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Published: 12 January 2018
Created: 12 January 2018
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trad.marxiste

Diritti umani: una prospettiva marxiana

di Zoltan Zigedy

hum5Per quasi trecentocinquanta anni, i diritti umani sono stati un importante, se non dominante, strumento dell’impegno mirante alla giustizia sociale. Nel corso di buona parte di questa storia, i diritti umani son stati invocati al fine di demarcare la propria posizione sul campo di battaglia. È altrettanto importante notare che, prima del XVII secolo, la giustizia sociale veniva promossa, il più delle volte, attraverso una lingua diversa da quella dei diritti umani. Se bisogna dare credito alle Chroniques di Froissart, le Jacquerie della campagna francese ed i contadini inglesi coinvolti nella rivolta del 1381 non possedevano una vera e propria nozione di diritti umani universali. Tentavano, invece, di rimpiazzare dei signori ritenuti iniqui, o facevano appello ai loro reggenti in modo da ottenere riparazione all’ingiustizia. Essi non reclamavano i propri diritti – poiché non ne avevano conoscenza – bensì equità e un trattamento umano. John Ball, uno dei leader della rivolta inglese, la quale giunse a un momento di illusoria “liberazione” contadina nel 1381, si riferisce abbia predicato: “Veniamo chiamati servi e picchiati se siamo lenti al loro servizio, eppure non abbiamo un signore cui rivolgere le nostre lamentele, nessuno che ci ascolti e ci renda giustizia. Andiamo dal Re – egli è giovane – e mostriamogli a qual punto siamo oppressi, riferiamogli che vogliamo che le cose cambino, o altrimenti le cambieremo noi stessi” [1]. Non ci si appellava, dunque, ad un insieme di diritti, bensì  alla saggezza ed al senso di giustizia incarnati da un potere superiore, potere superiore che, per altro, si sarebbe infine rivelato infido. Come affermato dal traduttore delle Chroniques, Geoffrey Brereton, Froissart “non si serve di una parola esattamente corrispondente di “eguale”. Invece, ricorre a “tutt’uno” o “tutti insieme” per indicare un destino condiviso. L’uguaglianza, sembrerebbe, è una condizione necessaria del ricorso moderno al concetto di “diritti universali”, priva di riscontro in Froissart.

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Published: 12 January 2018
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minimamoralia

A Napoli è cambiata la narrazione

di Paolo Mossetti

052793fe original 640x420Quando, due o tre anni fa, la rivista napoletana d’inchiesta Monitor iniziò a segnalare, con il consueto rigore, le falle nel rapporto tra il sindaco di Napoli e i movimenti, il baratro che separa i proclami rivoluzionari dalla realtà quotidiana, i miraggi di palingenesi coltivati da molti militanti e i limiti di quello che sarebbe diventato il populismo in salsa partenopea, la reazione più diffusa a sinistra fu un mix di malcelato fastidio e zeppate rancorose. Uno degli articoli più contestati, ad esempio, fu una garbata riflessione sull’alleanza in chiave ideologica ed elettorale tra primo cittadino e centri sociali (vecchi e nuovi), le che frasi che circolavano nell’aria appartenevano più a riflessi pseudo-polizieschi che alla dialettica hegeliana: “Ma questi chi sono?”, “Sì, ma cosa fanno loro per cambiare le cose?”; addirittura un “Perché non li firmano gli articoli?” – che ovviamente vale solo per i rompicoglioni e mai per gli amici, che possono nascondersi dietro nickname improbabili e nomi collettivi -, e l’immancabile “E allora ditelo, che volete il ritorno di Bassolino e del Pd!” i

Sono passati 18 mesi da allora, ma sembrano cinque anni: la durata di un’intera legislatura. Questo perché, non appena De Magistris fu rieletto nella primavera del 2016, l’atmosfera era ancora molto diversa.

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Published: 11 January 2018
Created: 11 January 2018
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genova citiy strike

Intervista sul “Potere al Popolo”

Geraldina Colotti intervista Viola Carofalo e Giuliano Granato

26169753 1626941547353747 259886652524449645 nNel XX secolo gli operai e i comunisti hanno esercitato una eccezionale influenza nelle vicende italiane. La storia del PSI, quella del PCI e quella della sinistra rivoluzionaria degli anni Settanta espongono un patrimonio imponente di esperienze che ha avuto innanzitutto il merito di collegare inestricabilmente la dimensione politica e quella sociale dell’attività delle classi subalterne. La lotta per i miglioramenti reali della vita quotidiana si saldava a un orizzonte di liberazione globale che conferiva forza alle battaglie sindacali e alla richiesta di riforme. Non a caso, quando questo orizzonte è venuto meno, è mancata anche la spinta all’unità, l’intelligenza pratica, l’analisi della realtà e l’innovazione organizzativa. Ne è scaturita una condizione di minorità e di sudditanza che ha abituato alla frammentazione, alla sfiducia, e alla confusione culturale. In una parola, da molti anni a questa parte il proletariato italiano risulta privo di quella indipendenza e autorevolezza politica che ne avevano fatto uno dei protagonisti maggiori della storia europea e uno dei punti di riferimento indiscussi del dibattito rivoluzionario internazionale.

Fino a qualche settimana fa, le elezioni politiche previste per il marzo del 2018 non sembravano proporre alcun elemento di novità sostanziale. Il processo apparentemente tormentato di riaccorpamento alla sinistra del PD di una nuova formazione politica zeppa di ex-ministri e sottosegretari, di magistrati di alto rango e di vecchi e nuovi professionisti delle istituzioni, è apparso sin da subito un mero episodio trasformistico tutto interno alla vicenda di un ceto politico irreparabilmente scollegato dalle classi popolari.

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Published: 11 January 2018
Created: 11 January 2018
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paroleecose

Il Movimento 5 Stelle e la democrazia

di Mauro Piras

cropped grillo contatti sitoI grillini amano sorprenderci sempre, in materia di democrazia rappresentativa. Li avevamo lasciati, all’inizio di questa legislatura, fermi nella loro idea che il voto di fiducia non fosse indispensabile alla nascita di un governo: basta trovare le maggioranze su ogni singolo provvedimento, dicevano, chi vuole appoggiarci ci voti quando vuole. E per cinque anni hanno denunciato come un crimine più o meno tutti i voti di fiducia. Ora invece, sorpresa, la fiducia diventa una sorta di totem. Che cosa è successo?

Il nuovo Codice etico e il Regolamento per la selezione dei candidati alle elezioni 2018 adottati dal Movimento 5 Stelle in vista delle prossime elezioni, e resi pubblici in questi giorni, contengono alcune novità. Per esempio, l’avviso di garanzia non è più un’infamia che impedisce la candidatura: saranno gli organi di garanzia a decidere caso per caso. Una ragionevole revisione dell’intransigenza originaria. Oppure, un altro punto, ingiustamente criticato: le candidature per i collegi uninominali non vengono decise dalla rete, ma dal Capo Politico del Movimento. Partitocrazia? Forse, ma tutto sommato meglio così: in fondo è sensato che le candidature siano definite politicamente, e non con elezioni online di dubbia legittimità democratica.

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Published: 11 January 2018
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carmilla

Pastorale emiliana

di Giovanni Iozzoli

PASTORALE EMILIANA MAIALEDa qualche tempo si è riacceso il conflitto nel comparto carni modenese. O meglio: riemerge la situazione di cronico malessere che cova da almeno due decenni sotto le ceneri, sbottando rabbia e mobilitazione. Quando parliamo di questo territorio – l’angolo di provincia compreso tra Castelnuovo, Castelvetro, Spilamberto, Vignola – stiamo parlando di un pezzo importante del Pil italiano, circa tre miliardi di euro, realizzati da 179 aziende, 5000 addetti, con 8 milioni di quintali all’anno di carni fresche lavorate e salumi: una macchina produttiva potente che importa dagli allevamenti del nord Europa 200 camion di suini macellati ogni giorno – la materia prima che, lavorata in loco, rifornirà tutti i grandi marchi nazionali ed esteri.

Il monoteismo del prosciutto regna sovrano, in questi luoghi; tra i miasmi degli stabilimenti aleggia un vago sentore calvinista – impresa e denaro come manifestazioni della benevolenza divina. Un maialino bronzeo troneggia nella piazza centrale di Castelnuovo Rangone – omaggio a se stessa, di una comunità sobria, laboriosa e danarosa, che vede il suino come metafora della vita.

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Published: 10 January 2018
Created: 09 January 2018
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micromega

Tra Gramsci e Sraffa, il sodalizio fra due comunisti indisciplinati

di Sergio Cesaratto

9788832821697.1000La figura di Piero Sraffa è perlopiù sconosciuta al grande pubblico italiano, persino a quello più colto; appena più fortunata è la figura di Antonio Gramsci. Eppure si tratta di due degli studiosi sociali più straordinari – i più straordinari – che il nostro Paese può vantare nel ventesimo secolo. Il volume di Giancarlo De Vivo (Nella bufera del Novecento – Antonio Gramsci e Piero Sraffa tra lotta politica e teoria critica, Castelvecchi, 2017) apre una serie di squarci sull’interazione intellettuale, politica e umana che si stabilì fra i due nei frangenti drammatici del novecento, come recita l’azzeccato titolo. Il libro non si rivolge solo ad accademici e “specialisti”, ma è di grande interesse per ogni lettore colto.

Gramsci e Sraffa si conobbero, com’è noto, nella Torino dell’immediato primo dopoguerra, entrambe allievi di Umberto Cosmo (come Terracini e Togliatti). I periodi di più intenso colloquio furono dunque quello torinese (1919-1921) e quello romano (1924-1926). Ma mai si interruppe il filo, neppure nel periodo 1921-24 in cui prima Sraffa (a Londra) e poi Gramsci (a Mosca) furono assenti dall’Italia. Da Londra Sraffa continuò a collaborare all’Ordine Nuovo. Dopo l’arresto di Gramsci nel novembre 1926 Sraffa funse da collegamento con il Partito comunista in esilio. Sino alla concessione della libertà condizionale nel 1934 Sraffa poté purtroppo incontrare Gramsci solo una volta nel 1927, mentre la corrispondenza poté svolgersi solo in maniera indiretta attraverso la cognata del prigioniero, Tatiana Schucht.

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Published: 10 January 2018
Created: 09 January 2018
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mondocane

Jus soli e militari in Africa

Le due facce sporche del colonialismo

di Fulvio Grimaldi

africaMi associo agli auguri arrivatimi da tanti amici per feste debabbonatalizzate, che permettano a tutti, specie nel Sud del mondo, sottoposto alla predazione e al genocidio del nuovo colonialismo,, di festeggiare a casa propria senza i push and pull factors dei deportatori e, come al solito, per un anno migliore di questo e peggiore del successivo. E, soprattutto, senza lo sciroppo tossico dell’ipocrisia buonista, arma del nemico e metastasi malthusiana del tempo sorosiano.

 

Le feste dei padroni: gabelle e censure

Il regime criptorenzista e mafiomassonico inaugura l’anno nuovo con l’ulteriore potenziamento dell’imperialismo neoliberista e totalitario: 500 professionisti del militarismo sub imperialista italiota in Niger, per allargare le nostre missioni militari al prezzo di €1.504.000.00 sottratti a pensioni, sanità, scuola, ambiente e per assistere Usa e Francia nell’occupazione, distruzione, rapina di quel paese, deposito di uranio e minerali vari. Nuovo capitolo dell’espansionismo militare USA/Israele/UE nel Sahel e in tutto il continente.

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Published: 10 January 2018
Created: 09 January 2018
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goofynomics

Chi guida contromano?

Una critica al complottismo dei tedeschi sul tasso di cambio

di Alberto Bagnai

ZsCHEPPA 01Cominciamo da una nota barzelletta: un vecchietto guida sul Grande Raccordo Anulare di Roma, ascoltando la radio, quando la musica viene interrotta da un’allerta sul traffico: “Un’auto sta guidando contromano sul Raccordo, fate molta attenzione. La polizia sta accorrendo sul posto”. E il nostro anziano amico commenta: “Come, una macchina sola? Ma sono tantissime!”

Adesso, diamo uno sguardo al tweet di questo giornalista tedesco:

“Italia e Francia erano solite risolvere i loro problemi svalutando. Ora dovranno imparare a fare diversamente”.

Prima di qualsiasi commento, guardiamo questo grafico, basato sui dati del PACIFIC Exchange Rate Services:

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Published: 09 January 2018
Created: 09 January 2018
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megachip

Soggettività e individuazione

Per un pensiero eutopico tra filosofia e psicoanalisi

di Paolo Bartolini

Per il 2018 regaliamo ai lettori questo saggio filosofico di Paolo Bartolini. Buona lettura

s BASQUIAT UNTITLED large640Le basi filosofiche per pensare il processo di individuazione

In un’epoca “estrema” come la nostra, posta sulla soglia di una transizione storica e antropologica di portata globale, mi pare urgente sondare il legame, sottile e tenace, che tiene insieme pensiero filosofico, psicologie del profondo e critica sociale. L’emergere nelle scienze, nella filosofia e nella teoria politica di un paradigma della complessità sistemico e antiriduzionista,1 denota l’urgenza di una nuova presa in cura della vita che, unendo conoscenza e premura, sapere e sapienza, possa permettere alle diverse culture umane non solo di dialogare fra loro, ma anche di individuare azioni comuni per resistere alla deriva del presente e promuovere nuove forme di giustizia sociale e ambientale.

La sfida che ci aspetta, a ben vedere, è multidimensionale e ha risvolti ecologici, economici, politici e spirituali.

Nulla, d’altronde, può sottrarsi al movimento impetuoso che, già nel presente, prefigura il futuro.

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Published: 09 January 2018
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tempofertile

Francois Mitterrand e le svolte degli anni ottanta

di Alessandro Visalli

friends across waterSu Jacobin un vecchio articolo del 2015 di Jonah Birch “Le molte vite di Francois Miterrand”, rilanciato dalla traduzione di Voci dall’Estero, e citato anche nelle “Sei lezioni” di Sergio Cesaratto (un libro da non perdere), consente di riprendere la lettura di uno snodo essenziale della storia del novecento: la repentina svolta verso il liberismo dei governi francese, nel 1982-3, e inglesi già nel 1976.

Barba e Pivetti, nel loro “La scomparsa della sinistra in Europa”, sottolineano in proposito che “le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti” (Marx). E’ sicuramente giusto, ma la massima è bifronte: le idee dominanti sono quelle che si qualificano come moderne, potenti e giuste al contempo, e che si affermano insieme alla classe che le incarna meglio. Un cambiamento di idee è anche un cambiamento del dominio di una classe, o per meglio dire della creazione del dominio. Ciò che avviene in Francia e Inghilterra è quindi una scelta della classe dominante, prima ancora che delle sue idee.

Con questo cambio di orientamento da una, sia pure parziale, egemonia delle forze del lavoro e quindi della visione, oltre che degli interessi, dei ceti produttivi allargati si passa al dominio del capitale e della sua logica e quindi della visione, oltre che degli interessi, dei rentier e dei ceti speculativi. Un passaggio che si verifica in particolare nel decennio che va dal 1975 al 1985, anche se si dispiega più compiutamente in quello successivo.

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Published: 09 January 2018
Created: 09 January 2018
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micromega

Rebus Catalogna dopo la vittoria delle destre

Urge exit strategy per Podemos e Colau

di Steven Forti e Giacomo Russo Spena

Se l'indipendentismo è risultato maggioritario col 47,5% dei voti – vincendo ma non convincendo, fermo ai 2milioni di consensi del 2015 – la vera vincitrice del voto catalano è stata la destra nazionalista spagnola. La sinistra di Catalunya en Comú-Podem ha perso nei quartieri popolari proprio a scapito di Ciudadanos. Ora serve una nuova strategia per uscire dalla polarizzazione dello scontro e da un’impasse che rischia di cronicizzarsi

parlamento catalano 510Una catastrofe annunciata: hanno vinto le destre. Ogni analisi sensata del voto catalano deve assumere questo dato. Una pagina buia per le sinistre, per el cambio nel Paese e per la stessa Catalogna che, divisa, rischia un processo di ulsterizzazione. La sconfitta del premier Mariano Rajoy (con la repressione annessa) è un mero contentino. La polarizzazione dello scontro ha portato, infatti, al trionfo della destra nazionalista (Ciudadanos) e della destra indipendentista (Junts per Catalunya).

Il partito di Albert Rivera, la Podemos di destra come qualcuno la definiva agli albori, ottiene il 25,3% affermandosi come primo partito. L'ex governatore, fuggito in Belgio, Carles Puigdemont conferma, invece, la sua leadership all'interno dell’eterogeneo blocco indipendentista che, nelle elezioni del 21 dicembre, risulta maggioritario in Catalogna.

I partiti indipendentisti (Junts per Catalunya, Esquerra Republicana de Catalunya, Candidatura d’Unitat Popular) mantengono la maggioranza assoluta nel Parlamento di Barcellona (70 deputati su 135, ne avevano 72 nell’ultima legislatura), favoriti dalla legge elettorale che premia le circoscrizioni rurali. Guadagnano circa 100mila voti rispetto al settembre del 2015, ma perdono lo 0,3% per l’altissima partecipazione (79%), dimostrando però che quasi la metà dei catalani (47,5%) difendono ancora l’indipendenza della regione.

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Published: 08 January 2018
Created: 08 January 2018
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pierluigifagan

Torniamo a pensare un piano B per l'Europa

Propositi per il nuovo anno

di Pierluigi Fagan

piano B MadridIn Europa è in atto una unione tra 27 stati, con una sezione rinforzata che adotta una moneta comune a 19 Paesi. Cosa s’intende per “Unione”? Nei fatti, l’Unione europea è una confederazione. Una confederazione altro non è che una alleanza intorno ad uno o più aspetti della politica interstatale. Tali alleanze sono giuridicamente regolate da un trattato o da una rete di trattati. Una confederazione, nonostante l’assonanza, non ha nulla a che fare con una federazione. Una federazione è un modo di organizzare internamente uno stato sovrano mentre nella confederazione gli stati associati rimangono sovrani individuali tranne che per le questioni che hanno deciso di mettere assieme nell’alleanza. Nessuno al momento ha dichiarato, né sembra avere intenzione ed obiettivo, di voler fare della confederazione europea una futura federazione[1].

Il perno del piano confederale europeo, non è la Germania, è la Francia. L’ Unione europea è in primis, è in essenza e ragion d’essere, il trattato di pace tra Francia e Germania, convivenza storicamente difficile che ha segnato la storia europea negli ultimi due secoli. Lo stato della relazione tra Francia e Germania è oggi in un impasse. La Francia ha superato la crisi politica di una paventata affermazione delle forze politiche più nazionaliste e critiche su i prezzi di sovranità pagati da Parigi per serrare Berlino in una rete di condivisioni che senza portare ad alcuna effettiva fusione che ripetiamo, in realtà nessuno vuole, garantisse l’impossibilità di ritrovarsi in una situazione di reciproco conflitto.

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Published: 08 January 2018
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sinistra

Il capitale all’assalto del tempo

di Salvatore Bravo

giorgio mele1L’ultima frontiera del totalitarismo del capitalismo assoluto è il monopolio del tempo. I totalitarismi del novecento hanno organizzato il tempo dei loro sudditi, lo hanno reso funzionale ai desideri di onnipotenza, di trasformazione eternizzante del presente. Tale operazione operava nel tempo, nella carne dei sudditi. Il presente era giustificato nella sua eternità, in quanto sintesi finale del passato volto verso il futuro: il fascismo rendeva ipostasi il presente, in quanto destino segnato dall’impero romano, pertanto l’epoca di mezzo doveva essere cancellata; si pensi alle operazione urbane a Roma, durante il fascismo, per ricongiungere “il nuovo che avanzava” con i monumenti che rammentavano la grandezza del passato come il Colosseo. Il piccone demolitore di Piacentini, l’architetto del regime, nel 1931 doveva ridisegnare il tempo della storia, ma c’era una storia ancora… bugiarda, una storia che esigeva un’ improbabile dialettica. L’homo novus che il fascismo auspicava era l’uomo che avrebbe abbandonato la tradizione italica per rinnovarla in senso biologico. La guerra di Etiopia fu tra i tanti fini progettati dal Fascismo l’aperta sperimentazione per verificare se, dopo un ventennio circa, l’homo novus si fosse concretizzato. Renzo De Felice nei suoi studi dimostra che la differenza tra nazismo e fascismo consiste, anche, nel diverso disporsi verso il parametro del tempo: il fascismo si orienta verso il futuro, mentre il nazismo verso il passato.

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Published: 06 January 2018
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megachip

La responsabilità politica del collasso del nostro pianeta

di Roberto Savio*

Ormai è chiaro che abbiamo perso la battaglia per mantenere il pianeta così come lo abbiamo conosciuto. Una personale opinione? No, fornirò tutti i dati perché sia concreta

index386Il 20 dicembre, I 28 ministri europei dell’Ambiente si sono incontrati a Bruxelles per discutere il piano per la riduzione delle emissioni di CO2 preparato dalla Commissione, in accordo con le decisioni della Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici. Bene, è ormai chiaro che abbiamo perso la battaglia per mantenere il pianeta così come lo abbiamo conosciuto.

Ora, sicuramente questa di seguito può essere considerata la mia personale opinione, priva di obiettività. Per questo fornirò molti dati, elementi storici e fatti, perchè sia concreta. I dati e i fatti hanno una buona qualità: concentrano l’attenzione su ogni dibattito, mentre le idee no. Quindi tutti voi che non amate i fatti, per favore smettete di leggere qui. Vi risparmierete un articolo noioso, come probabilmente sono tutti i miei articoli, perchè non sto cercando di intrattenere ma di sensibilizzare. Se smettete di leggere, perderete inoltre l’opportunità di conoscere il nostro triste destino.

Come è cosa comune in politica oggigiorno, gli interessi hanno preso il sopravvento sui valori e sulla visione.

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Published: 06 January 2018
Created: 06 January 2018
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contropiano2

Facebook rivela che sta rimuovendo accounts di molti utenti su indicazione di USA e Israele

di Glenn Greenwald*

facebook israel 600x300Da un po’ di tempo Facebook funziona in modo strano. Account congelati o cancellati senza apparente motivo, altri inibiti a condividere link o contenuti propri per settimane o mesi. Senza una spiegazione, se non un vago riferimento alle “regole della community”. Senza che venisse nemmeno indicata quale regola fosse stata violata. Insomma: una selezione arbitraria di cosa poteva essere fatto circolare oppure no che ha costretto a individuare nei contenuti stessi la ragione della “censura” feisbukkiana.

Molti hanno a quel punto segnalato che il “blocco” era arrivato subito dopo aver postato o rilanciato notizie provenienti dalla Palestina. Specie dopo le proteste innescate dalla decisione di Trump di spostare l’ambasciata Usa a Gerusalemme, riconoscendo di fatto questa come capitale dello Stato ebraico (uno Stato confessionale, dunque, come l’Arabia Saudita o l’Iran), su cui i palestinesi non dovrebbero più avere pretese.

Poi questa inchiesta di Glenn Greenwald è arrivata a confermare quanto avevamo cominciato a sospettare.

* * * *

Già a settembre 2016 avevamo evidenziato che alcuni rappresentanti della piattaforma Facebook stavano incontrando alcuni delegati del governo Israeliano, per stabilire la cancellazione di un numero di accounts palestinesi accusati di “sobillazione”.

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Published: 05 January 2018
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marxismoggi

Russia 1917. Un anno rivoluzionario

di Elena Fabrizio* 

2401 03La parola/è un condottiero/della forza umana, scriveva Majakovskij nel 1926 in uno dei suoi magistrali versi, con i quali reagiva furioso al suicidio del poeta Sergèj Esénin, un gesto di insopportabile rinuncia a combattere con la parola e quindi a esaltare la vita dopo che si sia contribuito anche a trasformarla. Majakovskij è stato il più grande poeta rivoluzionario, per aver trasformato se stesso nel proprio tempo mentre questo tempo lavorava al progresso della civiltà con un dinamismo che non ha pari nella storia mondiale. Un dinamismo ciclopico, per parafrasare Pasternak, che travolge o stravolge, in cui «tutti si sentono grandi nel loro disorientamento», «come se ognuno fosse oppresso […] da una natura eroica rivelatasi in lui» (Il dottor Živago).

È con la parola quale condottiero della forza umana e delle sue debolezze che Guido Carpi, profondo conoscitore dell’universo culturale e politico russo, ha scelto di narrare la rivoluzione nel suo Centenario, interpellando protagonisti e testimoni attivi che ne registrano le fasi, gli umori, le illusioni e disillusioni, le attese di palingenesi o le angosce apocalittiche. La ricchezza delle loro testimonianze biografiche, letterarie, poetiche, artistiche, filosofiche e politiche, le diverse emotività che essi esprimono o i diversi destini che essi incarnano, le loro diverse posizioni  rispetto agli eventi e le conseguenti scelte politiche restituiscono l’immagine di un periodo storico drammatico ed esaltante, in cui forte è la coscienza del tramonto di un’epoca, che alcuni cercano di ritardare, o di transizione e trasformazione verso una società altra che invece altri vogliono contribuire a progettare.

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Published: 05 January 2018
Created: 05 January 2018
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scienzaepolitica

La Costituzione nelle fabbriche*

Appunti su contratto sociale fordista e compromesso costituente

di Bruno Settis**

Il «compromesso costituente» tra cultura liberale, cattolica e socialista-comunista e il «compromesso fordista-keynesiano» tra capitale e lavoro sono due sintesi o formule correnti: vengono spesso incastrate, talvolta sovrapposte o quasi, per via della loro convergenza sulla centralità del lavoro, posto dal primo a fondazione della costituenda repubblica, dall'altro al centro del circolo virtuoso di produzione di massa e consumo di massa. A partire da una rilettura critica di queste sintesi, si proporranno alcune linee di ricerca per la storia repubblicana, non prive di rilievo per il lessico politico contemporaneo

440px 1910Ford T1. Introduzione: oltre l'illuminismo

In un celebre discorso tenuto all’Assemblea Costituente il 6 marzo 1947, rispondendo alle critiche rivolte da Piero Calamandrei al progetto elaborato dalla Commissione dei 75, Lelio Basso spiegò che la Costituzione avrebbe dovuto essere «aperta verso tutte le trasformazioni democratiche future, e Costituzione che sia riflesso delle trasformazioni già avvenute o in atto, ed espressione della coscienza popolare collettiva»1. In questa dimensione, e non in quella della politica politicante, il Partito Socialista di Unità Proletaria era pronto a votare «con perfetta lealtà» articoli come quello in cui si accettava la proprietà privata (per la precisione, la si riconosceva e garantiva, assieme alla sua funzione sociale), vedendo in essi l’«espressione della complessa realtà oggi in atto».

La legge fondamentale dello Stato avrebbe dovuto esprimere perciò non solo il compromesso tra i partiti e le tradizioni politiche del paese, né la giustapposizione di illuminismo e mazzinianismo (una fusione di cui il progetto dei 75 recava ancora l’impronta nei «diritti e doveri del cittadino»), ma anche «il punto di equilibrio delle forze sociali che sono in atto in un determinato momento».

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Published: 04 January 2018
Created: 04 January 2018
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la citta futura

Bitcoin: una moneta fittizia

di Francesco Schettino

Cosa rappresentano le criptovalute nella fase acuta di crisi del modo di produzione del capitale

0990257def9e36e39ea94b2cedd7baef XLSe è normale che i media più potenti del mondo – Google e Facebook in testa – continuino a fomentare con pubblicità ingannevoli e articoli poco credibili la favola del bitcoin e delle criptovalute, la cosa che più preoccupa è che esiste un numero crescente di compagni e compagne che – spesso a causa di una mancanza di conoscenza delle basi del socialismo scientifico – aderiscono con entusiasmo all’idea di criptovaluta giacché, secondo alcuni di costoro, essa avrebbe una portata rivoluzionaria, permettendo una emancipazione degli scambi di merci dall’autorità monetaria borghese.

È già di per sé abbastanza risibile pensare che monete create, ai loro fini, da personaggi molto prossimi alle mafie, al riciclo di denaro sporco, commercio di organi e di esseri umani (e chi più ne ha, più ne metta) possano rappresentare il “dollaro dell’avvenire”. L’affascinante meccanismo tecnico con cui i bitcoin vengono prodotti è un ennesimo giuoco di prestigio con cui si cerca di velare la realtà che vede invece le criptovalute emergere dal ventre più marcio e oscuro del capitalismo moderno.

In questo breve articolo ci proponiamo di fornire alcuni elementi utili, dal nostro punto di vista, a mostrare come le criptovalute non siano altro che un prodotto interno al capitalismo in fase di crisi acuta che viene gestito in maniera solo parzialmente differente, rispetto al passato, dalla classe dominante.

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Published: 04 January 2018
Created: 04 January 2018
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vocidallestero

Fu l’austerità a facilitare l’ascesa dei Nazisti al potere

Lo dimostra uno studio di Vox

di Dylan Matthews

Come riportato da Vox, secondo un recente studio di storici dell’economia esiste una correlazione statistica forte e diretta tra le misure di austerità di Bruning tra il 1930 e 1932 in Germania e l’ascesa al potere del nazismo. L’austerità aiuta colmare le lacune delle tesi classiche sull’affermazione del nazismo, anche se, a detta degli stessi autori, non fu certamente l’unica causa. Questo studio rappresenta comunque un avvertimento per la situazione  attuale dell’eurozona:  a parità di condizioni, l’austerità favorisce il successo di politiche radicali di destra

Neoliberals criminalsMigliaia di storici, economisti, sociologi e altri ricercatori hanno trascorso più di 80 anni cercando di dare un senso all’improvvisa ascesa al potere del partito nazista.

La spiegazione standard è che gli elettori tedeschi si riversarono sul partito nel 1932 e nel 1933 in risposta alle sofferenze della Grande Depressione, alla quale i partiti convenzionali non riuscirono a porre fine. Ma altri hanno cercato di spiegare il colpo di stato di Hitler, in tutto o in parte, facendo riferimento all’ossessione della cultura tedesca per l’ordine e l’autorità, a secoli di virulento antisemitismo tedesco e alla popolarità delle associazioni locali come quelle dei veterani, i circoli di scacchi e di canto corale che i nazisti usarono per facilitare il reclutamento.

Un nuovo articolo di un gruppo di storici dell’economia si concentra su un altro colpevole: l’austerità, e in particolare il pacchetto di duri tagli alle spese e di aumenti delle tasse che il cancelliere conservatore tedesco Heinrich Brüning promulgò tra il 1930 e il 1932.

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Published: 03 January 2018
Created: 03 January 2018
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la citta futura

Il “lavoro mentale” non è immateriale ed è sfruttato

di Ascanio Bernardeschi

Intervista a Guglielmo Carchedi sulle caratteristiche del lavoro mentale, della produzione di conoscenza in Internet e sulla validità della teoria del valore anche per la produzione di conoscenza

f832966028c60c879a5be606590bd8a2 XLGuglielmo Carchedi, economista marxista di fama internazionale, è stato fra coloro che più radicalmente hanno combattuto le interpretazioni di tipo neoricardiano del Capitale di Marx, contestando la determinazione simultanea – à la Sraffa – del saggio del profitto, dei prezzi di produzione dei fattori produttivi e dei prodotti. Introducendo nella sua analisi il fattore tempo e interpretando la teoria del valore di Marx come un sistema di non equilibrio, ha mostrato che tale interpretazione consente di superare tutte le obiezioni fatte al procedimento marxiano di trasformazione dei valori in prezzi di produzione. Insieme a Alan Freeman ha curato e pubblicato un volume che è una pietra miliare di questa critica [1].

Ha letto anche, sempre con lenti marxiane, le caratteristiche di questa crisi economica, producendo tra l'altro un'analisi di classe delle contraddizioni insite nel processo di integrazione economica europea [2]. Recentemente ha dato un contributo teorico importante [3] per controbattere molte teorie di moda, sul lavoro cognitivo e su Internet in particolare, tendenti oggettivamente a disarmare la classe lavoratrice espungendone la componente dei lavoratori mentali e sostenendo l'inapplicabilità della teoria del valore al lavoro mentale. Insomma il suo contributo a confutare i “confutatori” ci consente di parlare ancora di pluslavoro e plusvalore e di individuare ancora nella classe lavoratrice il soggetto principale di un possibile superamento del modo di produzione capitalistico.

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Published: 03 January 2018
Created: 03 January 2018
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effimera

Dalla “crisi fiscale dello stato” alla “seconda contraddizione del capitale”

Il percorso intellettuale di James O’Connor

di Alfredo Agustoni

evoluzione e crisi dei mercati finanziari martone 56 638James O’Connor è ben conosciuto, prima che per la sua proposta di un approccio “ecomarxista”, per la sua analisi della crisi fiscale dello stato. Di qui, l’estrema attualità di un autore che cerca di esaminare, dal punto di vista di un marxismo “critico”, problemi che al tempo in cui scrive sono “emergenti” e che oggi sono autentiche “emergenze”. In entrambi i casi, O’Connor osserva come il capitale esporti le proprie contraddizioni fuori dai ristretti confini della produzione, per ritrovarsi ad affrontarle quindi nel proprio ambiente: la produzione capitalistica funziona, da un certo punto di vista, come la macchina di Carnot, incapace di generare movimento senza esportare disordine al di fuori dei propri confini. Ma, diversamente dalla macchina di Carnot, che continua a compiere gli stessi movimenti, ci troviamo qui di fronte a processi storici, dove il capitalismo si espande colonizzando nuovi ambiti e nuovi territori, per ritrovarvi di volta in volta le proprie stesse contraddizioni. Un discorso di questo genere si colloca, in realtà, a pieno titolo sulla scia di un complesso di riflessioni sull’imperialismo, a partire da Hobson, Lenin e Rosa Luxemburg.

In ogni caso, esiste un filo rosso che unisce l’autore della Crisi fiscale dello stato, nei primi anni settanta, all’autore di Natural Causes un quarto di secolo dopo. Il filo rosso può essere individuato nell’analisi dei rapporti tra capitalismo, stato e movimenti sociali (dai movimenti di protesta degli anni sessanta ai movimenti ecologici degli anni ottanta e novanta).

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Published: 02 January 2018
Created: 02 January 2018
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carmilla

1917, un anno da non dimenticare

di Sandro Moiso

China Miéville, OTTOBRE. Storia della Rivoluzione russa, Nutrimenti 2017, pp. 416, € 19,00

9788865945278 0 0 0 75Voglio chiudere questo centenario di scarse e, ancor più, confuse celebrazioni parlando di uno dei pochi testi originali ed interessanti pubblicati dall’editoria italiana nel corso dell’anno tra quelli dedicati alla ricostruzione degli avvenimenti che condussero alla Rivoluzione di Ottobre. Non a caso il testo proviene dal mondo anglo-sassone la cui tradizione storiografica, nel corso degli anni, ha continuato a dedicare grande attenzione ad uno degli episodi destinati a fondare il ‘900 e il suo immaginario sociale, culturale e politico.

Forse per questo motivo, il testo non è opera di uno storico tradizionale e non è figlio soltanto di un impegno militante, ma proviene dalla penna di uno dei più importanti autori di letteratura dark fantasy e SF degli ultimi anni: China Miéville (Londra 1972). Vincitore di numerosi e prestigiosi premi letterari in ambito fantascientifico e horror ( premio Bram Stoker nel 1999; premi Arthur C. Clarke e British Fantasy per il 2001; International Horror Guild e ancora Bram Stoker per il 2003; premi Arthur C. Clarke e Locus per il 2005; premio Locus per il 2008; poi ancora vincitore dei premi Locus, Arthur C. Clarke, British Science Fiction e World Fantasy in anni successivi e infine finalista per il premio Hugo 2012 nella categoria Miglior romanzo), lo scrittore è stato e rimane però ancora militante della sinistra radicale inglese.

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Published: 02 January 2018
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blackblog

La visibilità dell'invisibile

di Franco Senia

ginzburg4Anche Marx fa ricorso a Shakespeare per parlare dell'estraneità della lingua, della lingua come qualcosa che ossessiona, che non è mai del tutto integrata. Harald Weinrich lega insieme Shakespeare e Goethe nell'analogia del francese visto come lingua della menzogna. Derrida, da dentro tale lingua, in "Spettri di Marx" commenta "Il 18 brumaio" di Marx, soprattutto per quel che riguarda la parte in cui Viene detto che «indossa la maschera dell'apostolo Paolo», allo stesso modo in cui la Rivoluzione del 1789-1814 «ha indossato alternativamente come quelle della Repubblica romana e quella dell'Impero romano.»

Si può qui ricordare che nel suo saggio dedicato a Lutero, Aby Warburg affronta quella figura storica mettendo in evidenza la sua dimensione di traduttore e di mediatore culturale (allo stesso modo di Erasmo, Lutero è stato uno dei pochi a dominare il greco nel XVI secolo, traducendo, a partire dal 1921, il Nuovo Testamento in tedesco). Lutero, in quanto operatore della differenza sia linguistica che ideologica, opera sui passaggi, sulle contaminazioni: «Attraverso la mediazione fedele di quelle vie migratorie che portano l'ellenismo in Arabia, in Spagna, in Italia e in Germania», scrive Warburg, «gli dei planetari sono sopravvissuti nelle parole e nelle immagini come divinità viventi», e più avanti: «L'astrologo dell'epoca della Riforma attraversa questi due estremi opposti - l'astrazione matematica ed il vincolo culturale -, irreconciliabili per il naturalista di oggi giorno, come se fosse il punto di inversione di uno stato d'animo omogeneo e di un'ampia oscillazione» (Aby Warburg, Divinazione antica pagana in testi e immagini dell'età di Lutero).

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Published: 02 January 2018
Created: 02 January 2018
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senzasoste

Cosa va a fare l’Italia in Niger?

di Redazione

Gentiloni ha annunciato alla vigilia del Natale, in sordina ed in mezzo alla distrazione dei regali natalizi, l'intervento in Niger. Ma la reazione politica al momento non è stata incisiva e si perde nella solita retorica dell'intervento umanitario per stabilizzare il paese. Ma la verità è un'altra

francesi nigerL’annuncio dell’intervento italiano in Niger, fatto da Gentiloni su una portaerei, ha colto di sorpresa solo gli osservatori più distratti. La scorsa estate, nel periodo del giro di vite Minniti sugli sbarchi dalla Libia, il governo del Niger era già stato accolto a palazzo Chigi. Motivo ufficiale: una serie di discussioni, e di richieste di finanziamento da parte del paese africano, legate alla questione del contenimento dei flussi migratori. Minniti infatti, all’epoca (e non solo), sosteneva che le frontiere della Ue coincidessero con la Libia e che, proprio per quello, rafforzare la vigilanza in Niger avrebbe significato un alleggerimento dei problemi alla frontiera libica.

Naturalmente l’ovvietà di un Niger devastato dalle crisi idriche (si veda qui) e quindi produttore di immigrazione di massa in fuga verso l’Europa, è ufficialmente negata. Perchè per evitare tragedie nel Sahel, legate alla fuga dai territori, basterebbe intervenire sulle crisi idriche, favorendo le naturali economie locali, e non immaginare di creare fortezze da fantascienza. Se però andiamo a vedere la vastità della crisi idrica che tocca il Niger vediamo che non comprende il solo paese in questione.

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Published: 01 January 2018
Created: 01 January 2018
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ilconformista

La grande menzogna della globalizzazione

di Dani Rodrik (*)

Gli esponenti della sinistra della “Terza Via” hanno presentato la globalizzazione come inevitabile e vantaggiosa per tutti. In realtà, non è né l’uno né l’altro e l’ordine liberale ne sta pagando il prezzo

tumblr mti65algpd1qcf707o2 1280Non molto tempo fa, la discussione sulla globalizzazione era data per morta e sepolta – dai partiti di sinistra come per quelli di destra.

Nel 2005, il discorso di Tony Blair al congresso del Partito Laburista coglieva lo spirito del tempo: “Sento persone che dicono che dobbiamo fermarci e discutere della globalizzazione” – disse Blair al suo partito – “si potrebbe anche discutere se l’autunno debba seguire l’inverno”. Ci sarebbero stati imprevisti e disagi sul cammino; qualcuno sarebbe rimasto indietro, ma non importava: le persone dovevano andare avanti. Il nostro “mondo che cambia”, continuava Blair, “è pieno di opportunità, ma solo per quelli rapidi ad adattarsi e lenti a lamentarsi”.

Oggi, nessun politico competente potrebbe esortare i suoi elettori a non lamentarsi in questo modo. Le élite di Davos, i Blair e i Clinton si stanno scervellando, domandandosi come un processo che pensavano fosse inesorabile possa essersi invertito. Il commercio internazionale ha smesso di crescere rispetto alla produzione, i flussi finanziari transnazionali non si sono ancora ripresi dalla crisi globale di un decennio fa, e dopo lunghi anni di stasi nei dibattiti sul commercio mondiale, un nazionalista americano ha cavalcato un’onda populista per andare alla casa Bianca, da dove sta scoraggiando ogni sforzo a favore del multilateralismo.

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  1. Il Pedante: Il governo dei non governativi
  2. Alberto Russo: Dopo il keynesismo: teorie economiche per una (non-) politica economica
  3. Militant: Umberto Eco e il Pci
  4. Vladimiro Giacché: A cosa somiglia una rivoluzione
  5. Giordano Sivini: Le proposte sul reddito perpetuano l’esclusione sociale
  6. Eros Barone: «Egregio signore e compagno!»
  7. Nancy Fraser: Dal neoliberismo progressista a Trump, e oltre
  8. Uber Serra: Prima questione di geopolitica: la Russia è cattiva perché… russa!
  9. Alessandro Somma: Capitalismo finanziario, diritti umani e conflitto sociale
  10. Enrico Cerrini e Giulio Di Donato: Da Veblen a Keynes: tempo di lavoro e modello di sviluppo
  11. Valeria Poletti: Libia, flussi di guerra
  12. Franco Russo: Il primo e il secondo Colletti: questioni aperte
  13. Diego Angelo Bertozzi: Pechino verso un nuovo “soft power”?
  14. Geminello Preterossi: Residui, persistenze e illusioni: il fallimento politico del globalismo
  15. Aldo Barba e Massimo Pivetti: “La scomparsa della Sinistra in Europa”
  16. Pier Paolo Poggio: Il populismo russo: percorsi carsici
  17. Giacomo Gabellini: Libia, come si saccheggia una nazione
  18. Maria Rosaria Nappa e Antonio Noviello: La rivoluzione la faranno i robot
  19. Damiano Palano: Votare non è più democratico?
  20. Nicola Nosengo: Ripensare l’Intelligenza Artificiale
  21. Tommaso Baris: Violenti desideri
  22. Salvatore Bravo: Dialettica e domanda filosofica all’epoca del turbocapitalismo
  23. Francesco Bolici: Come ti spiego i Bitcoin al Cenone di Natale
  24. Guglielmo Forges Davanzati: L’irrazionalità del neomercantilismo
  25. Riccardo Achilli: La battaglia anti-euro è ancora possibile/auspicabile?

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