Details
Published: 23 January 2026
Created: 16 January 2026
Hits: 938
Print Friendly, PDF & Email

krisis.png

Petrodollari vs petroyuan: il Grande gioco di Trump in difesa del dollaro

di Elisabetta Burba e Maria Pappini

Per blindare l'egemonia Usa, la «dottrina Donroe» punta al controllo fisico delle risorse strategiche. Dal Venezuela alla Groenlandia

MARTIN John Great Day of His Wrath.jpgL’energia è il cuore dell’ultimo scontro globale: ogni barile venduto fuori dal circuito del dollaro è una crepa nel primato di Washington. Per 50 anni, il sistema ha retto su patti che imponevano ai produttori di scambiare greggio in dollari, alimentando Wall Street e sostenendo i titoli di Stato Usa. Ma oggi, sotto la spinta della de-dollarizzazione, quel modello vacilla. La risposta di Donald Trump è un cambio di passo, che impone la linea dura del controllo delle risorse strategiche.

«La Cina può comprare tutto il petrolio che vuole da noi». Con queste 11 parole, il presidente Donald Trump ha svelato il baricentro dello scontro globale in atto: il petrolio. Lo ha fatto all’incontro con i vertici di Big Oil riuniti alla Casa Bianca il 9 gennaio scorso. Cinque giorni prima, il concetto era stato declinato in modo molto più diretto dal senatore repubblicano Thomas Massie. «Svegliatevi, Maga. Il Venezuela non riguarda la droga. Riguarda il petrolio» aveva detto ai suoi il guastafeste di Trump. Il senatore ribelle aveva messo a nudo la posta in gioco a Caracas: la partita non è morale, è materiale.

https://youtu.be/iaE8lw8_x30

In Venezuela, Iran e Nigeria, i tre Paesi contro cui l’amministrazione Trump ha condotto azioni militari dirette (anche se l’attacco annunciato a Teheran pare sia stato sospeso), il cuore del problema è il petrolio. O, meglio, il dominio fisico delle filiere, come insegna la lezione della Groenlandia, dove la posta in gioco sono le terre rare e il controllo delle rotte artiche. Ma, attenzione, non si tratta di risorse fini a se stesse. Ogni barile di petrolio o di gas naturale che sfugge al circuito americano riduce la domanda strutturale di dollari. Quindi è una minaccia esistenziale all’egemonia di Washington. E il presidente Trump ne è consapevole.

Nella sua strategia, il controllo dei nodi in cui le materie prime passano o vengono estratte è lo strumento per affrontare il problema dei problemi: la dedollarizzazione.

Read more ...

Details
Published: 23 January 2026
Created: 18 January 2026
Hits: 1075
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

La debole Armada: l’inganno di Trump

di Pino Arlacchi*

Quasi tutti, a destra come a sinistra, pensano che dietro le sparate di Trump contro mezzo mondo ci sia una macchina militare invincibile, impareggiabile e senza precedenti nella storia del pianeta.

Essa conferisce al presidente americano una pretesa di potenza pressoché illimitata. Trump può violare impunemente diritti, valori e interessi di popoli e nazioni in base al principio atavico che è la forza più bruta, la violenza delle armi, che dà ordine al mondo. A discapito delle risorse a disposizione delle vittime, che possono contare solo sull’energia immateriale generata dal senso, anch’esso atavico ma perdente, della giustizia.

Questa è la visione della potenza americana oggi prevalente. Una visione sbagliata e fuorviante. E ciò per due ragioni. Perché è il frutto di una mistificazione ben costruita, e perché è la realtà dei fatti a dimostrare l’esatto opposto. Le menzogne e le violenze di Trump non sono il frutto di una forza militare soverchiante ma, al contrario, derivano da una debolezza profonda, rimasta nascosta per mezzo secolo dopo essere venuta alla luce con la sconfitta del Vietnam.

Seppellita sotto il trionfo americano della Guerra fredda e continuata sottotraccia durante la Bell’Époque clintoniana, questa magagna di fondo è riemersa su scala più vasta nel nuovo secolo con la serie di sconfitte militari e politiche del Medioriente (Iraq, Afghanistan, Yemen) e dell’Ucraina, ed è la vera base da cui partono le raffiche trumpiane di aggressione solitaria a tutto e tutti. Dietro di esse non c’è la gravitas di un potere sicuro di sé, che non ha bisogno di minacciare, di lanciare insulti e attacchi che sanno di insicurezza e di ossessività.

Read more ...

Details
Published: 23 January 2026
Created: 17 January 2026
Hits: 854
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

C’è un aggressore e un aggredito, si diceva una volta, no?

Luca Busca intervista Carlo Rovelli

Viviamo in un contesto molto incerto, in cui ogni giorno un paese sovrano viene minacciato dall’Impero Americano di essere invaso al fine di appropriarsi delle sue risorse. Spesso l’impressione è quella di un’egemonia in declino, sull’orlo del baratro, che tenta gli ultimi colpi di coda per non cadere. In due settimane, dall’inizio del 2026, Trump ha attaccato il Venezuela, sequestrandone il legittimo rappresentante. Ha minacciato l’Iran e la Nigeria, dichiarandosi disponibile a uscire dalla NATO pur di avere la Groenlandia, che, ironia della sorte si troverebbe nella condizione di invocare l’articolo 5 del Trattato dell’Atlantico del Nord, portando l’Europa in guerra contro gli Stati Uniti. Casualmente tutti paesi ricchi di petrolio.

Abbiamo chiesto a Carlo Rovelli, fisico e divulgatore di fama mondiale reduce dalla pubblicazione del suo ultimo libro, “L’uguaglianza di tutte le cose”, cosa pensa di questo particolare momento storico.

* * * *

L.B. Gli Stati Uniti hanno attaccato il Venezuela e sequestrato il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros, al fine di processarlo. Possiamo parlare di “processo” o siamo davanti a uno strumento politico travestito da giustizia?

Read more ...

Details
Published: 23 January 2026
Created: 17 January 2026
Hits: 830
Print Friendly, PDF & Email

analisidifesa

Le smanie bellicose di Ursula von der Leyen

di Gianandrea Gaiani

Forse ispirata dall’autoreferenzialità di Donald Trump, anche il presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen sembra ormai nutrire un ego smisurato che la induce a travalicare ancora una volta i poteri della Commissione europea.

Comer accade anche al presidente statunitense, sembra che nulla affascini più del “military power” i sogni di gloria della signora von der Leyen, che è ricaduta in un errore già commesso in passato.

A inizio settembre dello scorso anno aveva affermato che esistevano “piani piuttosto precisi” per il dispiegamento di truppe europee in Ucraina ma era stata duramente ripresa dal connazionale Boris Pistorius, ministro socialdemocratico della Difesa tedesca. “La Ue non ha alcun mandato né competenza sul posizionamento delle forze armate. Andrei piuttosto cauto nel commentare considerazioni del genere. Si tratta di questioni di cui non si discute prima di sedersi al tavolo dei negoziati con le molte parti che hanno voce in capitolo” dichiarò Pistorius.

Per confermare la tendenza ad avventurarsi ben oltre i limiti del suo mandato, il 12 gennaio von der Leyen ha riferito ad alcuni giornalisti che “per l’Unione europea è fondamentare accelerare sul piano di pace in 20 punti discusso da Zelensky con Trump a fine dicembre. In questa fase i principi di base sono chiari: la prima linea di difesa sarà ed è costituita dalle forze armate ucraine e sarà compito dell’Ue fare in modo che siano ben equipaggiate”.

Read more ...

Details
Published: 23 January 2026
Created: 19 January 2026
Hits: 798
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Venezuela: “Bring them back”, il muro della dignità contro il fango dei traditori

di Geraldina Colotti

La "diplomazia delle cannoniere" di Trump non cerca accordi, ma impone ricatti e si basa su una propaganda gonfiata contraddetta dai fatti. L'accettazione di un dialogo tecnico o la gestione della crisi da parte del governo bolivariano non sono segni di resa, ma strumenti di una difesa strategica necessaria per aprire brecce, evitare un massacro totale e preservare l'integrità della nazione

Mentre un'orchestrata campagna di allarmi e fake news tenta di coprire la verità sulla brutale operazione di guerra illegale eseguita dagli Stati Uniti all'alba del 3 gennaio 2026, la realtà dietro la violenza imperiale comincia a emergere in tutta la sua crudezza. Non è stato affatto una "passeggiata", come ha cercato di far credere Donald Trump con il suo consueto cinismo arrogante. È stata un'aggressione terroristica in piena regola, un atto di forza bellica disproporzionata, asimmetrica, che ha violato ogni norma del diritto nazionale e internazionale, trovando però sulla sua strada la resistenza eroica del popolo venezuelano, dei militari venezuelani e cubani, e delle soldate.

I dati che emergono smentiscono la narrativa di un'operazione chirurgica e indolore. Il Segretario di Guerra USA, Pete Hegseth, ha ammesso che 200 membri delle forze speciali Delta, scesi dagli elicotteri in una pioggia di proiettili, hanno affrontato una resistenza feroce. Trentadue eroici combattenti cubani, presenti legalmente nel Paese, sono caduti difendendo la casa del Presidente Maduro e di Cilia Flores, battendosi "come leoni" in un combattimento aperto contro mercenari e reparti scelti.

Read more ...

Details
Published: 22 January 2026
Created: 20 January 2026
Hits: 936
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Viaggio al cuore dell’”Asse del Male”. TARGET IRAN

di Fulvio Grimaldi

Immairangine3.pngIran, orgia di disinformazione

Scrivo queste note sul “mio” (nel senso che ci sono stato) Iran con qualche giorno di anticipo sul martedì della pubblicazione. La situazione tumultuosa che si presenta in queste ore potrà aver subito ulteriori cambiamenti. Ciò che, però, non potrà essere cambiato è l’Iran nella sua verità intima, quella che con tutti i mezzi più subdoli o violenti hanno cercato di sottrarci.

Intanto a metà mese sembra scongiurata l’ennesima bombastica minaccia di sfracelli trumpiani. Utilizzando l’assicurazione iraniana che non ci sarebbero state quelle impiccagioni di massa di manifestanti che in Occidente i media avevano previsto (fantasticato), ma tenendo molto più conto degli avvertimenti russi di reazioni pesanti, il fuoritesta di Washington dice di aver rimesso la colt nel fodero.

Non so valutare con la precisione del bilancino quale sia la verità sull’asserita durezza della repressione in Iran, con le asserite uccisioni che rimbalzano tra alcune decine, alcune centinaia e chi si è spinto fino a giurare su migliaia (evidentemente da lui contate). Senza, peraltro che un solo rigo di un mainstream, in cui divampano più fiamme di quelle che ci presentano i video da Tehran, menzioni i due milioni in piazza a sostegno del governo.

Peggio, sfidando un vero degrado professionale, Sky (e non solo) fa passare le sterminate folle riunitesi in appoggio al governo, per manifestanti dell’opposizione. Tra i quali, ovviamente, nessuno menziona la documentata presenza di reparti armati curdi infiltrati dall’Iraq, o del MEK, l’organizzazione terroristica tenuta in piedi dalla CIA fin dalla rivoluzione khomeinista e alla quale vanno attribuiti numerosi attentati contro civili e, in particolare, l’assassinio di scienziati iraniani.

Peggio ancora, restano nei media “assolutamente pacifiche” le proteste in Iran e inermi le vittime della repressione, a dispetto della evoluzione della protesta del bazar contro l’aumento dell’inflazione, determinata dalle sanzioni, in insurrezione violenta perfettamente organizzata.

Read more ...

Details
Published: 22 January 2026
Created: 16 January 2026
Hits: 808
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Giovanni Mazzetti e il tramonto del lavoro salariato

di Eugenio Donnici

disoccupazione 1024x585 1.jpg1.

C’è un dato di fatto che si fatica ad accettare nella società dei paesi capitalisticamente più sviluppati e si presenta come «scarsità di lavoro.»

Tutti i lavoratori che vivono del loro salario, quando percepiscono che il lavoro concreto che svolgono si sta dileguando e intuiscono che il valore di scambio della loro forza lavoro non trova una corrispondenza nel mercato, si aggrappano con veemenza a quella condizione, in quanto, sia dal profondo della loro mente che dalle loro esperienze pratiche, affiora la consapevolezza che la disoccupazione produca effetti più distruttivi nelle loro vite, al cospetto delle sofferenze e distorsioni derivanti dal rapporto di lavoro salariato.

La condizione di disoccupazione rappresenta il «nulla assoluto» per coloro che perdono il lavoro che svolgono, pertanto è una sana reazione opporsi a tale forma di esclusione sociale. Sulla base di questi presupposti, è possibile rilevare, come del resto fa Dahrendorf – osserva Mazzetti – che nei secoli della storia moderna hanno prevalso i principi della civiltà del lavoro.

E in questo contesto, la ricchezza si è presentata come lavoro oggettivato, come valore di scambio, come denaro e soprattutto come denaro che diventa capitale.

Se il riferimento alle categorie analitiche di Marx è evidente, la linea d’ombra dell’impostazione di Dahrendorf giace nelle accuse che indirizza a tutti i salariati che non riescono a emanciparsi dalla società del lavoro.

La legge del salario da cui dipende il reddito, per far fronte ai bisogni della vita quotidiana, esercita una forza di attrazione più grande delle spinte idealistiche dei “riformatori illuminati” come il noto direttore della London School of Economics, per circa un decennio.

Le proteste degli operai davanti le fabbriche, ogni volta che si presenta una crisi aziendale, possono essere considerate come un rifugiarsi in degli interessi corporativi, stando alle conclusioni a cui giungono gli studiosi del calibro di Dahrendorf?

Read more ...

Details
Published: 22 January 2026
Created: 15 January 2026
Hits: 760
Print Friendly, PDF & Email

coniarerivolta

La fine delle infrastrutture pubbliche: il caso RFI

di coniarerivolta

2 1.pngNegli ultimi mesi si è spesso parlato della possibile privatizzazione della rete ferroviaria italiana. Si tratta di un tema che, come è facile intuire, è estremamente rilevante. Da un lato, infatti, si parla di un processo che avrà conseguenze su un servizio, quello ferroviario, che influisce sulle condizioni di vita e di lavoro di milioni di cittadini. Dall’altro, si tratta di asset che costituiscono un ghiotto boccone per il capitale. Se è vero, infatti, che già oggi il servizio ferroviario è stato liberalizzato (con l’ingresso di operatori privati), fino a poco tempo fa la cessione della rete da parte dello Stato sembrava un argomento tabù, anche per gli economisti più sfegatatamente liberisti. Ma, quando si tratta degli insaziabili appetiti dei grandi gruppi capitalistici, tutto è possibile.

In questo post, dopo aver ricostruito, in breve, il processo di privatizzazione e svendita del patrimonio pubblico, vedremo nel dettaglio le ipotesi riguardanti la rete ferroviaria italiana e quali conseguenze potrebbe avere la sua privatizzazione.

 

Breve storia delle privatizzazioni in Italia

La privatizzazione delle imprese pubbliche avvenuta nel contesto italiano ed europeo nel corso degli ultimi 35 anni e tutt’ora in svolgimento nella sua fase matura ha profondamente mutato la natura del capitalismo contribuendo alla sua trasformazione da sistema misto (con forti elementi di pianificazione dell’economia e redistribuzione delle risorse) a sistema neoliberista, dunque ostile al compromesso tra Stato e mercato e insensibile alla mediazione tra bisogni sociali e profitto.

La lunga stagione delle privatizzazioni in Italia ebbe inizio nei “ruggenti” anni ’90 e fu la punta di diamante del nuovo corso neoliberista fondato sul protagonismo del mercato contro lo Stato e del privato contro il pubblico. Nel giro di soli 11 anni (1992-2002) venne ceduta ai capitali privati la stragrande maggioranza delle imprese pubbliche già nazionalizzate e delle partecipazioni statali.

Read more ...

Details
Published: 22 January 2026
Created: 17 January 2026
Hits: 1045
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Palestina, resistenza e repressione: come lo Stato italiano criminalizza la solidarietà

di Agata Iacono

Feriti dalla successione drammatica delle notizie e delle manipolazioni mediatiche che vedono Usa e Israele distruggere definitivamente quello che un tempo si chiamava diritto internazionale, dal rapimento di Maduro al tentativo di Maidan in Iran, dalle minacce alla Groenlandia alla ratifica del "piano di pace" di Trump per distruggere definitivamente il popolo palestinese, ci sfugge spesso quello che sta succedendo a casa nostra.

Sia chiaro: quello che succede è strettamente connesso al quadro geopolitico e all'asservimento totale dell'Italia a Israele e agli USA (con qualche goffo tentativo di salvare la sudditanza anche al cadavere dell'Europa+UK).

Abbiamo assistito all'arresto, alla diffamazione, alla stigmatizzazione delle manifestazioni che chiedevano al governo italiano di non essere complice del genocidio.

Cariche di polizia, idranti, fermi e arresti degli attivisti hanno registrato un crescendo da stato di polizia, appena il movimento per la Palestina ha subito, oggettivamente, una fase di arresto.

Le distorsioni della narrazione hanno aggredito e diffamato Francesca Albanese come la giornalista-attivista Angela Lano e la deputata del movimento 5 stelle Stefania Ascari (tutte donne, chissà perché non siano mai state difese dal movimento Donne Vita e Libertà...).

Read more ...

Details
Published: 22 January 2026
Created: 17 January 2026
Hits: 806
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Il falso dilemma iraniano

di Leonardo Bargigli

Ora che il pericolo di un attacco statunitense contro l’Iran sembra momentaneamente scongiurato, dovremmo raccogliere le idee e riesaminare i termini della questione.

Guardiamo come l’opinione pubblica occidentale si rivolge all’Iran, o come si è rivolta a qualsiasi altro dei Paesi attaccati militarmente dall’Occidente negli ultimi 35 anni: Iraq, Serbia, Afghanistan, Siria, Libia, Venezuela.

Nella sua sfera comunicativa, l’occidentale medio si esprime come se la sua superiorità morale gli conferisca il diritto di esprimersi sul rovesciamento di qualsiasi governo estero (non occidentale) che, per qualche motivo, non lo soddisfi. Per il benpensante occidentale, chi rompe un vaso nella sua città è un “terrorista”, ma chi spara alla polizia in Iran è un “eroe della libertà”.

Questo atteggiamento, purtroppo, fa breccia anche a sinistra. Per anni abbiamo denunciato il genocidio del popolo palestinese, invocando il rispetto del diritto internazionale calpestato da Israele. Ma, evidentemente, anche a sinistra qualcuno ritiene che il diritto internazionale “vale fino a un certo punto” e che quindi sia legittimo invocare, auspicare, appoggiare il rovesciamento della repubblica islamica.

Per quanto riguarda la sinistra radicale, l’interventismo si radica nell’esaltazione del conflitto, che è parente stretta dell’esaltazione della guerra. Se il popolo iraniano scende in strada e si rivolta contro il suo governo, come potremmo noi rivoluzionari non appoggiarlo fino alle estreme conseguenze, visto che vorremmo rovesciare tutti i governi della Terra?

Read more ...

Details
Published: 22 January 2026
Created: 17 January 2026
Hits: 1010
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

L'economia Usa cola letteralmente a picco

di Giuseppe Masala

I dati relativi alla Posizione Finanziaria Netta USA pubblicati ieri dall'US Bureau Economics Analysis segnalano un dato drammatico che non ha riscontri nella storia USA. Per uscire dalla crisi gli USA hanno di fronte due possibilità

Donald Trump pur non disvelando il problema e la sua entità non ha mai nascosto che l'elemento cruciale della propria azione politica è il riequilibrio della bilancia commerciale con il resto del mondo e, di conseguenza, anche un graduale rientro dei conti nazionali comprensivi dei flussi finanziari in entrata e in uscita dagli USA. E' stato così fin dal suo primo mandato, del quale ricordiamo le violentissime polemiche (e minacce) rivolte all'Unione Europea, accusata (non a torto) delle peggiori nefandezze in materia di concorrenza sleale. In particolare, a ricevere gli strali di Trump fu la Germania della Merkel grande creditore americano e detentrice di enormi surplus finanziari.

Con l'avvento di Joseph Biden alla Casa Bianca, i toni verso l'Europa cambiarono notevolmente sul piano verbale e delle relazioni di facciata ma, nella sostanza, i rapporti tra le due sponde dell'Atlentico peggiorarono enormemente. Innanzitutto, la Casa Bianca fece deflagrare in guerra aperta la crisi del Donbass obbligando Kiev a trasferire grandi contingenti dell'esercito verso le regioni ribelli per una spedizione punitiva e la loro riconquista. Fatto che spinse i russi ad entrare direttamente in campo per proteggere le due repubbliche di Donetsk e Lugansk.

Read more ...

Details
Published: 22 January 2026
Created: 16 January 2026
Hits: 784
Print Friendly, PDF & Email

ilponte

Nessuno è libero se non sono liberi tutti

di Luca Baiada

Un libro di persone, Quando il mondo dorme di Francesca Albanese[1]. Scandiscono la vita, riempiono le storie e si prendono anche i titoli dei capitoli. Ci portano fra gli orrori, nella geografia della disuguaglianza, nella galleria degli specchi dove i trucchi ottici ci farebbero cadere. Sono persone vere. Sono vive oppure, ormai, non lo sono più: studiosi e bambini, giuristi e militanti politici. Ci sono intellettuali giramondo, pittrici ragazzine che riempiono l’esilio di colori, osti tuttofare che da un momento all’altro potrebbero offrire il narghilè a Corto Maltese. Ma l’orientalismo da cartolina non si fa vedere; qui è tutto di carne. Come l’amore per la vita di questa giurista, relatrice speciale Onu sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato. Vogliamo riepilogare gli insulti che ha ricevuto, le accuse e i sabotaggi? Ma no, non diamo soddisfazione ai controllori del traffico delle idee, alla polizia coloniale in borghese. Non lasciamoci distrarre.

Questo libro, che si fa gustare d’un fiato, affronta con linguaggio caloroso questioni politiche e legali, anche difficili, e supera la complessità grazie a uno strumento senza avversari: il peso dei fatti. Perché Albanese non perde di vista la questione globale delle ingiustizie sociali dilaganti, quando rammenta che il sistema che opprime i palestinesi riguarda tutti: «È il sistema che decide al posto nostro su questioni determinanti della vita di tutti noi, senza necessariamente ascoltarci e rappresentarci; quello che trasforma il lavoro in precariato e i diritti in privilegi, che fa in modo di alienarci gli uni dagli altri, rendendoci tutti più fragili e insicuri; che considera la solidarietà un atto sovversivo e l’empatia una forma di disfunzione mentale e sociale»[2].

Read more ...

Details
Published: 21 January 2026
Created: 21 January 2026
Hits: 683
Print Friendly, PDF & Email

intelligence for the people

Guerra ibrida, dal Venezuela all’Iran

di Roberto Iannuzzi

In Iran, come in Venezuela, Trump ha lanciato un’operazione destabilizzante quanto strategicamente incerta, questa volta manipolando e infiltrando, insieme a Israele, le proteste locali

c27deba6 d267 4918 a36a 0f84616b20dd 1500x988Un filo rosso lega le minacce rivolte all’Iran dal presidente americano Donald Trump, sullo sfondo delle proteste scoppiate nel paese, al recente sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro per mano delle forze armate USA.

La notizia del blitz che ha portato alla cattura di Maduro era giunta a Teheran mentre nel paese erano in corso manifestazioni di piazza già da alcuni giorni, a seguito del crollo del rial, la valuta iraniana.

Tale notizia aveva fatto scalpore negli ambienti politici della Repubblica Islamica, suscitando un dibattito sulla possibilità che l’Iran divenisse a breve il prossimo bersaglio di Washington. I timori iraniani sono corroborati da analisi americane.

 

Cosa unisce Iran e Venezuela

Sia l’Iran che il Venezuela fanno parte di quel fronte di paesi che si oppone all’imperialismo e all’eredità coloniale dell’Occidente.

Il legame tra Caracas e Teheran si era rafforzato nei primi anni 2000, quando l’allora presidente venezuelano Hugo Chavez aveva affermato che il suo paese era parte integrante di un “asse di unità” cui appartenevano anche l’Iran ed altri oppositori degli USA.

Entrambi sottoposti a dure sanzioni americane, i due paesi hanno stretto rapporti economici ed elaborato sistemi comuni per cercare di eluderle. Nel 2012, alla fine della presidenza Chavez, investimenti e prestiti iraniani in Venezuela ammontavano a circa 12 miliardi di dollari, secondo fonti statunitensi.

Il Venezuela è stato anche la porta di accesso all’America Latina per il partito sciita libanese Hezbollah, stretto alleato di Teheran, grazie all’ampia diaspora libanese emigrata nel paese durante la guerra civile in Libano (1975-1990).

Read more ...

Details
Published: 21 January 2026
Created: 15 January 2026
Hits: 669
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

I limiti di Trump

di Carla Filosa

us president donald trump prepares speak media 440nw 15173677i.jpgNell’intervista che Trump ha rilasciato alcuni giorni fa al New York Time ha affermato che il suo potere di comandante in capo ha un unico “limite” determinato “nella sua morale personale” oppure “nella sua mente”, come “l’unica cosa che può fermarlo”. Non quindi nelle costrizioni esterne, quali – in primis - il diritto internazionale, di cui non sente alcun bisogno. Il rispetto per quest’ultimo poi, sarebbe relativo a come lo si definisce – telepatia con il “fino a un certo punto” di Tajani! - e non ha quindi valore universale, almeno non nei confronti degli Usa. “Non cerco di fare del male alle persone” – a suo dire inoltre - dovrà bastare al mondo intero per essere rassicurati, o capire invece che il concetto di morale del Presidente degli Stati Uniti non si rifà né all’universalismo kantiano, né alla duplicità di morale ed etica della filosofia hegeliana di cui forse non avrà mai avuto notizia, solo per riferirsi alle due concezioni sulla morale più rilevanti in quest’Occidente in frantumi. L’unica certezza che se ne rileva è che l’arbitrio e l’autoreferenzialità del potere dominano chiaramente alla Casa Bianca, quale difesa dall’attuale crisi egemonica, intollerante di una democrazia esaurita perché troppo a lungo “esportata” e ormai poco redditizia.

Al di là dell’ironia, Trump completa lo spostamento ideologico, già avviato sul terreno internazionale della lotta di classe, in concorrenza e lotta tra Stati e nazioni per ottenere, possibilmente ognuno al suo interno, il sostegno popolare ai disegni politici predatori del “guardiano del mondo”. Ecco dunque che la “morale” o la “mente” vorrebbero nascondere la necessità di una decisa autocrazia, nella fascinazione di nuovi “valori” da inserire nei panieri svuotati dei propri cittadini, da galvanizzare con imprese roboanti da vero uomo-forte, che però salvaguarda solo interessi oligarchici americani in antitesi con l’internazionalismo del sistema di capitale. Questa “morale da leader” del centro del mondo è dunque: licenza di attaccare apertamente qualunque Paese, secondo diktat intimidatori supportati dal predominio della forza, secondo schemi politici che la storia più arcaica aveva già stilato nella alternativa tra “legge” e “diritto del più forte” vigente in natura. Tali modelli in origine filosofici sono stati regressivamente attuati poi dalla storia politica ogni volta che sia servito.

Read more ...

Details
Published: 21 January 2026
Created: 14 January 2026
Hits: 643
Print Friendly, PDF & Email

collegamenti

Le differenze di razza nascondono la differenza di classe

di Visconte Grisi

ROSSO BANLIEUE: Etnografie della nuova composizione di classe nelle periferie francesi di Atanasio Bugliari Goggia, Ombre corte, 2022, euro 29,00

articolo Visconte foto.jpgL’autore ha trascorso due anni nelle banlieues parigine integrandosi profondamente nella vita quotidiana dei banlieusard e nei collettivi politici. In questo modo vorrebbe mettere in luce l’importanza dell’inchiesta militante in questa fase in cui una nuova generazione entra sulla scena politica, anche in Italia, come testimoniano gli ultimi fatti dall’uccisione di Ramy in poi. Il libro dà ampio spazio alle testimonianze dirette degli abitanti delle banlieues e ai militanti dei collettivi sottolineando così l’importanza della storia orale per la piena comprensione della realtà.

Una realtà che è fatta di rivolte (émeute) contro la condizione miserabile della vita in banlieue, contro il lavoro precario, contro il controllo poliziesco. Una rivolta che viene definita dalle istituzioni come violenza urbana od opera di “casseurs des ghettos” ma che nasconde in realtà una violenta discriminazione di classe. Si tratta in definitiva di giovani, spesso giovanissimi, per lo più di origine immigrata, di seconda o terza generazione, sebbene in gran parte nati in Francia e quindi cittadini francesi, appartenenti a una specifica classe sociale sulla quale si sono testate le nuove forme di lavoro precarie e flessibili in entrata e uscita, segnate dall’incremento dei ritmi produttivi e dall’abbassamento delle tutele. In definitiva lavoro, territorio e povertà sono gli elementi che concorrono alla nascita di una classe sociale all’interno della banlieue parigina che è all’origine delle rivolte.

Il fatto è che la costante degradazione delle condizioni di lavoro e di vita della classe popolare coinvolge l’intero Occidente. La crisi capitalistica era già realtà per la classe proletaria di tutta Europa e il potere si affrettava a testarne effetti e rimedi nelle banlieues francesi, per estenderli successivamente ai miserabili di tutto l’Occidente globalizzato. La banlieue ha anticipato questi nuovi modelli di sfruttamento al tempo della crisi così come nei nuovi linguaggi di resistenza a questo modello, che si esprimono in una nuova e più estesa forma di riots. Una forma che però rivela i profondi legami di solidarietà che si instaurano non solo fra i giovani sfruttati ma anche fra le diverse generazioni.

Read more ...

Details
Published: 21 January 2026
Created: 07 January 2026
Hits: 672
Print Friendly, PDF & Email

lavoroesalute

Sulla Palestina la repressione infinita

Alba Vastano intervista Bassam Saleh, giornalista palestinese

Bassam Saleh2.png“Da più di due anni il Consiglio di sicurezza è paralizzato dal veto americano. l’Italia del governo Meloni è subordinata alla politica di Trump, inoltre è il terzo paese a fornire armi e munizioni a uno Stato che commette genocidio. È un rapporto tra le destre basato su una posizione acritica verso Israele da parte del governo Meloni. Non solo, si afferma anche che Israele ha il diritto alla difesa, anche se occupa una terra che non gli appartiene e pratica un regime di apartheid e genocidio contro il popolo palestinese”(Bassam Saleh)

“La supremazia imperialista occidentale è sempre alla ricerca di maggior profitto e dominio geopolitico ed economico. Alla ricerca di fonti energetiche: petrolio, gas, terre rare e materie prime che servono all’alta tecnologia. Ed hanno utilizzato ogni pretesto per invadere o bombardare, motivando il loro operato per portare la democrazia! Già lo abbiamo visto in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, Gaza e i suoi enormi giacimenti di gas. Per essere aggiornati su quanto ho citato sopra è sufficiente seguire gli ultimi fatti relativi all’aggressione Usa contro la Repubblica bolivariana di Venezuela’.

Lo dichiara Bassam Saleh, giornalista palestinese free lance, cofondatore di associazioni e comitati di solidarietà con il popolo palestinese. Alla luce dei fatti attualissimi, in riferimento al rapimento del Presidente venezuelano Maduro da parte delle forze imperialiste di Trump, è possibile affermare che sono saltati tutti i principi del diritto internazionale, così come sta accadendo da decenni nella martoriata Palestina, per mano del criminale israeliano, supportato dagli Usa, nonché dal governo italiano.

Bassam, nell’intervista che segue, denuncia l’indifferenza dei governi occidentali e la loro complicità nel genocidio in Palestina. Genocidio ancora in atto, nonostante il subdolo accordo di pace.

Read more ...

Details
Published: 21 January 2026
Created: 16 January 2026
Hits: 886
Print Friendly, PDF & Email

laboratorio

Quello che unisce Venezuela, Iran e Groenlandia nella strategia di Trump

di Domenico Moro

In un mio recente articolo definivo il sequestro di Maduro come un episodio della terza guerra mondiale a pezzi, come ebbe a definirla Papa Francesco, il cui obiettivo principale è restaurare il dominio imperiale degli Usa e contenere l’ascesa della Cina.  Subito dopo il Venezuela, anche l’Iran e la Groenlandia sono entrate nel mirino di Trump, per la medesima ragione. Tuttavia, questi due nuovi paesi, su cui Trump si sta concentrando, rappresentano un salto di qualità importante.

Il sequestro di Maduro e l’attacco al Venezuela hanno rappresentato la volontà di ristabilire il controllo statunitense sull’Emisfero Occidentale (le Americhe), da sempre considerato il giardino di casa degli Usa. La Cina era presente in Venezuela, e i suoi investimenti erano tesi a svilupparne le infrastrutture petrolifere, ma l’importanza del Venezuela per la Cina è molto inferiore a quella dell’Iran, altro grande produttore di petrolio.

Infatti, l’Iran è un tassello molto più importante per la Cina, essendo un pilone fondamentale della sua strategia sia di rifornimento energetico sia di sviluppo di rotte commerciali internazionali (la nuova via della seta). La Cina è, tra le tre aree economiche principali a livello mondiale – Usa, Ue e Cina -, la maggiore importatrice di petrolio, che rimane, nonostante lo sviluppo di fonti energetiche alternative, la materia prima più importante.

Infatti, gli Usa sono energeticamente indipendenti, importando pochissimo petrolio, grazie al fatto che con la fratturazione idraulica sono diventati il principale produttore mondiale

Read more ...

Details
Published: 21 January 2026
Created: 15 January 2026
Hits: 777
Print Friendly, PDF & Email

machina

Custodire il fuoco

di Gigi Roggero

Mario Tronti e il Novecento: un grande tema di riflessione, affrontato lo scorso 14-15-16 novembre a Roma nel convegno organizzato dal Centro per la riforma dello Stato. L’incontro si è posto in continuità con la giornata di studio e confronto di inizio maggio a Bologna, organizzato da DeriveApprodi, «Pandora» e Andrea Cerutti. Pubblichiamo il contributo di Gigi Roggero, che rilegge il pensiero dirompente e inquieto di Tronti attraverso tre punti fondamentali

1. Cominciamo con una tesi dal sapore volutamente schmittiano: Tronti sta al marxismo come la terra sta al mare.

Per illustrarla, citiamo un brano della traduzione inglese di Operai e capitale: «As a first objection, we might ask who said that human civilisation is indeed capital’s dearest concern». Conoscete fin troppo bene il testo originale. Per coloro ai quali sfuggisse, eccolo: «Ma prima di tutto, chi vi dice che ci sta a cuore la civiltà dell’uomo?». Sia chiaro, non è un problema di cattiva traduzione linguistica, e tanto meno ne facciamo una colpa al traduttore. Il punto politico è l’intraducibilità del pensiero di Mario nel lessico dell’universalismo e dell’interesse generale, cioè non solo della sinistra ma dello stesso marxismo. Potremmo dire eccedenza, se non fosse un concetto che rischia di essere debole. Perciò, ancora una volta in termini esplicitamente schmittiani, parliamo di eccezione del pensiero trontiano.

Per definirlo, nella giornata di confronto a Bologna dello scorso maggio, Carlo Galli ha messo in campo un altro termine, estremamente azzeccato: sconnessione.

Read more ...

Details
Published: 21 January 2026
Created: 15 January 2026
Hits: 803
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Come confondere la marxiana astrazione concreta con l’idealtipo weberiano

di Carlo Formenti

L’articolo di Zichen e Haijun pubblicato da “Contropiano” ( Il Proletariato digitale, ndr) affronta in modo ingenuo – mi permetto di definirlo tale soprattutto perché accampa infondate pretese di novità – un interrogativo teorico complesso e controverso sul quale, in campo marxista, si discute da decenni, vale a dire: in che misura l’avvento delle tecnologie digitali impone una revisione radicale delle categorie fondamentali della critica dell’economia politica.

Ho volutamente usato il termine tecnologie digitali, laddove gli autori associano disinvoltamente l’aggettivo digitale ai concetti di economia, capitalismo e proletariato (proletariato digitale è il titolo dell’articolo), in modo da chiarire da subito i termini del dissenso. È vero che io stesso, sia in un libro del 2011 – Felici e sfruttati.

Capitalismo digitale ed eclissi del lavoro – che in testi precedenti, fui fra i primi a utilizzare analoghi neologismi (ad esclusione di quello di proletariato digitale), ma in un contesto e con finalità diverse: da un lato, intendevo richiamare l’attenzione su certi fenomeni socioeconomici emergenti, dall’altro, mi proponevo di criticare coloro che, a partire da tali fenomeni, tentavano già allora di fondare una visione tanto innovativa quanto distorta della teoria marxista.

Oggi non li userei più nemmeno in senso metaforico, perché mi sono convinto che l’attuale livello di evoluzione del modo di produzione capitalistico – di cui la tecnologia digitale è solo uno, e nemmeno il più decisivo, dei fattori- imponga di elevare l’analisi a un 2/10 livello di astrazione superiore a quello cui Marx poteva aspirare a partire dall’analisi concreta del capitalismo ottocentesco, e non di riproporne i concetti cambiandone il nome, senza metterne in discussione i limiti immanenti (vale a dire la loro determinazione storica che – Lukács docet – è l’unico criterio scientifico accettabile per chi voglia applicare seriamente il metodo marxiano alla realtà).

Read more ...

Details
Published: 21 January 2026
Created: 14 January 2026
Hits: 719
Print Friendly, PDF & Email

jacobin

Anan, l’Italia processa la resistenza palestinese

di Sara Ramzi e Greta Veresani

Tre cittadini palestinesi rischiano una condanna per terrorismo in un tribunale abruzzese, in un processo che mostra la rimozione della realtà dei Territori occupati in Palestina

Sono passati due anni dal 7 ottobre 2023 e 78 anni dal Piano di Partizione della Palestina del 1947 che, insieme alla guerra arabo-israeliana del 1948 e alla Nakba, segna l’inizio del più controverso regime di apartheid della storia contemporanea. Siamo nel gennaio del 2026 e una giuria italiana si trova a emettere una sentenza sulla legittimità della resistenza palestinese: succede in Abruzzo, dove tre cittadini palestinesi, Anan Yaeesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh rischiano una condanna di 12, 9 e 7 anni di reclusione per terrorismo internazionale.

La richiesta di pena è stata formulata dal Pubblico Ministero davanti alla Corte d’Assise de L’Aquila, sulla base dell’articolo 270 bis del codice penale intitolato «Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale», in questo caso, diretta verso uno Stato estero, Israele. Yaeesh è accusato di finanziare e coordinare dall’Italia il Gruppo di Risposta Rapida della Brigata Tulkarem, gruppo di resistenza armata che combatte l’occupazione israeliana in Cisgiordania. La vicenda nasce da una richiesta di estradizione israeliana solo per Anan Yaeesh e si evolve in un procedimento italiano che coinvolge anche i suoi concittadini Irar e Doghmosh.

Read more ...

Details
Published: 20 January 2026
Created: 16 January 2026
Hits: 709
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Rivolta iraniana: il sostegno all’Asse della Resistenza nel mirino

di Giovanni Di Fronzo

Iran bandiera israeliana bruciata.jpgNella complessità della situazione iraniana, c’è una questione fondamentale che potenzialmente può costituire un punto d’incontro fra rivendicazioni economiche popolari e mire imperialiste: il sostegno all’Asse della Resistenza.

L’Iran, infatti, si trova a subire un regime sanzionatorio tale da aver portato a una svalutazione a due cifre della moneta nazionale e, contemporaneamente, a sostenere in maniera ingente il complesso di forze che costituiscono il cosiddetto Asse della Resistenza, ovvero Houthi, Hezbollah, Resistenza Palestinese e altre formazioni.

In pratica, entrano in contraddizione le esigenze materiali di ampi strati sociali e il ruolo positivo assunto dal paese sull’arena mediorientale. È innegabile, infatti, che l’unica opposizione geopolitica all’espansionismo sionista e al genocidio, di fronte alla complicità sostanziale dei paesi arabi, sia costituita dall’Asse della Resistenza, al di là di quello che si pensi della sua reale efficacia o della “sincerità” da parte dell’Iran nel sostenere la causa palestinese (fattore, quest’ultimo, pressoché irrilevante dal punto di vista pratico).

Un venir meno di quest’alleanza eterogenea – non esclusivamente sciita, come spesso si dice – che trova un terreno di convergenza sull’opposizione, appunto, al sionismo e all’imperialismo, costituirebbe un formidabile acceleratore rispetto a disegni genocidi e settari in tutto il quadrante mediorientale, da cui lo stesso popolo iraniano non sarebbe immune.

È proprio il sostegno all’Asse di Resistenza che potrebbe essere, realisticamente, nelle mire di un intervento diretto degli USA, in questa fase poco propensi a cambi di regime integrali, ma molto più inclini ad “ammaestrare” i regimi ostili esistenti, a colpi di sanzioni e pressioni politiche.

In verità, già la vittoria elettore del “riformista” Pezeshkian è stata una spia del fatto che parte della popolazione vede l’eccessivo impegno esterno come una distrazione rispetto alle questioni economiche interne. Ma questo è un punto più o meno comune fra tutte le opposizioni illegali, da quelle separatiste a quelle laiche.

Read more ...

Details
Published: 20 January 2026
Created: 20 January 2026
Hits: 824
Print Friendly, PDF & Email

lafionda

Lo Stato Canaglia non smette mai: ora è la volta dell’Iran

di Alberto Bradanini

Iran Israel US 768x512 1.jpg1. Diversamente dai rotoli di carta igienica che non finiscono mai, ma un giorno poi finiscono, le turpitudini del più pericoloso rogue state (stato canaglia) dell’epoca contemporanea – gli Stati Uniti d’America – non hanno davvero mai fine!

Si tratta di crimini etici, politici, giuridici e persino di senso comune, che prendono la forma di invasioni, colpi di stato, rivoluzioni colorate/teleguidate, assassini mirati, bombardamenti pedagogici, sanzioni, minacce di annessioni di paesi amici (Groenlandia, Panama, Canada…) o nemici (Cuba, Palestina/Gaza etc…), sequestri di presidenti (Maduro, 3 gennaio 2026) e tentativi di assassinarli (Putin, 28/29 dicembre 2025[1]). La storia retrocede di duecento anni, restaurando la gloriosa legge del gorilla. E l’Europa, e l’Italia, sia detto en passant, sono dignitosamente schierate dalla parte del gorilla!

Nell’apprezzamento dell’oligarchia politico-affarista nordamericana, visibilmente uscita di senno, la Legge viene rispettata solo quando fa comodo. Chi osa resistere, se non dispone di adeguata deterrenza economica o militare, rischia la vita, come paese e come persona.

Una lunga schiera di analisti – valgano per tutti Lindsay O’Rourke (Covert Regime Change, Cornell University, 2018) e il regista/giornalista australiano John Pilger[2] – ha documentato con inoppugnabile evidenza che in 80 anni gli Stati Uniti hanno rovesciato (o tentato di) oltre cinquanta governi, in gran parte democrazie, interferendo nelle elezioni di decine di paesi, bombardando popolazioni di una trentina di nazioni, la maggior parte povere e indifese; hanno provato ad assassinare politici di cinquanta stati, finanziato o sostenuto la repressione contro movimenti di liberazione nazionale in oltre venti paesi. La magnitudine di questi crimini viene spesso evocata, ma poi subito accantonata, mentre i responsabili salgono più in alto o restano al loro posto, impuniti.

Read more ...

Details
Published: 20 January 2026
Created: 15 January 2026
Hits: 685
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Il sequestro del petrolio venezuelano

di Michael Hudson – The Democracy Collaborative e Sovereignista

La militarizzazione del commercio mondiale di petrolio è il dell'ordine basato sulle regole degli Stati Uniti

720x410c50.jpgIran (1953), Iraq (2003), Libia (2011), Russia (2022), Siria (2024) e ora Venezuela (2026). Il denominatore comune alla base degli attacchi statunitensi e delle sanzioni economiche contro tutti questi Paesi è la militarizzazione del commercio mondiale di petrolio da parte degli Stati Uniti. Il controllo sul petrolio è uno dei suoi metodi chiave per ottenere un controllo unipolare sugli ampi accordi commerciali e finanziari dollarizzati del mondo. La prospettiva che i Paesi sopra menzionati utilizzino il loro petrolio a proprio vantaggio e per la propria diplomazia rappresenta la minaccia più grave alla capacità complessiva degli Stati Uniti di utilizzare il commercio petrolifero per perseguire gli obiettivi della propria diplomazia.

Tutte le economie moderne hanno bisogno del petrolio per alimentare le loro fabbriche, riscaldare e illuminare le loro case, produrre fertilizzanti (dal gas) e plastica (dal petrolio) e alimentare i loro trasporti. Il petrolio sotto il controllo degli Stati Uniti o dei suoi alleati (British Petroleum, Shell di Olanda e oggi OPEC) è da tempo un potenziale punto di strozzatura che i funzionari statunitensi possono usare come leva contro i Paesi le cui politiche ritengono contrarie ai progetti statunitensi: gli Stati Uniti possono far precipitare le economie di tali Paesi nel caos, impedendo loro di accedere al petrolio.

L’obiettivo principale dell’odierna diplomazia statunitense in quella che i suoi strateghi chiamano una guerra di civiltà contro Cina, Russia e i loro potenziali alleati dei BRICS è bloccare il ritiro dei Paesi dall’economia mondiale controllata dagli Stati Uniti e frustrare l’emergere di un gruppo economico centrato sull’Eurasia. Ma a differenza della posizione dell'America alla fine della Seconda guerra mondiale, quando era la potenza economica e monetaria dominante al mondo, oggi ha pochi incentivi positivi ad attrarre Paesi stranieri verso un'economia mondiale incentrata sugli Stati Uniti in cui, come ha affermato il presidente Trump, gli Stati Uniti devono essere i vincitori di qualsiasi accordo di commercio e investimento estero, mentre gli altri Paesi devono essere i perdenti.

Read more ...

Details
Published: 20 January 2026
Created: 20 January 2026
Hits: 727
Print Friendly, PDF & Email

pagineesteri.png

Strategia delle calunnie per mostrare un Venezuela debole e arrendevole

di Geraldina Colotti

Screenshot 2026 01 20 085351.pngNon è stata una “passeggiata”, come dichiarato da Trump, l’attacco al Venezuela che, il 3 gennaio, ha ucciso, con armi ultrasofisticate, militari e civili durante un bombardamento notturno che ha colpito la capitale e alcuni porti del paese. Non si è trattato di una “operazione chirurgica e indolore” a cui non è stata opposta alcuna resistenza. Il Segretario di Guerra USA, Pete Hegseth, ha ammesso che 200 membri delle forze speciali Delta, scesi dagli elicotteri in una pioggia di proiettili, hanno affrontato una resistenza feroce.

Trentadue combattenti cubani, presenti legalmente nel paese, sono caduti difendendo la casa del Presidente Maduro e di Cilia Flores, battendosi “come leoni” in un combattimento aperto contro mercenari e reparti scelti. Le perdite tra gli assalitori, sebbene la Casa Bianca non le confermerà, sono una realtà che trapela dalle ammissioni del capo di gabinetto Stephen Miller e dai rapporti dei sanitari: non è stata una “passeggiata”, ma una battaglia furiosa che ha provocato danni ai velivoli americani, feriti gravi e morti tra gli assalitori.

Un’aggressione che, come le piattaforme dell’opposizione estremista avevano annunciato da mesi, è stata pianificata meticolosamente con l’impiego di tecnologie di spionaggio all’avanguardia. La Cia ha monitorato ogni movimento del presidente Maduro attraverso una flotta di droni furtivi RQ-170 Sentinel, progettati dalla divisione Skunk Works della Lockheed Martin per la “sorveglianza persistente in ambienti ostili”. Partiti presumibilmente dalla base riattivata di Roosevelt Roads a Porto Rico, appoggiati dal governo di Trinidad Tobago e supportati da quello di Guyana (e da quello dell’Ecuador e del Salvador), questi droni hanno fornito i dati necessari per un attacco che ha visto l’impiego di 152 velivoli, una tempesta magnetica e il sabotaggio del sistema elettrico nazionale per paralizzare il Paese. È il “modello” applicato all’Iran, ma con un di più di sequestro presidenziale.

Read more ...

Details
Published: 20 January 2026
Created: 20 January 2026
Hits: 872
Print Friendly, PDF & Email

poliscritture

Iran, Intelligenza o Fumetti

di Paolo Di Marco

 

10- Iran

Usiamo Intelligenza anche nell’accezione anglosassone, ovvero comprensione mediante la raccolta di informazioni. (E si chiamano infatti Intelligence i servizi di spionaggio).

E le informazioni sono state proprio il fattore mancante a chi osservava, tanto da rendere dominante -e credibile- il fumetto che ci hanno spacciato.

Invece, e vedremo come, in breve sintesi: non c’è stata alcuna rivolta popolare, ma solo il secondo atto (dopo quello della guerra dei 12 giorni dell’estate) del tentativo di colpo di stato di Israele, dove il popolo iraniano è stato cospicuamente assente se non come vittima, duplice.

A Mearsheimer, Basile, Scott Ritter (già commissario ONU per il controllo degli armamenti, che l’FBI ha ‘sbancato’, portandogli via tutti i soldi dai conti!..per confermare che gli USA, come Israele, coi giornalisti giocano sporco) si è ora aggiunto Alastair Crooke (di Conflicts Forum a Beirut, già assistente del rappresentante estero della UE) che grazie ai suoi contatti ha fornito tutte le informazioni necessarie a completare il quadro.

Read more ...

  1. Redazione Contropiano: Venezuela. La reazione cinese
  2. Il Chimico Scettico: Nel vuoto che costituisce: l'interfaccia umano-IA-di Calude Sonnet 4.5
  3. Nico Maccentelli: La Sinistra Negata 09
  4. Giorgio Agamben: Il mistero del potere
  5. Alessandro Visalli: A Trump ‘piace vincere’. Note sull’Iran e l’avvio della “Campagna delle Guerre” USA
  6. Antonio Cantaro: Avventurismo neoimperiale versus diritto. Che fare?
  7. Rossella Latempa: La scuola dei “talenti”: per i poveri soft skills, lavoro e sana vita militare
  8. Abu Hureirah: Il Sudan al crocevia dell’Impero - Rivoluzione, controrivoluzione e le ambizioni sub-imperiali degli Emirati Arabi Uniti
  9. comidad: Lindsey Graham è il vero Trump (e non solo)
  10. Fabrizio Poggi: Guerra alla Russia: esercito europeo o coalizione dei “volenterosi”?
  11. Alessandro Volpi: Primi passaggi contro la crisi
  12. Geraldina Colotti: Il petrolio venezuelano non è bottino di pirati né moneta di scambio per traditori
  13. Federico Battistutta: L’immaginario e il comune
  14. Federico Scirchio: Imperialismo ecologico fase suprema del capitalismo fossile
  15. Pierluigi Fagan: Della guerra
  16. Alberto Baccini: La riforma a pezzi: costruire un’università gerarchica, sotto controllo politico e militarizzata
  17. Alberto Giovanni Biuso: Al di là dei miti invalidanti
  18. Fulvio Grimaldi: Trump e noi nel nostro piccolo
  19. Elena Basile: Iran: dieci giorni dentro un Paese sotto assedio
  20. Davide Malacaria: Iran: il regime-change che viene da lontano
  21. Antonio Martone: Giovani d’oggi
  22. Ginevra Bompiani: Il Destino manifesto
  23. Andrea Zhok: Sull'idea di rivoluzione e sulle rivoluzioni (degli altri)
  24. Giorgio Gattei: Il pianeta Marx nel dettaglio: la merce come forma generale di scambio
  25. Alessandro Volpi: Pillole di bancarotta… e di guerra

Page 28 of 657

  • 23
  • 24
  • ...
  • 26
  • 27
  • 28
  • 29
  • ...
  • 31
  • 32
Web Analytics