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Published: 08 September 2025
Created: 03 September 2025
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Furedi: sacrosanta critica del politicamente corretto o apologia dell'imperialismo occidentale?

di Carlo Formenti

guerra passato.jpgRiprendo a scrivere su questa pagina dopo una lunga pausa, che non è purtroppo dipesa dall’essermi dedicato a sollazzi balneari o a passeggiate fra ameni boschi montani, bensì dal fatto che mi sono dedicato a tempo pieno a completare la prima stesura di un libro che uscirà dall’editore Meltemi nei primi mesi del 2026, quasi contemporaneamente a un lavoro di Alessandro Visalli. I due volumi avranno lo stesso titolo Oltre l'Occidente, benché con sottotitoli diversi, in quanto sono parte di un unico progetto al quale lavoravamo da tempo. Dirò qualcosa in merito a conclusione dell’articolo che trovate qui di seguito, soprattutto per sottolineare che le nostre riflessioni divergono di centottanta gradi rispetto a quelle dell’autore che sto per commentare.

* * * *

Una delle massime più sballate di cui io sia a conoscenza è quella che recita “il nemico del mio nemico è mio amico”. Si tratta di un principio basato su un logica binaria e paranoica. Binaria, nel senso che semplifica brutalmente la realtà, riducendola a una serie di opposizioni: questo o quello, l’uno o l’altro, sopra o sotto, destra o sinistra, un punto di vista che rispecchia lo spirito di un’epoca dominata dalla successione di zero e uno che consente il funzionamento dei computer, macchine chiamate anche calcolatori appunto perché calcolano, non pensano, ma simulano il pensiero umano. Paranoica, perché rassicura chi non riesce a comprendere la complessità del reale, con le sue contraddizioni, ambiguità e sfumature, consentendogli di distinguere a priori chi e cosa considerare amico da chi e cosa guardarsi in quanto nemico (reale, possibile o immaginario). A ricordarmi quanto sia sbagliata la massima di cui sopra è stata la lettura di un libro fresco di stampa: La guerra contro il passato. Cancel culture e memoria storica di Frank Furedi (Fazi editore). 

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Published: 08 September 2025
Created: 02 September 2025
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lantidiplomatico

Trump alla resa dei conti contro la FED

di Alex Marsaglia

L’istrionico presidente americano da quando è riuscito miracolosamente a farsi rieleggere lo scorso novembre, scampando a numerosi attentati, è stato decisamente imprevedibile. Davvero in pochi hanno azzeccato la sua linea, ammesso e non concesso ne abbia davvero mai delineata una. Dalla politica estera isolazionista con l’attacco ai siti nucleari iraniani, alla vendita di armi per il fronte ucraino come via per la pace, le contraddizioni sono risultate veramente forti.

Su una cosa Trump si è dimostrato coerente: il rilancio della crescita economica degli Stati Uniti come priorità a qualsiasi costo. E quando un personaggio come lui mette in campo l’extrema ratio

si può essere certi che non cerca mezze misure.

Infatti, sul piano commerciale ha avviato un piano di dazi verso il mondo senza alcun precedente, seppellendo di fatto la globalizzazione e rendendo superfluo in un batter d'occhio il WTO.

Il piano tuttavia gli è finora riuscito a metà e proprio il Deep State americano, che tanto ha avversato senza mai riuscire a vincerlo, sembra essersi attivato per il sabotaggio della marcia indietro dalla globalizzazione.

Oltre alle spaccature politiche nel MAGA, nell’ultima settimana è arrivata la tegola sulla testa della Corte d’Appello di Washington che ha dichiarato illegali i dazi, confermando una sentenza della Corte del Commercio internazionale, rimandando di fatto alla Corte Suprema la decisione sulla sospensione definitiva del sistema tariffario entro il 14 ottobre.

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Published: 08 September 2025
Created: 03 September 2025
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contropiano2

Non esistono israeliani buoni

di Gideon Levy*

Israele è guidato da un governo crudele e da un Primo Ministro senza cuore, come non se ne sono mai visti prima. Le vite umane, che si tratti di abitanti di Gaza, ostaggi o soldati, non interessano a questo governo. Sta Massacrando gli abitanti di Gaza e abbandonando ostaggi e soldati con la stessa equanimità.

A opporsi c’è un piccolo movimento extraparlamentare, umano e coraggioso, che dà lo stesso valore a tutte le vite umane.

Tra questa manciata di persone e il governo malvagio si trova il campo di centro. La maggior parte di loro lotta contro la crescente perdita di Umanità e l’inganno dimostrato dal governo. Le persone in questo campo sono scioccate da ogni video, perdendo il sonno per la sorte degli ostaggi pelle e ossa e dei soldati morti. Ma quando sentono i resoconti di un orribile Massacro in un ospedale, sbadigliano, disinteressati.

Sono migliori del governo e dei suoi sostenitori. Sono umani e mostrano solidarietà, ma solo in modo selettivo. Non esiste una moralità a metà. Proprio come la moralità a due pesi e due misure non è moralità, così lo è la moralità a metà. È l’opposto della vera moralità. È così che sono le persone in questo campo. Si preoccupano per la vita di 20 ostaggi, ignorando il fatto che il loro Paese uccide in media 20 innocenti all’ora.

Per loro, l’Umanità si ferma ai confini della nazionalità. Non lasceranno nulla di intentato per aiutare un israeliano, ma distoglieranno lo sguardo con disinteresse per il caso di un palestinese il cui destino è spesso molto peggiore.

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Published: 08 September 2025
Created: 02 September 2025
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lantidiplomatico

I mezzucci per deridere gli artisti che si schierano su Gaza

di Daniele Luttazzi - Nonc'èdiche, Fatto Quotidiano

E ora, per la serie “Che i rimorsi seppelliscano i rimorsi”, la posta della settimana.

Caro Daniele, dire “stop al genocidio” non serve a risolvere nulla ai palestinesi. (Sonia G.)

Questo è il sofisma utilitaristico caro ai sionisti, già renziani, de Linkiesta, che però si vantarono d’aver contribuito ad annullare il concerto di Gergiev (due pesi e due misure, da bravi propagandisti: chi ragiona da tifoso, e non in base a dei principi, cade sempre in contraddizione). 1500 artisti (fra loro Ken Loach, Roger Waters, Alba e Alice Rohrwacher, Valeria Golino e Mario Martone) si sono esposti contro il genocidio a Gaza e loro li sbertucciano insinuando opportunismi (“Vogliono essere cagati, cercano il consenso social, il posizionamento giusto è un ottimo rifugio se non hai talento, le opinioni degli attori sono irrilevanti, fingono che gli importi qualcosa della gente che muore”). Dimenticano che è una questione di coscienza. Il più è avercela. In realtà ai sionisti scoccia che la gente apra gli occhi grazie ai vip che boicottano Israele e i suoi propagandisti; e che ne scrivano New York Times e Guardian. Poi c’è il fuoco amico (“inaccettabile censura”, “eroi di una presunta rivoluzione morale ipocrita e vanitosa”, “esibizione vanagloriosa di una qualche forza del bene”) di chi da un po’ argomenta anche contro gli “antifascisti immaginari”. Questo era un sofisma di Buttafuoco (“l’antifascismo in assenza di fascismo”; ma forse era modestia, dato che è fascistissimo, come ammise gongolando Giuliano Ferrara). Intervistato dal Fatto (domanda:

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Published: 08 September 2025
Created: 04 September 2025
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fattoquotidiano

Al vertice in Cina si cerca la transizione a un mondo multipolare, l’Occidente invece resta guerrafondaio

di Paolo Ferrero

I media mainstream presentano i paesi del Sud del mondo che richiedono una giustizia su scala globale come una minaccia alla nostra esistenza

Nei giorni scorsi si è tenuto in Cina un doppio evento: la riunione della Shanghai Cooperation Organisation (Sco), che raggruppa i principali paesi dell’Asia continentale oltre a Russia e Bielorussia, e dall’altra i festeggiamenti per la vittoria della Cina nella guerra antifascista contro il Giappone. Si sono così trovati a discutere allo stesso tavolo i leader della Cina, della Russia, dell’India, del Pakistan e così via.

Il vertice è stato un fatto di grande rilevo per vari motivi. Il primo è che ha riunito anche paesi che storicamente hanno avuto buoni rapporti con l’occidente – basti pensare all’India – segnalando così il declino dell’egemonia occidentale sui paesi del sud del mondo. In secondo luogo il vertice ha messo attorno allo stesso tavolo paesi che hanno vari contenziosi anche militari (Pakistan, India, Cina, ecc.). Importante che questi paesi invece di accentuale il conflitto preferiscano avere luoghi di mediazione, evitando che il singolo conflitto determini una situazione di conflitto totale.

Il terzo motivo che segna l’importanza di questa riunione riguarda il peso degli interlocutori: che Cina, Russia e India si trovino a discutere di sicurezza comune, di sviluppo di una banca comune e convengano sulla necessità di una modifica della governance mondiale che porti alla democratizzazione delle relazioni tra le nazioni attorno alla proposta di rilancio e di riforma delle Nazioni Unite e delle istituzioni a esse connesse, costituisce un fatto di grande momento.

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Published: 06 September 2025
Created: 02 September 2025
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machina

 Il settantismo malattia senile del reducismo

di Gigi Roggero

0e99dc 5f072c4d5ba8439598a930a8c954026amv2.jpgUna decina di anni fa affrontavamo la questione della «generazione scomparsa», composta da quei militanti «di movimento» nati negli anni Settanta. Da quel decennio, più ancora che indiscutibili ricchezze, tali militanti hanno ereditato innanzitutto un complesso: «quello dell’essere arrivati tardi». La fonte di ispirazione è diventata mitologia, i rapporti intergenerazionali si sono non di rado trasformati in accettata subalternità pedagogica, la venerazione di una memoria iconica è sfociata nel torcicollo politico, cioè nell’incapacità di guardare alle complessità del presente per fuggire in un passato spesso caricaturale. D’altro canto, molti di coloro che hanno vissuto politicamente quel decennio, con il passare del tempo, sono stati vittime della nostalgia canaglia, in primo luogo quella per la trascorsa gioventù: così, anziché mettere al servizio dell’oggi i limiti della loro esperienza, l’hanno trasfigurata in metro di misura della verità, in memorialistica picaresca, o in uno spaghetti western. Come se bastasse lo spirito d’avventura o l’eroismo combattentistico individuale a cambiare le sorti di un mondo senza tempo, indipendentemente dal contesto storico e dalle composizioni sociali. Questo articolo spiega come la necessità di lottare contro la dominante rimozione degli anni Settanta sia stata sublimata nell’ideologia del «settantismo». E in alcuni ambienti la toppa è stata forse peggiore del buco.

Oggi il problema del settantismo riguarda bolle sempre più residuali e anagraficamente connotate, orfane di quello che fu il Movimento (con la maiuscola, portato dell’anomalia italiana) e nello sfarinamento del «noi», che di epoca in epoca esiste solo come prodotto di un processo collettivo.

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Published: 06 September 2025
Created: 02 September 2025
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antiper

Jason Moore oltre la giustizia climatica. Contro il discorso catastrofista dell’ambientalismo borghese

di Antiper

Commento alla lettura del brano Oltre la giustizia climatica (titolo originale: Beyond Climate Justice, in Ekaterina Degot e David Riff (a cura di), The Way Out of…, Hatie Cantz Verlag, Berlino, 2022, pp. 105-130) in Jason W. Moore, Oltre la giustizia climatica. Verso un’ecologia della rivoluzione

banksy venice.jpgIl libro [1] di Jason W. Moore raccoglie una serie di testi (alcuni dei quali inediti) dedicati al rapporto tra lotta “ambientalista” e lotta “politica”. Uno di questi testi – Oltre la giustizia climatica – dà anche il titolo al libro e sviluppa una dura critica nei confronti dell’ambientalismo americano per come si è sviluppato dalla fine degli anni ‘60 fino ad arrivare a quello che Moore chiama Antropocene popolare, caratterizzato da un approccio depoliticizzato e interclassista verso i problemi ecologici.

Moore inizia la propria riflessione con una critica nei confronti di certe dichiarazioni catastrofiste di Roger Hallam, fondatore dell’organizzazione ambientalista internazionale Extinction Rebellion

“Sto parlando del massacro, della morte e della fame di 6 miliardi di persone in questo secolo” [2]

Moore mostra come tale approccio non sia per nulla nuovo e sia stato utilizzato consapevolmente, sin dalla fine degli anni ‘60, per produrre un discorso politico di non contrapposizione nei confronti del sistema e di spostamento dell’attenzione dei giovani dal terreno delle lotte sociali e politiche, a cominciare dalla lotta contro la guerra in Vietnam (che in quella fase era un terreno di vasta mobilitazione e un punto politico di coagulo), per orientarli verso un certo tipo di denuncia ambientalista, non solo non anti-sistemica, ma addirittura per molti versi collaborativa con l’establishment politico.

Nel 1967 Martin Luther King tiene un discorso intitolato “oltre il Vietnam” nel quale propone la “teoria dei tre mali” e spiega come le questioni dello sfruttamento, del razzismo e della guerra non siano scollegate, ma siano piuttosto tre diversi aspetti di uno stesso meccanismo.

Martin Luther King ha ragione: l’imperialismo americano ha bisogno della guerra per imporre la propria supremazia a livello internazionale e ha bisogno del razzismo per tenere soggiogato il proletariato nero e costringerlo ad accettare condizioni di inferiorità materiale e culturale; e ovviamente ha bisogno dello sfruttamento dei lavoratori perché è proprio sulla base di questo sfruttamento che funziona l’accumulazione di capitale.

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Published: 06 September 2025
Created: 03 September 2025
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contropiano2

Il vertice del nuovo ordine mondiale

di Dante Barontini

Ci sono molti modi guardare al vertice dello Sco (Organizzazione per la cooperazione di Shangai), che si è tenuto a Tjanjin e prosegue di fatto oggi, a Pechino, con le celebrazioni per l’80° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il più diffuso, nell’establishment occidentale (riflesso integralmente dalla schiera dei media mainstream) è la paura. Paura “militarizzata” chiamando in causa la guerra in Ucraina o le armi che – come in ogni parata militare in qualsiasi angolo del mondo – la Cina esibisce per l’occasione.

Ma la paura vera è quella di trovarsi alla fine del lungo ciclo storico in cui l’Occidente “anabolizzato” dal modo di produzione capitalistico ha tenuto il resto del mondo sotto un tallone di ferro occasionalmente rivestito di velluto.

I vantaggi economici e tecnologici del capitalismo hanno ora molti altri protagonisti, irrobustiti fra l’altro dal non aver seguito l’ubriacatura neoliberista euro-atlantica degli ultimi 40 anni, avendo conservato tutti – chi in un modo, chi in un altro – un ruolo centrale per lo Stato.

Campione indiscusso di questa sorta di “keynesismo” capace di combinare programmazione, piani quinquennali, semi-libertà di impresa, politiche salariali che hanno fatto crescere la retribuzioni più velocemente del Pil, ecc, è sicuramente il padrone di casa.

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Published: 06 September 2025
Created: 01 September 2025
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lantidiplomatico

Il dominio USA al capolinea. L'occidente risponde con militarizzazione ed escalation

di Vincenzo Brandi

In una interessante intervista resa due giorni fa (29 agosto) all’accademico norvegese Glenn Diesen, l’ex diplomatico britannico Alistair Crooke, fondatore del Forum Conflitti con sede a Beirut, illustrava come la crescente opposizione al progetto di dominio occidentale guidato dagli USA provocasse da parte occidentale un processo di militarizzazione crescente e di escalation.

L’intervista partiva dall’assedio occidentale alla Russia e dalla crisi ucraina -come riportato anche nel titolo: ”La pazienza della Russia è finita. L’escalation inizia”- per poi allargarsi ai massacri e alle guerre scatenate da Israele con l’appoggio degli USA e di tutto l’Occidente.

In effetti gli Occidentali, riuniti nella NATO sotto la direzione degli USA, hanno portato negli ultimi 30 anni i confini di questa alleanza fin dentro i confini dell’ex Unione Sovietica, nel tentativo di minacciare e indebolire la Russia, con l’obiettivo finale di sottometterla o frantumarla e di impossessarsi delle sue enormi ricchezze naturali. Sono stati organizzati colpi di stato e “rivoluzioni colorate” in Serbia - alleato della Russia, e già attaccata militarmente- in Georgia, in Ucraina, oltre alla guerra per bande scatenata in Siria, altro alleato della Russia.

La Russia ha però reagito con grande consapevolezza del pericolo ed energia a queste pressioni, e questo causa un tentativo di escalation del conflitto, in cui però il compito di rimanere in prima linea viene affidata dagli USA ai masochisti europei, che avrebbero invece tutto l’interesse ad avere buoni rapporti economici e politici con la Russia.

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Published: 06 September 2025
Created: 01 September 2025
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codicerosso

E dalla Mostra del cinema di Venezia, come stronzi, restarono a guardare

di Max Renn e Guy van Stratten

L’indifferenza e la pochezza culturale che avvolgono il nostro presente fanno capolino anche in quella che si dovrebbe definire come cultura cinematografica: basta leggere le dichiarazioni di alcuni registi e attori italiani presenti a Venezia per la Mostra del cinema che definiscono come stronzate, inutili e scadenti gli appelli per Gaza. Qualcuno di loro ha distrattamente firmato una petizione, probabilmente più per conformismo con la categoria che per altro, salvo poi pentirsene o accorgersi che questa, strada facendo, ha avuto l’ardire di chiedere di starsene a casa a chi pubblicamente ha sostenuto e sostiene la deportazione e lo sterminio per armi e per fame del popolo palestinese. Un vero e proprio atto di “censura”, per carità! Non sia mai.

Altri sono al Lido per passeggiare sul tappeto rosso e per farsi vedere a qualche patetico ricevimento sponsorizzato indossando il vestito buono sulla barba di tre giorni e i capelli un po’ spettinati – che fa sempre tanto “gente di cinema” – per promuovere il loro nuovo filmettino senza nemmeno preoccuparsi che esca nelle sale, confidando al massimo, quando sarà il momento, in qualche autoreferenziale Donatello di consolazione per soddisfare l’ego artistico. Ma in cosa si sta trasformando la Mostra del Cinema? In un sovraffollato centro commerciale di una domenica di fine estate, in cui le opere in concorso sono trattate alla stregua di oggetti di consumo, di merci esposte pronte per essere apprezzate dal primo ricco acquirente, mentre ai confini d’Europa si sta consumando un terribile genocidio? Ma sì, certo, cosa importa ai ricchi e colti ‘artisti’ bianchi europei e italiani dello sterminio del popolo palestinese?

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Published: 06 September 2025
Created: 03 September 2025
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giubberosse

Come impedire a Israele di affamare Gaza

di Jeffrey Sachs e Sybil Fares, scheerpost.com

Israele, con la complicità degli Stati Uniti, sta commettendo un genocidio a Gaza attraverso la fame di massa della popolazione, nonché omicidi di massa diretti e la distruzione fisica delle infrastrutture di Gaza. Israele fa il lavoro sporco. Il governo degli Stati Uniti lo finanzia e fornisce copertura diplomatica attraverso il suo veto all’ONU. Palantir, tramite “Lavendar“, fornisce l’intelligenza artificiale per un efficiente omicidio di massa. Microsoft, tramite i servizi cloud di Azure, e Google e Amazon tramite l’iniziativa “Nimbus“, forniscono l’infrastruttura tecnologica di base per l’esercito israeliano.

Questo segna i crimini di guerra del XXI secolo come un partenariato pubblico-privato tra Israele e Stati Uniti. La carestia di massa da parte di Israele nei confronti della popolazione di Gaza è stata confermata dalle Nazioni Unite, da Amnesty International, dalla Croce Rossa, da Save the Children e da molti altri. Il Consiglio norvegese per i rifugiati, insieme a 100 organizzazioni, ha chiesto la fine dell’uso militare degli aiuti alimentari da parte di Israele. Questa è la prima volta che la carestia di massa è stata ufficialmente confermata in Medio Oriente.

La portata della carestia è sconcertante. Israele sta sistematicamente privando di cibo oltre 2 milioni di persone. Oltre mezzo milione di palestinesi affrontano una fame catastrofica e almeno 132.000 bambini sotto i cinque anni rischiano di morire per malnutrizione acuta. La portata dell’orrore è ampiamente documentata da Haaretz in un recente articolo intitolato “La fame è ovunque”. Coloro che riescono in qualche modo ad accedere ai siti di distribuzione alimentare vengono sistematicamente presi di mira dall’esercito israeliano.

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Published: 05 September 2025
Created: 01 September 2025
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contropiano2

“La Sumud Flotilla vuole aprire un corridoio per Gaza”

di Alessio Ramaccioni intervista Maria Elena Delia

Sumud barca.jpgTra qualche giorno inizierà il viaggio della Global Sumud Flottilla, la più grande missione marittima civile coordinata della storia per sfidare il blocco illegale imposto da Israele sulla Striscia di Gaza. Imbarcazioni di ogni dimensione salperanno da più porti, convergendo verso Gaza per aprire un corridoio umanitario e chiedere la fine del genocidio.

Con una serie di interviste, approfondimenti e collegamenti dalle navi, Radio Città Aperta seguirà questi ultimi giorni di preparazione, gli eventi, la partenza ed il viaggio. Sulle nostre piattaforme social e sul sito potrete ascoltare i podcast e seguire gli approfondimenti.

In questo primo episodio dello Speciale Maria Elena Delia, portavoce del Global Sumud Flottilla, spiega come è nato il progetto, che obiettivi si pone di raggiungere e racconta cosa sta succedendo in questi ultimi giorni di preparativi.

L’intervista è a cura di Alessio Ramaccioni.

* * * *

Come annunciato dalle nostre piattaforme social e dal sito, inizia oggi il racconto di Radio Città Aperta, il contributo al racconto da parte di Radio Città Aperta, del viaggio della Global Sumud Flottiglia, che vuole rompere il blocco israeliano a Gaza, aprendo un corridoio umanitario. Questa prima puntata avrà come protagonista Maria Elena Delia, che è la portavoce italiana di Global Sound Flottiglia. Da qui ai prossimi giorni proporremo interviste, approfondimenti e collegamenti dalle navi, nel corso della traversata. Entriamo nel merito con Maria Elena: vi aspettavate la visibilità, il consenso, le adesioni che stanno arrivando numerose in queste settimane?

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Published: 05 September 2025
Created: 02 September 2025
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L'ascesa cinese: Boldrin guarda il dito e non vede la luna

di Paolo Baldi

nvòoisdofhbHo visto il video di Michele Boldrin “Le cause della crescita cinese”. L’ho visto una sola volta, senza l’intenzione di scriverci qualcosa sopra ma condividendo i miei pensieri nella chat di amici in cui il video era stato inoltrato. Non voglio fare una risposta puntuale del video: guardare i video di Michele Boldrin può causare forte emicrania e reflusso gastrico, figuratevi guardare due volte lo stesso video!

Tralasciando le battute, voglio solo gettare luce su ciò che Michele Boldrin ha omesso per due motivi:

  • Michele Boldrin è un opinion leader. La sua opinione trascende la sua persona. Le sue opinioni hanno una certa rilevanza in quel poco di dibattito pubblico che esiste in Italia. Sarebbe interessante instaurare un dialogo sul come dobbiamo rapportarci con la Cina. Michele Boldrin - per quanto guardi il dito e non veda la luna - ha intavolato il discorso con un approccio realista e concreto. Quest'approccio può portare a una maggiore comprensione reciproca, il che è fondamentale di questi tempi. Questo è l’aspetto positivo del video e dobbiamo lavorare per approfondire dibattiti sul tema.
  • È importante capire che spesso la falsa coscienza e le narrazioni parziali vengono costruite attraverso certi frame interpretativi che, seppur senza ricorrere a menzogne, non mostrano la realtà complessiva. Omissione e ripetizione sono le parole d’ordine della falsa coscienza.[1]

Michele Boldrin è un economista. Il suo frame interpretativo è economicistico e omette (volontariamente) la sfera politica, sociale e ideologica. Ma ciò che rende l’ascesa economica cinese unica è il suo rapporto con la sovrastruttura politica e ideologica. Per questo dico che Michele Boldrin guarda il dito (economia) ma non vede la luna (politica).

L’argomentazione di Michele Boldrin si può riassumere così: l’ascesa economica cinese non ha nulla di speciale. La leadership cinese ha usufruito dei vantaggi comparati derivati dall’avere un enorme forza lavoro estremamente povera e quindi disposta a essere sfruttata dai capitalisti occidentali (in quanto lo stipendio da loro offerto era comunque molto maggiore rispetto alle altre opportunità di lavoro).

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Published: 05 September 2025
Created: 31 August 2025
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tempofertile

La violenza della ‘buona madre’. La guerra cognitiva al tempo degli LLM

di Alessandro Visalli

montagne.jpgViviamo in tempi gonfi di aggressività. Tutto intorno a noi cerca di organizzarla, dirigerla, deviarla. Ci viene continuamente ricordato che ci sono all’opera forze maligne che tralignano nell’ombra, ‘orchi’, li ha recentemente chiamati un Presidente della Repubblica Francese. A seconda degli orientamenti questi possono essere posti nelle alte torri delle city finanziarie, o sotto le guglie dorate di una remota e antica capitale, ovvero entro moderni palazzi di vetro di una capitale orientale. L’importante è che non siano abbastanza vicini da poterli contestare, da organizzare un’azione concreta[1].

Tutto questo è parte della guerra, oggi.

Per vederlo più da vicino, partiamo da dove si combatte sul campo. Sempre più l’esperienza della guerra ad alta intensità che si combatte in Ucraina ha mostrato una verità: ciò che è essenziale non è la quantità di esplosivo, di armi, di vettori, neppure di uomini; quanto la capacità di governare l’informazione.

Questa esigenza si articola su più strati:

  • Ad un primo livello troviamo la necessità di dominare lo ‘spettro elettromagnetico’[2], per cui si sviluppano sistemi in grado di tracciare e controllare centinaia di bersagli anche molto piccoli allo stesso momento, viceversa vengono messi in campo droni da guerra elettronica sempre più sofisticati, anche personali, come il sistema russo nel casco dei soldati per accecare i droni a guida immersiva ucraini. Qui lo scopo è disturbare i radar, neutralizzare ed accecare i droni, deviare i missili intervenendo sui loro sistemi di guida e puntamento, proteggere le proprie comunicazioni e saturare quelle del nemico di falsi segnali.
  • Ad un secondo, però, diventa cruciale dominare la percezione, anticipare le mosse, nascondere le proprie e manipolare i contesti operativi.

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Published: 05 September 2025
Created: 02 September 2025
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lantidiplomatico

Bye bye occidente: Lo SCO vara la sua Banca di Sviluppo

di Giuseppe Masala

Uno dei punti pratici più importanti del vertice dello SCO a Tianjin in Cina è la creazione della Banca di sviluppo dell'organizzazione. A prima vista può apparire come un evento burocratico nell'ambito dell'organizzazione, ma che nella realtà si tratta di una decisione che può avere conseguenze strategiche molto importanti sia in ambito finanziario che in ambito geopolitico in generale.

Innanzitutto vi è un tema fondamentale legato ai pagamenti transfrontalieri tra paesi facenti parte dell'organizzazione. Infatti il commercio tra i paesi della SCO supera complessivamente ormai i 2000 miliardi di dollari ma dove la stragrande maggioranza dei pagamenti sono ancora legati a infrastrutture controllate dall'Occidente. Una evenienza questa che crea una vulnerabilità strategica esiziale perché - in un contesto di guerra sanzionatoria dove ormai si parla apertamente anche di sanzioni secondarie – potrebbe comportare un rischio sistemico per la sopravvivenza dell'organizzazione stessa.

È importante sottolineare subito un concetto fondamentale: per chi scrive la Banca di sviluppo della SCO non nasce come un analogo del FMI e dunque in sua concorrenza. Il FMI è certamente uno strumento figlio di un epoca ormai sul viale del tramonto sia perché fondata sul dollaro sia perché incentrata sul concetto di equilibrio della bilancia commerciale e del saldo delle partite correnti. Concetti questi fondamentali ma che, essendo applicati rigidamente, hanno evidentemente tagliato le ali allo sviluppo dei paesi del Sud Globale.

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Published: 05 September 2025
Created: 01 September 2025
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lantidiplomatico

Il bluff europeo per Trump: "Se abbandoni l'Ucraina, abbandoniamo israele"

di Leonardo Sinigaglia

Trump è stato chiaro con Zelensky:

“La NATO vuole proteggere l'Ucraina. Li aiuteremo in questo”, aggiungendo anche che “non diamo nulla all'Ucraina, vendiamo solo armi. Vendiamo equipaggiamento alla NATO, e loro ci pagano per questo”. Per dirla con Vance: "Le garanzie di sicurezza all'Ucraina sono compito principale europeo”.

La “coalizioni dei volenterosi” - ovvero i guerrafondai europei capeggiati da Regno Unito e Francia - comprerà armi dagli Stati Uniti per trasferirle all’Ucraina. Trump, ponendosi come mediatore - di “dubbia” imparzialità - scarica i costi del sostentamento dello Stato fallito Ucraino e del proseguimento della guerra con la Russia sugli europei.

Il riposizionamento statunitense mette in grande difficoltà i falchi europei. Vance ha raccontato di come alla fine dell’incontro tra i vertici europei e Trump quest’ultimo abbia telefonato Putin. Gli europei pensavano che la telefonata sarebbe avvenuta la settimana seguente, ma Trump aveva già il telefono in mano e “la necessità di rispettare procedure e consuetudini diplomatiche” invocata dagli europei non l’ha fermato da chiamare il Presidente russo all’una di notte.

Per quanto Trump voglia mostrarsi come l’uomo della pace, i russi non hanno la memoria corta e Il deputato della Duma Aleksej Zuravlev ricorda: “Si può dare la colpa all'amministrazione Biden quanto si vuole, ma Washington ha iniziato massicce forniture di armi a Kiev durante il primo mandato di Trump.

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Published: 05 September 2025
Created: 31 August 2025
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India, istinto suicida dell’Occidente

di  Fabrizio Casari

Le sfuriate quotidiane di Trump contro le istituzioni statunitensi e gli avversari politici interni - ai quali assegna premi e castighi in maniera del tutto arbitraria - viaggiano in parallelo con la quotidiana individuazione di un nemico estero verso il quale minacciare sanzioni o guerre. In questo contesto, che serve al tycoon per distrarre gli statunitensi dai suoi scandali di natura sessuale, dal suo insider trading e dai tragici risultati dell’economia, s’inseriscono tanto le provocazioni aperte (come nel caso del Venezuela) quanto alcune decisioni di rottura che, per il loro impatto assumono natura globale. La rottura con l’India di Modi è una di queste e rappresenta uno dei peggiori autogol mai realizzati dagli Stati Uniti.

La natura delle sanzioni all’India è interamente politica: non riguarda infatti sbilanciamenti commerciali negli scambi bilaterali ma si argomenta con il commercio di Modi con Putin e Xi. In questo senso appare ulteriormente ricattatoria e grave rispetto ad altre verso altri paesi più squisitamente commerciali.

E’ evidente come l’introduzione dei dazi al 50% cerchi di colpire lo sviluppo poderoso dell’India che, da due anni a questa parte, conta sulla maggiore crescita del PIL nel globo. Una crescita anche demografica (ha superato la Cina in abitanti) che ha però un suo limite: Nuova Delhi non dispone delle risorse energetiche in grado di sostenere l’imperiosa crescita economica della quale è protagonista. In qualche modo è lo stesso handicap del quale ha sofferto lo sviluppo cinese. Non a caso, dal 2022 a oggi, indifferenti alle sanzioni occidentali, India e Cina hanno acquistato oltre il 50% delle esportazioni russe di gas e petrolio.

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Published: 05 September 2025
Created: 27 August 2025
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doppiozero

Fine dello Stato di Palestina?

di David Bidussa

La domanda intorno alla natura di E1, il progetto di costruzione di nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata dal giugno 1967, presentato dal ministro Bezalel Smotrich, è che cosa sia uno Stato. Non astrattamente, ma quali elementi minimi consentano di definire uno Stato. Quando il ministro dice che la realizzazione del progetto E1 eliminerà la possibilità della nascita dello Stato palestinese, a mio avviso dice il vero.

L'area delle colonie israeliane attraverserà la Cisgiordania centrale, interromperà di fatto il collegamento diretto tra le comunità palestinesi del nord (Ramallah–Nablus) e del sud (Betlemme–Hebron) isolando definitivamente i 370mila palestinesi residenti a Gerusalemme Est dal resto dei territori occupati. La realtà palestinese diventerà un arcipelago composto da tre isole senza relazioni reciproche. Ovvero tre insediamenti chiusi.

La mappa della Cisgiordania che riprendo dalle pagine online dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) è una fotografia della situazione attuale. Come tutte le fotografie vale nel momento dello scatto, ma non ci racconta una storia nel tempo.

Sono quattro le questioni che intendo proporre. Per la precisione: 1) che cosa caratterizziamo con il termine «stato indipendente»; 2) un profilo, e insieme una mappa, degli insediamenti nei territori occupati in Cisgiordania a partire dal 1970; 3) la trasformazione sociale di quelle tipologie di insediamenti; 4) il modello di sviluppo a cui rispondono.

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Published: 04 September 2025
Created: 01 September 2025
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laboratorio

La Germania sta rinascendo come potenza militare?

di Domenico Moro

Riarmo tedesco.jpegRecentemente in Germania il governo di coalizione tra democristiani (CDU) e socialdemocratici (SPD), guidato dal cancelliere Friedrich Merz, ha preso alcune decisioni che portano a un massiccio riarmo e rafforzamento militare. Si tratta di un fatto che non può non destare preoccupazione, perché il riarmo e il militarismo della Germania nel secolo scorso sono stati precursori delle due guerre mondiali.

Proprio per prevenire la minaccia della rinascita della potenza militare della Germania, questa, dopo la Seconda guerra mondiale, era stata divisa in due Stati, la Repubblica democratica tedesca a est e la Repubblica Federale a ovest. Dal 1990, però, il paese è di nuovo riunito in un solo Stato. La preoccupazione per la rinascita militare tedesca deriva oggi anche dall’enorme potenza industriale della Germania, che è la terza economia mondiale per Pil nominale e di gran lunga la prima in Europa anche per popolazione.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale fino a oggi, però, la Germania è stata un gigante economico ma un nano politico e soprattutto militare, tanto che l’esercito tedesco è stato definito “un gruppo di boy scout particolarmente aggressivo”. Merz, invece, ha dichiarato che intende fare delle Forze armate tedesche quelle più forti in Europa e, per questo, ha abolito, in riferimento alle spese militari, quello che era un tabù, il vincolo al debito, permettendo finanziamenti illimitati al settore militare. La Germania, in Europa, è, del resto, l’unico grande paese che, secondo il credo neoliberista, può permettersi ingenti finanziamenti statali, perché ha un debito pubblico pari al 63% del Pil, mentre la Francia ha un debito del 116% e l’Italia del 137%.

Ad ogni modo, l’aumento della spesa militare era stato già impresso dal precedente governo del socialdemocratico Olaf Scholtz. Secondo il Sipri, tra 2020 e 2024 la spesa militare pro capite tedesca era passata da 637,52 a 1044,42 dollari, un aumento molto più sostenuto di quelli avvenuti in Francia, passata da 811,69 a 972,62 dollari, e in Italia, passata da 548,44 a 638,76 dollari.

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Published: 04 September 2025
Created: 03 September 2025
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seminaredomande

Il masochismo geoeconomico dell’Unione europea

di Francesco Cappello

1536x864 cmsv2 3c2bc8fd 2f66 52d9 aa86 f51b0bbb6038 9331158 e1754219997463 998x641Il recente accordo commerciale tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, lungi dall’essere una paritaria stretta di mano, rappresenta la totale capitolazione europea nei confronti delle pretese statunitensi avanzate da Trump, dettata più da logiche geopolitiche che da interessi economici. Presentato dal mainstream con toni vaghi e concilianti, questo patto nasconde una serie di concessioni unilaterali che sollevano molti interrogativi sul futuro geoeconomico e politico del continente.

* * * *

Un Accordo Commerciale o un totale asservimento dell’Unione? Non Commercio, ma Geopolitica

L’obiettivo dichiarato dell’Unione Europea di utilizzare il proprio peso negoziale collettivo per ottenere accordi commerciali più favorevoli e stabilire una simmetria con gli Stati Uniti, pilastro dell’Occidente, si è rivelato pura finzione. L’intesa siglata è stata il frutto di una negoziazione condotta quasi esclusivamente dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, il cui obiettivo primario non è il benessere commerciale dei paesi dell’Unione, ma l’alimentazione della guerra fredda con la Russia. L’Ucrainizzazione dell’Europa avanza senza ostacoli bruciando le sue risorse a favore della finanza di guerra e per continuare a ingraziarsi masochisticamente gli USA. La Ue continua a sostenere una guerra di cui l’America si rifiuta ormai di pagare i costi, mentre intende riscuoterne i “benefici”.

I termini sono impietosi: i dazi statunitensi sui prodotti europei sono triplicati, passando da una media del 4,8% al 15%, con punte fino al 30% sulle auto e al 50% sui metalli industriali. In cambio, l’Europa ha abbandonato i suoi contro-dazi per oltre 90 miliardi di euro. Ma non è tutto.

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Published: 04 September 2025
Created: 01 September 2025
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Il genocidio di Gaza: non un fallimento dell'Occidente, bensì un suo successo

di Davide Malacaria

“Le politiche e le azioni di Israele a Gaza soddisfano la definizione legale di genocidio contenuta nell’articolo II della Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la punizione del crimine di Genocidio”. Così l’International Association of Genocide Scholars (IAGS), la più autorevole associazione internazionale di studi sul genocidio.

Non che ci potessero essere dubbi in merito – al netto dei sostenitori del genocidio stesso, in Israele e altrove, o delle tesi dei tanti che, non potendo sostenere tale impossibile posizione, si affannano a sminuire le responsabilità israeliane affermando che la risposta al 7 ottobre è sproporzionata con annessi crimini di guerra, ma non è un genocidio – resta però importante ribadire che a Gaza c’è un genocidio in atto.

Non cambia nulla, né nell’immediato né forse nel breve (e forse neanche nel lungo periodo), ed è per questo che anche tanti genuini critici di Israele tendono a evitare tale nodo, come se non rivestisse importanza.

Invece è importante, eccome. Perché riguarda l’impunità della quale ha goduto Israele nei decenni passati, con licenza di uccidere e opprimere e rubare terre e beni palestinesi sempre più ampliata negli anni. Un’impunità ad ampio spettro, con eccezioni residuali, che gli ora gli permette di fare quel che sta facendo.

Tale impunità deriva dal genocidio subito, dalla costruzione di una responsabilità collettiva di tale genocidio, che dalle nazioni reprobe della Seconda guerra mondiale ha via via coinvolto a vario titolo anche quelle che reprobe non erano e i discendenti degli autori dell’orrido crimine.

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Published: 04 September 2025
Created: 01 September 2025
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jacobin

E se Genova non fosse un’anomalia?

di Marco Bertorello

La grande mobilitazione per la Global Sumud Flottilla è un termometro del clima sociale. E ci dice che c'è ancora spazio per l'umanità

Quel che è successo a Genova in questi giorni è stato qualcosa di piuttosto anomalo, per non dire eccezionale. Un crescente movimento di solidarietà internazionale iniziato con la raccolta di generi alimentari e culminato nella serata di sabato con un grandissimo corteo che ha accompagnato la partenza delle 4 imbarcazioni che parteciperanno alla Global Sumud Flottilla e che cercheranno di portare aiuto umanitario a Gaza e di rompere l’isolamento.

Questo è un resoconto a caldo, molto parziale, di quanto accaduto nella mia città e su cui ritengo sia necessario riflettere. Music for Peace (associazione che da anni raccoglie alimenti e aiuti in genere per le popolazioni di luoghi in conflitto, dalla Palestina al Sudan per citare forse i più significativi, e per le persone indigenti della città) ha deciso di partecipare alla flottiglia raccogliendo aiuti alimentari. Assieme a MfP, tra i primi promotori ci sono i portuali del Calp (Collettivo autonomo lavoratori portuali). In porto, dopo anni di contestazioni alle navi saudite che passavano da qui per portare armi per la guerra in Yemen, le recenti contestazioni alla nave cinese che avrebbe dovuto consegnare materiale bellico in Israele e all’ennesima nave saudita hanno rappresentato un salto di qualità.

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Published: 04 September 2025
Created: 31 August 2025
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acropolis

L’ipocrisia di Mario Draghi. Ha trasformato l’Europa in un vassallo americano

di Thomas Fazi

 

Il governo dei peggiori

“La domanda ovvia è: come mai Draghi continua a essere elogiato per aver denunciato le conseguenze delle politiche imperfette da lui stesso promosse? In un mondo normale, verrebbe deriso e cacciato dalla scena – o bersagliato con uova marce. Il fatto che eluda così facilmente le responsabilità è la più chiara espressione della natura cachistocratica* della politica dell’UE, dove il fallimento non viene punito ma premiato, e dove i leader incompetenti falliscono sistematicamente verso l’alto.”

Per anni”, ha proclamato Mario Draghi la scorsa settimana, “l’Unione Europea ha creduto che la sua dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e influenza nelle relazioni commerciali internazionali”. Ma quest’anno, ha detto, sarebbe stato ricordato per la scomparsa di quell’illusione. Come ha spiegato l’ex presidente della Banca Centrale Europea ed ex premier italiano, l’UE è stata costretta dagli Stati Uniti ad accettare dazi doganali dannosi e spese militari inutilmente elevate “in modi e forme che probabilmente non riflettono gli interessi dell’Europa”, pur essendo stata ridotta a un mero “spettatore” ovunque, da Gaza all’Ucraina.

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Published: 04 September 2025
Created: 30 August 2025
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ilpungolorosso

Gaza: il genocidio prosegue, ma la Resistenza palestinese tiene

di Il Pungolo Rosso

Per quanto mostruoso sia, una riunione di tre giorni fa alla Casa Bianca ha confermato il piano Trump/Kushner/Blair di trasformare la striscia di Gaza in un hub commerciale (in realtà dietro c’è il progetto del canale Ben Gurion) e in un resort per vacanze di lusso – l’osceno video messo in circolazione tempo fa dagli Stati Uniti non era un fake.

Per quanto mostruoso sia, il governo Netanyahu ha deliberato, in contemporanea, di andare avanti. Non è sazio del sangue versato finora, non è soddisfatto dell’immane distruzione di case, ospedali, scuole, università, moschee, terre coltivabili, strade, acquedotti, sistemi fognari, etc. A Gaza ogni minimo segno di vita dev’essere cancellato, anzi sradicato, di modo che la sua popolazione sia costretta all’esodo “volontario” dalla propria terra. E l’IDF si premunisce dall’impatto mondiale negativo dei suoi nuovi efferati crimini, proseguendo lo sterminio sistematico dei giornalisti palestinesi e arruolando quattro miserabili influencer per mostrare una realtà inesistente, mentre – impunito – continua a bombardare e assassinare in Libano, in Siria, in Yemen e a preparare, insieme con il Pentagono, nuovi attacchi all’Iran.

Questa è la risposta sprezzante dell’asse Tel Aviv-Washington alla proposta di tregua accettata da Hamas e dall’insieme delle organizzazioni della resistenza palestinese. L’amministrazione Trump, addirittura, ha preso posizione nelle ultime ore anche contro la servile, corrottissima ANP negando il visto di ingresso in Amerika ai suoi rappresentanti – un modo tutto trumpiano di irridere l’inarrivabile ipocrisia di certi governanti europei, che ora “riconoscono”, o si apprestano a farlo, uno “stato palestinese” accanto a Israele.

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Published: 03 September 2025
Created: 31 August 2025
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contropiano2

“L’Europa deve cambiare politica estera”

di Jeffrey D. Sachs*

europa politica estera 720x300.jpgLa sottomissione dell’Europa agli Stati Uniti deriva quasi interamente dalla sua paura predominante della Russia, una paura che è stata amplificata dagli stati russofobi dell’Europa orientale e da una falsa narrativa sulla guerra in Ucraina. Basandosi sulla convinzione che la sua più grande minaccia alla sicurezza sia la Russia, l’UE subordina tutte le altre sue questioni di politica estera – economiche, commerciali, ambientali, tecnologiche e diplomatiche – agli Stati Uniti. Ironia della sorte, si aggrappa a Washington anche mentre gli Stati Uniti sono diventati più deboli, instabili, erratici, irrazionali e pericolosi nella loro stessa politica estera verso l’UE, fino al punto di minacciare apertamente la sovranità europea in Groenlandia.

Per tracciare una nuova politica estera, l’Europa dovrà superare la falsa premessa della sua estrema vulnerabilità alla Russia. La narrativa di Bruxelles-NATO-Regno Unito sostiene che la Russia è intrinsecamente espansionista e invaderebbe l’Europa se ne avesse l’opportunità. L’occupazione sovietica dell’Europa orientale dal 1945 al 1991 dimostrerebbe questa minaccia oggi. Questa falsa narrativa fraintende gravemente il comportamento russo sia nel passato che nel presente.

La prima parte di questo saggio mira a correggere la falsa premessa che la Russia rappresenti una minaccia grave per l’Europa. La seconda parte guarda avanti verso una nuova politica estera europea, una volta che l’Europa sarà andata oltre la sua irrazionale russofobia.

 

La falsa premessa dell’imperialismo russo verso Occidente

La politica estera europea si basa sulla presunta minaccia alla sicurezza che la Russia rappresenta per l’Europa. Eppure questa premessa è falsa. La Russia è stata ripetutamente invasa dalle maggiori potenze occidentali (in particolare Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti negli ultimi due secoli) e ha a lungo cercato la sicurezza attraverso una zona cuscinetto tra sé e le potenze occidentali. La zona cuscinetto, molto contesa, include le odierne Polonia, Ucraina, Finlandia e stati baltici.

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  1. Umberto Franchi: La borghesia agguerrita fa bollire la rana
  2. Dante Barontini: La Palestina “non deve esistere”, e l’Onu neppure
  3. Infoaut: 10 settembre: bloccare tutto e prendere bene la mira
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  5. Salvatore Bravo: Cristo rivoluzionario fra noi
  6. Davide Malacaria: La svolta di Trump sull'Ucraina è solo retorica
  7. Chris Gilbert: Comuni socialiste e antimperialismo: l'approccio marxista
  8. Federico Musso: Laicizzare la discussione sull’Unione europea. A proposito del volume «Serve meno Europa?»
  9. Sergio Cararo: La danza immobile delle manifestazioni in Israele
  10. Mario Lombardo: Cina, India e l’incubo di Trump
  11. Patrick Boylan: La massiccia campagna israeliana per censurare i post pro Palestina su Facebook e Instagram
  12. Nicola Licciardello: Teologia-politica mondiale
  13. Francesco Bascone: Pace in Ucraina: pochi spiragli e tante ombre
  14. Roberto Iannuzzi: Israele avvia la soluzione finale a Gaza City
  15. Alessandro Volpi: Crisi del dollaro: svalutazione, debito statunitense e rischi globali
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  18. Il Chimico Scettico: IA, emergenza conversazionale e critica dei simulacri, dai GPT a Baudrillard di Claude Sonnet 4
  19. Geraldina Colotti: Venezuela, storie di bufale e cartelli
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  21. comidad: Il diritto internazionale ancora nello schema vincitori e vinti
  22. Fabrizio Poggi: Nord stream. Gli Usa a nudo alle Nazioni Unite
  23. Marco Cattaneo: Che cosa tiene in piedi il baraccone
  24. Andrea Guazzarotti: Il Parlamento europeo è vivo e finge di lottare insieme a noi!
  25. Elena Basile: Dall’Ucraina a Gaza: il doppio standard dell’Occidente

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