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Published: 28 June 2026
Created: 25 June 2026
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La concezione antropologico-strumentale misconosce la natura fondamentale della Tecnica planetaria

di Pier Paolo Caserta

Ho spesso occasione, e ne ho avuta ancora di recente, di constatare quanto siano radicati e persistenti, anche tra i compagni, retaggi che impediscono di cogliere la vera natura del fenomeno della Tecnica planetaria, in particolare nei suoi più recenti sviluppi innescati dalla controrivoluzione digitale.

Quando sostengo, come faccio da anni in tutte le occasione di confronto pubblico dedicate al tema, che la Tecnica delle ultime ondate non è essenzialmente uno strumento, non mancano mai sguardi perplessi, se non increduli. Sembra proprio che questa tesi offenda il senso comune. Eppure è vera. E quello che risulta offeso è, in realtà, il senso comune tecno-entusiasta.

Chioserà prontamente il sostenitore della posizione antropologico-strumentale: “L’intelligenza artificiale è come un’automobile, che può essere usata correttamente o per andare a sbattere”.

Viene in questo modo occultato il carattere essenziale almeno della Tecnica delle ultime ondate. Un mezzo, per definizione, posso decidere quando usarlo; e in che misura, e in che modo usarlo. È quanto accade con un martello, con una lavatrice o, appunto, con un’automobile. Non è quello che accade con i prodotti del capitalismo digitale. Dovrebbe già suonare stravagante la definizione di “mezzo” se riferita a qualcosa che di fatto non possiamo affatto decidere se usare o meno, perché è parte di un apparato planetario che si impone

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Published: 27 June 2026
Created: 23 June 2026
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carmilla

Dal campismo alla rivoluzione, quando la geopolitica critica diventa critica della geopolitica

di Fabio Ciabatti

Raffaele Sciortino, Geopolitica e rivoluzione. Halford John Mackinder e il perno geografico della storia – Halford John Mackinder, Il perno geografico della storia, Asterios, Trieste 2026, pp. 96, €12,00

Heartland 3.pngGli esperti di geopolitica, veri o presunti tali, sono oramai le nuove star di mass media e social, ruolo che un tempo non lontano appartenne a virologi e professionisti di varia natura in campo sanitario. La guerra e le sue conseguenze sono entrate nella nostra quotidianità, per quanto gli scenari propriamente bellici in Occidente siano, al momento, osservati da lontano. È uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pure convincerci che occorre fare sacrifici in nome della nostra sicurezza o dell’amor patrio. Eppure, c’è un modo diverso di guardare a questa disciplina, quello che ci presenta Raffaele Sciortino nel suo ultimo libro intitolato Geopolitica e rivoluzione. Halford John Mackinder e il perno geografico della storia: “L’interesse per la Geopolitica (anglosassone) sta precisamente in questo: essa permette di leggere in controluce il formarsi delle condizioni (necessarie, non sufficienti) di riemergenza della rivoluzione, per quanto tale prospettiva possa ad oggi apparire remota”.1 Affermazione che, però, deve fare i conti con un altro assunto che l’autore esprime a proposito di questa branca del sapere: “il suo è esplicitamente il punto di vista dell’egemone, l’universalismo del dominio”.2

È a partire da questa polarità che si dipana il nuovo libro di Sciortino dedicato alla contestualizzazione storica e all’attualizzazione dell’opera dell’inglese Mackinder, padre nobile della geopolitica, di cui viene pubblicato, nel medesimo volume, il seminale saggio del 1904 intitolato, appunto, Il perno geografico della storia. Sciortino mette in evidenza quella che potremmo considerare una delle principali virtù di questa scienza triste: “La Geopolitica non nasconde la natura antagonistica del sistema mondiale […] di contro all’ipocrita universalismo propinato nelle accademie e dai media”.3 Tutto ciò rappresenta uno choc per la generazione cresciuta in Occidente nella fase ascendente della globalizzazione che, dopo l’implosione dell’Unione Sovietica, sembrava aver lasciato spazio solo all’“interventismo umanitario” di un egemone “benigno”, assegnando alla liberal-democrazia il ruolo di cornice politica insuperabile del presente anche per i movimenti radicali orfani della lotta tra classi.

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Published: 27 June 2026
Created: 24 June 2026
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transform

I giacobini neri

di Stefano Nutini

3151254.jpgC’è un fenomeno editoriale che – a ben vedere – si sta molecolarmente, pazientemente consolidando nel tempo. È quello delle ristampe ragionate di testi del marxismo, in particolare di quello critico, pubblicati in altre stagioni, dagli anni Settanta (e talvolta anche prima) in poi. Penso per intenderci a Il principio speranza1 o a Eredità del nostro tempo2, due opere vitali di Ernst Bloch opportunamente riproposte qualche anno fa da Mimesis, e che pure risalivano, nella loro prima edizione italiana, agli inizi degli anni Novanta (il che per converso ripropone un’altra questione, quella del ritardo delle traduzioni, per alcuni autori). Altrettanto si potrebbe dire per esempio per le opere di Frantz Fanon3, ma qui mi riferisco soprattutto all’operato di piccole case editrici, come tra le altre PiGreco4, che si dedicano intensamente, in modo elettivo e attento, al recupero di tanta saggistica marxista o più genericamente critica (per segnalare le ultime pubblicazioni di questo editore, rinvio ai testi di Samir Amin, Max Weber, Luigi Longo, Robert Jungk, Johan Huizinga ecc.).

Che cosa rivela questo fenomeno? Sostanzialmente, credo, esso evidenzia due aspetti:

  • a monte, c’è spazio per editori intelligenti che sappiano rivalutare produzioni spesso di notevole interesse, affidandosi a nuovi traduttori, curatori e prefatori in grado di motivarne efficacemente la riproposta;
  • a valle, esiste un pubblico sensibile, capace di rielaborare attivamente, nel presente, gli umori critici di questi saggi, che non hanno perso niente quanto ad attualità e qualità ma semmai hanno acquisito nuova vitalità, al di là della pesante censura del mercato, ossia del disinvestimento operato dagli editori originari (e qui si torna al primo punto) che non li hanno più ristampati, erroneamente convinti del loro deperimento.

È il caso, per esempio, de I giacobini neri. Toussaint Louverture e la rivoluzione di Haiti, di C.L.R. James, la cui prima edizione italiana risale al fatidico 1968, per Feltrinelli; riproposto da DeriveApprodi nel 2015, con il sottotitolo La prima rivolta contro l’uomo bianco e con una prefazione di Sandro Chignola, ora ricompare in libreria, nella nuova traduzione di Emanuele Giammarco e con un’introduzione di Sandro Mezzadra, per Tangerin5.

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Published: 27 June 2026
Created: 23 June 2026
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Ucraina. Nuove speranze di pace, nuova escalation

di Davide Malacaria 

Escalation pericolosa supportata dagli sponsor di Kiev tra i quali spicca la Gran Bretagna per la quale la guerra ucraina è diventata una questione esistenziale. Ha puntato tutto su di essa, nella speranza che logori le risorse europee, come sta avvenendo, così da mettere in ginocchio, o peggio incenerire, l'Unione europea

“La scorsa settimana è stata caratterizzata da attacchi potenti e di grande impatto contro le infrastrutture industriali e petrolifere russe. La raffineria di petrolio di Mosca è stata colpita due volte. In precedenza, quasi tutti i tentativi dei droni ucraini di raggiungerla erano falliti”. Così inizia un articolo di Strana.

“Ieri, un deposito di carburante a Kerch, i traghetti che attraversano lo stretto di Kerch e il porto di Kavkaz hanno preso fuoco, causando il blocco totale delle vendite di carburante nella penisola”, prosegue Strana. “Gli attacchi dei droni hanno provocato anche interruzioni di corrente e di acqua in diverse zone della penisola. In diverse regioni russe sono state introdotte restrizioni alla vendita di benzina. Oggi una raffineria a Voronež è stata colpita da un missile”. Un’escalation rispetto alla quale il Cremlino sta tenendo un profilo basso. Solo oggi Putin si è pronunciato, ma anche questo caso in modalità soft, sollecitando il governo a ridurre al minimo le conseguenze degli attacchi.

Non che non ci siano rappresaglie in vista, ma tanta cautela stride con certe reazioni del passato. Evidentemente la Russia sta studiando la situazione, che si sta facendo sempre più pericolosa.

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Published: 27 June 2026
Created: 23 June 2026
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lantidiplomatico

Il Secondo Fronte: Perché Kiev Punta a Trascinare la Bielorussia nella Guerra

di Fabrizio Poggi

Parafrasando il titolo di un celebre articolo pubblicato da Stalin sulla Pravda del marzo 1930, a proposito di metodi non corretti nella conduzione della collettivizzazione delle campagne in URSS e intitolato “Vertigini da successo”, l'osservatore Pavel Kotov, su Ukraina.ru, parla di “tempestose vertigini da dubbi successi”, che avrebbero colto i vertici nazigolpisti di Kiev. I principali “successi”, che hanno caratterizzato la settimana appena trascorsa, riguardano le conclusioni del vertice G7 a Evian e alcuni attacchi dei droni ucraini fino sull'area di Moskva.

Ed è a partire da tali “successi”, possiamo osservare, che hanno assunto toni sempre più intimidatori gli autentici ultimatum lanciati dal nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij all'indirizzo del presidente bielorusso Aleksandr Lukašenko e che, a detta di vari osservatori militari russi, costituiscono una premessa a un probabile attacco ucraino al paese confinante.

Andiamo con ordine. Al summit in terra francese si sono sostanzialmente ripetute le declamazioni che ormai a cadenza quotidiana i media di regime si preoccupano di riportare quale verità rivelata su una stabile supremazia militare ucraina, che prelude a una prossima sconfitta della Russia. Nonostante al fronte continui, per quanto volontariamente lenta, l'avanzata delle forze russe, nel quadro disegnato dalla narrazione mediatica occidentale tale fronte è praticamente scomparso dalle cronache, che parlano solo degli “spettacolari successi ucraini” che lanciano sulla Russia droni e missili a ripetizione, che la contraerea non sarebbe in grado di intercettare.

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Published: 27 June 2026
Created: 23 June 2026
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volerelaluna

Terra e cielo devastati. Non possiamo restare inerti

di Guido Viale

Il clima è praticamente scomparso dalle agende dei Governi, dei media, delle istituzioni internazionali e, in gran parte, anche delle nostre comunità di lotta. Lo hanno soffocato le guerre in corso che, insieme alla produzione di armi – che ormai, con l’uso doppio (il dual use), coinvolge l’intero sistema produttivo del pianeta – sono il fattore che contribuisce di più ad alimentare la catastrofe climatica che stiamo vivendo. La guerra è devastazione della Terra, del cielo e di chi ci vive sopra e sotto. Guerra e salvaguardia del clima sono incompatibili. Scegliere – sostenere in qualsiasi forma – la prima significa condannare l’altra. E viceversa. Per questo l’alternativa alla guerra non è la pace, l’assenza di guerre, ma la lotta per la salvaguardia del pianeta. D’altronde il clima, anche se ne rappresenta il fattore più urgente, non è che una metafora di un processo più generale di degrado che accomuna in un unico destino le condizioni materiali del nostro pianeta e la convivenza tra gli umani messa in forse dalle diseguaglianze e dalla violenza diffusa che la stanno minando alla radice.

Era – e rimane – questo il messaggio fondamentale dell’enciclica Laudato sì di papa Francesco che Leone XIV non ha saputo o voluto approfondire o sviluppare nell’enciclica Magnifica Humanitas: la consonanza tra il “grido della Terra” offesa dalle forme assunte dallo sviluppo economico e tecnologico del nostro tempo e la crescente insostenibilità delle condizioni degli umili, degli sfruttati e degli oppressi.

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Published: 26 June 2026
Created: 26 June 2026
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contropiano2

Cestinata una intervista a Lavrov su Europa, Ucraina e sicurezza, di nuovo

di Redazione

Lavrov nuova 720x300.jpgIl livello del degrado professionale e culturale è dimostrato anche da episodi in fondo minimi.

E’ accaduto che la redazione europea della testata Politico – di proprietà dell’editore conservatore tedesco Axel Springer, che controlla anche la Bild, Die Welt e il polacco Fakt, nonché i siti americani Business Insider – abbia chiesto e ottenuto da Sergej Lavrov, ministro degli esteri russo, un articolo che chiarisse la posizione di Mosca riguardo alla guerra in Ucraina ed eventuali trattative di pace.

In questi casi, giornalisticamente parlando, si deve dare per scontato che la posizione del “nemico” non coincida con la propria (o dell’editore), ma che sia utile per far comprendere al lettore la complessità di un conflitto che rischia materialmente di stravolgere a breve tutta Europa.

Solo un vile, sul piano intellettuale, o uno stupido può pensare poi di nascondere in un cassetto il testo che ovviamente non può piacergli. Non è infatti un’intervista a uno studente qualsiasi, che non ha strumenti per far sapere quel che pensa e di “rivelare” l’idiozia fatta cestinando il testo. E’ inevitabile infatti che il lettore che troverà quel testo sia costretto a pensare che sei tu – “campione del mondo libero e dell’informazione corretta” – ad aver qualcosa da nascondere.

Eppure questo “malogiornalismo” o, peggio ancora, questo arruolamento del giornalismo nella propaganda di guerra, non è la prima volta che accade nei confronti del ministro degli Esteri russo. A novembre del 2025 la stessa opera di “cestinatura” la fece il Corriere della Sera. Ne abbiamo parlato, già all’epoca, sul nostro giornale.

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Published: 26 June 2026
Created: 17 June 2026
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lantidiplomatico

Come interpretare la realtà politica del Venezuela dopo il 3 gennaio?

di Mision Verdad

mvirtyihLa realtà venezuelana dopo il 3 gennaio sfugge a interpretazioni binarie o moralistiche. È, soprattutto, uno scenario di sopravvivenza dello Stato in cui potere, coercizione e adattamento pragmatico ridefiniscono le regole del gioco.

Per comprendere questa riconfigurazione, il realismo politico di Hans Morgenthau offre un quadro di riferimento insostituibile: la sua opera sostiene che il realismo "riconosce il significato morale dell'azione politica, ma afferma che i principi morali universali non possono essere applicati alle azioni degli Stati in termini astratti; piuttosto, devono essere filtrati attraverso le circostanze concrete di tempo e luogo".

Da questa premessa, l'obbligo centrale di un governante è proteggere la sopravvivenza e gli interessi vitali del proprio Stato, il che spesso lo costringe a dare priorità alle decisioni pragmatiche rispetto ai postulati ideologici. Le azioni devono essere calibrate in base alle minacce, alle risorse disponibili e alle circostanze specifiche. Morgenthau l'ha formulata come la sua terza regola del realismo: l'interesse nazionale a preservare la sovranità e la continuità dello Stato è permanente, ma le sue espressioni sono dinamiche e si trasformano a ogni cambiamento negli equilibri di potere. Le coordinate che governano le azioni del governo venezuelano, il riorientamento della strategia statunitense e la ritirata dell'opposizione sono manifestazioni di una logica classica: l'interesse nazionale alla sopravvivenza è permanente, ma le sue forme mutano in base agli equilibri di potere.

Anche le chiavi per comprendere la complessa realtà venezuelana si stanno riconfigurando, di pari passo con la ristrutturazione che il Paese sta attraversando dopo gli eventi del 3 gennaio. Il quadro concettuale e il sistema di coordinate che hanno guidato le decisioni del governo venezuelano e del consiglio presieduto dalla presidente incaricata Delcy Rodríguez sono stati caratterizzati da una flessibilità e un pragmatismo chiaramente condizionati dal contesto. Per comprendere questa dinamica, è necessario osservare non solo Caracas, ma anche l'intero insieme di attori e forze che interagiscono sulla scena politica.

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Published: 26 June 2026
Created: 22 June 2026
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lantidiplomatico

Quando la realtà smaschera la finzione: la debacle USA contro l’Iran

di Leonardo Sinigaglia

Nel 1946, Mao Zedong definì l’imperialismo statunitense una “tigre di carta”. Nel 2022, lanciando l’Operazione militare speciale, il presidente Putin si riferì agli USA come “l’impero della menzogna”. Queste due descrizioni si potrebbero sintetizzare in una terza, quella di “impero della narrazione”. 

Gli Stati Uniti basano infatti il proprio potere, prima che sulla violenza e le misure coercitive, sulla diffusione dell’idea del loro essere onnipotenti e indispensabili. Sono le catene mentali imposte dall’egemonia di Washington nelle nazioni da essa controllate a fungere da primo ostacolo in qualsiasi processo di liberazione. 

D’altronde, vista la base economica dell’imperialismo economico statunitense, non potrebbe essere altrimenti. Il sistema capitalista contemporaneo non si basa sulla realtà oggettiva della produzione e dell’economia reale, ma sull’irrealtà di una finanza ormai slegata da qualsiasi processo produttivo e ridotta alla mera speculazione tramite la creazione “dal nulla” di ricchezze virtuali e inesistenti. Un grande gioco di specchi dove a definire la “realtà” percepita non è il dato materiale, ma la narrazione proposta dai vari attori. Bastano alcune frasi su X del presidente degli Stati Uniti, per quanto palesemente distanti da qualsiasi descrizione veritiera della realtà, per provocare importanti movimenti capitale. Ci si comporta “come se” la narrazione fosse vera, perché all’interno del sistema capitalista fondato sull’egemonia di Washington, è la narrazione a definire la realtà. 

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Published: 26 June 2026
Created: 21 June 2026
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italiaeilmondo

Il doppio inganno

di WS

In questo articolo Simplicius cerca di razionalizzare l’ attuale andamento della guerra in Ucraina che la solita macchina propagandistica occidentale ora vorrebbe venderci addirittura non più come uno “stallo” ma addirittura come una “ opportunità” per imporre alla Russia la sconfitta strategica programmata con questa “guerra ”.

In pratica sembrerebbe che il “pendolo “ dell’ “Impero occidentale”, dopo l’ evidente “battuta d’arresto” nel golfo si stia nuovamente concentrando sulla pratica “russa” dopo averla “contenuta” con lo “spirito di Anchorage” e più strettamente avvolta con la “cintura turca” nei “balcani caucasici”.

E detta così la cosa suonerebbe addirittura minacciosa per la Russia con il sempre più forte coro dei “nazionalisti” russi ad invocare di rompere questo “ cerchio” ripristinando “ la deterrenza che non c’ è” ( argomento su cui scrissi diversi mesi fa qualcosa qui ) con atti eclatanti se non addirittura strategicamente sconsiderati.

Ma se la cosa viene considerata più freddamente, come cerca di fare Simplicius, le conclusioni sono diverse; non c’ è nessuna “ crisi russa” sebbene sia sempre più evidente che la Russia sia coinvolta in una guerra da cui non può uscire.

E per capirlo bisogna innanzitutto partire dalle vere cause di queste “ crisi” , o per meglio dire di questa “ guerra mondiale a tranci ( congelabili)”. E la causa è una sola: Il sistema finanziario su cui si basa l’ impero americano sta per essere sommerso da un debito impagabile e gli “gnomi” che lo detengono hanno sempre più bisogno di una “guerra mondiale” per giustificare il LORO “non ti pago” restando non solo “in sella” ma cogliendo anche altre opportunità “ accessorie” che ne deriverebbero. Fermare Cina ad esempio; la definitiva liquidazione dell’ Europa.

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Published: 26 June 2026
Created: 22 June 2026
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megachip

Debiti, Dollaro e bolle: le crepe dell'impero americano

di Alessandro Volpi

Debito record, dollaro in ritirata, industria stagnante e mercati in una fragile euforia. Sei numeri raccontano la fragilità crescente degli Stati Uniti e i rischi globali di una transizione imperiale

La pericolosità degli Stati Uniti sta in alcuni numeri molto espliciti. Ne ho già scritto ma voglio provare a metterli in fila con chiarezza.

1) Il debito federale è ormai vicino ai 40 mila miliardi di dollari. Il costo annuo degli interessi è di 1200 miliardi di dollari. I rendimenti dei titoli decennali sono superiori al 4,5. L’assicurazione contro il rischio di insolvenza del debito degli Stati Uniti è la più costosa tra quelle per i debiti dei principali paesi del mondo. I compratori esteri del debito Usa sono scesi al 25% del totale e le aste vedono una domanda non molto più ampia dell’offerta, per cui è fondamentale l’intervento delle banche americane che sono però imbottite di titoli che valgono sempre meno. Oggi il debito pubblico americano è pari al 40% del debito pubblico globale.

2) Il dollaro ha perso l’11% rispetto ad un paniere di valute globali e continua a registrare una tendenza la ribasso che non è giustificata solo con la volontà dell’amministrazione statunitense di favorire le esportazioni con una moneta debole, ma ha a che fare con una crisi di credibilità internazionale. La percentuale di asset in dollari delle banche centrali del pianeta è crollato a poco più del 50% e nel caso dei fondi sovrani è sceso ulteriormente al 48%.

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Published: 25 June 2026
Created: 23 June 2026
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mondocane

La patria dei patrioti.Terre e vite di troppo

di Fulvio Grimaldi

fmòmbdòhttps://www.lantidiplomatico.it/dettnews-fulvio_grimaldi__la_patria_dei_patrioti_terre_e_vite_di_troppo/58662_67613/

In questi video ci sono due appelli contro il biocidio deciso dalla maggioranza di questo governo di patrioti e difensori della Nazione. Una delle componenti della cittadinanza di questa Nazione, quella bipede che viene impegnata nelle missioni e guerre NATO, è già stata programmata a uccidere e farsi uccidere in operazioni di messa a tacere di altri popoli. Soluzione welfare ai problemi esistenziali dei 6 milioni di poveri, del 25,4% della cittadinanza a rischio di povertà e dei sei milioni che non hanno neanche i soldi per il ticket.

Esentate da una brutale patrimoniale, le 50.000 persone più ricche del paese, il cui patrimonio è soltanto raddoppiata dal 1995, contribuiranno con le loro tasse all’adeguato armamento di coloro che saranno sfuggiti alla povertà assoluta grazie all’ufficio di collocamento NATO. A questa bisogna li sta già preparando l’alternanza scuola-Forze Arnate predisposta dal ministro Valditara. L’altra, quella che garantisce la sopravvivenza e il futuro di tutto il resto, l’hanno sistemata con due leggi: una sulle terre da abbandonare e l’altra, un ddl, sulla caccia.

Per inciso, va detto che a quest’ultimo ha voluto subito plaudire, anticipandone il risultato, nientemeno che Donald Trump jr, confermatosi degno figlio del trombone bombarolo. Lo si è visto sulla laguna veneta mentre, in mimetica, stivaloni e carabina, con altri yankees dava la caccia ad anatre e specie avicole rare, di cui, come poi dichiarava ai microfoni, manco sapeva cosa fossero. Che confluenza di amorosi intenti tra la nostra capa legislatrice e il pargolo di colui che suole…implorare!

 

Il “Liberi tutti”

Di quest’ultima vi cito un riassunto come l’ha proposto, in un drammatico e lacerante video, Giovanni Storti del trio Aldo Giovanni e Giacomo.

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Published: 25 June 2026
Created: 23 June 2026
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analisidifesa

NATO e UE continuano a raccontare la favola della vittoria ucraina

di Gianandrea Gaiani

1466995.jpgI russi avanzano ma nessuno lo dice. Alcune delle ultime roccaforti ucraine nel Donbass stanno cadendo mostrando i limiti di una strategia incentrata sulla difesa di ogni metro di territorio basata sul trasformare ogni cittadina in una roccaforte (già cara alla Wehrmacht sul Fronte Orientale) che porta a guadagnare tempo al prezzo dell’annientamento dei reparti.

Eppure, politica e media in Europa raccontano l’opposto. “La situazione sta cambiando per l’Ucraina. Stiamo vedendo che sta tenendo duro e sta persino recuperando terreno, almeno in parte” ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen incontrando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e impegnata a mostrare una compattezza del fronte occidentale che sta invece evaporando.

Sulla stessa linea il cancelliere Frederich Merz, alla testa delle nazioni UE baltiche e scandinave in prima linea nel sostenere il confronto con la Russia e impegnato a quanto sembra a scongiurare (o rimandare) ogni ipotesi di dialogo tra Bruxelles e Mosca.

Secondo Merz, la Ue dovrebbe concentrarsi sul raggiungimento di una posizione comune che guidi i futuri negoziati di pace con la Russia, piuttosto che su chi debba parlare al momento opportuno. Il cancelliere ha sottolineato anche l’importanza del formato E3 (Germania, Francia e Regno Unito) per il coordinamento degli sforzi europei, che, ha affermato, è stato un “esplicito desiderio dell’Ucraina”.

Un formato criticato apertamente dalla Polonia, in piena crisi politica e diplomatica con Kiev. Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha criticato il ruolo che si è ritagliato l’E3 nei colloqui sulla guerra in Ucraina.

“Tra il Mar Nero, il Mar Baltico e l’Adriatico vivono 120 milioni di persone nell’UE; se si aggiunge la Scandinavia, si arriva a 150 milioni di persone che sono minacciate dall’aggressione russa in modo molto più diretto rispetto alla Germania”, ha affermato alla Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung.

“Noi siamo vicini sia della Russia che dell’Ucraina, voi in Germania no“, ha continuato proponendo di “seguire la via delle istituzioni previste dai trattati dell’Ue, come il presidente del Consiglio europeo”. Oppure si dovrebbe lavorare a una “coalizione dei volenterosi” che rappresenti il continente nei negoziati.

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Published: 25 June 2026
Created: 20 June 2026
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Chi finanzia la guerra di Israele?

di Gaetano Colonna

 

Nel mondo contemporaneo non bisogna mai dimenticare l’antico adagio britannico: “Follow the money” (segui i soldi), per capire come vanno davvero le cose. Può essere veramente utile a questo scopo riprendere i dati che Profundo, società di ricerca sulla sostenibilità (nelle sue diverse accezioni), ha condiviso con il periodico online Middle East Eye. Partiremo da qui per un approfondimento della questione.

 

Guerra, banche e fondi di investimento

Un conflitto moderno, come quello che Israele sta sviluppando in Medio Oriente dal 2023, ha infatti bisogno di soldi, tanti soldi: per trovarli, gli Stati ricorrono all’emissione di obbligazioni, titoli finanziari offerti al mercato per ottenere in questo modo, ovviamente indebitandosi, le risorse economiche necessarie per condurre un conflitto.

Solo tra il 7 ottobre 2023 e il gennaio 2025, sono stati emessi titoli di Stato israeliani per un valore di 19,4 miliardi di dollari, attraverso un pool di sette banche d’investimento internazionali: Goldman Sachs guida il gruppo con 7,2 miliardi di dollari, seguita da Bank of America (3,6 miliardi), Citigroup (2,9), Deutsche Bank (2,5), Bnp Paribas (2,0), JPMorgan Chase (0,69) e Barclays (0,5).

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Published: 25 June 2026
Created: 20 June 2026
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La stanza vuota

di Mario Sommella

Egemonia culturale, potere algoritmico e la posta in gioco del presente

Da qualche tempo la destra italiana ha riscoperto Gramsci. Lo cita, lo rivendica, lo brandisce come una parola d’ordine: egemonia culturale. In un recente intervento, «Gli apprendisti stregoni dell’egemonia culturale», Francesco Coniglione ha smontato con precisione questa pretesa, mostrando come essa scambi la cultura per un palazzo da espugnare, le nomine per il prestigio, gli organigrammi per il pensiero. La sua tesi è netta e, a mio avviso, incontrovertibile: l’egemonia non è il bottino del potere, ne è la condizione. Voglio partire da lì. Non per ripeterla, ma per spingerla un passo più avanti, là dove mi pare oggi più urgente.

 

1. Una parola riscoperta

Il punto che Coniglione coglie con esattezza è la differenza, tutta gramsciana, tra dominio e direzione. Una classe è dominante quando esercita la forza, la coercizione, il controllo degli apparati; è dirigente quando riesce a orientare, persuadere, attrarre, rendere il proprio linguaggio spontaneamente condiviso. L’egemonia non si proclama: accade. Non si decreta: si sedimenta. Per questo la si conquista prima di conquistare il potere, non dopo, e per questo il potere resta legittimo solo finché sa mantenere quella funzione dirigente, invece di ridursi a pura forza.

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Published: 25 June 2026
Created: 09 June 2026
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La geometria sociale

di Pierluigi Fagan

… La città vuole essere costituita, per quanto è possibile, di elementi simili e uguali, e questa condizione si verifica soprattutto tra i membri del ceto medio […] pertanto la comunità civile migliore è quella fondata sul ceto medio”. Così, per diverse e ben argomentate ragioni, la pensava Aristotele, duemilatrecento anni fa.

La società mediana ha una geometria circolare e il circolo era la geometria antropo-sociale universale dei gruppi umani di piccole dimensioni, nel circolo tutti vedono tutti e nessuno è più di altri.

Questa saggezza del “giusto mezzo”. in breve, raccoglie una costellazione di concetti quali: a) equilibrio dinamico; b) evitare eccessi e difetti; c) parità ontologica tra le parti in relazione. Per quelle “strane” sincronie notate da Karl Jaspers nei suoi studi sull’età assiale, il concetto e la sua stessa formulazione compaiono sincronicamente in Aristotele e Confucio.

Cronologicamente Confucio è di due secoli antecedente ad Aristotele, ma il concetto proprio di “giusto mezzo” è nel Zongyong che, recenti studi, datano come l’Etica Nicomachea e la Politica del greco, nel III secolo a.C.

Per realizzare la forma ideale di società e di forma politica che chiama Politeia (una democrazia costituzionalizzata), Aristotele presuppone più o meno una parità di ricchezze, uguaglianza sociopolitica pur nell’estrema diversità e varietà dei caratteri umani, “scholé” ovvero tempo libero da dedicare alla conoscenza e alla politica. Questo tempo dedicato a conoscere diverrà la matrice del termine “scuola”, dove si va a studiare e conoscere. Almeno fino al XX secolo, l’educazione scolastica è stata sequestrata dal gruppo sociale dominante poiché è la base reale che permette tutte le altre diseguaglianze.

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Published: 24 June 2026
Created: 24 June 2026
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L’economia dei token e il vero prezzo dell’intelligenza artificiale

di Andrea Daniele Signorelli

522E68F9 C54F 4016 AE5F F1EB0CB71CC6.pngNegli ultimi mesi, molte delle aziende che avevano sottoscritto contratti con OpenAI o Anthropic hanno avuto una brutta sorpresa. Lo scorso aprile, la società di noleggio auto con conducente Uber ha per esempio scoperto di aver già bruciato tutto il budget annuale destinato all’intelligenza artificiale. Una situazione simile si è verificata anche dalle parti del gigante dei supermercati Walmart, che ha introdotto in tutta fretta un limite all’utilizzo dei large language model da parte dei suoi dipendenti.

Un’azienda rimasta anonima avrebbe invece speso 500 milioni di dollari in un solo mese a causa dell’utilizzo sfrenato di Claude da parte dei suoi dipendenti, mentre persino un colosso come Meta ha imposto dei limiti all’utilizzo dei sistemi d’intelligenza artificiale generativa, come hanno fatto anche Amazon, AT&T, Brex e numerose altre società.

Che cos’è successo? Non eravamo nell’epoca del tokenmaxxing, ovvero la gara a chi usa di più l’intelligenza artificiale all’interno delle aziende? Per capire come mai la situazione sia cambiata così rapidamente basta sapere che, nel corso della prima metà del 2026, OpenAI e Anthropic hanno entrambi cambiato le condizioni dei contratti aziendali: non più una tariffa fissa anche per usare i loro sistemi più avanzati e specialistici, ma una tariffa a consumo – basata sulla quantità di “token” elaborati dai vari ChatGPT Codex, Claude Cowork e altri ancora – che ha fatto esplodere i costi in maniera imprevista.

E così, praticamente da un giorno all’altro, i token – oggetto fino a poco fa noto soltanto agli addetti ai lavori – sono diventati uno degli argomenti più discussi dai manager di mezzo mondo. A questo punto, fermiamoci un secondo: che cosa sono i token?

 

Che cosa sono i token, i mattoni alla base dei large language model

In sintesi estrema, i token sono l’unità di testo fondamentale che i modelli linguistici elaborano quando leggono,

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Published: 24 June 2026
Created: 18 June 2026
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contropiano2

Vannacci, il prodotto politico del capitale

di Osservatorio Repressione

Vannacci vignetta 720x300.jpgDietro la guerra ai migranti e la remigrazione si nasconde una vecchia funzione: dividere il lavoro salariato, alimentare la guerra tra poveri e proteggere chi concentra ricchezza e potere.

Roberto Vannacci non è un incidente della politica italiana. Non è una parentesi folkloristica. Non è nemmeno soltanto l’ennesimo personaggio mediatico costruito dai talk show e dall’industria dell’indignazione permanente. Vannacci è il prodotto coerente di una lunga evoluzione della destra italiana ed europea. E, soprattutto, è oggi il vettore più efficace di un ulteriore avanzamento delle culture autoritarie, xenofobe e neofasciste nel nostro Paese.

L’errore più grave sarebbe considerarlo un fenomeno marginale o caricaturale. Per anni si è fatto lo stesso con Salvini. Prima ancora con Berlusconi. Ogni volta una parte dell’establishment politico e mediatico ha pensato che fosse sufficiente ridicolizzare questi personaggi, evidenziarne le contraddizioni o l’inconsistenza culturale. Ogni volta il risultato è stato l’opposto: la loro crescita.

Per comprendere Vannacci bisogna smettere di guardare soltanto a ciò che dice e iniziare a interrogarsi sulla funzione politica che svolge.

La sua forza non deriva dalla qualità delle sue proposte. Non deriva nemmeno dalla sua capacità di governo, che appare pressoché inesistente. La sua forza deriva dalla capacità di dare una forma politica alla rabbia sociale prodotta da decenni di impoverimento, precarizzazione e insicurezza.

Come ogni fascismo, però, questa rabbia viene accuratamente indirizzata verso bersagli innocui per il potere economico.

Non è un caso che la propaganda di Vannacci non si rivolga mai contro i grandi patrimoni, contro la concentrazione della ricchezza o contro il potere crescente delle oligarchie finanziarie.

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Published: 24 June 2026
Created: 16 June 2026
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lafionda

Quando una tregua diventa una resa dei conti strategica

di Giuseppe Gagliano

5214 1600 0 23d688e682.jpegIl memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, annunciato come passaggio verso la cessazione della guerra, non può essere letto come un normale documento diplomatico. Se i contenuti attribuiti all’intesa saranno confermati, siamo davanti a un testo che non si limita a fermare le armi, ma ridefinisce il modo in cui Washington e Teheran intendono misurare la propria forza nel Golfo Persico, nel Levante e nell’intero Medio Oriente.

La formula scelta da Teheran è significativa: fine immediata e definitiva della guerra, compresi i fronti regionali, Libano incluso. Questo significa che l’accordo non riguarda soltanto il confronto diretto tra Stati Uniti e Iran, ma anche la rete di crisi che da anni collega il Golfo, il Mediterraneo orientale, il Mar Rosso, l’Iraq, la Siria, lo Yemen e il Libano. In altre parole, il memorandum pretende di intervenire non su un singolo incendio, ma sull’intero sistema di combustione mediorientale.

Il punto è politico prima ancora che militare. Gli Stati Uniti hanno bisogno di chiudere una crisi che rischiava di trasformarsi in un conflitto regionale ingestibile, con effetti immediati sull’energia, sui mercati e sulla sicurezza dei propri alleati. L’Iran, al contrario, ha bisogno di dimostrare che la strategia della resistenza, della pressione indiretta e della tenuta nazionale ha prodotto risultati concreti. Per questo l’accordo nasce già dentro una doppia narrazione: per Washington è il ritorno della diplomazia; per Teheran è la conferma che l’avversario è stato costretto a trattare.

 

Il Golfo come teatro della nuova diplomazia coercitiva

Il Golfo Persico non è mai soltanto una regione. È una leva dell’economia mondiale. Attraverso Hormuz passano energia, sicurezza marittima, assicurazioni, finanza, commercio asiatico, equilibrio europeo e stabilità dei prezzi. Quando lo Stretto viene minacciato o chiuso, anche solo parzialmente, non si muovono soltanto le marine militari. Si muovono i mercati, le banche, le compagnie petrolifere, gli armatori, i governi importatori e gli apparati di sicurezza.

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Published: 24 June 2026
Created: 20 June 2026
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lantidiplomatico

Da Gramsci ai cabaret nazisti: l'inganno della risata che ci sta portando alla dittatura

di Chris Hedges*

I buffoni che orchestrano il fascismo – con la sua pseudoscienza, la sua idiozia, la sua propensione alla violenza e la sua grottesca ipermascolinità – sono un terreno fertile per la satira. È fin troppo facile, come fanno i comici dei late-night show o come facevano i cabaret berlinesi con i nazisti, mettere alla gogna i teppisti, gli inetti e i mediocri che detengono il potere. Tuttavia, questa forma di satira finisce per accecare gli oppositori, impedendo loro di vederne il nucleo omicida e il potere distruttivo. Ignora i veri centri di potere. Non genera resistenza, ma disprezzo e cinismo, acuendo la faglia sociale e politica tra noi, l'élite "illuminata e colta", e loro, il "cesto di deplorevoli" da deridere e disprezzare.

Esistono due forme di satira. Quella delle élite istruite, che domina i media commerciali, si limita a ridicolizzare le debolezze e le pretese di Trump e dei suoi sfortunati seguaci. Questa satira non attacca mai i colossi multinazionali o l'industria bellica. Ignora il degrado e la corruzione strutturale delle nostre istituzioni politiche – incluso il Partito Democratico – che hanno creato il fenomeno Trump, fingendo che viviamo ancora in una democrazia sana. Caratterizzata da una ripugnante superiorità morale e intellettuale e da una spietata umiliazione delle classi inferiori, questa comicità alimenta proprio le divisioni sociali e l'alienazione che nutrono il fascismo.

Antonio Gramsci avvertiva che la satira elitaria è controproducente. Invocava invece un "sarcasmo appassionato" capace di prendere di mira i reali meccanismi del potere.

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Published: 24 June 2026
Created: 24 June 2026
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contropiano2

Cuba socialista risponde all’assedio con una moderna pianificazione

di Luciano Vasapollo

Mentre i grandi media occidentali continuano a raccontare Cuba come un Paese al collasso, incapace di trovare una via d’uscita dalle difficoltà economiche, dall’Avana arriva in questi giorni un messaggio politico di straordinaria importanza. Non il linguaggio della resa, non quello dell’abbandono dei principi della Rivoluzione, ma la ricerca di nuove forme di sviluppo socialista in condizioni eccezionali, determinate da un blocco economico che il presidente Miguel Díaz-Canel ha definito ancora una volta un “feroce blocco imperialista”.

Chi sperava di vedere la Rivoluzione piegarsi sotto il peso delle sanzioni si trova oggi di fronte a una realtà diversa. Cuba discute, innova, corregge errori, introduce trasformazioni profonde, ma continua a difendere la propria sovranità. È questo il significato politico delle dichiarazioni rese da Díaz-Canel e del Plenum straordinario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba.

Particolarmente significativa è la frase con cui il presidente cubano sintetizza la filosofia delle nuove misure economiche: “insieme possiamo promuovere produttivamente il Paese, creare ricchezza e distribuire tale ricchezza con giustizia sociale”. Non si tratta della ricerca del profitto come fine, ma della creazione di ricchezza per garantire equità, diritti sociali e protezione dei più deboli.

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Published: 24 June 2026
Created: 18 June 2026
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Carlo Ginzburg nel momento del pericolo

Un saluto al maestro (1939 – 2026)

di Luca Casarotti*

«Nell’autunno del ’71 decidemmo di riunire i nostri studenti e di organizzare con loro dei seminari. In uno di questi proponemmo di leggere il Trattato utilissimo del beneficio di Giesù Cristo crocifisso verso i cristiani […]

Ci sedevamo a un tavolo da gioco dove le carte erano in parte già state distribuite, e le regole fissate: il piacere del gioco s’identificava per noi con la possibilità d’introdurre nella partita carte impreviste. Naturalmente, non potevamo barare, nel senso che le regole comunemente ammesse dalla corporazione degli storici ce lo impedivano: per esempio, non potevamo falsificare dei documenti».

Cosa che a un romanziere, all’opposto, è lecito e a volte necessario fare.

Si è detto più volte che per ideare la terza parte del nostro romanzo d’esordio Q fu cruciale Giochi di pazienza, il libro in cui Carlo Ginzburg e Adriano Prosperi resero conto di quel celebre seminario su un misterioso libro del Cinquecento. Nel 2019, proprio insieme ai due storici celebrammo il ventennale del romanzo.

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Published: 24 June 2026
Created: 19 June 2026
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aldous

Tornare umanistici

di Chiara Tinnirello

Chi avrebbe mai detto solo vent’anni fa che degli studi umanistici potessero divenire cruciali in un’era di verosimiglianze, di mescolanza tra autentico e inautentico, vero e falso? In balia dei flutti le trame dello Zeitgeist si mostrano sfibrate anzitempo. Lo  attraversiamo su una barca consegnata alla risacca, il va e vieni delle onde sfrangia la cronaca, i programmi, le nostre previsioni. Intanto prosegue il livellamento della cultura per obliterare progetti egemonici. Con ostinazione suggeriamo ai nostri figli di studiare discipline spendibili sul mercato quasi fosse la soluzione a tutto: trovare un lavoro, essere al passo con il mondo contemporaneo, contribuire al progresso globale. Questa smania deriva dall’investimento del capitalismo finanziario sulle tecnologie dell’informazione per esercitare il suo controllo sui nostri bisogni. Tra queste spicca l’intelligenza artificiale generativa diventata in pochi anni oggetto di una fiducia incondizionata che la sta conducendo verso la sua nemesi. Non sto esaminando programmi avanzati come Claude. Penso invece al nostro armeggiare quotidiano con pc e smartphone chiedendo supporto alle chat per ogni minimo dubbio, compito, incombenza.

Eccoci gettati sulla spianata dei calcolatori e dei detector antiplagio fatti sempre con l’IA. Oggi non possiamo più scrivere nulla senza temere di essere presi per dei copiatori. Sono bastati pochissimi anni di ChatGPT, e affini, per finire in una fratta di controlli incrociati per attestare che uno scritto, un libro, un articolo, persino una relazione tecnica, giuridica o un’immagine siano opera esclusivamente umana. I risvolti di questo processo di autenticazione capovolta sono grotteschi. Siamo caduti in Una celia infinita direbbe Wallace.

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Published: 23 June 2026
Created: 18 June 2026
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perunsocialismodelXXI

Oltre l'Occidente (uno)

di Carlo Formenti

occidente nativi americani 02Tanto tuonò che piovve. Annunciato più volte su queste pagine, esce finalmente, per i tipi di Meltemi, "Oltre l'Occidente", l'opera in due volumi cui Alessandro Visalli e il sottoscritto hanno dedicato una quota significativa del proprio tempo negli ultimi due anni. Il primo volume Oltre l'Occidente. Nell'ombra di un tramonto epocale, è da oggi in libreria, il secondo, Oltre l'Occidente. L'alba di una nuova era, seguirà fra circa tre settimane. Qui di seguito anticipo la mia Introduzione al primo volume, scritto da Visalli, a suo tempo anticiperò l'Introduzione di Visalli al secondo volume, scritto da me.

* * * *

Introduzione

Quello che state leggendo è il primo volume di un’opera a due mani atipica. Preso atto della difficoltà di uniformare stili di scrittura e modalità espositive, abbiamo deciso di dividerci il lavoro nel seguente modo: ognuno di noi ha scritto un proprio saggio, impegnandosi a introdurre quello dell’altro. Si potrebbe obiettare che non si tratta di un lavoro a due mani, bensì di due libri distinti. Non è così. Non solo il tema, come testimonia il titolo comune, è lo stesso, ma il fitto scambio di stesure provvisorie, osservazioni critiche e suggerimenti ha contribuito a rendere complementari i due testi, sia pure al prezzo di alcune ridondanze, che non scadono a semplici ripetizioni ma arricchiscono gli stessi argomenti di dettagli e sfumature, partendo da angolazioni diverse. Del resto il tema, sintetizzato dal titolo, Oltre l’Occidente, è così ambizioso e complesso, oltre che di scottante attualità, che ci ha obbligato a fare i conti con una vasta mole di analisi e teorie di storici, filosofi, sociologi, economisti e politologi, oltre a riprendere e approfondire i saggi che ognuno di noi ha pubblicato in anni recenti1. Il tutto associato alla consapevolezza che il risultato sarebbe stato, più che un insieme di tesi compiute, un catalogo di ipotesi, interrogativi e suggestioni sul futuro di un mondo che sta attraversando una crisi catastrofica che rischia di precipitare in una Terza guerra mondiale.

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Published: 23 June 2026
Created: 19 June 2026
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comedonchisciotte.org

Clara Mattei: “L’austerità è una guerra di classe permanente”

Il capitalismo, la crisi sociale e la de-democratizzazione dell’economia

di Nicola Bielli

2 Mattei scaled 1Per la Prof.ssa Clara Mattei il capitalismo contemporaneo non è un sistema in crisi a causa di errori occasionali o cattive decisioni politiche. La crisi stessa – la precarietà diffusa, la compressione dei salari, la crescita della disuguaglianza, l’impoverimento del lavoro – rappresenterebbe il funzionamento normale dell’ordine economico moderno. L’austerità, in questa lettura, non sarebbe un incidente della storia economica recente, ma uno strumento strutturale di governo.

Nel lungo intervento pronunciato durante il festival politico-culturale Costituzione 2023 a San Daniele del Friuli , dedicato alla critica economica e sociale, l’economista italiana ha esposto una ricostruzione storica e teorica radicale: le politiche restrittive adottate negli ultimi decenni non sarebbero state progettate per risolvere le crisi, ma per gestirle a vantaggio del capitale, disciplinando il lavoro e limitando il potere democratico sulla sfera economica.

L’idea che attraversa tutto il discorso è semplice quanto dirompente: l’economia non è mai neutrale. Dietro ogni scelta fiscale, monetaria o industriale esistono rapporti di forza sociali, interessi di classe e precise decisioni politiche.

Mattei apre la sua analisi partendo dalla realtà italiana, che descrive come un laboratorio avanzato delle trasformazioni del capitalismo occidentale. I dati sulla distribuzione della ricchezza vengono definiti “agghiaccianti”. Una quota minima della popolazione concentra ormai patrimoni enormi, mentre milioni di persone sperimentano povertà assoluta, precarietà lavorativa e perdita di potere d’acquisto. L’elemento che più colpisce l’economista è il carattere simultaneo di questi fenomeni: mentre aumenta il numero dei lavoratori poveri, cresce anche il numero dei super-ricchi.

Secondo Mattei, questo non rappresenta una contraddizione del sistema, ma il suo esito logico. I profitti crescono proprio perché diminuisce la quota di ricchezza destinata al lavoro. La compressione salariale, l’indebolimento sindacale e la precarizzazione dell’occupazione non sarebbero quindi anomalie temporanee, bensì condizioni necessarie per mantenere elevati livelli di accumulazione del capitale.

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  1. Eros Barone: Insegnare filosofia: dalla storia alla logica e ritorno
  2. Dante Barontini: Tocca a Vance sedare Israele: “Siamo noi a tenerti in piedi…”
  3. coniarerivolta: Il Pacchetto primavera della Ue e il pacco del Governo Meloni
  4. Gigi Roggero: Lettera a una professoressa
  5. Geraldina Colotti: Dalla rivoluzione bolivariana alla realpolitik, con il potere popolare che resiste
  6. Carlo Formenti: Quelli che la Cina non è socialista
  7. Paolo Massucci: La maschera razionale della nuova barbarie
  8. Alessandro Scassellati: La grande divergenza: strategie e destini dell’IA tra Cina, USA e UE
  9. Giacomo Gabellini: Bezrukov: la Russia deve prepararsi a vent’anni di conflitto con l’Occidente
  10. Antonio Martone: Il fenomeno Vannacci: un PD rovesciato
  11. Francesco Piccioni: I “liberali” son più matti di Trump
  12. Eliseo Bertolasi: Ucraina, l'ombra del fronte: mentre Kiev chiede aiuti per la svolta, i russi avanzano a Konstantinovka
  13. Marco Gatto: Goffredo Fofi, quando l’eresia è una grammatica
  14. Fabio Vighi: Delirio finanziario e contraddizione immanente
  15. Francesco Coniglione: Le piccole verità e la tirannia del Vero
  16. comidad: La lobby dei creditori prevale perchè non ha bisogno di pensare
  17. Alfonso Gianni: Finanzcapitalismo all’italiana
  18. Carlo Galli: Necessità della politica tra destino e possibilità
  19. Fulvio Grimaldi: Generale Vannacci, peggio la toppa o il buco?
  20. Alessandro Volpi: Per uscire dalla gabbia del capitalismo finanziario
  21. Michele Agagliate: L’Italia piccola piccola
  22. Gabriele Ciabatti: Pensare la crisi, coltivare l’insurrezione
  23. Paolo Perulli: Cacciari ed Esposito dentro il Kaos
  24. Emiliano Brancaccio: Washington paga e ottiene promesse
  25. Gianandrea Gaiani: Biolaboratori americani in Ucraina. L’intelligence USA declassifica le prove

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