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Published: 18 January 2021
Created: 12 January 2021
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giap3

«Vorrei ma non voglio». I danni della DAD, il ruolo delle Regioni e le contraddizioni di Bonaccini

di plv*

Foto 7 LapiniIl 23 Dicembre 2020, in diverse città d’Italia, Priorità alla Scuola è scesa in strada davanti alle scuole con cartelli che dicevano «Ci vediamo il 7». Tutti sapevano che la scuola non avrebbe riaperto. Tutti sapevano che la curva dei contagi si sarebbe alzata, sarebbe stato impossibile il contrario. E a quel punto quali sarebbero state le misure prese?

Prima un rinvio (all’11). Poi un po’ di articoli adeguati sui giornali giusti. Poi un po’ di shopping e infine l’ennesimo rinvio. Ad eccezione di Toscana, Valle d’Aosta, Abruzzo e Alto Adige, l’apertura delle scuole è stata rimandata a più avanti. In alcune regioni fino al 31 gennaio.

Come volevasi dimostrare.

Sulla chiusura della scuola si assiste a un dibattito tra istituzioni preoccupante, dal momento che diversi attori, pur giocando un ruolo chiave, non si assumono la responsabilità politica, portando a un’opacità de facto. È opaco il modo in cui si arriva alle decisioni (spesso poco chiare anch’esse), e non si capisce nemmeno chi sia l’effettivo decisore. Questo è grave, anche a prescindere dalla scuola.

In un sistema fondato sullo scaricabarile, tocca guardare anche alle azioni di chi sta su un gradino diverso.

Ma prima: che si può fare per riaprire la scuola nelle migliori condizioni di sicurezza possibili?

Una campagna di screening con tamponi rapidi della popolazione legata alla scuola. Se le regioni lo vogliono questa può essere una possibilità. Arcuri dixit (dal minuto 53:30).

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Published: 18 January 2021
Created: 11 January 2021
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dellospiritolibero

Origini ed eredità dell’operaismo

Giulia Dettori intervista Mario Tronti

Pubblichiamo un’intervista curata da Giulia Dettori per la rivista “Filosofia Italiana” sul numero 2 del 2020

220px Operaismo anni 70Mario Tronti è un filosofo e politico italiano, fondatore, insieme a Raniero Panzieri, dell’operaismo, corrente eterodossa del marxismo teorico in Italia attraverso cui, negli anni Sessanta, sulla scia degli eventi generati dal 1956, intraprende una ricerca teorica che mira a creare un rapporto diretto tra intellettuali e classe operaia, senza la mediazione dei partiti.

La fase operaista porta Tronti a collaborare con le riviste «Quaderni rossi» (1961-1964) e «classe operaia» (1963-1967), di cui è stato anche direttore, e a raccogliere nell’opera Operai e capitale (1966) le elaborazioni più importanti di questo periodo. È la chiusura di «classe operaia» a segnare per lui la fine dell’esperienza operaista, nonché l’accettazione della sconfitta del modello delle lotte salariali in fabbrica.

Da questo momento si dedica alla carriera accademica, insegnando filosofia morale e filosofia politica all’Università di Siena, e inaugura una nuova fase del suo pensiero: quella della teorizzazione dell’autonomia del politico, nella convinzione che sia arrivato il momento di portare le lotte sui salari ad un più alto livello di scontro, all’interno delle istituzioni e dello Stato. Sono di questo periodo le opere Hegel politico (1975), Sull’autonomia del politico (1977), Soggetti, crisi, potere (1980), Il tempo della politica (1980). Nel 1981 fonda, inoltre, «Laboratorio politico», rivista bimestrale di intervento politico.

Alla fine degli anni Settanta Tronti intraprende un ulteriore e differente approfondimento del suo pensiero politico, legato a una sempre più chiara disillusione intorno alla possibilità di riaprire una fase di lotta e al tramonto, insieme a quella che egli definisce la «storia del grande Novecento», del movimento operaio, considerato la forma massima con cui si è espresso il conflitto della politica moderna contro la storia.

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Published: 18 January 2021
Created: 12 January 2021
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ilrovescio

Note urgenti contro la campagna militar-vaccinale

di Il Rovescio

Istantanea 2021 01 12 12 48 24L’attuale campagna “militar-vaccinale”, pur non arrivando come un fulmine a ciel sereno, è un evento senza precedenti. Il silenzio al riguardo di parte “antagonista” (e anche, con rare eccezioni, anarchica) ci sembra un inquietante segno dei tempi.

Di sicuro stiamo pagando la scarsa attenzione – quando non addirittura l’appoggio – con cui in ambiti “di movimento” era stata affrontata l’introduzione delle vaccinazioni obbligatorie da parte del governo italiano per conto della Glaxo. Non solo rispetto alla medicalizzazione forzata che ha fatto all’epoca un importante balzo in avanti (e che ha preparato il contesto per l’attuale crociata medico-politico-mediatica contro chiunque esprima un parere anche solo blandamente dubbioso sui vaccini anti-Covid); ma proprio per l’accettazione del discorso dominante sul rapporto tra corpo, difese immunitarie e virus, che ha favorito le metafore apertamente belliche alla base dell’attuale gestione politico-sanitaria. Queste assenze e queste debolezze hanno contribuito a lasciar spazio alle più svariate tesi cospirazioniste su cui prolifera l’estrema destra. Ma l’attuale campagna di vaccinazioni non andrebbe contrastata solo per non lasciar spazio a (per mera reazione non si va mai lontano), bensì per la gravità delle sue conseguenze, dalle quale sarà molto difficile tornare indietro.

In questa campagna convergono gli enormi interessi dell’industria farmaceutica (pezzo importante della speculazione finanziaria e di tutto il “sistema del debito”, quindi dell’attacco alle condizioni di vita e di lavoro di miliardi di sfruttati) e la potenza propagandistica degli Stati.

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Published: 17 January 2021
Created: 15 January 2021
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contropiano2

Scene di un declino, in diretta tv

di Dante Barontini

A seguire un articolo di Guido Salerno Aletta

congresso soldati usa 6Gli Stati Uniti sono oltre l’orlo della crisi di nervi. E si apprestano ad assistere al giuramento del nuovo Presidente in un clima da stadio d’assedio.

Il declino è evidente per tutti, tranne che per “gli amici dell’Amerika” installati nei governi o nelle direzioni del media (Repubblica e Corriere su tutti). O meglio: se ne accorgono anche loro, ma subito gli parte la “narrazione” secondo cui ora cambia tutto. Va via Trump il cazzaro, arriva Biden il solido vecchio attrezzo, e si ricomincia come prima.ome sempre in politica, e anche in geopolitica, tocca guardare ai dati materiali – ricchezza, interessi, commerci, ecc – molto più che alle dichiarazioni politiche.

E i dati dell’Amerika sono impietosi.

Spiega su Teleborsa l’ottimo Guido Salerno Aletta che gli Usa sono diventati il più grande debitore al mondo.

“alla fine del terzo trimestre dello scorso anno, la posizione debitoria finanziaria netta degli USA verso l’estero (IIP) ha raggiunto il record negativo di 13.950 miliardi di dollari: a fronte di attività detenute per 29.410 miliardi ha passività per 43.360 miliardi. Rapportata al PIL, è arrivata al 66%.

Per fare un paragone, stanno messi peggio solo i Paesi colpiti dai default bancari e del debito pubblico a seguito della crisi finanziaria del 2008: l’Irlanda ha un debito estero pari al 172% del PIL, la Grecia al 151%, la Spagna al 74%.”

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Published: 17 January 2021
Created: 08 January 2021
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coku

10 giorni che sconvolsero il Mondo

di Eugenio Donnici

soldatiEra il 17 ottobre del 1920, quando il giornalista e scrittore J. Reed, dopo aver partecipato al Congresso dei popoli orientali, a Baku, si ammalò di tifo e lasciò la vita terrena, interrompendo le sue attività di ricerca su uno dei più grandi esperimenti sociale, al quale ebbe il privilegio di partecipare attivamente e di decantare le gesta e le trame di quegli avvenimenti, con una memoria visiva che somigliava ad una moderna macchina da presa e con una penna sagace che analizzava in profondità i movimenti conflittuali che scaturivano dalle dinamiche in corso.

Il suo libro sulla Rivoluzione russa è un’opera avvincente e di un elevato spessore narrativo, che ha ispirato, tra l’altro, in un contesto meno entusiasmante, il film Ottobre di Sergej Mikhajlovič Ejzenštejn, nel 1927. Dopo circa un secolo dalla sua pubblicazione riesce ancora a rompere la piatta noia quotidiana e ci sottrae alle mille sirene che ci orientano verso le chiacchiere frivole e vuote che alimentano, per la stragrande maggioranza, il dibattito politico attuale.

Sullo sfondo tre grandi avvenimenti che s’intrecciano tra di loro: la Grande guerra, la Rivoluzione politica e la Rivoluzione sociale. Sulla scena principale il proletariato che insorge e tanti protagonisti con le loro sfaccettature, le loro passioni, spesso, guidate dall’intelligenza. Userei le parole dell’autore per dire che il suo libro «è un brano di storia, per come lui stesso l’ha vissuta». Potremmo dire: un racconto del proprio vissuto o un racconto di cui si vive l’esperienza personale e interpersonale, le forti emozioni, la fredda logica e le situazioni paradossali che dissolvono i ragionamenti lineari e unidirezionali.

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Published: 17 January 2021
Created: 17 January 2021
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sinistra

Recensione a Per un nuovo materialismo di Roberto Finelli

di Nicolò Galasso

Roberto Finelli: Per un nuovo materialismo. Presupposti antropologici ed etico-politici, Rosenberg & Sellier 2018

9788878856417 0 221 0 75Il percorso teorico «delle pagine che seguono prova a ricongiungere vita e politica» (p. 9). Così, nella Premessa, Roberto Finelli presenta il suo ultimo lavoro. Il tentativo, tanto ambizioso quanto accurato e rigoroso, è quello di elaborare una nuova antropologia, di orientamento materialista ma non prigioniera del riduzionismo meccanicistico ottocentesco, con cui pensare una nuova forma di politica, coerente con le esigenze dell’oggi e, allo stesso tempo, non immemore della vis emancipativa della migliore tradizione marxista. Vita e politica da non intendere, pertanto, nell’accezione inflazionata di biopolitica, bensì focalizzando l’attenzione sul nesso strutturale che le lega, essendo la seconda la condizione di possibilità e di fioritura della prima: la politica quindi non ridotta a tecnica di funzionamento delle istituzioni, bensì pensata nel suo valore trascendentale di condizione di possibilità sia dell’agone politico sia dell’individuo che vi partecipa. Una volta sgombrato il campo dai possibili equivoci terminologici, risulta chiara la valorizzazione della psicoanalisi di matrice freudiana che Finelli propone come base del suo discorso.

I primi due capitoli del libro sono, infatti, dedicati a Freud. Nel primo si ripercorre, con acribia e singolare sensibilità critica, il percorso intellettuale del medico austriaco da L’interpretazione delle afasie (1891) a il Progetto di una psicologia (1895). L’interesse che questo periodo della ricerca di Freud suscita in Finelli non si giustifica solamente con la costatazione che questi sono gli anni decisivi per la svolta psicoanalitica la quale, infatti, si manifesterà di lì a poco.

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Published: 16 January 2021
Created: 11 January 2021
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perunsocialismodelXXI

Dopo l'uomo nero, la Roccia Nera

di Piero Pagliani (Piotr)

blackrock 678x381Trump non era un rivoluzionario e quindi non poteva fare nessuna rivoluzione. Ha fatto finta di promuoverne una, tutta interna al grande schema capitalistico e imperiale, creando aspettative e raggiungendo alcuni successi, pochi di tipo materiale, molti di più di tipo ideologico in quanto si è fatto interprete del trumpismo, un fenomeno sociale preesistente alla sua corsa alla Casa Bianca: in sintesi, ha fatto smaltire i sentimenti di rivalsa dei deplorables (mai altro termine fu più rivelatore dei sentimenti politici e morali di chi lo utilizzò) che non ne potevano più dell'ipocrisia dei buoni sentimenti di chi li licenziava, gli portava via la casa, li impoveriva, toglieva il futuro a loro e ai loro figli, mentre si arricchiva a dismisura. Di conseguenza, in varia misura i cattivi sentimenti hanno iniziato o ricominciato a diventar popolari.

Trump ha costruito poco e prodotto molti pasticci inconcludenti, tuttavia ha creato apprensione nei suoi avversari che sapendo che tutto il sistema è in bilico precario, hanno tremato al pensiero che un falso profeta, senza spina dorsale e casinaro, facente parte della loro stessa risma, come Trump, mettesse a repentaglio quell'equilibrio anche solo facendo “Bù!”.

Così Trump è diventato l'Uomo Nero, che difatti fa “Bù!”.

Come succede dopo le rivoluzioni fallite (o mai tentate) emerge qualche forma di bonapartismo. In questo caso ri-emerge e si rinvigorisce il bonapartismo dei Dem, o più precisamente del partito trasversale neo-liberal-con, che sotto la bandiera arcobaleno di “diritti” che non intralciano di una virgola il sistema, hanno immediatamente inzeppato il governo di donne di destra ma politicamente corrette.

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Published: 16 January 2021
Created: 10 January 2021
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chartasporca

Non indispensabili allo sforzo critico del Paese

di Andrea Muni

silvia per me 2Sono certo di non essere l’unico della mia generazione a vivere un sentimento di crescente estraneità nei confronti di ciò che rappresenta l’Informazione, la Cultura, il Sapere pseudo-progressisti (leggi, ahimé, neoliberali) nel nostro Paese. Lo dico, lo denuncio da marxista semplice – certamente non da rossobruno, né tanto meno da clerico-fascista à la Fusaro; lo dico come uno per cui tra il salario più alto e quello più basso dei lavoratori di una società democratica non dovrebbe passare una differenza superiore al 20-30 per cento; uno per cui i mezzi di produzione (soprattutto dell’Informazione e della Cultura) non dovrebbero essere detenuti da privati che ne possono disporre a piacimento; uno che non accetterà mai il genocidio, l’olocausto culturale – di parlate, usanze, pratiche, giochi, forme di socialità particolari (spesso secolari) – consumatosi all’ombra degli ultimi tragici decenni di globalizzazione.

La caccia alla volpe dei big della Cultura e dell’Informazione di pseudosinistra al negazionista – ossia a tutti quelli che non appoggiano le scelte del governo o semplicemente sollevano dubbi sulle misure anti-Covid – è il nuovo sport preferito dell’autoproclamata “parte migliore del Paese”. Non importa se nel frattempo i principali virologi e immunologi, poverini, vittime a propria volta di questo carrozzone mediatico, si accapigliano vergognosamente e pubblicamente tra loro dicendo tutto e il contrario di tutto. Loro sono scienziati, non si toccano e non si discutono! Ovviamente solo fino a quando tirano acqua al mulino della narrazione desiderata, perché in caso contrario diventano di colpo nemici su cui sparare a zero.

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Published: 16 January 2021
Created: 10 January 2021
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bollettinoculturale

Lenin e la dittatura del proletariato contro Stalin

di Bollettino Culturale

unnamed 7876La rivoluzione bolscevica dell'ottobre 1917 può essere considerata fondamentale per la storia del XX secolo come lo fu la Rivoluzione francese del 1789 per il XIX secolo. La Rivoluzione d’Ottobre fu la prima rivoluzione a porsi come obiettivo dichiarato la costruzione del socialismo. Lo scopo di questo articolo è discutere la concezione di Vladimir Ilich Lenin del concetto di dittatura proletaria, confrontandola con la sua battuta d'arresto: la concezione del socialismo di Joseph Stalin. Partiamo dal presupposto dell’attualità del principio leniniano della dittatura del proletariato e della sua indispensabilità per pensare al superamento del capitalismo e la costruzione del socialismo. La negazione e l'abbandono del principio della dittatura del proletariato da parte dei partiti eurocomunisti degli anni '70, in particolare dei partiti comunisti italiano, francese e spagnolo, è un'indicazione della necessità di salvare questa discussione. Nel caratterizzare i paesi dell'Europa Orientale come membri del campo del socialismo realmente esistente, gli eurocomunisti consideravano tali formazioni sociali come socialiste. L'idea difesa dagli eurocomunisti di transizione democratica al socialismo, riduce il principio della dittatura proletaria a una delle possibili strategie di transizione al socialismo, cioè a una possibile via al socialismo. Pertanto, l'abbandono di questo principio è giustificato dagli eurocomunisti a causa della scomparsa di un contesto storico che avrebbe richiesto l'uso di questa particolare strategia: la Russia del 1917.

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Published: 15 January 2021
Created: 11 January 2021
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perunsocialismodelXXI

Quel marxismo ridotto a "terrapiattismo"

di Carlo Formenti

30c9bfa0 8bd2 4f54 bfca 884c38efc9c8 largeHosea Jaffe e Gunder Frank, benché esponenti di rilievo del marxismo (sebbene defilati ed “eretici”), hanno avuto il coraggio di puntare il dito contro l’incapacità della maggior parte dei loro compagni di strada (a partire dagli stessi Marx ed Engels) di emanciparsi da una visione eurocentrica. Basti pensare, in proposito, al disprezzo nei confronti delle culture precapitalistiche (liquidate come arretrate e barbare e destinate ad essere “civilizzate” dal capitalismo) che trasuda da certe pagine del Manifesto, o ai giudizi espressi in molti degli scritti raccolti nell’antologia Cina, India, Russia (con l’eccezione di alcuni testi dell’ultimo Marx, nei quali veniva valorizzato e riconosciuto il potenziale rivoluzionario delle comunità di base dei contadini russi).

Di questo e altri limiti della tradizione marxista occidentale (vedi in proposito gli scritti di Domenico Losurdo) mi sono occupato, assieme all’amico Onofrio Romano, in un recente volumetto pubblicato da DeriveApprodi (Tagliare i rami secchi, 2019). La lettura di un libro di Paolo Perulli (Il debito sovrano. La fase estrema del capitalismo, La nave di Teseo) mi stimola a riprendere il filo di quei ragionamenti. Chiarisco subito che questa non è una recensione, nel senso che il libro in questione – alquanto ambizioso – tocca un ampio ventaglio di problemi che richiederebbero considerazioni più estese di quelle che intendo svolgere in questo scritto, nel quale mi limiterò a esaminare gli aspetti che più hanno sollecitato la mia attenzione critica.

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Published: 15 January 2021
Created: 11 January 2021
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lacausadellecose

Usa gennaio 2021: il dito indica la luna

di Michele Castaldo

02 capitol insurgencyChi pensava ad un passaggio tranquillo da Trump a Biden, nella cosiddetta più vecchia democrazia del mondo moderno, è servito. Si tratta di una ulteriore dimostrazione della illusione di chi osserva i fatti del mondo partendo dai propri desideri. Poveri sciocchi che in Occidente, in modo particolare, abbondano; un modo per esorcizzare la paura per il terreno che si muove sotto i piedi, per il bradisismo del modo di produzione capitalistico ormai in crisi irreversibile.

Ora, che Trump fosse un fenomeno da baraccone, lo si sapeva, ma non si facevano i conti con gli strati sociali di decine di milioni di americani che lo avevano eletto e che lui ben rappresentava sul piano storico, un popolo che credeva che una certa storia potesse durare all’infinito, che si potesse bivaccare comunque e sempre sfruttando e opprimendo milioni di propri simili.

Arriva il giorno che dovrà finalmente sancire sul piano democratico, nel tempio della democrazia rappresentativa, la vittoria del nuovo presidente, e dunque il passaggio dei poteri da Trump a Biden, e che succede? Che il popolo sconfitto alle elezioni, dunque per via democratica, scende in piazza e istigato dal proprio leader dà l’assalto al Campidoglio, non riconoscendo né il voto nè a maggior ragione la sconfitta del proprio presidente. Lo stupore e lo sgomento in tutto l’Occidente, di personaggi che allevati nell’attuale modo di produzione rappresentano la pochezza di quanto si diceva in apertura. Ora di fronte a una rivoluzione i cosiddetti intellettuali e analisti d’alto bordo, rimangono sgomenti proprio perché immaginano il mondo secondo i propri desideri e non riescono perciò a capire e a spiegare i fatti, che invece vanno spiegati partendo dalle cause che li stanno generando.

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Published: 15 January 2021
Created: 09 January 2021
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lantidiplomatico

2021, il risveglio dei popoli dell'America Latina. Sfide e prospettive

di Geraldina Colotti

720x410c50Per la rivoluzione bolivariana, l’anno politico si è aperto con l’assunzione del nuovo Parlamento, a maggioranza chavista, frutto delle elezioni del 6 di dicembre. Una vittoria della democrazia partecipata e protagonista, che continua a scommettere sulla coscienza e l’organizzazione popolare per affrontare le sfide a cui deve far fronte, sia all’interno che all’esterno del paese.

Basta confrontare le immagini convulse e grottesche diffuse dopo l’assalto trumpista al Campidoglio negli USA con quelle corali, sorridenti e piene di dignità dei 277 deputati e deputate della nuova legislatura in Venezuela, per rendersi conto della diversità dei due modelli, della prospettiva e degli effetti divergenti che producono.

Basta confrontare la levatura del discorso di Jorge Rodriguez, psichiatra e poeta, figlio di un rivoluzionario ucciso dalle democrazie camuffate della IV Repubblica, eletto a capo della giunta direttiva, con il semplicismo torvo e minaccioso di Trump e dei suoi accoliti, per capire quale sia la “minaccia inusuale e straordinaria” rappresentata dalla rivoluzione bolivariana per l’imperialismo.

Da una parte, i versi di Pablo Neruda, con i quali Rodriguez ha concluso il suo discorso, dall’altra le urla suprematiste dei continuatori del Ku Klux Klan. Da un lato, le proposte chiare e dirette, aperte al dialogo ma con rispetto, dei deputati chavisti, dall’altra un sistema in crisi conclamata, che affida i suoi piani all’aggressione aperta o a quella nascosta, ma che risulta comunque nefasto per il suo stesso popolo e per quelli che vorrebbe sottomettere.

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Published: 15 January 2021
Created: 15 December 2020
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affari italiani

Vaccino Covid, "Si rischia una reazione avversa fatale"

Monica Camozzi intervista Loretta Bolgan

Su Affaritaliani.it il parere di Loretta Bolgan, Harvard Medical School di Boston. "Alterazioni epigenetiche e infertilità"

Mentre si ascolta Loretta Bolgan parlare del vaccino, la sensazione è quella di una roulette russa. Laurea in chimica e tecnologia farmaceutiche, dottorato in scienze farmaceutiche e research fellow alla Harvard Medical School di Boston, quindi ricercatrice industriale per aziende che producono kit diagnostici e si è occupata di registrazione di farmaci, Bolgan teme, nell’ordine, “un rischio gravissimo di reazione avversa fatale; il pericolo di reazioni autoimmuni, di malattie gravi a carico del sistema nervoso; la possibilità che si verifichino alterazioni epigenetiche, ovvero capaci di modificare l’espressione dei geni. Infine, l’ipotesi che possa essere attaccato il sistema riproduttivo con lo spettro dell’infertilità”.

“Sono sempre stata per la libertà vaccinale e terapeutica, ma questa volta sono assolutamente contro l’autorizzazione del vaccino. Non è stato rispettato alcun principio di precauzione. La popolazione farà da cavia”.

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Published: 12 January 2021
Created: 08 January 2021
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la citta futura

Cento anni di Pci. Riflessioni aperte

di Roberto Fineschi

La crisi e l’ingloriosa fine del Pci sono dipese da trasformazioni storiche epocali del modo di produzione capitalistico; mancarono allora e mancano oggi risposte intellettuali e pratiche all’altezza delle sfide da affrontare. Individuare le semplificazioni teoriche su cui quella politica si basava è un primo necessario passo per cercare risposte alternative

d2c94f18bec6a858c1df8274c0123ad6 XLSe ha ancora senso continuare a dirsi comunisti, cercare di trasformare il mondo per renderlo più giusto, libero, vivibile, le ragioni di una lotta non si possono limitare alla difesa della propria sopravvivenza o a un astratto senso di umanità o al disgusto per il sopruso. A questo fine sembra che oggi sia di nuovo necessario fare il fatidico passaggio dall’utopia alla scienza, o meglio raffinare la nostra scienza. A dispetto di quanto possa pensare il senso comune, infatti, anche la scienza si muove, cambia, sia soggettivamente che oggettivamente: non solo si capisce sempre di più e in forme rinnovate, ma anche l’oggetto della conoscenza si modifica, ha una storia e con lui la nostra comprensione di esso. Anche il modo di produzione capitalistico ha una sua storicità e quindi la comprensione che ne abbiamo deve adeguarsi alle sue fasi. Questo non significa che quanto si credeva prima fosse sbagliato, ma che diventa parte di sviluppi più complessi. Il mancato adeguamento è stata, credo, una delle concause della crisi profonda del marxismo e dei partiti che a esso si ispiravano. Il Pci non ha fatto eccezione.

Che cos’era diventato il marxismo-leninismo del Pci? Procedendo in maniera estremamente schematica e inevitabilmente approssimativa, si possono forse individuare alcuni punti chiave:

1. la classe operaia come soggetto antagonista; l’idea della tendenziale polarizzazione sociale in operai contro capitalisti;

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Published: 12 January 2021
Created: 05 January 2021
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autaut

Re-istituire la soggettività. Il Basaglia che rimuoviamo

di Andrea Muni

franco basaglia 1Quale soggettività restituire? Basaglia e Foucault

Restituire la soggettività significa restituire uno spazio vuoto. Uno spazio fisico, sociale e istituzionale, dove sia finalmente possibile intessere relazioni non alienate e (pre)normate; uno spazio reale dove costruire un’esperienza di sé e degli altri appena un po’ meno progettuale e calcolabile di quella oggi forzosamente inoculata nei corpi umani dalle varie discipline “dolci” del neo-liberalismo. Ma non solo, in un senso più teorico la “soggettività” e la “restituzione” che ci interessano chiamano anche in causa lo spazio, il vuoto, prodotti dall’oscillazione di due operazioni reciproche e fondamentali:

1) Un certo qual masochismo – che Basaglia stesso menziona esplicitamente nelle Conferenze brasiliane – di cui le istituzioni e coloro che le incarnano dovrebbero imparare a riscoprire il gusto. Uno spazio di restituzione della soggettività che interessa quella che potremmo chiamare – con un’espressione a effetto – l’autodistruttività dell’istituizione.

DOMANDA: Io vorrei che lei approfondisse il problema del ruolo dello psichiatra e dello spazio che egli deve dare alla sua autodistruzione, dato che la distruzione della situazione significa rompere con la struttura borghese e con il potere che questa ha sul controllo della salute.

BASAGLIA: Il problema che lei pone mi sembra molto giusto perché il problema della distruzione del manicomio non può avvenire che attraverso gli operatori che lavorano nel campo della salute, e quindi è una situazione effettivamente un po’ masochista, autodistruttrice. […] I movimenti, i partiti e i sindacati che vogliono la trasformazione di una società non possono sopportare che il proletariato e il sottoproletariato siano trattati in questo modo nelle istituzioni dello Stato.

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Published: 12 January 2021
Created: 02 January 2021
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sebastianoisaia

La classe impossibile secondo Nietzsche – e secondo Marx

di Sebastiano Isaia

fnLa “dignità del lavoro” è uno dei più stolti
vaneggiamenti moderni. È un sogno di schiavi.
E questa necessità sfibrante della vita, che si
chiama lavoro, dovrebbe essere “dignitosa”?
(F. Nietzsche).

La dignità dell’uomo e la dignità del lavoro, sono
i miseri prodotti di una schiavitù che vuole
nascondersi a sé stessa (F. Nietzsche).

L’aforisma 206 di Aurora, il saggio pubblicato da Friedrich Nietzsche nel 1881, ha per titolo La classe impossibile. A quale classe sociale si riferisce l’autore, e perché la considera impossibile? Per avere una prima risposta non dobbiamo fare altro che leggere i suggestivi passi che seguono: «Povero, lieto e indipendente! – queste cose insieme sono possibili; povero, lieto e schiavo! – anche queste sono possibili, – e agli operai, della schiavitù della fabbrica, non saprei dire niente di meglio, posto che essi non avvertano in generale come un’infamia, il venir adoperati in tal modo, ed è quel che accade, come ingranaggi di una macchina e, per così dire, come tappabuchi dell’umana arte dell’invenzione!» (1). La classe impossibile di cui parla Nietzsche è dunque quella operaia, e, per essere ancor più precisi, si tratta della classe operaia del Vecchio Continente: «Gli operai in Europa d’ora innanzi dovrebbero dichiararsi come classe un’impossibilità umana». E come singoliindividui? Il tema non è sviluppato dall’autore e certamente non intende approfondirlo chi scrive, ma semplicemente sfiorarlo. Tra poco vedremo che la specificazione geosociale della nietzschiana “questione operaia” ha un preciso significato – e d’altra parte allora solo l’Europa vantava una forte, moderna e politicamente organizzata classe operaia.

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Published: 11 January 2021
Created: 11 January 2021
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materialismostorico

Accumulazione del capitale e crisi

“Vecchi” concetti in un nuovo schema teorico

di Andrea Pannone

Pubblicato su “Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane", n° 1/2020, a cura di Stefano G. Azzarà, pp. 131-155, licenza Creative Commons BY-NC-ND 4.0

5 IMG 0479 ok 501x500In un recente articolo su Jacobin Marco Palazzotto (PALAZZOTTO 2019), ha ricordato, in occasione del centenario della morte di Rosa Luxemburg, il fondamentale contributo alla critica dell’economia politica della rivoluzionaria polacca. In particolare, l’autore si sofferma sulla domanda che emerge chiaramente nel libro L’accumulazione del capitale (LUXEMBURG 1913): da dove proviene la domanda continuamente crescente che sta alla base del progressivo allargamento della produzione capitalistica nello schema di Marx (esposto nel secondo libro del capitale)? In questo scritto si prova a fornire uno schema di produzione allargata molto diverso, anche se ispirato, da quello di Marx e che integra, in modo originale, alcuni aspetti del contributo fornito da Augusto Graziani con la Teoria del Circuito Monetario (GRAZIANI 2003). Tale schema permetterà di rispondere alla questione sollevata dalla Luxemburg mostrando come un sistema ‘puramente’ capitalistico possa in effetti, sebbene solo casualmente, generare la domanda di merci prodotte in regime di accumulazione. Ad ogni modo, questa possibilità non mette assolutamente il sistema al riparo da crisi ricorrenti, allontanabili solo con una continua e crescente creazione di mezzi monetari, che però espone il sistema stesso all’innesco ricorrente di bolle speculative, a un aumento esponenziale delle diseguaglianze distributive e al rischio di ulteriori crisi. Il lavoro è articolato come segue: nel primo paragrafo verrà esemplificato lo schema di riproduzione allargata di Marx.

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Published: 11 January 2021
Created: 03 January 2021
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antiper

Sull’universalismo comunista

di Antiper

capitalist globalizationAnche se per molti versi il comunismo moderno si distingue profondamente dai vari “comunismi” precedenti è pur vero che, per altri versi, ne costituisce lo sviluppo.

Ad esempio, l’abolizione della proprietà privata è certamente un elemento distintivo e permanente di una concezione “comunista” [1]; come si potrebbe infatti pensare una società comunista che preservasse la possibilità della proprietà privata [2]? D’altra parte il modo in cui questa richiesta viene avanzata – ad esempio, “abolizione per tutti” o “abolizione solo per una parte” – cambia, e di molto, la situazione.

Quella che la proprietà privata sia uno straordinario elemento di disarmonia e di conflitto sociale costituisce una delle più geniali intuizioni filosofiche di Platone; un’intuizione geniale e precoce in quanto operata in una società ancora molto primitiva dal punto di vista della proprietà.

“Chi segue la strada in discesa si trova di fronte al compito di mostrare a uomini (antropologicamente?) interessati al denaro e al potere che la giustizia è preferibile all’ingiustizia, e che la filosofia ha una utilità politica, in quanto solo i filosofi – con alcuni accorgimenti istituzionali quali l’abolizione della famiglia e della proprietà privata – possono essere i governanti immuni da conflitto di interessi di cui la città ha bisogno” [3]

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Published: 11 January 2021
Created: 10 January 2021
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lafionda

Verso un “socialismo possibile”

di Emanuele Dell'Atti

Note a: Carlo Formenti, Il capitale vede rosso. Il Socialismo del XXI secolo e la reazione neomaccartista, Meltemi, Milano 2020

1573 319Davanti alla sede della borsa di New York, a Wall Street, vi è una grande statua di bronzo che raffigura un toro nerastro, testa bassa, sguardo feroce. Quel toro – scrive Carlo Formenti nel suo ultimo lavoro che compendia e rilancia, ridiscutendola, la laboriosa riflessione che ha svolto negli ultimi anni[1] – è la perfetta raffigurazione degli “spiriti animali” del capitalismo contemporaneo che ha infilzato “con le corna della controrivoluzione neoliberista le classi subalterne e ne ha schiacciato le capacità di resistenza” (p. 8), attraverso un’opera costante di smantellamento del welfare, precarizzazione del lavoro, privatizzazioni sistematiche, depotenziamento dei partiti della sinistra tradizionale.

Come è potuto avvenire tutto questo e in così poco tempo? Evidentemente, scrive l’autore, con il contributo del potere politico: i governi dei maggiori Paesi occidentali, infatti, hanno fatto di tutto per adattare alle esigenze del capitalismo il quadro istituzionale e legislativo, dimostrando, così, che la tesi della “fine dello Stato” è errata. Lo Stato è vivo e vegeto, ma non più come garante degli interessi generali, bensì come strumento per dissodare il terreno ai mercati, privatizzando beni e servizi, deregolamentando i flussi finanziari, riducendo le tasse ai super ricchi, tagliando sulla spesa sociale primaria e sui diritti dei lavoratori. La globalizzazione, infatti, non è stata il frutto di “leggi” economiche, ma “un disegno politico volto a distruggere i rapporti di forza del proletariato americano ed europeo attraverso l’arruolamento di sterminate masse di neo-salariati a basso costo nei Paesi in via di sviluppo” (p. 99).

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Published: 10 January 2021
Created: 08 January 2021
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economiaepolitica

Investimenti, profitti e ripresa: il problema italiano

Un’analisi di lungo periodo

di Leonello Tronti

20202130jpg 326x245La lunga fase di declino economico dell’Italia si può sintetizzare nella “legge del meno uno”: dal 1995 in poi, l’economia cresce ogni anno (in media) un punto in meno dell’insieme dell’Eurozona. In questo deludente risultato quale ruolo svolgono gli investimenti? Per rispondere a questa domanda l’articolo sottopone a un’analisi di lungo periodo (1995-2019) l’indebolimento della funzione di investimento dell’economia italiana. L’analisi empirica è anzitutto comparativa con altri paesi europei, in termini sia di crescita del volume degli investimenti, sia dell’incidenza sul Pil, sia degli effetti sulla crescita. In tutti i casi si conferma il continuo peggioramento relativo della situazione italiana. Un altro aspetto di rilievo è quello della comune tendenza prociclica alla riduzione in rapporto al valore aggiunto degli investimenti pubblici e privati, con un più forte ridimensionamento di quelli pubblici. Nel caso del settore pubblico la riduzione è legata alle politiche di austerità che, in un paese caratterizzato da una spesa corrente elevata, hanno investito in misura crescente la spesa in conto capitale. In quello del settore privato si riscontra invece la compresenza di ragioni opposte: da un lato l’indebolimento della maggioranza delle imprese ad opera delle sfide tecnologiche, di apertura dei mercati globali e della moneta unica; ma dall’altro la creazione di un ambiente interno particolarmente se non eccessivamente favorevole, non solo in termini di costo del denaro e del lavoro (diretto e indiretto), ma anche di politiche contributive e fiscali attuate da governi di varia coloritura politica. In questa situazione, nonostante le fortissime perturbazioni che attraversano il periodo, il saggio di profitto in rapporto al valore aggiunto si è fortunatamente dimostrato notevolmente stabile e resiliente.

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Published: 10 January 2021
Created: 06 January 2021
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Coordinamenta2

“Si tace a se stesse e a se stessi la verità”

di ElisabettaTeghil

vaccini 300x300Il paradiso è promesso solo per quelle che si prestano a tenere nell’inferno la stragrande maggioranza delle altre.

<Quattro passi/Note sul femminismo nella fase neoliberista del capitale>

E’ avvenuto quello che preparavano da tempo. E’ avvenuto. Il potere ha avuto o creato o sfruttato, non importa, con la così detta pandemia, la possibilità di portare a compimento la trasformazione epocale della società che l’ideologia neoliberista aveva teorizzato e pianificato. Le modalità e le logiche utilizzate nei territori coloniali, nei territori da predare, oggi vengono utilizzate nell’occidente capitalista, nei territori metropolitani e non solo. La gestione delle popolazioni occidentali da parte della nuova aristocrazia borghese transnazionale, l’iperborghesia, per mano dei governi locali complici e servi, è di occupazione militare: metodi e modalità sono quelli applicati nelle colonie. Questo due volte: la prima come presa di possesso fisica del territorio da parte di unità militari/poliziesche che si muovono come truppe di occupazione e come tali vengono percepite e subite dalla popolazione, tanto che militari e uomini in divisa si permettono violenze, prevaricazioni con larga discrezionalità e come benefit del loro lavoro, la seconda perché come le popolazioni indigene e native, i cittadini/e occidentali vengono presentati come infantili, irresponsabili, incapaci di autogestione, bisognosi di una guida. Le cittadine/i vengono convinte che sono senza storia e senza memoria e viene propagandato che l’unica strada per loro percorribile è l’assoggettamento volontario. Se questo non avviene si usa la forza.

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Published: 10 January 2021
Created: 01 January 2021
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la citta futura

Dal lavoro a cottimo allo smart working

di Ascanio Bernardeschi

Lo smart working è una forma di lavoro a cottimo che agevola lo sfruttamento. Occorre impedire che anche dopo l’epidemia venga esteso indiscriminatamente e senza il controllo dei lavoratori organizzati

79a0d6a4899b79994a919b2a20690507 XLKarl Marx, nella sezione VI del libro primo del Capitale [1], dedicata al salario, inserisce il capitolo 19 sul salario a cottimo. È interessante seguire alcuni passaggi perché certi contenuti sono riferibili non solo a questa specifica forma di retribuzione ma anche più in generale a una specifica forma del rapporto di lavoro e a una modalità lavorativa di grande attualità.

Una prima considerazione sul cottimo è che “la qualità del lavoro è qui controllata dall’opera stessa, la quale deve possedere bontà media […] Esso offre al capitalista una misura ben definita dell’intensità del lavoro” (p. 605).

Viene meno quindi la necessità di assoldare dei controllori: “siccome qui la qualità e l’intensità del lavoro sono controllate dalla forma dello stesso salario, si rende superflua buona parte della sorveglianza del lavoro. Questa forma costituisce quindi la base […] di un sistema di sfruttamento e di oppressione […] Questo sistema si chiama in Inghilterra in modo caratteristico «sweating system» (sistema del sudore)”.

Ciò nonostante il lavoratore può essere indotto suo malgrado a condividere gli obiettivi di produttività: “Dato il salario a cottimo, è naturalmente interesse personale dell’operaio impegnare la propria forza-lavoro con maggiore intensità possibile, il che facilita al capitalista un aumento del grado normale dell'intensità. Ed è allo stesso modo nell’interesse personale dell’operaio prolungare la giornata lavorativa” (pp.606-7).

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Published: 09 January 2021
Created: 09 January 2021
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sinistra

Il token del ticket

La coppia Joe Biden-Kamala Harris

di Piotr

00058F49 biden e harrisIl Congresso ha dunque certificato la vittoria di Joe Biden che il 20 di questo mese, dopo il giuramento, sarà in office assieme alla sua vice, Kamala Harris.

Il ticket Biden-Harris mi preoccupa e non poco.

Joe Biden dopo una lunghissima carriera spesa ad appoggiare ogni tipo di aggressione imperialistica americana è felicemente approdato alla senile che si sta vivendo con tratti inquietanti. Che abbia con sé una valigetta con la quale poter far scoppiare l'olocausto nucleare è pensiero agghiacciante. Per consolarmi mi ripeto che la storia della valigetta e del “comandante supremo” non sta esattamente come ce la raccontano e che se i generali non vogliono far scoppiare una guerra nucleare il capo della Casa Bianca non può farci nulla.

Kamala Harris è una donna piena di sé che non si capisce a che titolo sia stata scelta come vice presidente, a meno di rivolgersi alla categoria di “token person”, una figura tipica del politicamente corretto.

Come mi spiegò il grande economista statunitense Michael Hudson mentre stavo traducendo la sua autobiografia, un “token” è una sorta di ornamento formale nelle apparizioni pubbliche degli uomini politici negli USA e mi spiegò che “un politico ha sempre dietro si sé un token Nero o Ispanico quando parla”.

La prima funzione della Harris sembra dunque, così d'acchito, essere quella di un token non-bianco, un token non-uomo, un token, insomma, della “diversità” condensata.

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Published: 09 January 2021
Created: 06 January 2021
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marxdialectical

Controversie sull’Ideologia tedesca. Dalla filologia all’interpretazione

di Roberto Fineschi

image66753frCirca un anno fa, su “Historia Magistra”[1] ho cercato di presentare al lettore italiano lo stato filologico corrente del testo noto come Ideologia tedesca dopo la sua ri-pubblicazione nella nuova edizione storico-critica[2]. Gli editori della MEGA2, provocatoriamente, hanno dichiarato che il testo non esiste e questo ovviamente ha dato adito a discussioni e dibattiti perché nella ricezione grande peso è stato dato a questo testo come luogo di origine del “materialismo storico”. A mio modo di vedere, le dichiarazioni degli editori sono fattualmente vere, ma presentano il rischio di fuorviare la comprensione effettiva di che cosa fosse quel testo per gli stessi Marx ed Engels. Riprendo qui alcune delle conclusioni che avevo svolto nel suddetto articolo che sintetizzano il discorso. In una prima parte spiego in che senso gli editori della MEGA hanno sicuramente ragione; in una seconda cerco però di chiarire i rischi che si corrono prendendo troppo alla lettera le loro affermazioni. I fatti sono:

"1) Marx ed Engels non hanno mai scritto un libro dal titolo L’ideologia tedesca. Volevano invece dare alle stampe il primo numero di una rivista trimestrale alla quale dovevano contribuire diversi autori. L’impossibilità di pubblicarlo portò a ipotizzare la realizzazione, pure mai concretizzata, di un volume a sé che includesse solo i loro contributi.

2) A parte che [in una nota occasionale di Marx], nessuno dei due autori ha mai utilizzato “Ideologia tedesca” come titolo generale. In tutte le altre occasioni - lettere, articoli, opere, faldoni in cui il testo era conservato - tanto nel periodo giovanile che maturo non utilizzarono alcun titolo.

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Published: 09 January 2021
Created: 05 January 2021
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codicerosso

La medicalizzazione della società

di Guy Van Stratten

Medicina, bio-politica e spettacolo dal XVIII secolo all’epoca del Covid

medicalizzazioneOggi, nell’epoca del Covid, assistiamo a una medicalizzazione della società pervasiva e diffusa. Lo sguardo medico si allarga sempre di più a vasti strati della società, si intreccia in modo inestricabile con la politica e con le forme di controllo e di polizia. Lo sguardo medico, sotto il nome di “Comitato tecnico scientifico”, decide se e come i cittadini possono esercitare le proprie libertà e i propri diritti. Estendendosi in modo diffuso nei più svariati media, dai social agli organi di informazione, esso finisce per confondersi con la dimensione spettacolare che agli stessi media è sottesa. Medici e virologi popolano in modo pervasivo, ormai, i telegiornali, le discussioni, i salotti televisivi. Dominando territori in cui la politica non riesce ad arrivare, lo sguardo medico si trasforma in un vero e proprio organo di potere: per mezzo dei numeri, dei conteggi, delle statistiche enunciate quotidianamente, in forma spettacolare, su quegli stessi media, esso domina le menti e i corpi degli individui generando ora ansie e paure, ora conforto e sollievo. Il potere politico tace e lascia la parola alla medicina, la quale possiede un potere che, nella mentalità collettiva ormai digitalizzata, assume valenze taumaturgiche quasi come i “re taumaturghi” di cui ha scritto Marc Bloch, che dominavano le mentalità e i corpi degli individui. L’attuale medicalizzazione diffusa assume indubitabili connotazioni bio-politiche: essa, infatti, appare strettamente connessa a un controllo sempre più serrato e pervasivo della popolazione.

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  1. Carlo Formenti: La presa di Capitol Hill
  2. Sandro Moiso: Il declino dell’impero americano
  3. Giancarlo Lutero: La multimodalità del processo di astrazione in Marx nella relazione fra logica formale e dialettica
  4. Eleonora Zeper: Era digitale, era provinciale
  5. Giacomo Marchetti: Geopolitica dell’accordo sugli investimenti tra Unione Europea e Cina
  6. Alessandro Visalli: Spartiacque, il 2020
  7. Redazione Contropiano: Criptovalute e crisi del dollaro
  8. Bollettino Culturale: "Il Capitale del XXI secolo di Piketty: una critica
  9. Leo Essen: Centri sociali contro legge del valore-lavoro. Una storia triste
  10. Michele Castaldo: In morte di Agitu Gudeta
  11. Il Pungolo Rosso: A colloquio con Marx e altri maestri sulla questione fiscale
  12. Eros Barone: “Una figura colossale”: Dante Alighieri
  13. Carlo Formenti: Crisi e pericolo giallo
  14. Fabio Vighi: Prolegomeni a un capitalismo francescano
  15. Luca Colaninno Albenzio: La lunga marcia verso la Brexit
  16. Stefano Virgilio: Trincia, Umanesimo europeo. Sigmund Freud e Thomas Mann
  17. Salvatore Bravo: Su Ivan Illich
  18. Giulio Gisondi: Libertà e socialdemocrazia. A proposito del modello svedese di fronte al Sars-Cov-2
  19. Domenico Moro: Keynesismo e Marxismo a confronto su disoccupazione e crisi
  20. Vittorio Pelligra: “La meritocrazia non è un meccanismo di liberazione, ma un’ideologia pericolosa”
  21. Francesca Romana Capone: La storia come chiave per comprendere la pandemia
  22. Leonardo Mazzei: Peggio di un complotto
  23. Carlo Formenti: Filosofia prêt à porter
  24. Mariagiovanna Scarpa: Vaccino Pfizer-BioNTech, cosa sappiamo
  25. Paolo Di Remigio: Una prospettiva filosofica sulla fine della scuola occidentale

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