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Published: 10 November 2025
Created: 06 November 2025
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lantidiplomatico

Verso la Mezzanotte del mondo. Cronache dell’escalation nucleare

di Alex Marsaglia

Ci siamo, le conseguenze del fallimentare viaggio di Trump in Asia si stanno manifestando nella maniera più grave, quella dell’escalation nucleare. In un mondo in guerra convenzionale, calda e combattuta su più fronti, l’annuncio della ripresa dei test atomici da parte degli Stati Uniti non poteva passare senza conseguenze. Trump da parte sua, non essendo riuscito a sfondare il muro asiatico con i mezzi convenzionali della guerra commerciale, non poteva che tentare un’altra strada. Così ha scelto la via più pericolosa, ma inevitabile, dati i livelli di sviluppo tecnologico raggiunti: il confronto sullo sviluppo tecnico-militare nucleare.

Le dichiarazioni che si sono susseguite nelle ultime ore tra i vertici russi e quelli americani ci svelano ciò che si cela dietro la svolta tecnologico-militare e nucleare del Burevestnik. Ieri infatti il Ministro della Difesa russo Belousov, nell’annunciare l’immediata ripresa dei preparativi per condurre test nucleari su larga scala, ha svelato che a Ottobre gli Stati Uniti hanno condotto un’esercitazione in cui è stato simulato un attacco missilistico nucleare preventivo contro la Russia. Inoltre, gli Stati Uniti stanno lavorando alla creazione di un nuovo missile intercontinentale con un raggio di 13.000 km con testata nucleare in modo da chiudere immediatamente il gap apertosi con la Russia (vedi qui: https://it.infodefense.press/2025/11/05/il-ministro-della-difesa-russo-andrej-belousov-ha-dichiarato-di-ritenere-opportuno-avviare-immediatamente-i-preparativi-per-test-nucleari-presso-il-poligono-delle-nuovaia-zemljya/).

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Published: 10 November 2025
Created: 05 November 2025
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antiper

I fascisti italiani e la strategia atlantica negli anni ’50

di Antiper

Questo è il primo di una serie di articoli che intendiamo proporre sulla base della lettura del nuovo libro di Davide Conti, Fascisti contro la democrazia. Almirante e Rauti alle radici della destra italiana (1946-1976), Einaudi, 2023

Si sente ripetere spesso che il Movimento Sociale Italiano, il partito neofascista che negli anni ’40 intese raccogliere l’eredità del fascismo e della Repubblica Sociale Italiana (RSI), fosse un partito dall’approccio internazionale “terzocampista” che rifiutava l’alleanza con gli americani per ragioni storiche (proprio gli USA erano stati tra gli artefici della caduta del fascismo) e a maggior ragione rifiutava l’alleanza con l’URSS per analoghe ragioni storiche e per evidenti ragioni ideologiche.

Questa storiella del “terzaforzismo” inizia con lo stesso Mussolini che aveva avuto l’ardire di descrivere il fascismo come “terza via” tra capitalismo e comunismo (senza disdegnare però la sponsorizzazione del capitale industriale e agrario, della monarchia e del Vaticano nonché la loro protezione nell’ascesa verso il potere, protezione senza la quale non vi sarebbe stata alcuna ascesa) e prosegue con alterne vicende fino addirittura al terrorismo nero degli anni ’70; per fare un esempio, il gruppo terroristico Terza Posizione, i cui membri parteciparono alla strage di Bologna del 1980, si era dato quel nome per suggerire la propria “equidistanza” (!) tra comunismo e capitalismo.

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Published: 10 November 2025
Created: 04 November 2025
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voltairenet

Il momento della verità: l’Occidente di fronte ai progressi militari della Russia

di Thierry Meyssan

Da due anni noi occidentali ci illudiamo di riuscire a mettere in ginocchio la Russia e di fare entrare l’Ucraina nell’Unione Europea e nell’Alleanza Atlantica; nonché di portare in giudizio Vladimir Putin e di farla pagare cara alla Russia. Questo mito deve fare i conti con la realtà: Mosca dispone ormai di armi devastanti, senza eguali in Occidente, che rendono vana ogni speranza di vittoria delle nostre coalizioni. Saremo costretti a riconoscere di aver preso un abbaglio.

l 26 ottobre il presidente russo Putin e il capo di stato-maggiore Valeri Gerassimov hanno annunciato di aver completato il progetto di miniaturizzazione di una centrale nucleare per installarla su un missile. Hanno dichiarato di aver lanciato un missile 9M730 Bourevestnik a una distanza di 14.000 chilometri. La particolarità di quest’arma a propulsione nucleare, quindi illimitata, è quella di poter essere guidata in modo da aggirare i siti d’intercettazione. Secondo le autorità russe, questo la rende non-abbattibile.

Il 29 ottobre il presidente Putin ha testato un siluro Status-6 Poseidon, pure a propulsione nucleare. Durante il periodo dell’Unione Sovietica i ricercatori militari euroasiatici ritenevano che le esplosioni atomiche sottomarine potessero provocare giganteschi tsunami. Per questo motivo cercavano il modo di lanciare siluri molto più lontano di quanto si riuscisse a fare all’epoca, in modo che i cataclismi provocati non colpissero anche l’URSS.

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Published: 10 November 2025
Created: 02 November 2025
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lacittamanifesta.png

Francesca Albanese: Quando il mondo dorme

di Edoardo Todaro

Francesca Albanese, Quando il mondo dorme, Rizzoli, Milano 2025, pp. 288, euro 18

Di rapporto in rapporto, mettere in evidenza la politica sistematica, deliberata di genocidio portata avanti dall’entità sionista che occupa da decenni la Palestina, è quanto sta facendo Francesca Albanese.

Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i territori palestinesi occupati, è stata messa al bando, sottoposta a sanzioni imposte dagli USA. Sanzioni dovute a quanto da lei denunciato, come nelle ultime 24 pagine di Quando il mondo dorme, dove si evidenziano i legami militari, commerciali e diplomatici, perché – riprendendo l’ultimo suo rapporto- “Il genocidio …. è un crimine a livello internazionale”.

Sono passati 5 mesi dal momento in cui Rizzoli ha edito Quando il mondo dorme, e quanto l’autrice ci descrive è tutto lì: un genocidio in piena regola. Quanto abbiamo sotto mano travalica, volutamente e consapevolmente, la denuncia su quanto l’occupazione sta portando avanti. In queste pagine ci imbattiamo in qualcosa che non può, e non deve, essere rimosso: storia, presente e futuro di una Palestina in pericolo; un’occupazione che non può essere, stando a quel diritto internazionale al quale in tanti si appigliano, che illegale. Assistiamo, succubi, a un’ opera di distruzione totale, metodica e pianificata. I luoghi comuni: “Israele vuole colpire Hamas e non i palestinesi” verso i quali la propaganda di parte tende a orientare l’opinione pubblica, vengono metodicamente confutati.

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Published: 09 November 2025
Created: 06 November 2025
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tempofertile

La sconfitta dell’Occidente e la Guerra Mondiale a Pezzi II

di Alessandro Visalli

Il vuoto nel cuore dell’occidente. Dall’austerità alla disperazione

siebvkureIl 13 settembre 2014, profeticamente, Papa Francesco nel centenario della Prima Guerra Mondiale ricordò che “anche oggi, dopo il secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta ‘a pezzi’, con crimini, massacri, distruzioni”[1]. Con questo breve enunciato dichiarò il segno del nostro tempo tragico.

Sono passati solo pochi anni, ma sembrano un’eternità. Si era nel tempo del Job Act di Renzi, in quello di Schäuble che al G20 si oppose alle richieste di manovre anticicliche degli Usa riaffermando il vangelo dell’austerità e il surplus di bilancio europeo e tedesco. Era il tempo in cui Obama spingeva perché fossero firmati due trattati di libero scambio, in chiave anticinese e a vantaggio delle aziende tecnologiche. Il TTIP (con l’Europa) e il TPP (con l’Asia) avevano infatti un solo scopo, come Jack Lew chiarì al G20: quello di creare le condizioni per ribilanciare le partite commerciali statunitensi. Allora come ora il mondo esportava negli Stati Uniti molto più di quanto importasse da essi, e i cittadini americani consumavano più di quanto producessero. Allora come ora il debito pubblico, traduzione di quello privato, cresceva sempre di più. Allora come ora il sistema-America era complessivamente indebitato verso il mondo. E, infine, la fiducia nella capacità sul lungo periodo (oggi anche sul breve) di sostenere questo ritmo era sfidata, minacciata.

Oggi tutti quei nodi sono giunti al pettine[2].

Per questa ragione l’Occidente appare disperato e pronto a tutto. Il punto di svolta è stato lungamente preparato dal progressivo svuotamento della posizione di forza americana, internamente preparata dalla perdita del senso comune della nazione, dell’etica del lavoro, del concetto di morale sociale vincolante, della capacità di sacrificarsi per la comunità[3]. Quindi ha subito una netta accelerazione quando lo shock del Covid ha mostrato la fragilità delle linee di approvvigionamento interconnesse e determinato una devastante crisi economica, contrastata con programmi di spesa a debito senza precedenti[4]. E quando tutto ciò si è infranto sul muro della crescente competizione cinese e del confronto con la Russia.

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Published: 09 November 2025
Created: 04 November 2025
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lantidiplomatico

Il più grande alleato di Trump è il Partito Democratico

di Chris Hedges* - Scheerpost

jnaepràirsealgfhL'unica speranza per salvarci dall'autoritarismo di Trump sono i movimenti di massa.

Dobbiamo costruire centri di potere alternativi – inclusi partiti politici, media, sindacati e università – per dare voce e potere a coloro che sono stati privati del loro potere dai nostri due partiti al governo, in particolare la classe operaia e i lavoratori poveri.

Dobbiamo organizzare scioperi per paralizzare e contrastare gli abusi perpetrati dall'emergente stato di polizia. Dobbiamo sostenere un socialismo radicale, che includa il taglio di mille miliardi di dollari spesi nell'industria bellica e la fine della nostra dipendenza suicida dai combustibili fossili, e risollevare le vite degli americani abbandonati tra le macerie dell'industrializzazione, del calo dei salari, di infrastrutture in rovina e di programmi di austerità paralizzanti.

Il Partito Democratico e i suoi alleati liberali denunciano il consolidamento del potere assoluto da parte della Casa Bianca di Trump, le ripetute violazioni costituzionali, la flagrante corruzione e la deformazione delle agenzie federali – tra cui il Dipartimento di Giustizia e l'Immigration and Customs Enforcement (ICE) – trasformandole in cani da attacco per perseguitare gli oppositori e i dissidenti di Trump. Avvertono che il tempo sta per scadere. Ma allo stesso tempo, si rifiutano fermamente di convocare mobilitazioni di massa che possano smantellare i meccanismi del commercio e dello Stato. Trattano come lebbrosi i pochi politici del Partito Democratico che si occupano di disuguaglianze sociali e abusi da parte della classe miliardaria – tra cui Bernie Sanders e Zohran Mamdani. Ignorano spensieratamente le preoccupazioni e le richieste dei comuni elettori del Partito Democratico, riducendoli a semplici oggetti di scena usa e getta durante comizi, assemblee cittadine e convention.

Il Partito Democratico e la classe liberale sono terrorizzati dai movimenti di massa, temendo, a ragione, di essere spazzati via anch'essi. Si illudono di poterci salvare dal dispotismo aggrappandosi a una formula politica morta, proponendo candidature insipide e a contratto come Kamala Harris o la candidata del Partito Democratico e ufficiale di marina in corsa per la carica di governatore del New Jersey, Mikie Sherrill.

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Published: 09 November 2025
Created: 05 November 2025
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piccolenote

Venezuela. Gli Usa sono i nuovi pirati dei Caraibi

di Davide Malacaria

Abbiamo ripreso il titolo da un editoriale del Washington Post del 28 ottobre, perfetto per fotografare quanto sta avvenendo, con le forze statunitensi che infestano i mari del Venezuela e affondano navi e naviganti.

Omicidi, peraltro, niente affatto chirurgici: i video dei droni che affondano le barche dati in pasto ai media sono l’ennesima trovata propagandistica volta a magnificare l’efficienza dell’Us Army.

In realtà, come rivelato il 16 ottobre da The Intercept, per affondare le prime barche – e si presume anche le successive – sono serviti “molti attacchi missilistici” e, in un caso, il naviglio colpito è stato finito a colpi di mitragliatrice. Cambia poco per gli sfortunati naviganti, ma il particolare macchia l’immagine “chirurgica” per virare sulla ferocia.

E ancora, un articolo del New York Times, dopo aver sottolineato l’illegalità di tali azioni, che dovrebbe spingere i militari alla disobbedienza, prosegue annotando che si stanno uccidendo persone che non hanno intenzioni ostili contro gli Stati Uniti e che “potrebbero essere arrestate facilmente anziché uccise sommariamente”.

Quest’ultima annotazione, in combinato disposto con quanto accennato in precedenza sugli attacchi, evidenzia il sadismo sotteso a tale operazione: nessuna pietà per i naviganti, nonostante la Us. Navy sia perfettamente attrezzata per recuperare gli uomini in mare.

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Published: 09 November 2025
Created: 06 November 2025
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comidad

La retorica intercambiabile dell'assistenzialismo per ricchi

di comidad

Una notiziola di qualche giorno fa è che Jeff Bezos è riuscito a inserirsi alla grande nella mangiatoia degli appalti federali per l’esplorazione spaziale; una mangiatoia che fino a qualche tempo fa sembrava avviarsi a essere un’esclusiva di Elon Musk. Il faccendiere sudafricano non ha comunque di che lamentarsi, visto che in questi giorni ha rimediato un altro appalto da un paio di miliardi. Va notato però che l’azienda di Bezos, dal nome suggestivo di Blue Origin, nonostante sia stata fondata da parecchio tempo, non si è mai distinta per ricerche e tanto meno per risultati in campo tecnologico, ma solo per la fiduciosa attesa di contratti federali, che alla fine stanno arrivando.

Ovviamente certe fortune non si costruiscono solo sugli appalti pubblici, ma anche sui sussidi governativi, cioè i regali in cambio di nulla; ciò in nome del mantra secondo il quale dare soldi ai ricchi fa bene a tutta l’economia. Secondo le ultime stime per difetto, a Musk sarebbero già andati circa trentotto miliardi di sussidi governativi sotto varie forme, dalle erogazioni dirette agli sgravi e incentivi fiscali. Un quadro da cui esce che Musk è uno dei principali miracolati dell’assistenzialismo per ricchi. Alcuni commentatori hanno sottolineato la protervia di Musk nel farsi censore dei pubblici sprechi per poi andare a riscuotere allo stesso sportello del denaro pubblico.

Nella sua breve esperienza nell’agenzia governativa per l’efficienza, istituita da Trump, il faccendiere sudafricano ha effettivamente operato molti tagli; ma pare che non fosse quello il vero scopo della sua presenza in quel ruolo governativo di presunto castigatore degli sprechi.

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Published: 09 November 2025
Created: 03 November 2025
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carmilla

Alcune note circa gli effetti dell’entrata in vigore del cosiddetto “Decreto sicurezza”

di Pietro Garbarino

Al di là delle appropriate e puntuali osservazioni svolte dall’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione circa la nuova normativa sulla sicurezza approvata dal Parlamento alcuni mesi fa, pur con il “sotterfugio” della procedura di conversione di decreto legge, va rilevato che l’entrata in vigore di tale normativa ha completamente modificato non solo una rilevante serie di norme di legge sostanziali e del codice di procedura penale, ma ha altresì inciso sulla stessa struttura del reato penale così come configurata, e consolidata nel tempo, dalla dottrina penalistica a partire dal testo dell’Antolisei.

Tale consolidato e imponente orientamento dottrinale analizzava il reato penale e ne individuava gli elementi fondamentali nel modo seguente:

• Antigiuridicità del fatto obbiettivo; cioè il fatto commesso deve essere contrario a norme giuridiche che tutelano beni e situazioni ritenute a loro volta degne di tutela da parte dell’ordinamento giuridico come, ad esempio, l’integrità della persona o la tutela dei beni pubblici o privati,

• L’elemento soggettivo in capo a colui che commette il reato, sia nel senso della volontarietà (dolo) che nel senso della imprudenza, negligenza, imperizia (colpa) di chi agisce.

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Published: 08 November 2025
Created: 05 November 2025
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ilpungolorosso

Un “pericoloso comunista” sindaco di New York… E vai!

di Il Pungolo Rosso

3fece721 13d5 4b07 b757 ebbda57af2a7.jpegCe l’ha fatta. Il “pericoloso comunista”, l'”odiatore degli ebrei”, l’uomo che “distruggerà New York” (copyright del solito Donald Trump), per giunta musulmano, è il nuovo sindaco di New York.

Ne discute ormai il mondo intero. O almeno il mondo occidentale intero.

Con una furia incontenibile Trump e i trumpiani; con molta cautela i centro-sinistri, a cominciare dalla vecchia guardia del partito democratico amerikano fino all’organo italiano della “sinistra per Israele”, al secolo “la Repubblica”. Secondo loro ha vinto la “Z Generation”. Sono molto preoccupati per le aspettative dei votanti per Mamdani, per questo puntano sul dato della giovane età, su cui ha insistito anche l’abile neo-sindaco nel suo discorso di investitura.

Ma non è questione d’età. E’ questione che da 26 anni, dalle giornate del movimento No Global (30 novembre-1 dicembre 1999) a Seattle – con l’assedio ai vertici del WTO e l’annessa battaglia di strada con la polizia – gli Stati Uniti sono il teatro di ondate di movimenti sociali e politici in tendenza sempre più radicali. Questi movimenti, il più potente dei quali è stato finora il Black Lives Matter scoppiato a fine maggio 2020, hanno espresso, insieme ad una ripresa delle lotte sindacali operaie, il profondo malessere, la rabbia di vastissimi settori del proletariato statunitense, e la necessità di una nuova fase della vita politica statunitense, sollecitando la nascita di nuove rappresentanze politiche.

Non essendoci all’oggi una situazione rivoluzionaria né negli Stati Uniti né nel resto del mondo occidentale, era giocoforza che le nuove rappresentanze politiche nascessero dentro il partito democratico e dentro il partito repubblicano. In quest’ultimo è nato e si è affermato il trumpismo, che ha come suo obiettivo politico la spaccatura in profondità del proletariato statunitense, da realizzare attraverso la violenta contrapposizione tra settori di proletariato bianco esasperato e decaduto e la massa dei proletari immigrati e delle minoranze di colore, indicati come il capro espiatorio per la decadenza dell’Amerika.

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Published: 08 November 2025
Created: 04 November 2025
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coku

Luxemburg vs Bernstein. Le crisi economiche e il dilemma tra riforma sociale e rivoluzione

di Eugenio Donnici

rosa 1220x600.jpgCi sono dei dilemmi, che sebbene siano risolti da lungo tempo, continuano ad assillare la mente e, in generale, la vita quotidiana di coloro che sono coinvolti attivamente nelle vicende politiche e sindacali. Il muoversi lungo questa direttrice, in modo quasi funambolico, continua a produrre sterili contrapposizioni, non solo all’interno di quel che resta nella “galassia della sinistra”, ma anche tra il “sindacalismo di base” (di classe) e i sindacati “concertativi”, che contemporaneamente, influenzano e gravitano nella connessa galassia.

Le parole riforma e rivoluzione esprimono due concetti, i cui significati etimologici, nel fluire del tempo e dello spazio, oltre a mutare il corso del fiume, che è un processo che rientra nel piano semantico, hanno svilito la loro “potenza” evocativa e sono diventati indifferenti, muti, nel senso che dicono tutto e il contrario di tutto.

Quando si ricorre al termine riforma, per introdurre provvedimenti legislativi che fanno finta di cambiare il contesto in cui si agisce o addirittura peggiorano le condizioni di vita di chi deve rispettare quella norma retrograda e reazionaria, la società non ne trae nessun beneficio, anzi entra in confusione ed entrano in gioco le spinte regressive, così quando ascoltiamo spot pubblicitari come la “Rivoluzione gentile del latte”, è chiaro che siamo di fronte alla vendita di illusioni, in un determinato contesto, e che quella sostanza liquida biancastra, non produce cambiamenti significativi nella vita reale.

È pur vero che l’espressione linguistica richiamata possa esprimere una metafora, tuttavia è facilmente percepibile, anche alle sensibilità più ingenue, che si tratti di una promozione di una marca di un prodotto particolare, in luogo particolare.

Nel lontano 1899, Rosa Luxemburg, nell’esporre le sue critiche al “metodo opportunista” e alla posizione revisionista di E. Bernstein, nell’ambito della Seconda Internazionale e dei conflitti interni al partito socialdemocratico tedesco, chiede: «La socialdemocrazia può contrapporre la rivoluzione sociale, il rovesciamento dell’ordine esistente, che costituisce il suo scopo finale, alla riforma sociale?». (1)

La sua risposta è: «Certo che no!».

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Published: 08 November 2025
Created: 04 November 2025
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machina

Il Segretario di tutte le guerre

La visione MAGA di Pete Hegseth

di Alberto Toscano

0e99dc e31d34b5f3164e729d1d57ffece0aecamv2La visione che Hegseth porta dentro l’amministrazione Trump è quella di un’America che può tornare «grande» solo riconoscendo la guerra come sua condizione naturale. Non più guerra soltanto contro nemici esterni, ma contro tutto ciò che — dentro e fuori i confini — viene percepito come ostacolo al primato americano: la cultura «woke», i migranti, i Paesi latinoamericani troppo autonomi, la Cina come avversario sistemico.

Questa idea di un’America «prima tra le Americhe» traduce il vecchio privilegio imperiale in una dottrina di sicurezza emisferica, dove difendere la patria significa estendere la sua influenza militare e politica sull’intero continente. Fare l’America «great again» coincide, in pratica, con rimettere ordine nella geoeconomia del Sud e riaffermare un ruolo egemonico ormai in crisi.

A tenere insieme questo progetto è una retorica da crociata, che fonde il linguaggio della fede e quello della forza: la guerra diventa una missione morale e la battaglia culturale contro il «woke» assume i toni di una purificazione necessaria. Nella visione di Hegseth, come in quella degli aderenti al «partito della guerra», la potenza americana non si misura più solo nei mezzi militari, ma nella capacità di ridare forma e senso a un’identità ferita, anche per distogliere l’attenzione dalle cause profonde delle sue crisi sociali interne.

Un articolo di Alberto Toscano, come sempre chiarificatore su quanto accade dall’altra parte dell’Atlantico e sulla natura del governo Trump.

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Published: 08 November 2025
Created: 04 November 2025
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altrenotizie

UE: l’Ucraina presenta il conto

di Mario Lombardo

L’avvicinarsi minaccioso del collasso forse definitivo delle linee di difesa ucraine sul fronte del Donbass sta alimentando un’amarissima riflessione in Europa circa gli effetti disastrosi delle politiche di sostegno incondizionato al regime di Zelensky messe in campo a partire dal febbraio 2022. Le soluzioni allo studio non lasciano tuttavia intendere un ravvedimento o inversioni di rotta per cercare almeno di salvare il salvabile, ma prevedono anzi un raddoppio degli sforzi per raggiungere obiettivi economici e strategici inarrivabili. Questo auto-inganno e il persistere di tendenze autolesioniste sorprendono d’altra parte solo in apparenza. Se fosse esistito un minimo di pensiero razionale e autonomo nella classe dirigente europea odierna, il vecchio continente non si sarebbe ritrovato sulla strada del declino e dell’irrilevanza.

Tra le analisi più allarmate apparse sui media nell’ultimo periodo si può citare quella pubblicata questa settimana dal network paneuropeo Euractiv. Il sito di informazione multilingua definisce “orribile” la situazione economica europea, per poi elencare una serie di problemi consolidati che pesano sul futuro dell’Unione. In linea generale, emergono dall’articolo alcune delle cause immediate di stagnazione, perdita del potere d’acquisto e livelli di debito alle stelle. Allo stesso tempo, però, la ragione alla base di questa involuzione traspare solo tra le righe oppure è deliberatamente taciuta. Mai, cioè, si accenna a un’avventura, come quella ucraina, lanciata in maniera intenzionale per provocare una reazione da parte della Russia che fornisse l’occasione per indebolire e, nella più fervida immaginazione occidentale, frantumare questo paese, così da consentire a USA ed Europa di neutralizzarne la “minaccia” alla loro egemonia e controllare le ricchezze di cui dispone.

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Published: 08 November 2025
Created: 04 November 2025
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ottolinatv.png

Come li freghiamo e ci riprendiamo tutto: una guida pratica

di Giuliano Marrucci

Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà: è uno dei concetti di Gramsci più bacioperuginizzati di tutti, insieme al famoso odio per gli indifferenti e a quello per il capodanno. Non poteva essere altrimenti; la frase, infatti, in realtà è una citazione dell’intellettuale francese e Nobel per la Letteratura Romain Rolland ed effettivamente, in mano sua, era esattamente l’appello un po’ retorico e moraleggiante che sembra: cercate di analizzare razionalmente il mondo per quello che è, con tutte le sue brutture, ma non arrendetevi e continuate a praticare il bene. Ma quando Gramsci la fa sua, cambia tutto, dalla morale all’azione politica: la citazione accompagnerà tutte le fasi dell’elaborazione politica di Gramsci, dagli editoriali dell’Ordine Nuovo alle lettere ai familiari e i Quaderni scritti durante la prigionia; e, col tempo, arriverà a riassumere non solo un’intera analisi della realtà capitalistica di una profondità senza pari, ma anche un vero e proprio programma d’azione per superarla. “Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà“ scriveva, ad esempio, Gramsci in un editoriale del 1920, “dev’essere la parola d’ordine di ogni comunista consapevole degli sforzi e dei sacrifici che sono domandati a chi volontariamente si è assunto un posto di militante nelle file della classe operaia”: ma in che senso? Per capirlo, bisogna prima focalizzare un punto fondamentale e, cioè, che dal punto di vista della biografia intellettuale, prima di ogni altra cosa Gramsci è un filosofo della crisi.

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Published: 08 November 2025
Created: 04 November 2025
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lafionda

Approdo per noi naufraghi

di Elena Basile

Il titolo del libro di politica internazionale, pubblicato da Paperfirst il 4 novembre u.s., “Approdo per noi naufraghi”, richiama l’aspirazione principale del saggio. Chi sono i naufraghi e dove è l’approdo? I naufraghi sono innanzitutto i componenti del variegato mondo del dissenso, sono la generazione Z, ancora priva di soggettività politica ma unita per la pace e la condanna del genocidio di Gaza. Sono anche i cittadini che non votano più perché sfiduciati verso le istituzioni e la politica. I naufraghi sono inoltre coloro che votano malvolentieri, non convinti, che si arrendono perché “non c’è alternativa”.

In Italia, come in Europa, è essenziale creare un’istanza politica (a partire dai partiti dell’arco costituzionale in grado di prendere decisioni storiche di condanna del genocidio e del riarmo) che possa rappresentare le esigenze esistenti di contrasto alle politiche neoliberiste e belliciste dell’imperialismo finanziario USA, di cui l’UE è ormai l’appendice poco dignitosa.

Mi è apparso importante aprire il confronto su alcuni temi di fondo che potrebbero indicare una direzione di marcia unitaria, un denominatore comune a prescindere dalle diverse sensibilità e identità dei partiti e dei movimenti accomunati dal contrasto alle guerre in Ucraina e in Medio Oriente.

Il libro esamina i fattori geopolitici, economici, sociologici e culturali che hanno permesso la trasformazione antropologica di un elettorato incline a premiare la maggioranza Ursula, malgrado il tradimento degli interessi dei popoli europei, il rischio sempre più presente di un conflitto nucleare e la nostra evidente complicità con il genocidio del popolo palestinese.

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Published: 08 November 2025
Created: 03 November 2025
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giap3

«Ddl antisemitismo», ovvero: disciplinare scuola e cultura dopo la rivolta per Gaza

di Girolamo De Michele*

L’intenzione della maggioranza di governo di proporre un Ddl unificato – cioè accorpando diversi disegni di legge – sul tema «antisemitismo a scuola», sotto l’egida di Maurizio Gasparri, può essere considerato l’ennesimo episodio di un attacco sistematico alla scuola in quanto tale. Senza dettagliare un lungo elenco, basta citare il provvedimento disciplinare contro Christian Raimo e la recente revoca dell’iscrizione alla piattaforma S.O.F.I.A. dei corsi di formazione docenti del progetto «La scuola non si arruola».

In apparenza la scuola è concepita come un punching ball sul quale chiunque, passando, può scaricare un paio di sganassoni senza tema di vederseli restituiti. In realtà, l’insieme – il combinato disposto, come si dice – di provvedimenti, circolari, dichiarazioni, episodi e provocazioni delineano una strategia intelligente: dopo aver dettagliato e spacchettato la scuola nelle sue specifiche sfaccettature, si colpiscono – o si tenta di colpire, magari per saggiare la reazione – le singole componenti.

Come minimo, mettere la scuola sulla difensiva e lasciarla arroccata a proteggere questo o quel punto è già un risultato, che denota strategia e una certa intelligenza: Valditara, insomma, non è Sangiuliano, e prima si smette di pensare all’attuale ministro come una macchietta o un anello debole, meglio è.

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Published: 07 November 2025
Created: 04 November 2025
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mondocane

Il 7 ottobre come Rashomon --- Il giorno e la storia

di Fulvio Grimaldi

jfoseurbolTregua sì, tregua no, tregua bombe

Alla luce della sempre più evidente mancanza di serietà e affidabilità di ciò che l’uomo-bluff dice, o dice di fare, del carattere strumentale e propagandistico di quasi tutte le sue bombastiche mosse - segno tragico dei tempi, anche in Europa e a casa nostra – vediamo di ritrovare un po’ di sostanza passando dal piano tattico, che l’improvvisatore di trovatone e trovatine ci impone, a quello strategico. L’andazzo che il mondo aveva preso su una delle questioni che l’accompagnano e segnano da quasi un secolo, Palestina o non Palestina, ha preso improvvisamente un abbrivio e ha cambiato in profondità ogni cosa, ben oltre la circoscritta questione mediorientale. Mi riferisco al 7 ottobre 2023, di cui molto s’è detto su questa testata, ma guardando stavolta alle sue ricadute che non finiscono di mettere in discussione ogni apparente equilibrio.

“Rashomon” è il titolo del capolavoro cinematografico di Akira Kurosawa. Un film che ha segnato un’epoca della settima arte e ci ha messo di fronte al drammatico quesito se possa mai esistere una verità definitiva. Un boscaiolo, un monaco e un vagabondo si interrogano sull'assassinio di un samurai e sullo stupro di sua moglie per mano del bandito Tajômaru, che li ha coinvolti come testimoni. All’uscita del film si è parlato a lungo di un “effetto Rashomon”. Per chi conosce Pirandello, a partire da “Così è se vi pare”, le cose sono ancora più oscuramente chiare.

“L'effetto Rashomon”, proprio come Pirandello, descrive lo sconcertante dato per cui differenti testimoni, o commentatori, descrivono lo stesso evento in modo soggettivo, totalmente diverso e contrario rispetto agli altri, formulando ognuno una interpretazione, determinata dal proprio interesse e, eventualmente, dalla propria posizione morale, ideologica, sociale, politica. Un relativismo che rischia di rendere irraggiungibile le verità oggettiva.

Relativismo che, oltre alla strumentale deformazione israeliana, quella di hasbara, vale per gli eventi del 7 ottobre, dove a distanza di due anni e, forse, per sempre, le verità variano a seconda di chi ci è stato, chi ha operato, chi è intervenuto, chi ha subito, chi ha testimoniato, chi ha indagato. E perfino all’interno di queste categorie il racconto diverge.

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Published: 07 November 2025
Created: 04 November 2025
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volerelaluna

Le condizioni per tornare a parlare di socialismo

di Piero Bevilacqua

socialismo1.jpgUn tempo le forze politiche che ora definiamo Sinistra, e che in passato si nominavano anche Movimento operaio (Partito comunista e socialista, organizzazione sindacale di classe ecc.), agivano sulle proprie scene nazionali animate dalla consapevolezza di essere eredi di un lungo passato di lotte e di conquiste, di essere parte di un movimento internazionale e di avanzare verso il futuro secondo un programma di rivendicazioni immediate e un progetto di società da costruire. L’intero processo, che coinvolgeva milioni di persone, era accompagnato da una costante attività di analisi e di elaborazione intellettuale, dentro e fuori i partiti, che forniva alle rivendicazioni quotidiane analisi, conoscenze, orizzonti. Da qualche decennio questa dimensione intellettuale, culturale, morale, escatologica che accompagnava l’agire politico è stata abbandonata pressoché da tutti i partiti. Il patrimonio teorico che dava profondità all’agire pratico è stato dismesso come un ferro vecchio. Oggi tutto è inchiodato al presente e l’orizzonte del fronte riformatore si limita, nel migliore dei casi, alla rivendicazione di “più risorse alla sanità pubblica”, “più soldi alla scuola”, “maggiore equità sociale” e alle note bagattelle del chiacchiericcio propagandistico. Quel che vorrei qui illustrare è perché questo è accaduto e quali sono state le forze storiche che hanno portato alla disfatta presente. E, sulla base di questo chiarimento, provare a indicare le condizioni che possono far rinascere la politica quale agente di trasformazione sociale, progetto di una nuova organizzazione della società. Premettendo che il grande crollo subito dal movimento operaio organizzato è stato provocato, a mio avviso, da due agenti e processi convergenti: il successo dell’iniziativa capitalistica in due grandi Paesi, UK e USA, e il crollo dell’Unione Sovietica.

 

1. La cosiddetta globalizzazione a partire dagli ’90 ha contrapposto la mobilità mondiale del capitale alla fissità nazionale del lavoro e ai vincoli della politica entro lo spazio dello Stato-nazione.

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Published: 07 November 2025
Created: 02 November 2025
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clarissa

Imperialismo contro Bolivarismo

di Gaetano Colonna

Bolivar 2025 e1762097742529.jpgNella storia dell’Occidente anglosassone vi è un peccato originale: la congiunzione fra capitalismo e imperialismo. Così come il capitalismo non si può comprendere senza l’espansione coloniale e mercantile inglese, così non si può dimenticare che nella Gran Bretagna di fine XIX secolo si è cominciato a giustificare il dominio sui popoli del mondo intero con la difesa della ricchezza accumulata dall’oligarchia britannica.

Questo peccato originale si è trasfuso, attraverso le guerre del XX secolo, nella potenza americana – fatto questo che spiega in ultima analisi perché nessuna delle amministrazioni Usa, indipendentemente dalle colorazioni di partito, può rinunciare a una politica imperialista.

Non sappiamo in questo momento se l’amministrazione Trump attaccherà o meno militarmente il Venezuela, ma quanto avvenuto da decenni nei rapporti fra lo strapotere nordamericano e il Venezuela è una delle più chiare testimonianze storiche di quanto appena detto.

La colpa del Venezuela, agli occhi delle varie amministrazione succedutesi alla Casa Bianca in questi decenni, è una sola: aver cercato di sottrarsi al dominio imperiale che gli Usa esercitano sul continente latino-americano dalla fine del XIX secolo.

 

Repubblica bolivarista

Hugo Chávez, il militare venezuelano che ha guidato il Paese dal 1999 al 2013, sostenuto per tutto questo non breve periodo da un indiscutibile e indiscusso sostegno popolare, oltre ad aver dato forma ad un sistema politico in qualche modo alternativo al modello ultra-liberista dilagante in Sud America (e non solo…), ha cercato anche di costituire una propria base ideologica, che rimane ancora il riferimento per il suo successore Nicolás Maduro.

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Published: 07 November 2025
Created: 07 November 2025
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Classicità, umanesimo, comunismo. La letteratura e i classici

di Luca Grecchi

Giorgio Riolo, La via del classico. Letteratura, società, vita quotidiana, conoscenza, Petite Plaisance, Pistoia 2025, pp. 488, euro 35

Sono stato molto contento di accogliere, nella collana che dirigo, La via del classico di Giorgio Riolo, per due motivi, uno personale e l’altro culturale. Il motivo personale è la riconoscenza all’amico Giorgio, per essere stato, ormai una trentina di anni fa, una delle prime persone, nella sua qualità di responsabile della Libera Università Popolare di Milano, ad affidarmi un corso di lezioni (insieme a Mario Vegetti), quando pure ancora non avevo pubblicato nulla. Riolo ha infatti coordinato per molto tempo questa importante associazione culturale, collegata al Punto Rosso, che nel capoluogo lombardo, principalmente tra la fine del secolo scorso e l’inizio dell’attuale, è stato un riferimento notevole per la riflessione teorica comunista.

Il motivo culturale è, tuttavia, più rilevante rispetto a quello personale. La via del classico costituisce infatti una raccolta rielaborata di molte sue lezioni sulla letteratura, tenute prima presso la Biblioteca comunale di Bollate e poi, dal 2009 al 2021, presso la Libera Università Popolare, dotata di un elevato valore orientativo. Il libro rappresenta in effetti un omaggio, in un’epoca in cui i classici sono sempre meno letti, alla grande tradizione umanistica, che Riolo interpreta nella maniera a mio avviso migliore, ovvero come dotata non solo di valore “estetico”, ma anche di valore sociale, politico, in senso ampio filosofico.

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Published: 07 November 2025
Created: 02 November 2025
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altrenotizie

Il nuovo equilibrio militare globale

di Fabrizio Casari

In Ucraina l’accerchiamento delle truppe di Kiev a Pokrovsk è completato. I russi avanzano ovunque, hanno conquistato quasi per intero le roccaforti di Pokrovsk e Kupyansk e stanno vincendo la guerra sia sul campo di battaglia che nelle retrovie ucraine, dove sistema energetico e trasporto ferroviario sono quasi paralizzati. Secondo l’Isw, l’Institute of Study of War, che basa i suoi report sulle informazioni di intelligence occidentale, «per le forze armate ucraine tutta la logistica è resa impossibile». Significa che non sono più possibili rifornimenti, cambi ed evacuazioni dei feriti.

Come sottolinea Gianandrea Gaiani, Direttore di www.analisidifesa.it, le perdite ucraine di mezzi come carri armati, veicoli da combattimento e artiglieria si aggirano tra il 75 e il 95%, e l'età dei soldati ucraini in trincea supera i 45 anni. E la situazione per Kiev peggiora di giorno in giorno per la mancanza di approvvigionamenti militari. Il Kiel Institute documenta una caduta verticale della capacità degli sponsor occidentali dell’Ucraina di rifornire adeguatamente Kiev di materiale militare.

La questione riveste importanza notevolissima per il teatro di guerra ucraniano, dal momento che la caduta delle ultime due roccaforti e la resa dei soldati ucraini formano un combinato disposto estremamente preoccupante per l’Ucraina. Né la propaganda di Kiev sostenuta dal mainstream occidentale può invertire la realtà sul terreno, che vede i russi avanzare a tenaglia spostando ogni giorno in avanti la linea del fronte.

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Published: 07 November 2025
Created: 31 October 2025
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insideover

“Maidan, la sentenza del tribunale ucraino dice che i cecchini spararono dagli edifici dei manifestanti”

Roberto Vivaldelli intervista Ivan Katchanovski

Ivan Katchanovski è uno studioso affermato, docente e ricercatore presso la School of Political Studies dell’Università di Ottawa, in Canada. Specializzato in analisi politiche e dei conflitti, è autore del saggio The Russia-Ukraine War and its Origins: From the Maidan to the Ukraine War (scaricabile gratuitamente a questo link). Le sue ricerche si concentrano in particolare sugli eventi dell’Euromaidan e sulle dinamiche che hanno portato allo scoppio della guerra su larga scala nel 2022. Katchanovski è nato in Ucraina (al tempo Unione Sovietica) e ha completato la sua istruzione universitaria iniziale nel suo Paese nativo prima di trasferirsi per i suoi studi post-laurea in Canada, dove ora risiede e lavora. Lo abbiamo raggiunto per porgli alcune domande sulle origini del conflitto in Ucraina e su Maidan, temi al centro del recente dibattito televisivo tra il professor Jeffrey Sachs e Carlo Calenda.

* * * *

Nel commentare su X la disputa tra il senatore italiano Carlo Calenda e il professor Jeffrey Sachs, lei ha scritto: «I politici che diffondono propaganda su Maidan non si curano della verità o dell’Ucraina». Lei è d’accordo con gli argomenti avanzati da Sachs in quel dibattito?

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Published: 07 November 2025
Created: 01 November 2025
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effimera

Intelligenza Artificiale, tecnofascismo e guerra

di Giorgio Griziotti

Questo documento è il compendio di un saggio di Giorgio Griziotti “How to Survive Artificial Intelligence – Intelligenza artificiale, tecnofascismo e guerra“. Per chi fosse interessato/a, il saggio è disponibile nella sua interezza cliccando qui.

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A differenza della minaccia nucleare del secolo scorso — catastrofe possibile da cui si illudeva di potersi proteggere –con l’intelligenza artificiale siamo immersi in una trasformazione devastante già in corso.

Nei discorsi dominanti si oscilla tra narrazioni semplificate: l’IA come dominio delle macchine, come promessa salvifica o come strumento transumanista.

Occorre invece un’indagine che affronti l’insieme dei fenomeni complessi generato dall’ingresso dell’IA nel paesaggio quotidiano, situandola nel contesto storico e nel regime di guerra che stiamo attraversando.

Lavorando sul concetto di neurocapitalismo sviluppato negli anni Dieci, cercavo di mettere in luce come le tecnologie digitali, i social media e le piattaforme globali avessero trasformato emozioni, cognizione e affetti in materia prima della valorizzazione e in variabili di controllo sociale. Oggi il progetto di IA dei tecno-oligarchi — Musk, Thiel, Altman &C — cerca addirittura di riconfigurare l’umano dalle fondamenta.

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Published: 07 November 2025
Created: 31 October 2025
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contropiano2

Opporsi al DDL Gasparri. Il punto di vista dell’antropologia culturale

di Antropologhe per la Palestina

Vogliamo in questa sede esprimere profonda preoccupazione per la presentazione del Disegno di Legge 1627 annunciato nella seduta n. 339 del 10 settembre 2025, noto come DDL Gasparri, volto a emanare “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo”.

Intendiamo come antropologhe e antropologi proporre alcune riflessioni, soprattutto di ordine storico e culturale, che speriamo contribuiscano a chiarire la capziosità e la faziosità della sovrapposizione tra antisionismo e antisemitismo che il DDL propone.

Partiamo dal contesto: si tratta di un DDL su cui si è iniziato a discutere in concomitanza alle partecipatissime mobilitazioni contro il genocidio e in solidarietà alla Global Sumud Flotilla, a seguito delle quali la situazione in Palestina è arrivata a una fase di apparente tranquillità con la proposta del piano Trump, la cui natura coloniale e di congelamento dello stato delle cose non abbiamo qui lo spazio per affrontare.

La proposta del DDL è stata espressa inizialmente mediante una serie di dichiarazioni riguardanti il mondo della scuola e dell’università, atte a creare un clima di intimidazione. In quella che appare chiaramente come una campagna volta a un “regolamento di conti”, la ministra Roccella ha descritto in modo sprezzante le università come luoghi di “non riflessione”.

A ciò sono seguite le richieste alla CRUI, fatte dal segretario del MUR Marco Mancini, di regolamentare le università, nonché le diverse dichiarazioni governative che hanno commentato negativamente le mozioni di rottura dei rapporti accademici con Israele approvate da vari dipartimenti e senati accademici.

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Published: 06 November 2025
Created: 31 October 2025
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La Grecia ritorna all'inizio dell'ottocento: 13 ore di lavoro giornaliere

di Domenico Moro

Aumento dellorario di lavoro in Grecia.jpegIl 15 ottobre il parlamento greco ha approvato la legge, presentata dal governo di destra di Nea Dimokratia, che porta la durata dell’orario di lavoro a 13 ore giornaliere. Si tratta di un balzo all’indietro di due secoli. Infatti, durante la Rivoluzione industriale, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, la durata massima della giornata lavorativa era compresa tra le 13 e le 15 ore giornaliere.

Il movimento operaio, però, sin dall’inizio dette luogo a intense lotte, spesso sanguinose e coincidenti con sommovimenti rivoluzionari, che portarono alla progressiva riduzione della giornata lavorativa. Nel 1848 la rivoluzione in Francia portò l’orario di lavoro a 10 ore. Nel 1872 in Inghilterra la giornata lavorativa scese a 9 ore. Ma fu solo nel 1917 in Russia che, con la Rivoluzione d’ottobre, l’orario venne portato per la prima volta alle attuali 8 ore giornaliere. La riduzione della giornata di lavoro incontrò sempre forti resistenze da parte degli imprenditori, che paventavano il crollo dei profitti. In realtà, la riduzione dell’orario di lavoro, è sempre stata più che compensata dall’aumento della produttività, grazie alle continue innovazioni tecnologiche che hanno rivoluzionato le condizioni di lavoro.

A ogni modo, l’orario di lavoro in Grecia era già più lungo che negli altri paesi dell’area euro prima dell’approvazione della giornata delle 13 ore. Secondo l’International Labour Organization (ILO), nel 2024 l’orario di lavoro settimanale era di 39,8 ore in Grecia, a fronte delle 36,1 ore in Italia, delle 35,5 ore in Francia e delle 33,6 in Germania[i]. Bisogna aggiungere, poi, che la legge che porta le ore di lavoro a 13 prevede delle limitazioni: l’aumento è su base volontaria e per un massimo di 37 giorni all’anno. Inoltre, il lavoro extra sarà compensato con un aumento della retribuzione del 40%. Malgrado tali limitazioni, si tratta di un grave arretramento per i lavoratori greci e potenzialmente per tutti quelli europei, che porta all’inversione della tendenza storica alla riduzione dell’orario di lavoro.

Dunque, per quale ragione l’orario di lavoro è aumentato? Per rispondere dobbiamo rifarci al meccanismo attraverso il quale funziona il rapporto tra forza lavoro e capitale.

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  1. Ilan Pappè: La fine di Israele?
  2. ALGAMICA: Movimenti sociali ed elezioni in Occidente
  3. Eros Barone: Analisi, previsione, oggettività: su alcuni usi della dialettica materialistica
  4. Manlio Dinucci: La politica delle cannoniere nucleari
  5. Patrizia Cecconi: Non difendo Francesca Albanese, la strega
  6. Geraldina Colotti: Il Venezuela si prepara agli attacchi militari americani
  7. Filippo Zingone: Sudan: gli interessi globali dietro alla guerra dimenticata
  8. Carola Frediani: AI. OpenAI, giù la maschera
  9. Francesco Cosimato: «Spese per la Difesa: 5 per cento del Pil e zero strategia»
  10. Carlo Formenti: Post scriptum. A proposito dell'autoreferenzialità delle sinistre occidentali (marxiste e non)
  11. Fulvio Grimaldi : “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza" --- Trump uno e trino, quadruplo, quintuplo…
  12. comidad: Legge di bilancio: la cleptocrazia sta nei dettagli
  13. Jeffrey D. Sachs e Sybil Fares: «Il banco di prova di Trump a Gaza e in Ucraina»
  14. Rocco Ronchi: Dalla politica alla geopolitica: minoranze antagoniste
  15. Roberto Iannuzzi: Ucraina: i falchi sulle due sponde dell’Atlantico mettono all’angolo Trump 
  16. Il Rovescio: Imminente sciopero della fame di massa nelle carceri del Regno Unito
  17. Giorgio Cremaschi: E allora in Sudan? Anche lì, siete sempre voi
  18. Massimiliano Civino: Quando la sinistra ha smesso di capire il mondo
  19. Francesco Fantuzzi: Verso l’israelizzazione dell’occidente?
  20. Fabio Massimo Parenti: Come la Cina ha vinto la guerra economica contro Trump
  21. Alessandro Visalli: Pino Arlacchi, La Cina spiegata all’Occidente
  22. Kit Klarenberg: Il disastro ambientale segreto di Israele
  23. Vincenzo Comito: Primi passi verso un nuovo ordine mondiale?
  24. William Moore: Rostislav Ishchenko avverte della rapida avanzata russa e dell’imminente collasso delle difese ucraine
  25. Forum Palestina: Il rapporto all’ONU di Francesca Albanese inchioda i complici del genocidio a Gaza

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