
Il diritto internazionale non è privo di forza, è solo colpevolmente e volutamente disapplicato
di Luca Benedini
Nelle relazioni internazionali, attualmente le problematiche cruente più grosse, tragiche e strutturali provengono dai comportamenti di tre governi: quello israeliano di Netanyahu (che maltratta da tempo in mille modi i palestinesi incurante di numerose risoluzioni dell’Onu e della “Corte internazionale di giustizia” e che oggi si mantiene in uno stato di guerra infinita anche con altri paesi come specialmente Libano, Iran e Siria), quello russo di Putin (che ha organizzato, deciso nel 2022 e poi mantenuto in atto sino ad oggi l’invasione dell’Ucraina) e quello statunitense di Trump (che oltre a proseguire a tutti i livelli la tradizione di una sfacciatissima protezione e di un continuo aiuto nei confronti del governo israeliano – praticamente qualunque cosa quest’ultimo faccia – sta organizzando, decidendo e attuando in particolar modo una guerra all’Iran in più fasi che prosegue ormai da circa cinque mesi). Sono anche guerre che in vari modi stanno danneggiando diffusamente e gravemente l’economia mondiale e l’ambiente planetario, ledendo pesantemente così gli interessi stessi di più o meno tutte le popolazioni della Terra [1].
In base ai “Princìpi di Norimberga” (riconosciuti come parte del diritto internazionale dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 1950), sono considerati come crimini punibili sia l’avvio di guerre d’aggressione o di guerre che violano accordi internazionali, sia le azioni che durante una guerra provocano il maltrattamento o l’uccisione della popolazione civile e causano devastazioni generalizzate, sia degli eventuali altri atti disumani – come gli omicidi deliberati, le deportazioni, le schiavizzazioni, i casi di sterminio, e via dicendo – attuati in collegamento con quei primi due tipi di crimini. In altre parole, in base a tali Princìpi i membri di quei tre governi e i principali capi militari dei tre eserciti in questione hanno tutti commesso dei gravissimi crimini punibili, che sin dal 1950 sono internazionalmente riconosciuti e sono classificati in tre tipologie: “crimini contro la pace”, “crimini di guerra” e “crimini contro l’umanità”.
Ma, anche indipendentemente dai “Princìpi di Norimberga” e dai successivi trattati che approfondiscono ulteriormente quanto stabilito in quei Princìpi, i governanti e i capi militari in questione hanno commesso delle gravi violazioni specifiche della legislazione del loro paese.
Tutti e tre i paesi implicati aderiscono infatti all’Onu, il che significa che le loro istituzioni ufficiali hanno riconosciuta e fatta propria la Carta statutaria dell’Onu (del 1945), Carta che è diventata così parte delle leggi riconosciute in ciascuno di quei tre paesi. Ad esempio, come si è già ricordato in Il mistero (poco misterioso) della scomparsa del diritto internazionale [2], la Costituzione statunitense stabilisce all’articolo 6 che la medesima «Costituzione e le leggi degli Stati Uniti che verranno fatte in conseguenza di essa, e tutti i trattati conclusi, o che si concluderanno, sotto l’autorità degli Stati Uniti, costituiranno la legge suprema del Paese; e i giudici di ogni Stato [facente parte degli Usa, n.d.r.] saranno tenuti a conformarsi ad essi». Per di più, gli Stati Uniti aderiscono anche alla Nato, la quale a sua volta ha un trattato istitutivo (del 1949) che tra le altre cose afferma di uniformarsi pienamente e totalmente alla Carta dell’Onu.
Ora, la Carta dell’Onu prescrive in maniera ineludibile e inaggirabile ai paesi aderenti di evitare le guerre d’aggressione, di attivarsi per difendere la pace internazionale e di seguire una serie di procedure cautelative in caso di controversie internazionali che potrebbero minacciare la pace. In altre parole, quando un governo di un paese che aderisce all’Onu avvia una guerra d’aggressione, per di più non seguendo quelle prescritte procedure cautelative che avrebbero dovuto proteggere la pace internazionale, evidentemente quel governo sta violando la legislazione anche del proprio paese, legislazione che appunto include ormai quanto sancito nella Carta dell’Onu.
La principale problematica pratica a questo proposito, nel campo del diritto e della sua applicazione, è il fatto che solitamente non si prevede una pena specifica per chi viola le prescrizioni di un trattato cui un particolare paese aderisce: si crea così un’apparente sfasatura tra il fatto che la legislazione e la magistratura di quel paese dovrebbero tutelare le prescrizioni dei trattati ufficialmente riconosciuti nel paese e impedire la violazione di tali prescrizioni e il fatto che chi dovesse compiere violazioni di quel tipo risulterebbe apparentemente e direttamente non soggetto ad alcuna pena (il che rende sicuramente non molto facile la tutela effettiva delle prescrizioni in questione). Ma ci sono due evidenti vie d’uscita da questa apparente sfasatura: da un lato, il fatto che anche senza entrare nel campo strettamente penale la magistratura può determinare che un atto è illegale e quindi va interrotto, tanto più se è compiuto da dei rappresentanti istituzionali delle pubbliche istituzioni e se questi rappresentanti stanno operando proprio nel loro specifico ruolo istituzionale; dall’altro lato, il fatto che non sia solitamente prevista una pena specifica per le violazioni in questione non azzera le pene previste per gli effetti concreti di tali violazioni. In altre parole, mentre chi compie azioni come quelle in questione – cioè l’avviare una guerra d’aggressione, oppure il deliberare o l’attuare durante un evento bellico atti considerati come “crimini di guerra” o “crimini contro l’umanità” – si ritiene solitamente “giustificato” dal proprio ruolo istituzionale, quando invece emerge in maniera evidente che quelle azioni sono state compiute contro le prescrizioni di un trattato cui un particolare paese aderisce e quindi costituiscono delle azioni illegittime ed illegali (e pertanto sostanzialmente dei reati, anche se magari non sono state appunto stabilite delle pene specifiche per essi), allora non è più consentita alcuna giustificazione a chi le ha compiute e possono e devono essere trattati come reati anche gli effetti di quelle azioni.
In breve, a quest’ultimo proposito, anche se non è prevista una pena per chi viola le prescrizioni della Carta dell’Onu, è sicuramente prevista una pena per tutti i singoli effetti di quelle violazioni: ogni persona uccisa in una guerra attuata in violazione di tale Carta corrisponde ad un omicidio, ogni persona ferita e ogni edificio abbattuto o danneggiato in una tale guerra corrispondono a un danno da punire e soprattutto da risarcire il più possibile (come del resto dovrebbero essere pure da risarcire sia i danni indiretti che l’uccisione di persone provoca ai famigliari di queste ultime sia gli effetti pesantemente negativi che con varia intensità tantissime popolazioni del mondo stanno continuando a subire a causa delle generalizzate e ben accertate problematiche economiche ed ambientali cui si è già accennato), e via dicendo: risarcimenti che naturalmente – trattandosi di evidenti violazioni del diritto vigente – andrebbero prelevati per quanto possibile non dalle finanze pubbliche ma dai patrimoni personali e famigliari dei capi politici e militari implicati nelle operazioni belliche in questione. E questo dovrebbe valere – per lo meno in teoria, perché poi in pratica i magistrati possono essere in varie maniere impauriti o letteralmente comprati dai governi e/o dalle élite economiche che generalmente appoggiano e foraggiano governi come questi – sia in Israele, sia in Russia, sia negli Usa.... Nel contempo, poiché in paesi come gli Usa per i rappresentanti istituzionali è prevista la possibilità di una procedura di impeachment nel Parlamento (procedura che se completata porta al decadimento del rappresentante in questione e che negli ultimi mesi è stata più volte proposta anche all’interno del Parlamento stesso, da degli esponenti del Partito democratico), tutti i parlamentari che non ritenessero degni di impeachment i governanti e i capi militari che hanno attuato una guerra d’aggressione e/o degli altri crimini associati ad una guerra segnalerebbero in tal modo all’intero paese che essi ritengono carta straccia sia la Costituzione del paese che la Carta dell’Onu, e la gente dovrebbe sapere pienamente questo, anche in vista delle successive elezioni (presidenziali, parlamentari, locali, ecc.).... E al di là delle varie magistrature nazionali permane ovviamente anche l’ampia possibilità di interventi di tipo sanzionatorio e giudiziario da parte della magistratura internazionale e delle Nazioni Unite (che, nei casi in cui il loro Consiglio di Sicurezza non possa operare perché bloccato dal veto di una o più delle cinque nazioni che in esso hanno appunto il diritto di veto, possono agire tramite l’Assemblea Generale, come è stato già esaurientemente approfondito in interventi precedenti) [3].
Negli Usa, per di più, con la “loro” guerra all’Iran Trump e il suo entourage politico-militare stanno facendosi beffe sia di ulteriori aspetti della legislazione statunitense, sia del Parlamento stesso. In base alle leggi federali vigenti nel paese (in particolare, il War Powers Act del 1973), senza un esplicito consenso del Parlamento il presidente può in caso di urgenza avviare una guerra per una durata di non più di 60 giorni (con un’eventuale proroga di altri 30 giorni in casi molto particolari che non appaiono essere applicabili a questo conflitto con l’Iran). Ora, allo scadere dei 60 giorni (alla fine dell’aprile scorso), Trump ha considerato ufficialmente conclusa la guerra che era stata da lui avviata con l’Iran due mesi prima, cioè a fine febbraio. Ma poche settimane dopo l’ha fatta ripartire, fingendo che si tratti di una guerra nuova e diversa, mentre è ovvio a chiunque che si tratti della stessa (non a caso, per parlare di questo conflitto Trump e i suoi usano palesemente lo stesso linguaggio di prima...). In altre parole, Trump e il suo governo si sono appropriati di poteri che essi non hanno, calpestando anche le competenze che le leggi in vigore attribuiscono al Parlamento.... Non c’è da stupirsi se Trump si comporta spesso come uno sfacciato e offensivo bullo con chiunque gli venga voglia di maltrattare ed insultare: da mesi e mesi non sta facendo altro che calpestare esplicitamente e clamorosamente una marea di prescrizioni costituzionali, di leggi nazionali, di trattati e di norme internazionali tutti in vigore, come se invece nulla di tutto questo effettivamente esistesse.... Come potrebbe provare rispetto per chi, diversamente da lui, tende a conformarsi almeno esteriormente alle principali leggi e norme vigenti nel proprio paese e a livello internazionale...?
Oltre tutto, Trump e i suoi mostrano un estremo orgoglio per questo loro modo di fare, ma la realtà è che l’amministrazione Trump, con l’aggressione bellica all’Iran contraria al vigente diritto internazionale e proseguita per di più mediante un’indebita appropriazione di poteri non suoi, ha innescato una serie di pesantissime problematiche nella navigazione nel cruciale stretto di Hormuz (problematiche che prima di quest’aggressione non esistevano minimamente e che quindi vanno addebitate tutte all’attuale governo statunitense), e ha ottenuto l’effetto di rinsaldare nettamente all’interno dell’Iran la posizione dell’iper-autoritario e maschilista regime teocratico khomeinista, che invece prima di tale aggressione si trovava in crescenti difficoltà nei suoi rapporti con la popolazione del paese.... Considerato anche che quest’anno Trump ha detto più volte di mirare a far cadere tale regime, se ne ricava che quest’aggressione è stata un errore e un fallimento praticamente da tutti i punti di vista.... L’Iran sta diventando per gli Usa un nuovo Vietnam, anche se Trump e i suoi fanno finta di niente e proseguono da mesi con le loro roboanti – e del tutto fasulle e ridicole – dichiarazioni pubbliche sul fatto che hanno già stravinto la guerra, hanno già distrutto l’esercito iraniano, ecc. ecc. ecc.. L’amministrazione Trump, col ripetere insistentemente quelle dichiarazioni e con la propria persistente aria trionfale da un lato e con la costante minaccia ricattatoria di deliberare altissimi dazi contro i prodotti di questa o quella nazione dall’altro lato (dazi che peraltro vengono spesso cancellati dalla magistratura statunitense qualche tempo dopo perché illegittimi), spera di riuscire a far dimenticare i propri colossali fallimenti e il proprio esasperato nazionalismo all’opinione pubblica nazionale e internazionale e a far piegare ai propri interessi i governi degli altri paesi del mondo; ma col passare del tempo il re appare sempre più nudo, come nella celebre favola di Hans Christian Andersen.... Per di più, esattamente come avvenne in Vietnam, questa guerra all’Iran sta allargandosi progressivamente, coinvolgendo degli altri paesi: allora furono soprattutto Cambogia e Laos, ora soprattutto diversi altri paesi del Golfo che ospitano basi militari statunitensi attive in questo conflitto (paesi che di fatto stanno quindi offrendo un evidente aiuto ai governi Trump e Netanyahu in questa loro aggressione all’Iran) o nei quali ci sono popolazioni che intendono dare un certo appoggio militare all’Iran aggredito.
Un altro caso emblematico di disapplicazione della legislazione vigente è il fatto che l’UE ha un ampio accordo di cooperazione economica con lo Stato d’Israele sin dal 1995, accordo il cui art. 2 stabilisce che «il rispetto per i diritti umani e per i princìpi democratici [...] guida la politica interna e internazionale delle Parti contraenti [cioè l’UE e lo Stato d’Israele, n.d.r.] e costituisce un elemento essenziale» dell’accordo stesso, mentre l’art. 79 specifica che «se una delle Parti contraenti considera che l’altra Parte abbia mancato di soddisfare uno degli obblighi previsti dall’accordo potrà prendere dei provvedimenti appropriati». Ora, l’evidente, ormai estremamente prolungato e sempre più eclatante mancato rispetto dei diritti umani dei palestinesi da parte dello Stato d’Israele non ha affatto portato gli organi dirigenti dell’UE a sospendere questo accordo, benché una tale sospensione sia stata ampiamente e ripetutamente richiesta da molte voci della società europea, inclusi numerosi europarlamentari e funzionari dell’UE stessa. In pratica, non solo i governi statunitensi ma anche i vertici dell’UE (appoggiati evidentemente da gran parte sia del mondo politico dei paesi dell’UE sia della struttura politica stessa di quest’ultima) stanno continuando a proteggere, sostenere ed appoggiare i governi israeliani praticamente qualunque cosa questi ultimi facciano [4]....
È anche impressionante come – tanto nei paesi ad “economia di mercato” quanto in quelli del cosiddetto “socialismo reale” – una grandissima parte del ceto politico-diplomatico mondiale stia fingendo di non accorgersi delle colossali e brutalmente sanguinarie violazioni del diritto vigente da parte appunto di politici come Netanyahu, Putin, Trump e i loro sodali (o addirittura le stia sostanzialmente approvando) e soprattutto continui a rivolgersi affabilmente a loro come a degli “amichevoli compagni di un party o di un picnic”, ai quali rivolgersi come niente fosse per prospettare stabili alleanze internazionali, collaborazioni economico-industriali su vasta scala (aventi spesso, ovviamente, ampie ricadute bellico-militari) e/o tranquille riunioni programmatiche sul futuro del mondo....
Dovremmo renderci conto di questo estremo fallimento qualitativo di gran parte del ceto politico da un capo all’altro del mondo, e progettare quindi una radicale trasformazione degli orientamenti presenti e futuri della politica stessa rispetto a quelli oggi ampiamente predominanti. Un indirizzarsi verso lo spirito sensibile, dialettico e vitale dell’antidogmatico “socialismo scientifico” marx-engelsiano, del moderno pensiero olistico e delle rivendicazioni culturali e sociali del “movimento di liberazione delle donne” del tardo ’900 e, nel contempo, un creativo recupero delle proposte politico-economiche lanciate nei decenni a cavallo tra secondo e terzo millennio dal “movimento di Seattle” (incluso in particolar modo l’“appello di Bamako” del 2006) e da economisti di spicco come ad esempio Joseph E. Stiglitz, Muhammad Yunus, Elinor Ostrom e Thomas Piketty appaiono essere le principali direzioni per concretizzare questa trasformazione [5].
In tutto questo, tra l’altro, va sottolineato di nuovo – come già si era fatto in Il mistero (poco misterioso) della scomparsa del diritto internazionale – che per molteplici e sempre più evidenti motivi la “società civile” rimane una delle forze più fondamentali di qualunque società che voglia essere effettivamente democratica: alla fin fine, la “società civile” è generalmente la chiave stessa della democrazia, fornendo molto frequentemente alla società intera – grazie anche alla libertà di cui la “società civile” stessa gode potendo mantenere un’ampia fluidità intrinseca e non dovendo solitamente assumere ruoli istituzionali ufficiali – sia dei suggerimenti spesso estremamente creativi, sia degli stimoli evolutivi, sia la possibilità di parlare liberamente senza conformismi e di dire sostanzialmente la verità sulle varie dinamiche della società.












































Comments
"Il diritto internazionale non è privo di forza, è solo colpevole te e volutamente disapplicato".
Ohjbo', verrebbe da chiedersi: se un diritto non viene applicato vuol dire che non ha la forza, almeno questo come concetto del senso comune.
Ora l'autore di questo scritto cerca di dimostrare che ci sono volontà - politiche, economiche e sociali - dobbiamo supporre che ne proibiscono l'applicazione.
Dunque a una " forza" di diritto, si contrappone una FORZA perché non lo si applichi.
Sicché un diritto privo di forza è parola ideologica priva di senso.
Da quando una parola priva di forza avrebbe più valore della forza?
Ma perché giriamo intorno al pozzo per pestare il terreno?
Oh Luca, potresti spiegare in virtù di quale legge della fisica la parola potrebbe avere più forza della forza?
Michele Castaldo