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Published: 21 January 2025
Created: 16 January 2025
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coku

La libertà del suolo

di Leo Essen

tn shutterstock 1366229246.jpgNelle visure catastali rilasciate dall’Agenzia del Territorio è conservato il ricordo del momento in cui il suolo venne segnato dalla partizione tra Reddito dominicale e Reddito agrario. Questa divisione corrisponde esattamente a quella tra Capitale e Reddito, ossia alle due sezioni del bilancio aziendale: lo Stato Patrimoniale e il Conto Economico. Che la terminologia rimandi alla casa e al pater non è casuale, poiché questa materia tocca direttamente la concezione della famiglia, della casa e della domus dinastica, con i connessi problemi di successione, divisione e continuità della persona che, dalla stessa epoca, comincia a dividersi tra persona fisica, titolata al possesso, e persona metafisica, titolata a intestarsi la proprietà; tra corpo fisico e transeunte, e corpo astrale infinito, sovrano, libero, immortale; tra persona terrena e persona ultraterrena, magica; tra Servo, che lavora e produce il Reddito, e Capo, che si intitola questo reddito e lo rubrica nello Stato Patrimoniale.

È merito dei fisiocratici, soprattutto di Quesnay e del suo Tableau économique, aver messo in rilievo a analizzato questa partizione, riconducendola alla struttura classista della società.

Quesnay, scrive Schumpeter (Storia dell’analisi economica, I) distinse i proprietari fondiari (classe des propriétaires, o classe souveraine, o, e ciò è significativo, classe distributive), gli imprenditori agrari (classe productive) e la classe delle persone impiegate in attività non agrarie (classe stérile).

Questo schema, ribadisce Schumpeter, non è tanto uno schema di classi come entità sociologiche, ma di gruppi economici del genere di quelli che oggi si trovano nelle statistiche degli addetti, per esempio, all’agricoltura o alle industrie minerarie o a quelle manifatturiere.

Nel 1758 Quesnay costruire un modello di ciclo e di equilibrio economico come fanno i moderni keynesiani. Perciò non deve stupire che Marx ponga i fisiocratici e Quesnay, e non Adam Smith, come i fondatori dell’analisi economica moderna.

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Published: 21 January 2025
Created: 16 January 2025
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analisidifesa

La contraddizione che si cela tra la transizione digitale e la transizione energetica

di Demostenes Floros

quali sono le fonti rinnovabili di energia.jpgL’intelligenza artificiale (AI) e i data centers, che potremmo definire come le infrastrutture dell’immateriale o, più semplicemente, le banche in cui immettiamo i dati, ci pongono dinanzi al difficile tema della correlazione esistente tra la transizione digitale e la transizione energetica.

Più precisamente, lo scorso 8 novembre, la Professoressa Giovanna Sissa, dell’Università di Genova, ha scritto che “occorre indagare gli effetti dell’interazione tra le due, siano essi positivi – può la transizione digitale accelerare quella energetica? – o negativi – l’impatto sulle emissioni [e a monte sui consumi] della transizione digitale, dell’intelligenza artificiale e dei data center rischia di vanificare gli sforzi di quella energetica”[1]?

Premesso che, a oggi, esistono ancora pochi studi al riguardo e con risultati in contrasto tra loro, l’obiettivo che ci poniamo è di portare alla luce la contraddizione che si cela tra le due transizioni.

Senza dubbio, l’intelligenza artificiale è particolarmente promettente per quanto attiene la costruzione di reti energetiche più efficienti, stabili e intelligenti, oltre ad avere un impatto potenzialmente significativo sulla produttività, quindi sui margini di profitto di un’ampia gamma di settori industriali, dai software ai servizi finanziari[2].

L’AI potrebbe infatti migliorare la pianificazione e la resilienza delle reti energetiche, nonché contribuire alla scoperta di materiali per le tecnologie energetiche pulite. Ad esempio, l’incremento dell’efficienza dei chip, con circuiti più densi, sta già riducendo in maniera significativa il fabbisogno energetico dei semiconduttori[3].

Inoltre, Bank of America[4] ha stimato che l’effetto dell’intelligenza artificiale sulla crescita dei margini del settore dell’energia Usa in una serie di casi d’uso, tra cui l’esplorazione, il monitoraggio delle condutture e quello ambientale, sarà del 3,1% nei prossimi 5 anni.

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Published: 20 January 2025
Created: 20 January 2025
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Il caso Sala-Abedini e gli insegnamenti della Storia

di Fulvio Bellini

Riflessioni di ampio respiro sulla vicenda della incarcerazione e liberazione di Cecilia Sala e di Mohammad Abedini: ciò che emerge è tutt’altro rispetto a quanto propinato dai mass media

abedini sala 2.pngPremessa: Cecilia Sala piccola rotella di un ingranaggio

Lo scambio dei “prigionieri” alla fine si è realizzato: Cecilia Sala è tornata in Italia l’8 di gennaio mentre Mohammad Abedini

è stato liberato e rimpatriato il 12 su iniziativa del guardasigilli Nordio. Da un punto di vista personale entrambi dovrebbero tirare un profondo respiro di sollievo per uno scampato pericolo che, forse, non hanno pienamente apprezzato. Quale? Per esempio, se i due fossero stati imprigionati un anno fa, e non in un periodo di passaggio di consegne alla Casa Bianca, la possibilità che il vecchio e maligno Joe rigettasse senz’appello la richiesta del governo italiano di ritirare l’editto imperiale di cattura nei confronti del cittadino iraniano e di conseguenza negare le condizioni del rilascio di Cecilia Sala, sarebbero state elevate. Abedini sarebbe stato estradato negli Usa dove avrebbe subìto pene detentive draconiane e la Sala sarebbe stata ospite delle carceri iraniane per un lungo periodo. Invece, oggi negli Stati Uniti esiste una “corte di appello” presso la principesca villa di Mar-a-Lago in Florida, dove l’oligarca-magistrato-quasi presidente Donald Trump ha evidentemente accolto l’istanza di Giorgia Meloni, probabilmente facendo pagare un caro prezzo all’Italia. Accenniamo brevemente a Cecilia Sala perché non c’è molto da dire sulla persona: rampolla di una famiglia borghese romana, è una rotella di piccole o medie dimensioni di quel grande meccanismo che è la propaganda di regime che si fa chiamare giornalismo. Nel caso in specie, per chi volesse approfondire il Sala pensiero, suggerisco di vedersi la video intervista su YouTube “Cecilia Sala parla del conflitto a Gaza”1, dove la neoeletta paladina della libertà del giornalismo sfoggia la sua interpretazione del genocidio in corso in Palestina con concetti mai sentiti prima, ovviamente in senso ironico: “conflitto brutale”; “è importante la presenza di giornalisti di terza parte che raccontino i fatti perché le opinioni sono estremamente polarizzate”; “esistono solo soluzioni molto complicate a questo conflitto”; “il presupposto è che non ci siano più il governo più di destra in Israele e Hamas a Gaza per iniziare un percorso che abbia come fine la creazione dei due Stati” (sic); “serve un nuovo piano Marshall per Gaza e la Palestina, in cui la solidarietà e la cooperazione, le Ong, le associazioni sul territorio saranno fondamentali”.

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Published: 20 January 2025
Created: 16 January 2025
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jacobin

Mark Fisher e i fantasmi della scarsità

di Devin Thomas O'Shea

Il realismo capitalista opprime la visione di un futuro possibile, ma il «comunismo acido» di Fisher ci ricorda che immaginare «come potrebbero essere le cose» è un tonico vitale contro la disperazione

WEIRD EERIE FISHER 835.jpgIntravedete una figura nello specchio dall’altra parte del corridoio, ma quando tornate indietro per controllare, non c’è nessuno. Gli spettri si soffermano in spazi vuoti, creando un’atmosfera cupa, come i corridoi di una vecchia villa o un sentiero attraverso un cimitero desolato. Questi sono contesti classici per un’infestazione, così come l’innaturale vuotezza di un villaggio Potemkin.

È strano guardare lo skyline di una grande città degli Stati uniti e sapere che alcuni di quei grattacieli scintillanti sono completamente vuoti; torri residenziali fantasma che fungono da semplici attività finanziarie nei portafogli immobiliari, infestate dalla loro stessa vacuità. Allo stesso modo, i fantasmi sono noti per gli inquietanti sdoppiamenti, come le gemelle di Shining, e per gli eccessi inquietanti: sciami neri di mosche, una strage di corvi, voci dal nulla. Così, è strano passeggiare dietro un grande magazzino, oltre le banchine di carico, e trovare cassonetti pieni di cibo perfettamente commestibile o di prodotti di consumo in confezione che, a quanto pare, non sono stati venduti e ora sono destinati alla discarica.

In The Weird and the Eerie, Mark Fisher ha scritto di come queste sensazioni inquietanti si riferiscano a cose al di fuori della nostra percezione – qualcosa di spettrale, che sfida una descrizione completa. Velate e ultraterrene, queste infestazioni indicano ciò che Fisher ha definito in modo evocativo «lo spettro di un mondo che potrebbe essere libero». Fisher, che ha lottato per tutta la vita contro la depressione clinica, si è tolto la vita nel 2017, ma il suo lavoro continua a essere un antidoto alla disperazione – in particolare la sua ultima proposta di libro, intitolata, scherzosamente, Acid Communism.

 

Oltre lo specchio del realismo capitalista

L’opera più famosa di Fisher rimane Realismo capitalista.

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Published: 20 January 2025
Created: 15 January 2025
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Il woke si inchina a Trump: si prepara la fine dell’Ue

di OttolinaTV

Trump 1 300x200.jpgPensavate fossero sofisticate strategie geopolitiche e, invece, era la solita tamarrata hollywoodiana; la grande rivoluzione che ha spazzato via in quattro e quattr’otto il vecchio pensiero unico dell’establishment liberale (impersonificato da rimbamBiden) con i miliardari del popolo Trump e Musk, alla fine si sta rivelando come il più trito e ritrito dei copioni: sbirro buono contro sbirro cattivo, il classico dei classici. Anche se, a questo giro, la sequenza è invertita e già qui sorge il primo problema: di solito, infatti, ogni interrogatorio che si rispetti inizia col cattivo, quello che con le regole ci si pulisce il culo e che ti prende a pizze. E, se non cedi, ecco allora che arriva quello buono: fa il comprensivo, ti fa sentire a casa, te ti lasci un po’ andare e zac, ti fotte. Qui, invece, siamo partiti da quelli buoni, anzi, quelli democratici, come si fanno chiamare (addirittura progressisti, a volte); lascia perdere che forniscono i missili per sterminare i bambini rintanati dentro un ospedale, o che armano fino ai denti battaglioni formati da energumeni di due metri con più svastiche e croci celtiche tatuate che denti: mica lo fanno perché so’ stronzi! E’ che sono costretti; d’altronde, di fronte alle minacce alla democrazia e al progresso, sono il male minore e, tra una lettura di Kant e l’altra, hanno imparato a rispettare le regole. Vabbeh, le regole… Non esageriamo; diciamo LA regola, l’unica che conta davvero: quella del Marchese del Grillo.

Ora, sarà perché quando parti subito con lo sbirro buono il giochino non funziona, oppure perché questo sbirro buono recitava troppo male e l’hanno sgamato subito tutti, oppure perché – banalmente – con questi imputati lo sbirro buono non aveva nessuna chance a prescindere, fatto sta che, stringi stringi, il giochino non ha funzionato. Trump lo ripete continuamente da anni: mica pensavate davvero di scoraggiare degli energumeni come Putin, Xi o Kim co’ ste fregnacce! Co’ quelli altro che sbirro cattivo ce vo’! In estrema sintesi, la geopolitica trumpiana sta tutta qui: dalle dichiarazioni sull’annessione di Canada, Groenlandia e Panama, alle minacce di dazi del 100% per chiunque si azzarda a commerciare con valute diverse dal dollaro, passando per Musk che dà il pieno sostegno a qualsiasi nazistello si presenti alle elezioni nei Paesi vassalli, lo scopo, piano piano, diventa sempre più chiaro e perfettamente razionale.

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Published: 19 January 2025
Created: 15 January 2025
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carmilla

La rivoluzione come una bella avventura / 4

Germania e Stati Uniti 1918-1934 (e oltre)

di Sandro Moiso

Paul Mattick, La rivoluzione. Una bella avventura, Asterios Editore, Trieste 2020, pp. 174, 18 euro

Mattick Avventura.jpgSi spiega in questa occasione la scelta del titolo di una serie di articoli che, probabilmente, ha fatto arricciare il naso a diversi elettori. L’accostamento di Rivoluzione e Avventura può infatti aver dato l’idea di una forzatura letteraria e ideologica nei confronti di un tema serio, o almeno ritenuto tale da coloro che del grigiore politico hanno fatto uno schema esistenziale immemore di tutta la gioia, la passione e di tutto il coraggioso slancio soggettivo insiti e necessari all’interno di un reale e vitale movimento rivoluzionario.

A far comprendere tutto ciò cui si è appena accennato è proprio l’”autobiografia” di Paul Mattick uscita alcuni anni or sono per l’editore triestino Asterios nella collana “in folio” con il numero 21 e precedentemente pubblicata in Francia nel 2013 con il titolo La Révolution fut une belle aventure. Des rues de Berlin en révolte aux mouvements radicaux américains (1918- 1934). Edizione da cui è tratta la postfazione di Laure Batier e di Charles Reeve dell’edizione italiana curata da Antonio Pagliarone che è anche autore della prefazione alla stessa. Prima di addentrarci nella lettura dell’avventura rivoluzionaria di Mattick occorre però inquadrare il comunista tedesco nel periodo in cui visse.

Paul Mattick (Slupsk, 13 marzo 1904 – Boston, 7 febbraio 1981) può essere collocato all’interno del comunismo di sinistra, in cui rappresentò uno dei maggiori esponenti di quello cosiddetto consiliarista, critico infatti sia del bolscevismo che dello stesso Lenin il cui pensiero e azione politica erano stati rivolti, a suo dire, sostanzialmente all’ascesa di un capitalismo di stato, controllato attraverso le maglie di uno stato estremamente autoritario e, per certi versi, prossimo al fascismo.

Nato nella Pomerania polacca, al tempo facente parte dell’impero guglielmino, crebbe a Berlino in una famiglia operaia sindacalizzata e politicizzata. A 14 anni, entrò a far parte della Freie Sozialistiche Jugend, la frazione giovanile della Lega di Spartaco fondata da Rosa Luxemburg e Karl Liebnecht.

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Published: 19 January 2025
Created: 15 January 2025
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transform

Ascesa e declino dell’ordine neoliberale. Verso un nuovo ordine post-neoliberale?

di Alessandro Scassellati

71PB5Ed6IL. AC UF10001000 QL80 .jpgLo storico Gary Gerstle offre il resoconto più completo di come il neoliberismo sia arrivato a dominare la politica americana per quasi mezzo secolo prima di scontrarsi con le forze del Trumpismo a destra e con un nuovo progressismo di ispirazione socialista (Bernie Sanders) a sinistra. Il passaggio epocale verso il neoliberismo, una rete di politiche correlate che, in termini generali, hanno ridotto l’impatto dello Stato e del governo sulla società e riassegnato il potere economico alle forze del mercato privato, iniziato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna alla fine degli anni ’70, ha cambiato radicalmente il mondo. Oggi, la parola “neoliberale” è spesso usata per condannare un’ampia gamma di politiche, dal privilegiare i princìpi del libero mercato rispetto alle persone all’avanzamento di programmi di privatizzazione in tutti i paesi del mondo. Di sicuro, il neoliberalismo ha contribuito a una serie di tendenze allarmanti, non ultima delle quali è stata una crescita massiccia della disuguaglianza dei redditi. Tuttavia, come sostiene Gerstle, queste accuse non riescono a tenere conto dei contorni completi di ciò che era il neoliberalismo e del perché la sua visione del mondo abbia avuto una presa così persuasiva sia sulla destra che sulla sinistra per tre decenni. Come dimostra, l’ordine neoliberale emerso in America negli anni ’70 fondeva idee di deregulation con libertà personali, frontiere aperte con cosmopolitismo e globalizzazione con la promessa di una maggiore prosperità per tutti. Oltre a tracciare come questa visione del mondo sia emersa in America e sia cresciuta fino a dominare il mondo, Gerstle esplora la misura in cui il suo trionfo è stato facilitato dal crollo dell’Unione Sovietica e dei suoi alleati comunisti, prima non riconosciuta.

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Published: 19 January 2025
Created: 19 January 2025
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sinistra

L’educazione filosofica

di Salvatore Bravo

9788855294010.jpgL’educazione filosofica, testo di Costanzo Preve, non è solo un viaggio all’interno del concetto di filosofia, ma è un lungo percorso nel quale gli spettri e i nichilismi del tempo contemporaneo sono attraversati con il dialogo filosofico. La filosofia con il suo lessico e il suo apparato metodologico non si ritrae dinanzi alle trappole e agli abissi del proprio tempo, ma essa li vive e li pensa in modo da riaffermare con la verità il senso della condizione umana.

Il testo nel tempo della “confusione e della regressione veritativa” può essere una bussola con la quale orientare e riorientare il proprio viaggio. Il senso del viaggio è ritrovarsi dopo aver pensato gli inganni e i mascheramenti del nichilismo adattivo e crematistico, ma il ritrovarsi è il punto di partenza e di arrivo per un viaggio comunitario e veritativo che non conosce apriorismi e strutture concettuali sclerotizzate. Il viaggio nella verità e per la verità è una pratica che vive già nel presente di coloro che intraprendono un lungo cammino per attuare un profondo riorientamento gestaltico, il quale non è mai solo saggia gestione dell’esistenza privata, ma è prassi politica e sociale. Il reale è razionale, se per reale si intende l’idealità con cui valutare il tempo storico e nel quale impegnarsi individualmente e coralmente verso un tempo in cui ci si umanizza nella verità dialogica. Nell’epoca caratterizzata dal capitalismo integrale, Costanzo Preve ebbe a definirlo “capitalismo assoluto”, la pianificazione aziendalistica è divenuta la pericolosa realtà che tutto annichilisce. La filosofia sopravvive solo nella “formula della filosofia educativa”, ovvero la filosofia è divenuta parte integrante dell’apparato di ortopedizzazione dei popoli. La filosofia curvata nella forma della sociologia o della psicologia ha rinunciato alla verità per essere programmaticamente adattiva. Nelle scuole superiori e nelle accademie essa è tollerata, in quanto è uno dei mezzi con cui si insegna il relativismo che non può che portare a costituire personalità resilienti e di poco coraggio da offrire al mercato. Il relativismo consente la necrosi della prassi e la naturalizzazione disperata del capitalismo. L’olocausto della verità pone in essere il ciclo del nichilismo che indebolisce l’umanità e rafforza il mercato.

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Published: 18 January 2025
Created: 15 January 2025
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analisidifesa

Con amici così chi ha bisogno di nemici?

di Gianandrea Gaiani

4f4c80e3c47837b096f8454bc8c27a70 1695335138 extra large.jpegOggi più che mai la celebre frase della scrittrice britannica Charlotte Brontë torna alla mente osservando quanto accaduto sul fronte energetico nelle ultime due settimane. Nonostante i tranquillizzanti annunci dell’Unione Europea lo stop al transito del gas russo attraverso il gasdotto ucraino sta determinando, per ragioni oggettive e conseguenti incertezze e speculazioni, difficoltà e rialzo dei costi in gran parte d’Europa, con previsioni di incrementi considerevoli delle bollette per famiglie e aziende.

La Slovacchia, membro di NATO e UE, è la nazione che risentirà di più della decisione assunta da Kiev con il pieno supporto degli Stati Uniti e, paradossalmente, dell’Unione Europea.

Se Washington ha tutto l’interesse a privare di fornitori competitivi il mercato energetico europeo per imporci l’acquisto del suo costoso GNL (tema sostenuto perentoriamente prima da Barack Obama, poi da Joe Biden e che Donald Trump ha già anticipato) c’è da porsi più di qualche domanda circa il reale ruolo della UE o quanto meno di questa Commissione (e di quella precedente sempre a guida von der Leyen), pronta a sacrificare gli interessi dei suoi stati membri pur di difendere quelli di Washington e Kiev.

Basti ricordare quale timida reazione giunse dall’Unione Europea (e anche dal governo tedesco oggi uscente) dopo la distruzione dei gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico nel settembre 2022, attacco strategico alla Germania e all’Europa che raccolse il plauso di alcuni membri di NATO e UE, compiuto forse degli ucraini, più probabilmente dagli anglo-americani con qualche alleato del Nord Europa, ma certamente non dei russi.

L’esplosione dei Nord Stream non è stata certo l’ultima battaglia della guerra per il mercato energetico europeo. L’11 gennaio il ministero della Difesa di Mosca ha denunciato come “terrorismo energetico” il fallito attacco portato da 9 droni ucraini alla stazione di compressione Russkaya del gasdotto TurkStream a Gai-Kodzor, vicino ad Anapa, nel territorio di Krasnodar, nel sud della Russia.

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Published: 18 January 2025
Created: 14 January 2025
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contropiano2

Iran, il prezzo della Resistenza. Reportage

di L'altro italiano in Iran

Iran moderno 720x300.jpgIl mio secondo viaggio in Iran per motivi familiari (mia moglie è iraniana e tutta la sua famiglia è residente in Iran) è stato più volte rimandato. L’ultima volta questa estate dopo l’escalation di tensione dovuto all’ omicidio da parte di Israele del leader Palestinese Haniye a Teheran.

Torno quindi per la prima volta dal 2019. E trovo un Paese che resiste, pagandone ovviamente il prezzo. Un prezzo salato.

Innanzitutto rispetto a 5 anni fa ho notato un reale e pesante isolamento internazionale: ero l’unico straniero in strada, a parte ovviamente gli immigrati Afghani, Pakistani e Iracheni (che insieme rappresentano il 10% della popolazione totale in Iran).

Negli hotel di lusso della città si registrano presenze russe, cinesi e arabe, ma si tratta di pochissima cosa: l’isolamento bancario è ancora inaggirabile e l’Iran è finanziariamente sigillato nelle sue frontiere, dato che i turisti devono portarsi tutto il denaro di cui necessitano e cambiarlo in aeroporto. È impossibile anche fare un bonifico o un assegno per pagare l’albergo.

La mia permanenza ha fatto base in una media città di provincia, a un’ora di viaggio da Teheran, nei giorni dell’arresto di Cecilia Sala, contropartita per l’arresto, per conto e su ordine degli Stati Uniti, del cittadino iraniano Mohammad Abedini, detenuto per “possesso di materiale elettrico che potrebbe servire come componente di un drone”. Insomma un arresto basato su accuse fumose e capi d’imputazione non formalizzati, con l’Italia che dimostra ancora una volta di non essere un Paese sovrano ma una colonia statunitense.

Lasciando perdere considerazioni varie, è sulla situazione del Paese che vorrei concentrarmi, sulla generale propaganda che le nostre TV occidentali martellano, sul fatto che tale propaganda venga spesso rilanciata acriticamente anche da “antisionisti” facendo da grancassa alla propaganda israeliana e all’Imperialismo euroatlantico.

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Published: 17 January 2025
Created: 14 January 2025
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effimera

Franco Piperno | E quindi uscimmo a riveder le stelle

di Effimera

Franco.jpgCi sconfiggeranno talmente tante volte che alla fine impareremo a vincere
Franco Piperno, 13 luglio 2017, Sherwood Festival, Padova

Il 13 gennaio 2025 è mancato Franco Piperno, uno dei protagonisti delle lotte che hanno attraversato l’Italia a partire dal’68 sino ai più recenti movimenti. Ex leader di Potere Operaio, ha vissuto la repressione politica dei tardi anni Settanta, spostandosi prima in Francia e poi in Canada, dove ha insegnato astrofisica in diverse università per poi tornare in Calabria, a Cosenza. Studioso delle trasformazioni del capitalismo, delle possibilità di sovversione e dei problemi della metropoli e del meridione, grande fisico. Effimera lo vuole ricordare riprendendo due scritti e due video.

* * * *

Sul lavoro non operaio

Il primo contributo è tratto dal Pre-print 1/4 supplemento alla rivista Metropolis (i cui articoli sono stati oggetto di accuse di terrorismo nel processo 7 aprile 1979) “L’autonomia possibile”, intitolato “Sul lavoro non operaio”.

 

Autonomia possibile, valori d’uso, lavoro non operaio[1] – di Franco Piperno

Chiamiamo autonomia la forma politica dentro cui si esprime e cresce il movimento del lavoro non-operaio. Si intende per lavoro non-operaio sia il lavoro indirettamente produttivo, sia il lavoro produttivo le cui prestazioni prescindono dalla modificazione – più o meno meccanizzata – della merce.

Questo segmento di forza-lavoro si caratterizza per essere la materiale articolazione dell’«intelletto generale» nel senso che solo a partire dalla sua presenza dentro il flusso produttivo allargato, il lavoro vivo assume la forma di attività generalmente e compiutamente sociale, attività in sé conclusa, che non ha bisogno di alcun «fattore esterno» per dispiegare nella sua interezza la potenza del lavoro come allargamento indefinito della ricchezza o, se si vuole, del processo di riproduzione sociale.

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Published: 17 January 2025
Created: 13 January 2025
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roars

Dentro la trasformazione: breve viaggio nella scuola neoliberale

di Gianluca Coeli

Un viaggio dentro gli spazi e la vita quotidiana di un istituto tecnico, dove le trasformazioni della scuola oggi sono tra le più avanzate: start up, alternanza scuola lavoro e innovazioni didattiche. La scuola del capitale umano è viva e prospera: gli insegnanti obbediscono e gli studenti imparano a diventare bravi imprenditori di se stessi

tunnel scaled.jpgIl nuovo presidente dell’Argentina, Milei, che con una motosega si appresta a tagliare dal tronco dello stato argentino il ramo secco del Ministero dell’Istruzione, potrebbe apparire come l’immagine simbolo delle politiche neoliberiste in materia di istruzione. In realtà, è probabile che l’uscita del loco (così viene chiamato in Argentina il nuovo presidente) non sia piaciuta affatto ai circoli neoliberisti globali, probabilmente meno emotivi e improvvisati quando si tratta di intervenire in ambito pubblico. La motosega di Milei rischia di tagliare, insieme ad alcuni posti al ministero, un bel po’ di profitti, ma rischia soprattutto di interrompere processi di formazione di un nuovo tipo di soggettività: l’individuo isolato che si costruisce come capitale umano e imprenditore di se stesso.

Questo testo non intende riprendere analisi approfondite sulle politiche globali e locali che da decenni investono il mondo dell’istruzione. Molti studiosi e attivisti hanno già investigato l’intreccio tra le elaborazioni teoriche degli economisti neoliberisti (Friedman e scuola di Chicago e, prima di loro, von Hayek e von Mises), le proposte di organismi internazionali come WTO e UNESCO e le politiche dell’UE e di singoli stati (Italia compresa) in materia educativa. In sintesi, le trasformazioni della scuola pubblica possono essere riassunte in questi punti: (a) istruzione pubblica come mercato da inondare di prodotti tecnologici per la didattica, (b) luogo privilegiato dove costruire la soggettività necessaria al nuovo mercato del lavoro e alla nuova società e (c) ambito dove sperimentare la trasformazione del pubblico in privato.

Per comprendere come questo processo si declini concretamente, intraprendiamo un breve viaggio dentro gli spazi e la vita quotidiana di un istituto tecnico, dove la sperimentazione neoliberale è più avanzata.

 

La formazione dei docenti: consumatori di merci educative e addestratori di competenze

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Published: 16 January 2025
Created: 16 January 2025
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sinistra

Le parole e i fatti

di Piero Pagliani

2024 12 09T100032Z 898921543 RC2NEAAT0KMY RTRMADP 5 USA DEFENSE U75580145372olL 1440x752IlSole24Ore Web.JPGBasta fatti. Vogliamo parole!

Così diceva Gasparazzo, l'eroe proletario delle strisce di Lotta Continua.

E Donald Trump parla, parla, parla. Parla in modo incontenibile.

Finora il peggio di sé lo ha dato affermando:

1) Se Hamas non libera gli ostaggi scatenerò l'inferno.

2) Farò concludere la guerra in Ucraina minacciando Zelensky di tagliargli gli aiuti e, al contrario, minacciando Putin di aumentarli.

3) Non escludo di usare la forza per controllare Panama e la Groenlandia.

Partiamo dal primo punto, cioè più in generale dal Medio Oriente.

Dopo 16 mesi di bombardamenti genocidi su Gaza, l'Idf non è riuscito a venire a capo di un esercito informale palestinese scarsamente armato, senza aviazione, senza antiaerea, senza artiglieria, senza forze corazzate. Anzi, fonti israeliane affermano che sempre più giovani entrano nelle fila di Hamas e le perdite nell'Idf aumentano. E come previsto da molti, Israele nel sud del Libano ha in poco tempo dovuto imbastire una tregua con Hezbollah.

Il rovesciamento di al-Assad è stato indubbiamente un brutto colpo per la Russia e l'Iran, e soprattutto per i Siriani, ma la situazione ora è caotica. Nessuna forza in campo sembra essere in grado di controllare né un processo di ricostruzione del Paese né un processo di sua balcanizzazione. L'Occidente e Israele stanno capendo che mentre il governo di al-Assad era prevedibile in quanto i suoi obiettivi erano razionalmente descrivibili e valutabili, la sua uscita di scena ha dato la stura a vari interessi che si differenziano geopoliticamente, materialmente e ideologicamente creando un buco nero di intelligibilità e di operatività. I vari attori procedono sfruttando questa o quella situazione di forza, questa o quella opportunità, senza un piano coerente e facendo scontrare una contro l'altra le loro strategie che più sono “grandi” e “comprensive” più sembrano sfrangiarsi in percorsi locali dietro ai quali ogni tanto fanno capolino sontuosi proclami, del tipo: “Dopo Damasco, Gerusalemme!” [1].

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Published: 16 January 2025
Created: 12 January 2025
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kelebek3

Dio, Umanità, Patria, Famiglia contro la Macchina del Tecno-Capitale

di Miguel Martinez

20200202.20200202.2A6A6120 2.Peretola.Fenicotteri.web 1230x1536Torno spesso qui a riflettere su una frase che mi colpì come un’illuminazione mistica:

“Dal mio punto di vista, più si viaggia meglio è. Più opportunità di lavoro di business e di spostamento veloce in aereo, in macchina, in treno o in nave ci sono, e meglio è.”

Così parlò il Salsicciaio Matteo Salvini, il 19 dicembre 2018, dichiarando il suo sostegno all’espansione dell’aeroporto di Firenze Peretola, un aeroporto il cui proprietario è un miliardario argentino, e il cui direttore è attualmente console onorario d’Israele: gente che viaggia, insomma, ben più di un profugo eritreo che sta per annegare al largo di Malta.

E capii che quella era la vera essenza di ciò che oggi chiamano Destra.

In tutto il cosiddetto Occidente, si stanno improvvisamente affermando partiti politici che nell’emiciclo parlamentare si siedono a Destra.

Il fatto a prima vista è incomprensibile: dicono che la Destra crederebbe in Dio, Patria e Famiglia, quando le chiese sono vuote, la gente con trenta euro può salire su un volo Ryanair e volare sopra dieci patrie e in Italia, ogni cinque minuti una coppia si separa.

Eppure l’Italia di Destra, dopo il poligamo Berlusconi, ha conosciuto il divorziato Salvini e la convivente Meloni il cui governo ha introdotto la fecondazione assistita per tutti…

In realtà, attaccando il presunto Dio – Patria – Famiglia (sentite la vocina roboante-ghignante con cui il Sinistro medio pronuncia queste parole), non solo la Sinistra non ha colto il vero motore della Destra; ha anche attribuito alla Destra meriti che non ha: perché dietro la parola Dio, c’è tutta la spiritualità della specie umana; dietro la parola Patria, il senso di un rapporto con un luogo; dietro la parola Famiglia, il senso di affetti e relazioni che trascendono il tempo.

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Published: 15 January 2025
Created: 13 January 2025
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collettivolegauche

Introduzione al pensiero di Gianfranco La Grassa

di Collettivo Le Gauche

hq720 11. Introdurre La Grassa a chi non lo conosce

Per introdurre il pensiero di Gianfranco La Grassa è utile prendere in mano Il meccanico del marxismo. Introduzione critica al pensiero di Gianfranco La Grassa scritto da Piotr Zygulski. Il termine “meccanico del marxismo” è di Costanzo Preve e serve a descrivere il lavoro dell’economista veneto come un tentativo orientato non alla rianimazione della teoria di Marx bensì alla sua analisi per provare a smontare e rimontare, anche con pezzi nuovi, questa dottrina politica che avrebbe bisogno più di un nuovo motore che di nuovi autisti. Questa operazione richiede di individuare con precisione le parti difettose per poi apporre delle modifiche efficaci che possono produrre un risultato poco lontano dall’originale o la creazione di una vettura del tutto nuova e difficilmente distinguibile dal punto di partenza. Per capire come e perché è stato realizzato tutto ciò è bene presentare qualche dato biografico. Gianfranco La Grassa nasce nel 1935 a Conegliano da una famiglia di origini siciliane che possedeva un’azienda in Veneto specializzata nella produzione di vini e vermut. Nel 1953 approda al marxismo e si avvicina al PCI dopo una vacanza a Palermo dove scopre i libri di Marx e di Stalin. Dopo il diploma presso la scuola enologica di Conegliano si iscrive all’Università Ca’ Foscari di Venezia e inizia a partecipare alle riunioni del PCI pur non prendendo la tessera del partito. Nel 1959, dopo uno scambio epistolare, il suo maestro italiano, Antonio Pesenti, lo convince a trasferirsi all’Università di Parma dove aveva la cattedra di Scienza delle Finanze e di Diritto Finanziario. Nello stesso periodo inizia a prendere le distanze dal PCI e dalla “via italiana al socialismo” di Togliatti e non accetta le conclusioni del XX congresso del PCUS colpevole, secondo La Grassa, di incolpare dei crimini dello stalinismo unicamente la figura di Stalin e per questo iniziò ad avvicinarsi al maoismo. Nel 1963 rompe in maniera definitiva con il PCI dopo una complicata riunione di partito con il Comitato Federale di Treviso a cui fa seguito l’inizio della scrittura di una serie di ciclostilati di analisi politica tramite cui accusava di “neorevisionismo” sia il PCUS che il PCI.

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Published: 15 January 2025
Created: 13 January 2025
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volerelaluna

Gli interessi degli Stati Uniti e quelli dell’Europa

di Piero Bevilacqua

312790412 keeping 2048x1365.jpgLa casa comune europea brucia: per sue interne e risalenti contraddizioni, per l’esplodere dei fascismi e dei sovranismi, per le guerre in cui è coinvolta, per la sua debolezza economica, per la polarizzazione geopolitica tra Stati Uniti e Cina in cui essa appare sempre più un vaso di coccio. Contemporaneamente non c’è, ad essa, un’alternativa credibile e desiderabile. In questo scenario si svolgeranno, a breve, nuove elezioni in diversi paesi e si definiranno, nell’anno che abbiamo di fronte, nuovi assetti politici. Per questo abbiamo deciso di aprire un confronto al riguardo, cominciando con un primo articolo, in qualche misura ricognitivo, di Livio Pepino (https://volerelaluna.it/commenti/2024/12/31/il-2024-e-la-fine-del-sogno-europeo/) a cui ha fatto seguito un’ampia analisi di Marco Revelli sulle dinamiche degli ultimi anni (https://volerelaluna.it/controcanto/2025/01/02/il-suicidio-dell-europa/). Ora il confronto – come sempre libero e plurale, pur nel quadro della nostra impostazione politica di fondo – è aperto. Nella speranza che ci aiuti a definire obiettivi e prospettive che in questo momento ci è difficile anche solo intravedere. (la redazione).

Sarebbe lungo l’elenco degli episodi in cui gli Stati Uniti hanno mentito all’opinione pubblica internazionale. Menzogne con cui hanno coperto sabotaggi, movimenti insurrezionali, azioni terroristiche, colpi di Stato, massacri di popolazioni inermi. Basterebbe dare uno sguardo alle ricostruzioni storiche di alcuni grandi giornalisti americani, perché tanti ferventi democratici nostrani, sostenitori delle buone ragioni della Nato, fossero costretti a rivedere le proprie erronee convinzioni. Mi riferisco, ad esempio, a un testo come quello di William Blum, Il libro nero degliStati uniti, Fazi, 2003. A dispetto del titolo da pamphlet sensazionalistico della traduzione italiana (l’originale è Killing Hope: US Military and CIA Interventions since World War II.) si tratta di un imponente volume di 886 pagine, che getta una luce sconvolgente sulla politica estera americana a partire dal dopoguerra.

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Published: 14 January 2025
Created: 14 January 2025
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paginauno

Dialettica del transumanesimo. La scienza si fa religione

di Giovanna Cracco

transumanesimo2 1024x683.jpg“L’Uomo si illude di essersi liberato dalla paura quando non c’è più nulla di ignoto.”

Max Horkheimer e Theodor Adorno, Dialettica dell’illuminismo

“Sono d’accordo con te al novantanove percento,” afferma Bill Gates, “quello che mi piace delle tue idee è che sono basate sulla scienza, ma il tuo ottimismo è quasi una fede religiosa. Sono anch’io ottimista”. “Sì, beh, abbiamo bisogno di una nuova religione,” replica Raymond Kurzweil, “un ruolo principale della religione è stato quello di razionalizzare la morte, poiché fino a poco tempo fa c’era poco altro che potessimo fare a riguardo”. Bill Gates concorda, e il confronto si sposta sulla necessità o meno di una figura carismatica che si faccia portatrice della nuova religione: per Gates un messia è indispensabile, per Kurzweil fa invece parte del vecchio modello religioso. Alla fine i due trovano un punto di incontro: anche un supercomputer o un sistema operativo avanzato può svolgere la funzione di profeta.

Il dialogo sopra riportato è contenuto nel libro The Singularity is Near, pubblicato nel 2005 da Raymond Kurzweil, esponente di spicco del transumanesimo. Come ormai noto, il transumanesimo è l’ideologia che crede nell’utilizzo della scienza e della tecnologia per potenziare le capacità fisiche e intellettuali dell’Uomo, fino a riuscire a trascendere i limiti naturali della condizione umana – uno su tutti, la morte. Nanotecnologia, biotecnologia e ingegneria genetica contro le malattie e l’invecchiamento, ibridazione uomo-macchina per il potenziamento fisico e cognitivo (bionica, cibernetica e chip cerebrale, fino al mind uploading, il caricamento della mente su un computer per poter ‘vivere’ per sempre), crionica per essere ibernati e risvegliati in futuro (quando esisteranno tecnologie in grado di rianimare senza provocare danni encefalici e curare da malattie oggi letali) e, su tutto, condicio sine qua non per avanzare nello sviluppo tecnologico, intelligenza artificiale, in particolare l’AGI, Artificial General Intelligence, un sistema che non solo dovrebbe essere in grado di svolgere un’ampia varietà di compiti – di contro all’intelligenza artificiale ‘ristretta’ che conosciamo oggi, limitata a precise funzioni – ma anche di superare la capacità intellettuale umana.

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Published: 14 January 2025
Created: 13 January 2025
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maggiofil

Tassazione e interesse (solo per astronomi esperti)

Cronache marXZiane n. 16

di Giorgio Gattei

biys1. Dgiangoz, comincia tu!

Dgiangoz è il mio consulente in analisi logica marXZiana che, interpellato, così mi ha risposto:

– Sei tornato da me? Non ti fidi delle tue sole competenze? Ne prendo atto e ti vengo incontro. Rispetto ai miei interventi precedenti, adesso in quel dominio di Saggio Massimo del pianeta Marx in cui sei finito e dove, pur impiegando lavoro, non si pagano salari, le due sole merci prodotte (una “base” e una “non-base” secondo la nomenclatura introdotta da Piero Sraffa nel libro del 1960), invece di essere grano e tulipano sono diventate orzo e birra, ma questo cambia poco dato che l’orzo è una “merce-base” in quanto necessaria per produrle entrambe, mentre la birra è una “merce-non base” addirittura assoluta perché non serve nemmeno a produrre se stessa (che fai della birra se non berla?). Più interessante è invece la sostituzione, nella funzione d’intermediazione tra le due produzioni, del Palazzo al posto del Tempio, il che ti ha consentito di attribuirgli la doppia funzione di tassare il produttore d’orzo (d’ora in poi l’“orziere”) per poi prestare al produttore di birra (d’ora in poi il “birraio”) quel gettito fiscale così raccolto. Però hai strafatto nel supporre che il Palazzo prelevi l’intero profitto massimo dell’orziere per girarlo integralmente e gratuitamente al birraio. Certamente, così facendo, hai raggiunto d’assalto l’equilibrio di bilancio tra le entrate e le uscite del Palazzo:

R a11 Q1 = a12 Q2

dove a11 e a12 sono i coefficienti unitari delle due produzioni, Q1 e Q2 le quantità rispettivamente prodotte ed R è il Saggio Massimo del profitto, ma non ti parrebbe più plausibile che il Palazzo prelevi a titolo d’imposta soltanto una percentuale del profitto massimo dell’orziere secondo una aliquota fiscale (t < 1, mentre sul prestito al birraio si facesse pagare un interesse secondo un tasso i > 0? Però, così facendo, ne sarà modificato quell’equilibrio di bilancio del Palazzo da te dedotto che dovrà essere ripensato tenendo comunque conto che le tasse sono pagate soltanto dall’orziere produttore della merce-base, mentre l’interesse è pagato soltanto dal produttore della merce non-base, cioè dal birraio.

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Published: 13 January 2025
Created: 10 January 2025
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intelligence for the people

2025: un mondo senza legge

di Roberto Iannuzzi

La crescente delegittimazione della legalità internazionale lascia spazio a un mondo senza regole, dove vige un’unica legge: quella del più forte

5cb8615d 01f4 4d14 9ab1 22c1ef17a9cc 2048x1365L’anno appena trascorso ci ha mostrato una verità pericolosa. Ci ha confermato che l’Occidente, che a parole ha sempre sostenuto il rispetto del diritto internazionale, può violarlo a proprio piacimento, e lasciare che i propri alleati facciano altrettanto.

In questo senso, quella di Gaza non è soltanto una tragedia ma anche un monito, un precedente rischioso.

Una sentenza della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) sulla plausibilità del rischio di genocidio nella Striscia, una risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU che chiede la fine dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi (occupazione giudicata illegale da un precedente verdetto della CIG), rapporti delle Nazioni Unite e di numerose organizzazioni internazionali sulla natura genocida dell’operazione in corso a Gaza, non hanno fermato il massacro.

L’amministrazione Biden ha manipolato e sminuito dati e informazioni in suo possesso per negare che Israele impiegasse le armi americane in violazione del diritto internazionale, e che bloccasse l’ingresso degli aiuti nella Striscia.

Esponenti del Congresso, e la stessa Casa Bianca, hanno minacciato di imporre sanzioni alla Corte Penale Internazionale se avesse emesso mandati di arresto nei confronti di esponenti del governo israeliano. Una legge appena approvata dalla Camera dei Rappresentanti può tradurre in realtà queste minacce.

I paesi europei hanno respinto un rapporto del rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani che, evidenziando i crimini di guerra commessi dalle forze armate israeliane, invitava i membri dell’Unione a sospendere le esportazioni di armi verso Israele.

Questa imprudente delegittimazione della legalità internazionale avviene nel contesto di uno scontro serrato per la ridefinizione degli equilibri mondiali.

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Published: 13 January 2025
Created: 10 January 2025
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contropiano2

Trump non è “il caos”, ma l’impero in stile western

di Dante Barontini - Guido Salerno Aletta*

Trump in ombra 1.jpgPassato il primo momento di sconcerto, sulle più recenti sparate di Donald Trump – Groenlandia, Panama, Canada, ecc – hanno affondato il bisturi analisti piuttosto seri. Mentre i più rimbambiti cantori dell’establishment bipartisan (non facciamo nomi, ma ve li ritrovate su tutti i giornali e soprattutto talk show, con bretelle o senza) stanno ancora lì a recitare giaculatorie scandalizzate per il modo in cui si esprime il miliardario indebitato, campione della reazione parafascista dell’Impero in crisi.

Si può capirli… vorrebbero poter conservare l’immaginario dell’America liberal, faro dei “diritti umani” ma disposta persino a fare “guerre umanitarie” senza giustificazione, o genocidi che non si devono chiamare col loro nome, tra un volto hollywoodiano e una serata da Grammy Awards mentre si cosparge il mondo di cadaveri.

E invece si ritrovano questo buzzurro che squaderna i peggiori tratti del colonialismo ottocentesco, quasi una generale Custer fuori tempo, trattando gli stessi Alleati come potenziali nemici da mettere a posto a suon di sganassoni.

Sotto il velo dell’apparente “pazzia”, però, il tycoon newyorkese sta soltanto indicando alcuni degli obiettivi che risultano “indispensabili” a realizzare l’altrettanto passatista programma del “make America great again”.

E allora, grattando nella storia neanche troppo recente, per esempio a proposito di Groenlandia, si può scoprire che durante la seconda guerra mondiale gli Usa l’avevano già occupata con reparti della Guardia Costiera “liberati dal servizio“, formalmente solo “volontari” senza legami con il governo statunitense.

Il governo danese tacque perché era tutto in esilio, visto che a Copenhagen campeggiavano le SS. L’accordo con gli Usa che legalizzava la presenza di militari sull’isola arrivò un po’ dopo, senza troppe trattative.

Nel 1951 venne poi firmato un altro accordo che consentiva agli USA di costruire ed equipaggiare basi militari statunitensi, diventate alla fine una cinquantina (quasi tutte stazioni di osservazione radar, tranne la più grande, Thule). Era iniziata la “guerra fredda” contro l’Unione Sovietica e dalla Groenlandia era molto più facile controllare le possibili rotte di eventuali missili sovietici verso l’America.

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Published: 13 January 2025
Created: 08 January 2025
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guerredirete.png 

Tutti i guai di OpenAI

di Andrea Daniele Signorelli*

ChatGPT by Evan EzqueChe cosa pensereste di una start up da cui se ne sono andati quasi tutti i principali dirigenti e cofondatori, che ha chiuso il 2024 con un rosso di 5 miliardi di dollari e che deve fare fronte a una marea di cause legali? La stessa start up i cui costi operativi hanno raggiunto cifre colossali non ha ancora dimostrato di avere un modello di business sostenibile e i cui progressi tecnologici stanno già dando segnali di rallentamento?

Probabilmente, pensereste che la start up in questione è una delle tante (circa due terzi, secondo la Harvard Business Review) che non riescono a ripagare gli investitori e chiudono bottega, nella maggior parte dei casi entro i cinque anni di vita. E avreste ragione a pensarla così, a meno che la start up in questione non sia OpenAI: la società che sviluppa ChatGPT, DALL-E e altri strumenti basati su intelligenza artificiale generativa.

 

La fiducia degli investitori

Pur se afflitta da tutti i problemi descritti in apertura, OpenAI continua infatti a godere di un’enorme fiducia, le sue prospettive future non vengono mai messe in discussione ed è stata perfino in grado di imporre le sue condizioni agli investitori, decidendo per esempio quali finanziamenti accettare, a partire da quale cifra e chiedendo che i partner non investissero nelle principali cinque società rivali (Anthropic, xAI, Superintelligence, Perplexity e Glean).

Nonostante questa – e altre – particolarità dell’ultimo round di finanziamento, OpenAI è riuscita lo scorso ottobre a raccogliere 6,6 miliardi di dollari da investitori come Thrive Capital, Nvidia, Microsoft, SoftBank e altri, per una valutazione da 157 miliardi di dollari. Partiamo proprio da questo aspetto: i finanziamenti. Per quanto i vari round in cui le startup riescono a raccogliere enormi quantità di denaro da investitori privati vengano solitamente celebrati – soprattutto a livello mediatico – come un segno delle loro enormi potenzialità, in alcuni casi è anche utile porsi una domanda: perché la start up in questione, ovvero OpenAI, ha bisogno di raccogliere una tale mole di denaro?

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Published: 12 January 2025
Created: 08 January 2025
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transform

Se Marx è rosso, ma anche verde, è possibile puntare sul “comunismo della decrescita”?

di Alessandro Scassellati

ris2.jpgIn un momento in cui l’economia della decrescita è oggetto di accesi dibattiti all’interno e all’esterno del movimento ambientalista, l’obiettivo di Saito Kohei, spiega in “Il Capitale nell’Antropocene” (Einaudi, Torino 2024), è quello di “superare il divario tra marxismo e decrescita”, riunendo il rosso e il verde in un “comunismo della decrescita”. Molti nel movimento ambientalista sostengono che il capitalismo e la sua “accumulazione infinita su un pianeta finito … sono la causa principale del crollo climatico”, scrive Saito. Ma poiché gli scritti di Marx sull’ecologia sono stati spesso marginalizzati, c’è una visione secondo cui il suo socialismo è pro-tecnologico e anti-ecologico, sostenendo lo sviluppo di tecnologie per gettare le basi per una società post-capitalista e ignorando i limiti della natura, credendo che possa essere dominata dagli esseri umani. Secondo Saito, è possibile e necessario ricostruire Marx in modo da poter vedere come ha analizzato la crisi economica ed ecologica. A Saito va l’indubbio merito d’essere riuscito a portare all’attenzione di un pubblico ampio il tema dell’ecologia in una prospettiva di trasformazione sociale e di aver contribuito alla diffusione di una corrente di pensiero che vuole riscoprire la fecondità delle idee di Marx in relazione a problemi che ci riguardano molto da vicino nell’epoca attuale nel contesto del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici.

* * * *

Grande è il disordine sotto il cielo. La situazione è dunque eccellente – Mao Zedong

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Published: 12 January 2025
Created: 08 January 2025
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lantidiplomatico

Essere "umani”?

di Carla Filosa

awlobnfuldffLa continuità senza tregua delle guerre imperialiste si correda di sempre nuovi fronti di: accaparramenti territoriali e relative spartizioni (ultima in ordine di tempo la Siria), risorse, spopolamenti, disumanizzazioni a ogni livello. Soffermandoci su quest’ultimo punto, abbiamo provato a riflettere su cosa sia e quanto conti l’“umano”, o più precisamente gli esseri umani, le loro sofferenze, mutilazioni, morti, patologie irreversibili, ecc., a fronte dell’utile strappato dalla rapina bellica.

Dal febbraio del 2022 si contano circa 1 milione di morti tra ucraini e russi, più 11 milioni di sfollati, e la guerra è una pratica assolutamente “umana”. Distrutte scuole, strutture sanitarie, prodotti inquinamenti dell’aria per aumento di gas serra, quali ammoniaca, monossido di carbonio, anidride solforosa, ossidi di azoto, nonché aumenti dei prezzi alimentari, dell’inflazione, ecc. Aumentano in tal modo i costi della ricostruzione - quando sarà - a vantaggio degli sparvieri umani che attendono solo il momento pacificato per trarne zona di sfruttamento e ulteriori profitti.

In Palestina si contano poi ormai per difetto 45.000 morti e circa 1 milione e 900.000 sfollati; in Libano più di 3.000 morti e quasi 14.000 feriti contati solo alla fine del 2024. Senza considerare le altre 200 guerre sparse sul pianeta, ma troppo lontane dall’Europa per coinvolgere l’interesse alla “sicurezza” dei confini, perennemente prioritaria per i nostri governi.

Tempo fa, inoltre, nei tg ufficiali della TV italiana, Zelensky ha avuto modo di affermare che la “crudeltà” di Putin si è mostrata nell’attacco bellico effettuato il giorno di Natale. Nessun commento televisivo però per la parallela analoga aggressione israeliana a Gaza la notte di Natale, con almeno 11 morti tra cui 5 giornalisti di un’emittente palestinese, deliberatamente colpiti, e 4 neonati deceduti per ipotermia. I raid missilistici sono poi continuati in tutti i giorni a seguire, senza alcuna sosta di un cessate il fuoco sulla striscia. A ciò si è aggiunto il maltempo che ha contribuito ad allagare almeno 1500 tende con circa 30 cm di acqua, e molti altri neonati sono morti di freddo.

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Published: 12 January 2025
Created: 07 January 2025
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carmilla

We are not robots – Cambiamento tecnologico e conflittualità

di Gioacchino Toni

Rage against the machine? Automazione, lavoro, resistenze, “Zapruder” n. 65, sett.-dic. 2024

we are not robots demo.jpg«Dalla miniera a cielo aperto di Lützerath in Germania alla “Zone à defendre” di Notre Dame des Landes passando per la lotta no tav in Val di Susa, negli anni a noi più vicini la battaglia contro lo strapotere della tecno-industria non ha né la fabbrica come epicentro, né la classe operaia come protagonista. Spesso frutto dell’alleanza tra frazioni illuminate di piccoli proprietari agricoli e settori radicali del movimento ecologista, la “rabbia contro le macchine” non sembra più essere alimentata dal potere dispotico del capitale sul lavoro». Così l’editoriale del numero 65 della rivista “Zapruder” introduce il fascicolo dedicato alle resistenze al cambiamento tecnologico che hanno attraversato la storia a partire dalla Rivoluzione industriale focalizzandosi su alcuni casi di studio al fine di «alimentare una riflessione sull’oggi per provare a riorientare la tecnica verso un fine diametralmente opposto, quello del benessere sociale per tutte e tutti».

Mentre negli ultimi decenni sui territori si danno forme di resistenza e antagonismo come quelle sopra tratteggiate, da qualche tempo un’insistente narrazione a canali e media unificati si è preoccupata di esaltare le magnifiche sorti del progresso permesse dall’intelligenza artificiale generativa bollando come patetici luddisti passatisti antitecnologici per partito preso tutti coloro che osano evidenziare gli aspetti più inquietanti che l’accompagnano: la disumanizzazione decisionale riguardante l’organizzazione del lavoro; il ricorso a pratiche di ludicizzazione digitale al fine di incrementare le performance lavorative e la competizione con i colleghi; la proliferazione degli armamenti autonomi, dunque di modalità, se possibile, ancora più ciniche e spietate di gestione delle guerre; la ricaduta omologante sul mondo dell’informazione, dell’intrattenimento, dell’educazione e della cultura; lo sfruttamento delle risorse naturali e delle popolazioni del Sud del mondo; l’oscurità degli algoritmi che regolano i sistemi decisionali tecnologici; l’esponenziale incremento della sorveglianza che comporta; l’incidenza esercitata sull’immaginario collettivo ecc.

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Published: 11 January 2025
Created: 07 January 2025
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sollevazione2

Trump fermerà la guerra in Ucraina?

di Thomas Fazi*

CONDIZIONI PUTIN.jpgL’imminente ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha radicalmente modificato il dibattito sulla guerra in Ucraina. Dopo aver insistito per anni su una vittoria militare ucraina a ogni costo, l’establishment politico e mediatico occidentale sembra riconoscere a malincuore che questa guerra può terminare solo attraverso i negoziati o il collasso dell’Ucraina sotto la pressione di uomini e risorse esaurite. Dato che la probabilità di quest’ultimo scenario sta diventando sempre più evidente — nonostante l’ultimo pacchetto di aiuti annunciato lunedì dall’amministrazione uscente di Biden — non sorprende che persino il New York Times, di solito falco, abbia recentemente concluso che “è tempo di pianificare la fase postbellica”.

Putin ha manifestato la sua disponibilità a incontrare Trump per discutere un accordo di pace, mentre il presidente eletto ha recentemente ribadito che “dobbiamo porre fine a questa guerra”. Dopo aver incontrato Zelenskyy a Parigi durante la riapertura della Cattedrale di Notre Dame, Trump ha chiesto un “cessate il fuoco immediato”. In un cambiamento notevole, lo stesso Zelenskyy ha recentemente riconosciuto che l’Ucraina non può recuperare i territori perduti con mezzi militari e ha persino suggerito che sarebbe disposto a cedere il territorio in cambio della protezione della NATO.

Il solo fatto che i negoziati siano ora sul tavolo è uno sviluppo positivo in una guerra che ha già causato un immenso spargimento di sangue e innescato tettonici cambiamenti economici e geopolitici. Tuttavia, nonostante le audaci affermazioni fatte durante la campagna elettorale, secondo cui avrebbe posto fine alla guerra “in 24 ore”, la risoluzione del conflitto si rivelerà probabilmente molto impegnativa — come ora ammette lo stesso Trump.

L’ostacolo principale è che l’incessante spinta dell’Occidente verso un’impossibile vittoria ucraina contro un avversario molto più forte ha rafforzato la mano della Russia. Rifiutando le precedenti opportunità di negoziazione — quando l’Ucraina era in una posizione più forte — i leader occidentali hanno permesso alla Russia di consolidare le sue conquiste militari, lasciando a Putin pochi incentivi per scendere a compromessi.

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  1. John Bellamy Foster: Braverman, il capitale monopolistico e l’IA: il lavoratore complessivo e la riunificazione del lavoro
  2. Enrico Tomaselli: La scommessa di Israele
  3. Leo Essen: Le ragioni del cuore e l’uomo borghese
  4. Gaetano Colonna: Stolten-Bilderberg
  5. Norberto Albano: Campi di concentramento skinneriani come orizzonte storico
  6. Alessandro Pascale: Prefazione al libro "Metalibro su logica dialettica e l'essere del nulla" di V. Melia e A. Pascale
  7. Eros Barone: La signora Ponza, il linguaggio, la conoscenza della realtà e il criterio della verità
  8. Algamica: Una spinosissima questione teorica, politica e pratica
  9. Sandro Moiso: Il nuovo disordine mondiale / 27
  10. Davide Carrozza: Il Paradosso della Inclusione Linguistica
  11. Redazione Contropiano - Yoel Elizur: I killer psicotici di Israele, senza veli
  12. Enrico Vigna: Yemen: scoperta una massiccia rete di spionaggio della CIA e del Mossad interna alle ONG pro Occidente
  13. Leo Essen: Adorno: lettera agli Anti-Capitalisti
  14. Eros Barone: Il fondamentale contributo di Mao al pensiero comunista
  15. Gianandrea Gaiani: L’Ucraina chiude i rubinetti del gas russo
  16. Roswitha Scholz: Critica del Valore alla vecchia maniera: commenti sul conservatorismo di sinistra di Anselm Jappe
  17. Alessandro Scassellati: Il ritorno delle classi sociali nel dibattito sulla composizione sociale in Italia
  18. Il Pungolo Rosso: Bambini morti di freddo o divorati dai cani randagi: questa è la “normalità” a Gaza, oggi
  19. Marino Badiale: Fine della libertà?
  20. Carlo Formenti: Apologia di Lukàcs
  21. Roberto Iannuzzi: 2024: non ci sono vincitori
  22. Domenico Moro: “Contro la sinistra liberale" di Sahra Wagenknecht. Quali insegnamenti per l'Italia?
  23. nlp: Palantir comincia la guerra civile nella difesa americana
  24. Emilio Quadrelli: György Lukács, un’eresia ortodossa / 3 – Dal “popolo” al popolo. Il proletariato come classe dirigente
  25. Geraldina Colotti: Venezuela, il calendario dei popoli e l'agenda di chi li opprime

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