
Il diritto internazionale non è privo di forza, è solo colpevolmente e volutamente disapplicato
di Luca Benedini
Nelle relazioni internazionali, attualmente le problematiche cruente più grosse, tragiche e strutturali provengono dai comportamenti di tre governi: quello israeliano di Netanyahu (che maltratta da tempo in mille modi i palestinesi incurante di numerose risoluzioni dell’Onu e della “Corte internazionale di giustizia” e che oggi si mantiene in uno stato di guerra infinita anche con altri paesi come specialmente Libano, Iran e Siria), quello russo di Putin (che ha organizzato, deciso nel 2022 e poi mantenuto in atto sino ad oggi l’invasione dell’Ucraina) e quello statunitense di Trump (che oltre a proseguire a tutti i livelli la tradizione di una sfacciatissima protezione e di un continuo aiuto nei confronti del governo israeliano – praticamente qualunque cosa quest’ultimo faccia – sta organizzando, decidendo e attuando in particolar modo una guerra all’Iran in più fasi che prosegue ormai da circa cinque mesi). Sono anche guerre che in vari modi stanno danneggiando diffusamente e gravemente l’economia mondiale e l’ambiente planetario, ledendo pesantemente così gli interessi stessi di più o meno tutte le popolazioni della Terra [1].
In base ai “Princìpi di Norimberga” (riconosciuti come parte del diritto internazionale dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 1950), sono considerati come crimini punibili sia l’avvio di guerre d’aggressione o di guerre che violano accordi internazionali, sia le azioni che durante una guerra provocano il maltrattamento o l’uccisione della popolazione civile e causano devastazioni generalizzate, sia degli eventuali altri atti disumani – come gli omicidi deliberati, le deportazioni, le schiavizzazioni, i casi di sterminio, e via dicendo – attuati in collegamento con quei primi due tipi di crimini. In altre parole, in base a tali Princìpi i membri di quei tre governi e i principali capi militari dei tre eserciti in questione hanno tutti commesso dei gravissimi crimini punibili, che sin dal 1950 sono internazionalmente riconosciuti e sono classificati in tre tipologie: “crimini contro la pace”, “crimini di guerra” e “crimini contro l’umanità”.
Ma, anche indipendentemente dai “Princìpi di Norimberga” e dai successivi trattati che approfondiscono ulteriormente quanto stabilito in quei Princìpi, i governanti e i capi militari in questione hanno commesso delle gravi violazioni specifiche della legislazione del loro paese.
Tutti e tre i paesi implicati aderiscono infatti all’Onu, il che significa che le loro istituzioni ufficiali hanno riconosciuta e fatta propria la Carta statutaria dell’Onu (del 1945), Carta che è diventata così parte delle leggi riconosciute in ciascuno di quei tre paesi. Ad esempio, come si è già ricordato in Il mistero (poco misterioso) della scomparsa del diritto internazionale [2], la Costituzione statunitense stabilisce all’articolo 6 che la medesima «Costituzione e le leggi degli Stati Uniti che verranno fatte in conseguenza di essa, e tutti i trattati conclusi, o che si concluderanno, sotto l’autorità degli Stati Uniti, costituiranno la legge suprema del Paese; e i giudici di ogni Stato [facente parte degli Usa, n.d.r.] saranno tenuti a conformarsi ad essi». Per di più, gli Stati Uniti aderiscono anche alla Nato, la quale a sua volta ha un trattato istitutivo (del 1949) che tra le altre cose afferma di uniformarsi pienamente e totalmente alla Carta dell’Onu.
Ora, la Carta dell’Onu prescrive in maniera ineludibile e inaggirabile ai paesi aderenti di evitare le guerre d’aggressione, di attivarsi per difendere la pace internazionale e di seguire una serie di procedure cautelative in caso di controversie internazionali che potrebbero minacciare la pace. In altre parole, quando un governo di un paese che aderisce all’Onu avvia una guerra d’aggressione, per di più non seguendo quelle prescritte procedure cautelative che avrebbero dovuto proteggere la pace internazionale, evidentemente quel governo sta violando la legislazione anche del proprio paese, legislazione che appunto include ormai quanto sancito nella Carta dell’Onu.
La principale problematica pratica a questo proposito, nel campo del diritto e della sua applicazione, è il fatto che solitamente non si prevede una pena specifica per chi viola le prescrizioni di un trattato cui un particolare paese aderisce: si crea così un’apparente sfasatura tra il fatto che la legislazione e la magistratura di quel paese dovrebbero tutelare le prescrizioni dei trattati ufficialmente riconosciuti nel paese e impedire la violazione di tali prescrizioni e il fatto che chi dovesse compiere violazioni di quel tipo risulterebbe apparentemente e direttamente non soggetto ad alcuna pena (il che rende sicuramente non molto facile la tutela effettiva delle prescrizioni in questione). Ma ci sono due evidenti vie d’uscita da questa apparente sfasatura: da un lato, il fatto che anche senza entrare nel campo strettamente penale la magistratura può determinare che un atto è illegale e quindi va interrotto, tanto più se è compiuto da dei rappresentanti istituzionali delle pubbliche istituzioni e se questi rappresentanti stanno operando proprio nel loro specifico ruolo istituzionale; dall’altro lato, il fatto che non sia solitamente prevista una pena specifica per le violazioni in questione non azzera le pene previste per gli effetti concreti di tali violazioni. In altre parole, mentre chi compie azioni come quelle in questione – cioè l’avviare una guerra d’aggressione, oppure il deliberare o l’attuare durante un evento bellico atti considerati come “crimini di guerra” o “crimini contro l’umanità” – si ritiene solitamente “giustificato” dal proprio ruolo istituzionale, quando invece emerge in maniera evidente che quelle azioni sono state compiute contro le prescrizioni di un trattato cui un particolare paese aderisce e quindi costituiscono delle azioni illegittime ed illegali (e pertanto sostanzialmente dei reati, anche se magari non sono state appunto stabilite delle pene specifiche per essi), allora non è più consentita alcuna giustificazione a chi le ha compiute e possono e devono essere trattati come reati anche gli effetti di quelle azioni.
In breve, a quest’ultimo proposito, anche se non è prevista una pena per chi viola le prescrizioni della Carta dell’Onu, è sicuramente prevista una pena per tutti i singoli effetti di quelle violazioni: ogni persona uccisa in una guerra attuata in violazione di tale Carta corrisponde ad un omicidio, ogni persona ferita e ogni edificio abbattuto o danneggiato in una tale guerra corrispondono a un danno da punire e soprattutto da risarcire il più possibile (come del resto dovrebbero essere pure da risarcire sia i danni indiretti che l’uccisione di persone provoca ai famigliari di queste ultime sia gli effetti pesantemente negativi che con varia intensità tantissime popolazioni del mondo stanno continuando a subire a causa delle generalizzate e ben accertate problematiche economiche ed ambientali cui si è già accennato), e via dicendo: risarcimenti che naturalmente – trattandosi di evidenti violazioni del diritto vigente – andrebbero prelevati per quanto possibile non dalle finanze pubbliche ma dai patrimoni personali e famigliari dei capi politici e militari implicati nelle operazioni belliche in questione. E questo dovrebbe valere – per lo meno in teoria, perché poi in pratica i magistrati possono essere in varie maniere impauriti o letteralmente comprati dai governi e/o dalle élite economiche che generalmente appoggiano e foraggiano governi come questi – sia in Israele, sia in Russia, sia negli Usa.... Nel contempo, poiché in paesi come gli Usa per i rappresentanti istituzionali è prevista la possibilità di una procedura di impeachment nel Parlamento (procedura che se completata porta al decadimento del rappresentante in questione e che negli ultimi mesi è stata più volte proposta anche all’interno del Parlamento stesso, da degli esponenti del Partito democratico), tutti i parlamentari che non ritenessero degni di impeachment i governanti e i capi militari che hanno attuato una guerra d’aggressione e/o degli altri crimini associati ad una guerra segnalerebbero in tal modo all’intero paese che essi ritengono carta straccia sia la Costituzione del paese che la Carta dell’Onu, e la gente dovrebbe sapere pienamente questo, anche in vista delle successive elezioni (presidenziali, parlamentari, locali, ecc.).... E al di là delle varie magistrature nazionali permane ovviamente anche l’ampia possibilità di interventi di tipo sanzionatorio e giudiziario da parte della magistratura internazionale e delle Nazioni Unite (che, nei casi in cui il loro Consiglio di Sicurezza non possa operare perché bloccato dal veto di una o più delle cinque nazioni che in esso hanno appunto il diritto di veto, possono agire tramite l’Assemblea Generale, come è stato già esaurientemente approfondito in interventi precedenti) [3].
Negli Usa, per di più, con la “loro” guerra all’Iran Trump e il suo entourage politico-militare stanno facendosi beffe sia di ulteriori aspetti della legislazione statunitense, sia del Parlamento stesso. In base alle leggi federali vigenti nel paese (in particolare, il War Powers Act del 1973), senza un esplicito consenso del Parlamento il presidente può in caso di urgenza avviare una guerra per una durata di non più di 60 giorni (con un’eventuale proroga di altri 30 giorni in casi molto particolari che non appaiono essere applicabili a questo conflitto con l’Iran). Ora, allo scadere dei 60 giorni (alla fine dell’aprile scorso), Trump ha considerato ufficialmente conclusa la guerra che era stata da lui avviata con l’Iran due mesi prima, cioè a fine febbraio. Ma poche settimane dopo l’ha fatta ripartire, fingendo che si tratti di una guerra nuova e diversa, mentre è ovvio a chiunque che si tratti della stessa (non a caso, per parlare di questo conflitto Trump e i suoi usano palesemente lo stesso linguaggio di prima...). In altre parole, Trump e il suo governo si sono appropriati di poteri che essi non hanno, calpestando anche le competenze che le leggi in vigore attribuiscono al Parlamento.... Non c’è da stupirsi se Trump si comporta spesso come uno sfacciato e offensivo bullo con chiunque gli venga voglia di maltrattare ed insultare: da mesi e mesi non sta facendo altro che calpestare esplicitamente e clamorosamente una marea di prescrizioni costituzionali, di leggi nazionali, di trattati e di norme internazionali tutti in vigore, come se invece nulla di tutto questo effettivamente esistesse.... Come potrebbe provare rispetto per chi, diversamente da lui, tende a conformarsi almeno esteriormente alle principali leggi e norme vigenti nel proprio paese e a livello internazionale...?
Oltre tutto, Trump e i suoi mostrano un estremo orgoglio per questo loro modo di fare, ma la realtà è che l’amministrazione Trump, con l’aggressione bellica all’Iran contraria al vigente diritto internazionale e proseguita per di più mediante un’indebita appropriazione di poteri non suoi, ha innescato una serie di pesantissime problematiche nella navigazione nel cruciale stretto di Hormuz (problematiche che prima di quest’aggressione non esistevano minimamente e che quindi vanno addebitate tutte all’attuale governo statunitense), e ha ottenuto l’effetto di rinsaldare nettamente all’interno dell’Iran la posizione dell’iper-autoritario e maschilista regime teocratico khomeinista, che invece prima di tale aggressione si trovava in crescenti difficoltà nei suoi rapporti con la popolazione del paese.... Considerato anche che quest’anno Trump ha detto più volte di mirare a far cadere tale regime, se ne ricava che quest’aggressione è stata un errore e un fallimento praticamente da tutti i punti di vista.... L’Iran sta diventando per gli Usa un nuovo Vietnam, anche se Trump e i suoi fanno finta di niente e proseguono da mesi con le loro roboanti – e del tutto fasulle e ridicole – dichiarazioni pubbliche sul fatto che hanno già stravinto la guerra, hanno già distrutto l’esercito iraniano, ecc. ecc. ecc.. L’amministrazione Trump, col ripetere insistentemente quelle dichiarazioni e con la propria persistente aria trionfale da un lato e con la costante minaccia ricattatoria di deliberare altissimi dazi contro i prodotti di questa o quella nazione dall’altro lato (dazi che peraltro vengono spesso cancellati dalla magistratura statunitense qualche tempo dopo perché illegittimi), spera di riuscire a far dimenticare i propri colossali fallimenti e il proprio esasperato nazionalismo all’opinione pubblica nazionale e internazionale e a far piegare ai propri interessi i governi degli altri paesi del mondo; ma col passare del tempo il re appare sempre più nudo, come nella celebre favola di Hans Christian Andersen.... Per di più, esattamente come avvenne in Vietnam, questa guerra all’Iran sta allargandosi progressivamente, coinvolgendo degli altri paesi: allora furono soprattutto Cambogia e Laos, ora soprattutto diversi altri paesi del Golfo che ospitano basi militari statunitensi attive in questo conflitto (paesi che di fatto stanno quindi offrendo un evidente aiuto ai governi Trump e Netanyahu in questa loro aggressione all’Iran) o nei quali ci sono popolazioni che intendono dare un certo appoggio militare all’Iran aggredito.
Un altro caso emblematico di disapplicazione della legislazione vigente è il fatto che l’UE ha un ampio accordo di cooperazione economica con lo Stato d’Israele sin dal 1995, accordo il cui art. 2 stabilisce che «il rispetto per i diritti umani e per i princìpi democratici [...] guida la politica interna e internazionale delle Parti contraenti [cioè l’UE e lo Stato d’Israele, n.d.r.] e costituisce un elemento essenziale» dell’accordo stesso, mentre l’art. 79 specifica che «se una delle Parti contraenti considera che l’altra Parte abbia mancato di soddisfare uno degli obblighi previsti dall’accordo potrà prendere dei provvedimenti appropriati». Ora, l’evidente, ormai estremamente prolungato e sempre più eclatante mancato rispetto dei diritti umani dei palestinesi da parte dello Stato d’Israele non ha affatto portato gli organi dirigenti dell’UE a sospendere questo accordo, benché una tale sospensione sia stata ampiamente e ripetutamente richiesta da molte voci della società europea, inclusi numerosi europarlamentari e funzionari dell’UE stessa. In pratica, non solo i governi statunitensi ma anche i vertici dell’UE (appoggiati evidentemente da gran parte sia del mondo politico dei paesi dell’UE sia della struttura politica stessa di quest’ultima) stanno continuando a proteggere, sostenere ed appoggiare i governi israeliani praticamente qualunque cosa questi ultimi facciano [4]....
È anche impressionante come – tanto nei paesi ad “economia di mercato” quanto in quelli del cosiddetto “socialismo reale” – una grandissima parte del ceto politico-diplomatico mondiale stia fingendo di non accorgersi delle colossali e brutalmente sanguinarie violazioni del diritto vigente da parte appunto di politici come Netanyahu, Putin, Trump e i loro sodali (o addirittura le stia sostanzialmente approvando) e soprattutto continui a rivolgersi affabilmente a loro come a degli “amichevoli compagni di un party o di un picnic”, ai quali rivolgersi come niente fosse per prospettare stabili alleanze internazionali, collaborazioni economico-industriali su vasta scala (aventi spesso, ovviamente, ampie ricadute bellico-militari) e/o tranquille riunioni programmatiche sul futuro del mondo....
Dovremmo renderci conto di questo estremo fallimento qualitativo di gran parte del ceto politico da un capo all’altro del mondo, e progettare quindi una radicale trasformazione degli orientamenti presenti e futuri della politica stessa rispetto a quelli oggi ampiamente predominanti. Un indirizzarsi verso lo spirito sensibile, dialettico e vitale dell’antidogmatico “socialismo scientifico” marx-engelsiano, del moderno pensiero olistico e delle rivendicazioni culturali e sociali del “movimento di liberazione delle donne” del tardo ’900 e, nel contempo, un creativo recupero delle proposte politico-economiche lanciate nei decenni a cavallo tra secondo e terzo millennio dal “movimento di Seattle” (incluso in particolar modo l’“appello di Bamako” del 2006) e da economisti di spicco come ad esempio Joseph E. Stiglitz, Muhammad Yunus, Elinor Ostrom e Thomas Piketty appaiono essere le principali direzioni per concretizzare questa trasformazione [5].
In tutto questo, tra l’altro, va sottolineato di nuovo – come già si era fatto in Il mistero (poco misterioso) della scomparsa del diritto internazionale – che per molteplici e sempre più evidenti motivi la “società civile” rimane una delle forze più fondamentali di qualunque società che voglia essere effettivamente democratica: alla fin fine, la “società civile” è generalmente la chiave stessa della democrazia, fornendo molto frequentemente alla società intera – grazie anche alla libertà di cui la “società civile” stessa gode potendo mantenere un’ampia fluidità intrinseca e non dovendo solitamente assumere ruoli istituzionali ufficiali – sia dei suggerimenti spesso estremamente creativi, sia degli stimoli evolutivi, sia la possibilità di parlare liberamente senza conformismi e di dire sostanzialmente la verità sulle varie dinamiche della società.












































Comments
Come ho scritto in precedenza in "Il mistero (poco misterioso) della scomparsa del diritto internazionale" (vedi nel testo la nota 2), «la superficialità con cui si guarda comunemente al diritto internazionale nel mondo attuale è evidente anche dal considerevole numero di commentatori che, pur lamentandosi della guerra russo-ucraina, insistono che la responsabilità della guerra non è del governo Putin ma dell’Ucraina e soprattutto della Nato, che hanno "costretto" il governo russo a intervenire per difendere le popolazioni russofone del Donbass – coinvolte da diversi anni in una mai risolta guerriglia locale contro l’esercito ucraino – e soprattutto per tutelare i "legittimi" interessi imperialistici della Russia sulle aree limitrofe, tra le quali è inclusa l’Ucraina. Ora, queste considerazioni da un lato pretendono che sia legittimo che quelle aree (in pratica, le varie nazioni che assieme alla Russia facevano parte dell’Urss e che sono divenute indipendenti con la dissoluzione di quest’ultima, tra il 1990 e il 1991) non siano completamente indipendenti e libere di impostare con propri criteri la propria politica estera ma siano soggette – per motivi incomprensibili a parte un evidente tentativo russo di ripristinare in un modo o nell’altro l’antico impero degli zar – ad una sorta di protettorato russo, il che non ha assolutamente alcun fondamento nel diritto internazionale; e dall’altro lato dimenticano che la Carta dell’Onu (organizzazione cui la Russia aderisce) prevede ampiamente delle solide procedure in caso di controversie che possono minare la pace internazionale, procedure di cui si occupano in particolare i capitoli VI e XIV di tale Carta: sono queste procedure che il governo russo avrebbe dovuto evidentemente invocare ed avviare a seguito della prolungata guerriglia nel Donbass, non certo usare quella guerriglia come scusa per invadere col proprio esercito l’Ucraina...».
Inoltre - proseguivo - «caduta l’Urss post-staliniana (col risultato pratico che il capitalismo è stato abbracciato rapidamente e pienamente in tutte le nazioni nate dalla dissoluzione dell’Urss), la Nato non ha più nulla di effettivo contro la "nuova" Russia supercapitalista.... Anzi, l’una e l’altra sono come sorelle (infatti Trump e Putin fanno politicamente l’amore da un bel po’ d’anni, e non certo a caso...). In altre parole, Putin finge di avere un enorme conflitto d’interessi con la Nato per poter avere una carta da giocare allo scopo di cercare di giustificare le sue pretese imperialistiche sull’Ucraina e su altre nazioni ex-Urss.... E Trump cerca di non contraddirlo perché la guerra russo-ucraina fa enormemente comodo a Trump e al suo approccio politico che si fa beffe del diritto internazionale e che nel contempo rilancia il più possibile gli interessi del "complesso militare-industriale".... Una delle più lampanti "cartine di tornasole" del duraturo inciucio esistente tra Putin e Trump è rappresentato dall’evidentissima ed estremamente insistita vicinanza politica che in questi anni il governo Orbán in Ungheria ha mantenuto sia con Putin che con Trump (il quale ha addirittura inviato il suo vice Vance a sostenere pubblicamente Orbán prima delle recentissime elezioni parlamentari ungheresi, che invece hanno visto una clamorosa sconfitta dello stesso Orbán...)». Anche la costante vicinanza politica di Salvini a Putin è un altro chiaro segnale del fatto che Putin è di estrema destra e sotto la superficie delle cose inciucia costantemente con le forze di destra di vari altri paesi.... A conferma di tutte queste sintonie, Vincenzo Costa p.es. in "La sconfitta di Putin" ("https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/33431-vincenzo-costa-la-sconfitta-di-putin.html") ha appena rammentato specificamente che «nel marzo del 2000 Putin giunge a ventilare un’adesione della Russia alla NATO» e negli anni immediatamente successivi «chiese più volte un ingresso della Russia nella UE».... Ma quale Putin vittima innocente della perfida Nato...? Si ripete qui - quasi identicamente - la menata mussoliniana della "perfida Albione" (cioè la Gran Bretagna) che contestava i desideri fascisti di un impero italiano in Africa, menata che presentava il fascismo cone una povera, innocente e santa vittima dell'imperialismo britannico.... Putin è solo un brutale imperialista che vuole un'ampia regione circostante sotto il controllo della "sua" Russia, così come Trump e tanti altri politici statunitensi (specialmente quelli della destra repubblicana) vogliono un'ampia regione circostante sotto il controllo imperialista dei "loro" Stati Uniti: vedasi il costante loro tentativo di mettere le loro mani su Cuba e sul resto del Centroamerica, sul Venezuela, ecc.. Chissà perché c'è un pezzo della cosiddetta sinistra italiana (e non solo italiana) che è pronto a perdonare e consentire tutto alla repressiva e guerrafondaia oligarchia destrorsa putiniana che si è imposta in Russia dopo la caduta dell'Urss.... Cos'è, un latente senso di colpa perché l'Occidente ha mantenuto in atto per 60 anni la "guerra fredda" contro l'Urss staliniana e post-staliniana e la sinistra occidentale non ha saputo aiutare a sufficienza quell'Urss...? O è il fatto che Putin si è fatto le ossa per decenni nel Kgb prima di salire al potere, e i nostalgici dell'Urss continuano a vederlo come "uno di loro"...?
Una sinistra intelligente comprenderebbe che, come Mussolini si fece le ossa nel partito socialista e poi fece un "salto triplo" che lo rese il leader dell'estrema destra italiana, così in Russia molti che si sono fatti le ossa nel partito che decenni prima era stato di Lenin e nelle organizzazioni da esso messe in piedi (come appunto il Kgb) hanno perso per strada nel corso degli anni lo spirito della sinistra e sono diventati intrinsecamente di estrema destra sotto forma di ambiziosi e cinici burocrati, o dittatori, o servizievoli e cointeressati amici di dittatori, o oligarchi, o aspiranti tali.... Ma questa consapevolezza sembra troppo complicata per alcuni.... Sarà anche che i metodi autoritari usati dai vertici dell'Urss staliniana e post-staliniana (e poi dai vertici di altre società post-rivoluzionarie come la Cina, la Corea del Nord, l'Albania, Cuba, la Cambogia, ecc.) per consolidare il proprio potere e per reprimere i dissidenti assomigliavano moltissimo ai metodi usati dai governi destrorsi per consolidare il proprio potere e per reprimere i loro dissidenti, e questo ha abituato tanti a pensare che è normale e giusto che i politici di sinistra, una volta al potere, usino gli stessi metodi dei governanti autoritari e dittatoriali di destra.... Quindi non si capisce più che cosa distingua politicamente e culturalmente la sinistra dalla destra, a parte l'orientamento economico (statalista in un caso e favorevole alla classe imprenditoriale nell'altro, ma sempre dirigista in entrambi i casi...). Dev'essere anche per questo che il metodo putiniano di cercare di risolvere il "problema Donbass" (metodo identico a quello usato dalla destra statunitense qua e là nel mondo, e prima ancora dalla destra nazista, cioè inviando l'esercito per fare un bel "blitzkrieg", che però potrebbe non risultare così rapido ed efficace come auspicato e trasformarsi così in una bella, lunghissima e santa guerra) non crea difficoltà a questo sig. Giordano (misteriosamente privo di cognome, come se si vergognasse di quello che sta scrivendo e di se stesso).... Se Putin avesse voluto cercare di affrontare il "problema Donbass" pensando davvero al bene dei russofoni ucraini, invece di fare un blitzkrieg avrebbe potuto ad esempio minacciare l'Ucraina di chiudere da un giorno all'altro il rubinetto del gas russo, ricorrere con clamore alla "Corte internazionale di giustizia" e all'Onu, ecc.; ma no, non era questo che interessava a Putin e al suo governo: a loro interessava solo mettere le loro mani sull'Ucraina (e poi pian piano su altre parti del vecchio impero degli zar, come la Moldavia, la Georgia, ecc., dove già da anni Putin soffia sul fuoco di tensioni geostrategiche locali) e nel contempo rinfocolare il peso del "complesso militare-industriale" nella società....
Svegliatevi, ragazzi...! Uscite dalla ridicola, miope e tragica buca in cui si sono cacciati Stalin e i suoi epigoni e tornate alla filosofia e all'amore per la vita e per la dialettica che c'erano in tutta l'opera di Marx ed Engels (esempi più efficaci i "Manoscritti economico-filosofici del 1844" e la "Critica del programma di Gotha" di Marx e l'"Antiduhring" e "Dialettica della natura" di Engels) e che non c'entrano per nulla con i bizantinismi, le prese in giro, gli autoritarismi, i concetti semplicistici e i machiavellismi del "socialismo reale" avviatosi nel '900 e dei loro figliocci come Putin....
sei bravo a giocare con le parole, ma fai attenzione che, come sapeva già Socrate circa 2.500 anni fa, coi sofismi si combina ben poco (o meglio, si finisce col giocare a favore del potere).... Vuoi un esempio di forza che non viene applicata ma che forza ugualmente è, per lo meno in potenza, e di parola che può avere, come effetto, più forza della forza? Immaginati di fronte a un pugile focoso, iracondo e con grossi muscoli forzuti.... Se non ha alcun particolare motivo potrebbe anche non usare con te alcunché della sua abbondante forza; ma prova ad offenderlo con qualche insulto e poi vedrai come quelle tue parole possono scatenare la sua forza.... Probabilmente la tua mascella e le tue arcate sopraccigliari se ne accorgerebbero molto rapidamente.... Per cui, smetti di concentrarti sul giocare con le parole: non serve a niente.... E' dai tempi di Bernstein, Kautsky, Bucharin, Stalin, ecc. che la cosa è drammaticamente evidente: non sono sufficienti questi 130 anni...?
A parte l'immaginare, un meccanismo come questo ha portato alla "famosa" testata di Zidane a Materazzi nella finale della "Coppa del mondo" di calcio del 2006 (finita 1-1 e vinta poi dall'Italia ai rigori): Materazzi ha provocato deliberatamente Zidane cercando di destabilizzarlo (cosa non rara negli sport in cui gli avversari sono praticamente a contatto), parlando a quanto pare della sorella di Zidane in termini da lui considerati insultanti, e Zidane ha reagito dandogli una testata; siccome nel calcio ci sono bene o male delle regole, Zidane è stato espulso e la Francia ha giocato con un uomo in meno la parte finale della partita. Su piani più "seri", un meccanismo simile ha scatenato ad esempio la cosiddetta "prima guerra del Golfo": Saddam Hussein, a capo del regime iracheno, progettava di invadere il Kuwait per "punirlo" per i suoi pozzi obliqui che dal sottosuolo estraevano del petrolio che secondo Saddam era iracheno e, da buon alleato della superpotenza Usa, chiese al governo di Washington una sostanziale autorizzazione all'invasione; Washington rispose sostanzialmente "sono fatti vostri" e Saddam fece partire l'invasione, ma immediatamente l'amministrazione Bush sr. si schierò dalla parte del Kuwait e accusò internazionalmente l'Iraq per quella aggressione ingiustificata (che portò l'Onu a deliberare contro l'Iraq prima un embargo e poi una guerra per la liberazione del Kuwait, guerra che vide l'esercito Usa come primo attore...). Altri mille esempi concreti si potrebbero fare, tenendo conto che i Bush, i Trump, i Netanyahu e i Putin cercano con ogni mezzo di far sì che, diversamente dalle partite di calcio, nella politica internazionale non ci sia più alcuna regola e tutti possano aggredire tutti quelli che gli pare senza timore di venire espulsi...). Non a caso un vecchio detto (francese, mi pare) dice che "ne uccide più la parola che la spada".... Si può persino mettere spiritosamente in evidenza il fatto che, in natura, in certe condizioni di innevamento montano un grido può innescare una valanga.... Questo tuo giochicchiare tra parole e forza non pare molto efficace, dunque, alle prese con la realtà....
Ma, se dietro a questo tuo divertissement ci sta anche un tentativo di discutere un po' più corposamente, dirò in breve che la "lotta di classe" passa anche per le leggi e la loro applicazione, non solo per i contrasti di tipo economico-sindacale o per le rivoluzioni. Marx ed Engels l'avevano ben capito, come mostrano con particolare chiarezza i programmi politici socialisti realizzati all'epoca con la loro diretta partecipazione, cioè principalmente il programma presentato nel 1880 dal partito operaio francese (e pubblicato su "L’Égalité" del 30 giugno 1880) e quello tedesco discusso e adottato nel 1891 a Erfurt (al quale collaborò ovviamente soltanto Engels, essendo Marx scomparso nel 1883). Mi pare una cosa talmente ovvia da risultare quasi scontata, ma all'occorenza se ne può appunto parlare.... In altri termini, la qualità della vita popolare è nettamente migliorata con l'approvazione e l'applicazione di leggi come ad esempio - negli ultimi 60 anni in Italia - lo "statuto dei lavoratori" e il divorzio, ed è peggiorata col peggioramento che il governo Renzi ha fatto di tale statuto, così come è peggiorata con i continui peggioramenti del SSN e della scuola pubblica che stanno avvenendo da almeno 15-20 anni attraverso una serie di leggi, decreti, ecc. o anche attraverso semplicemente una peggiore applicazione di leggi già esistenti. Questo vale naturalmente non solo per le leggi nazionali ma anche per il diritto internazionale: l'approvazione e l'applicazione di trattati internazionali sui diritti umani, sul diritto umanitario, ecc. può migliorare nettamente la qualità della vita popolare, mentre la disapplicazione - o addirittura la cancellazione - di tali trattati può farla peggiorare di molto, specialmente dove ci sarebbe appunto bisogno della loro applicazione per interrompere guerre, pesanti repressioni, soffocanti diseguaglianze economiche, ecc.. Hai presente ad esempio Timor Est? Se una trentina d'anni fa l'Onu non fosse intervenuta ci sarebbe stata una sorta di genocidio, con "pulizie etniche", ecc. ecc.. Se non te lo ricordi, ne ha parlato ad esempio Noam Chomsky in due interviste del 2014 (in inglese), agli indirizzi "https://www.democracynow.org/2014/8/7/a_hideous_atrocity_noam_chomsky_on" e "https://www.democracynow.org/2014/8/8/noam_chomsky_what_israel_is_doing". Ecco, quello è stato un esempio di applicazione del "diritto internazionale sulla pace" che ha evitato quella catastrofe, che invece non si sta evitando attualmente a Gaza, in Cisgiordania e in Libano, così come non si stanno evitando i disastri che stanno comunque avvenendo anche altrove (in Ucraina, in altre parti del Medio Oriente, in diverse parti dell'Africa, a Cuba, ecc.). Se l'Onu intervenne allora a Timor Est, avrebbe potuto farlo recentemente in questi altri luoghi. Ma gli attuali governi non vogliono. Non è che non si può, è che i governi non vogliono e le classi popolari, che in molti paesi sarebbero in grado di influire potentemente sulle scelte governative attraverso le elezioni, i referendum, gli approfondimenti tematici uniti a delle manifestazioni di piazza, eventualmente gli scioperi generali, ecc., non sanno più incidere....
I principali "cavalli di Troia" che le classi dominanti hanno usato per abbattere la capacità d'incidere delle classi popolari sono stati probabilmente due: la globalizzazione neoliberista (che dall'Occidente è poi arrivata sino in Cina, in Vietnam, ecc.), dalla quale ha cercato di difendersi il "movimento di Seattle", che però ha perso dal punto di vista politico, nonostante la chiarezza dell'ultimo Samir Amin (quello del cosiddetto "appello di Bamako", ma poiché Amin col passare degli anni è divenuto sempre più marxiano - e sempre meno "marxista ortodosso"... - la maggioranza di quel movimento, essendo impaurita dalla politica, non ha ascoltato Amin e si è fatta infinocchiare dai governi dei vari paesi del mondo...), e tragicamente in tutto il globo la cosiddetta sinistra non ha saputo raccogliere gli intelligenti suggerimenti socio-economici di quel movimento e ha continuato a fare politica usando gli schemi - ormai obsoleti e inefficaci - precedenti alla globalizzazione; e il "socialismo reale", che è stato sistematicamente vissuto come insoddisfacente dalle masse stesse che ci si trovavano immerse (a meno che non conoscessero altro che il loro paese e quindi non potessero fare confronti con altre impostazioni della società) e che ha finito col convincere dell'inadeguatezza delle idee socialiste le classi popolari un po' in tutto il mondo.... Bel risultato del "socialismo reale"...: quest'ultimo è diventato la migliore arma propagandistica del più becero capitalismo dirigista occidentale.... Finché non ci libereremo sia dell'idea che il "socialismo reale" gerarchico e antidemocratico è di sinistra, sia dell'idea che assecondare piattamente il capitalismo accontentandosi semplicemente di ammorbidirlo un pochettino dal punto di vista sociale - come fa tipicamente la cosiddetta "sinistra moderata" - è di sinistra, sia dell'idea pesantemente dualista e controproducente secondo cui le riforme interne alla società capitalista e la prospettiva rivoluzionaria socialista si escludono sostanzialmente a vicenda, la sinistra non combinerà più nulla di veramente vitale.... E finirà col perdersi sovente in giochetti di parole degni dei sofisti greci di 2.500 anni fa.... Si potrebbe anche aggiungere che in questi giochetti continueranno ad aver spesso luogo quelle situazioni di cui una battuta Zen diceva che, quando qualcuno indica lucidamente con un dito la luna, le persone tendenti alla superficialità guardano il dito invece della luna.... Ah ah ah ah ah (risata allegra, non grida di dolore, serie di interiezioni di stupore o risata irridente)...!
Ad ogni modo, un abbraccio....
"Il diritto internazionale non è privo di forza, è solo colpevole te e volutamente disapplicato".
Ohjbo', verrebbe da chiedersi: se un diritto non viene applicato vuol dire che non ha la forza, almeno questo come concetto del senso comune.
Ora l'autore di questo scritto cerca di dimostrare che ci sono volontà - politiche, economiche e sociali - dobbiamo supporre che ne proibiscono l'applicazione.
Dunque a una " forza" di diritto, si contrappone una FORZA perché non lo si applichi.
Sicché un diritto privo di forza è parola ideologica priva di senso.
Da quando una parola priva di forza avrebbe più valore della forza?
Ma perché giriamo intorno al pozzo per pestare il terreno?
Oh Luca, potresti spiegare in virtù di quale legge della fisica la parola potrebbe avere più forza della forza?
Michele Castaldo