Details
Published: 02 February 2026
Created: 28 January 2026
Hits: 878
Print Friendly, PDF & Email

pagineesteri.png

Venezuela, la riforma degli idrocarburi sfida l’assedio

di Geraldina Colotti

Caracas. David Paravisini, classe 1944, è considerato uno dei massimi specialisti di geopolitica energetica del Venezuela bolivariano. Come costituente ed esperto di idrocarburi, le sue analisi sono state fondamentali per comprendere la transizione da un’industria petrolifera “meritocratica”, subordinata agli interessi transnazionali, a una PDVSA “popolare e strategica”. Gli abbiamo chiesto di commentare le scelte annunciate dalla presidente incaricata Delcy Rodriguez, che governa dopo il sequestro del presidente Nicolas Maduro e della first lady Cilia Flores, compiuto dalle truppe speciali statunitensi con l’attacco del 3 gennaio.

* * * *

Come analizza le misure adottate oggi dalla presidente incaricata Delcy Rodríguez?

Per analizzare l’operato del governo nell’assenza temporale del Presidente Nicolás Maduro – dovuta a un sequestro che viola tutte le leggi e le convenzioni internazionali -, e che oggi è guidato dalla vicepresidente Delcy Eloína Rodríguez, bisogna inquadrarlo nel contesto di un attacco brutale degli Stati Uniti volto a dissolvere il governo. L’obiettivo era annullare la Costituzione e le leggi della Repubblica nel disordine e nel caos per appropriarsi delle risorse.

Read more ...

Details
Published: 01 February 2026
Created: 01 February 2026
Hits: 1024
Print Friendly, PDF & Email

machina

Immaginare nuove lotte contro l'imperialismo fossile e algoritmico

Giuseppe Molinari intervista Christian Marazzi

0e99dc 7a353e37b8854434b9ac95d497b5bdd7mv2.jpgNell'intervista che pubblichiamo oggi Christian Marazzi riesce, come sempre, a mettere ordine nel caos sistemico che stiamo attraversando e ad aprire piste di ragionamento e ipotesi politiche finora inesplorate.

Partendo dalle mosse di Trump – dall'imperialismo fossile che abbiamo visto in azione con l'attacco al Venezuela – Marazzi analizza come queste operazioni militari servano tanto a lanciare messaggi politici quanto ad accaparrarsi le risorse energetiche necessarie allo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale. Ed è proprio su questo aspetto che si concentra una parte dell'intervista: togliendo la patina di determinismo tecnologico che spesso avvolge questi discorsi, Marazzi guarda alle contraddizioni intrinseche allo sviluppo dell'IA.

Come ci ricorda, guardando alla storia dello sviluppo capitalista, lo scoppio delle bolle – dettate da un rapace impulso alla sovrapproduzione – hanno paradossalmente avuto, come effetto, la socializzazione e una maggiore democraticizzazione delle infrastrutture: è successo con le ferrovie nell'Ottocento e con le fibre ottiche legate alle dot-com all'inizio del secolo. Lo scoppio di queste bolle ha aperto possibilità inedite di accesso collettivo a beni e servizi prima privatizzati.

Marazzi individua delle piste di ricerca davvero importanti da approfondire, a partire dalla possibilità che nuove lotte possano, a partire da queste contraddizioni, portare a un utilizzo disintermediato e non subordinato alla logica della produttività distruttiva.

Read more ...

Details
Published: 01 February 2026
Created: 26 January 2026
Hits: 924
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Come riconoscere i lacché dell'imperialismo

di Pablo Baldi

mfdgdspknhyefidytLa contraddizione principale dei nostri tempi è quella tra masse popolari che lottano per la pace e guerra imperialista. Non perché sia l’unica contraddizione, ma perché è la contraddizione che influenza tutte le altre. Ad esempio la contraddizione presente nella società iraniana tra clero al potere e una popolazione sempre piú laica esiste, ma non può essere pienamente compresa senza considerare il ruolo della borghesia compradora imperialista che usa i diritti civili come pretesto per fomentare una rivolta armata contro la Repubblica Islamica. Un’analisi che non includa i vantaggi materiali che il crollo della Repubblica Islamica porterebbe all’impero non ci permetterebbe di capire l’enorme copertura mediatica riservata nei nostri Paesi al conflitto conservatori-progressisti (presente in ogni paese, in ogni villaggio e spesso all’interno delle famiglie) e il sostegno occidentale alla fazione progressista che, guarda caso, è anche quella che spinge per la “normalizzazione” dei rapporti con l’Occidente, ossia una sottomissione alle potenze imperialiste.

Le scelte che prendiamo devono essere nette e le nostre azioni devono esserne conseguenti. Il nesso tra teoria e pratica è la stella polare di ogni marxista: la nostra pratica quotidiana deve basarsi su una comprensione olistica delle contraddizioni strutturali del capitale globalizzato di cui i conflitti armati e le guerre economiche-commerciali sono un’espressione locale. La contraddizione sta nel fatto che la crisi strutturale (de-industrializzazione, finanziarizzazione, proletarizzazione della piccola e media borghesia, compressione dei salari, aumento del costo della vita, crescente competitività dei Paesi Asiatici e via dicendo) non vengono risolte strutturalmente perché ciò è possibile soltanto con un’ economia pianificata volta al miglioramento delle condizioni di vita delle masse popolari. E quindi la riproduzione di questo sistema in putrefazione viene inseguita dai grandi monopolisti del capitale finanziario con guerre volte a preservare il potere del dollaro (in particolare tramite la vendita del petrolio in dollari) e contenendo la pacifica ascesa cinese che mette in discussione questo potere.

Read more ...

Details
Published: 01 February 2026
Created: 26 January 2026
Hits: 843
Print Friendly, PDF & Email

krisis.png

Europei, da alleati a clientes degli Stati Uniti

di Mireno Berrettini

Come il declino relativo dell’Occidente trasforma il rapporto transatlantico in una gerarchia di dominio

383bfda6 d767 403b 97d5 588f76bc7b58 1920x942.jpgDalla crisi dell’ordine egemonico del 1945 al «revisionismo» statunitense. Mentre il sistema internazionale scivola verso nuovi equilibri, la relazione tra Stati Uniti ed Europa abbandona la finzione della parità istituzionale, per farsi apertamente transazionale. Sotto la pressione della competizione globale con Russia e Cina, i dossier Ucraina e Groenlandia rivelano la nuova postura di Washington: «egemone revisionista» che riduce gli alleati a semplici vassalli.

* * * *

In un quadro della politica globale sempre più attraversato da crisi frequenti e di crescente intensità, tale da rendere evidente come il sistema internazionale si stia assestando su nuovi equilibri, anche una delle relazioni più granitiche della politica mondiale sta progressivamente perdendo la propria funzione di riferimento in termini di stabilità e continuità.

Il rapporto tra Stati Uniti e gli attori europei sta scivolando progressivamente da una logica basata su regole comuni, istituzioni condivise, consultazioni continue e sostanziale prevedibilità, a una logica spiccatamente transazionale, fatta non tanto di mera competizione, quanto dell’esternazione delle gerarchie, della definizione di priorità strategiche asimmetriche e di un crescente disciplinamento politico.

Il rapporto transatlantico, che certamente nel passato non è stato scevro da momenti di frizione, si trasforma così da relazione perno delle identità e dell’agire politico tanto nordamericano quanto europeo, condotta secondo una grammatica consolidata e formalmente paritaria, a un rapporto disarmonico in cui prevale una gestione selettiva e apertamente unilateralista degli interessi e delle priorità da parte statunitense.

Read more ...

Details
Published: 01 February 2026
Created: 27 January 2026
Hits: 897
Print Friendly, PDF & Email

piccolenote

Carney vs Trump: la brutalità della Politica e la brutalità esoterica

di Davide Malacaria

L’articolo di Philip Pilkington, al quale abbiamo dedicato una nota pregressa, merita un approfondimento, che s’intreccia con il discorso del premier canadese Mark Carney a Davos, tanto acclamato nel mondo e al quale abbiamo dato meritato spazio, dal momento che riconosceva come l’Ordine basato sulle regole fosse fittizio e sia finito.

Nel riprendere il discorso di Carney abbiamo accennato a come questi abbia lanciato il guanto di sfida a Trump, sollecitando le potenze medie a statuire alleanze tra di esse, diversificate e pragmatiche, per creare una rete che dia a ciascuna le risorse e la capacità di resistere alla coercizione dell’Impero.

In realtà, l’ex governatore della Banca d’Inghilterra e attuale premier del Canada ha parlato in nome e per conto della madrepatria: al di là delle note altisonanti, era un invito alle potenze medie a creare rete con Londra e, di fatto, porsi sotto la sua tutela.

Può apparire velleitario, ma non lo è, basta osservare come Londra abbia di fatto gestito la “coalizione dei volenterosi” europei nel corso della guerra ucraina, modello che sta tentando di rilanciare in grande stile potendo contare sulla residuale anglosfera, che la leadership albionica ritiene gli possa dare agio di approcciarsi all’agone globale come una sorta di grande potenza.

Read more ...

Details
Published: 01 February 2026
Created: 01 February 2026
Hits: 1099
Print Friendly, PDF & Email

barbaraspinelli.png

Zelensky, la nuova ancella di Trump

di Barbara Spinelli

È successo già una volta, che i governi est europei furono usati da Washington contro la Vecchia Europa per meglio scardinare l’ONU, violare il diritto dei popoli, invadere l’Iraq senza autorizzazioni internazionali e senza prove sulle armi di distruzione di massa.

Saddam fu ucciso appena estratto dal rifugio sotterraneo: la morte fu cruenta e degradante come quella di Gheddafi e Bin Laden nel 2011. L’Est europeo ricevette l’etichetta che da allora lo nobilita: Nuova Europa. Quella Vecchia era rugosa, infida. Si era allineata dopo l’11 settembre, invadendo l’Afghanistan con gli Usa (partecipazione tiepida secondo Trump), ma Parigi e Berlino dissero no all’occupazione dell’Iraq.

Stavolta è un altro governo dell’Est a denunciare la Vecchia Europa, saltellando con zelo ancillare attorno a Trump: l’Ucraina di Zelensky. Ancora più nuovo dei Nuovi Europei, partecipa alle danze intente – non da oggi – a sfaldare l’Ue pur ricavandone onore e denaro: “Invece di divenire una potenza davvero globale, l’Europa rimane un caleidoscopio bello ma frammentato di piccole e medie potenze… Invece di difendere la libertà nel mondo ha l’aria sperduta e cerca di convincere Trump a cambiare. Non cambierà”.

Sono ignorati i 19 pacchetti di sanzioni anti-russe approvate dall’Ue in difesa di Kiev, è dimenticato l’assenso di Biden alla distruzione dei gasdotti North Stream per mano ucraina.

Read more ...

Details
Published: 01 February 2026
Created: 26 January 2026
Hits: 810
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Vertice di Abu Dhabi: perché tanta segretezza delle tre delegazioni?

di Fabrizio Poggi

Poco o nulla è trapelato sui risultati della due-giorni di colloqui a Abu Dhabi tra le delegazioni russa, americana e ucraina. Già questo è un dato da non sottovalutare: generalmente, quando ci si sbilancia in dichiarazioni e slogan altisonanti, significa che c'è poco di concreto. Questa volta, in attesa del prossimo round di incontri previsto per il 1 febbraio, la cautela mostrata da tutte le delegazioni infonde una pur flebile speranza di avanzamento su una strada concreta.

Così, il portavoce presidenziale russo Dmitrij Peskov ha dichiarato che il Cremlino valuta positivamente l'inizio di negoziati costruttivi sulla questione ucraina. «Non direi che ci sia stata cordialità; è difficilmente possibile in questa fase» ha detto Peskov, anche se, invece, pare che un rappresentante della delegazione americana si sia lasciato andare a un inverosimile «C'è stato un momento in cui tutti sembravano quasi amici. Ho provato un senso di speranza». Un po' troppo ottimista.

Ma, in generale, ha detto ancora Peskov, «Tutto è andato come ci aspettavamo... Sarebbe un errore aspettarsi che i contatti iniziali siano altamente produttivi. Ci sono questioni complesse all'ordine del giorno... Ma se vogliamo ottenere qualcosa attraverso i negoziati, dobbiamo parlare in modo costruttivo» e, soprattutto, come si conviene in un negoziato serio e realistico, ha sottolineato che Moskva non discuterà pubblicamente gli argomenti sollevati in questi incontri. In sostanza, ha detto ancora, «questa è la posizione costante del nostro presidente, che la questione territoriale, che fa parte della formula di Anchorage, è ovviamente di fondamentale importanza per la parte russa».

Read more ...

Details
Published: 01 February 2026
Created: 23 December 2025
Hits: 885
Print Friendly, PDF & Email

pierluigifaganfacebook

Geopolitica dell'Europa

di Pierluigi Fagan

L’immagine si riferisce alla cometa Shoemaker-Levy 9 che nel 1993 venne frammentata in 21 pezzi per poi schiantarsi su Giove. Con la sua enorme massa, la gravità di Giove, esercitò pressione attrattiva sulla cometa disgregandola, la pressione differente su sue singole parti era più forte delle forze di coesione interna dell’oggetto astrofisico.

Europa è un concetto geo-storico, una articolata propaggine subcontinentale dell’Eurasia. La sua geografia è stata ragione principale della sua evoluzione storica. Nel dopoguerra, anche per superare le spinte al conflitto interno tra popoli ed entità statali che hanno prodotto impetuosi fiumi di sangue per secoli e secoli, superamento necessario visto quello che Europa aveva combinato per ben due volte (due guerre “mondiali” e visto che il mondo non ruotava, né avrebbe mai più ruotato intorno all'Europa), in Europa si creò un mercato comune. Si pensò che l’interdipendenza commerciale interna avrebbe creato una rete che legasse tra loro soggetti altrimenti abituati a confliggere l’un con l’altro.

Ancora prima di fare il mercato comune, Europa aveva prodotto qualche tentativo di limitata azione comune, ad esempio su “carbone e acciaio” o sull’energia atomica, più tardi creando il CERN o l’ESA. Europa avrebbe potuto e forse dovuto, continuare su questa strada di cooperazione. Frazionata in una pletora di staterelli dalla dimensione media che è la metà della dimensione media di uno Stato nel mondo, era chiaro che le componenti di Europa sarebbero state sistematicamente troppo piccole per competere con i nuovi giganti del mondo (USA, Cina, India, Russia etc.).

Read more ...

Details
Published: 31 January 2026
Created: 28 January 2026
Hits: 884
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Come il Sud Globale sta smantellando la supremazia del dollaro

di Suleyman Karan*

logorio dolllaro.jpeg“L’egemonia americana ha contribuito a fornire beni pubblici: vie marittime aperte, un sistema finanziario stabile, sicurezza collettiva e supporto a quadri per la risoluzione delle controversie… Abbiamo partecipato ai rituali e in gran parte evitato di denunciare il divario tra retorica e realtà… Questo patto non funziona più. Sia chiaro: siamo nel mezzo di una rottura, non di una transizione“.

Primo Ministro canadese Mark Carney, discorso speciale al World Economic Forum (WEF), Davos 2026

L’era della supremazia globale indiscussa del dollaro si sta sfilacciando ai bordi. Quello che una volta era un pilastro della finanza e del commercio globale è ora un dominio conteso, mentre un numero crescente di Stati cerca alternative alla valuta a lungo utilizzata per imporre i diktat occidentali. La centralità del dollaro USA nelle transazioni transfrontaliere e il suo ruolo di valuta di riserva mondiale non sono più garantiti – e questo cambiamento non è più teorico.

Per decenni, il dollaro ha funzionato come mezzo di scambio universale, riserva di valore e unità di conto. Ma questi vantaggi sono arrivati a costi elevati. La dipendenza del sistema dalle politiche di un singolo Stato e la sua affidamento alle conversioni intermedie hanno generato strati di rischio e attrito. Oggi, questi rischi sono diventati ostacoli all’espansione del commercio globale. E mentre le economie emergenti guadagnano fiducia e peso, Washington è costretta a cedere il suo trono monetario.

 

Il dollaro regna ancora, ma la sua presa si sta allentando

Il dollaro continua a dominare le transazioni transfrontaliere, sia nei conti correnti che nei mercati finanziari. Rimane una riserva di valore affidabile sia per gli investitori istituzionali che per i privati.

Read more ...

Details
Published: 31 January 2026
Created: 22 January 2026
Hits: 1011
Print Friendly, PDF & Email

lafionda

L’abissalità della crisi europea

di Gabriele Guzzi

Per gentile concessione dell’editore vi proponiamo l’introduzione di Eurosuicidio. Come l’Unione Europea ha soffocato l’Italia e come possiamo salvarci, di Gabriele Guzzi (Fazi, 2025).

WhatsApp Image 2026 01 22 at 12.09.45.jpegL’Europa sta vivendo, ormai da decenni, una crisi che appare definitiva. Il crollo demografico, la stagnazione economica, la caduta della partecipazione politica: tutto sembra indicare l’esaurimento di un’epoca. Questi segnali si sono manifestati in modo drammatico a partire dallo scoppio della guerra in Ucraina e della crisi in Medioriente. L’insignificanza geopolitica, l’incapacità di farsi portavoce di un interesse specificamente europeo, la totale apatia dinanzi al collasso del modello produttivo e sociale: nessuno si aspettava una tale pochezza e inconsistenza delle istituzioni continentali.

La tesi centrale di questo libro è semplice: la crisi che stiamo vivendo oggi non è fortuita. Non è un incidente della storia. È l’esito logico e coerente di scelte strutturali compiute fin dalle origini dell’Unione Europea. La causa della crisi dell’UE è l’UE stessa. Non ci sono innanzitutto nemici esterni: il problema è la struttura istituzionale, monetaria, politica ed economica che gli europei stessi hanno costruito. Se questi difetti non verranno rapidamente e radicalmente corretti, il destino del continente sarà quello di precipitare verso uno stato di crescente insignificanza economica e marginalità internazionale.

Il primo compito che si prefigge questo libro, perciò, è di proporre una nuova interpretazione dell’UE. Questo implica un salto di consapevolezza e l’uscita dallo stato di minorità intellettuale in cui la cultura politica italiana è confinata. Significa abbandonare i miti consolatori – l’ideologia della generazione Erasmus, i buoni sentimenti, un europeismo di maniera – per affrontare di petto la realtà dei fatti. La necessità di questa nuova consapevolezza si fa d’altronde sempre più urgente man mano che la situazione internazionale diventa più estrema. È evidente, infatti, che l’UE è oggi un’istituzione del tutto incapace di rappresentare adeguatamente le esigenze di sicurezza e pace dei principali paesi europei.

In questo processo, mostreremo perché l’Italia sia stata il paese che ha pagato il prezzo più alto: come ci era stato detto dai più importanti economisti internazionali, noi eravamo il paese che peggio si conciliava con il modello che si stava ponendo alla base dell’UE.

Read more ...

Details
Published: 31 January 2026
Created: 24 January 2026
Hits: 1008
Print Friendly, PDF & Email

resistenze1

L'ideologia del postmodernismo

di Ludwig Fleischer*

Il termine postmodernismo ricorre continuamente: nei dibattiti filosofici, nei circoli accademici, o sulle labbra del nostro nemico politico. Tuttavia, solo di rado è chiaro che cosa si intenda davvero con questo concetto. Proprio questa vaghezza ha permesso a ideologi reazionari come, per esempio, Jordan Peterson1, di elevare il concetto di "postmodernismo" a parola d'ordine di una battaglia politica. In una totale distorsione della realtà, egli sostiene che ciò che molti vivono come un decadimento culturale sia dovuto al predominio di un "neomarxismo postmoderno".

Al contrario, vedremo che l'ideologia postmoderna non solo è ostile al marxismo, ma può quasi essere considerata il suo esatto opposto, e che viene utilizzata consapevolmente dalla classe dominante per privare la classe operaia della propria visione del mondo. Nel contesto storico attuale, il postmodernismo rappresenta l'ideologia dominante più adeguata. È l'unica corrente di pensiero capace di articolare gli interessi della classe dominante e, allo stesso tempo, di presentarsi come teoria progressista, soprattutto nelle università. Proprio per questo il postmodernismo va compreso innanzitutto nel suo rapporto con il marxismo.

Nel seguito delineiamo alcune delle posizioni centrali della filosofia postmoderna e ne mettiamo in luce l'opposizione al marxismo. Inoltre, affrontiamo il modo in cui i postmodernisti trattano la questione di genere, poiché è proprio in questo ambito che il loro distacco dalle analisi materialistiche e la loro funzione di stabilizzazione del sistema emergono in maniera particolarmente esemplare.

Read more ...

Details
Published: 31 January 2026
Created: 26 January 2026
Hits: 959
Print Friendly, PDF & Email

nicomaccentelli

Una battaglia che è nell’interesse di tutti

di Nico Maccentelli

Questo articolo de Il Riformista, indecente e fascista, è rappresentativo di ciò che sta avvenendo in Italia: la negazione della libera espressione. Secondo questi aedi della democratura occidentalista, NATO, UE, USA, che non si capisce più bene chi è contro chi, pseudo-democratici fascisti contro pseudo-democratici fascisti, servi delle varie consorterie, non si può avere un’opinione divergente sul Venezuela, sul conflitto in Ucraina, sulla Palestina, sull’Iran: parte la gogna mediatica e spasso sanzioni, perquisizioni o peggio e vieni bollato a seconda per putiniano, antisemita, amico dei dittatori e degli ayatollah…

È piuttosto evidente che la macchina del fango e le pressioni che fanno personaggi come la Picierno e Calenda su chi ospita iniziative del tutto legali e legittime, hanno lo scopo di zittire ogni critica, ogni opinione diversa, ogni iniziativa politica che metta in discussione la loro visione del mondo: un Occidente collettivo che ha il diritto di fare guerre, colpi di mano fino al genocidio come a Gaza.

La democrazia che la partitocrazia bipartisan decanta è morta. O meglio: quel poco di democrazia che c’era è morto, poiché il sistema democratico nei paesi capitalisti può avere tutti i partiti che si vuole, ma i media dominanti intervengono sul consenso e il dissenso, falsificano, creano narrazioni indiscutibili, occultano. Una vera democrazia di popolo dovrebbe avere tutto il sistema mediatico statalizzato e non in mano a veri pescecani della finanza, distribuito orizzontalmente tra le parti sociali.

Read more ...

Details
Published: 31 January 2026
Created: 25 January 2026
Hits: 838
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

La rinascita delle Pantere Nere vista dall’America Latina

di Alejandro Valenzuela Torres*

La morte di Renee Nicole Good, avvenuta il 7 gennaio 2026, ha scatenato proteste a livello nazionale contro l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) negli Stati Uniti. A Philadelphia, questo contesto ha portato alla ricomparsa pubblica del Black Panther Party for Self-Defense, che, il giorno dopo l’omicidio, ha manifestato davanti al Municipio portando armi da fuoco – che sostengono siano legali – e svolgendo azioni sociali come la distribuzione di cibo alle famiglie vulnerabili.

La presenza del gruppo ha generato sostegno nelle comunità e, allo stesso tempo, ha suscitato l’allarme degli esperti sul rischio di un’escalation di violenza.

Il movimento è guidato da Paul Birdsong, nato nel 1986, che si è radicalizzato politicamente dopo l’omicidio di George Floyd nel 2020. Birdsong si presenta come presidente nazionale del gruppo, afferma di essere stato istruito dai sopravvissuti del movimento originale e aderisce a una tradizione di Black Power, nazionalismo nero e antimperialismo. Il gruppo, con meno di cento membri attivi, combina un’estetica armata e disciplinata con programmi comunitari ispirati alle Pantere Nere storiche.

La rinascita di gruppi che ora si identificano come Pantere Nere in diverse città degli Stati Uniti non può essere interpretata come un gesto folcloristico o come una nostalgia identitaria.

Read more ...

Details
Published: 31 January 2026
Created: 24 January 2026
Hits: 996
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Impero, l’ultima speranza dei folli

di Alessandro Volpi*

Gli Stati Uniti sono ormai, in maniera strutturale, una realtà aggressiva che non può sopravvivere senza una politica imperiale. In altre parole, non possono più evitare una crisi devastante se non si trasformano, a tutti gli effetti, in un impero, superando persino la fase imperialista.

Questo fenomeno potrebbe essere descritto da più punti di vista: dall’assolutizzazione del potere federale, in capo al presidente, al monopolio centrale e violento dell’ordine pubblico, alla compressione delle libertà civili, alla creazione di veri e propri rapporti coloniali nei confronti degli ex alleati, e di costante scontro con i nemici, fino alla difesa “armata” della tenuta della moneta e dell’economia.

Il punto su cui vorrei soffermarmi è proprio quest’ultimo, partendo dal dato, a mio parere, cruciale.

Oggi, in questo esatto momento, gli Stati Uniti hanno un debito federale di 38.565 miliardi di dollari, che continuerà a crescere ogni minuto di 7 milioni di dollari e di 10 miliardi al giorno. Ciò dipende da vari fattori, a partire dall’enorme mole di interessi pagati – oltre 1300 miliardi di dollari l’anno – che, a sua volta, dipende dalla difficoltà a trovare compratori e dall’impossibilità di fare acquisti di dollari da parte della Fed, data la debolezza del dollaro.

Dipende poi dal prevalere delle scadenze brevi, scelte dal Tesoro Usa, per far sopravvivere il collocamento del debito stesso perché si “scommette” su una possibile riduzione dei tassi in futuro: una scommessa, in verità, assai difficile da centrare e che produce l’effetto invece di sottoporre il Tesoro Usa a costanti prove con le aste ravvicinate.

Read more ...

Details
Published: 31 January 2026
Created: 23 January 2026
Hits: 2629
Print Friendly, PDF & Email

La fine del “mondo basato sulle regole”: il cartello in vetrina e la grande ipocrisia

di Giuseppe Gagliano

Mark Carney a Davos ha fatto una cosa che di solito i leader evitano: ha detto la verità ad alta voce. E la verità è scomoda. L’ordine internazionale “basato sulle regole” non sta scricchiolando: è già finito. Quello che c’era non era un sistema equo, ma una finzione elegante, una scenografia utile finché i più forti rispettavano le regole solo quando conveniva.

Carney lo ammette senza troppi giri di parole: le grandi potenze oggi non hanno limiti reali. Possono usare dazi come armi, catene di approvvigionamento come strumenti di ricatto, infrastrutture finanziarie come leve di coercizione. E mentre i giganti fanno ciò che vogliono, le potenze medie hanno passato decenni a recitare la parte dei bravi studenti dell’ordine globale, fingendo che il sistema fosse giusto, prevedibile, universale.

Qui entra in scena Václav Havel e il suo fruttivendolo. Quello che ogni mattina esponeva il cartello “Lavoratori di tutto il mondo, unitevi”, senza crederci, solo per non avere guai. Nessuno ci credeva, ma tutti facevano finta di sì. Risultato: il sistema reggeva non solo grazie alla forza, ma grazie alla complicità quotidiana di chi partecipava alla menzogna.

Carney dice che i Paesi occidentali hanno fatto esattamente questo: hanno messo il cartello in vetrina. Hanno continuato a invocare il diritto internazionale, il multilateralismo, le regole del commercio globale, pur sapendo che i più forti le violavano sistematicamente. Hanno accettato un doppio standard permanente: rigore per alcuni, indulgenza per altri. Legalità a corrente alternata.

Read more ...

Details
Published: 30 January 2026
Created: 26 January 2026
Hits: 1046
Print Friendly, PDF & Email

metis

Gli artigli dell'aquila

di Enrico Tomaselli

178803202 281035300168595 6275021392133130621 n.jpgCome emerge sia dalla National Security Strategy, che dalla più recente National Defence Strategy, la difesa della residua posizione dominante degli Stati Uniti, e ancor più il tentativo di invertire il declino, richiedono uno strumento militare capace di rispondere adeguatamente alle sfide di questo secondo quarto di secolo. Sfide che provengono non solo dalla crescita di attori globali in grado di competere con gli USA, o di attori regionali indisponibili al ruolo subalterno, ma anche dalle stesse ambizioni statunitensi, e dal modo in cui immaginano strategicamente di perseguirle.

L’enorme problema con cui devono però principalmente confrontarsi, molto probabilmente insormontabile, è strutturalmente connaturato alla natura del sistema statunitense; ciò che in passato, in una fase di ascesa e dominio imperiale, costituiva un vantaggio – cioè una straordinaria capacità industriale, all’interno di un sistema capitalistico – oggi non esiste più, e non solo appare irrecuperabile, ma si è persino trasformato in uno svantaggio.

Quando gli Stati Uniti intervengono nella seconda guerra mondiale, che rappresenterà il passaggio fondamentale per divenire una potenza globale, l’elemento decisivo, capace di spostare gli equilibri di forza sia nel Pacifico che in Europa, è precisamente la capacità di produzione industriale su larga scala. Al tempo stesso, l’ipertrofia della produzione bellica, alimentata da un conflitto di portata pressoché planetaria, porterà alla creazione di quello che il generale Dwight D. Eisenhower, nel suo discorso di addio alla nazione, a conclusione del suo mandato presidenziale, denuncerà come “complesso militare-industriale”. Un blocco di interessi e di potere, che eserciterà un’influenza decisiva sulla politica statunitense, nei decenni seguenti e sino al giorno d’oggi.

Questo blocco, però, ha subito almeno due decisive modifiche strutturali, tra la seconda metà del novecento e i primi anni duemila.

Read more ...

Details
Published: 30 January 2026
Created: 25 January 2026
Hits: 880
Print Friendly, PDF & Email

analisidifesa

Bulldozer Trump e il Professor Zelensky impartiscono lezioni all’Europa

di Gianandrea Gaiani

G Re8nEWwAAF4Cd.jpgPovera Europa! Minacciata e poi canzonata da “Bulldozer Donald Trump” e infine redarguita col ditino alzato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky che, dismessi ormai definitivamente gli abiti del comico, sfoggia quelli del severo professore.

Del resto Trump e Zelensky, pur tra le tante diatribe che hanno caratterizzato il loro rapporto, sembrano convergere su un unico punto fondamentale: prendere di mira l’Europa, demolirne la residua rilevanza e comprometterne quel che resta della sua credibilità. Osservando le iniziative di Trump non vi sono dubbi circa l’intenzione di colpire gli “alleati” (per chi vuole ancora crederci) europei.

Il presidente statunitense prima scatena quasi una guerra rivendicando il diritto di occupare la Groenlandia con le buone o con le cattive. I danesi mandano sull’isola alcuni dei pochi militari di cui dispongono, gli europei per solidarietà a Copenhagen ne inviano poche decine ma i tedeschi ritirano subito i loro 15 militari, appena Trump minaccia di dazi le nazioni che inviano truppe ad addestrarsi in Groenlandia.

Ridicolizzata la Germania e l’intera Europa, Trump sembrerebbe ora accontentarsi di un accordo che ceda diritti minerari e alcune basi militari installate forse su territori a sovranità americana (come le basi britanniche a Cipro). Concessioni che avrebbe potuto ottenere senza alcuna minaccia né braccio di ferro con gli “alleati” europei. Del resto gli accordi del 1951 prevedevano già che gli Stati Uniti potessero disporre liberamente di basi militari in Groenlandia.

Risolta, per ora solo a parole la grana artica, “Bulldozer Trump“ ha atteso solo poche ore per prendere di nuovo di mira gli “alleati” europei.

Nel discorso, lungo e confuso, tenuto a Davos, Trump ha lamentato che la NATO “ha trattato ingiustamente per anni gli Stati Uniti”, che hanno pagato “praticamente il 100% della difesa” degli altri alleati e senza chiedere mai nulla in cambio, confermando ancora una volta di considerare la NATO un organismo a cui gli USA sono estranei.

Read more ...

Details
Published: 30 January 2026
Created: 22 January 2026
Hits: 854
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

La dialettica dell’economia cinese nell’elaborazione storica di Cheng Enfu

di Giovanni Di Fronzo

Cheng Enfu buona.jpgIl libro “Dialettica dell’economia cinese” è scritto da cinesi (Cheng Enfu ed i suoi collaboratori) per i cinesi. Quindi non va letto per rispondere alla domanda classica “quanto di socialismo e quanto di capitalismo c’è nell’economia cinese”?

Sicuramente, leggendolo, si può rispondere alla domanda “perché la Cina non è diventata una democrazia liberale di tipo occidentale” (oppure non è stata frazionata in tanti Stati su base etnica), come prevedevano, appunto, gli occidentali?

Si tratta, infatti, di una raccolta di testi che datano dai primi anni ’90 alla fine degli anni ’10 del Terzo Millennio, che riflettono l’ampio e sconosciuto dibattito presente in Cina sugli indirizzi economici del paese. Da tali testi si evince come il Partito Comunista Cinese, in maniera non scontata, abbia tenuto la barra diritta su determinati principi anche grazie all’azione di intellettuali come Cheng Enfu.

Per leggerlo, occorre assumere la visione del marxismo adottata in Cina, da loro definita “olistica”, simile a quella definita in Occidente negli anni ’70 come “sviluppo organico” fra i vari riferimenti politico-ideologici. Ovvero ogni riferimento politico-ideologico contribuisce a sviluppare la teoria marxista, anche superando alcuni nodi e concezioni precedenti.

Ad esempio, se ci si ferma alla “Critica del Programma di Gotha” – [un testo polemico sulle degenerazioni del partito socialdemocratico tedesco, necessariamente “ristretto” ndr] – non sarebbero concepibili rapporti mercantili in una società socialista. Tuttavia, altre esperienze e riflessioni del movimento comunista hanno articolato più concretamente i concetti in questo campo.

Lenin delineò la compresenza di cinque forme economico-sociali nella NEP. Stalin provò a indicare l’ambito di validità della legge del valore nell’URSS della sua epoca, fino a giungere alle innovazioni portate dai riferimenti cinesi (Mao, Deng, ecc), Ecco che il risultato è l’impianto teorico del “socialismo di mercato”.

Read more ...

Details
Published: 30 January 2026
Created: 25 January 2026
Hits: 905
Print Friendly, PDF & Email

nicomaccentelli

Il neoliberismo di guerra va oltre la democrazia borghese

di Nico Maccentelli

Da più parti si continua a ripetere che con Trump presidente USA si sono violate le regole e che ora vige la legge del più forte. C’è chi dice anche che però l’imperialismo USA ha da sempre fatto guerre, colpi di stato, usato proxy come false bandiere, e che se non altro Trump ha il “pregio” di sostenere apertamente ciò che fa.

Queste due considerazioni, avanzate da politologi e opinionisti dissenzienti, si fermano però ai postulati, senza andare oltre. Ma oltre cosa c’è? Dobbiamo capire che se la prima considerazione ci porta a delle ricadute politiche e sociali di conflitto che non si sono ancora esplorate, la seconda mi pare piuttosto superficiale nella sua enunciazione, che se un pregio può avere è solo per il semplice fatto che un’intenzione dichiarata non necessita di smascheramenti e che può essere visibile a tutti o, per lo meno, a chi la vuole vedere.

Ma ciò che va colto in quell’oltre che prima ho accennato è riassumibile in questo enunciato: chi ha superato la soglia del genocidio, facendolo o sostenendolo può poi proseguire l’abominio criminale anche in casa propria.
Dunque non stiamo parlando solo di assenza di regole e di legge del più forte, ma del superamento di una soglia che da Auschwitz in poi nell’Occidente delle cittadelle dei consumi e delle classi medie (oggi in crisi) e di un proletariato border line per sussistenza precaria, non era mai stato superato se non nei paesi in cui l’imperialismo faceva quello che voleva, raccontando a noi che portava la civiltà e la democrazia.

Read more ...

Details
Published: 30 January 2026
Created: 23 January 2026
Hits: 816
Print Friendly, PDF & Email

intelligence for the people

Il capitalismo USA alla conquista della Groenlandia. L’Occidente divora se stesso

di Roberto Iannuzzi

L’idea di acquistare l’isola artica è la logica conseguenza della fase terminale del capitalismo statunitense, fondato sulle idee antisociali dei miliardari della Big Tech

L’intenzione del presidente americano Donald Trump di annettere la Groenlandia agli Stati Uniti d’America ha suscitato allarme e opposizione fra gli alleati europei, i quali hanno solidarizzato con la Danimarca sotto il cui controllo l’isola artica ricade.

Il nuovo scontro mostra un Occidente sempre più in crisi con se stesso.

La volontà di Trump di raggiungere il proprio obiettivo è pari all’artificiosità delle motivazioni addotte per giustificare la sua rivendicazione (senza per questo voler sminuire lo sfruttamento coloniale che la Danimarca ha a sua volta imposto alla Groenlandia).

Dal canto loro, gli europei improvvisamente invocano il diritto internazionale dopo aver taciuto di fronte allo scempio di Gaza, e balbettato davanti al sequestro del presidente di una nazione sovrana, il Venezuela.

 

Lo scacchiere artico

Le rivendicazioni americane sulla Groenlandia si inseriscono nel quadro della crescente attenzione delle grandi potenze per l’Artico.

Read more ...

Details
Published: 30 January 2026
Created: 23 January 2026
Hits: 868
Print Friendly, PDF & Email

Roberto Franceschi, dopo 53 anni ancora impunita la polizia che lo uccise

di Eugenio Ghignoni*

Il 23 gennaio del 1973, a Milano, davanti alla Bocconi il ventenne Roberto Franceschi veniva ucciso da un proiettile sparato dalla polizia. La verità giudiziaria ancora oggi è incompleta. A fare fuoco furono almeno 5 poliziotti e furono sparati almeno 15 colpi

Il 23 gennaio del 1973, a Milano, davanti alla Bocconi il ventenne Roberto Franceschi veniva ucciso da un proiettile sparato dalla polizia. La verità giudiziaria ancora oggi è incompleta

Sono passati cinquantatré anni da quella serata milanese del 23 gennaio 1973 in cui un giovane militante del Movimento studentesco, Roberto Franceschi, veniva ucciso dalla polizia. Quella sera il Movimento Studentesco aveva indetto un’assemblea alla Bocconi, autorizzata dallo stesso rettore.

Non era certo la prima ma quella sera il divieto di accesso agli «esterni» fu tassativamente esercitato dal personale universitario all’ingresso. Gli studenti si trovarono di fronte uno schieramento di forze di polizia come mai accaduto in precedenza: più di cento uomini del III Reparto celere. Il rettore ha sempre dichiarato anche in seguito che non fu lui a richiedere quella presenza massiccia, ma di essersi limitato a informare la questura, come di consueto, e che fu da lì che venne l’invito a non consentire l’accesso agli esterni.

Read more ...

Details
Published: 30 January 2026
Created: 22 January 2026
Hits: 739
Print Friendly, PDF & Email

piccolenote

Gaza. L'inferno visto da vicino

Claudia Carpinella intervista Roberto Scaini di Médecins Sans Frontières (MSF)

Le macerie che circondano Gaza fanno il paio con le macerie emotive di chi è sopravvissuto all’inferno. A Gaza, oggi, è il tempo delle testimonianze. Roberto Scaini, capo medico di Medici Senza Frontiere, lo sa bene. È nella Striscia da due mesi, per la seconda volta. C’era già stato nel 2024: i suoi occhi avevano visto l’inferno in terra. Da dicembre è tornato, si trova a Gaza City. I suoi occhi forse erano preparati. Le sue orecchie no.

Dopo due anni, le persone con cui lavora hanno bisogno di parlare, di raccontare. Hanno bisogno di testimoni per la loro storia: una storia fatta di morte e di sopravvivenza. A questo, Roberto non era preparato.

* * * *.

Roberto, ci siamo sentiti a maggio 2024. Dopo quasi due anni sei di nuovo a Gaza. Cosa è cambiato?

«È tutto diverso. I bombardamenti non sono finiti, ma non sono paragonabili alla ferocia scellerata che c’era prima del cessate il fuoco. E tuttavia le bombe sono solo un modo più rumoroso di uccidere. Non l’unico. Si muore di freddo. Si muore perché i corpi sono debilitati. E si muore per tutto ciò che, in condizioni di vita normali, sarebbe curabile. Si muore per tutto quello che non c’è più».

Read more ...

Details
Published: 29 January 2026
Created: 29 January 2026
Hits: 853
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Virtù e Vizi tra Hannoun, Trump, Piantedosi e Askatasuna. É la sicurezza, bellezza!

di Fulvio Grimaldi

mraepdnmgiaàdlpTra Piantedosi e Askatasuna

Ho fatto bene a partecipare all’assemblea nazionale di Askatasuna, a Torino, in vista della manifestazione nazionale del 31 gennaio contro lo sgombero del più illustre centro autogestito d’Italia. Ho fatto bene perchè mi ha riportato in patria.

Dopo aver speso in giro per il mondo e le sue guerre, rivoluzioni, regime change, gran parte degli anni dei miei quasi 92, o con tutto il corpo, o solo con la testa, è stato un bene ritrovarsi al complesso universitario “Einaudi”. Stare lì a scambiarsi due parole di verità e di volontà comuni in mezzo a una folla che, a forza di numeri e determinazione, di autodeterminazione in questo caso, valeva il triplo di quanto il ministro di polizia Piantedosi saprebbe scagliargli addosso attingendo a caserme e commissariati di Piemonte e Lombardia messi insieme.

E sì che da quelle caserme l’altro capomanganelli, Salvini, vorrebbe far uscire e mettere in “Strade Sicure” altri 10.000 soldati. Solo che il ministro di quei soldati pare non ci voglia stare dato che, dice, gli servono per fare la guerra alla Russia (e alla Bielorussia). Quanto al cittadino che si trova dall’altra parte del fucile, sempre guerre contro di lui sono.

Insomma, ripeto, ho fatto bene a farmi Roma-Torino-Roma in 16 ore di treno, visto che mi sono ritrovato, dopo tanto peregrinare per emisferi, a casa mia (nel senso di paese del quale sono cittadino e condivido qualche responsabilità) e a vociare e ragionare con esuberanti soggetti, pur distanti da me di almeno tre generazioni, ma che mi hanno dato un rassicurante senso di continuità. Continuità, nonostante tutto, di resistenza. Resistenza che qui aveva addirittura un retrogusto di controffensiva. Al punto che, quando dal palco, in fondo a gradinate da cui fluivano ondate di giovanissime teste e felpe, ho azzardato il paragone con un’assemblea di eskimo alla Sapienza nel ’68-’77, non mi sono arrivati né sberleffi, nè “di che cazzo stai parlando”, ma una specie di ooooh tra la meraviglia e la conferma. C’era chi, per quanto ventenne, aveva memoria. Fondamentale per crederci.

Read more ...

Details
Published: 29 January 2026
Created: 25 January 2026
Hits: 879
Print Friendly, PDF & Email

unblogdirivoluzionari.png

La censura invisibile

Meta, algoritmi segreti e il monopolio privato della verità

di Mario Sommella

shutterstock 2560957567 1.jpgNon ti vietano di parlare: ti rendono invisibile. Il caso Barbero è solo l’ennesimo segnale di una democrazia digitale in ostaggio, dove poche multinazionali decidono cosa può diventare coscienza collettiva e cosa deve sparire dal dibattito pubblico

.C’è una frase che mi torna in mente ogni volta che vedo queste scene: non stanno censurando un contenuto, stanno censurando la sua traiettoria. Non è il “cosa” che dà fastidio, è il “quanto” e il “come” quel contenuto riesce a circolare.

E il caso Barbero – qualunque sia la lettura politica che ognuno di noi può dare al merito del referendum – è la fotografia perfetta di un problema enorme: la libertà di parola nell’epoca dei social è diventata una libertà condizionata, concessa in affitto da piattaforme private che decidono, in modo opaco, chi merita visibilità e chi deve sparire dal campo visivo collettivo.

Qui non siamo davanti a una disputa tra “vero” e “falso”. Siamo davanti a qualcosa di più sottile e più pericoloso: la trasformazione del dibattito pubblico in un rubinetto. Un rubinetto che non controlliamo noi. E nemmeno lo Stato. Lo controllano pochi colossi multinazionali, proprietari dell’infrastruttura della conversazione.

 

La censura del XXI secolo non ti zittisce: ti raffredda

La censura classica aveva un volto brutale: il divieto, il sequestro, la repressione. Quella contemporanea è più elegante e più subdola: non ti impedisce di parlare, ti impedisce di essere ascoltato.

Ti lascia pubblicare, ti lascia condividere, ti lascia perfino illudere di essere libero. Poi però entra in scena l’algoritmo, che lavora come un portiere di discoteca.

Non ti dice “sei proibito”. Ti dice: “puoi entrare, ma resti in corridoio”.

E nel corridoio non ti vede nessuno.

Read more ...

Details
Published: 29 January 2026
Created: 21 January 2026
Hits: 841
Print Friendly, PDF & Email

fuoricollana

Stati Uniti-Cina, due immagini del mondo

di Vincenzo Comito

Contro la pretesa egemonica statunitense, la Cina promuove un nuovo multilateralismo incentrato su una profonda riforma dell’ONU per dare maggior spazio ai paesi del Sud del mondo e realizzare così un ordine internazionale più giusto ed equo

Stati Uniti Cina due immagini del mondo g.jpgLe mosse di Trump sembrano cercare in primis di ostacolare in tutti i modi possibili, direttamente e indirettamente, l’ascesa della Cina sul piano economico, tecnologico, politico, rafforzando le strategie già praticate dagli Stati Uniti almeno sin dai tempi della presidenza Obama. Per altro verso, l’arrivo al potere di Trump sembra avere accelerato un processo di divergenza crescente tra i modelli politici ed economici dei due rivali.

 

Due modi di immaginarsi il mondo

Appare intanto opportuno collocare tali divergenze in un quadro più complessivo, in particolare per quanto riguarda la differente relazione dei due paesi con il mondo.

L’approccio degli Stati Uniti, reso più esplicito e più evidente ora con la presidenza Trump, muove dal presupposto che gli Stati Uniti sono destinati da Dio a governare il mondo e i suoi affari e che il loro modello economico, sociale, politico è non solo superiore a quello di tutti gli altri, ma in sostanza anche quello definitivo (“La fine della Storia”). In tale quadro, riprendendo tra l’altro delle affermazioni recenti di Jeffrey Sachs, trattano le altre regioni come strumenti da manipolare a vantaggio degli Usa, con un nazionalismo che respinge il diritto e le istituzioni internazionali come ostacoli alla sovranità strategica del paese, con l’uso della forza e del ricatto per piegare chi pone degli ostacoli e con la brutalità in particolare nell’utilizzo della Cia e delle forze militari, come mostrano anche episodi molto recenti.

Da ultimo il caso del Venezuela non dovrebbe certo sorprendere, né dovrebbe essere utilizzato per contrapporre il “cattivo” Trump ai “buoni” democratici del passato. In effetti qualcuno ha calcolato che negli ultimi settanta anni ci sono state molte decine di tentativi da parte Usa di rovesciare dei governi in carica in giro per il mondo, con repubblicani e democratici uniti nella lotta.

Read more ...

  1. Pasquale Liguori: L'Iran traq distruzione occidentale e accumulazione cinese
  2. Fabrizio Marchi: L’ipocrisia e il servilismo delle classi dirigenti europee
  3. Davide Malacaria: La sicurezza di Gaza sarà affidata agli squadroni della morte?
  4. Paola Caridi: Board of Peace. La proposta indecente
  5. Dante Barontini: Un pezzo di Groenlandia e tutti a cuccia
  6. Luigi Alfieri: Trumpismo, malattia senile dell’americanismo?
  7. Ferdinando Bilotti: Sette storie per non dormire: la chimica
  8. Salvatore Bravo: Inclusione e Grande Madre
  9. Stefano Porcari: Esiste davvero un “bazooka” finanziario UE contro gli USA?
  10. kamo: Il governo è nemico del popolo, il popolo resiste: organizziamo il contrattacco
  11. Andrea Zhok: Morire per delle idee (una sintesi del suicidio europeo)
  12. Giuseppe Gagliano: L’ultimatum gentile di Trump agli alleati
  13. Ubaldo Fadini: Per le differenze
  14. Francesco Cappello: Piovono sull’Europa la minaccia dei missili Oreshnik e quella dei dazi di Trump
  15. Autonomia di classe e organizzazione rivoluzionariaMarco Scavino:
  16. Algamica: Su la testa!
  17. comidad: Trump è il risvolto pornografico del politicamente corretto
  18. Salvatore Bianco: Il governo Meloni, il ponte immaginario
  19. Pasquale Liguori: Contro la polizia morale. Antisemitismo e microfascismi a partire da un recente caso editoriale
  20. Marco Bonsanto: Quando le parole colpiscono più dei missili
  21. Dante Barontini: Si scrive Groenlandia, si legge guerra mondiale
  22. Eros Barone: La nuova mappa dell’Impero e le linee di faglia
  23. Carlo Formenti: Le radici della russofobia occidentale svelate da un nostalgico della östpolitik
  24. Mario Pietri: Numeri contro narrazione: l’economia statunitense e la crisi strutturale della leadership globale
  25. Jeffrey D. Sachs, Sybil Fares: La guerra ibrida USA-Israele contro l’Iran

Page 56 of 687

  • 51
  • 52
  • 53
  • 54
  • ...
  • 56
  • 57
  • 58
  • 59
  • ...
Web Analytics