Details
Published: 14 January 2025
Created: 13 January 2025
Hits: 1267
Print Friendly, PDF & Email

maggiofil

Tassazione e interesse (solo per astronomi esperti)

Cronache marXZiane n. 16

di Giorgio Gattei

biys1. Dgiangoz, comincia tu!

Dgiangoz è il mio consulente in analisi logica marXZiana che, interpellato, così mi ha risposto:

– Sei tornato da me? Non ti fidi delle tue sole competenze? Ne prendo atto e ti vengo incontro. Rispetto ai miei interventi precedenti, adesso in quel dominio di Saggio Massimo del pianeta Marx in cui sei finito e dove, pur impiegando lavoro, non si pagano salari, le due sole merci prodotte (una “base” e una “non-base” secondo la nomenclatura introdotta da Piero Sraffa nel libro del 1960), invece di essere grano e tulipano sono diventate orzo e birra, ma questo cambia poco dato che l’orzo è una “merce-base” in quanto necessaria per produrle entrambe, mentre la birra è una “merce-non base” addirittura assoluta perché non serve nemmeno a produrre se stessa (che fai della birra se non berla?). Più interessante è invece la sostituzione, nella funzione d’intermediazione tra le due produzioni, del Palazzo al posto del Tempio, il che ti ha consentito di attribuirgli la doppia funzione di tassare il produttore d’orzo (d’ora in poi l’“orziere”) per poi prestare al produttore di birra (d’ora in poi il “birraio”) quel gettito fiscale così raccolto. Però hai strafatto nel supporre che il Palazzo prelevi l’intero profitto massimo dell’orziere per girarlo integralmente e gratuitamente al birraio. Certamente, così facendo, hai raggiunto d’assalto l’equilibrio di bilancio tra le entrate e le uscite del Palazzo:

R a11 Q1 = a12 Q2

dove a11 e a12 sono i coefficienti unitari delle due produzioni, Q1 e Q2 le quantità rispettivamente prodotte ed R è il Saggio Massimo del profitto, ma non ti parrebbe più plausibile che il Palazzo prelevi a titolo d’imposta soltanto una percentuale del profitto massimo dell’orziere secondo una aliquota fiscale (t < 1, mentre sul prestito al birraio si facesse pagare un interesse secondo un tasso i > 0? Però, così facendo, ne sarà modificato quell’equilibrio di bilancio del Palazzo da te dedotto che dovrà essere ripensato tenendo comunque conto che le tasse sono pagate soltanto dall’orziere produttore della merce-base, mentre l’interesse è pagato soltanto dal produttore della merce non-base, cioè dal birraio.

Read more ...

Details
Published: 13 January 2025
Created: 10 January 2025
Hits: 1618
Print Friendly, PDF & Email

intelligence for the people

2025: un mondo senza legge

di Roberto Iannuzzi

La crescente delegittimazione della legalità internazionale lascia spazio a un mondo senza regole, dove vige un’unica legge: quella del più forte

5cb8615d 01f4 4d14 9ab1 22c1ef17a9cc 2048x1365L’anno appena trascorso ci ha mostrato una verità pericolosa. Ci ha confermato che l’Occidente, che a parole ha sempre sostenuto il rispetto del diritto internazionale, può violarlo a proprio piacimento, e lasciare che i propri alleati facciano altrettanto.

In questo senso, quella di Gaza non è soltanto una tragedia ma anche un monito, un precedente rischioso.

Una sentenza della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) sulla plausibilità del rischio di genocidio nella Striscia, una risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU che chiede la fine dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi (occupazione giudicata illegale da un precedente verdetto della CIG), rapporti delle Nazioni Unite e di numerose organizzazioni internazionali sulla natura genocida dell’operazione in corso a Gaza, non hanno fermato il massacro.

L’amministrazione Biden ha manipolato e sminuito dati e informazioni in suo possesso per negare che Israele impiegasse le armi americane in violazione del diritto internazionale, e che bloccasse l’ingresso degli aiuti nella Striscia.

Esponenti del Congresso, e la stessa Casa Bianca, hanno minacciato di imporre sanzioni alla Corte Penale Internazionale se avesse emesso mandati di arresto nei confronti di esponenti del governo israeliano. Una legge appena approvata dalla Camera dei Rappresentanti può tradurre in realtà queste minacce.

I paesi europei hanno respinto un rapporto del rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani che, evidenziando i crimini di guerra commessi dalle forze armate israeliane, invitava i membri dell’Unione a sospendere le esportazioni di armi verso Israele.

Questa imprudente delegittimazione della legalità internazionale avviene nel contesto di uno scontro serrato per la ridefinizione degli equilibri mondiali.

Read more ...

Details
Published: 13 January 2025
Created: 10 January 2025
Hits: 1372
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Trump non è “il caos”, ma l’impero in stile western

di Dante Barontini - Guido Salerno Aletta*

Trump in ombra 1.jpgPassato il primo momento di sconcerto, sulle più recenti sparate di Donald Trump – Groenlandia, Panama, Canada, ecc – hanno affondato il bisturi analisti piuttosto seri. Mentre i più rimbambiti cantori dell’establishment bipartisan (non facciamo nomi, ma ve li ritrovate su tutti i giornali e soprattutto talk show, con bretelle o senza) stanno ancora lì a recitare giaculatorie scandalizzate per il modo in cui si esprime il miliardario indebitato, campione della reazione parafascista dell’Impero in crisi.

Si può capirli… vorrebbero poter conservare l’immaginario dell’America liberal, faro dei “diritti umani” ma disposta persino a fare “guerre umanitarie” senza giustificazione, o genocidi che non si devono chiamare col loro nome, tra un volto hollywoodiano e una serata da Grammy Awards mentre si cosparge il mondo di cadaveri.

E invece si ritrovano questo buzzurro che squaderna i peggiori tratti del colonialismo ottocentesco, quasi una generale Custer fuori tempo, trattando gli stessi Alleati come potenziali nemici da mettere a posto a suon di sganassoni.

Sotto il velo dell’apparente “pazzia”, però, il tycoon newyorkese sta soltanto indicando alcuni degli obiettivi che risultano “indispensabili” a realizzare l’altrettanto passatista programma del “make America great again”.

E allora, grattando nella storia neanche troppo recente, per esempio a proposito di Groenlandia, si può scoprire che durante la seconda guerra mondiale gli Usa l’avevano già occupata con reparti della Guardia Costiera “liberati dal servizio“, formalmente solo “volontari” senza legami con il governo statunitense.

Il governo danese tacque perché era tutto in esilio, visto che a Copenhagen campeggiavano le SS. L’accordo con gli Usa che legalizzava la presenza di militari sull’isola arrivò un po’ dopo, senza troppe trattative.

Nel 1951 venne poi firmato un altro accordo che consentiva agli USA di costruire ed equipaggiare basi militari statunitensi, diventate alla fine una cinquantina (quasi tutte stazioni di osservazione radar, tranne la più grande, Thule). Era iniziata la “guerra fredda” contro l’Unione Sovietica e dalla Groenlandia era molto più facile controllare le possibili rotte di eventuali missili sovietici verso l’America.

Read more ...

Details
Published: 13 January 2025
Created: 08 January 2025
Hits: 1526
Print Friendly, PDF & Email

guerredirete.png 

Tutti i guai di OpenAI

di Andrea Daniele Signorelli*

ChatGPT by Evan EzqueChe cosa pensereste di una start up da cui se ne sono andati quasi tutti i principali dirigenti e cofondatori, che ha chiuso il 2024 con un rosso di 5 miliardi di dollari e che deve fare fronte a una marea di cause legali? La stessa start up i cui costi operativi hanno raggiunto cifre colossali non ha ancora dimostrato di avere un modello di business sostenibile e i cui progressi tecnologici stanno già dando segnali di rallentamento?

Probabilmente, pensereste che la start up in questione è una delle tante (circa due terzi, secondo la Harvard Business Review) che non riescono a ripagare gli investitori e chiudono bottega, nella maggior parte dei casi entro i cinque anni di vita. E avreste ragione a pensarla così, a meno che la start up in questione non sia OpenAI: la società che sviluppa ChatGPT, DALL-E e altri strumenti basati su intelligenza artificiale generativa.

 

La fiducia degli investitori

Pur se afflitta da tutti i problemi descritti in apertura, OpenAI continua infatti a godere di un’enorme fiducia, le sue prospettive future non vengono mai messe in discussione ed è stata perfino in grado di imporre le sue condizioni agli investitori, decidendo per esempio quali finanziamenti accettare, a partire da quale cifra e chiedendo che i partner non investissero nelle principali cinque società rivali (Anthropic, xAI, Superintelligence, Perplexity e Glean).

Nonostante questa – e altre – particolarità dell’ultimo round di finanziamento, OpenAI è riuscita lo scorso ottobre a raccogliere 6,6 miliardi di dollari da investitori come Thrive Capital, Nvidia, Microsoft, SoftBank e altri, per una valutazione da 157 miliardi di dollari. Partiamo proprio da questo aspetto: i finanziamenti. Per quanto i vari round in cui le startup riescono a raccogliere enormi quantità di denaro da investitori privati vengano solitamente celebrati – soprattutto a livello mediatico – come un segno delle loro enormi potenzialità, in alcuni casi è anche utile porsi una domanda: perché la start up in questione, ovvero OpenAI, ha bisogno di raccogliere una tale mole di denaro?

Read more ...

Details
Published: 12 January 2025
Created: 08 January 2025
Hits: 1686
Print Friendly, PDF & Email

transform

Se Marx è rosso, ma anche verde, è possibile puntare sul “comunismo della decrescita”?

di Alessandro Scassellati

ris2.jpgIn un momento in cui l’economia della decrescita è oggetto di accesi dibattiti all’interno e all’esterno del movimento ambientalista, l’obiettivo di Saito Kohei, spiega in “Il Capitale nell’Antropocene” (Einaudi, Torino 2024), è quello di “superare il divario tra marxismo e decrescita”, riunendo il rosso e il verde in un “comunismo della decrescita”. Molti nel movimento ambientalista sostengono che il capitalismo e la sua “accumulazione infinita su un pianeta finito … sono la causa principale del crollo climatico”, scrive Saito. Ma poiché gli scritti di Marx sull’ecologia sono stati spesso marginalizzati, c’è una visione secondo cui il suo socialismo è pro-tecnologico e anti-ecologico, sostenendo lo sviluppo di tecnologie per gettare le basi per una società post-capitalista e ignorando i limiti della natura, credendo che possa essere dominata dagli esseri umani. Secondo Saito, è possibile e necessario ricostruire Marx in modo da poter vedere come ha analizzato la crisi economica ed ecologica. A Saito va l’indubbio merito d’essere riuscito a portare all’attenzione di un pubblico ampio il tema dell’ecologia in una prospettiva di trasformazione sociale e di aver contribuito alla diffusione di una corrente di pensiero che vuole riscoprire la fecondità delle idee di Marx in relazione a problemi che ci riguardano molto da vicino nell’epoca attuale nel contesto del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici.

* * * *

Grande è il disordine sotto il cielo. La situazione è dunque eccellente – Mao Zedong

Read more ...

Details
Published: 12 January 2025
Created: 08 January 2025
Hits: 1051
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Essere "umani”?

di Carla Filosa

awlobnfuldffLa continuità senza tregua delle guerre imperialiste si correda di sempre nuovi fronti di: accaparramenti territoriali e relative spartizioni (ultima in ordine di tempo la Siria), risorse, spopolamenti, disumanizzazioni a ogni livello. Soffermandoci su quest’ultimo punto, abbiamo provato a riflettere su cosa sia e quanto conti l’“umano”, o più precisamente gli esseri umani, le loro sofferenze, mutilazioni, morti, patologie irreversibili, ecc., a fronte dell’utile strappato dalla rapina bellica.

Dal febbraio del 2022 si contano circa 1 milione di morti tra ucraini e russi, più 11 milioni di sfollati, e la guerra è una pratica assolutamente “umana”. Distrutte scuole, strutture sanitarie, prodotti inquinamenti dell’aria per aumento di gas serra, quali ammoniaca, monossido di carbonio, anidride solforosa, ossidi di azoto, nonché aumenti dei prezzi alimentari, dell’inflazione, ecc. Aumentano in tal modo i costi della ricostruzione - quando sarà - a vantaggio degli sparvieri umani che attendono solo il momento pacificato per trarne zona di sfruttamento e ulteriori profitti.

In Palestina si contano poi ormai per difetto 45.000 morti e circa 1 milione e 900.000 sfollati; in Libano più di 3.000 morti e quasi 14.000 feriti contati solo alla fine del 2024. Senza considerare le altre 200 guerre sparse sul pianeta, ma troppo lontane dall’Europa per coinvolgere l’interesse alla “sicurezza” dei confini, perennemente prioritaria per i nostri governi.

Tempo fa, inoltre, nei tg ufficiali della TV italiana, Zelensky ha avuto modo di affermare che la “crudeltà” di Putin si è mostrata nell’attacco bellico effettuato il giorno di Natale. Nessun commento televisivo però per la parallela analoga aggressione israeliana a Gaza la notte di Natale, con almeno 11 morti tra cui 5 giornalisti di un’emittente palestinese, deliberatamente colpiti, e 4 neonati deceduti per ipotermia. I raid missilistici sono poi continuati in tutti i giorni a seguire, senza alcuna sosta di un cessate il fuoco sulla striscia. A ciò si è aggiunto il maltempo che ha contribuito ad allagare almeno 1500 tende con circa 30 cm di acqua, e molti altri neonati sono morti di freddo.

Read more ...

Details
Published: 12 January 2025
Created: 07 January 2025
Hits: 1667
Print Friendly, PDF & Email

carmilla

We are not robots – Cambiamento tecnologico e conflittualità

di Gioacchino Toni

Rage against the machine? Automazione, lavoro, resistenze, “Zapruder” n. 65, sett.-dic. 2024

we are not robots demo.jpg«Dalla miniera a cielo aperto di Lützerath in Germania alla “Zone à defendre” di Notre Dame des Landes passando per la lotta no tav in Val di Susa, negli anni a noi più vicini la battaglia contro lo strapotere della tecno-industria non ha né la fabbrica come epicentro, né la classe operaia come protagonista. Spesso frutto dell’alleanza tra frazioni illuminate di piccoli proprietari agricoli e settori radicali del movimento ecologista, la “rabbia contro le macchine” non sembra più essere alimentata dal potere dispotico del capitale sul lavoro». Così l’editoriale del numero 65 della rivista “Zapruder” introduce il fascicolo dedicato alle resistenze al cambiamento tecnologico che hanno attraversato la storia a partire dalla Rivoluzione industriale focalizzandosi su alcuni casi di studio al fine di «alimentare una riflessione sull’oggi per provare a riorientare la tecnica verso un fine diametralmente opposto, quello del benessere sociale per tutte e tutti».

Mentre negli ultimi decenni sui territori si danno forme di resistenza e antagonismo come quelle sopra tratteggiate, da qualche tempo un’insistente narrazione a canali e media unificati si è preoccupata di esaltare le magnifiche sorti del progresso permesse dall’intelligenza artificiale generativa bollando come patetici luddisti passatisti antitecnologici per partito preso tutti coloro che osano evidenziare gli aspetti più inquietanti che l’accompagnano: la disumanizzazione decisionale riguardante l’organizzazione del lavoro; il ricorso a pratiche di ludicizzazione digitale al fine di incrementare le performance lavorative e la competizione con i colleghi; la proliferazione degli armamenti autonomi, dunque di modalità, se possibile, ancora più ciniche e spietate di gestione delle guerre; la ricaduta omologante sul mondo dell’informazione, dell’intrattenimento, dell’educazione e della cultura; lo sfruttamento delle risorse naturali e delle popolazioni del Sud del mondo; l’oscurità degli algoritmi che regolano i sistemi decisionali tecnologici; l’esponenziale incremento della sorveglianza che comporta; l’incidenza esercitata sull’immaginario collettivo ecc.

Read more ...

Details
Published: 11 January 2025
Created: 07 January 2025
Hits: 2028
Print Friendly, PDF & Email

sollevazione2

Trump fermerà la guerra in Ucraina?

di Thomas Fazi*

CONDIZIONI PUTIN.jpgL’imminente ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha radicalmente modificato il dibattito sulla guerra in Ucraina. Dopo aver insistito per anni su una vittoria militare ucraina a ogni costo, l’establishment politico e mediatico occidentale sembra riconoscere a malincuore che questa guerra può terminare solo attraverso i negoziati o il collasso dell’Ucraina sotto la pressione di uomini e risorse esaurite. Dato che la probabilità di quest’ultimo scenario sta diventando sempre più evidente — nonostante l’ultimo pacchetto di aiuti annunciato lunedì dall’amministrazione uscente di Biden — non sorprende che persino il New York Times, di solito falco, abbia recentemente concluso che “è tempo di pianificare la fase postbellica”.

Putin ha manifestato la sua disponibilità a incontrare Trump per discutere un accordo di pace, mentre il presidente eletto ha recentemente ribadito che “dobbiamo porre fine a questa guerra”. Dopo aver incontrato Zelenskyy a Parigi durante la riapertura della Cattedrale di Notre Dame, Trump ha chiesto un “cessate il fuoco immediato”. In un cambiamento notevole, lo stesso Zelenskyy ha recentemente riconosciuto che l’Ucraina non può recuperare i territori perduti con mezzi militari e ha persino suggerito che sarebbe disposto a cedere il territorio in cambio della protezione della NATO.

Il solo fatto che i negoziati siano ora sul tavolo è uno sviluppo positivo in una guerra che ha già causato un immenso spargimento di sangue e innescato tettonici cambiamenti economici e geopolitici. Tuttavia, nonostante le audaci affermazioni fatte durante la campagna elettorale, secondo cui avrebbe posto fine alla guerra “in 24 ore”, la risoluzione del conflitto si rivelerà probabilmente molto impegnativa — come ora ammette lo stesso Trump.

L’ostacolo principale è che l’incessante spinta dell’Occidente verso un’impossibile vittoria ucraina contro un avversario molto più forte ha rafforzato la mano della Russia. Rifiutando le precedenti opportunità di negoziazione — quando l’Ucraina era in una posizione più forte — i leader occidentali hanno permesso alla Russia di consolidare le sue conquiste militari, lasciando a Putin pochi incentivi per scendere a compromessi.

Read more ...

Details
Published: 11 January 2025
Created: 07 January 2025
Hits: 1683
Print Friendly, PDF & Email

citystrike

Braverman, il capitale monopolistico e l’IA: il lavoratore complessivo e la riunificazione del lavoro

di John Bellamy Foster

Screenshot 2024 05 28 alle 10.12.19 300x186.pngNota Redazionale. Questo testo è stato originariamente pubblicato su Monthly Review dal direttore John Bellamy Foster nel dicembre 2024. E’ stato poi ripubblicato, tradotto in italiano da Antropocene.org. Lo riprendiamo in quanto rientra nel dibattito centrale sull’introduzione delle nuove tecnologie nel mondo del lavoro, con particolare riferimento al dibattito sull’intelligenza artificiale. Riprendendo un vecchio testo di Braverman, Bellamy Foster mette in evidenza come l’introduzione della tecnologia informatica nel lavoro sia il compimento di un lavoro che il capitalismo ha introdotto fin dall’inizio del suo percorso attraverso il meccanismo della divisione del lavoro.

In tal senso, il capitalismo ha introdotto la scienza al servizio della produzione con l’unico scopo di produrre di più e a minore costo, aumentando il profitto. In perfetta concordanza con gli obiettivi descritti nel Capitale di Marx. Ovviamente, tale scelta, ha portato in dono alcuni elementi fondamentali tra cui l’aumento dei beni prodotti.

Contemporaneamente, il compimento di questo lavoro ha portato a livelli sempre maggiori di alienazione nei lavoratori.

Di particolare interesse, nell’analisi qui sviluppata, la ripresa dei concetti di “general intellect” e di “lavoratore complessivo”. Nella analisi giovanile di Marx, il frammento sulle macchine presente nei “Grundrisse” è stato generalmente interpretato come la previsione di Marx sul fatto che lo sviluppo delle tecnologie e dell’automazione avrebbero, in qualche modo, abolito la legge del valore.

Read more ...

Details
Published: 10 January 2025
Created: 07 January 2025
Hits: 1520
Print Friendly, PDF & Email

metis

La scommessa di Israele

di Enrico Tomaselli

photo 2024 10 05 23 44 47 1024x574.jpgChe la caduta di Assad in Siria non fosse poi questo gran successo, per l’occidente, è cosa che sta lentamente cominciando a chiarirsi; ciononostante, sono più o meno tutti concordi nel ritenere che – tra tutti gli attori regionali e internazionali in scena – l’unico ad averne tratto sicuramente grande vantaggio è Israele. Il che effettivamente è difficile da contestare, visto che ha potuto ottenere, praticamente a costo zero, una serie di risultati niente affatto di poco conto.

Innanzi tutto, ha potuto procedere in tutta tranquillità alla distruzione sistematica dell’intera infrastruttura militare siriana, eliminando dall’orizzonte quello che – pur ormai ridotto molto male – è stato uno degli eserciti arabi sempre in prima linea in tutte le guerre con lo stato ebraico. Ha inoltre potuto occupare una parte significativa di territorio siriano, ben oltre le alture del Golan annesse di fatto dal 1967. Occupazione che dà a Tel Aviv più di una carta da giocarsi, nella ridefinizione degli equilibri in Medio Oriente.

Tanto per cominciare, la conquista del monte Hermon, che offre all’IDF la possibilità di controllare una vasta aerea, dal Mediterraneo alla Giordania, per non parlare di quella di alcune dighe, che danno a Israele il controllo sulle forniture di acqua dolce alla Siria e alla Giordania, un evidente leva geopolitica di grande rilevanza. Niente affatto secondariamente, poi, i nuovi territori occupati offrono ulteriori possibilità, dall’espansione degli insediamenti coloniali (venendo così incontro ai desiderata dell’ala più estremista della sua maggioranza, e al tempo stesso offrendo uno sfogo all’irrequieto movimento dei settler), alla creazione di uno stato-cuscinetto affidato ai drusi siriani. Per non parlare, ovviamente, del fatto che ora l’IDF controlla la parte meridionale del confine siro-libanese, il che dà all’esercito israeliano la possibilità (in caso di riaccendersi del conflitto con Hezbollah) di attaccare il territorio libanese da un lato dove non esistono linee difensive fortificate.

Se, dunque, indiscutibilmente Tel Aviv ha tratto vantaggio dal cambio di regime in Siria, resta da capire se si tratti di un vantaggio tattico o strategico.

Read more ...

Details
Published: 10 January 2025
Created: 06 January 2025
Hits: 1396
Print Friendly, PDF & Email

coku

Le ragioni del cuore e l’uomo borghese

di Leo Essen

lutero 1220x600.jpgLutero ha un problema, e questo problema si chiama Peccato. Ciò che cerca è la Salvezza, una via che lo porti verso una vita giusta.

Secondo i più è stato il viaggio di Lutero nella Città Eterna, compiuto nel 1510, che condusse allo scisma dalla chiesa di Roma.

Cosa vide Lutero a Roma? Vide Babilonia maledetta, le sue cortigiane, i suoi sgherri, i suoi ruffiani, il suo clero simoniaco, i suoi cardinali senza fede e senza moralità. Vide che la via della pace prevedeva il pagamento di un pedaggio.

Quando ritornò in Germania, portò in cuore l’odio inestinguibile verso la grande prostituta. Gli eccessi, quegli eccessi che la cristianità unanimemente bollava d’infamia, egli li aveva visti, incarnati, vivere e prosperare insolentemente sotto il cielo romano. Soprattutto, lo aveva colpito lo scandalo dei soldi raccolti attraverso la politica delle indulgenze e spesi per alimentare la corruzione delle anime e delle menti.

Era la spaventosa miseria morale della Chiesa che gli si era mostrata nella sua nudità e che lo aveva turbato. Abusi materiali: commercio di beni sacri, traffico di benefici in urgenze, vita licenziosa del clero, rapida dissoluzione dell’istituto monastico; e, dall’altra parte, dissolutezza nel campo morale: decadenze, miserie di una teologia che riduceva la fede viva a un sistema di pratiche morte.

Questo è quello che si racconta di Lutero, dice Lucien Febvre (Martin Lutero). Ma le cose non andarono in questo modo. I problemi di Lutero non erano la lussuria della Chiesa e la vendita delle indulgenze, non erano la decadenza di Roma e la perdita di una purezza primitiva. Per Lutero non c’era un’origine intatta da ripristinare, un’unità con Dio prima della caduta di Roma. Per Lutero c’era il Peccato, e il tormento di non riuscire a trovare la via dal peccato alla salvezza.

Come posso, con le mie gambe, con le mie mani, con questo mio misero corpo, tendermi verso Dio e toccarlo, partecipare della sua grazia? Come posso io, misero peccatore, piccolo verme strisciante, ammasso finito di pelle o ossa, cloaca di peccati e miserie pretendere di innalzarmi a Lui, il puro, il vero, l’infinito?

Read more ...

Details
Published: 10 January 2025
Created: 06 January 2025
Hits: 1277
Print Friendly, PDF & Email

clarissa

Stolten-Bilderberg

di Gaetano Colonna

cospi e1735721526184.jpgIl 2024 non poteva che concludersi con un evento che non è solo simbolico: la nomina di Jens Stoltenberg, non appena concluso lo scorso ottobre il suo mandato come Segretario generale della NATO, a nuovo co-presidente del Gruppo Bilderberg.

Certo non ci occupiamo di questo fatto per alimentare i vari complottismi, che troppo spesso svaniscono in un confuso bisbigliare.

Meglio approfondire con pazienza la storia, per capire che con il Gruppo Bildberg non siamo in presenza di un complotto, ma semplicemente davanti all’azione delle forze che hanno formato questo nostro tempo e che operano per conservare il loro potere.

 

Nasce il Bilderberg

Il Bilderberg Group fa la sua prima comparsa ufficiale nel maggio del 1954, come sodalizio fra autorevoli esponenti della classe dirigente che si è venuta formando sulle due sponde dell’Atlantico tra i vincitori delle due grandi guerre mondiali del secolo XX.

Il loro dichiarato intento è appunto quello di dare continuità a quelle fondamentali vittorie, rendendo indistruttibili i rapporti euro-atlantici, in vista del futuro. Un futuro che allora si manifestava con l’inizio della Guerra Fredda, con la diffusione dei movimenti comunisti anche nell’Europa occidentale, con lo scoppio della guerra di Corea, la formazione della NATO, l’annosa questione tedesca, che si risolveva portando la nuova Repubblica Federale di Germania sotto stretto controllo atlantico.

Tutto ciò fu allora lucidamente compreso dal singolare animatore del Bilderberg, Jozef Retinger: un polacco che aveva vissuto per mezzo secolo come uno dei principali protagonisti sotto traccia della storia europea.

Read more ...

Details
Published: 09 January 2025
Created: 04 January 2025
Hits: 2575
Print Friendly, PDF & Email

lafionda

Campi di concentramento skinneriani come orizzonte storico

di Norberto Albano

Immagini sito Pandora 81.pngLo scrittore austriaco Ivan Illich, nella terza sezione dell’ultimo capitolo del suo celebre libro Tools for Conviviality (Convivialità in italiano), pronosticava che l’aspirazione delle società capitaliste post-industriali a una crescita infinita avrebbe inevitabilmente condotto a una crisi strutturale irreversibile—o, in alternativa, all’instaurazione di un sistema di controllo totalizzante. Tra le immagini più emblematiche utilizzate da Illich per descrivere questa possibilità spicca quella di un “campo di concentramento globale di B.F. Skinner, diretto da un T.E. Frazier”[1].

Questa potente metafora non si limita a una provocazione retorica, ma rappresenta un’analisi lucida del potenziale rischio che una società altamente tecnocratica e algoritmica possa organizzarsi come un’enorme Skinner Box, dove il comportamento umano è modellato attraverso un sistema rigorosamente controllato di stimoli e rinforzi. Il riferimento a Frazier, protagonista dell’opera Walden Two di Skinner, richiama l’immagine di un mondo dove l’efficienza e la pianificazione collettiva verticistica soppianta ogni aspirazione all’autonomia individuale. A distanza di più di cinquant’anni, l’intuizione di Illich appare non solo attuale, ma premonitrice[2].

Questo articolo esplora come il comportamentismo radicale abbia modellato approcci educativi, tecnologie digitali e politiche di controllo sociale fino alle moderne “smart city”, con un focus sull’eredità di Skinner, una delle figure più influenti della psicologia del XX secolo[3]. Ironicamente il suo progetto per l’esercito statunitense che prevedeva l’addestramento di piccioni bomba kamikaze fu un fallimento (a cui tagliarono i fondi), ma dopo la seconda guerra mondiale ottenne un riscatto che lo portò alla fama mondiale: le sue idee non solo hanno trasformato la psicologia sperimentale, ma hanno anche avuto un impatto profondo su campi come l’educazione, l’economia e le tecnologie emergenti.

Read more ...

Details
Published: 09 January 2025
Created: 04 January 2025
Hits: 1865
Print Friendly, PDF & Email

mondorosso

Prefazione al libro "Metalibro su logica dialettica e l'essere del nulla" di V. Melia e A. Pascale

di Alessandro Pascale

0c9fd6c0 f063 4d87 aa7a f41366728a3c.jpgHo accolto con piacere la proposta di Vanna Melia di collaborare a questo metalibro di riflessione e rafforzamento dell’opera Logica dialettica e l’essere del nulla recentemente pubblicata dai compagni Sidoli, Burgio e Leoni, per la primaria constatazione della natura profondamente politica, oltre che teoretica, dell’argomento.

Il tema potrebbe in effetti sembrare a molti compagni e militanti secondario in un contesto caratterizzato dalla guerra e dalle urgenze organizzative dettate dalla crisi del movimento comunista occidentale, ma in realtà occorre ribadire il nesso profondo che lega la crisi del marxismo occidentale proprio alla perdita dei fondamentali della teoria filosofica rivoluzionaria elaborata oltre 150 anni fa da Marx ed Engels, via via sviluppati da altri importanti maestri del socialismo. In tal senso ho ribadito più volte in altre sedi (rimanderei al recente Comunismo o barbarie. Un manuale per ribelli rivoluzionari, L’AntiDiplomatico 2023) l’importanza basilare, anzitutto per i quadri dirigenti, ma non secondariamente anche per i militanti e i simpatizzanti, della necessità di recuperare una forma mentis alternativa rispetto alla rigida logica “metafisica” prevalente nel senso comune. Ribadire, come fa la logica formale, che A = A, e fermarsi a questo, appiattisce la realtà percepita a una razionalità che appare inamovibile, statica, eterna, rendendo vano non solo lavorare per una realtà diversa, ma perfino riuscire a concepirla mentalmente, tale realtà diversa. La logica dialettica apre quindi il campo alla possibilità di pensare a una realtà in divenire continuo, obbligando i singoli e le organizzazioni a lavorare continuamente all’aggiornamento della propria analisi e della propria proposta cercando di infilarsi nelle contraddizioni che caratterizzano costantemente, costitutivamente, l’intera realtà, compresa la società in cui viviamo. Contraddizioni in cui sono già presenti, seppur spesso appena accennati o invisibili, i germi della società futura che vorremmo costruire. Contraddizioni che non scompariranno mai del tutto, nemmeno nella società socialista e comunista, obbligandoci a uscire da visioni dogmatiche e definitive del percorso rivoluzionario e di una ipotetica “fine della storia” che non potrà mai caratterizzare né alcuna società capitalista, né comunista.

Read more ...

Details
Published: 09 January 2025
Created: 09 January 2025
Hits: 2008
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

La signora Ponza, il linguaggio, la conoscenza della realtà e il criterio della verità

di Eros Barone

Ebzo Cucchi 1024x768Signora Ponza: (con un parlare lento e spiccato) – che cosa? la verità? È solo questa:
che io sono, sì, la figlia della signora Frola –
Tutti: (con un sospiro di soddisfazione) ah!
Signora Ponza: (subito c.s.) – e la seconda moglie del signor Ponza –
Tutti: (stupiti e delusi, sommessamente) – oh! E come?
Signora Ponza: (subito c.s.) – sì; e per me nessuna! nessuna!
Il Prefetto: Ah no, per sé, lei, signora: sarà l’una o l’altra!
Signora Ponza: Nossignori. Per me, io sono colei che mi si crede.
(Guarderà attraverso il velo, tutti, per un istante; e si ritirerà. In silenzio.) 1

La verità e il mattino si rischiarano a poco a poco.

Proverbio tedesco

1. «Chi è la signora Ponza?»

Non vi è un linguaggio che non implichi un orientamento verso ciò che non è linguaggio. E proprio un siffatto orientamento è ciò che comunemente si chiama riferimento, laddove ciò a cui ci si riferisce è il mondo o l’oggetto che il linguaggio vuole descrivere o trasformare. In questo senso, il riferimento di un discorso non è quindi, come talvolta si dice, la realtà, ma la sua realtà, vale a dire ciò che il discorso sceglie o istituisce come realtà.

Una quantità di problemi particolari sono connessi al riferimento: problemi che rientrano al contempo nella logica, nella linguistica, nell’analisi del discorso, nella filosofia. Ma la loro comune radice va ricondotta allo statuto ambiguo di ciò a cui ci si riferisce, ossia al referente, il quale, per un verso, dev’essere esterno al discorso, e, per un altro verso, è richiamato dal discorso, e perciò in esso iscritto. Se è la mia parola a indicare ciò di cui parla, se è essa a specificare il proprio oggetto, come potrebbe venire smentita da quest’oggetto, che essa si dà da sé? Se tu puoi sapere di che cosa parlo io solamente tramite quel che io ne dico, come può allora ciò di cui parlo differire da ciò che ne dico?

Read more ...

Details
Published: 08 January 2025
Created: 08 January 2025
Hits: 2321
Print Friendly, PDF & Email

sinistra

Una spinosissima questione teorica, politica e pratica

di Algamica*

algamica Una spinosissima questione teorica vFinale html f0e084e8f0439686.jpgForse è opportuno prendere di petto una questione teorica, politica e pratica che ci trasciniamo da circa due secoli, fra quanti si sono richiamati, in un modo o nell’altro, agli ideali del socialismo e del comunismo. E lo facciamo partendo da un fatto: le drammatiche difficoltà della causa palestinese in questa fase di fronte al genocidio che sta subendo a opera dello Stato sionista di Israele che agisce in proprio e in nome e per conto dell’insieme degli interessi dell’Occidente. E ancora più nello specifico riprendendo uno scritto del 24 dicembre di un militante palestinese di Birzeit, Omar Abdaljawad1 circa la questione dell’agire politico tra fazioni del popolo palestinese.

Cerchiamo di essere ancora più chiari: nella storia del movimento socialista e comunista è tradizione consolidata il metodo della polemica e delle invettive non solo contro i «nemici di classe», ma anche nei confronti dei più prossimi compagni dello stesso percorso teorico politico. A riguardo c’è tutta una letteratura partendo dai grandi padri fino ai più umili e ultimi militanti, dove l’ardore per la polemica molto spesso prende il posto delle argomentazioni, sfuggendo, in questo modo, alla necessità di affrontare le cause in questione per rifugiarsi nella responsabilità di individui e o gruppi dirigenti di partiti, sindacati, e così via.

Dunque non una questione teorico-filosofica fra le volte dell’astrazione, ma cerchiamo di parlare dei fatti nella loro concretezza.

In questo periodo viene proiettato in tutte le sale cinematografiche un film su Enrico Berlinguer, un’operazione politica, per così dire di “alto” profilo, il cui sottofondo propagandistico vuole essere la tesi del “grande” leader di aver fatto una giravolta sulla questione della Nato dicendo di sentirsi più sicuro sotto l’ombrello a direzione Usa. Era il lontano 1976, circa 50 anni fa, ma si sa che quando il presente è poco luminoso ci si appella alle anime nell’al di là. Basta pensare che la figlia, la signora Bianca è passata alle reti della Fininvest dell’odiata famiglia Berlusconi.

Read more ...

Details
Published: 08 January 2025
Created: 02 January 2025
Hits: 1631
Print Friendly, PDF & Email

carmilla

Il nuovo disordine mondiale / 27

Crisi europea, guerra, riformismo nazionalista e critica radicale dell’utopia capitale

di Sandro Moiso

crisi europa 1.jpg“Vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data” (Etienne De La Boétie. Discorso sulla servitù volontaria, 1548-1552)

E’ davvero straordinario come l’attenzione alle trasformazioni reali del mondo e dei rapporti economici e sociali che le sottendono finisca col nascondere troppo spesso il fatto che anche il capitalismo non è altro che il frutto di un’utopia. Dimenticando così che, come tutte le utopie, anche quella attualmente ancora predominante può essere negata e rovesciata nel suo contrario.

Un’utopia che, per quanto “concreta” e già interagente nella Storia, ha, come qualsiasi altra, la necessità di delineare dei piani e delle prospettive di perfezionamento e realizzazione del proprio sogno di un mondo ideale. In cui, però, la perfezione corrisponde alla massimizzazione dei profitti e dello sfruttamento della forza lavoro a favore dell’appropriazione privata della ricchezza socialmente prodotta da parte di pochi.

Per questo motivo, per giungere alla critica radicale di quella che Giorgio Cesarano1 definiva l’”Utopia capitale”, è sempre utile leggere e interpretare le voci dei suoi difensori, motivo per cui può rendersi necessaria la lettura di un articolo di Matthew Karnitschnig, Europe’s Economic Apocalypse, pubblicato su «Politico» a fine dicembre.

Karnitschnig è un giornalista che ha lavorato come redattore per Bloomberg, Reuters e Business Week, per poi trasferirsi al «Wall Street Journal» e diventare in seguito capo dell’ufficio tedesco dello stesso quotidiano finanziario, con sede a Berlino. Con il lancio della filiale europea del portale statunitense «Politico» con il gruppo Axel Springer nel 2015, è diventato capo dell’ufficio tedesco di Politico.eu. Per precisione è qui giusto ricordare che «Politico» è un quotidiano statunitense fondato negli Stati Uniti nel 2007, diventato in breve tempo uno dei media più importanti della politica di Washington e successivamente acquisito nel 2021 dalla Axel Springer Verlag.

Read more ...

Details
Published: 08 January 2025
Created: 02 January 2025
Hits: 1409
Print Friendly, PDF & Email

cassettiaperti.png

Il Paradosso della Inclusione Linguistica

di Davide Carrozza

whatsapp image 2025 01 02 at 00.30.09.jpegÈ difficile parlare di un tema così divisivo e spiegare il perché del mio rifiuto di ə asterischi e compagnia cantante, senza per questo avere il timore di essere tacciato di poca inclusione e/o di intolleranza. Dopo le serie sul “caso del caso Moro” e delle avventure nella Gallipoli degli anni ’90, saltando volutamente di palo in frasca sento ormai il bisogno di affrontare il tema, nonostante sia trito e ritrito e più volte rigirato in mille salse. Spero comunque di contribuire alla discussione in maniera proficua.

 

L’inclusione

È già il concetto stesso di inclusione che mi mette in difficoltà perché presuppone qualcuno che include e qualcuno che viene incluso, qualcuno che da normale allarga le braccia e qualcuno che divergente dalla normalità si lascia abbracciare e viene accettato nel meraviglioso mondo della massa, che orrore. L’inclusione ha per me lo stesso senso del cielo blu e del sole che sorge ogni mattina, qualcosa di naturale che avviene a prescindere, badate bene che avviene non che dovrebbe avvenire. Ora penserete…esistono molti atteggiamenti in molti ambienti poco inclusivi e discriminatori, ne è piena zeppa la storia dell’umanità e oggi si continua a discriminare ANCHE su base gender, sicuramente è così. Più che altro però tali atteggiamenti (che tuttavia anche io mio malgrado ho testimoniato) più che poco inclusivi sarebbe più appropriato definirli autoescludenti. Vale a dire, in qualsiasi realtà scolastica, lavorativa, sociale che si ponga in un’ottica di ovvia inclusione reciproca in cui tutti includono tutti indistintamente perché tutti appartenenti al genere umano, chi discrimina si autoesclude. Possiamo e sicuramente dobbiamo puntare il dito, se necessario denunciare e sanzionare tali atteggiamenti ma è bene tenere a mente che ciò contribuirà per una percentuale irrisoria a ché tale atteggiamento non si ripeta. Sono convinto che ogni tipo di discriminazione provenga fondamentalmente da una condizione della mente (e quindi dell’anima) di poca o mancata evoluzione.

Read more ...

Details
Published: 07 January 2025
Created: 03 January 2025
Hits: 1551
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

I killer psicotici di Israele, senza veli

di Redazione Contropiano - Yoel Elizur*

killer israele psicotici.jpegQuesto articolo che vi proponiamo è apparso sul quotidiano Haaretz. Non è scritto da un giornalista, ma da uno psicologo.

Vi potrete trovare diversi piani di lettura, spesso non condivisibili. Un non israeliano, in effetti, non può provare nessuna empatia, neanche minima, con i soldati intervistati a scopo terapeutico o analitico. Neanche con quelli che lo psicologo Yoel Elizur classifica come “incorruttibili”, che si sono in qualche misura opposti ai commilitoni più brutali.

E’ chiaro infatti che tutta la ricerca è stata costruita all’interno dell’universo identitario israeliano, e che dunque distanze e vicinanze, estraneità totale o “comprensione”, ribrezzo o compassione dipendono dal sentirsi parte di un’umanità senza altre specificazioni oppure di un “popolo e una fede” intrisi di suprematismo (foss’anche solo culturale).

Le due frasi “illuminanti” sull’atteggiamento e le pratiche dei soldati a Gaza (e in Libano) sono state pronunciate non per caso da due elementi agli estremi opposti nel ventaglio dei “casi”.

a) “È come una droga… ti senti come se fossi tu la legge, sei tu a dettare le regole. Come se dal momento in cui lasci il luogo chiamato Israele ed entri nella Striscia di Gaza, tu fossi Dio”. Non si potrebbe essere più chiari. Una volta usciti dall’universo dei rapporti tra simili, dalle regole e dai valori condivisi con i correligionari, non esiste alcun limite verso “gli infedeli”. Si può fare qualsiasi cosa ai palestinesi, come ragazzini che giocano con le formiche o le lucertole.

Read more ...

Details
Published: 07 January 2025
Created: 02 January 2025
Hits: 1395
Print Friendly, PDF & Email

linterferenza

Yemen: scoperta una massiccia rete di spionaggio della CIA e del Mossad interna alle ONG pro Occidente

di Enrico Vigna

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

vinga 17 12 24.jpgMentre lo Yemen evoca quotidianamente immagini di conflitti con Israele e la coalizione guidata dai sauditi, è emersa una nuova dimensione per questo paese e il suo popolo: la guerra segreta delle spie al suo interno. MintPress ha esaminato i documenti sulla più grande cellula di spionaggio della CIA mai scoperta nello Yemen, rivelando una grande operazione di sicurezza, che ha intercettato i suoi membri e ha esposto le attività di spionaggio statunitense, ampliando notevolmente la nostra comprensione del complesso campo di battaglia in Yemen.

* * * *

A giugno, MintPress aveva rivelato come il governo guidato da Ansar Allah di Sanaa avesse smantellato una cellula di spionaggio, la Forza 400, prevedibilmente operativa per Stati Uniti e Israele, descrivendo in dettaglio i membri della cellula e le loro attività. Washington ha risposto chiedendo il rilascio degli arrestati che sosteneva fossero dipendenti delle Nazioni Unite, di organismi diplomatici e ONG, etichettandoli come ostaggi detenuti dagli Houthi, un termine dispregiativo spesso usato dai funzionari occidentali per descrivere il movimento politico e militare noto come Ansar Allah.

Il corrispondente di MintPress News, Ahmed AbdulKareem ha ottenuto un accesso senza precedenti ai documenti relativi alla vicenda delle presunte spie. Inoltre, una notevole quantità di documenti top-secret è stata fornita a MintPress, che confermavano le dichiarazioni rilasciate dai detenuti durante gli interrogatori. Sono state anche fornite ed esaminate anche ore di riprese che mostrano gli interrogatori condotti dal personale di sicurezza yemenita di Ansar Allah, che hanno confermato i dettagli delle accuse contro i detenuti.

Read more ...

Details
Published: 07 January 2025
Created: 02 January 2025
Hits: 1303
Print Friendly, PDF & Email

coku

Adorno: lettera agli Anti-Capitalisti

di Leo Essen

adorno 1220x600.jpgLe scienze naturali non sono altro che edifici di concetti falsi. Offrono concetti elaborati per ragioni pratiche. Dove la pratica è ridotta alle questioni del mangiare, bere, vestire e abitare, dimenticando che l’uomo non vive di solo pane.

Il loro carattere empirico o pratico è evidente in quelle scienze che si occupano direttamente di classificazione, quali la zoologia, la botanica, la mineralogia, la chimica in quanto enumera specie chimiche, e, sotto questo medesimo aspetto, la fisica. L’universale di ciascuna di queste scienze, dice Croce (Logica), è arbitrario. È posto a discrezione di chi lo impone. Non c’è una distinzione rigorosa tra animale (l’universale della zoologia) e vegetale (l’universale della botanica) – e nemmeno, dice, tra il vivente e il non vivente, tra l’organico e il materiale. Perfino la cellula – il sommo concetto della scienza biologica – si differenzia dai fatti chimici per aspetti meramente esteriori, per caratteri empirici.

Non solo queste scienze, dice Croce, sono in balia delle infinite e individuali forme del reale, come è il caso della zoologia, che dei 15 milioni di specie (stimate) si limita a studiarne solo 400 mila; esse devono cedere anche al fatto che le specie (molte o poche che siano) fluiscono l’una nell’altra, per l’innegabile esistenza di forme intermedie graduali, anzi continue, che rendono evidente l’arbitrarietà del taglio netto che si compie quando si distacca il lupo dal cane o la pantera dal leopardo.

Alla catalogazione, momento propedeutico, può esser perdonato un certo arbitrio – bisogna pur esser pratici, se si vuol mangiare, dice Croce. Quando invece si passa alle leggi scientifiche vere e proprie la musica dovrebbe cambiare, e l’arbitrio lasciare il posto alla necessità e alla verità. Ma così non è, dice Croce. Perché la legge scientifica è la stessa cosa della catalogazione e della descrizione empiriche. In filosofia, dice, la legge è concetto puro, nelle scienze è concetto empirico: la legge del lupo è il concetto empirico di lupo.

Read more ...

Details
Published: 06 January 2025
Created: 03 January 2025
Hits: 2304
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Il fondamentale contributo di Mao al pensiero comunista

di Eros Barone

mao11.jpg1. Una carenza della cultura politica italiana

L’anno scorso ricorreva il centotrentesimo anniversario della nascita di Mao Zedong, noto alla mia generazione come Mao Tse-tung (1893-1976). Era facile prevedere che su quell’anniversario sarebbe calato, come infatti è calato, il totale silenzio non solo dei ‘mass media’ borghesi, ma anche, tranne poche eccezioni, delle stesse organizzazioni della sinistra comunista.

Sennonché, tralasciando i primi che, in quanto ‘armi di distrazione di massa’, si limitano a fare il loro mestiere, sarebbe invece opportuno interrogarsi sul comportamento delle seconde per capire le ragioni della debolezza manifestata dalla cultura politica italiana (e dalla cultura ‘tout court’) nei confronti dell’esponente di una delle maggiori esperienze, sia politiche che filosofiche, del Novecento.

In effetti, nonostante per alcuni versi la Cina sia ormai così vicina all’Italia da poter essere considerata (che si aderisca alla “Via della Seta” o che se ne esca) una delle componenti più rilevanti dell’economia del nostro paese, per altri versi, come dimostra la debolezza or ora menzionata, la Cina resta lontana.

Eppure, è difficile negare che se il pensiero di Mao non ha influito a sufficienza sulla cultura politica del nostro paese e non è stato a sufficienza assimilato e discusso dal fragile marxismo italiano, ciò si è risolto in un danno per quest’ultimo.

È infatti sorprendente che le pagine, pur verbalmente celebrate, del magistrale saggio di Mao Sulla contraddizione 1 non abbiano trovato l’attenzione e l’approfondimento che ancor oggi esse attendono.

Gli stessi comunisti di orientamento marxista avrebbero tutto l’interesse a condurre un’analisi delle classi della società italiana che fosse altrettanto rigorosa e perspicua quanto l’Analisi delle classi nella società cinese, che, quasi un secolo fa (e nello stesso anno in cui in Italia apparivano le Tesi di Lione del Partito comunista d’Italia), fu in grado di sviluppare Mao.2

Read more ...

Details
Published: 06 January 2025
Created: 03 January 2025
Hits: 1519
Print Friendly, PDF & Email

analisidifesa

L’Ucraina chiude i rubinetti del gas russo

di Gianandrea Gaiani

gazprom 179634.jpgPrima che propaganda e disinformazione (la nostre, non quelle russe) impostino narrazioni “fantasiose” circa lo stop alle forniture di gas russo all’Europa attraverso i gasdotti ucraini e le conseguenze sul caro-energia, ci sono almeno tre punti che vanno evidenziati.

Il primo è che la decisione di non rinnovare il contratto con Gazprom per il transito del gas verso la UE (in media 42 milioni di metri cubi al giorno, 14/15 miliardi all’anno, transitati nonostante la guerra in corso) è stata presa dall’Ucraina (per ragioni di “sicurezza nazionale” ha detto il ministro dell’Energia di Kiev) che, in accordo con gli Stati Uniti e alcune nazioni europee, punta a tagliare ogni residua forma di legame politico, commerciale e soprattutto energetico tra Russia e UE.

Non sorprende che il presidente ucraino Volodymyr Zelenski lo abbia definito “una delle più grandi sconfitte di Mosca” ricordando che “quando Putin prese il potere in Russia più di 25 anni fa, il volume annuo di gas inviato attraverso l’Ucraina in Europa ammontava a più di 130 miliardi di metri cubi“.

Semmai l’aspetto sorprendente è che la decisione di Kiev non sia contestata né ostacolata dall’Unione Europea, innanzitutto perché, nonostante le dichiarazioni di Ursula von der Leyen e gli alti costi energetici patiti nel Vecchio Continente dal 2022, l’Unione non è riuscita a fare meno del gas russo come si era ripromessa.

Mosca è ancora oggi il nostro maggior fornitore di gas (insieme agli USA) ma a prezzi molto più elevati perché ci viene rivenduto da terzi o perché acquistato in forma liquida (GNL), quindi molto più costoso rispetto al gas trasferito via tubo.

Infatti nel 2024 le importazioni di GNL russo dell’Unione Europea hanno toccato un livello record, superando i 16,5 milioni di tonnellate, come ha ricordato recentemente il Financial Times, per un terzo acquisito tramite il “mercato spot”, che permette acquisti a breve termine a prezzi più bassi. La Germania importa GNL russo dalla Francia mentre Belgio e Paesi Bassi continuano a fungere da piattaforme logistiche per il gas russo.

Read more ...

Details
Published: 06 January 2025
Created: 02 January 2025
Hits: 1888
Print Friendly, PDF & Email

blackblog

Critica del Valore alla vecchia maniera: commenti sul conservatorismo di sinistra di Anselm Jappe

di Roswitha Scholz

Guim Tió Zarraluki Dialogue 2019.jpgAnselm Jappe viene considerato un rappresentante della Critica del Valore, e ha fatto in modo che la Critica del Valore si diffondesse anche nei paesi non di lingua tedesca. Ha anche scritto quella che costituisce una "introduzione alla critica del valore" (“Le avventure della Merce” 2005). A volte viene persino considerato come se fosse stato il cofondatore della Critica del Valore, cosa che non è vera, dato che i principi fondamentali erano già stati formulati prima che Jappe, all'inizio degli anni Novanta, comparisse. Egli pertanto viene ritenuto un “esperto” - a livello internazionale – della Critica del Valore. Eppure, tuttavia, Jappe oggi rappresenta delle posizioni che costituiscono l’esatto opposto della Critica del Valore: mentre quest'ultima ha sempre criticato aspramente una concezione del capitalismo personalizzante, ecco che esso ora riappare improvvisamente proprio con Jappe, mostrando anche una certa vicinanza alle teorie del complotto (Jappe: Ha detto "dittatura sanitaria"?). Da allora ha incrociato altri critici del Valore che però non hanno partecipato a questa svolta. Da allora, lo vediamo accompagnato dalla sua passione per il romanticismo agrario, l'Ontologia e l'Antropologia, e dal suo “amore” per la Natura, e per quello verso una presunta natura umana che non si sottrae ai presupposti malthusiani. Su tutto questo, è ovviamente in linea con uno Zeitgeist autoritario che valorizza l’autenticità, la genuinità e simili. Anselm Jappe, nel suo testo “I vivi e i morti nella critica del valore”, sottopone la Critica del Valore a una revisione che, qui di seguito, costituirà l'argomento principale. Gli elementi essenziali della Critica del Valore, in questo suo articolo buttato giù troppo rapidamente, vengono travisati o distorti. Jappe tiene poco conto di quelli che sono stati gli ulteriori sviluppi successivi alla reazione di questa critica. Inoltre, molte delle obiezioni che solleva erano già state ampiamente discusse decenni fa. A tal proposito, gran parte di ciò che Jappe produce nel suo testo può essere affrontato con il metodo copia&incolla, che utilizzerò ampiamente anche in questa mia risposta. Jappe non risponde ad argomenti che sono stati avanzati da tempo, ma insiste dogmaticamente, alla vecchia maniera, su una critica del valore passata/morta.

Read more ...

Details
Published: 05 January 2025
Created: 30 December 2024
Hits: 2536
Print Friendly, PDF & Email

transform

Il ritorno delle classi sociali nel dibattito sulla composizione sociale in Italia

di Alessandro Scassellati

seiltanzen 01.jpgDopo decenni in cui il dibattito pubblico e la ricerca sociologica in Italia e a livello internazionale è stato permeato dalla famosa frase di Margaret Thatcher che la società non esiste mentre “ci sono singoli uomini e donne e ci sono famiglie”, si torna a ragionare sul concetto e sul ruolo delle classi sociali nella strutturazione delle società contemporanee. Pier Giorgio Ardeni, professore di Economia politica e dello sviluppo all’Università di Bologna, ha scritto un libro importante (Le classi sociali in Italia oggi, Laterza, Roma-Bari 2024) che fa il punto su ricerche e dibattito nazionale e internazionale sulla composizione sociale con l’approccio dell’economia politica, una disciplina che a partire dai suoi fondatori (Smith, Ricardo e Marx) ha sempre studiato la relazione tra economia e società, indagando in modo particolare il tipo di ordine sociale che storicamente emerge e si struttura di fatto in relazione al mutare dell’economia capitalistica.

Di classi sociali si era praticamente smesso di parlare in Europa a partire dagli anni ’90, sia nel discorso politico sia nella percezione comune. Nel 1999, Tony Blair, uno degli alfieri della “terza via”, aveva affermato che “la lotta di classe è finita” perché “ora siamo tutti classe media” negli stili di vita e nelle aspirazioni. Nell’ambito di un capitalismo “democratico”, lo Stato doveva garantire uguali possibilità a tutti, intervenendo e contribuendo affinché tali aspirazioni degli individui si potessero realizzare sulla base del “merito” (attraverso un rafforzamento del legame tra credenziali educative, lavoro e reddito). In quei decenni, con l’avanzare dei processi di deindustrializzazione e di terziarizzazione dell’economia, i sociologi (e anche i politici) hanno sostituito le classi sociali con termini più neutri come quelli di “ceti, gruppi e fasce sociali”, legati alla distribuzione del reddito, alle professioni e alle disparità di ceto (stili di vita), genere, età, zona di origine ed etnia/nazionalità. Giuseppe De Rita e il Censis hanno cantato la “cetomedizzazione” come contraltare della terziarizzazione.

Read more ...

  1. Il Pungolo Rosso: Bambini morti di freddo o divorati dai cani randagi: questa è la “normalità” a Gaza, oggi
  2. Marino Badiale: Fine della libertà?
  3. Carlo Formenti: Apologia di Lukàcs
  4. Roberto Iannuzzi: 2024: non ci sono vincitori
  5. Domenico Moro: “Contro la sinistra liberale" di Sahra Wagenknecht. Quali insegnamenti per l'Italia?
  6. nlp: Palantir comincia la guerra civile nella difesa americana
  7. Emilio Quadrelli: György Lukács, un’eresia ortodossa / 3 – Dal “popolo” al popolo. Il proletariato come classe dirigente
  8. Geraldina Colotti: Venezuela, il calendario dei popoli e l'agenda di chi li opprime
  9. Enrico Tomaselli: L’urgenza di una politica anti-egemonica e proattiva
  10. John Bellamy Foster: La sinistra occidentale e la nuova negazione dell’imperialismo
  11. Alfonso Gianni: Crisi dell’auto: un problema europeo
  12. Eros Barone: Quando l’unica giustizia è la vendetta
  13. Francesco Piccioni - Matthew Karnitschnig: L’apocalisse economica dell’Europa è ora
  14. Marcello Musto: Marx: la sua critica al colonialismo è più attuale che mai
  15. Chris Hedges: Come siamo arrivati allo stato totalitario
  16. OttolinaTV: La grande trasformazione. I 10 eventi che nel 2024 hanno cambiato per sempre il mondo
  17. Roberto Fineschi: Leggere ancora Marx. Dialogo con Roberto Fineschi
  18. Sergio Fontegher Bologna: La collana "Materiali marxisti" di Feltrinelli
  19. Pietro Terzan: Riflessioni sull’identità degli opposti
  20. Alberto Bradanini: La realtà dei conflitti mondiali oltre la propaganda e le rimozioni
  21. Eros Barone: Marxistizzare la dialettica hegeliana: Geymonat, Colletti e Althusser a confronto con Lenin
  22. Antonio Semproni: “Lessico del neoliberalismo. Le parole del nemico”: una recensione
  23. Salvatore Bravo: Antigone e noi
  24. Francesco Cappello: L’astronomica finanziarizzazione di Stellantis
  25. Antonio Prete: Per una critica della ragione militare

Page 131 of 688

  • 126
  • 127
  • 128
  • 129
  • ...
  • 131
  • 132
  • 133
  • 134
  • ...
Web Analytics