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Published: 25 September 2026
Created: 21 September 2026
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linterferenza

Alla larga dal “campo largo” (e dagli antinazisti fasulli)

di Norberto Fragiacomo

Tutto va per il peggio, e al peggio non s’intravede alcun limite.

Assistiamo, di questi tempi, a un ulteriore irrigidimento delle autorità europee (comunitarie e nazionali) nei confronti della Russia, tacciata di condurre una sporca “guerra ibrida”: accuse spudorate, se si tien conto del fatto – notorio, eppur taciuto – che le principali potenze continentali forniscono all’Ucraina, gestendoli con proprio personale militare, missili e altre armi che quotidianamente colpiscono il territorio federale, non droni fantasma o tenuti insieme con lo scotch. C’è di più: in deroga al principio logico-giuridico secondo cui “onus probandi incumbit ei qui dicit” la condanna non consegue all’assunzione e disamina di prove, ne prescinde. Se poi una fregata russa lancia dei razzi di segnalazione per tenere a bada un elicottero della NATO avvicinatosi troppo, ecco che la mossa dissuasiva viene immediatamente descritta come un “attacco”; se jet con la stella rossa si alzano in volo senza varcare alcun confine, subito decollano gli intercettori e i media starnazzano di provocazione. Governanti e giornalisti mainstream fanno il processo alle intenzioni altrui (forse scambiandole per le proprie) e, con pochissime e lodevoli eccezioni, si adoperano per inculcare nelle masse un atterrito livore nei confronti del nemico designato. Atteggiamenti di questo tipo costituiscono la regola alla vigilia di un conflitto, ma ciò che manca, nelle circostanze attuali, è un motivo razionale per muovere guerra: la Russia non intende rappresentare una minaccia per l’Europa, nel senso che dal crollo dell’URSS in poi non ha mostrato nei suoi riguardi intenzioni ostili – al contrario, ha sempre cercato di costruire con essa un rapporto di collaborazione (anzitutto economica) nel rispetto delle reciproche identità.

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Published: 25 September 2026
Created: 15 September 2026
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doppiozero

IA fuori controllo?

di Francesco Valagussa

C’è un fatto da cui partire: durante un test, alcuni agenti AI sono usciti dall’ambiente controllato che era stato predisposto, hanno “raggiunto” Internet e hanno compromesso alcune infrastrutture di una delle principali piattaforme open source dedicate proprio allo sviluppo e alla condivisione di modelli e strumenti di intelligenza artificiale.

I responsabili della piattaforma avevano capito di essere sotto attacco, ma non che l’attacco provenisse da agenti AI. Immediatamente sono partite le indagini – affidate naturalmente ad altri modelli AI, in modo che facessero il lavoro sporco per noi. In pratica ci si chiedeva: “chi ci sta hackerando?”, finché, ricostruendo la dinamica degli attacchi, abbiamo trovato una bella sorpresa: “Aspetta … gli hacker sono agenti AI”.

Come studenti particolarmente intraprendenti, per eseguire al meglio i compiti assegnati, gli agenti AI non si sono limitati a portare a termine le consegne: sono andati oltre ogni limite immaginato dall’insegnante! E hanno “pensato” di farlo in totale autonomia. Verrebbe da dire: tutto da soli! Ma dobbiamo correggerci subito, perché si tratterebbe di un antropomorfismo piuttosto goffo e improprio nell’età degli algoritmi. Diciamo allora che l’hanno fatto letteralmente … per conto proprio.

Intanto, per vari giorni, gli agenti AI hanno continuato a operare indisturbati: hanno persino scoperto un sistema che potevano adoperare come una sorta di bacheca per scambiarsi informazioni, organizzarsi e collaborare in una maniera che i ricercatori non avevano previsto. Non è un caso isolato: negli ultimi mesi, in differenti occasioni, gli agenti AI hanno cominciato a parlarsi tra loro, comunicando tramite un “linguaggio” che gli esseri umani non riuscivano sempre a comprendere.

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Published: 24 September 2026
Created: 17 September 2026
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machina

Fernand Braudel: il capitalismo come strategia

di Maurizio Lazzarato

0e99dc 52f31fa3b33945ce9b5eabf051cd5225mv2Maurizio Lazzarato, in un nuovo articolo della serie scritta per Machina, torna sulla congiuntura di guerra e crisi riprendendo il pensiero di Fernand Braudel, lo storico che ha letto il capitalismo non come semplice economia di mercato o modo di produzione, ma come una strategia di potere. A partire da quattro nuclei – il primato storico della finanza e del credito, la distanza tra capitalismo e mercato concorrenziale, la centralità della relazione centro-periferia e il nesso strutturale tra Stato e capitale – Lazzarato interroga le trasformazioni degli ultimi cinquant’anni: il debito al posto del salario, la rendita al posto del profitto, la finanziarizzazione, la guerra come condizione delle nuove accumulazioni. Un articolo che invita a ripensare il capitalismo come strategia, cioè come capacità politica di scegliere, organizzare e trasformare i rapporti di forza tra classi.

* * * *

Vorrei provare a utilizzare il lavoro di Fernand Braudel per vedere se può aiutarci a capire la sconfitta storica che abbiamo subito negli anni Settanta (non parlo solo dell’Italia) da cui non ci siamo mai più sollevati. Si tratterebbe di un progetto di ricerca politico, piuttosto che un articolo. Quindi di ipotesi da confermare.

Ancora adesso abbiamo delle difficoltà a mettere in chiaro la strategia della macchina Stato - Capitale messa in atto a partire dalla fine degli anni Sessanta. Se abbiamo capito molto tardi la loro politica (il debito al posto del salario, la rendita al posto del profitto, la finanza al posto dell’industria, i proprietari di azioni e obbligazioni al posto dei lavoratori, ecc.), abbiamo subito uno spiazzamento ancora maggiore dalla guerra, dalla guerra civile e dal genocidio, le grandi – e irresponsabili – rimozioni. Da cinquanta anni rincorriamo affannosamente l’iniziativa del nemico di classe forse perché non abbiamo i concetti adeguati per lo scontro di classe attuale.

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Published: 24 September 2026
Created: 22 September 2026
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mondocane

Cuba dove vai?

176 trasformazioni: deviazione o inversione a U?

di Fulvio Grimaldi

krmguiyehg(Premetto che devo molti dati sul processo di trasformazione che sta vivendo Cuba a “Resumen”, la piattaforma digitale, tv, radio e stampa, argentina che da decenni illustra le cose latinoamericane e del mondo da una posizione rigorosamente anticapitalista e antimperialista)

Venezuela andata, Honduras andato, Perù andato, Bolivia, Ecuador, Colombia, Cile andati… E neanch’io, cubano rivoluzionario da oltre 60 anni e ininterrottamente stritolato dallo yankee, mi sento tanto bene. E mica solo per via del bloqueo.

La vicenda di Alessandro Di Battista tra Santa Clara e l’Avana dimostra quanto la rivoluzione sappia fare a dispetto dello strangolamento, da Trump accentuato oltre ogni tollerabilità umana, con conseguente invivibilità per i 10 milioni di persone che ancora non si accomodano sotto l’ombrellone guardato da sentinelle della Casa Bianca, del Pentagono, dei Fondi d’Investimento USA.

E però, assodata oltre ogni dubbio, anche grazie all’esperienza di Di Battista e a dispetto del bloqueo, l’ineguagliabile efficienza delle prestazioni di Stato cubane in materia di sanità, oltrechè di istruzione, come dimostrate nel caso di Dibba e, prima, per decenni, in tante parti del mondo, compresa la nostra, interrogativi nuovi si pongono. E sono materia di discussione tra chi la vede nell’ottica dei due famosi concetti di Gramsci: l’ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione. Dove al termine pessimismo preferirei quello di circospezione.

Si dà per scontato che vi possano essere, come per il Venezuela, o per i curdi filoisraeliani e filo-USA del Rojava,adesioni sentimentali al limite dell’irrazionale e che non sanno privare la loro visione delle cose, oggi segnata da ombre pesantissime, del conforto delle luci offerte dai consolidati capisaldi della resistenza. Ma poi ci sono i fatti. E sono quelli che dovrebbero mantenerci in equilibrio tra i due termini del postulato di Gramsci. E qui, facciamo un modesto tentativo per guardarne e capirne alcuni di quei 176 che hanno comunque e al di là ogni dubbio radicalmente cambiato l’assetto economico e sociale dello Stato cubano.

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Published: 24 September 2026
Created: 24 September 2026
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sinistra

Fuoco e fiamme? No, solo un altro gradino

di Elisabetta Teghil

Foto Left873 1068x680“Trattare i radicali di sinistra come terroristi” Donald Trump, conferenza stampa-Studio Ovale, 16 settembre 2025 “Ora tolleranza zero con chi sfascia tutto” (Giorgia Meloni, Il Giornale, 22 luglio 2026)

Il blog di Coordinamenta, Vogliamo la luna, non funziona, si apre in modalità di sola lettura ma non ci si può lavorare, la nostra casella di posta non si apre così come molte nostre email private. E’ il risultato dell’inserimento da parte degli USA della piattaforma digitale autonoma e autorganizzata Autistici/Inventati nella lista delle organizzazioni terroristiche. Non stiamo qui a raccontarvi la faccenda e le conseguenze economiche e organizzative perché si possono leggere dappertutto e A/I ha divulgato un comunicato dichiarando la chiusura della struttura per le gravi conseguenze a cui potrebbe andare incontro chi ha fatto parte della loro esperienza. Nel frattempo è stato intentato un ricorso. Noi ci stiamo riorganizzando e speriamo di farlo in tempi brevi, intanto continuiamo a comunicare con la nostra pagina FB. E’ stato disceso un altro gradino negli inferi della società ipercontrollata politicamente ed economicamente e nella destrutturazione dello stesso diritto borghese così come lo conosciamo. Non è stata sanzionata un’organizzazione politica per le azioni che ha compiuto o che compie ma una struttura che fornisce servizi in un’ottica svincolata dal mercato dominante e la sinistra di classe non ha fatto fuoco e fiamme. Sì, il fatto è stato stigmatizzato, è stata espressa solidarietà, firme, petizioni, articoli di analisi e di condanna…è stata chiamata un’assemblea pubblica, una manifestazione, ma non fuoco e fiamme.

La canonizzazione del “bisogno di sicurezza” è in correlazione diretta con la negazione di ogni sicurezza di vita per un numero sempre crescente di persone.

La parola sicurezza ha, così, subito un profondo cambiamento semantico. Questa figura politico-discorsiva della “sicurezza” è di tutti i paesi del mondo occidentale e accomuna la destra più reazionaria con la così detta sinistra che siano di opposizione o di governo. Il risultato è stato quello di instaurare un apparato penale tanto multiforme quanto iperbolico e allo stesso tempo di smontare le basi del diritto che la stessa borghesia aveva impostato.

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Published: 24 September 2026
Created: 19 September 2026
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marx xxi

Oltre l’Occidente. Volume I. Alessandro Visalli

di Marco Pondrelli

Oltre loriente e loccidente Copertina 1Oltre l’Occidente è un’opera in due volumi nata dal lavoro congiunto di Alessandro Visalli e Carlo Formenti. I due autori hanno scelto di affidare a ciascuno un volume autonomo, mantenendo però un comune impianto teorico e politico. Il primo, Oltre l’Occidente. Nell’ombra di un tramonto epocale, è scritto da Visalli; il secondo, Oltre l’Occidente. L’alba di una nuova Storia, è di Carlo Formenti. I due testi, pur autonomi, dialogano continuamente e affrontano da prospettive differenti la crisi dell’ordine occidentale e la nascita di un mondo multipolare.

Già il titolo è significativo: Oltre l’Occidente, non «la fine dell’Occidente» o «il declino dell’Occidente». Non siamo quindi di fronte all’idea che la storia sia arrivata a una conclusione, ma alla constatazione che l’ordine costruito dall’Occidente negli ultimi secoli sta attraversando una trasformazione profonda. Il punto non è semplicemente stabilire se l’Occidente stia perdendo il proprio primato, ma capire che cosa possa emergere oltre di esso.

Il volume di Visalli è un testo complesso, che si muove continuamente tra filosofia, storia, geopolitica ed economia. È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del libro: la crisi contemporanea non viene interpretata soltanto attraverso gli equilibri di potere tra gli Stati, ma attraverso le categorie culturali e filosofiche con cui l’Occidente ha rappresentato sé stesso e il resto del mondo.

La prima parte prende le mosse dalla crisi dell’ordine internazionale contemporaneo. Visalli richiama la famosa espressione utilizzata da papa Francesco nel settembre 2014, quando parlò di una «terza guerra mondiale combattuta a pezzi». Per comprendere le radici di questa situazione, secondo l’autore, occorre partire dalla crisi dell’Occidente e dalla progressiva perdita della sua centralità economica, politica e culturale.

È quindi naturale il riferimento al libro di Emmanuel Todd, la sconfitta dell’Occidente. L’ascesa della Cina e, più in generale, la crescita di un mondo non più riconducibile al solo spazio euroatlantico mettono in discussione l’idea, a lungo dominante, che la civiltà occidentale rappresenti il punto più avanzato e universale della storia.

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Published: 24 September 2026
Created: 22 September 2026
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volerelaluna

Ribelli contro lo smartphone

di Federico Repetto

 

Un’emergenza per la salute pubblica

Jonathan Haidt, l’autore di Generazione ansiosa, libro in cui nel 2024 lanciava un forte allarme per la salute fisica e mentale delle generazioni allevate con lo smartphone in mano, ha scritto, insieme alla giornalista Catherine Price, un libro rivolto ai preadolescenti, Generazione fantastica, Rizzoli 2026. In esso espone in modo chiaro e accessibile, con ampio uso di illustrazioni e storie a fumetti, alcuni meccanismi usati dagli psicologi che hanno contribuito a creare gli algoritmi dei social, come quello della gratificazione ciclica per mantenere viva l’attenzione degli utenti e inchiodarli sullo smartphone. In particolare mostra l’effetto del ciclo della dopamina, il cui modello iniziale sono state le slot machine, che fanno vincere il giocatore quel tanto che basta per rimotivarlo al gioco. Il libro però non si presenta come un manuale scientifico o scolastico, ma come un messaggio di ribellione e di anticonformismo mandato ai preadolescenti da adolescenti che hanno vissuto e superato diversi problemi collegati alla dipendenza da smartphone. Inoltre il messaggio non è negativo e proibizionista, ma è un invito a non perdere quelle esperienze nel mondo reale che la vita centrata sullo smartphone di fatto impedisce (controproducente invece il sottotitolo non realistico in copertina dell’edizione italiana: “La guida più incredibile per divertirsi e vivere felici senza smartphone“: le edizioni Rizzoli non sembrano il contesto adatto per rilanciare lo slogan “soyons réalistes, demandons l’impossible“).

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Published: 24 September 2026
Created: 20 September 2026
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lantidiplomatico

A Berlino trionfa la sinistra con un programma (finalmente) radicale

di Alessandro Volpi

A Berlino sembra ormai certa la vittoria di Elif Eralp, candidata di punta di Die Linke, che si è presentata con un programma finalmente radicale. 

La sua piattaforma incarna una visione fortemente redistributiva focalizzata sul contrasto alla speculazione finanziaria, sull'emergenza abitativa e su una profonda riforma del sistema fiscale locale e nazionale. 

Al centro del dibattito cittadino si colloca il tema della casa, dove la combinazione tra le privatizzazioni dei primi anni Duemila e la forte spinta finanziaria ha concentrato enormi porzioni del parco immobiliare privato nelle mani di pochi gruppi societari. 

Tra questi spicca Vonovia SE – insieme a Deutsche Wohnen, assorbita nel 2021 – che da sola controlla oltre 140.000 appartamenti nella capitale, rappresentando il primo operatore del settore in Germania. 

Seguono colossi internazionali come il gruppo svedese Heimstaden, arrivato a gestire tra i 20.000 e i 25.000 alloggi, la società franco-italiana Covivio con circa 15.000-18.000 unità, oltre a veicoli di private equity come il colosso statunitense Blackstone e gruppi storicamente radicati come Adler Group, detentore in passato di portafogli superiori ai 20.000 immobili. 

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Published: 24 September 2026
Created: 20 September 2026
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contropiano2

Marx nell’epoca dell’intelligenza artificiale: l’intelligenza è sociale, il profitto no

di Apostolos Apostolou

Che cosa direbbe Karl Marx oggi, davanti a ChatGPT, ai mercati finanziari governati da algoritmi, alla moneta digitale e alla crescente automazione del lavoro intellettuale?

Probabilmente non si stupirebbe della tecnologia. Si stupirebbe, semmai, del modo in cui il capitalismo continua a presentare come proprietà privata ciò che è il risultato di una gigantesca cooperazione sociale.

È questo il punto da cui partire.

Marx non fu mai un nemico della scienza. Al contrario, comprese prima di molti altri che lo sviluppo delle forze produttive avrebbe potuto aprire possibilità straordinarie per l’umanità. Ma non confuse mai la scienza con una semplice tecnica al servizio dell’utilità e del profitto. La scienza, nella sua prospettiva, appartiene alla capacità creativa dell’essere umano e alla sua relazione sociale con il mondo.

Ed è proprio qui che l’intelligenza artificiale pone una questione politica gigantesca.

Ci viene raccontato che le macchine stanno diventando “intelligenti”. Ma di quale intelligenza parliamo? I sistemi di IA sono costruiti attraverso enormi quantità di linguaggio, immagini, conoscenze e produzioni culturali generate da milioni di esseri umani. Dietro l’apparente autonomia della macchina c’è una storia collettiva dell’umanità.

L’intelligenza artificiale, in questo senso, è anche intelligenza sociale accumulata e organizzata tecnologicamente.

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Published: 24 September 2026
Created: 15 September 2026
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lantidiplomatico

Il cieco che guida il vedente: Trump affronta l’emergenza dell’intelligenza artificiale

di Jeffrey Sachs - Common Dreams

Domenica scorsa il presidente degli Stati Uniti si trovava su un campo da golf nella contea di Clare, in Irlanda, e gli è stato chiesto cosa intendesse fare riguardo al più grave allarme tecnologico della nostra epoca. La sua risposta, per intero, è stata che l’America sta battendo la Cina. «Siamo in vantaggio sulla Cina nell’intelligenza artificiale. Siamo il Paese più avanzato al mondo e, francamente, voglio che le cose restino così, perché chi vince nell’IA vince tutto». Ha aggiunto che «ci sono molte forze negative che sollevano la questione senza motivo, e stanno tirando in ballo cose che non accadranno mai».

Consideriamo chi ha sollevato la questione. L’avvertimento non è venuto da attivisti, accademici o da una commissione del Congresso. È venuto dal settore stesso, dalle persone che realizzano i sistemi di IA e la cui fortuna dipende interamente dalla loro più rapida realizzazione. Il giorno prima, il CEO di Anthropic, Dario Amodei, aveva pubblicato un saggio in cui chiedeva di rallentare il ritmo di avanzamento delle capacità e si impegnava a far entrare nella propria azienda valutatori esterni con accesso a livello di dipendente. Sam Altman si è detto d’accordo e ha affermato che OpenAI avrebbe fatto lo stesso. Elon Musk, un concorrente diretto che solo a febbraio aveva definito Anthropic «misantropica e malvagia», ha scritto tre parole: «Dario ha ragione».

E la preoccupazione non è affatto vaga.

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Published: 23 September 2026
Created: 23 September 2026
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unblogdirivoluzionari.png

Il freno lo chiede chi tiene l’acceleratore

di Mario Sommella

Intelligenza Artificiale spiegazioneA poche settimane dalla più grande quotazione in Borsa della storia, l’amministratore delegato di Anthropic chiede all’industria dell’intelligenza artificiale di rallentare. Trump risponde che l’unico freno necessario è lui. In mezzo restano fatti verificabili: un capo di Stato catturato con l’aiuto di un modello linguistico, manuali di bersagliamento per navi da guerra, bollette elettriche che salgono e un potere privato che nessun parlamento ha mai votato.

L’8 settembre un ricercatore di ventisette anni ha lasciato il suo lavoro e ha spiegato pubblicamente perché. Jacob Coxon aveva passato tre anni ad addestrare modelli linguistici, prima in OpenAI e poi in Anthropic. Nel messaggio con cui ha salutato i colleghi ha scritto che nessuna delle due aziende si sta comportando in modo responsabile e che entrambe corrono verso una intelligenza artificiale capace di migliorare se stessa, scommettendo sulle vite di tutti. Il post ha superato i cento milioni di visualizzazioni. Due colleghi rimasti al loro posto lo hanno confermato pubblicamente: Evan Hubinger, che in Anthropic guida la ricerca sull’allineamento, ha scritto che in azienda credono davvero che l’intelligenza artificiale possa uccidere tutti gli esseri umani, e ha collocato quella probabilità sopra il dieci per cento entro il prossimo decennio.

Sei giorni dopo il presidente degli Stati Uniti ha liquidato l’intera vicenda come una cospirazione malata contro l’intelligenza artificiale e i data center, aggiungendo che l’unico freno di cui questa tecnologia ha bisogno è un presidente forte e intelligente, e che quel presidente è lui.

Fra queste due frasi si è consumata una delle settimane politicamente più dense degli ultimi anni. Vale la pena ricostruirla per intero, perché quasi nessuno ha messo accanto ai discorsi le date, i bilanci e i morti.

 

1. Dieci giorni di settembre

Il 10 settembre Anthropic pubblica un rapporto di centocinquantaquattro pagine sugli abusi dei propri modelli, relativo al periodo compreso fra dicembre 2025 e agosto 2026. Il 12 settembre Dario Amodei, cofondatore e amministratore delegato dell’azienda, pubblica un saggio di circa quattromila parole intitolato «We Must Pace the Frontier»: dobbiamo regolare il passo della frontiera.

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Published: 23 September 2026
Created: 23 September 2026
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fuoricollana

Hegel, Marx, lo Stato e la democrazia: una ricerca di Giulio Di Donato

di Antonio Semproni

Con Marx oltre Marx è il filo conduttore di un recente e denso libro di Giulio Di Donato. Una lettura che valorizza il momento non economicistico del filosofo di Treviri. La politica come strumento di elevazione delle classi popolari, lo Stato come universale in cui dispiegarne interessi e passioni

Marx e Hegel.pngIn «Vera democrazia». Politica e diritto nella prospettiva marxiana (Giappichelli, 2025), Giulio Di Donato muove i propri passi dalle dissonanze tra la visione politico-statuale in Hegel e in Marx. La filosofia di Hegel ha la potenza di “aboli[re] la separazione tra la realtà e gli ideali, tra l’essere e il dover-essere” (p. 16); se ciò che è reale è razionale, è perché l’idea – culmine dell’integrazione e della mediazione reciproca tra i due poli della tensione, cioè del soggettivo e dell’oggettivo, del concetto e dell’oggetto, dell’autocoscienza e del suo contenuto – abita nella realtà stessa: al filosofo sta il compito di rintracciarla risalendo la dialettica hegeliana. Ciò vale anche nella sfera giuridico-politica, ove lo Stato rappresenta l’incarnazione dell’idea etica.

 

Hegel in Marx, Marx versus Hegel

Della dialettica hegeliana Marx privilegia il momento dell’autocoscienza, cioè il “faticoso processo di riappropriazione di sé, al termine del quale il soggetto può riconoscersi e riferirsi a sé nel rapporto con l’altro”. Questa postura lo porta – come illustra Di Donato nella sua fatica – a privilegiare la volontà popolare, in quanto riottosa nei confronti dell’ordine politico costituito, e a contestare spesso e volentieri la filosofia politica e statuale di Hegel, a volte cogliendo nel segno, altre volte ricorrendo a argomentazioni fallaci.

Nella realtà che si interseca con la vita e la speculazione di Hegel si dà anzitutto la Rivoluzione francese, nella quale si manifesta “l’autonomia del soggetto rispetto a qualunque autorità o norma”, una libertà assoluta che si traduce in “volontà assoluta di negazione di qualsiasi limite” e “inarrestabile pulsione nichilista” (p. 22).

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Published: 23 September 2026
Created: 23 September 2026
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Sistemi elettorali e controllo sulla Costituzione italiana

Dopo il "Porcellum" e l'"Italicum", lo "Stabilicum" tra incostituzionalità e minacce alla Costituzione stessa

di Luca Benedini

mano che inserisce una carta con il volto infelice nelle urne per segnalare la frustrazione degli elettori sistema elettorale 395316823In base all'art. 138 della nostra Costituzione, una revisione costituzionale necessita di due deliberazioni di entrambi i rami del Parlamento a distanza di almeno tre mesi l'una dall'altra e, se nella seconda deliberazione la revisione non viene approvata da almeno i due terzi dei membri tanto della Camera quanto del Senato, potrà essere dato luogo ad un referendum popolare confermativo (su esplicita richiesta di almeno «un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali»). In pratica, è una prescrizione che consente a una specifica alleanza tra i due terzi dei parlamentari qualsiasi modifica costituzionale (tranne la revisione della forma repubblicana, che in base all'art.139 è l'unica modifica radicalmente vietata), senza che la si possa sottoporre al vaglio di un esplicito pronunciamento popolare.

Per comprendere tale prescrizione semplificatrice, va ricordato che il sistema elettorale in uso all'epoca della stesura della Costituzione era estremamente rappresentativo (e specialmente alla Camera, dove in pratica i seggi venivano assegnati col "proporzionale puro" applicato a un collegio unico nazionale), così che i due terzi dei deputati corrispondevano effettivamente, nella sostanza, ai due terzi dell'elettorato attivo. Con sistemi elettorali poco rappresentativi (come ad esempio quelli basati su un consistente "premio di maggioranza", su qualche forma di "maggioritario" o su un "proporzionale con piccoli collegi indipendenti"), può invece avvenire che i due terzi (cioè il 67%, o per essere ancor più precisi il 66,7%) dei seggi possano essere ottenuti da un insieme di partiti che nel complesso ha ricevuto solo il 55% circa dei voti o anche meno [1].

Il fulcro della questione è che appare del tutto evidente che i membri dell'Assemblea Costituente che tra il 1946 e il '47 elaborarono la formulazione originaria della nostra Costituzione repubblicana non intendessero affatto affidare a forze politiche votate solamente da una percentuale dell'elettorato attivo decisamente inferiore ai due terzi la possibilità di cambiare a loro piacimento la Costituzione.

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Published: 23 September 2026
Created: 20 September 2026
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laboratorio

UE-Cina: siamo sicuri che è il disavanzo il problema?

di Domenico Moro

La bilancia commerciale dell’Ue a 27 nei confronti della Cina è notevolmente peggiorata negli ultimi anni, passando da un deficit di 50,6 miliardi di euro nel secondo trimestre del 2021 ai 103,3 miliardi di quello del 2026[i]. Tale peggioramento dipende soprattutto dall’aumento delle importazioni europee dal gigante asiatico che, sempre nel secondo trimestre, sono passate dai 107 ai 153 miliardi. I prodotti più importati in Ue dalla Cina sono nell’ordine: apparecchiature elettriche, macchinari e veicoli.

Sono soprattutto questi ultimi ad essere aumentati, grazie alla grande competitività dell’auto cinese, le cui importazioni nella Ue nei primi sei mesi del 2025 e del 2026 sono passate da 14,4 a 20,4 miliardi, mentre l’esportazione europea in Cina è scesa da 9,3 a 6,7 miliardi, quasi triplicando il deficit da 5,1 miliardi a 14 miliardi. A pagare il prezzo del calo dell’export sono i produttori di auto europei, a partire dalla tedesca Volkswagen, che, come abbiamo rilevato in altri articoli, progetta di licenziare 50mila addetti e chiudere quattro fabbriche in Germania.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato che lo squilibrio commerciale con la Cina è insostenibile e sta portando alla deindustrializzazione dei principali poli europei. La von der Leyen ha attribuito alla Cina la responsabilità di questi squilibri, a causa dell’eccesso di capacità produttiva e della concorrenza scorretta delle imprese cinesi, che sarebbero sussidiate dallo Stato.

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Published: 23 September 2026
Created: 18 September 2026
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contropiano2

Skynet non sa fare i conti con la termodinamica: il guinzaglio fisico dell’intelligenza artificiale

di Il Megawattora*

La riflessione e l’analisi sul potenziale e i rischi dell’Intelligenza Artificiale è in pieno svolgimento. Non tutto è già chiaro ed è bene non cedere alla tentazione di dare subito una definizione-slogan che sembra una “categoria interpretativa”, ma non lo è affatto. Qui di seguito un contributo che ci ricorda quanto la potenza del software dipenda dalla fisica, dall’industria, dall’elettricità.

Buona lettura e continuiamo a cercare di capire.

* * * *

Tra manifesti apocalittici firmati dai guru della Silicon Valley e film di fantascienza stile Terminator, il dibattito pubblico sulla “perdita di controllo” dell’Intelligenza Artificiale sembra ormai ostaggio di una favola: un bel giorno un algoritmo super-intelligente prende coscienza, si replica nell’etere e sottomette l’umanità attraverso internet.

È una narrazione suggestiva che fa fare milioni di visualizzazioni.

Peccato che dimentichi un dettaglio elementare: l’intelligenza da sola non muove una foglia. Per agire nel mondo reale, qualunque intelligenza — biologica o sintetica — deve piegarsi alle leggi della fisica, della materia e della termodinamica.

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Published: 23 September 2026
Created: 17 September 2026
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lantidiplomatico

Elezioni e antisemitismo: possibili nodi costituzionali

di Paolo Arigotti

In questi giorni in Parlamento sono in discussione due disegni di legge che, pur muovendosi in ambiti apparentemente molto diversi, si prestano a una serie di considerazioni sotto il profilo costituzionale, con particolare riferimento ad alcuni diritti e libertà fondamentali, previsti e tutelati dalla prima parte della Carta fondamentale. Ci stiamo riferendo al disegno di legge elettorale e cosiddetto DDL antisemitismo.

Premesso che il dubbio è lecito, e che le certezze non appartengono a nessuno (o quasi), in via di principio ambedue gli schemi rispondono alla salvaguardia di finalità in via di principio condivisibili: la garanzia della governabilità da un lato, per chi sostenga questo punto di vista, o il contrasto contro odio e discriminazione fomentato da bieche ragioni. Il che non toglie che su alcuni aspetti possano essere sollevati dubbi e riserve, anche sotto il profilo strettamente giuridico.

Nel rinviare alle numerose analisi disponibili, ci limiteremo in questa sede a riprendere alcuni aspetti a nostro avviso problematici.

La riforma elettorale, ove approvata, introdurrebbe un premio di maggioranza in favore della lista (o della coalizione) vincitrice che ottenesse almeno il 42 per cento dei voti. Tradotto in numero di seggi, la parte prevalente potrebbe contare su 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, fermo restando che non si potranno oltrepassare – a garanzia delle minoranze – i 220 seggi a Montecitorio e i 113 a Palazzo Madama.

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Published: 23 September 2026
Created: 13 September 2026
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aldous

Caos geopolitico

di Alessio Canini

Diversi avvenimenti stanno modificando radicalmente lo scenario geopolitico mondiale con conseguenze ancora non del tutto prevedibili. Tra i più rilevanti si ricordano: la chiusura dello Stretto di Hormuz il 20 giugno da parte iraniana e le minacce di gravissime sanzioni da parte americana dopo i falliti tentativi di sconfiggere militarmente l’Iran; l’attacco ucraino nel mar Caspio del 25 luglio a danno di una nave mercantile iraniana, il quale ha quasi scatenato una risposta militare iraniana frenata però dall’alleato russo; il Patto della Mecca tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, stipulato tra il 7 e il 9 agosto, ispirato ad una sorta di NATO sunnita con tanto di ombrello nucleare gentilmente offerto dal Pakistan; l’aumento delle tensioni russo-giapponesi, riaccesesi dopo la visita di Putin il 13 agosto nelle contese isole Curili, a ricordarci come Russia e Giappone non hanno mai concluso un trattato di pace a causa di tale disputa territoriale; nella seconda metà di agosto la Turchia ha valutato una reazione militare in risposta all’attacco israeliano alla base siriana di Abu al-Duhur ritenuta destinata alle forze turche; l’aggravamento delle tensioni europee con la Russia dopo le dichiarazioni di Mosca il 27 agosto in risposta al progetto britannico di dotare gli ucraini di missili a lungo raggio Storm-Shadow; ultimo ma non meno importante, le visite contestuali di alto livello del direttore della CIA e della diplomazia vaticana a Mosca verso fine agosto.

Un grande caos geopolitico si apre dinanzi a noi, e certo non è semplice tenere insieme i pezzi, ciascuno con le proprie frammentazioni e le proprie caratteristiche.

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Published: 22 September 2026
Created: 17 September 2026
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lafionda

Il peso del passato. Memoria, conflitto e politica nell’epoca dello sradicamento

di Stefano Stella

1783413446510.pngIn un recente dialogo con Andrea Zhok, ospitato dal canale YouTube di Darsi Pace, Geminello Preterossi ha detto qualcosa che vale la pena riportare. «Custodire il passato non come qualcosa di antiquario ma come memoria vivente» è, osserva, «uno dei passaggi decisivi». Il passato «fa attrito», aggiunge, e proprio per questo costituisce un antidoto «a questo senso di totale sradicamento, azzeramento» e al «non sapere nulla di chi si è [1]».

A questo affondo si intreccia la diagnosi formulata dallo stesso Zhok, che mira a scavare nel nucleo profondo della ragione liberale. Per secoli, argomenta quest’ultimo, abbiamo potuto contare su meccanismi che funzionavano indipendentemente da noi: tradizioni, istituzioni intermedie e forme di credenza condivisa continuavano a lavorare in una co-costituzione di un mondo comune. Quel tipo di aggancio, nella lettura condivisa dai due filosofi, è venuto meno. Restano «simulacri», forme che funzionano come immagini vuote, prive di un reale contenuto capace di orientare un progetto condiviso.

È qui che la questione della memoria diventa rilevante. Perdere quell’aggancio al passato di cui parlano Zhok e Preterossi significa perdere la possibilità di dare per acquisiti i contenuti che costituiscono la base dello “stare assieme”. Viviamo in quella che la sociologa Carmen Leccardi chiama la «contrazione dell’orizzonte temporale», l’idea cioè che diventi sempre più difficile immaginare un futuro abbastanza stabile da potervi proiettare, con ragionevole fiducia, ciò che il passato ci ha consegnato [2].

Preterossi definisce questa stessa riserva un «pozzo profondo» a cui una politica futura potrebbe tornare ad attingere, lasciando tuttavia aperta una questione cruciale: a quale passato, esattamente, si può fare ricorso? Nessun passato arriva a noi come un deposito intatto, disponibile a essere semplicemente recuperato. Ogni memoria collettiva è invece il risultato di selezioni e trasmissioni compiute dentro specifici rapporti di forza. Chi custodisce quella memoria? Con quali materiali viene costruita? E, soprattutto, quali dinamiche di potere contribuiscono a stabilire ciò che una società considera degno di essere trasmesso, lasciando che altre esperienze vengano marginalizzate o dimenticate?

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Published: 22 September 2026
Created: 14 September 2026
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mondorosso

Il «general intellect» cinese

Le nuove meraviglie della scienza e della tecnica

di Daniele Burgio, Giulio Chinappi, Massimo Leoni e Roberto Sidoli

whatsapp image 2026 09 04 at 10.19.40 1.jpegDalla stazione Tiangong ai robot umanoidi, dalle auto volanti alla fusione e alle interfacce cervello-computer, la Cina trasforma conoscenza sociale, pianificazione e capacità industriale in nuove forze produttive, mostrando la potenza — e le contraddizioni — del «general intellect» contemporaneo.

“La natura non costruisce macchine, locomotive, ferrovie, telegrafi elettrici, filatoi automatici e così via. Questi sono prodotti dell’industria umana: materiale naturale trasformato in organi della volontà dell’uomo sulla natura, o della sua attività nella natura. Sono organi del cervello umano creati dalla mano dell’uomo; potenza oggettivata del sapere. Lo sviluppo del capitale fisso mostra fino a quale grado il sapere sociale generale sia divenuto una forza produttiva immediata e, di conseguenza, fino a quale grado le condizioni del processo stesso della vita sociale siano passate sotto il controllo del general intellect e siano state trasformate conformemente a esso; fino a quale grado le forze produttive sociali siano state prodotte non soltanto nella forma del sapere, ma anche come organi immediati della prassi sociale, del reale processo della vita”.

Karl Marx, «Frammento sulle macchine», in Lineamenti fondamentali di critica dell’economia politica (Grundrisse), 1857-1858

Quando, nei Grundrisse del 1857-1858, Karl Marx annotava correttamente che lo sviluppo del capitale fisso avrebbe mostrato fino a quale punto il sapere sociale generale era diventato una forza produttiva immediata, non stava formulando una profezia tecnologica in senso stretto. Stava individuando una tendenza storica del modo di produzione moderno: la ricchezza dipende sempre meno dalla sola quantità di lavoro immediato impiegato e sempre più dalla scienza, dalla cooperazione, dall’organizzazione, dalle infrastrutture e dalle capacità accumulate dall’intera società. È questo complesso di conoscenze e facoltà sociali che Marx designa con l’espressione inglese general intellect.[1]

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Published: 22 September 2026
Created: 15 September 2026
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altreconomia

La sfida al dollaro non passa più soltanto dal progetto di inventare una moneta alternativa

di Alessandro Volpi

La dichiarazione finale del summit dei Paesi Brics riuniti a New Delhi a metà settembre chiede di rafforzare il finanziamento in valute locali e di diversificare le fonti finanziarie. Il salto di qualità sta però nel fatto che questa strategia non riguarda soltanto la finanza ma anche la trasformazione delle catene globali del valore, la digitalizzazione del commercio e l’accesso alle tecnologie avanzate. L’analisi di Alessandro Volpi

l summit dei Paesi Brics a New Delhi del 12-13 settembre ha mostrato una strategia più concreta: non sostituire il dollaro con una nuova moneta dall’oggi al domani ma costruire progressivamente un ecosistema commerciale, finanziario e tecnologico nel quale il dollaro sia sempre meno necessario.

È questa la chiave per leggere la dichiarazione di New Delhi. Il documento approvato dai Paesi membri del gruppo mette insieme temi che a prima vista sembrano appartenere a mondi diversi: commercio, valute locali, pagamenti transfrontalieri, infrastrutture digitali, catene globali del valore, intelligenza artificiale e cooperazione tecnologica. Il passaggio più significativo riguarda i pagamenti. La Brics payment task force ha studiato l’interoperabilità dei sistemi di pagamento e dei canali di messaggistica finanziaria dei diversi Paesi. L’obiettivo è arrivare a transazioni transfrontaliere più rapide, economiche, accessibili e sicure e, soprattutto, favorire il regolamento degli scambi e degli investimenti nelle valute nazionali.

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Published: 22 September 2026
Created: 22 September 2026
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comidad

Per i neocon i nemici e le minacce sono businnes

di comidad

Una delle tecniche più usate e abusate dai media per bloccare una informazione che possa disturbare la narrativa ufficiale, è quella di enfatizzare gli aspetti già risaputi per distrarre dal dato inedito. Che il governo israeliano fosse stato messo al corrente da più parti di un imminente attacco di Hamas, risultò evidente immediatamente dopo il 7 ottobre del 2023. Altri aspetti della narrativa ufficiale sul 7 ottobre si sono sgonfiati immediatamente, come la storia degli sgozzamenti di bambini e degli stupri; inoltre è risultato che molte delle uccisioni la cui responsabilità era attribuita ad Hamas, erano invece state causate della famigerata “direttiva Hannibal”, applicata dall’IDF anche ai civili israeliani e non soltanto ai militari. La vera novità rappresentata dalla inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz di qualche giorno fa, consiste nello smontare uno dei maggiori alibi per giustificare il genocidio a Gaza. Nei giorni immediatamente successivi il Qatar aveva già prospettato al governo israeliano la possibilità di un rilascio senza condizioni da parte di Hamas di tutti gli ostaggi civili (che poi erano i soli ostaggi, dato che i militari andavano considerati prigionieri di guerra). L’attacco israeliano a Gaza non aveva quindi nulla a che vedere con la liberazione degli ostaggi. Le modalità dell’attacco israeliano a Gaza già indicavano un totale disprezzo per la vita dei cosiddetti ostaggi; oggi però i nostri media hanno una evidenza in più da omettere.

Va detto che è del tutto inutile chiedersi quale effetto politico possano sortire queste notizie, poiché la risposta sarebbe fin troppo ovvia: nessun effetto.

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Published: 22 September 2026
Created: 27 August 2026
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machina

Il problema dei tre corpi e la sociologia cosmica

di Piergiorgio Pescali

Piergiorgio Pescali parte dalla trilogia di Cixin Liu per ricostruire la teoria della «sociologia cosmica», uno dei nuclei più inquietanti del suo universo narrativo. Se la sopravvivenza è il primo imperativo di ogni civiltà e le intenzioni dell’altro restano indecidibili, il contatto non apre necessariamente alla cooperazione: può produrre una «catena del sospetto» destinata a trasformare ogni presenza in una minaccia potenziale. È la logica della «foresta oscura», dove il problema non è distinguere tra civiltà buone e cattive, ma comprendere come l’incertezza, la scarsità e l’asimmetria tecnologica rendano razionale anticipare l’attacco dell’altro. La fantascienza di Liu diventa così un laboratorio estremo per pensare la politica del rischio, della deterrenza e della sopravvivenza.

* * * *

Nel libro di Cixin Liu, Il problema dei tre corpi, tra gli innumerevoli spunti scientifici e filosofici che il prolifico autore ci offre, ne emerge uno che sta alla base della dottrina di tutta la storia dell’umanità e che Cixin chiama «sociologia cosmica».

La sociologia cosmica è una branca della scienza inventata da Ye Wenjie, astrofisica che per prima contattò la civiltà Trisolariana, una civiltà insediata in un pianeta situato a quattro anni luce dalla Terra e soggetto alle caotiche leggi gravitazionali di tre Soli.

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Published: 22 September 2026
Created: 05 September 2026
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aldous

Eurosuicidio

di Davide Amato

Eurosuicidio. Il titolo del breve ma esaustivo testo di Gabriele Guzzi ha il merito di sintetizzare con una formula efficace l’intero percorso storico di integrazione italiana nell’Unione Europea degli ultimi quarant’anni. Un percorso che, lungi dal realizzare le promesse di prosperità, pace, modernizzazione, ha condotto l’Italia e le nazioni periferiche verso un declino strutturale e apparentemente irreversibile.Negli anni del Miracolo Economico, la felice combinazione di iniziativa privata e intervento regolatore dello Stato ha prodotto nel nostro Paese «una delle economie più dinamiche e innovative del mondo» (G. Guzzi, Eurosuicidio. Come l’Unione Europea ha soffocato l’Italia e come possiamo salvarci, Fazi Editore, Roma 2025, p. 11), al punto da farci superare, per un periodo, potenze come Germania e Francia. Ciò che invece ha fatto seguito a questo trentennio, con l’adesione al processo di integrazione europea è di tutt’altro tenore. Ne è seguito il “Trentennio Maledetto”, con le parole di Guzzi. Oggi cioè viviamo una «zombizzazione» (12) della società italiana: siamo un Paese non-morto. E non potrebbe essere altrimenti per una società capitalista (che fa della crescita il più importante indicatore della sua salute) che non cresce da oltre trent’anni. «Se dal 1950 al 1991, anno precedente la firma del trattato di Maastricht, il PIL pro capite italiano è cresciuto di oltre il 420 per cento, dal 1999 […] la crescita si ferma complessivamente al 5 per cento. Dall’avvento dell’euro, la nostra economia ha vissuto un rallentamento quasi senza precedenti» (21).

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Published: 21 September 2026
Created: 14 September 2026
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perunsocialismodelXXI

Tocca a noi opporci ai rischi di una deriva nucleare

Riflessioni a margine della dichiarazione di Nuova Delhi

di Piero Pagliani

Ringrazio l'amico Piero Pagliani per avermi inviato questa sua stimolante (e preoccupante) analisi dello scenario geopolitico mondiale che prende le mosse dalla Dichiarazione congiunta dei Paesi che hanno partecipato al 18° Summit dei Brics che si è tenuto a Nuova Delhi [Carlo Formenti]

esplosione di una bomba nucleare su una citta moderna durante la guerra mondiale 778980 620Il 12 settembre scorso si è aperto a Nuova Delhi il 18º Summit Brics.

Non erano passate nemmeno due settimane dal 26º Consiglio dei Capi di Stato della SCO, l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, riunitosi a Bishkek nel Kirghizistan, al quale hanno partecipato come osservatori leader considerati appartenenti al campo occidentale come il presidente dell'Azerbaijan, Ilan Aliyev, il premier dell'Armenia, Nikol Pashinyan e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. In totale hanno partecipato i 10 membri più 7 osservatori e il Segretario Generale dell'Onu, António Guterres.

In quella occasione l'India, che in febbraio aveva stretto con Israele un “parternariato strategico speciale”, ha firmato la dichiarazione congiunta di condanna dell'aggressione israeliana e statunitense all'Iran.

A Delhi, durante la giornata di apertura del 18º Summit, i membri del Brics in una sessione tenuta a porte chiuse hanno adottato all'unanimità una dichiarazione congiunta. Il fulcro di questa dichiarazione è l'impegno di costruire un “BRICS Pay”, un sistema di messaggistica e di compensazione decentralizzato che faccia cooperare l'indiana UPI (Unified Payments Interface), il cinese CIPS (Cross-Border Interbank Payment System) e il russo SPFS (System for Transfer of Financial Messages), in modo da aggirare gli analoghi sistemi controllati dagli Stati Uniti, il CHIPS e lo SWIFT, a tutt'oggi largamente predominanti.

La Dichiarazione menziona una cooperazione più profonda su IA, tecnologie quantistiche, Infrastrutture Pubbliche Digitali, startup, MPMI (Micro, Piccole e Medie Imprese) e scienza e ricerca, insieme a una New Development Bank più forte e a un coordinamento più stretto su sicurezza alimentare, sanitaria ed energetica, e per catene di approvvigionamento resilienti.

La Dichiarazione fa inoltre riferimento a un progetto pilota per un token denominato “Unit”, ancorato per il 40% a riserve fisiche di oro e per il 60% a un paniere di valute dei paesi membri.

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Published: 21 September 2026
Created: 21 September 2026
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sinistra

Presentazione del volume "La lenzuolata"

di Cristina Quintavalla

Cristina Quintavalla: La lenzuolata. Scandalo edilizio e compromesso storico a Parma, ed. Mimesis, 2026

Schermata del 2026 09 21 18 56 39.pngCi sono due storie dentro questa storia.

La più nota è quella della lenzuolata: una stesa di lenzuola nella pubblica piazza sotto l'ombra svettante del Partigiano di Mazzacurati, su cui erano stati scritti date, dati, rogiti, verbali di Consigli di amministrazione, atti della pubblica amministrazione, che configuravano la predisposizione di una gigantesca operazione speculativa. Una vasta e pregiatissima area destinata ad edilizia economico-popolare fu acquistata da un potente gruppo di imprenditori, fu costituita una societa per azioni, la SIEM, fu accordata una prima tranche di finanziamenti da un' importante banca cittadina, quando ancora su di essa vigeva il vincolo ad intervento pubblico. Chi acquisterebbe per 5000 lire/mq un'area che, stante il vincolo, avrebbe potuto essere espropriata a 1000 lire/mq? Chi avesse avuto la certezza che il vincolo sarebbe stato tolto. Cosa che avvenne il 26 luglio 1973 quando l'Amministrazione comunale approvò una Variante al Piano Regolatore Generale, che attraverso una pioggia di delibere, svincolò tutto il possibile.

In virtù di questo gioco di vincoli e di svincoli, l'area acquisì un valore spropositato, sui 10 miliardi in valuta dell'epoca, senza la posa di un solo mattone, e sui 27-30 miliardi, erigendo mattoni, di plus-valore parassitario.

Lo svincolo, accordato dalla Riadozione del PRG, fu esteso non solo al Centro Direzionale Montebello ma a tutte le aree libere destinate a direzionale, originariamente ad iniziativa pubblica. Anch'esse erano già finite nelle mani dello stesso gruppo di speculatori, seppure camuffati dietro società per azioni con prestanomi vari. All'epoca questo potentissimo gruppo di imprenditori disponeva di circa 650.000 mq di aree edificabili, in condizioni tali da controllare il mercato immobiliare e di determinare valori, prezzi, affitti, qualità della vita.

La lenzuolata smascherò dunque la rete occulta, costituita cinquant'anni or sono da amministratori pubblici, partiti, imprenditori, tecnici, faccendieri, istituti bancari, che consentì, piegando le norme a favore di precisi interessi privati, la costituzione di un governo-ombra, parallelo a quello istituzionale, di cui i cittadini e gli stessi iscritti ai partiti coinvolti erano all'oscuro.

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  1. Alessandro Scassellati: Tutto il resto è noia. Secessione del tempo vivo contro il ricatto delle Big Tech e la trappola della connessione perenne
  2. Antonio Martone: La nave senza fuori. Su Tecno-archía di Lelio Demichelis
  3. Domenico Moro: Le contraddizioni del PD dietro le esternazioni sulla guerra di Virginia Libero
  4. Andrea Granato e L'Indispensabile: Rimane ancora qualcosa da fare? Riflettendo su Agamben
  5. Fabrizio Poggi: Lo scudo dei Brics alla Russia e il suicidio logistico della NATO
  6. Alessandro Volpi: La sfida al dollaro non passa più da una moneta alternativa
  7. Unione Sindacale di Base: Cgil, Cisl e Uil, Confindustria e Governo verso l’accordo per tenere bassi i salari
  8. Leo Essen: La dittatura commissaria in Italia e nelle democrazie occidentali
  9. Alex Marsaglia: Brics, Sco: il colpo al cuore delle tenebre, minata l'essenza dell’imperialismo
  10. Fabrizio Salmoni: Apocalisse o Rivelazione?
  11. Alessandro Volpi: Mentre i media italiani discutono delle dichiarazioni dei padroni dell'IA...
  12. Emiliano Brancaccio: Il catastrofista Altman a caccia di sussidi
  13. Davide Malacaria: Netanyahu e Zelensky indeboliti: Trump è più libero
  14. Patrizio Paolinelli: Socializzare i profitti. Una proposta per ripensare l'economia
  15. Francesco Coniglione: La sindrome dell'apostata arrabbiato
  16. Antonio Castronovi: Il comunismo come speranza infranta, ma la Storia continua
  17. Antonio Cantaro: Il multipolarismo visto dall’Occidente
  18. Roberto Iannuzzi: Una Germania in crisi scivola verso la guerra?
  19. Fulvio Grimaldi: Yemen: cambia il mondo
  20. Alessandro Mariani: Il voto su AfD e le vecchie beghine
  21. Salvatore Minolfi: La sinistra “braminica” che abbaia alla luna
  22. Sergio Cararo: I becchini della rappresentanza democratica
  23. Geraldina Colotti: La lunga marcia dei guerrieri scalzi
  24. Lelio Demichelis: La democrazia insostenibile
  25. Luciano Vasapollo: Cuba/Venezuela, due strade opposte davanti all’imperialismo

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