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I veri costi delle rinnovabili sono sostenibili solo grazie a enormi risorse pubbliche di cui si appropriano gli speculatori che stanno distruggendo il nostro territorio

di Francesco Cappello 

Dietro il mito dell’energia a basso costo si nasconde un sistema che scarica sulla collettività i costi di rete, accumulo e riserva, garantendo profitti privati grazie a sussidi pubblici e alla trasformazione del territorio in una ininterrotta area industriale. In pratica una gigantesca socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti 

Immagine JPEG 42EF 8825 7E 0 1140x641.jpegÈ dominante una narrazione seducente ed interessata secondo cui l’energia solare ed eolica sarebbe ormai diventata la forma di elettricità più economica della storia humana. Tuttavia, se si guarda ai bilanci delle reti e alle leggi della fisica, la realtà che emerge è radicalmente diversa.

È importante chiedersi come si calcola davvero il costo dell’energia e perché l’approccio attuale sta portando a un gigantesco abbaglio economico di cui usufruiscono solamente le società energetiche private che speculano utilizzando fondi pubblici sfruttando una messe di leggi, finanziamenti ed incentivi senza cui sarebbe stato loro impossibile piazzare i loro ecomostri al posto di campi con vocazione agricola infestando i crinali delle colline italiane.

L’inganno della metrica LCOE e la Potenza Stabile Equivalente

Il punto di partenza di questo malinteso risiede in una cifra ampiamente pubblicizzata: circa 35 euro per megawattora, ovvero 3,5 centesimi per kilowattora, presentata come il costo dell’energia eolica e solare. Questo valore si basa su una metrica chiamata costo livellato dell’energia, nota in gergo come LCOE.

Il problema del LCOE è che misura soltanto il costo di fabbrica per produrre un singolo kilowattora sulla pala o sul pannello, esattamente nel momento in cui soffia il vento o brilla il sole. È l’equivalente di calcolare il prezzo di un’automobile considerando unicamente il suo prezzo di listino dimenticando l’assicurazione, le tasse, la manutenzione, il carburante, eccetera…

Come sottolinea Sir Dieter Helm, docente di politica energetica all’Università di Oxford e autore di celebri revisioni contabili per il governo britannico, valutare la convenienza delle rinnovabili intermittenti con il LCOE è un errore metodologico primario. Il sole e il vento producono infatti energia intermittente, variabile e non programmabile, scaricando sull’intero sistema elettrico tutti i costi necessari per colmare i loro vuoti di produzione.

Per correggere questa distorsione, Helm ha introdotto il concetto di Potenza Stabile Equivalente, spiegando che un impianto eolico o solare dovrebbe essere valutato solo in base alla sua capacità di fornire energia garantita 24 ore su 24, pagando di tasca propria le riserve e gli accumuli necessari per quando la natura sospende la produzione di energia da rinnovabile.

Quando questi elementi vengono inclusi nel calcolo, i numeri cambiano in modo drammatico. Gli studi condotti dal ricercatore Terigi Ciccone e ripresi dalle analisi del Dott. Peter Meyer mostrano che i costi nascosti di integrazione aumentano la spesa complessiva tra il 135% e il 235%. Il risultato è che i tanto declamati 35 euro per megawattora si trasformano in un costo effettivo dell’energia consegnata alla rete di circa 440 euro per megawattora, ossia 44 centesimi per kilowattora.

Se ti stessi chiedendo come i produttori evitano che le aziende falliscano a causa di questi alti costi di produzione, sappi che gli Stati utilizzano strumenti come i Contratti per Differenza o le aste a tariffa garantita.

Grazie a questi contratti trentennali, lo Stato (con i nostri soldi) garantisce al produttore un prezzo fisso per ogni megawattora immesso. Se il prezzo sul mercato reale crolla a zero, è lo Stato che versa all’azienda la differenza con denaro pubblico, azzerando del tutto il rischio d’impresa e garantendo rendimenti certi agli investitori. Il produttore privato incassa i guadagni vendendo la singola molecola di energia prodotta a basso costo alla spina, mentre l’enorme conto aggiuntivo necessario per rendere quell’energia stabile, sicura e disponibile ogni volta che schiacciamo un interruttore viene pagato ogni mese dai consumatori e dai contribuenti.

 

La realtà della rete: frequenza, tensione e cannibalizzazione dei prezzi

Per comprendere da dove nascano questi costi enormi, bisogna guardare a cosa accade concretamente dentro la rete elettrica. Una rete richiede un perfetto equilibrio secondo per secondo tra l’energia immessa e quella consumata.

L’economista dell’energia Lion Hirth, della Hertie School di Berlino, insieme ai ricercatori del Potsdam Institute for Climate Impact Research, ha documentato a lungo i cosiddetti costi d’integrazione. Hirth ha dimostrato che quando la presenza di eolico e solare cresce in una rete, si verifica il fenomeno della cannibalizzazione del prezzo. Durante le giornate di sole e vento, tutti gli impianti producono contemporaneamente, inondando il mercato di energia in eccesso e facendo crollare il valore di quell’elettricità a zero o persino a valori negativi. Quando invece il tempo cambia, il valore dell’energia impenna, ma gli impianti rinnovabili non sono in grado di produrla.

A questo problema economico si aggiunge una complessa sfida ingegneristica. Le centrali tradizionali a gas, nucleari o idroelettriche usano enormi turbine rotanti la cui massa fornisce una naturale inerzia di sistema, indispensabile per stabilizzare la frequenza della rete a 50 Hertz. I pannelli solari e le pale eoliche ne sono totalmente sprovvisti. Di conseguenza, i gestori sono costretti a tenere accese le centrali convenzionali a carico parziale, facendole funzionare in modo inefficiente e costoso, solo per garantire l’inerzia necessaria a evitare blackout dell’erogazione elettrica.

C’è poi la questione della tensione e della potenza reattiva. L’energia immessa in modo frammentato da migliaia di impianti diffusi crea costanti fluttuazioni di tensione. Gli ingegneri usano spesso l’analogia del boccale di birra: la birra liquida rappresenta la potenza attiva utile che alimenta i nostri elettrodomestici, mentre la schiuma rappresenta la potenza reattiva necessaria a creare i campi magnetici nelle linee. L’energia instabile di pale e pannelli aumenta a dismisura la presenza di questa schiuma inutile, riducendo lo spazio per la birra e mettendo a rischio la stabilità della rete, costringendo i gestori a installare costosi macchinari di compensazione.

Infine, poiché i parchi eolici e fotovoltaici sono spesso costruiti lontano dalle città, si rende necessario realizzare migliaia di chilometri di nuove linee ad alta tensione con investimenti da miliardi di euro e la conseguente perdita di energia in calore proprio a causa del suo trasporto a grandi distanze. Dalle centrali alle prese di case si perde dal 6 all’8% di energia.

Anche l’Agenzia per l’Energia Nucleare dell’OCSE, nei suoi report sui costi della decarbonizzazione, giunge alle medesime conclusioni: negli scenari a fortissima penetrazione di rinnovabili variabili, la spesa complessiva del sistema impenna a causa del potenziamento delle infrastrutture e della drastica perdita di efficienza di tutto il sistema elettrico di supporto.

 

Il mito delle batterie e la matematica del sovradimensionamento

Un’obiezione comune sostiene che le batterie possano risolvere facilmente ogni problema di intermittenza. Tuttavia, l’analisi dei dati reali smentisce questa speranza.

Si consideri il progetto solare MTerra nelle Filippine, annunciato da Meralco PowerGen e Actis, uno dei più grandi impianti al mondo dotati di accumulo. Il progetto prevede complessivamente 3.500 megawatt di fotovoltaico e 4.500 megawattora di batterie al litio. Eppure, nonostante questa mole monumentale di tecnologia, l’impianto riesce a garantire l’energia richiesta solo per 12-13 ore al giorno. Per le restanti ore della notte, o durante i periodi di maltempo prolungato e i tifoni tipici della regione, è comunque indispensabile mantenere attiva e pronta all’uso un’intera rete di centrali elettriche tradizionali. In sostanza, si continua a pagare il doppio sistema.

Questa necessità di riserva costante porta a una conseguenza matematica inevitabile: il sovradimensionamento spaventoso degli impianti. Gli studi quantitativi citati da National Wind Watch mettono a confronto cosa serva realmente per erogare 1 gigawatt di potenza affidabile e garantita al 99,9% della disponibilità.

Una moderna centrale a gas a ciclo combinato ha un costo di investimento di circa 920 euro per kilowatt e produce energia affidabile a un costo totale di sistema di circa 475 milioni di euro all’anno, pari a 6,3 centesimi per kilowattora, senza richiedere grandi opere di trasmissione perché situata vicino ai consumi.

Per ottenere lo stesso risultato dall’eolico terrestre, sapendo che la sua capacità effettiva nei momenti di picco della domanda è pari ad appena il 10%, occorre installare una potenza pari a 10 gigawatt, cioè dieci volte la capacità necessaria! Aggiungendo 4 gigawattora di batterie al litio, le centrali a gas di emergenza da tenere pronte al 90% della capacità, le linee di trasmissione e le sottostazioni, il costo totale annuo sale a 2,64 miliardi di euro, ossia 5,6 volte più alto del gas, arrivando a 35,7 centesimi per kilowattora! Se si rimuovessero del tutto i sussidi statali, la spesa annua sale a 3,38 miliardi di euro.

Nel caso dell’eolico offshore in mare, la situazione diventa ancora più onerosa. Con una capacità effettiva del 15%, serve un sovradimensionamento di sette volte (7 gigawatt nominali)! Considerati i costi di installazione marina, i cavi sottomarini e le sottostazioni offshore, la spesa annua schizza a 3,43 miliardi di euro, cioè 7,2 volte il costo di una centrale a gas, per un prezzo dell’energia fornita di 44 centesimi per kilowattora!

Il dato sconcertante che emerge da queste analisi è che circa il 70% dei budget destinati all’energia eolica non serve a produrre elettricità, ma a pagare il sovradimensionamento e la riserva necessaria a coprire la sua intrinseca inaffidabilità, generando una spesa inefficiente stimata a livello globale in circa 1.650 miliardi di euro all’anno.

 

I limiti fisici, il consumo di risorse e il degrado degli impianti

Guardando oltre l’aspetto puramente finanziario, la comunità scientifica evidenzia da tempo pesanti vincoli fisici e ambientali. Il professor Vaclav Smil dell’Università del Manitoba, uno dei massimi esperti mondiali di transizioni energetiche, ha dimostrato come l’eolico e il solare soffrano di una bassissima densità di potenza. Per produrre la stessa quantità di energia di una centrale tradizionale, richiedono una superficie di suolo fino a dieci volte superiore.

Inoltre, la produzione di questa enorme quantità di infrastrutture richiede una quantità di materie prime senza precedenti. Per lavorare l’acciaio delle torri eoliche, il silicio dei pannelli e il vetro dei moduli, la catena di approvvigionamento globale consuma circa due miliardi di tonnellate di carbone nei processi industriali ad alta temperatura. A questo si aggiunge l’imminente emergenza dei rifiuti: entro il 2050 si stima la generazione di 78 milioni di tonnellate di rifiuti non riciclabili derivanti dalla dismissione di pale eoliche e pannelli giunti a fine vita.

A completare questo quadro interviene il lavoro dell’economista Gordon Hughes dell’Università di Edimburgo, ex consulente della Banca Mondiale. Hughes ha condotto approfonditi studi empirici sulle prestazioni reali di centinaia di parchi eolici in Europa, rilevando che l’usura meccanica e il degrado delle turbine avvengono a un ritmo molto più rapido di quanto dichiarato dai costruttori. Le spese di gestione e manutenzione aumentano notevolmente con il passare degli anni, mentre l’efficienza degli impianti crolla ben prima del termine della loro vita utile teorica, riducendo ulteriormente il rendimento economico dell’investimento.

La visione condivisa da questo vasto corpo di ricerca non è un rifiuto ideologico delle tecnologie rinnovabili, ma un richiamo alla realtà fisica ed economica. Pretendere che il solare e l’eolico possano da soli mandare avanti una società industriale avanzata a costi irrisori significa ignorare le leggi dell’elettrotecnica e della contabilità industriale.

Finché i costi reali di sistema continueranno a essere nascosti sotto la voce dei sussidi statali, della fiscalità generale e dei debiti pubblici, l’illusione dell’energia verde a basso costo potrà reggere nel dibattito politico. Tuttavia, i nodi tornano inevitabilmente al pettine sotto forma di bollette più alte, reti instabili, blackout e risorse pubbliche sprecate. Bisognerebbe abbandonare le metriche fuorvianti come il LCOE ma tenerle fa comodo a troppi interessati a realizzare profitti a scapito delle risorse pubbliche.

Un modo razionale ed economicamente sostenibilissimo di valorizzare le fonti rinnovabili c’è ma non interessa promuoverlo perché in quel caso a guadagnare dalla transizione energetica sarebbero i cittadini (puoi leggerlo qui https://www.francescocappello.com/…/le-comunita…/ ) e non quella massa di speculatori che stanno trasformando (con profitti garantiti a spese nostre) il nostro territorio in puzzolente ed invivibile oltre che inguardabile zona industriale.

 

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Comments

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Emanuela Manai
Friday, 14 August 2026 17:30
D'accordo, ma mancano delle voci tra le componenti del prezzo reale: quanto costerebbero litio e terre rare e minerali e metalli necessari se pagassimo ai paesi produttori il vero prezzo del lavoro estrattivo e delle terre devastate? E qual è il prezzo di un ettaro di terra fertile reso inerte? Come calcolarlo? E si può calcolare in denaro il costo di una comunità distrutta rendendo inabitabile il territorio su cui viveva?
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paolo
Friday, 14 August 2026 17:38
Il prezzo di un ettaro di terra fertile reso inerte è esattamente 0 €! Perchè, se dimentichi per un secondo le fanfaluche che qualcuno racconta, in Italia-ad esempio- dal 1946 in poi abbiamo continuato a diminuire l'uso della terra fertile (dato che l'agricoltura è diventata un decimo di quello che era). Parte delle terre abbandonate sono diventate boschi (cedui); altre parti sono semplicemente lì inutilizzate. Quindi metterci sopra fotovoltaico non toglie nulla all'agricoltura.
Piantiamola coi lagni del fotovoltaico mentre fossili e nucleare sono rose e fiori: NON abbiamo tempo!
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Michelangelo Tumini
Friday, 14 August 2026 12:05
A differenza dei tanti commenti, io l'articolo comunque lo trovo interessante, in quanto aiuta a riflettere sull'analisi dei costi effettivi. Provo a spiegarmi. Ho installato sul mio tetto un impianto fotovoltaico che produce in un numero di ore ben preciso e con cielo terso ben 5 kilowattora, capaci di coprire l'assorbimento di energia consumata se accesi in contemporanea gli split per emissione di aria fredda o calda, lavastoviglie e lavatrice, soltanto per 3 ore al giorno. Pertanto per rimanere in linea nelle altre ore occorre spegnere un pò tutto per consentire un accumulo di energia prodotta nella batteria, in modo che possa essere utilizzata nelle ore in cui il sole tramonta ed ovviamente non produce. Altro aspetto non trascurabile attiene al consumo di energia presa dal sistema sul cui costo incidono una serie di elementi di costo identificati come costi di sistema e costi di gestione. Facendo qualche calcolo il costo per kilowattora passa da 0,11 o 0,09 a 2,39 o anche più alto.
Ovvio, che limitare l'analisi dei costi a quelli riportati nell'articolo, non aiutano a fare scelte politiche complesse che attengono all'intera vita del nostro sistema solare e che richiedono un'analisi di costi-benefici molto più funzionali ad affrontare gli effetti globali che il sistema, economico, finanziario e sopratutto quelli, per la salvaguardia della salute di tutti gli esseri viventi. Occorrono ovviamente analisi molto più allargate e più complete.
Solo dopo il confronto tra i costi-benefici per produrre energia con le teconologie per rinnovali e quella prodotta con i fossili, forse diventerebbe più facile scegliere il tipo di produzione di energia ed anche le tecnologie più efficienti ed efficaci capaci di assicurare una vita dignitosa a tutti indipendentemente dalla pancia e dal luogo dove si viene generati. Usare la testa e la conoscenza puo' aiutare. Quali capitali usare, l'ideale sarebbe usare quelli statali e privati entrambi investiti per il benessere di tutti, più che per produrre armi.
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Fulvia
Friday, 14 August 2026 21:03
Grazie, sig. Tumini. Le sue, sono considerazioni ragionevoli ed equanimi.
Sulla sua esperienza di fotovoltaico, come volevasi dimostrare.
Saluti.
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paolo
Friday, 14 August 2026 17:06
Innanzitutto l'articolo chiama 'spese folli dello stato' quelli che sono semplicemente investimenti; ma soprattutto non si dice che non è una scelta tecnologica neutrale tra diversi tipi di energia, ma è una scelta esistenziale tra una che aiuta il pianeta e una che lo brucia.
E nonostante l'assordante silenzio dei giornaloni e giornalini la situazione climatica è disastrosa: negli ultini decenni il tasso di riscaldamento è triplicato, passando da 0,10° a 0,42° a decennio (v. Hansen), l'Amoc ha accelerato la sua 'corsa'a fermarsi ,.....E abbiamo ancora forse 5 anni per riuscire non ad invertire ma a rallentare questo percorso.
È anche per questo che trovo sospetti tutti i discorsi di critica alle rinnovabili, qualunque maschera portino
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Carlo
Thursday, 13 August 2026 08:24
Ma se il costo teorico è 35 euro al megawatt e quello reale aumenta del 200% non dovrebbe essere 105eruro e non 440 come scritto nell' articolo?
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Paolo Di Marco
Tuesday, 11 August 2026 22:18
Mi chiedevo quando i petrolieri sarebbero arrivati qui…e ora ci sono;
Le argomentazioni sempre simili, ‘noi siamo per la terra…ma bisogna essere realistici…’
Il metodo simile:
-le rinnovabili costano di più di quel che sembra…balle! I costi sono costi, e quelli reali sono assai più convenienti del petrolio; i costi nascosti sono invenzioni gratuite e qualunque contabile sarebbe inorridito
- le rinnovabili non sono costanti…balle! I metodi moderni di accumulo sono oggi ultraefficienti..basta informarsi
- i costi di rete…senza parlare delle rinnovabili individuali
-ovviamente ignorando tutti i costi del petrolio che sta uccidendo il pianeta
- le pale che si consumano…molto meno della nostra pazienza!
Ma non vi vergognate? Anche a pagamento queste sono azioni criminali
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Mario Marchitti
Tuesday, 11 August 2026 20:44
KiteGen è un progetto italiano per sfruttare I venti di alta quota con aquiloni di potenza, che potrebbe essere concorrenziale con le fonti fossili. Sono state realizzate molte componenti, fra cui l'ala semirigida, ed effettuati molti test. Ma ora il progetto è bloccato per difficoltà relazionali.
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Fulvia
Tuesday, 11 August 2026 15:28
Bisogna saperle queste cose per avere chiaro il discorso green e il martellamento del cambiamento climatico.
Per la mia esperienza, posso dire che ci sono anche i piccoli speculatori privati. Sui tetti della mia zona, scomparse le tegole. Si vedono solo distese di pannelli solari di privati non certamente interessati alla salute del pianeta ma a trarre profitto dal rivendere energia. Pannelli che hanno obsolescenza programmata e poi andranno rimossi e sostituiti. Quali i costi per il pianeta? A proposito, noi paghiamo sulla bolletta una quota per le rinnovabili. Da anni. E da anni la bolletta non fa altro che aumentare. Pigliate per i fondelli.
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Paolo Di Marco
Tuesday, 11 August 2026 22:23
Dove paghi in bolletta le rinnovabili? Leggi bene! Ti dicono solo quanto dell’energia che consumi viene dalle rinnovabili; i pannelli a ‘obsolescenza programmata’ ci sono solo nei film Maga; nel mondo reale ci sono materiali che durano in modo efficiente per 20/25 anni, come tutto
I privati non rivendono niente, solo non pagano l’Enel!
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Gianvito
Wednesday, 12 August 2026 14:12
Sei proprio bene informato. I privati non pagano L' Enel o chi per essa ? Ma che dici ? Si continua a pagare bolletta con tutte le voci fisse. Sui consumi si risparmia qualcosa ma per recuperare investimento iniziale ci vogliono anni. Intanto i pannelli diventano vecchi e mentre i conti non tornano, si deve pensare ai nuovi. Senza contare che le grandinate violente , sempre più frequenti, li possono danneggiare seriamente.
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paolo
Thursday, 13 August 2026 15:04
Sto parlando degli impianti autogestiti: se si esce dalle grinfie di Enel/GSE &c un impianto ad isola (offline) da 6 kw+ accumulo da 15 kwh costa (dai cinesi) 5k €
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Fulvia
Wednesday, 12 August 2026 10:23
Paolo Di Marco, non ci conosciamo e non vedo perchè mi deve dare del tu e usare esortazioni imperative come se fossi una tonta. In bolletta , legga bene, vi è la componente Asos, che rappresenta la voce che più incide negli oneri di sistema. Ed è il "contributo" che ogni utente paga per l'energia prodotta da fonti pulite.
Poi, se i pannelli solari hanno una durata massima di 20/ 25 anni, significa che dopo questo tempo , vanno sostituiti, ovviamente con un costo di smaltimento. Non è obsolescenza programmata ? Allora cos'è ?
La transizione verde, al netto di tutti i profitti che vanno ad arricchire i padroni dell'energia, non si sta rivelando né democratica nè equa. Su questo ci siamo? Sul fatto che tanti zelanti "ecologisti" che riempiono i tetti di pannelli e magari in garage hanno un'auto per ogni componente della famiglia e tengono il giardino curato con l'acqua per uso domestico, sorvoliamo. Sono debolezze dei microcapitalisti , inguaribilmente egoisti come i macro, che, nel caso di specie, vorrebbero l'energia a costo zero e con i contatori bidirezionali, possibilmente , rivenderla. Chi non può disporre dell'investimento iniziale , notevole, per "l'autoproduzione" , si prende corna, bastonate.
Ma il tema dell'articolo non era questo.
Sul green e reale salvaguardia del pianeta, ritengo si dovrebbe aprire una riflessione più ampia e meno ipocrita. Comunque grazie all'autore per avere evidenziato la fame degli speculatori fuori controllo.
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Paolo
Thursday, 13 August 2026 14:48
Le voci delle bollette sono del tutto simboliche, v. il 'costo di gestione del contatore' e altre voci immaginarie che coprono il fatto che ci spremono; la transizione verde non c'è proprio: siamo tutti in balia del capitale finanziario che ha deciso 3 anni fa di ributtarsi sul binomio fossili/armi...il problema è che chi muore sotto il sole, senza acqua nè cibo perchè il pianeta brucia siamo noi...E tutti i discorsi antirinnovabili sono finanziati, direttamente o a distanza, dagli stessi (BlackRock in testa) che ci stanno bruciando.
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tiziano
Tuesday, 11 August 2026 10:19
Nel conto complessivo bisognerebbe però includere anche gli eventuali vantaggi ecologici ( se ce ne sono )che indirettamente si rifletteranno sulle bollette.
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Sergio
Monday, 10 August 2026 18:07
Ho visto le analisi tecniche successive al blackout elettrico della penisola iberica lo scorso anno.
Nel caso bisogna escludere l'eolico, perchè almeno da quelle parti la produzione è praticamente costante, dato il regime dei venti nelle coste atlantiche. Per il fotovoltaico invece la variazione è la norma, nel caso spagnolo dallo zero notturno il fotovoltaico è arrivato a occupare il 60% della produzione, facendo saltare il sistema per eccesso di produzione rispetto ai consumi. In questa occasione era stato segnalato il problema dei produttori privati il cui interesse è vendere comunque.
Quindi il problema riguarda quasi esclusivamente il fotovoltaico, la cui estrema variabilità richiede un controllo centralizzato per mantenere in equilibrio il sistema.
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