Details
Published: 20 January 2026
Created: 07 January 2026
Hits: 1076
Print Friendly, PDF & Email

quodlibet

Il mistero del potere

di Giorgio Agamben

È possibile leggere la seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi come una profezia che concerne la situazione attuale dell’Occidente. L’apostolo evoca qui «un mistero dell’anomia», dell’«assenza di legge», che è in atto, ma che non giungerà a compimento con la seconda venuta di Gesù Cristo, se prima non apparirà «l’uomo dell’anomia (ho anthropos tes anomias), il figlio della distruzione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, mostrandosi come Dio». Vi è, però, un potere che trattiene questa rivelazione (Paolo lo chiama semplicemente senza meglio definirlo «ciò che trattiene – cathechon»). Occorre perciò che questo potere sia tolto di mezzo, perché solo allora «sarà rivelato l’empio (anomo, lett. “il senza legge”), che il signore Gesù eliminerà col soffio della sua bocca e renderà inoperante con l’apparire della sua venuta».

La tradizione teologico-politica ha identificato questo «potere che trattiene» con l’impero Romano (così in Girolamo e, più tardi, in Carl Schmitt) o con la stessa Chiesa (in Ticonio e Agostino). È evidente, in ogni caso, che il potere che trattiene si identifica con le istituzioni che reggono e governano le società umane. Per questo la loro eliminazione coincide con l’avvento dell’anomos, di un «senza legge» che prende il posto di Dio e «con segni e falsi prodigi» conduce alla perdizione «coloro che hanno rinunciato all’amore per la verità».

Read more ...

Details
Published: 19 January 2026
Created: 19 January 2026
Hits: 3033
Print Friendly, PDF & Email

tempofertile

A Trump ‘piace vincere’. Note sull’Iran e l’avvio della “Campagna delle Guerre” USA

di Alessandro Visalli

sjcfiidlxzPer fortuna l’Iran non ha armi chimiche.

Quindi non possono essere agitate fialette con polverine bianche all’ONU.

Tuttavia, il resto c’è tutto.

Foto di donne canadesi intabarrate che bruciano foto, vecchie immagini di archivio di donne in bikini sulle spiagge ai tempi di quella bravissima persona che era lo Scià di Persia (non aveva, peraltro, anche una moglie italiana?), morti nella repressione della rivolta che salgono a vista d’occhio, ma sempre su fonti di volenterose ONG finanziate da noi (e da chi, altrimenti?).

Persone che improvvisamente si scoprono atee e ammazzapreti. Scusate, ammazzaimam. Certezze indefettibili, per le quali l’abbigliamento austero richiesto a uomini e donne (e sì, in Iran, anche quando ci sono andato io gli uomini non possono circolare in luoghi pubblici con pantaloncini corti o canottiere, e le donne neppure, ovviamente) è simbolo di oppressione maschile.

Insomma, l’Iran avrà pure cinquemila anni di storia urbana, essere la fonte di gran parte della cultura che arriva ai greci via Egitto e direttamente, nonché della tecnica e della matematica, avere negli ultimi cinque anni circa 200.000 laureati Stem all’anno (la metà donne) in Iran, contro i ca 80.000 in Italia (poco più di un terzo donne). Avrà decine di religioni che sono praticate liberamente (anche quella ebraica) nel paese. E avrà un sistema democratico parlamentare con elezioni combattute (infatti ora sono al governo i ‘moderati’ e ‘progressisti’). Ma, no, il velo è un ‘oggettivo simbolo di sottomissione’, in quanto paese che ha un regime nel quale la religione è in posizione centrale (come nell’intero Medio Oriente senza alcuna eccezione) l’Iran è per la sottomissione delle donne. Infatti, per l’immaginario occidentale la religione è sempre uno strumento di oppressione maschile, tutte.

Read more ...

Details
Published: 19 January 2026
Created: 19 January 2026
Hits: 693
Print Friendly, PDF & Email

fuoricollana

Avventurismo neoimperiale versus diritto. Che fare?

di Antonio Cantaro

Paese per ricchi 150x150.jpegThe Donald, spiega l’ineffabile Nobel Institute non può condividere con la Signora María Corina Machado il premio Nobel per la pace («una volta annunciato …non può essere revocato, condiviso o trasferito ad altri»). Trump se ne farà una ragione. Al Presidente pro tempore degli Stati Uniti interessa restare alla storia, può fare a meno del folclore di un riconoscimento sempre più screditato.

 

Avventurismo neo-imperiale

La storia per The Donald si chiama dottrina Donroe, il neologismo coniato da Trump per ‘nobilitare’ l’avventurismo della sua amministrazione (ISPI online, 8 gennaio 2026). I posteri diranno se sarà storia. Ci auguriamo di no. Per il momento registriamo che avventurismo è la parola del mese di questo gennaio 2026. Avventurismo in politica estera e in politica interna, due avventurismi strettamente imparentati (A. Cantaro, 11 dicembre 2025).  Da prendere sul serio, molto sul serio. Cosa che l’Unione europea è stata sin qui ben lungi dal fare, abbozzando sempre (con Trump come con Biden) su (quasi) tutto (Ucraina, Medio Oriente, Iran) al neoimperialismo americano. Ci vuole per questo – si dice da più parti – un nuovo ordine internazionale fondato sul diritto e non sulla logica di potenza, sulla violenza, sul potere del più forte sul più debole. Non disdegno, in via di principio, l’etica dei buoni sentimenti, a patto che questa etica la si cominci a mettere concretamente in campo non dopodomani ma subito. Oggi. Ribattendo colpo su colpo all’avventurismo, da qualsiasi parte provenga. Come? A partire da atti simbolici e da pratiche esemplari. Cosa cambiano gli atti simbolici e le pratiche esemplari di fronte al colosso americano, al suo perdurante strapotere tecnologico e militare? Nulla, predica il realismo geopolitico che ha preso da troppo tempo il posto dell’economicismo e del marxismo volgare. E, invece no, atti simbolici e pratiche esemplari possono cambiare molto, moltissimo. Ricordate il Vietnam? Ricordate le lotte anticoloniali? Cosa unisce –  si è chiesto Giuliano Garavini – le vicende di Venezuela, Congo, Ucraina, Danimarca?

Read more ...

Details
Published: 19 January 2026
Created: 12 January 2026
Hits: 775
Print Friendly, PDF & Email

paroleecose2

La scuola dei “talenti”: per i poveri soft skills, lavoro e sana vita militare

di Rossella Latempa

sddefault.jpgLe parole-mito del lessico scolastico si trasformano e si aggiornano ciclicamente. Essendo parole estranee al luogo a cui si tenta di adattarle, seguono l’agenda che le produce.  Orientamento, filiera, soft skills, intelligenza artificiale sono quelle del momento. Rappresentano la versione più aggiornata di un armamentario di idee e riforme di cui nessuno chiede mai il conto, ma che progressivamente si stratificano e si intrecciano alle necessità imposte dal presente. La neolingua della scuola ha una precisa funzione, che non è semplicemente quella di aggiornare e innovare, come pure ci viene continuamente ripetuto. Serve soprattutto a veicolare distinzioni tra ciò che è giusto dire e fare rispetto a ciò che non deve esserlo. Serve a dare forma all’idea di futuro che dal presente si fa discendere meccanicamente. Per comprendere il significato e gli effetti concreti della neolingua bisogna sempre guardare al di là del perimetro scolastico e provare a inserire le parole correnti su uno sfondo, oltre le pareti delle aule. È un esercizio che abbiamo imparato a fare da tempo. Il fatto che politiche e lessico scolastico siano disegnati su principi e bisogni estranei al mondo educativo non è certo recente. Che una serie di attori e portatori di interesse secondari, più o meno influenti e organici[1], contribuisca poi a rendere politiche e lessico “pedagogicamente” sostenibili o addirittura desiderabili, allo stesso modo non è una novità. Oggi non ci indigniamo neanche più, o forse ci appare del tutto normale, che a 10 o 13 anni maestri e insegnanti “certifichino” la competenza imprenditoriale dei loro studenti. Se questo accade deve pur esserci una ragione.  La lenta assuefazione al discorso dominante sull’istruzione, insieme al silenziamento e alla delegittimazione della voce degli insegnanti, che possono parlare solo per interposta persona (sindacati o “esperti” di varia provenienza), durano da decenni e portano i loro frutti.

Read more ...

Details
Published: 19 January 2026
Created: 19 January 2026
Hits: 969
Print Friendly, PDF & Email

teiko.png

Il Sudan al crocevia dell’Impero - Rivoluzione, controrivoluzione e le ambizioni sub-imperiali degli Emirati Arabi Uniti

di Abu Hureirah

2025 01 13T073955Z 69399180 RC2G8CAV6UWR RTRMADP 3 SUDAN POLITICS WAD MADANI 1 scaled 1.jpgIntroduzione

Il Sudan si trova oggi a un crocevia critico, non soltanto per il proprio destino nazionale, ma anche per la più ampia configurazione di potere che definisce l’Africa e il Medio Oriente. La guerra in corso tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF) non è una mera lotta interna per il potere, ma riflette la collisione di due progetti imperiali: quello ereditato dal colonialismo britannico-egiziano e quello emergente dell’espansionismo del Golfo, incarnato principalmente dagli Emirati Arabi Uniti. Entrambe le forze militari rivendicano il patriottismo, ma servono interessi che trascendono i confini del Sudan. La SAF, sotto il comando del generale Abdel Fattah al-Burhan, è sostenuta da Egitto e in parte dall’Arabia Saudita, mirando a preservare un ordine regionale tradizionale incentrato sulla sovranità statale e sul controllo militare.

La RSF, guidata da Mohamed Hamdan Dagalo, conosciuto come Hemedti, funge invece da veicolo per l’accumulazione e la proiezione del capitale del Golfo, operando in stretta collaborazione con gli Emirati Arabi Uniti, la cui influenza economica e militare si estende sempre più nell’Africa orientale.

La guerra in Sudan non può quindi essere compresa come un conflitto isolato, ma come il riflesso di tensioni globali tra forme diverse di imperialismo, capitalismo militare e sfruttamento delle risorse. Essa rivela la natura ibrida dello Stato sudanese — un’entità plasmata da secoli di estrazione coloniale, militarizzazione e dipendenza economica — e l’emergere di nuovi attori che cercano di ridefinire i confini dell’impero nel XXI secolo. Questa analisi esamina il Sudan come un caso emblematico del modo in cui i processi di rivoluzione e controrivoluzione si intrecciano con le logiche dell’accumulazione globale, del sub-imperialismo e delle relazioni tra centro e periferia. Per comprendere la crisi attuale, è necessario situarla nel lungo arco della storia economica e politica del Sudan — dalle sue origini coloniali alla sua posizione contemporanea come teatro di conflitto tra potenze regionali e globali.

 

Estrazione coloniale – Fondamenti storici dello sfruttamento e della rivolta

Read more ...

Details
Published: 19 January 2026
Created: 15 January 2026
Hits: 2530
Print Friendly, PDF & Email

comidad

Lindsey Graham è il vero Trump (e non solo)

di comidad

Capita persino a Trump di dire ogni tanto qualcosa di concreto; infatti qualche giorno fa ha dichiarato che sarebbe suo obbiettivo raggiungere il trilione e mezzo di dollari in spese militari, il che significa millecinquecento miliardi secondo la nozione anglosassone di trilione; un aumento di oltre il 50% rispetto al bilancio attuale di circa novecento miliardi. Trump dice che grazie ai dazi è aumentato il gettito fiscale (i dazi sono tasse sui consumi), per cui sarebbe ora possibile costruire un “esercito da sogno”. In realtà con questa cifra di spesa militare a sognare di più sono gli appaltatori del Pentagono.

Non sarà possibile arrivare a un trilione e mezzo con le sole entrate fiscali, perciò occorrerà fare altro debito pubblico, che l’anno scorso ha sforato la cifra record di 37 trilioni (trentasettemila miliardi) di dollari. Per evitare il default il limite del debito è stato dilatato di altri cinque trilioni.

Se si seguono i soldi si capisce anche chi comanda veramente negli USA: infatti il capo della sottocommissione senatoriale al bilancio federale (quella che gira il rubinetto dei soldi) è il neoconservatore Lindsey Graham. Lo schema neocon è quello di muovere i soldi, che nel loro movimento determineranno i fatti compiuti, e le narrazioni ideologiche faranno da decorativo o, al più, da spot pubblicitario. In base alla narrazione pseudo-ideologica i neocon dovrebbero essere i più accaniti nemici di Trump, e invece ne sono i maggiori sostenitori. Gli osservatori americani riscontrano che la promessa di Trump di aumentare del 50% le spese militari fa “sbavare” il leader neocon Lindsey Graham.

Read more ...

Details
Published: 19 January 2026
Created: 13 January 2026
Hits: 911
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Guerra alla Russia: esercito europeo o coalizione dei “volenterosi”?

di Fabrizio Poggi

Sembrava che negli ultimi tempi fosse calato il silenzio sui piani di allestimento di un esercito europeo. Ora, col pretesto di fare la voce grossa nei confronti di Trump e delle sue ambizioni sulla Groenlandia, bofonchiando qualcosa sull'invio di truppe “europee” sull'isola, a difesa della sovranità danese, ecco che si riaffaccia l'idea di una forza armata comune della UE. Non che la Groenlandia c'entri davvero qualcosa, per carità; ma offre l'occasione di una sortita, di cui in verità nessuno sentiva questo gran bisogno, al Commissario europeo alla guerra Andrius Kubilius, per parlare di un esercito europeo permanente di 100.000 uomini, in sostituzione delle forze yankee in Europa, che ammontano oggi, per l'appunto, a circa 100.000 unità.

Perché, se si arrivasse a una contrapposizione, non certo davvero militare, tra Bruxelles e Washington, si dice, ciò condurrebbe a una disgregazione, o quantomeno a un indebolimento, della NATO.

Quindi, sin «dall'inizio del mio mandato», dice colui a cui si deve il vaticinio sulla Russia che «tra cinque anni, o forse anche prima, attaccherà un paese europeo, o forse più di uno», vado ripetendo che «ci troviamo di fronte a due problemi: la minaccia russa e il ritiro degli Stati Uniti dalla regione indo-pacifica. Oggi, il bilancio militare della Russia, in termini di parità di potere d'acquisto, rappresenta l'85% della spesa per la difesa di tutti i paesi UE. Non vi è alcun segno che Putin intenda raggiungere la pace

Read more ...

Details
Published: 19 January 2026
Created: 13 January 2026
Hits: 949
Print Friendly, PDF & Email

Primi passaggi contro la crisi

di Alessandro Volpi

Al di là del superamento definitivo del modello economico dominante, ecco alcune mosse propedeutiche, partendo dal piano europeo

La crisi del capitalismo finanziario, attraversato da una gigantesca bolla che trova alimento quasi esclusivamente dal trasferimento del risparmio di buona parte del mondo occidentale in direzione delle Borse americane e in particolare verso un numero ristretto di titoli di società partecipate dai grandi gestori globali di tali risparmi, sta rapidamente aggravandosi. Ciò esaspera ancor più la natura predatoria del capitalismo con lo smantellamento dei sistemi di Welfare e delle stesse sovranità democratiche, per continuare a creare nuovi soggetti che hanno bisogno della finanza.

Al di là dell’obiettivo di un superamento definitivo di un simile modello – che non è possibile definire in queste poche righe – mi sembrano indispensabili alcuni passaggi propedeutici per muoversi in tale direzione, partendo dal piano europeo. Tratteggerò di seguito in modo schematico questi necessari passaggi.

 

Limitare la circolazione dei capitali

È necessaria la reintroduzione di forme di limitazione di circolazione dei capitali che dovrebbero restituire una dimensione «territoriale» alla gestione dei capitali stessi e dei risparmi.

Read more ...

Details
Published: 19 January 2026
Created: 17 January 2026
Hits: 1154
Print Friendly, PDF & Email

lantidiplomatico

Il petrolio venezuelano non è bottino di pirati né moneta di scambio per traditori

di Geraldina Colotti

Nel suo ultimo libro intitolato The Petroleum Sector and the Transition to Democracy in Venezuela, l'ex procuratore del fittizio governo ad interim José Ignacio Hernández tenta di gettare le basi giuridiche per quello che non è altro che lo smantellamento finale della sovranità energetica del paese. Hernández non parla da una posizione accademica neutrale, ma dal conflitto di interessi di chi ha lavorato per multinazionali come Crystallex prima di facilitare, da una carica inesistente, l'iter legale per la svendita di Citgo.

La sua tesi centrale sostiene che l'attuale Legge Antiblocco e le riforme proposte dal governo bolivariano siano una sorta di privatizzazione di fatto od opaca, volta a eludere i controlli democratici. Tuttavia, ciò che questo operatore di Washington occulta è che il suo vero obiettivo è eliminare il controllo statale sulle risorse, affinché le grandi corporazioni tornino a gestire la cassa continua del paese come ai tempi della “apertura petrolifera” degli anni Novanta.

Di fronte alla tesi di Hernández, secondo cui lo Stato starebbe svendendo i propri attivi, i dati dell'Osservatorio Venezuelano Antiblocco offrono una lettura opposta, dove appare chiaro che non si tratta di privatizzazione ma di protezione sovrana. La Legge Antiblocco, nel suo primo articolo, definisce il suo obiettivo fondamentale come la mitigazione degli effetti nocivi delle misure coercitive unilaterali che hanno causato il saccheggio di oltre quaranta miliardi di dollari in attivi stranieri appartenenti al popolo venezuelano.

Read more ...

Details
Published: 18 January 2026
Created: 11 January 2026
Hits: 950
Print Friendly, PDF & Email

comuneinfo

L’immaginario e il comune

di Federico Battistutta

Bari 1997 Murales di Felice Pignataro.jpgIl capitalismo, che oggi rende più visibile il suo legame non occasionale con la guerra, resta prima di tutto il risultato di un immaginario ben radicato. L’economia ha preso il posto della religione. C’è davvero bisogno di pratiche che mettano in conto la decolonizzazione di questo immaginario: la discussione da tempo in corso sul concetto di comune (común, commoning) va in quella direzione. Si tratta prima di tutto di imparare a vedere ciò che già accade ai margini: nelle reti di protesta, di conflittualità e di solidarietà, nelle forme di mutualismo, nelle pratiche agroecologiche, nei tentativi che cercano di oltrepassare la dicotomia materiale/spirituale, ma sempre più spesso nelle “arche-rifugio”, come le chiama Zibechi, utili per proteggersi durante la tempesta. La domanda allora, scrive Federico Battistutta, è: quali gesti, quali narrazioni, quali forme di attenzione permettono a queste esperienze di non essere riassorbite dal realismo capitalista?

* * * *

Quando guardiamo qualcosa non vediamo solo case, fiumi, strade, alberi, negozi, automobili, computer…, ma stiamo anche osservando le relazioni che le hanno costruite – relazioni tra umani, tra umani e non umani. A loro volta, queste relazioni non sono l’espressione di puri e semplici atti e transazioni sociali, non hanno quell’apparente naturalità e immediatezza a cui si è tentati di pensare, ma sono il risultato alquanto intricato della messa all’opera di qualcosa meno evidente: l’immaginario sociale.

Read more ...

Details
Published: 18 January 2026
Created: 11 January 2026
Hits: 1076
Print Friendly, PDF & Email

infoaut2

Imperialismo ecologico fase suprema del capitalismo fossile

di Federico Scirchio, da Progetto Me-Ti

2252639554                 You know, hope is a mistake. If you can’t fix what’s broken, you’ll, uh… you’ll go insane
Mad Max: Fury Road

Il deserto cresce; guai a chi in sè cela deserti
Così parlò Zarathustra. F. Nietzsche

L’imperialismo nel XXI secolo va configurandosi sempre più come un incessante conflitto per il controllo delle risorse naturali (petrolio, gas, carbone, terre rare, acqua) e delle infrastrutture logistiche utili allo spostamento di queste (corridoi logistici, pipeline ecc..), in un contesto sempre più caotico, caratterizzato dall’acuirsi della crisi climatica, con effetti sempre più devastanti sulla vita terrestre e sull’economia e dalla corsa per lo sviluppo dell’AI.

Richiamando Lenin, possiamo definirlo imperialismo ecologico, come fase suprema del capitalismo fossile. Questa nozione, da non confondere con l’imperialismo ecologico di stampo biologico di Alfred Worcester Crosby Jr., va inserita nel più ampio spettro di studi elaborati da pensatori dell’ecologia politica come Andreas Malm, Jason W. Moore e altri, che sostengono che il capitale globale si è storicamente fuso con la natura, organizzando la produzione sulla base di risorse energetiche a basso costo (“natura a buon mercato” come la definisce Moore) e accumulando potere tramite la conquista ecologica del pianeta.

Per Lenin i fattori trainanti erano eminentemente economici: la sovraccumulazione di capitali nei paesi avanzati spingeva a esportarli all’estero in cerca di maggior profitto; la competizione monopolistica spingeva a cercare materie prime a basso costo e nuovi mercati; il sistema imperialista, in ultima analisi, serviva a sostenere i saggi di profitto dei monopoli nazionali attraverso lo sfruttamento delle colonie.

Nell’interpretazione ecologico politica, queste tesi restano valide, ma si arricchiscono di una dimensione ambientale: oggi la ricerca del profitto passa anche per l’accesso privilegiato a “servizi ecologici” gratuiti o a basso costo (terra fertile, assorbimento dei rifiuti, stabilità climatica)

Read more ...

Details
Published: 18 January 2026
Created: 18 January 2026
Hits: 1141
Print Friendly, PDF & Email

pierluigifaganfacebook

Della guerra

di Pierluigi Fagan

Lanciata da un economista marxista, è iniziata una guerra epistemica contro la geopolitica. Se ho ben capito la tesi di fondo, l’essenza e causa della guerra (e dell’imperialismo) è il capitalismo. Vediamo meglio.

La geopolitica e i geopolitici sono accusati di non esser scientifici, come se un economista lo fosse. Il problema è che fuori dalle scienze dure (da fisica a scienze della Terra passando per chimica e biologia), non si dà “scienza”, ma qualcos’altro che non è stato mai ben definito ereditando la categorizzazione delle discipline dal XIX secolo in cui erano tutti infatuati dalla fisica meccanica e pretendevano di estenderne metodi e assunti a tutto il sapere.

Si ha scienza di cose inanimate, quanto agli umani (singoli e in società) dotati di intenzionalità, le cose sono molto più complesse la cui comprensione non diventa magicamente certezza perché si usa la matematica.

Sono anche accusati di usare una disciplina che non ha neanche una sua critica epistemologica e su questo si conviene, anzi penso di averlo proprio scritto io in un commento a un suo post. La disciplina è relativamente giovane (nata a cavallo tra XIX e XX secolo) e a lungo ostracizzata dai saperi occidentali poiché portante il marchio d’infamia di disciplina nazista. Sostituita da Relazioni Internazionali che è una disciplina nata realista e poi diventata idealista (o liberale) che è una disciplina prettamente americana, riemerge solo nei tardi anni ’70-’80 per merito di un francese, Yves Lacoste e la sua rivista Herodote.

Read more ...

Details
Published: 18 January 2026
Created: 12 January 2026
Hits: 1119
Print Friendly, PDF & Email

La riforma a pezzi: costruire un’università gerarchica, sotto controllo politico e militarizzata

di Alberto Baccini

La maggioranza di governo avanza una riforma dell’università spezzata in tre frammenti: governance, ANVUR e reclutamento. Il rischio più grande? Che opporsi a una riforma sbagliata significhi difendere uno status quo indifendibile. Questa riforma non cura le cause: accentra ancora più potere nelle mani del ministro e dei rettori, rafforzando il controllo governativo su ANVUR, e nel reclutamento mantiene le soglie bibliometriche che hanno distorto la ricerca. Il disegno è svelato dal Ministro della Difesa Crosetto: costruire un “ecosistema integrato in cui industria, università, centri di ricerca e difesa lavorino in sinergia”. In una società sempre più autoritaria e militarizzata, un’università autonoma, libera, critica e pluralista diventa un problema. La riforma costruisce un sistema più gerarchizzato, meno libero e più facilmente controllabile dalla politica.

* * * *

La maggioranza di governo sta prospettando in questi mesi una riforma a pezzi dell’università di cui non è semplice cogliere il disegno, perché, appunto, frammentata.

Read more ...

Details
Published: 18 January 2026
Created: 12 January 2026
Hits: 892
Print Friendly, PDF & Email

Al di là dei miti invalidanti

di Alberto Giovanni Biuso

Tra le evidenze della fine del XX e di questo primo quarto del XXI secolo ci sono il ritorno esplicito - e rivendicato come faro di civiltà – del colonialismo anglosassone; il corrispondente declino dell’Europa, dominata e dissolta da un’Unione Europea che del colonialismo anglosassone è espressione; la incipiente ma già ben delineata divisione del pianeta in sfere di influenza, divisione che in realtà è sempre stata causa di conflitti distruttivi.

Un’ulteriore evidenza, che delle precedenti è conseguenza e insieme causa, è il declino di un mito politico invalidante: la separazione topologica tra Destra e Sinistra. Una differenziazione nata durante gli Stati Generali che si riunirono a Versailles nel maggio del 1789 e che ormai è arrivata al suo termine. La stanca sopravvivenza di tale schema è favorita da uno dei caratteri di fondo delle società umane: la forza di inerzia, alla quale si aggiunge in questo caso la comodità di una distinzione elementare e il suo ancora massiccio utilizzo da parte della pubblicistica e in generale dei media.

Tentare di andare oltre la «morta gora» (Inferno, VIII, 31) di tale dicotomia è dunque un dovere insieme civile e intellettuale. Tra gli spazi che cercano di oltrepassare tale sterile palude c’è la rivista fiorentina Diorama Letterario. Arrivata al suo XLVI anno, anche il numero più recente (11/12; novembre-dicembre 2025) rappresenta una sintesi delle tematiche privilegiate dalla rivista e delle sue posizioni su una varietà di questioni.

Read more ...

Details
Published: 17 January 2026
Created: 13 January 2026
Hits: 1158
Print Friendly, PDF & Email

mondocane

Trump e noi nel nostro piccolo

Con Gladio al potere è tempo di Askatasuna

di Fulvio Grimaldi

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-fulvio_grimaldi__trump_e_noi_nel_nostro_piccolo_con_gladio_al_potere_e_tempo_di_askatasuna/58662_64687/

Askatasuna,17 gennaio assemblea nazionale, 31 gennaio manifestazione nazionale

Aska demom partigiani.jpgIn altalena tra bello e brutto

La versione spaccona che ha dato alla sua rappresentanza pubblica il solito, storico, potere colonialista, imperialista e gangsteristico, del dollaro, l’abbiamo vista e letta e analizzata da veri o presunti esperti, con testi che farebbero l’invidia dei rotoli del Mar Nero, della Bibbia e perfino dell’Enciclopedia Treccani.

Che poi, stringi stringi, scansato l’ovvio del bullo installato a 1600 Pennsylvania Avenue da chi ha ritenuto opportuno togliersi i guanti nel discutere col resto del mondo, le valutazioni dell’accaduto, dell’accadendo e di quanto potrebbe accadere si riducono a poca roba. Una in chiave ottimista (vista dal mondo delle regole) e l’altra catastrofista.

  1. Il rapimento di Maduro e le minacce a giro d’orizzonte lanciate da un energumeno fuori controllo contro chi gli mette la mosca sul naso e ha molte e buone risorse, primo, non hanno scosso la rivoluzione bolivariana che, anche con il duo Rodriguez, marcia sicura sul camino tracciato da Chavez con tanto di vasto supporto popolare; secondo, hanno irrobustito la presa di distanza dagli USA di governi che tutti ora si sanno a rischio, e delle opinioni pubbliche mondiali, con conseguente grave lesione alla credibilità USA. Corollario: sai come si rafforzerà adesso lo schieramento dei BRICS con i suoi pilastri russo e cinese!
  1. Il mondo è in mano a una triade che s’è spartita il pianeta. I cubani fattisi ammazzare per custodire il sonno della coppia Maduro sono dei fessi perché è da mo’ che le gerarchie politiche e militari venezuelane s’erano vendute. Avete visto come neanche i potenti sistemi antiaerei russi S-300, sono stati attivati? E non hanno forse subito chiamato Chevron, Exxon ed estrattori yankee vari di oro, bauxite, cobalto…? Venite, investite, lavoriamo insieme, facciamo tutto quello che serve per mettere all’angolo i cinesi e permettervi di controllare almeno l’emisfero.

    Read more ...

Details
Published: 17 January 2026
Created: 14 January 2026
Hits: 1105
Print Friendly, PDF & Email

lafionda

Iran: dieci giorni dentro un Paese sotto assedio

di Elena Basile

iran.jpgSono partita per l’Iran e vi sono rimasta dieci giorni. Ho voluto esprimere solidarietà a un popolo martoriato da anni dall’isolamento politico ed economico occidentale. Un popolo che ogni giorno è sotto attacco israelo-americano. Un popolo la cui crisi economica si aggrava sempre di più anche per la guerra economica a cui è sottoposto da decenni. Odio il “noi” e il “loro”. Volevo sentirmi, per un breve momento, parte della loro storia, temere come loro gli attacchi esterni.

Volevo combattere le superstizioni di cui vive la borghesia europea, nutrite dalle allerte dei Ministeri degli Esteri e da una diplomazia che descrive il Paese come una dittatura monolitica, in grado di arrestare l’occidentale per strada e sbatterlo in prigione a vita, nel totale disprezzo dei diritti umani. Collegatevi al sito del Ministero degli Esteri belga, ad esempio, e vedrete come nel cittadino medio venga inculcato il terrore e coltivata l’immagine dei terribili soprusi che si possono subire in Iran. Naturalmente, ai tempi della dittatura dello Shah, quando era normale che la polizia segreta limitasse la libertà dei propri cittadini e li torturasse in carcere, non vi erano allerte di questo genere e gli occidentali riempivano alberghi e bar del Paese, felici e gozzoviglianti, incuranti del sistema di polizia nel quale si trovavano.

Il soggiorno è stato breve, un tempo ridicolo, non certo sufficiente ad avvicinarsi a un Paese dalla storia millenaria, caratterizzato da una complessità politica, culturale, economica e sociale a cui la visione stereotipata occidentale non rende giustizia. Viaggiare nel Paese anche solo per pochi giorni permette tuttavia di sfatare i pregiudizi coltivati dalla borghesia illuminata europea. Il Paese appare sicuro: non ci sono blocchi di polizia, né controlli per strada. Non ho mai visto automobili fermate dalla polizia o cittadini costretti a esibire i documenti. Come occidentale mi sono sentita accolta ovunque da una gentilezza dimenticata, da sorrisi e attenzioni che nei Paesi europei sono considerati fuori luogo.

Read more ...

Details
Published: 17 January 2026
Created: 14 January 2026
Hits: 1022
Print Friendly, PDF & Email

piccolenote

Iran: il regime-change che viene da lontano

di Davide Malacaria

“Grazie alla vigilanza della popolazione e delle forze dell’ordine, è stata ripristinata la calma”, Così oggi il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Narrativa di parte, ovvio, che stride con i resoconti dei media occidentali che parlano di tanti morti, una conta variabile perché in realtà nessuno sa nulla. Non c’è internet, le uniche fonti a cui si attengono i media sono o i cosiddetti attivisti o le ong finanziate dal Dipartimento di Stato americano, che hanno tutto l’interesse a rendere la drammatica situazione ancora più tragica, così da urgere un intervento.

E se avesse ragione Araghchi? In realtà a dargli ragione è una fonte del tutto inattesa, il Critical Threats Project, un’emanazione dell’Institute for the Study of War e dell’American Enterprise Institute, due think thank affiliati ai neocon, che da sempre sostengono l’intervento Usa in Iran.

Un’analisi pubblicata dal CTP, infatti, “suggerisce che le proteste in Iran sembrano essersi attenuate dopo giorni di disordini a livello nazionale, con solo sette proteste registrate in sei province martedì, un netto calo rispetto a giovedì scorso, quando sono state documentate 156 manifestazioni in 27 delle 31 province dell’Iran” (Haaretz).

Eppure ieri, come mai dall’inizio delle proteste, i media erano inondati da notizie e reportage sulla repressione brutale del regime, di cifre astronomiche di morti etc. Un film già visto nei precedenti regime-change orchestrati dagli Stati Uniti. Ma perché il picco drammatico di ieri?

Read more ...

Details
Published: 17 January 2026
Created: 13 January 2026
Hits: 3000
Print Friendly, PDF & Email

linterferenza

Giovani d’oggi

di Antonio Martone

Ai giovani di questa prima parte di millennio è stata sottratta una dimensione elementare e profonda: la natura e la spensieratezza. È stata loro sottratta la possibilità di vivere negli spazi aperti senza uno schermo tra le mani, di attraversare i loro anni in modo immediato, corporeo, non sorvegliato e registrato. Il loro tempo è già colonizzato. La loro non è più una temporalità dell’esperienza ma un’alienazione da esposizione costante.

Paradossalmente, tutto ciò avviene in nome della protezione. Mai come oggi i minori sono circondati da un apparato così capillare di tutele, protocolli, linee guida, sorveglianze, certificazioni, allarmi morali. Ogni spazio deve essere “sicuro” e ogni parola “inclusiva”, ogni rischio “neutralizzato”. Proteggendo i giovani da tutto, tuttavia, li si priva di tutto. Il politicamente corretto pedagogico e istituzionale funziona come una nuova forma di igiene morale: non apre il mondo ma lo riduce a un ambiente asettico, privo di attriti e di intensità. L’infanzia e la giovinezza hanno rappresentato per secoli il momento dell’eccedenza, dello spreco vitale, dell’esplorazione improduttiva. Oggi, sono state trasformate in fasi della vita amministrate biopoliticamente.

A questa medicalizzazione morale dell’esistenza giovanile corrisponde una trasformazione altrettanto radicale della formazione. Ai giovani viene impartita un’istruzione sempre più funzionale, sempre più direttamente subordinata alle esigenze del sistema.

Read more ...

Details
Published: 17 January 2026
Created: 13 January 2026
Hits: 949
Print Friendly, PDF & Email

Il Destino manifesto

di Ginevra Bompiani

Sto leggendo contemporaneamente il libro di Dee Brown, “Seppellite il mio cuore a Wounded Knee” e il libro di Suad Amiry, “Sharon e mia suocera”. Il titolo del primo è emotivo e accorato, quello del secondo è ironico. Ma la materia è simile, sebbene l’una sia il racconto corale della persecuzione e dello sterminio degli Indiani d’America da parte degli Americani, scritto da una terza persona, e il secondo, il diario personale di una scrittrice palestinese della persecuzione dei Palestinesi della Cisgiordania da parte degli Israeliani.

Ma la somiglianza è così stringente che posso passare dall’uno all’altro (come faccio per scostarmi un poco da una materia che mi brucia gli occhi), senza provare alcun sollievo, o il senso di aver cambiato emozione.

Mentre avanzo nelle agili, nervose pagine di Amiry e nei lunghi capitoli di Brown, trovo le stesse parole: ‘coloni’, a cui vengono regalate terre di proprietà dei nativi; ‘soldati’, strumenti di assassinii, villaggi incendiati, popoli affamati… e via dicendo.

Ogni pagina dell’uno e dell’altro rende evidente la solidarietà americana a Israele. Di che cosa dovrebbero scandalizzarsi, loro che hanno fatto coincidere la scoperta dell’America (sebbene non fosse una terra promessa, ma piuttosto equivocata) con il genocidio dei popoli residenti, e, poiché non potevano usare gli Indiani come servitori, li hanno poi sostituiti con schiavi africani? O morto o schiavo – chi impedisce agli Americani di raggiungere e conservare la ricchezza nella loro bella Democrazia?

Read more ...

Details
Published: 17 January 2026
Created: 12 January 2026
Hits: 1111
Print Friendly, PDF & Email

megachip

Sull'idea di rivoluzione e sulle rivoluzioni (degli altri)

di Andrea Zhok

Zhok smonta l’immaginario occidentale della rivoluzione come avventura creativa: il caos non genera automaticamente ordine. Le rivoluzioni, eventi rari e sanguinosi, hanno senso solo vicino al collasso; altrimenti producono autoritarismo, frustrazione proiettata e illusioni mediatiche persistenti collettive

A quanto pare, ciò che veniva presentato come l’incipiente, incontenibile rivoluzione nella “polveriera iraniana” ha già finito il gas. Presto le grandi testate del mestiere più antico del mondo ci condurranno silenziosamente oltre, al prossimo orizzonte di emancipazione a molla.

In attesa che ciò accada voglio fare una breve osservazione, in coda alla vicenda iraniana, ma con una valenza generale.

In molte menti occidentali, maleducate da una conoscenza sempre più miserabile della storia, si immagina la “rivoluzione” come una bella avventura, come qualcosa in qualche modo di naturale e creativo.

“Rivoluzionario” è diventato nel ‘900 un termine lusinghiero, che si può applicare un po’ ovunque, dalla musica pop alle primavere arabe.

Ora, una rivoluzione è un evento che, per definizione, deve scardinare un apparato di governo, un sistema istituzionale e una classe dirigente. Si tratta di un’operazione straordinariamente complessa per la semplice ragione che uno stato è una macchina complicata, e di solito non c’è alternativa al lasciare – obtorto collo – ampie zone di continuità, ad esempio lasciando l’apparato statale di medio livello nelle mani dei precedenti membri della classe dirigente.

Read more ...

Details
Published: 16 January 2026
Created: 13 January 2026
Hits: 1048
Print Friendly, PDF & Email

maggiofil

Il pianeta Marx nel dettaglio: la merce come forma generale di scambio

Cronache marXZiane n. 19

di Giorgio Gattei

Annigoni Filosofo1 711x340.jpg«Cos’è un cinico?
Chi conosce il prezzo d’ogni cosa
ma ne ignora il valore»
(O. Wilde, 1893)

 

1. Mercatura. Nello Zibaldone di pensieri, alla data del 31 luglio 1821, Giacomo Leopardi si lamentava perché nel Dizionario degli Accademici della Crusca compariva ancora la parola desueta “mercatura” invece quella moderna di “commercio”: «la Crusca non porta esempio di questa parola, ma se io dirò “Principalissima sorgente di civiltà si è la mercatura”, in cambio di dire il commercio, non solamente non sarò bene inteso né dagli stranieri né dagli italiani, ma sarò deriso dagli uni e dagli altri, e massime da questi». Come che sia, entrambi i termini rinviavano allo scambio di merci tra loro ed era giusto che così fosse perché, nel “fatto” del capitalismo (o Antropocene che dir si voglia), come si è mostrato nella Cronaca precedente il lavoratore è ridotto a essere una merce che si può comprare pagandogli un salario monetario per indurlo a lavorare per altri (Marx è stato perentorio al riguardo, ma soltanto in una noticina (sic!) del Capitale: «quel che dà il carattere all’epoca capitalistica è il fatto che la forza-lavoro assume anche per lo stesso lavoratore la forma di una merce che gli appartiene, mentre il suo lavoro assume la forma del lavoro salariato»), così che a maggior ragione saranno merci i prodotti del suo lavoro, che siano beni o servizi, leciti o illeciti, utili o dannosi. Per questo, come continuava la stessa noticina, «la “forma di merci” dei prodotti del lavoro acquisterà validità generale soltanto da quel momento in poi».

La merce, dunque, è il connotato generale del “fatto” del capitalismo, anche se la sua presenza economica è di antichissima data (cfr. A. Appadurai (a cura di), La vita sociale delle cose. Una prospettiva culturale delle merci di scambio, 2008), ma per secoli rimanendo sporadica e limitata soprattutto ai contatti delle comunità tra di loro.

Read more ...

Details
Published: 16 January 2026
Created: 12 January 2026
Hits: 1071
Print Friendly, PDF & Email

contropiano2

Pillole di bancarotta… e di guerra

di Alessandro Volpi

pillole bancarotta guerra.jpgL’attacco al Venezuela da parte degli Stati Uniti è un atto gravissimo, e pericolosissimo, per una infinita serie di ragioni. Ma a me preme sottolinearne una.

Si tratta della palmare dimostrazione della profonda crisi degli Usa che sono schiacciati da un debito federale fuori controllo, da un debito privato non più sostenibile per la popolazione americana, da una radicale deindustrializzazione, messa a nudo dalla concorrenza cinese, da una inflazione pronta a esplodere per i dazi e se Trump ordinerà alla Fed una riduzione dei tassi e da una gigantesca bolla finanziaria ormai al limite.

Di fronte a questo stato di cose, Trump ha scelto la soluzione della guerra aggredendo un paese ricchissimo di risorse, per rianimare l’economia interna e proteggere la bolla finanziaria.

Del resto, tutta la strategia di Trump va nella direzione di acquisire risorse e moltiplicare gli affari Usa in America Latina per contrastare la penetrazione cinese: si pensi alla vicenda del canale di Panama, o all’hub cinese in Perù e alle pressioni americane in Colombia, in Uruguay e in Cile, per non parlare del salvataggio di Milei e delle aggressioni a Lula.

Gli Usa in pesante declino stanno scegliendo la guerra come arma di risoluzione delle tensioni economiche, sostituendola o affiancandola ai dazi, per continuare a imporre il dollaro come valuta internazionale e imporre al mondo acquisti di debito, coperti dalle risorse delle terre “colonizzate”.

Il saldo legame con Israele e le sue guerre è lo strumento per esercitare il controllo su un’intera area, spaventando le ormai riottose petromonarchie, restie a investire negli Usa, e minacciando una guerra in Iran, per acquisire il monopolio dell’energia; l’unica a cui Trump può puntare. La guerra in Ucraina, coltivata da Biden, sarà un altro modo per piegare le economie europee e per acquisire risorse.

In sintesi, io penso che l’attacco al Venezuela sia la scelta definitiva di Trump di ricorrere alla guerra per fermare un declino inesorabile. Una chiave di lettura che mi sembra sempre più probabile.

Read more ...

Details
Published: 16 January 2026
Created: 09 January 2026
Hits: 1203
Print Friendly, PDF & Email

collegamenti

Il fascismo, veramente?

di G. Soriano

E’ appropriato utilizzare la categoria “fascismo” per definire le nuove forme di governi (come quello Meloni in Italia) e movimenti autoritari che si vanno diffondendo ? Possiamo oggi accontentarci di qualificare come fasciste tutte le forze politiche di estrema destra? E’ pertinente se vogliamo combatterle? (1)

Mussolini e hitler.jpgUn termine generico

Quando Berlusconi era al potere in Italia, non era raro vederlo presentato come un fascista, con una camicia nera (2). Nel 1994 aveva creato, al Centro-Nord, il «Polo delle libertà» con la Lega Nord e, al Sud, il «Polo del buon governo» con Alleanza Nazionale, partito di origine neofascista; una parte della sinistra, e soprattutto dell’estrema sinistra, aveva allora gridato al ritorno del fascismo. Le proteste si intensificarono quando l’alleanza si stabilizzò nel 1996 con gli ex neofascisti ma senza la Lega. Il “fascismo” entrava al governo. Quando la Lega Nord – partito originariamente autonomista-indipendentista, ma diventato fortemente nazionalista con la leadership di Salvini – arrivò al potere, ci furono nuovamente persone di sinistra (e soprattutto di estrema sinistra) che denunciarono a gran voce il nuovo fascismo. Oggi è il partito Fratelli d’Italia (FdI) – erede dell’ex MSI (3)– che si suppone apra le porte al fascismo.

In Francia, è il partito di Jean-Marie Le Pen, fondato da ex membri dell’OAS, fascisti e nazisti, ed adesso il suo erede, il Rassemblement national (RN), a polarizzare l’attenzione degli antifascisti. Tuttavia, le modifiche ai programmi che accompagnano le diverse evoluzioni di queste formazioni non cambiano nulla della loro essenza neoliberista, conservatrice, «sovranista» e populista – con una patina sociale per il RN e FdI.

Ma non è solo l’estrema sinistra a denunciare il fascismo. In un articolo del 1995, Umberto Eco ha proposto il concetto di «fascismo eterno» (4) o «ur-fascismo». Secondo lui – sintetizzo – ogni fenomeno autoritario (maschilismo, populismo, tradizionalismo, vitalismo) sarebbe fascista e porterebbe in sé gli stessi germi del fascismo storico.

Read more ...

Details
Published: 16 January 2026
Created: 13 January 2026
Hits: 895
Print Friendly, PDF & Email

piccolenote

Iran: gli Usa stanno decidendo come intervenire

di Davide Malacaria

Consiglio di guerra negli Stati Uniti per decidere sull’Iran. Nonostante le minacce di Trump e le sollecitazioni, i media Usa più importanti oggi comunicano che probabilmente si opterà per azioni “limitate, un attacco informatico o un attacco all’apparato di sicurezza interna iraniano”, scartando altre possibilità più drastiche come un nuovo attacco ai siti nucleari o bombardamenti contro basi missilistiche, opzioni che innescherebbero una guerra alla quale l’America, a quanto pare, non si sta preparando.

Lo scrive Larry Johnson sul Ron Paul Institute in un articolo nel quale racconta di un regime-change ormai fallito e che si conclude così: “Quali sono gli indicatori di un possibile attacco da parte degli Stati Uniti all’Iran? Gli Stati Uniti dovrebbero avere almeno una task force di portaerei nella regione, almeno un paio di squadroni di caccia/bombardieri e avrebbero dovuto rafforzare o l’evacuare delle basi militari statunitensi nella regione. Finora non c’è alcun segno di tale attività”.

Peraltro, la sparata di Trump sui dazi al 25% contro i Paesi che commerceranno con l’Iran sembra suggerire che il presidente americano preferisca un’azione limitata: questo tipo di proclami contro la Russia nel corso conflitto ucraino hanno scandito i momenti in cui più ha cercato il dialogo con Mosca. Un modo per coprirsi le spalle, per mostrare ai neocon – che premono perché incenerisca più o meno tutto il mondo – che li sta ascoltando.

Read more ...

Details
Published: 16 January 2026
Created: 12 January 2026
Hits: 2751
Print Friendly, PDF & Email

perunsocialismodelXXI

La lotta alla guerra è priva di prospettive se non è funzionale alla lotta antimperialista e anticapitalista

di Carlo Formenti

 

I.

In coda a un intervento in cui celebra l'elezione del progressista Zorhan Mamdani a sindaco di New York, Bernie Sanders attacca Trump, ma "sporca" le proprie critiche al bullo liberal fascista e ai pretoriani del MAGA con dichiarazioni che, di fatto, legittimano gli Stati Uniti come Paese democratico a fronte delle "dittature" che si oppongono all'imperialismo Usa.

Qualche anno fa, durante la campagna per la nomination che lo opponeva a Hillary Clinton, a Sanders scappò detta la verità: il sistema politico statunitense, denunciò, è "truccato", nel senso che, pur mantenendo le procedure formali di un sistema democratico - attributo discutibile, ove si considerino fattori quali il sistema delle iscrizioni alle liste elettorali, che esclude larghi strati di lavoratori di colore (non solo immigrati), il sistema dei "grandi elettori", che disinnesca la possibilità di una rappresentanza proporzionale, i costi proibitivi delle campagne elettorali, che garantiscono l'accesso alle istituzioni rappresentative solo a ricchi e super ricchi, ecc.), si è da tempo convertito in un regime oligarchico che esprime gli interessi esclusivi delle élite dominanti.

Gli è bastata l'elezione di Mamdani, per dimenticare questa verità e tornare a coltivare l'illusione che sia possibile rovesciare la dittatura dell'alta finanza e delle cosche criminali del deep state, che continuano ad assassinare impunemente neri e militanti di sinistra (Minneapolis è l'ultimo esempio), con qualche risultato elettorale a livello locale (ancorché di peso, come quello di New York).

Read more ...

  1. Mario Sommella: Renee Nicole Good: quando la polizia diventa guerra e la legge diventa scudo
  2. Il cinico Kissinger non aveva torto (solo su un punto, però!)Alberto Bradanini:
  3. Giorgio Agamben: Ancora su cuochi e politica
  4. Enrico Grazzini: Sganciarsi dagli USA e fare pace con la Russia
  5. Nico Maccentelli: Riflessioni venezuelane
  6. Ada Waltz - Massimo Zucchetti: Scene di caccia alle streghe degli anti-antisemiti
  7. Fulvio Grimaldi: Stai con le proteste in Iran? Stai con Trump e Netanyahu
  8. Paolo Di Marco: Informazione o Fumetti?
  9. Sandrino Luigi Marra: E se il sequestro di Maduro fosse anche altro?
  10. Geraldina Colotti: Venezuela: lo “stato di shock esterno” tra casematte e sovranità
  11. Dante Barontini: Un bandito si aggira per il mondo
  12. Enrico Tomaselli: Daddy Donald va alla guerra
  13. Gian Micalessin: Reportage – Akhmat Spetsnaz: la guerra dei veterani della Wagner sui fronti ucraini
  14. Stefano Borroni Barale: L’intelligenza artificiale sta per rubarci il lavoro?
  15. Marco Morra: Una rivoluzione incompiuta? La lotta eroica del Venezuela contro l’imperialismo statunitense
  16. Raúl Zibechi: America Latina: un continente esposto e sulla difensiva
  17. Alex Marsaglia: L'impero è nervoso: la Lunga Marcia della dedollarizzazione continua...
  18. Barbara Spinelli: E Trump diventò il pirata dei Caraibi
  19. Andrea Zhok: Gli USA sono la più grande macchina bellica del pianeta
  20. Yadira Márquez: Cronaca di un attacco al Venezuela, un paese scisso fino allo sconcerto
  21. Carlo Formenti: Confusioni in stile cinese
  22. Mimmo Cangiano: Fra liberal e rosso-bruni. “Certe sere Pablo” di Gabriele Pedullà
  23. The Minority Report: Il vero motivo per cui gli Stati Uniti hanno rovesciato il Venezuela
  24. Agata Iacono: "Siamo più soli". Ciao Guido...
  25. Andrea Zhok: Il destino del mondo nelle mani degli Usa?

Page 59 of 687

  • 54
  • ...
  • 56
  • 57
  • 58
  • 59
  • ...
  • 61
  • 62
  • 63
Web Analytics