organo di informazione. Tutti sono nelle condizioni di sapere come funziona e smontare il meccanismo. Invece no. La storia vera viene cancellata dalla cronaca falsa e il supplizio del lettore e dello spettatore ricomincia da capo con lo schema che prepara la guerra.

I manipolatori seriali nazionali (da Travaglio a Zucconi passando per lo stanco rimorchio del Manifesto) e internazionali (a partire da al Jazeera per finire con la Reuters) ovviamente sono campioni della dimenticanza.

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