Fai una donazione

Questo sito è autofinanziato. L'aumento dei costi ci costringe a chiedere un piccolo aiuto ai lettori. CHI NON HA O NON VUOLE USARE UNA CARTA DI CREDITO può comunque cliccare su "donate" e nella pagina successiva è presente (in alto) l'IBAN per un bonifico diretto________________________________

Amount
Print Friendly, PDF & Email

fuoricollana

Occidente. Entropia e Persistenza

di Antonio Cantaro

Grafica dibattito 300x300L’entropia non è più solo una distopia ma la realtà. La “regolazione entropica” che scarica all’esterno, nei Sud e nelle periferie del Mondo, i costi dello sviluppo estrattivista non ci preserva più dal disordine interno. Il capitalismo ha davanti a sé, commentava ironicamente un vecchio socialista, i secoli contati. Si sbagliava: qualcosa è avvenuto. Quel che è avvenuto è che il tramonto dell’Occidente tardo moderno non è più solo materia per la grande letteratura. È entrato nei nostri corpi, nelle nostre giornate. L’errore del “catastrofismo ottimista” non è tanto quello di rallegrarsi per l’entropia, quanto di non vedere la persistenza dell’Occidente, la sua perdurante vocazione a durare, ad andare oltre, ad offrire risposte, per quanto emergenziali, al disordine. Ne è un segno inequivocabile l’universale diffusione di una parola sulla quale anch’io in passato ho, sbagliando, ironizzato. Resilienza. Resilienza degli Stati, delle aziende, delle comunità, degli individui. Dunque, entropia e persistenza.

 

1. Al contrario del catastrofismo ottimista”, il “catastrofismo realista” è consapevole della contestuale presenza nell’Occidente tardo moderno di entropia e di persistenza. Essendo realista il suo obiettivo è quello di individuare e mobilitare le forze della storia in grado di limitarne la vocazione distruttiva. Limitarne gli eccessi nella sfera domestica, tipicamente regolando l’uso dei social media e dell’intelligenza artificiale. Limitarne gli eccessi e la forza distruttiva nella sfera internazionale, lavorando affinché al “vecchio” mondo unipolare sotto l’egida degli Stati Uniti subentri un mondo multipolare, un ordinamento internazionale in grado di frenarne la vocazione entropica.

È il punto di vista geopolitico e geo giuridico. Ma è una prospettiva realista? Temo di no. Sono, anzi, giunto alla conclusione di un acuto filosofo della politica, Antonio Martone: l’odierna multipolarità è lungi dall’essere un’autentica alternativa all’unipolarismo imperiale. L’odierna multipolarità è una Westfalia atomica, è guerra freddo-calda permanente, un simulacro del mondo post seconda guerra mondiale che peraltro non è stato il migliore dei mondi possibili. Gli Stati satellite del mondo multipolare – in America, in Asia, in Africa, in Europa – conservano l’apparenza della sovranità ma in realtà sono subordinati alle capitali dell’Impero e alle sue oligarchie attraverso l’insediamento di una classe politica locale integrata nelle reti del potere globale.

 

2. La narrazione sulle magnifiche e progressive sorti del mondo multipolare si fonda su una speranza e su un assioma: molti poli, nessun egemone, relazioni più paritarie. Ma non è così. Stiamo ai fatti di questi anni, alla fenomenologia delle guerre, da quella russo ucraina a quella mediorientale.

Che non sia così lo sta, innanzitutto, sperimentando sul campo la Russia di Putin. La multipolarità non è di per sé “virtuosa”. Genera in nome della tutela delle rispettive sfere d’influenza e di sicurezza (quella energetica, in primo luogo) aspre e letali competizioni. Guerre sino in fondo, guerre senza fondo. Esemplare – lo abbiamo sperimentato negli scorsi mesi – è il c.d. “memorandun di intesa” tra Stati Uniti ed Iran. Multipolarismi asimmetrici, multipolarismi gerarchici, alimentati da chi teme il declassamento, da chi non accetta di dimensionare il proprio potere. Non solo The Donald, il paranoico canettiano per eccellenza. La crisi energetica degli scorsi mesi non è solo una ripetizione di quella degli anni ’70. La vicenda israelo-americana-iraniana è più che un “semplice” conflitto mediorientale, è più che un preludio a un nuovo shock petrolifero. È parte di un ampio cambiamento negli equilibri di potere globali in cui sicurezza energetica e rivalità tra le potenze provano, senza successo, ad essere “governati” congiuntamente. L’energia (petrolio e dati) è diventata assai più di una merce a rischio, è una componente di una lotta a tutto campo per il potere da parte di soggetti pubblici (gli Stati) e, sempre più, di soggetti privati (le big tech). Cultura della potenza nel lessico di Papa Leone XIV, sostenuta da religioni immanentistiche che hanno divinizzato l’estrattivismo fossile e digitale.

Il mondo è tutto qui. Per questo bisogna dominarlo, sfruttarlo, fino a distruggerlo. L’immortalità deve essere qui. Non per gli umili, per i sofferenti. Per i ricchi, per i tecnocrati. Così, mentre le religioni diventano mondane, la scienza, la tecnica “sfondano” verso la trascendenza e l’artificialità prende il posto della spiritualità. L’immortalità non è più oltrepassamento della morte, è semplicemente non morire. È Il sacro che c’è, il sacro che, trasfigurato, persiste.

 

3. Il mondo multipolare reale che nasce dal declino dell’unipolarismo americano non è un mondo con nessun egemone e relazioni più paritarie. La traiettoria energetica russa – lo ha brillantemente documentato Vincent Ligorio – mostra esemplarmente che le cose non sono affatto così lineari. Liberarsi della dipendenza da un centro non significa diventare più autonomi: può significare semplicemente cambiare centro. Mosca è uscita dalla leva occidentale entrando in quella cinese, e la seconda è più stringente della prima, perché esercitata da un compratore unico, paziente, con alternative, su un venditore solo e senza vie d’uscita. L’Europa, ai tempi dell’interdipendenza, aveva bisogno del gas russo quanto la Russia aveva bisogno dei suoi pagamenti: era un ricatto reciproco. Il rapporto con la Cina non è reciproco. È asimmetrico, e l’asimmetria pende dalla parte sbagliata per il Cremlino. L’arma energetica russa, certo, non è stata spezzata. Ma è stata costretta a cambiare bersaglio, e nel farlo ha cambiato “padrone”. Mosca impugnava una leva; oggi stringe una corda che la lega.

 

4. La narrazione sulla ontologica orizzontalità del multipolarismo regge ancor meno quando si volga lo sguardo alle implicazioni dell’ordine della sicurezza energetica fondato sulla centralità dell’America. Una visione depositata nei suoi tratti essenziali nel National Security Strategy (NSS). Una netta riaffermazione della dottrina America First fondata sulla sicurezza delle frontiere, sulla reindustrializzazione del paese, sulla sua supremazia tecnologica, sulla competizione strategica con la Cina: obiettivi il cui raggiungimento è affidato al rafforzamento della capacità produttiva interna, all’indipendenza energetica, all’intelligenza artificiale, allo sviluppo delle tecnologie avanzate.

Questa impostazione riflette i vincoli strutturali con cui gli USA devono confrontarsi (debito federale, 40 trilioni di dollari); costo annuale degli interessi (oltre un trilione di dollari); declino trentennale dell’industria manifatturiera. Riflette la (collegata) convinzione che questi vincoli strutturali possano essere governati rafforzando quelli che restano i principali pilastri della potenza economica statunitense: il predominio finanziario internazionale, la leadership energetica basata sul petrolio e sul gas, il vantaggio tecnologico nei settori più avanzati dell’economia, quelli legati alle grandi corporation della Silicon Valley.

L’opzione dell’amministrazione americana per lo Stato fossile è scritta a chiare lettere nel NSS: «Ripristinare il primato energetico degli Stati Uniti (nel petrolio, nel gas, nel carbone, nel nucleare) e rilocalizzare sul territorio nazionale le componenti chiave necessarie per il sistema energetico rappresenta una priorità strategica assoluta. Energia abbondante e a basso costo consentirà di creare posti di lavoro ben retribuiti negli Stati Uniti, ridurre i costi per consumatori e imprese americane, favorire la reindustrializzazione e mantenere il vantaggio competitivo nelle tecnologie di frontiera, come l’intelligenza artificiale. L’espansione delle esportazioni nette di energia rafforzerà inoltre i rapporti con gli alleati, limitando al contempo l’influenza degli avversari, tutelando la capacità degli Stati Uniti di difendere il proprio territorio e, quando e dove necessario, di proiettare il proprio potere. Respingiamo le disastrose ideologie del “cambiamento climatico” e dello “Zero Netto” (Net Zero), che gravi danni hanno arrecato all’Europa, minacciano gli Stati Uniti e finiscono per sovvenzionare i nostri avversari».

 

5. Questa negazione delle leggi della fisica è parte di una più ampia negazione delle leggi della storia da parte dell’Occidente tardo moderno. Di una entropia che ha subito una formidabile accelerazione con la promessa ideologica e mitologica della fine della storia. Francis Fukuyama fotografa un essere: la caduta dell’Oriente nella forma del socialismo sovietico. E, al contempo, prescrive un dover essere dell’Occidente: la sua privatizzazione, avrebbe detto Hanna Arendt, come unica forma di vita, sottratta a qualsivoglia “forza frenante” di altre forme di vita. Un mondo, l’Occidente, pensato e vissuto come il Mondo.

Questo particolare, il capitalismo occidentale tardo moderno, avanza la pretesa di essere l’universale non nella forma di una codificazione e messa in forma dei desideri (il valore d’uso di una merce) ma nella forma di un desiderio che non va mai interamente soddisfatto. Bloccherebbe il mercato. E, invece, Il mercato deve venderci oggetti che promettono un godimento irraggiungibile: ne sono il paradigma lo scrolling infinito sui social, l’acquisto compulsivo, il consumo di stimoli continui strutturati sul vuoto.

Questo esige che la prestazione in sé, la performance, diventi l’unico ed esclusivo codice comportamentale: you can, “tu puoi”, “dipende da te” rivolto a Stati, istituzioni, individui. Distruzione di tutte le tradizioni, di tutti i confini, di tutte le fedi: tutte le barriere e i limiti intrinseci ad ogni storica condizione di vita vanno continuamente abbattute. Senza alcuna sosta, all’infinito. Per mantenere il sistema economico in movimento, le menti dei devono essere mantenute in uno stato di costante instabilità, frammentazione dell’attenzione e insoddisfazione. Accumulazione infinita, senza un fine e senza fine, un’immensa e molecolare forza entropica, oltre la schumpeteriana distruzione creatrice.

 

6. Se fosse natura, il discorso andrebbe chiuso qui. Saremmo di fronte al punto di arrivo della razionalità occidentale, della democrazia liberale e dell’economia capitalista quali forme compiute e dispiegate dell’umano. Ma non si tratta di natura umana giunta al suo culmine, alla sua intrinseca e ontologica verità, ma del frutto avvelenato della legge della fine della storia dell’occidente tardo moderno. La mancata convergenza verso un ordine universale, pacifico, omogeneo, non è un incidente di percorso, è disordine entropico, altro che ‘l‘entropia zero’ annunciata da Fukuyama.

Non si tratta di eterogenesi dei fini. Fukuyama è troppo intelligente per non sapere che la sublimazione di un mercato globale unificato incaricato di pacificare le nazioni attraverso il commercio avrebbe generato un’angoscia di frammentazione primaria nelle popolazioni e alimentato nazionalismi feroci, tribalizzazioni digitali, polarizzazioni identitarie e il ritorno della guerra come unico modo delle classi dirigenti per “sentire” nuovamente la storia.

 

7. In questo quadro né la geo-economia né la geo-politica sono il nostro destino. Il mondo multipolare quale forza frenante la distopia in cui viviamo non è solo un pannicello caldo, ma rischia di essere un’illusione.

La Cina è il beneficiario principale del disordine entropico, non tanto perché voglia assumere il ruolo americano quanto perché in un sistema in cui tutti cercano bilanciamento tra Washington e altri poli, Pechino appare come la potenza più prevedibile e meno soggetta a oscillazioni politiche interne. Non a caso il suo paradigma è quello del multilateralismo trasformativo ed egemonico accarezzato oltre che da Xi Jinping anche da Lula da Silva. Leone XIV va oltre, e non solo per l’espressa condanna della guerra e l’accorato appello ad, un ordine mondiale formalmente e materialmente multilaterale. Nella sua densa – politica, spirituale – prima enciclica, Magnifica Humanitas, il Papa sottolinea il parallelismo tra le sfide della rivoluzione industriale e le sfide dell’era digitale.

Pur concentrandosi sulle res novae del digitale (IA, robotica, potere computazionale), Leone XIV radica l’odierna deriva tecno-capitalista (il rischio tecnocratico di Papa Francesco) nella “vecchia” idolatria della materia: «l’illusione di una potenza illimitata, nata dalla sottomissione cieca delle risorse della Terra, ha abituato l’uomo a un culto dell’estrattivismo, dove la creazione non è più un giardino da custodire, ma un idolo di pietra e fumo da sacrificare sull’altare del profitto immediato». Il Papa, insomma, colpisce, al cuore la “teologia del petrolio e della crescita infinita”, sottolineando come la reificazione della natura porti inevitabilmente alla reificazione dell’uomo: «siamo passati dall’idolatria delle mani all’idolatria dei flussi invisibili. Il dato rischia di diventare il nuovo vitello d’oro, un’entità onnisciente a cui l’umanità delega la propria capacità di giudizio, sacrificando sull’altare dell’efficienza algoritmica la libertà dello spirito e il mistero della coscienza umana».

 

8. Un’inequivocabile decostruzione politico-teologica delle fedi dell’efficienza e del profitto, di sistemi tecno-economici che hanno assunto forme di vero e proprio culto pagano. La religione dell’estrattivismo fossile, la divinizzazione della materia prima, il culto della crescita illimitata che promette l’autosufficienza dell’uomo e produce distruzione ambientale e disuguaglianza sociale. La religione dell’estrattivismo digitale, la sacralizzazione dei dati e dell’Intelligenza Artificiale in cui il flusso algoritmico diventa una nuova divinità onnisciente a cui l’uomo offre in sacrificio libertà e privacy, delegando le proprie scelte a una razionalità puramente tecnica, ad un oracolo insindacabile.

Entrambe queste fedi condividono lo stesso dogma, l’idolatria del potere tecnico. A queste “culture della potenza” l’enciclica non oppone un rifiuto della modernità, ma una forza alternativa e superiore, una energia della religione, una energia profetica che sposta l’asse dal “poter fare” (tecnica) al “dover fare” (bene comune). Un umanesimo che si traduce non solo in una denuncia della tecnocrazia e in una netta presa di distanza dal post umanesimo e del transumanesimo (l’umano come problema tecnico da correggere), ma in precise linee d’azione istituzionali e sociali. La regolazione è necessaria, ma non basta: bisogna chiedere chi controlla infrastrutture, dati, cloud, modelli, ranking, accesso ai mercati e capacità computazionale. La questione dell’IA non è solo questione di etica del prodotto, è questione di governance del potere.

 

9. Né improvvisazione, né casualità. Il Papa chiede di aggiornare le categorie senza ripetere risposte nate in altre epoche. L’IA non è una tecnologia tra le altre. È un’infrastruttura sociale che modifica rapporti di potere, conoscenza e immaginario collettivo. La comunicazione non è solo trasmissione di dati: costruisce desideri e decisioni politiche. Il problema delle piattaforme non è solo la disinformazione, ma la capacità strutturale di modellare attenzione, emozioni e percezione del reale.

Il potere tecnologico è oggi in larga parte privato, transnazionale e più rapido degli Stati. Per questa ragione l’enciclica entra nel dibattito su scuola, dispositivi, IA generativa e minori. Non propone solo divieti, non riduce il tema a smartphone sì/no. Il punto è chi educa alla libertà quando piattaforme e chatbot rendono la risposta immediata più facile della domanda critica. L’automazione può liberare da mansioni gravose, ripetitive, pericolose, ma non può essere usata per sacrificare i lavoratori. Il problema non è soltanto quanti posti spariscono, ma che tipo di società nasce se il lavoro tutelato resta a pochi. L’economia digitale non è immateriale, dipende da lavoro invisibile, estrazione di materie prime, sfruttamento di vulnerabilità. Dietro la semplicità dell’interfaccia e la risposta istantanea dell’IA ci sono costi sociali, ambientali e lavorativi.

 

10. Magnifica Humanitas è lo sviluppo e l’approdo di un pensiero che rivendica il primato dell’umanità su tutto il resto e dove è forte il richiamo alla fallace costruzione della torre di Babele (tecnica come potere uniforme, centralizzato, autosufficiente che trasforma la persona in dato, prestazione o mezzo) e all’umiltà della Gerusalemme (ricostruzione comune, responsabilità distribuita, cura delle fragilità, partecipazione dei soggetti colpiti).

Così la Scrittura non è più solo liturgia, lettera morta, ma bussola nel cammino della convivenza. The Donald ha ben compreso chi è e cosa vuole il Papa americano. Leone XIV è, dal suo punto di vista, il prodotto di una bestemmia: la comprensione dell’uomo alla luce del Verbo incarnato. L’Incarnazione che impedisce di ridurre la persona a prestazione, dato, funzione, progetto di auto-potenziamento. La carne assunta da Cristo quale misura della dignità umana: fragile, relazionale, libera, non sostituibile da alcun sistema di calcolo. La persona non vale per produttività ed efficienza. Insomma: la storia dal punto di vista degli umili, non dei potenti. Se Cristo non è solo modello morale, ma rivelazione dell’uomo all’uomo, se Dio assume .la carne, allora corpo, limite, vulnerabilità e relazione non sono ostacoli da superare tecnicamente. Sono il luogo in cui l’umano viene salvato e portato a pienezza. È il cattolicesimo di oggi, uno dei più forti contropoteri che si oppongono al capitalismo entropico e alle sue derive paranoiche.

 

11. Ho tessuto le lodi di Magnifica Humanitas. Ma la Chiesa ha bisogno di alleati più che di lodi. Di alleati laici. Di alleati che dicano ad alta e argomentata voce che la cultura della potenza è oggi, oltre che anticristiana, la fondamentale fonte dell’attuale disordine entropico. Che il disordine entropico è una tendenza organica dell’Occidente tardo moderno.


Bibliografia
Alfieri, Intelligenza artificiale. O del nulla eterno, in https://fuoricollana.it/intelligenza-artificale-o-del-nulla-eterno/
Arendt, Vita activa. La condizione umana, Bompiani, 2017.
Canetti, Massa e potere, Adelphi, 1981.
Cantaro, Religioni dell’energia, energia delle religioni, in https://www.lafionda.org/2026/06/30/religioni-dellenergia-energia-delle-religioni/
Fukuyama, La fine della storia e l’ultimo uomo, Utet, 1992.
Fukuyama, Identità. La ricerca della dignità e i nuovi populismi, Utet, 2019.
Ligorio, Russia. L’arma energetica al tempo della multipolarità asimmetrica, in https://fuoricollana.it/russia-larma-energetica-al-tempo-della-multipolarita-asimmetrica/
Leone XIV, Magnifica Humanitas, Feltrinelli, 2026.
Losurdo, C’è speranza nei BRICS. Oltre l’ordine americano-centrico, in https://fuoricollana.it/ce-speranza-nei-brics-oltre-lordine-americano-centrico/
Martone, Fasciosistema. Cartografie del capitalismo oligarchico, Mimesis, 2026, di prossima pubblicazione.
Menéndez, La Spagna brucia, ma non è un’emergenza! in https://fuoricollana.it/la-spagna-brucia-ma-non-e-unemergenza/
Sylos Labini, La nuova guerra fredda tra Stato fossile e Stato elettrico, in https://fuoricollana.it/la-nuova-guerra-fredda-tra-stato-fossile-e-stato-elettrico/
Todd, La défait de l’Occident, Folio, 2026.
Pin It

Comments

Search Reset
Michele Castaldo
Tuesday, 11 August 2026 20:11
Carissimo Antonio Cantaro,
pochissimi hanno avuto la capacità di un Giorgio Ruffolo, che tu citi per IL CAPITALISMO HA I SECOLI CONTATI.
Lui però, nel suo testo commette due errori, uno teorico, l'altro politico.
Nel primo errore sosteneva che l'Urss fosse stato socialista e sconfitta nella sua concorrenza con la democrazia occidentale. Un errore teorico imperdonabile, perché un paese arretrato come la Russia, agricolo e ricco solo di materie prime, poteva fare tutto meno che sviluppare rapporti di produzione Socialisti o comunisti.
Una tesi teorica dallo svolto politico in funzione democratica, in difesa dell'Occidente.
Il secondo errore, politico, consisteva nella possibilità di assegnare alle forze "sane" della società la capacità possibilità di correggere gli estremi cui era avviato ormai il liberismo.
Due errori imperdonabili, il primo per quanto ho detto, il secondo perché non riusciva a capire che LE LEGGI DEL MODO DI PRODUZIONE CAPITALISTICO SONO IMPERSONALI, E PROPRIO PERCHÉ TALI NON POSSONO ESSERE CORRETTE DAL COSIDDETTO LIBERO ARBITRIO DELL'UOMO.
Pertanto il capitalismo è avviato INESORABILMENTE VERSO UN CAOS CATASTROFICO.
Questa tesi l'ho sanzionata in modo netto nel 2018, in LA CRISI DI UNA TEORIA RIVOLUZIONARIA (ripubblicato nel 20025 con una nuova presentazione).
Quanto alle religioni, cui fai riferimento, esse sono parte integranti dell'insieme del sistema e funzionano, perciò, nonostante le apparenze, con le stesse leggi, e per le stesse ragioni sono avviate - come sta già succedendo- verso uno stesso caos senza freni inibitori (tesi esposta nello stesso libro).
I fatti si sono incaricati di dimostrarlo.
Chi vivrà vedrà
Michele Castaldo
Like Like Reply | Reply with quote | Quote

Add comment

Submit