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Un nemico su misura

di Mario Sommella

Dall’ordine esecutivo del settembre 2025 al vertice di Washington del 16 luglio 2026, l’amministrazione Trump ha costruito per gradi l’organizzazione terroristica che dice di combattere, e ha chiesto a oltre sessanta governi, Italia compresa, di certificarne l’esistenza

hamburg germany st pauli fans show their support with a antifaschistische aktion flag duringIl 16 luglio 2026, nella sede del Dipartimento di Stato a Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha aperto la Ministerial on the Resurgence of Political Terrorism davanti alle delegazioni di oltre sessanta Paesi, sessantasei secondo le ricostruzioni giornalistiche. Nel discorso inaugurale ha sostenuto che la dottrina antiterrorismo occidentale ha avuto per decenni un punto cieco, la violenza politica proveniente da sinistra, e che quel vuoto avrebbe consentito di derubricare atti terroristici a legittime forme di espressione politica quando la causa era gradita. Ha descritto una minaccia in crescita che, ha detto, non può più essere negata né ignorata, e ha chiuso invitando gli alleati a schiacciare per sempre quel male.

Il problema che i governi invitati si sono trovati davanti non riguardava la condanna della violenza politica, che nessuno di essi contesta. Riguardava l’oggetto stesso della mobilitazione. Antifa non è un’organizzazione. Non ha una leadership, non ha un registro di aderenti, non ha quote associative, non ha una struttura di finanziamento, non rivendica azioni in forma unitaria, non pubblica documenti programmatici. È un’abbreviazione, nata nella Germania degli anni Trenta e riemersa negli Stati Uniti a metà dello scorso decennio, che designa un orientamento politico prima ancora che una pratica: l’opposizione al fascismo. Nella sua forma più organizzata si riduce a collettivi locali, autonomi e spesso effimeri.

Come è arrivato un movimento privo di struttura a occupare il centro della dottrina antiterrorismo della prima potenza militare del mondo? La risposta non è in un’inchiesta di intelligence, ma in una sequenza amministrativa durata dieci mesi, in cui ogni passaggio ha fornito la copertura formale al successivo.

 

1. Una cronologia in sei mosse

Il 22 settembre 2025, dieci giorni dopo l’uccisione dell’attivista conservatore Charlie Kirk, Donald Trump firma un ordine esecutivo che designa antifa come organizzazione terroristica interna e la descrive come un’impresa militarista e anarchica che invocherebbe apertamente il rovesciamento del governo degli Stati Uniti.

L’ordine impegna tutte le agenzie competenti a indagarne e smantellarne le attività. Va precisato che, a oggi, le indagini non hanno documentato alcun legame fra l’autore materiale dell’omicidio Kirk e organizzazioni politiche.

Tre giorni più tardi, il 25 settembre, la Casa Bianca emana il National Security Presidential Memorandum 7, dedicato al contrasto del terrorismo interno e della violenza politica organizzata. È il documento che trasforma una dichiarazione priva di effetti giuridici diretti in macchina amministrativa. Lo stesso giorno il Dipartimento di Giustizia avvia accertamenti sulle Open Society Foundations.

Il 13 novembre 2025 il Dipartimento di Stato designa quattro gruppi europei come Specially Designated Global Terrorists, annunciando l’intenzione di iscriverli dal 20 novembre anche nella lista delle Foreign Terrorist Organizations: la tedesca Antifa Ost, nota anche come Hammerbande, l’italiana Federazione Anarchica Informale e Fronte Rivoluzionario Internazionale, e le greche Giustizia Proletaria Armata e Autodifesa di Classe Rivoluzionaria. In dicembre il programma Rewards for Justice mette sul piatto fino a dieci milioni di dollari per informazioni utili a disarticolare i canali finanziari di quelle quattro sigle.

Nel marzo 2026 emerge che FBI e Internal Revenue Service stanno costituendo un’iniziativa congiunta per indagare organizzazioni non profit sospettate di legami con il terrorismo interno, con un centro di coordinamento ospitato presso il Bureau. Nella richiesta di bilancio federale per l’anno fiscale 2027 compare un Joint Mission Center dedicato all’attuazione del memorandum, composto da personale di dieci agenzie. Il 23 giugno 2026, a Fort Worth, otto imputati indicati dall’accusa come appartenenti a una cellula antifa del Texas settentrionale vengono condannati a pene per complessivi 450 anni di reclusione.

Il 16 luglio arriva il vertice. La sequenza è leggibile con chiarezza: si dichiara l’esistenza di un’organizzazione con un atto presidenziale, si costruisce l’apparato repressivo con un memorandum, si fabbrica l’aggancio estero designando quattro gruppi realmente esistenti sotto un’etichetta che li accomuna solo nominalmente, infine si convoca la comunità internazionale perché ratifichi il racconto. Ogni passaggio conferisce plausibilità al precedente.

 

2. Il memorandum che trasforma le opinioni in indizi

Il cuore del dispositivo non è l’ordine esecutivo, che ha soprattutto valore simbolico, ma il memorandum di sicurezza nazionale. Due sono i suoi effetti concreti. Il primo è finanziario: indirizza il Dipartimento del Tesoro a individuare e interrompere le reti che finanzierebbero il terrorismo interno, e impegna il sistema bancario alla segnalazione di operazioni sospette verso l’unità di intelligence finanziaria federale. L’apparato di sorveglianza costruito dopo l’11 settembre per seguire i flussi di denaro di al Qaeda viene così puntato su cittadini statunitensi in ragione del loro orientamento politico. Il secondo è investigativo: mobilita le Joint Terrorism Task Forces dell’FBI, una rete di circa duecento strutture con oltre quattromila addetti federali, statali e locali, perché coordinino una strategia nazionale di indagine, incriminazione e disarticolazione.

Decisivo, però, è il modo in cui il testo definisce ciò che si deve cercare. Gli indicatori del presunto movimento terroristico sono l’antiamericanismo, l’anticapitalismo e l’anticristianesimo, insieme all’ostilità verso le concezioni tradizionali della famiglia, della religione e della morale. Non sono comportamenti, non sono condotte, non sono neppure indizi di reato: sono posizioni politiche e convinzioni personali. Un sistema che assume l’anticapitalismo come marcatore di pericolosità terroristica sta compiendo un’operazione di natura diversa dall’antiterrorismo.

Esiste inoltre un ostacolo giuridico che l’amministrazione ha semplicemente aggirato. L’ordinamento statunitense non prevede alcuna procedura per designare organizzazioni interne come terroristiche: è un vuoto che il Congresso ha conservato deliberatamente, per ragioni legate al Primo Emendamento. Designare per decreto ciò che la legge non consente di designare significa costruire una categoria giuridica in via amministrativa e poi utilizzarla come se fosse legge.

Le conseguenze sul terzo settore sono state immediate. Oltre tremila organizzazioni non profit hanno sottoscritto una lettera aperta di protesta. Studi legali di primo piano hanno avvertito i propri clienti che fondazioni, finanziatori e dirigenti potrebbero trovarsi esposti a verifiche fiscali, congelamento di beni e procedimenti penali. L’American Civil Liberties Union ha ricordato che il codice fiscale statunitense qualifica come reato l’uso dell’amministrazione finanziaria per accertamenti ritorsivi a movente politico. Open Society Foundations, Ford Foundation e Southern Poverty Law Center sono state indicate pubblicamente come bersagli.

 

3. Che cosa dicono i dati

La tesi dell’amministrazione poggia su un dato reale, che va riconosciuto e collocato. Il Center for Strategic and International Studies, istituto di orientamento moderato e non certo ostile all’establishment di sicurezza, ha ricostruito un archivio di settecentocinquanta attacchi e complotti terroristici negli Stati Uniti fra il 1° gennaio 1994 e il 4 luglio 2025. Ne emerge che la violenza di matrice di sinistra è effettivamente cresciuta nell’ultimo decennio, e che il primo semestre del 2025 è stato il primo periodo in oltre trent’anni in cui gli episodi attribuiti alla sinistra hanno superato numericamente quelli di destra.

Il confronto quantitativo, però, ridimensiona la portata di quella inversione. Dal 2016 gli attacchi di matrice di sinistra sono stati quarantuno, quelli di matrice di destra centocinquantadue. Nell’arco del decennio la violenza di sinistra ha provocato tredici vittime, contro centododici della violenza di destra e ottantadue di matrice jihadista. Nel primo semestre del 2025 i cinque episodi attribuiti alla sinistra non hanno causato morti, mentre l’unico episodio di destra registrato nello stesso periodo ne ha causate due. Il sorpasso, in altri termini, dipende in larga misura dal crollo temporaneo degli incidenti di destra, non da un’impennata assoluta della violenza di sinistra, che resta storicamente bassa. Gli stessi autori dello studio avvertono che un contrasto efficace del terrorismo richiede attenzione a entrambe le matrici e sconsiglia reazioni sproporzionate.

Al vertice di Washington Rubio ha aggiunto altri numeri: in Germania la violenza di estrema sinistra sarebbe cresciuta di oltre il quaranta per cento in un anno, in Grecia oltre l’ottanta per cento della violenza radicale sarebbe riconducibile ad ambienti anarchici e di sinistra. Sono affermazioni di parte governativa, presentate senza riferimento puntuale alle fonti statistiche nazionali, e vanno trattate come tali. Resta un dato che il Dipartimento di Stato non ha smentito: nessuno dei quattro gruppi europei designati ha provocato vittime.

 

4. Fort Worth, il primo processo

La notte del 4 luglio 2025, davanti al Prairieland Detention Center di Alvarado, in Texas, struttura utilizzata dal Dipartimento della Sicurezza Interna per trattenere persone in attesa di espulsione, un gruppo di manifestanti contrari alla politica delle deportazioni di massa accende fuochi d’artificio e danneggia veicoli e una garitta. Quando la polizia locale interviene, qualcuno apre il fuoco da una zona boschiva vicina e colpisce al collo un ufficiale, che sopravvive e viene dimesso poco dopo. Questi sono i fatti accertati in giudizio.

Il 23 giugno 2026 la corte federale di Fort Worth pronuncia le condanne. Benjamin Song, ex riservista dei Marines, riconosciuto colpevole di tentato omicidio di un agente, riceve cento anni. Maricela Rueda ne riceve settanta. Altri cinque imputati, che non hanno sparato, ricevono cinquant’anni ciascuno. Il totale è di 450 anni. Il 1° luglio vengono condannate altre sette persone: sei che avevano patteggiato ricevono pene comprese fra circa due e quindici anni, mentre una settima, giudicata in dibattimento, riceve cinquant’anni per concorso materiale in terrorismo. Il Dipartimento di Giustizia presenta il caso come la prima applicazione sanzionatoria dell’ordine esecutivo di settembre; il direttore dell’FBI parla di smantellamento di antifa e delle sue reti di finanziamento.

Il ferimento di un agente di polizia è un reato grave e nessuna analisi politica può eluderlo. La questione è un’altra, e riguarda il moltiplicatore. È l’applicazione delle aggravanti previste per il terrorismo a trasformare la partecipazione a una manifestazione degenerata in pene da mezzo secolo per persone che non hanno impugnato armi. È la costruzione accusatoria di una cellula, cioè di una struttura organizzata, a rendere ciascun partecipante responsabile della condotta di tutti. Va segnalato che la difesa ha rinunciato a chiamare testimoni propri, chiudendo la propria posizione subito dopo l’accusa, e che sono stati annunciati appelli.

Il modello, una volta collaudato, si estende. Nel giugno 2026 quindici persone legate a un gruppo del Minnesota sono state rinviate a giudizio per associazione e aggressione. Secondo la ricostruzione di studiosi che hanno esaminato l’atto di incolpazione, lungo novantaquattro pagine, fra gli elementi indiziari figurano l’aver indossato una felpa con la scritta «Io sono antifa», il possesso di un megafono e l’uso di una emoji in una conversazione su una applicazione di messaggistica cifrata. Quando il perimetro del sospetto è questo, il confine fra indagine antiterrorismo e schedatura politica non è più individuabile.

 

5. Le quattro sigle europee

Qui si colloca il passaggio più insidioso dell’intera operazione. I quattro gruppi designati nel novembre 2025 esistono davvero e hanno una storia documentata. La Federazione Anarchica Informale, attiva in Italia dal 2003, ha rivendicato negli anni pacchi e lettere esplosive contro istituzioni politiche ed economiche, ordigni rudimentali e, nel 2012, il ferimento a colpi d’arma da fuoco di un dirigente del settore nucleare. I servizi di informazione italiani la descrivono come una struttura orizzontale di nuclei autonomi, senza coordinamento verticale, unita da un’ideologia anarchica insurrezionalista. Antifa Ost è stata associata ad aggressioni contro persone individuate come appartenenti all’estrema destra fra il 2018 e il 2023 ed è oggetto di procedimenti penali in Germania. I due gruppi greci hanno rivendicato attentati con ordigni contro obiettivi governativi.

Nessuna di queste realtà, però, è antifa, e nessuna di esse ha provocato morti. L’anarchismo insurrezionalista italiano è un fenomeno criminale specifico, perseguito da vent’anni dalla magistratura italiana con gli strumenti ordinari del codice penale in materia di associazione con finalità di terrorismo, senza alcun bisogno di liste di proscrizione straniere. Ricondurlo sotto l’etichetta di gruppo antifa violento significa prendere fatti reali e archiviarli in una categoria immaginaria, prestando così sostanza empirica a una finzione. È esattamente ciò di cui l’operazione aveva bisogno: un aggancio estero verificabile, che rendesse credibile la tesi della rete transnazionale.

Chi ha diretto per un decennio l’ufficio del Dipartimento di Stato che istruisce queste designazioni ha osservato pubblicamente che la soglia non era mai stata così bassa, e che una lista di organizzazioni terroristiche perde significato e capacità deterrente quando accoglie gruppi senza vittime mentre movimenti realmente letali ne restano fuori. Le autorità tedesche, dal canto loro, avevano segnalato che la minaccia rappresentata da Antifa Ost era recentemente diminuita in modo significativo.

Le conseguenze non sono simboliche. L’iscrizione nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere rende penalmente rilevante negli Stati Uniti qualsiasi forma di sostegno materiale, comporta il blocco dei beni, espone a sanzioni secondarie e produce effetti sul diritto d’ingresso. Il rischio, per associazioni, fondazioni e singoli cittadini europei, è di trovarsi coinvolti in un perimetro definito altrove e secondo criteri che nessun giudice europeo ha convalidato.

 

6. Il rifiuto degli alleati

La risposta europea è stata la parte più significativa e meno raccontata di questa vicenda. Il 24 maggio 2026 il ministro della Giustizia olandese David van Weel ha comunicato alla Camera bassa che il governo non inserirà antifa nella lista nazionale delle sanzioni antiterrorismo, perché nessuna autorità competente dispone di informazioni che indichino l’esistenza di un’organizzazione centralizzata, e perché soltanto un giudice può qualificare come terroristica un’organizzazione. L’agenzia olandese di coordinamento antiterrorismo descrive l’estremismo di sinistra organizzato nei Paesi Bassi come frammentato, numericamente esiguo e ideologicamente eterogeneo. Il pronunciamento è tanto più rilevante in quanto arriva dopo che una maggioranza parlamentare, su iniziativa del Partito per la Libertà di Geert Wilders, aveva approvato nel settembre 2025 una mozione non vincolante che chiedeva di seguire l’esempio americano. Due fra i più noti studiosi olandesi di terrorismo, Edwin Bakker e Beatrice de Graaf, hanno osservato che designare come terroristico un movimento informale contraddice cinquant’anni di politica antiterrorismo dei Paesi Bassi.

Anche Berlino ha ridimensionato la portata della minaccia. Un diplomatico europeo, citato dal Washington Post, ha riassunto la posizione della maggior parte delle cancellerie con una frase di quattro parole: non abbiamo antifa. Alcuni analisti dell’intelligence statunitense hanno rifiutato di svolgere briefing sul tema nelle riunioni interagenzia, non ritenendolo una minaccia rilevante. All’interno stesso dell’amministrazione, funzionari del Dipartimento di Giustizia e dell’ufficio legale della Casa Bianca hanno espresso timori che l’etichetta possa un giorno essere rivolta contro i conservatori. Molti governi hanno risposto all’invito con rappresentanze di basso profilo.

I risultati annunciati dopo il vertice riflettono questo scarto. Il Dipartimento di Stato ha comunicato tre esiti: ulteriori designazioni allo studio, l’impegno del Tesoro a colpire i canali di finanziamento e la conferma della ricompensa fino a dieci milioni di dollari. Sul punto politicamente decisivo, l’allineamento dei quadri normativi degli alleati, il comunicato registra soltanto che i partner hanno discusso le prospettive. Discutere prospettive non è assumere impegni.

 

7. L’Italia in mezzo al guado

La vicenda italiana merita di essere ricostruita perché rivela più di molte dichiarazioni. In un primo momento la Farnesina aveva lasciato filtrare l’orientamento a limitarsi a una presenza diplomatica, in linea con la prudenza della maggior parte delle cancellerie europee. Nella serata dell’11 luglio l’indicazione si è rovesciata: su impulso diretto della presidente del Consiglio, il governo ha deciso di partecipare con una rappresentanza politica. Il nome indicato è stato quello del sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, della Lega, che al Viminale segue i dossier dell’antiterrorismo. Il 13 luglio il ministro Matteo Salvini ha annunciato che Molteni sarebbe rimasto a Roma per i lavori parlamentari sul pacchetto immigrazione, e la delegazione è stata infine affidata al sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco, di Fratelli d’Italia.

Le opposizioni hanno reagito con durezza. Alleanza Verdi e Sinistra ha depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere conto degli obiettivi della partecipazione italiana. Da Più Europa è arrivata l’accusa di avallare un’iniziativa di propaganda che strumentalizza l’antiterrorismo per lo scontro politico interno americano. Il Partito Democratico e Italia Viva hanno parlato di subalternità e di caccia alle streghe.

Il punto, però, non è il rango della delegazione. È il significato dell’adesione. Il comunicato del Dipartimento di Stato che accompagna le designazioni del novembre 2025 dichiara esplicitamente l’obiettivo di smantellare reti, entità e organizzazioni autodefinite antifasciste. L’Italia è il Paese la cui Repubblica nasce da una guerra di liberazione antifascista, la cui Costituzione contiene alla dodicesima disposizione transitoria e finale il divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista, attuato dalla legge 20 giugno 1952, n. 645. Nell’ordinamento italiano l’antifascismo non è un’opzione politica fra le altre: è il presupposto fondativo dell’ordine costituzionale. Sedere a un tavolo che assume l’autodefinizione antifascista come indicatore di pericolosità, sia pure con un sottosegretario e con l’argomento che si discute soltanto di gruppi violenti, comporta un costo simbolico che non si può liquidare come questione di protocollo.

Vi è poi una dimensione di merito. La designazione della Federazione Anarchica Informale come organizzazione terroristica straniera è stata decisa a Washington sulla base di una valutazione statunitense, non di una richiesta italiana né di un procedimento europeo. L’Italia dispone da decenni di strumenti penali propri e di una magistratura che li ha applicati. Accettare che il perimetro del terrorismo interno europeo venga definito per via amministrativa oltreoceano, e su categorie che nessun ordinamento europeo riconosce, significa cedere una porzione non secondaria di sovranità giuridica.

 

8. La proiezione rovesciata

Al vertice di Washington, secondo le ricostruzioni giornalistiche, Rubio ha attribuito a Iran e Cuba un ruolo nel finanziamento delle reti antifa, senza produrre elementi di prova. È una scelta che va letta nel contesto: gli Stati Uniti sono in guerra aperta con l’Iran dal 28 febbraio 2026, e nei confronti dell’Avana si discute apertamente di cambiamento di regime. L’accusa di sponsorizzare il terrorismo antifascista si aggiunge così alla lista delle giustificazioni disponibili.

Il paradosso più stridente riguarda però la questione della rete transnazionale. Una coordinazione internazionale, documentabile e attiva, in questa vicenda esiste davvero, ma corre in direzione opposta. Il 26 settembre 2025, quattro giorni dopo l’ordine esecutivo americano, l’Ungheria ha inserito Antifa Ost nella propria lista nazionale antiterrorismo. Nei Paesi Bassi la mozione parlamentare è stata presentata dal Partito per la Libertà citando esplicitamente l’esempio statunitense. In Italia la partecipazione al vertice è stata decisa mantenendo il canale con l’area conservatrice americana, nelle stesse settimane in cui eurodeputati della maggioranza incontravano a Washington esponenti dell’amministrazione e dei principali think tank di quell’area. La costruzione di un’emergenza antifascista è, in sé, il prodotto di un’internazionale politica coordinata: quella che accusa gli avversari di essere una rete globale è la rete globale.

Resta un ultimo elemento, ed è forse il più grave. Nella trascrizione ufficiale degli interventi di apertura del vertice si legge che il richiamo alle libertà civili costituirebbe una delle caratteristiche distintive della violenza di sinistra, un appello pretestuoso e ingannevole con cui essa cercherebbe di sottrarsi alla sanzione penale, e che tali appelli devono cadere nel vuoto. È un’affermazione che merita di essere letta due volte. Non sostiene che quelle rivendicazioni siano infondate nel merito: sostiene che siano insincere per definizione, in ragione di chi le formula. Una dottrina che squalifica preventivamente la rivendicazione dei diritti dell’avversario politico ha rimosso l’ultimo argine che separa l’azione di polizia dalla persecuzione.

 

9. L’antifascismo non è un’organizzazione

L’esito di questa operazione non dipende dal fatto che antifa esista o no. Dipende da ciò che la categoria consente di fare. Consente di puntare su cittadini, associazioni e fondazioni l’apparato di sorveglianza finanziaria costruito dopo l’11 settembre. Consente di applicare a manifestazioni degenerate le aggravanti concepite per le organizzazioni armate, moltiplicando le pene per chi non ha commesso atti violenti. Consente di sottoporre il terzo settore a verifiche fiscali e penali che, indipendentemente dal loro esito, producono l’effetto immediato di scoraggiare il finanziamento del dissenso. Consente, infine, di chiedere agli alleati una ratifica internazionale che trasformi un’invenzione domestica in dato di realtà condiviso.

Per l’Europa il rischio è duplice. Il primo è l’importazione delle categorie: una volta accettato che l’autodefinizione antifascista sia un marcatore di pericolo, non esiste ragione tecnica per cui l’argomento non possa essere esteso a chi si oppone alle politiche migratorie, a chi contesta il riarmo, a chi manifesta per la Palestina, a chi organizza sindacalmente. Il secondo è più concreto e riguarda la sicurezza reale: la divaricazione fra le priorità antiterrorismo americane e quelle europee, in un quadro in cui i servizi del continente dipendono in misura rilevante dall’intelligence statunitense, produce fragilità operative di cui beneficeranno le minacce effettive, quelle dotate di comando, finanziamento e intenzione omicida.

Per l’Italia la questione è insieme più specifica e più seria. Una Repubblica che fonda la propria legittimità sulla Resistenza e che iscrive nella Costituzione il divieto di ricostituzione del partito fascista non può prestare la propria firma, neppure di secondo livello, a una dottrina che tratta l’antifascismo come sospetto. Non si tratta di difendere condotte violente, che l’ordinamento italiano persegue da sempre e con strumenti adeguati. Si tratta di non consentire che il nome stesso di un principio costituzionale venga trasformato in indizio di reato.

La storia del Novecento europeo insegna che le categorie giuridiche fabbricate per colpire un nemico politico non restano mai confinate al bersaglio originario. Si allargano, per la ragione elementare che chi le ha costruite non ha alcun interesse a restringerle. Il nemico su misura, una volta cucito, finisce sempre per andare bene a molti.


Fonti
The White House, Designating Antifa as a Domestic Terrorist Organization, ordine esecutivo, 22 settembre 2025. Testo
The White House, National Security Presidential Memorandum 7, Countering Domestic Terrorism and Organized Political Violence, 25 settembre 2025. Testo
U.S. Department of State, Designations of Antifa Ost and Three Other Violent Antifa Groups, fact sheet, 13 novembre 2025. Testo
Federal Register, Foreign Terrorist Organization Designation of Antifa Ost, Informal Anarchist Federation/International Revolutionary Front, Armed Proletarian Justice, and Revolutionary Class Self-Defense, 20 novembre 2025. Testo
U.S. Department of State, Secretary Rubio to Host Ministerial to Combat the Resurgence of Political Terrorism, 15 luglio 2026. Testo
U.S. Department of State, Remarks at the Opening of the Ministerial on the Resurgence of Political Terrorism, 16 luglio 2026. Testo
U.S. Department of State, State Department Addresses International Resurgence of Far-Left Political Terrorism, 16 luglio 2026. Testo
U.S. Department of State, Foreign Press Center, Results from the Ministerial on the Resurgence of Political Terrorism, briefing dell’ambasciatore Gregory LoGerfo, 20 luglio 2026. Testo
U.S. Department of Justice, Leader of Antifa Cell Members in North Texas Sentenced to 100 Years in Prison for Terrorist Attack on ICE Facility, 23 giugno 2026. Testo
Jason M. Blazakis, The antifa terrorism threat the Trump administration describes does not exist, The Conversation, luglio 2026. Testo
Melinda Haas, Rubio’s international antifa summit takes place after Trump’s national security policy has already sent left-wing US activists to prison for decades, The Conversation, luglio 2026. Testo
Daniel Byman, Riley McCabe, Left-Wing Terrorism and Political Violence in the United States: What the Data Tells Us, Center for Strategic and International Studies, 25 settembre 2025. Testo
Just Security, Correctly Assessing U.S. Left-Wing Terrorism and Political Violence, ottobre 2025. Testo
FactCheck.org, What We Know About Political Violence in America, ottobre 2025. Testo
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Charity and Security Network, FBI and IRS Concretize Implementation of NSPM-7, aprile 2026. Testo
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DutchNews.nl, Government will not label antifa a terrorist organisation, 25 maggio 2026. Testo
The Washington Post, Rubio tries to enlist other nations in antifa fight, but some allies recoil, 9 luglio 2026. Testo
International Centre for Counter-Terrorism, It Can’t Happen Here? Designating Antifa as a Terrorist Organisation in Europe, ottobre 2025. Testo
Decode39, Who are Italy’s FAI/FRI anarchists, now designated as terrorists by the U.S.?, 14 novembre 2025. Testo
KERA News, Prairieland shooter gets 100 years, others 30-70 in ICE detention center antifa protest, 23 giugno 2026. Testo
Al Jazeera, Seven more sentenced over Texas ICE detention centre shooting, 1 luglio 2026. Testo
Il Fatto Quotidiano, Vertice Trump sul terrorismo di sinistra: Meloni manda un sottosegretario a Washington, 12 luglio 2026. Testo
Pagella Politica, Che cos’è la storia del vertice sul terrorismo rosso a cui partecipa l’Italia, luglio 2026. Testo
L’Espresso, La polemica sulla partecipazione italiana al vertice sul terrorismo rosso negli Usa, 13 luglio 2026. Testo
il manifesto, Antifa, nuova piroetta del governo: da Rubio il fedelissimo di Meloni, luglio 2026. Testo
il manifesto, Anti-Antifa, il summit di Rubio globalizza la psicosi degli Usa, luglio 2026. Testo
MS NOW, Rubio launches global effort to target left-wing extremists, 16 luglio 2026. Testo
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