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Published: 05 May 2025
Created: 05 May 2025
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sinistra

I dazi nella temporalità del modo di produzione capitalistico

di Algamica*

algamica87yvbv.jpgSe esaminiamo attraverso una analisi storica il fatto che l’amministrazione americana è costretta a fare e disfare al riguardo dei dazi commerciali, possiamo ricavare alcuni elementi inconfutabili sullo stato avanzato di decomposizione del modo di produzione capitalistico.

Quando le nazioni e certi mercati nazionali erano in crescita e conseguentemente cresceva la popolazione nazionale, i dazi potevano impulsare la produzione nazionale di merci favorendo il consumo delle merci prodotte localmente. Si combinava lo sviluppo sulla base di fattori economici essenziali, quali la crescita della popolazione e il volume della domanda. Così fu nella seconda metà dell’800 e oltre per le nazioni dell’Europa, Stati Uniti e Giappone.

Quando il moto unitario dell’ accumulazione giunse a una certa maturazione, il moto stesso dovette infrangere i dazi che rappresentavano un ostacolo alla accumulazione generale. Il principale elemento di strozzatura era costituito dall’insieme delle tariffe imposte dalla forma del mercato mondiale segmentato secondo i confini coloniali. Ci vollero due guerre mondiali per completare questo processo già determinato. 

Oggi, dove il consumo di merce è finanziato attraverso l’indebitamento delle famiglie e delle aziende, i dazi non sono in grado di combinare l’incombinabile. Ovvero di limitare se non tagliare il consumo e l’import di merci estere per continuare a sviluppare la produzione manifatturiera nazionale. Una produzione nazionale rispetto alla quale non corrisponde più uno sviluppo della popolazione e di un volume della domanda virtuoso. Così come l’input delle singole economie nazionali è costituito da una complessa catena del valore interconnessa. Inoltre sviluppare l’economia di un dato paese richiede la sovrapproduzione di merce, perché non vi è accumulazione senza sovrapproduzione.

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Published: 05 May 2025
Created: 30 April 2025
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effimera

In ricordo di Michel Aglietta

di Andrea Fumagalli e Stefano Lucarelli

Michel Aglietta.jpegE così se ne è andato anche Michel Aglietta, a 87 anni, un altro degli scienziati sociali che più hanno segnato la nostra formazione.

Diplomato all’École polytechnique nel 1959, la sua sensibilità e il suo interesse per gli aspetti teorici del dibattito politico lo portano a scegliere l’ENSAE come scuola di formazione nel 1961.

Nell’ottobre 1974, Michel Aglietta ha difeso la sua tesi di dottorato all’Università di Parigi 1 Panthéon-Sorbonne, intitolata Régulation du mode de production capitaliste dans la longue période. Prendendo come esempio gli Stati Uniti (1870-1970). La commissione di laurea era composta da Raymond Barre, Hubert Brochier, Carlo Benetti, Joseph Weiller e Edmond Malinvaud.

Ha ricevuto l’agrégation (concorso pubblico nel sistema educativo francese) in economia nel 1976, primo passo per intraprendere la carriera accademica. Dopo aver conseguito il dottorato, Michel Aglietta ha tenuto seminari all’INSEE. Vengono discussi i sette capitoli della sua tesi. Ogni mese si tiene un incontro su uno dei capitoli. Si forma un gruppo di persone, tra cui Robert Boyer e Alain Lipietz, Pascal Petit provenienti dall’INSEE, dal CEPREMAP e dalle università. Sulla base di questi incontri, Aglietta scrisse il libro: Régulation et crises du capitalisme, Calmann-Lévy, 1976. Quando uscì, il libro ottenne una certa visibilità e fu tradotto abbastanza rapidamente in inglese (per Verso, Londra, 1979). Fu il battesimo della scuola francese della regolazione, che fu soprattutto portata avanti grazie al lavoro di Boyer, Lipietz, Coriat, Nadel e Petit. Aglietta ne fu l’ispiratore principale anche se non ha mai fatto parte del suo gruppo di ricerca. Di Aglietta, in italiano, sono stati tradotti solo due scritti: la postfazione alla terza edizione di Régulation et Crises du capitalisme nel 2001, accompagnata da un saggio sui compiti dello Stato di Giorgio Lunghini (Bollati Boringhieri), e Il dollaro e dopo: la fine delle monete chiave con una introduzione di Carlo Dadda, nel 1988 (Sansoni).

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Published: 05 May 2025
Created: 27 April 2025
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giubberosse

Gli Stati Uniti ascoltano la posizione della Russia

Veronica Romanenkova per tass.ru/ intervista Sergei Shoigu

In un’intervista con la TASS, il segretario del Consiglio di sicurezza russo Sergei Shoigu ha parlato dei successi dell’NMD, del dialogo tra Mosca e Washington, del pericolo di scoppio di una terza guerra mondiale a causa dei piani della “coalizione dei volenterosi” e delle condizioni affinché la Russia riprenda i test nucleari

Immagine 2025 04 27 182917.jpgSergey Kuzhugetovich, è trascorso quasi un anno dalla sua nomina alla carica di Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa. Come valuta la situazione nell’ambito della sicurezza nazionale e i cambiamenti in questo ambito? Quali questioni vengono decise dal Consiglio di sicurezza?

La situazione nell’ambito della sicurezza nazionale della Federazione Russa rimane difficile. Gli Stati ostili sono consapevoli di non essere riusciti a infliggere una sconfitta strategica alla Russia, a minare la sua autorità internazionale, a distruggere la sua economia o a indebolire la sua stabilità politica interna. La Russia sta resistendo con successo alla crescente pressione politica, militare, economica e informativa esercitata su di essa. L’incapacità dell’Occidente collettivo di raggiungere i propri obiettivi si accompagna a un aggravamento delle contraddizioni tra i suoi membri, dei loro problemi socio-economici interni e delle differenze ideologiche, nonché a una divisione nelle élite dominanti. Allo stesso tempo, i paesi che non hanno aderito alle sanzioni anti-russe sono sempre più convinti dell’incompetenza di coloro che, fino a poco tempo fa, cercavano di costringere il mondo intero a vivere secondo le proprie regole determinate unilateralmente. 

Questo sviluppo inaspettato degli eventi costringe l’Occidente a cercare nuovi modi per mantenere il suo dominio. La vittoria sulla Russia, se non sul campo di battaglia, almeno diplomaticamente – preservando l’Ucraina come “anti-Russia”, il principale antipodo del nostro Paese – rimane la priorità più importante per le élite occidentali. Allo stesso tempo, si stanno compiendo sforzi significativi per provocare instabilità interna nella Federazione Russa, negli stati vicini, soprattutto in Transcaucasia e Moldavia, per preparare “rivoluzioni colorate” nei paesi del Sud del mondo che lottano per una vera indipendenza: in Africa, Medio Oriente e America Latina. 

Tutto ciò è accompagnato da un cambiamento nella natura della manifestazione delle minacce alla sicurezza nazionale della Federazione Russa, dalla formazione di nuove sfide e rischi, nonché di opportunità per il nostro Paese. 

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Published: 04 May 2025
Created: 30 April 2025
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italiaeilmondo

Sovranità nazionali e divergenza dei populismi

di Emmanuel Todd

Apro questa rivista con la trascrizione di una conferenza tenuta a Budapest, in Ungheria, all’inizio di aprile, a Várkert Bazár, nell’ambito della Conferenza Eötvös organizzata dall’Institut du XXIe Siècle. Poiché questo viaggio non è passato inosservato, ho voluto renderlo pubblico il più possibile, in modo che tutti potessero farsi una propria opinione. In un’epoca in cui è facile trovarsi di fronte a calunnie e fantasie, ritengo sia importante garantire che le informazioni possano circolare liberamente e in modo trasparente in Europa [Emmanuel Todd, 29 aprile 2025].

https substack post media.s3.amazonaws.com public images b8a5fa39 95de 480c 8e23 7aa2d04d4012 994x843Il mio debito con l’Ungheria

Grazie per questa introduzione molto gentile e lusinghiera. Devo confessare subito che sono piuttosto emozionato di essere a Budapest per parlare della sconfitta, della dislocazione del mondo occidentale, perché la mia carriera di autore è iniziata dopo un viaggio in Ungheria. Avevo 25 anni, ci andai nel 1975, entrai in contatto con studenti ungheresi, parlammo e mi resi conto che il comunismo era morto nella mente della gente. Ho avuto una visione intuitiva della fine del comunismo a Budapest nel 1975. Poi sono tornato a Parigi e, un po’ per caso, nelle statistiche dell’Istituto nazionale di studi demografici ho trovato i dati sull’aumento del tasso di mortalità infantile in Russia e Ucraina, nella parte centrale dell’URSS, e ho avuto l’intuizione dell’imminente crollo del sistema sovietico. Avete appena visto la copertina del mio primo libro (La chute finale: Essai sur la décomposition de la sphère soviétique). Tutto è iniziato a Budapest e sento di avere un debito di gratitudine nei confronti dell’Ungheria. È commovente e impressionante trovarsi in questa bella sala, dopo aver incontrato ieri il vostro Primo Ministro, e tenere una conferenza quando, mezzo secolo fa, sono arrivato qui in treno, all’ostello della gioventù, come un misero studente che non sapeva cosa avrebbe trovato a Budapest.

 

L’umiltà necessaria

L’esperienza di questo primo libro e il crollo del comunismo mi hanno reso cauto. Naturalmente la mia previsione era corretta, ero molto sicuro di me: l’aumento della mortalità infantile è un indicatore molto, molto sicuro. Ma poi, circa 15 anni dopo, quando il sistema sovietico è crollato, devo umilmente ammettere che non avevo compreso appieno ciò che stava accadendo. Non avrei mai potuto immaginare gli effetti di questa disgregazione sulla sfera sovietica nel suo complesso. Il facile adattamento delle ex democrazie popolari non mi ha sorpreso più di tanto. Nel mio libro, La caduta finale, ho notato le enormi differenze di dinamismo che esistevano tra Ungheria, Polonia e Cecoslovacchia, ad esempio, e la stessa Unione Sovietica.

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Published: 04 May 2025
Created: 30 April 2025
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comedonchisciotte.org

Sul filo del rasoio: "pace", capitolazione, guerra. O Thawra!

Le trattative Usa/Iran

di Lo Sparviero

Iran12.jpgProseguono le trattative “sul nucleare” iraniano fra i delegati della Repubblica islamica e i negoziatori statunitensi guidati da Steve Witkoff il quale Witkoff, miliardario immobiliarista ebreo americano “prestato alla politica” e presentato dai media come un “feroce negoziatore” nel senso della feroce e concreta attitudine di costui nel concludere proficuamente gli affari, è l’incaricato di Trump anche per le trattative “di pace” sul fronte russo-ucraino/NATO. Anche questo fatto di dettaglio indica come siano intrecciate le vicende degli attuali fronti di guerra aperti e della possibile “pace” che si sta contrattando. In questa nota ci preme dire unicamente di un paio di punti che riguardano lo scenario di guerra in Asia occidentale. Un paio di punti (a nostro avviso) fermi di carattere generale, attorno ai quali ruotano le molteplici e imprevedibili variabili della lotta per la vita o per la morte cioè della lotta suprema in corso.

Scriviamo sopra di possibile “pace” fra virgolette perché essa per l’imperialismo è concepibile a una non contrattabile condizione: la capitolazione politica e operativa delle forze combattenti dell’Asse della Resistenza. La capitolazione di Hamas, quella di Hezbollah, delle milizie popolari irakene, degli Houthi yemeniti. Tutte forze che sono sotto continua e feroce pressione strangolatoria nel mentre che fra Usa e Iran “si tratta”.

“Si tratta” in perfetto stile imperialista, cioè con la pistola puntata alla tempia del governo di Teheran e dell’intero popolo iraniano. Un imponente dispositivo militare imperialista è infatti e intanto schierato, pronto a colpire qualora i negoziati fallissero secondo il criterio che lo sceriffo americano riterrà valido. Da parte del regime di Teheran che è fatto da uomini dalla tempra fortissima a cominciare dalla Guida Suprema Alì Khamenei, niente affatto disposti alla sottomissione, si accetta il terreno della trattativa pur sotto evidente scacco per cercare di evitare o procrastinare il più possibile uno scontro militare diretto con il tandem Usa/Israel, forse cercando di spezzarlo. Un tandem criminale che non ha nessunissimo scrupolo a usare il suo armamento nucleare se decide per la guerra, che in ogni caso sarebbe guerra devastante per l’Iran.

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Published: 04 May 2025
Created: 28 April 2025
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lantidiplomatico

Le ambiguità del pontificato di papa Bergoglio

di Alessandra Ciattini

mfspihou74fPapa Bergoglio un rivoluzionario o un conservatore mascherato? Né l’uno né l’altro: un papa può “salvare la Chiesa” spesso accettando compromessi più apparenti che sostanziali.

In questi giorni, ho letto molti articoli e ascoltato molte interviste di autori non solo italiani sulla figura di Papa Bergoglio e sono rimasta sorpresa per la quasi generalizzata accettazione della retorica enfatica con cui è stata affrontata la scomparsa di quest’ultimo papa, che certo si è distinto nello stile e nel gesto dai molti suoi predecessori. Lungi da me voler mostrare mancanza di rispetto verso il sentimento religioso, parte intima e nascosta degli esseri umani, legata alla nostra consustanziale precarietà, al senso della morte e del nulla, ma è bene ricordare che una cosa è questo sentimento, una cosa è l’uso che ne fanno le varie istituzioni storiche, che con atteggiamenti spesso divisivi e contraddittori lo hanno veicolato verso la sottomissione, la rassegnazione, alimentando sogni di speranze nebulose e astratte.

Nel caso della Chiesa cattolica, ricordo che si tratta di un’istituzione, che nonostante i suoi tentativi di modernizzarsi e di democratizzarsi (per es. il Concilio Vaticano II), possiede un cuore tutto medioevale; infatti, è retta da una monarchia sacra e assoluta, che si incarna nella figura di un pontefice reso infallibile, quando parla ex cathedra, da un apposito dogma (Pastor Aeternus), sostenuto dai Gesuiti, proclamato nel Concilio Vaticano I il 18 luglio 1870 sotto il Pontificato di Pio IX, che in precedenza aveva emanato il dogma dell’Immacolata Concezione. La Costituzione dogmatica su citata stabilisce che il pontefice, nella funzione di Pastore di tutti i cristiani, quando definisce una dottrina sulla fede e sui costumi, è infallibile e pertanto tutti i fedeli sono obbligati a conformarsi a quanto da lui affermato. Una minoranza di cardinali, convocati per il Concilio e provenienti dall’Europa centrale, non fu d’accordo con questa decisione e lasciò Roma per non votare.

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Published: 03 May 2025
Created: 03 May 2025
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krisis.png

Il matrimonio di interessi tra Stati Uniti e Cina è saltato

Dalla Chimerica alla competizione globale: si rompe l’asse economico che ha segnato un’epoca.

di Giacomo Gabellini

copertina65.jpgL’idillio è finito. Per decenni Washington e Pechino avevano condiviso un rapporto di interdipendenza economica senza precedenti, fondato sulla delocalizzazione produttiva e sul finanziamento del debito americano. Ma l’era del matrimonio di interessi volge al termine. Le recenti dichiarazioni di J.D. Vance, le tensioni commerciali e l’ascesa tecnologico-industriale della Cina raccontano la fine di un equilibrio che ha dominato la globalizzazione post Guerra fredda. Ecco la prima puntata di una serie di approfondimenti di Krisis dedicati all’ascesa e al declino della Chimerica.

Parte I – Ascesa e declino di Chimerica

«Prendiamo in prestito denaro dai contadini cinesi per comprare i beni che quegli stessi contadini cinesi producono». Con questa sintesi, il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance ha spiegato le conseguenze, per gli Stati Uniti, della cosiddetta economia globalista. Lo scorso 10 aprile, nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, Vance ha difeso strenuamente la decisione del presidente Donald Trump di imporre dazi (quasi) a 360 gradi, e sferrato un attacco frontale all’assetto liberoscambista in vigore ormai da diversi decenni. Vance ha spiegato che la globalizzazione si è tradotta nel «contrarre un debito enorme per acquistare beni che altri Paesi producono per noi».

La reazione cinese è giunta pressoché istantaneamente. Il portavoce del Ministero degli Esteri Lin Jian ha dichiarato che «è allo stesso tempo sconcertante e deplorevole sentire questo vicepresidente fare commenti così ignoranti e irrispettosi». Hu Xijin, ex caporedattore del quotidiano Global Times, ha invece alluso alle origini che Vance, un hillbilly (contadino montanaro, ndr) ha sempre rivendicato per affermare che «questo vero “contadino” venuto dall’America rurale sembra mancare di prospettiva. Molte persone lo stanno esortando a venire a visitare la Cina di persona».

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Published: 03 May 2025
Created: 29 April 2025
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lordinenuovo

Trump, la svolta protezionista del capitale statunitense e la leggenda dell’Italia “colonia”

di Domenico Cortese

articolo trump protezionismo italia colonia 400x2252x.jpgDonald Trump la sera del 2 aprile ha annunciato una serie di nuovi dazi, di diverso tipo, da applicare sulle merci estere: essi, secondo il Presidente americano, sono «più o meno della metà» rispetto a quelli «che gli altri Paesi applicano agli Stati Uniti». Per i prodotti importati dall’UE si arriva al 20%, dalla Cina al 34%. I dazi più alti al Vietnam (46%), mentre tra gli altri Paesi più colpiti Thailandia (36%), Taiwan (32%), Indonesia (32%), Svizzera (31%) e India (26%). I dazi si aggiungerebbero a quelli già previsti per specifiche merci e prodotti come automobili, acciaio e alluminio. Trump ha paragonato l’ordine esecutivo con cui sono stati istituiti i nuovi dazi a una «vera e propria dichiarazione d’indipendenza» che porterà a un «ritorno all’età dell’oro». Qualche giorno dopo, come conseguenza della richiesta della maggior parte dei Paesi colpiti dalle misure, Trump ha sospeso per 90 giorni i dazi definiti “reciproci” – ma non nei confronti della Repubblica Popolare Cinese – in attesa di affrontare dei negoziati che dovrebbero, secondo il parere della Casa Bianca, trovare una soluzione all’abissale deficit commerciale degli Stati Uniti. Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, prima di atterrare a Roma per il funerale di papa Bergoglio, il presidente degli Stati Uniti ha spiegato che probabilmente la sospensione dei dazi non vedrà una ulteriore proroga.

Il presidente americano ha di recente tuonato, in particolare, proprio contro l’Europa che, come dice il nuovo inquilino della Casa Bianca, «riscuote un dazio del 10% sulle importazioni di veicoli, quattro volte superiore al dazio del 2,5% applicato dagli Stati Uniti alle autovetture»; in generale «se si guarda ai singoli Paesi e si osserva quanto ci fanno pagare, in quasi tutti i casi ci fanno pagare molto di più di quanto noi facciamo pagare loro – ha detto – e quei giorni sono finiti».

Siamo all’inizio, sembrerebbe, di una fase del capitalismo imperialista globale che vedrebbe una forte accelerazione della restrizione alla libertà di circolazione di merci e capitali – sulla scia di quanto già accaduto con la pandemia, fenomeno che ha messo in crisi le catene del valore lunghe per via dell’impossibilità degli spostamenti e che ha visto sintomi evidenti di tale cambiamento come la crisi dei container tra Cina e USA, la crisi di Suez con la nave bloccata nel canale, la crisi di fornitura di molti materiali critici come i chip e, quindi, avvio dei progetti di reshoring[1].

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Published: 03 May 2025
Created: 28 April 2025
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ottolinatv.png

Xi e Huawei asfaltano pacificamente Trump. Lui reagisce riempiendo di missili il Pacifico

di OttolinaTV

trump e xi large.jpgE meno male che Trump doveva riportare un po’ di sano realismo alla Casa Bianca: prima ha dichiarato una guerra commerciale al resto del mondo che, però, ha scatenato una delle più massicce fughe di capitali dagli USA di sempre e l’ha costretto a una rovinosa ritirata, poi ha rilanciato la guerra tecnologica contro la Cina, vietando l’esportazione anche di chip di vecchia generazione, per ritrovarsi, però, il giorno dopo con Huawei che annunciava l’uscita di nuove macchine e processori pensati ad hoc per l’intelligenza artificiale che hanno lasciato gli analisti a bocca aperta; e ora, per concludere, sembra si sia messo l’anima in pace e sia tornato ai cari vecchi metodi da cowboy. L’hanno ribattezzato il super bowl delle esercitazioni del Pacifico: si chiama balikatan, spalla a spalla, ed è un’esercitazione marina congiunta tra forze armate statunitensi e filippine che va regolarmente in scena da quasi 40 anni, ma che a questo giro, stando ad Asia Times, “è la più grande mai condotta”. “Più che un super bowl, è un super troll” rispondono i cinesi dalle pagine del Global Times: “un’esercitazione che trabocca di provocazioni nei confronti della Cina”.

Durante l’esercitazione, in corso da lunedì scorso e che prevede la partecipazione di circa 15 mila effettivi tra statunitensi e filippini, verrà infatti dispiegato, per la prima volta in assoluto nell’area, il sistema missilistico NMESIS, dotato di missili d’attacco navali in grado di interdire il passaggio di imbarcazioni cinesi nello stretto di Luzon, il tratto di mare che separa le isole settentrionali delle Filippine da Taiwan; ma, soprattutto, verrà schierato un secondo Typhon, il lanciatore di missili a lungo raggio Tomahawk e SM-6 che, con una gittata massima di poco inferiore ai 2 mila chilometri, permetterebbero all’impero di raggiungere sostanzialmente tutte le principali aree metropolitane del dragone. Il primo sistema era stato dispiegato nelle Filippine l’anno scorso, sempre durante un’esercitazione, e sarebbe dovuto essere rimosso; oggi, si raddoppia!

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Published: 03 May 2025
Created: 26 April 2025
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eticaeconomia

Mar-a-Lago Accord. Il manifesto della pax trumpiana?

di Marco Lossani

banconota scaledMarco Lossani discute le tesi di S. Miran (che è a capo del Council of Economic Advisers), il quale, in un documento che solleva non pochi dubbi, auspica una profonda ristrutturazione del sistema commerciale e finanziario globale. Nel frattempo, la sequenza di annunci del Presidente Trump, che hanno accompagnato il ritorno alla guerra dei dazi, ha generato un livello di incertezza senza precedenti, provocando una perdita di fiducia nei confronti del dollaro. Un risultato a dir poco paradossale.

* * * *

Tariff-Man ha colpito ancora. Come annunciato durante l’ultima campagna elettorale, Trump ha avviato una nuova guerra dei dazi. O meglio, ha ripreso una guerra commerciale fatta di una serie di annunci, in parte successivamente annullati o sospesi (tranne che nei confronti della Cina). Il risultato è una sorta di dejà vu’ di quanto già sperimentato nel corso del suo primo mandato presidenziale. Una serie di comportamenti ondivaghi che hanno generato un’enorme incertezza. Con una differenza sostanziale. Nel 2018 l’obiettivo concreto della guerra commerciale era la Cina e la sua politica di indebita appropriazione di tecnologia USA. Oggi è invece difficile capire quale sia il vero obiettivo, sia economico che politico. Nell’opinione di molti analisti, l’ispiratore di Trump non sarebbe Peter Navarro (il tristemente famoso Trade Czar) ma piuttosto Stephen Miran (a capo del Council of Economic Advisers), autore di un paper in cui viene auspicata una profonda ristrutturazione del sistema commerciale e finanziario globale. Tuttavia, la lettura del documento lascia più dubbi che certezze.

 

Mar-a-Lago Accord. I punti salienti. La proposta di muove da un punto fondamentale. Il ruolo di moneta di riserva svolto dal dollaro USA ne ha provocato una persistente, sostanziale sopravvalutazione.

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Published: 02 May 2025
Created: 29 April 2025
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lafionda

Trump e l’eterogenesi dei fini

di Marco Canesi

zadàkngòls1. Il limite del capitale alla fine del fordismo: eludere le nuove istanze strutturali

Con la progressiva saturazione del mercato dei beni di consumo di massa standardizzati e il tramonto del fordismo, erano emerse nuove istanze

Cresceva la necessità di soddisfare una domanda dettata da bisogni sempre meno di origine naturale (fisiologica e biologica) e sempre più di origine sociale e culturale. Ne conseguiva la necessità di un’offerta che, in virtù di uno stretto e costante contatto con la domanda, fosse più personalizzata o, comunque, più appropriata, in cui a prevalere fosse tendenzialmente il valore d’uso sul valore di scambio. Le piccole e medie imprese, date le loro caratteristiche strutturali e la predisposizione ontologica dei loro conduttori e delle loro maestranze a fare un buon prodotto, avrebbero potuto essere le più idonee a realizzarne la parte più importante e ad acquisire ruolo di protagoniste nel processo di produzione.

Si può ritenere che, in alternativa alla storica tendenza alla centralizzazione e alla concentrazione, si stesse manifestando l’esigenza di una tendenza esattamente opposta, ovvero una tendenza alla decentralizzazione e alla deconcentrazione.

Le multinazionali, condizionate dalla logica del profitto, hanno eluso il problema sostituendo al modo di sviluppo fordista il modo di sviluppo della globalizzazione[1]: da un lato, hanno continuato a perseguire una sempre più forte centralizzazione dei capitali e, da un altro lato, hanno attuato, come decentralizzazione, una delocalizzazione di gran parte delle fasi di processo delle proprie filiere produttive nei Paesi periferici, con lo scopo, anzitutto, di pagare i salari più bassi e di avere un’organizzazione gestionale la più flessibile, a livello mondiale.

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Published: 02 May 2025
Created: 28 April 2025
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fuoricollana

De-costituzionalizzazione e confusione

di Antonio Cantaro

La scuola di valditara.jpgLa scuola secondo Valditara, un generico e fumoso metodo interdisciplinare. Al Ministro e ai suoi deboli critici andrebbe ricordata la rigorosa lezione degli intellettuali che si sono seriamente misurati con il tema. La Bibbia, lo studio del latino e la geo-storia presi sul serio.

Abbiamo già scritto nelle nostre pagine perché la “scuola di Valditara” è lungi, al di là dell’enfasi patriottica con cui è rappresentata dal Ministro, dal prendere sul serio la questione identitaria, per noi questione serissima (Cantaro, 2024). In questo numero – incentrato sulle “Nuove indicazioni nazionali del primo ciclo d’istruzione” – torniamo lungamente sul tema, sottolineando con ancor più forza come essa si inserisca in un processo di lunga data di de-costituzionalizzazione del sistema dell’istruzione. Il formale omaggio alla Carta costituzionale di Giuseppe Valditara non sposta di una virgola il nostro giudizio. Accresce la confusione e alimenta, altresì, le confuse risposte dei cosiddetti detrattori dei lavori della Commissione Perla.

 

La Bibbia presa sul serio

Dire semplicemente no all’introduzione nei programmi scolastici dello studio della Bibbia e del latino e opporsi alla cancellazione della geostoria non significa niente o, peggio, apre a una discussione da bar dello sport che non fa bene a nessuno. Non fa bene a insegnanti, a studenti, a famiglie. Non fa bene all’Italia. La bibbia, il latino, la geostoria non possono essere agitati come slogan “l’un contro l’altro armati”. Vanno presi sul serio. Soprattutto va preso sul serio il loro uso in generale e il loro uso in particolare, nelle aule scolastiche. Sulle nefande conseguenze dell’uso catechistico della Bibbia abbiamo già dato. Il libro, ancor più venduto in tutti i Continenti, è oggi considerato dalla grande parte della popolazione il libro più noioso al mondo.

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Published: 02 May 2025
Created: 28 April 2025
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lantidiplomatico

Le peggiori menzogne di Israele

di Alessandra Ciattini*

nsdàkgnòSembra che in Italia nessuno si sia accorto della pubblicazione del libro di Jean-Piere Bouche e Michel Collon, intitolato Israël. Les 100 pires citations (Israele. Le 100 peggiori citazioni),  avvenuta nel 2023  grazie a Investig’action, sito multimediale amministrato dallo stesso Collon. E ovviamente la ragione è evidente: il libro contiene notizie, frasi, espressioni, ragionamenti rilasciati dai dirigenti politici israeliani, da cui si può ricavare la netta differenza tra i discorsi ufficiali e l’autentico pensiero dei fondatori, dei presidenti, ministri, militari israeliani, i quali sin dal 1895 hanno dichiarato a chiare lettere quale fosse la loro strategia e il loro obiettivo finale. Tutti questi elementi, spesso oscurati, mettono in evidenza il progetto coloniale israeliano, non meno feroce delle precedenti avventure coloniali europee.

Mi pare importante sottolineare in prima battuta che il principale obiettivo di Collon, espresso nello slogan di Investig’action, Pas de Paix sans Info Indépendente, è quello di analizzare meticolosamente i contenuti che quotidianamente ci vengono elargiti dai mass media, mostrando come essi alterino la realtà, tentino di manipolarci e distorcano i fatti. Collon è uno specialista in questo ambito, avendo studiato tutte le manipolazioni ideologiche legate alle guerre “umanitarie”, esportatrici di democrazia degli ultimi decenni; da ricordare il suo libro sulle immagini diffuse sulla guerra in Ucraina, nel quale mostra che sostanzialmente i procedimenti di manipolazione e di falsificazione sono sempre gli stessi.

Una delle opinioni ormai più fondate è quella secondo cui i tempi di guerra partoriscono tantissime menzogne, come del resto aveva già documentato il grande storico francese Marc Bloch in Riflessioni sulle false notizie della guerra (1921). In una pagina, in cui si richiama alla psicologia delle testimonianze, scrive: “Falsi racconti hanno sollevato le folle. Le notizie false, in tutta la molteplicità delle loro forme – semplici dicerie, imposture, leggende -, hanno riempito la vita dell’umanità. Come nascono? da quali elementi traggono la loro consistenza? come si propagano, guadagnando in ampiezza a mano a mano che passano di bocca in bocca o di scritto in scritto? Nessun interrogativo più di questi merita d’appassionare chiunque ami riflettere sulla storia”. Bloch scriveva quando ancora i mass media non avevano raggiunto la pervasività attuale e, pertanto, guardava più alle false notizie generatesi spontaneamente tra i combattenti.

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Published: 02 May 2025
Created: 27 April 2025
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tempofertile

Alcune questioni circa la Cina, confronto tra universalismi

di Alessandro Visalli

WhatsApp Image 2025 04 27 at 16.25.02.jpegIn vista di un dibattito sulla Cina, organizzato dalla redazione de L'Interferenza per il 17 maggio, al quale parteciperò, pubblico la prima parte di tre di una riflessione sull'universalismo cinese nelle sue differenze con l'universalismo occidentale e nel quadro del progetto strategico della "Comunità umana dal futuro condiviso". Lo sforzo è duplice: da una parte contrapporre al suprematismo occidentale di marca americana un progetto di contropotere fondato sul reciproco riconoscimento concretizzato intorno al Brics; dall'altra fare da barriera selettiva alla modernità occidentale che rischia di corrodere dall'interno la Cina tanto più quanto più procede sulla via di una "moderato benessere" (Xiao Kang). Il tentativo è di governare sul piano strategico la modernizzazione del paese, ormai alla frontiera su molti livelli, senza con ciò dissolvere l’identità collettiva o cadere in una subordinazione epistemica con l’Occidente.

Quella di Xi Jinping è dunque una modernizzazione selettiva e centrata, che mira a produrre una soggettività collettiva “armoniosa”, in cui convivano un’identità culturale riconoscibile, un’economia aperta e una capacità di intervenire nel discorso globale da una posizione non subalterna. Un compito di enorme difficoltà e importanza.

Al contempo una prospettiva altamente delicata e critica, schematizzabile nella sintonia/opposizione tra dialettica e conflitto, da una parte, e armonia nel tianxia, dall'altra.

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Published: 01 May 2025
Created: 28 April 2025
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fuoricollana

La teologia narrativa di Francesco

di Geminello Preterossi

Il pontificato di Francesco presenta delle ambivalenze che affondano le radici in una tensione storica tra la Chiesa e la modernizzazione estrema dell’Occidente. Uno dei suoi grandi meriti è stato quello non di innovare la dottrina ma di cambiare profondamente il linguaggio

Per Preterossi.jpgIl pontificato di Papa Francesco ha segnato questo decennio in modo largamente positivo, soprattutto sul piano della politica internazionale. Francesco ha rappresentato — e rappresenta — una voce autonoma, critica, libera e anche assennata, direi, rispetto ad alcune derive del nostro tempo.

 

La guerra mondiale a pezzi, un movimento tettonico

Una di queste derive riguarda innanzitutto lo scivolamento verso un’idea di guerra totale. Colpisce, infatti, come si stia sdoganando il concetto stesso di una ostilità totalizzante. Negli anni del secondo dopoguerra, soprattutto tra gli anni Sessanta e Settanta, l’uso della bomba era ancora un tabù condiviso da tutti: intellettuali, scrittori, uomini di Chiesa, politici di ogni orientamento.

Come diceva anche Norberto Bobbio: “La guerra non si può più fare, perché sarebbe l’ultima guerra”. Oggi, però, non sarei più così convinto che quel tabù esista ancora. Anzi, come abbiamo sentito poco fa, sembra proprio che sia venuto meno.

Si parla ormai apertamente dell’uso di armi nucleari tattiche, di armi di distruzione di massa… e non soltanto in modo ipotetico. Non è solo un delirio, un’illusione: forse è anche il segno di un cinismo estremo. Ma, comunque, è indicativo di una deriva culturale profonda.

In questo contesto, Papa Francesco — con la formula, ormai nota, della “terza guerra mondiale a pezzi” — ha trovato una chiave espressiva efficace. Mi pare che sia pienamente consapevole del fatto che oggi ci troviamo davvero di fronte a un rischio estremo.

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Published: 01 May 2025
Created: 27 April 2025
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nicomaccentelli

La menzogna di Ventotene e il 25 Aprile

di Nico Maccentelli

480741427 1063795025555759 5339780102461705052 n 768x576.jpgAppunti sulla Resistenza ieri e oggi

Questo 25 aprile è stato il peggiore di tutti: la Brigata Ebraica (1), che ha operato in Italia poche settimane per andare poi a sterminare gli arabi in Palestina, ha preso la scena di tutti i TG, mentre le manifestazioni realmente partigiane sono state demonizzate come episodi di intolleranza estremistica.

I principali politici guerrafondai hanno strumentalizzato la Resistenza e i partigiani accostandoli al regime nazista banderista ucraino spacciato per resistente, mentre la maggior parte della popolazione ucraina non ne può più né della guerra né della repressione sanguinaria che pratica la SBU, i servizi di intelligence ucraini e i sequestri dei reclutatori ai danni dei cittadini che cerano di non andare a morte certa al fronte: uno stravolgimento propagandistico filo-nazista della realtà dei fatti nel nome di una non meglio precisata “libertà”.

Ma ciò su cui si regge tutto questo cumulo di manipolazioni della nostra Resistenza è la menzogna nata pochi anni fa, creata ad arte, e che non ha nulla a che vedere con la nostra lotta di Liberazione dal nazifascismo e ancor prima sulla lotta antifascista durante il Ventennio. Una patina ideologica sulle reali ragioni della Resistenza, che sostituisce gli imprinting politici e ideologici dei partiti della Prima Repubblica, provenienti per valori e visioni del mondo proprio da quella Resistenza stessa. In particolare mi riferisco al percorso storico del PCI: il gruppo dirigente del PD formatosi in tutti questi anni, non solo ha abbandonato la missione di emancipazione delle classi popolari dal dominio classista del capitalismo, ma oggi osanna l’esistente sopprimendo ogni passaggio politico e punto di vista di classe e popolare, manipolando la storia a uso e consumo di una costruzione europea postuma alle Resistenze e che non è uno stato sovranazionale con i suoi organi democratici (ricordo che il Parlamento Europeo, ha solo funzione consultiva), ma un grumo di gestione del potere continentale, delle sue oligarchie finanziarie e multinazionali che sta involvendosi verso un’economia di guerra.

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Published: 01 May 2025
Created: 27 April 2025
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seminaredomande

Dollarizzazione digitale

di Francesco Cappello

photo 2025 04 27 13 54 56 1140x641.jpgIl piano degli Stati Uniti per mantenere la supremazia del dollaro, si oppone all’abbandono progressivo dall’uso del dollaro su scala globale grazie all’implementazione di un “Dollaro digitale” che non avrà la forma di una valuta digitale emessa direttamente dalla banca centrale (CBDC), ma piuttosto di un piano per promuovere e regolamentare le stablecoin ancorate al dollaro. I Paesi BRICS+ stanno utilizzando valute alternative, e Cina ed Unione europea stanno sviluppando valute digitali controllate dalle banche centrali (CBDC) che potrebbero aggirare il sistema finanziario controllato dagli Stati Uniti. In questo scenario, le stablecoin sono un’arma digitale atta a sostenere la circolazione dei dollari in tutto il mondo (malgradi dazi e sanzioni) e preservare la supremazia finanziaria degli Stati Uniti nell’era delle criptovalute.

* * * *

Ogni transazione in Yuan Digitale (e-CNY) riduce gradualmente la dipendenza dal dollaro, tracciando la strada verso una multipolarità valutaria, dove diverse valute forti coesisteranno e si contenderanno il ruolo di riferimento. Questo è anche l’obiettivo dei BRICS plus: rendere il commercio globale più equo e meno esposto ai rischi legati a una singola moneta. La piattaforma di pagamenti cinese è pensata per rafforzare l’Asia, rendendo le economie locali più resilienti e consolidando la leadership economica della Cina nella sua regione. La Cina, promuovendo attivamente l’uso dello Yuan digitale negli scambi internazionali con oltre 20 paesi in via di sviluppo, più che una guerra commerciale sta facendo una guerra di sistema.

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Published: 01 May 2025
Created: 26 April 2025
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perunsocialismodelXXI

Rileggendo Marx. Appunti sui libri II e III del Capitale

di Carlo Formenti

COVER SITO Leggere i Grundrisse.jpg

3. Capitale commerciale e capitale finanziario. Lavoro produttivo e lavoro improduttivo

“[Nella misura in cui la produzione capitalistica si impadronisce della produzione sociale] le altre specie di capitale...non gli vengono solo subordinate e modificate nel meccanismo delle loro funzioni, ma non si muovono più che sulle sue basi...capitale denaro e capitale merce (in quanto esponenti di rami di affari propri) non sono ormai più che modi di esistere...delle diverse forme di funzionamento che il capitale industriale ora riveste e ora depone nella sfera della circolazione” (Libro II, p. 79).

Inauguro la terza tappa del viaggio attraverso i Libri II e III del Capitale con questo passaggio, già citato nella tappa precedente, perché ben chiarisce il punto di vista di Marx sulla posizione che capitale merce e capitale denaro occupano nella gerarchia fra le diverse modalità di esistenza del capitale in generale: nel suo modello teorico, queste due forme svolgono la funzione di “ancelle” del capitale industriale. Si tratta di un punto di vista cruciale ai fini della distinzione fra lavoro produttivo e lavoro improduttivo. Al tempo stesso, si tratta di un punto di vista che, nella fase storica caratterizzata dal grande capitale monopolistico, terziarizzato e finanziarizzato, è al centro di critiche anche in campo marxista ma, prima di analizzare tali critiche, è opportuno approfondire il pensiero di Marx sull’argomento.

L’incapacità del capitalista (e degli economisti volgari) di comprendere il “mistero” del plusvalore, cioè del fatto che esso scaturisce dal tempo di lavoro non retribuito, argomenta Marx, fa sì che costoro attribuiscano alla sfera del commercio la capacità di creare ricchezza: “Al capitalista l’eccedenza del valore, o plusvalore, realizzata con la vendita della merce appare come eccedenza del suo prezzo di vendita sul suo valore, anziché come eccedenza del suo valore sul suo prezzo di costo, per cui il plusvalore annidato nella merce non si realizza mediante (sottolineatura mia) la vendita di questa, ma scaturisce dalla (idem) vendita stessa (Libro III, p. 63).

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Published: 30 April 2025
Created: 26 April 2025
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lafionda

Quale liberazione? Il popolo tradito

di Flaviana Cerquozzi

liberazione.jpg«Ci hanno insegnato tutto gli americani,
se non c’erano gli americani a quest’ora…
eravamo europei[..]».
(G. Gaber, “Ci hanno insegnato tutto gli americani”)

 

Una Costituzione nata da quel lontano 25 Aprile 1945

Il 25 aprile festeggiamo la Festa della Liberazione, facendolo coincidere con la data in cui le principali città italiane vennero liberate dai partigiani e cadde la Repubblica di Salò. In questa data, infatti, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclamò l’insurrezione generale nei territori occupati ancora dai nazi-fascisti.

Festeggiare il 25 Aprile significa riaffermare la centralità dei valori democratici che il regime fascista aveva negato e che il “popolo”, con forza, ha riaffermato, nella piena libertà di autodeterminazione che ha espresso nella scelta della forma di stato repubblicana.

La Resistenza italiana non è stata soltanto un movimento contro l’occupazione nazista e il regime fascista, è stata “Il potere costituente”. A guerra terminata, infatti, furono gli stessi partiti che avevano guidato l’Italia verso la liberazione a prendere parte al momento costituente: la Costituzione generata da queste forze sociali non poteva non essere antifascista ed eretta sui valori di democrazia e di libertà.

Per tale ragione la Costituzione è dotata di quegli anticorpi necessari a respingere il ritorno a un regime totalitario, che incarna i valori della Resistenza, eppure la stessa Costituzione presenta delle falle attraverso le quali poteri esterni si sono introdotti e l’hanno “sterilizzata”.

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Published: 30 April 2025
Created: 25 April 2025
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lantidiplomatico

Robotizzazione generale del lavoro, espansione delle merci immateriali, caduta tendenziale del saggio di profitto e rivoluzione

di Fosco Giannini

kfdpnbibPer ora, gettiamo solo un sasso nello stagno. La parabola delineata dal sasso lanciato non pretende di farsi curva politico-teorica compiuta, né scia strategica illuminante. Il suo obiettivo sta nel rapporto dialettico che, forse, potrà costituirsi tra la “curvatura” del tragitto del sasso e l’impatto di esso nello stagno stesso, e questo, eventuale, obiettivo vogliamo perseguirlo attraverso il minor “gravame” semantico possibile (recuperando il senso greco anti enfatico di semantikos, segnalare) e la maggior semplicità linguistica possibile. Due accorgimenti che potrebbero sfociare in alcune “ruvidezze” espositive. Ma come asseriva San Paolo di Tarso, su tutt’altro fronte, nelle sue “Lettere” (sintetizzando): tutto non è possibile, o sentiamo il sublime non senso ieratico nel ricercarlo, o rinunciamo a priori a parlare di Dio.

Cosa ci accingiamo a compiere? Due tentativi di “nuovo attraversamento” di due concezioni cardinali marxiane: il primo, relativo alla determinazione del valore delle merci; il secondo, relativo alla caduta tendenziale del saggio di profitto (lungo la strada alcune, volutamente incompiute per ragioni di “sostenibilità” di questo contributo, digressioni). Perché questi due “nuovi attraversamenti”? Per mettere a fuoco (solo per approssimazione, solo in relazione ai moti carsici “avvertiti” e certamente ancora - a nostro parere- non collettivamente portati alla luce, con un tasso, dunque, di errore alto) i compiti, di media-lunga durata, delle forze comuniste e rivoluzionarie.

In relazione a quali fatti concreti (di già potente impatto sulla fase ma, ancor più, densi di futuro) tentiamo di attraversare nuovamente le due concezioni cardinali marxiane citate?

Primo, la robotizzazione del lavoro in corso, ancora ai primordi, sul piano mondiale, ma già evocante un proprio sviluppo di carattere irreversibile ed esponenziale, non lineare. Un passaggio storico dallo stesso carattere “destinale”, ma con ben più imponenti potenzialità trasformatrici del lavoro e della lotta di classe, di quello del passaggio - seconda metà del 1.700 – dalla tessitura col telaio a mano a quella col telaio di Arkwright.

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Published: 30 April 2025
Created: 24 April 2025
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crs

BSW, sfide e nuovi equilibri politici in Germania

di Claudia Wittig

L’insuccesso alle prime elezioni generali dell’Alleanza Sahra Wagenknecht è da attribuire a un clima mediatico non favorevole, agli errori nella strutturazione del programma politico e nell’organizzazione del partito

sahra wagenknecht 1.pngLa Germania ha votato anticipatamente. Il 6 novembre 2024, il cancelliere Olaf Scholz ha esautorato il ministro delle Finanze e annunciato l’intenzione di porre una questione di fiducia, con la possibilità di elezioni anticipate.

Nel frattempo, l’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW), nata meno di un anno prima, a gennaio 2024, da una scissione della Linke, aveva già attirato molta attenzione. Dopo anni di conflitti interni, Sahra Wagenknecht aveva lasciato Die Linke, formando una nuova forza politica. Alle elezioni europee del giugno 2024, la BSW aveva ottenuto il 6,2% dei voti, raggiungendo pochi mesi dopo risultati significativi alle regionali in Germania orientale, entrando anche in coalizioni di governo in Brandeburgo e Turingia.

Nonostante questi buoni risultati, alle ultime elezioni la BSW non è riuscita a entrare, per soli 9.000 voti, nel Bundestag. Pur avendo ottenuto il miglior risultato per un partito di nuova formazione, la delusione è stata grande. Gli eventi tra la caduta della coalizione di governo e le elezioni evidenziano però le criticità del sistema politico tedesco e il ruolo crescente della BSW nel dibattito pubblico.

 

1. Cosa vuole la BSW?

Non esiste ancora un programma di base, ma già a novembre era chiaro quali fossero i principi cardine del nuovo partito: pace, economia sociale di mercato e un approccio più sfumato al dibattito sulla migrazione.

Nel suo anno di fondazione, il principale tratto distintivo della BSW consisteva nell’opposizione alla “politica estera basata sui valori” della coalizione di governo, proponendo invece una coerente politica di pace. Secondo la BSW, la strategia della ministra degli Esteri Annalena Baerbock e del ministro dell’Economia Robert Habeck non solo aveva causato gravi danni economici e aumentato il rischio di un’escalation della guerra in Ucraina, ma aveva anche portato la Germania, con le sue massicce forniture di armi, a sostenere una guerra di ritorsione contro i palestinesi.

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Published: 29 April 2025
Created: 29 April 2025
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sinistra

Škola kommunizma: i sindacati nel Paese dei Soviet

di Paolo Selmi

Seconda parte: Il 1905: chiave di volta e detonatore di cambiamenti epocali

Škola kommunizma i sindacati nel Paese dei Soviet parte 1 html 98bc8d74546bea8f"Cari compagni,
a distanza di tre anni riparto con la pubblicazione di questo lavoro, prima puntata qui
https://sinistrainrete.info/storia/22349-paolo-selmi-skola-kommunizma-i-sindacati-nel-paese-dei-soviet.html
interrotto a seguito dell'inizio della SVO.

Era già stato completato, e pubblicato integralmente su academia.edu e a puntate su resistenze.org.

In realtà, quanto segue rappresenta un inedito, a distanza di tre anni, dal momento che ogni puntata, e saranno tante, oltre dieci sicuramente, sarà rivista prima di QUESTA sua pubblicazione su sinistrainrete. E, come in questo caso, RISCRITTA E AMPLIATA, per esigenze di chiarezza espositiva su concetti tutt'altro che semplici. Questo, naturalmente, senza togliere una virgola dalle cronache e dagli aggiornamenti sulla SVO. Cercherò di sistemare una decina di cartelle alla settimana e inviarle alla redazione. Dovessi saltare una settimana, chiedo scusa in anticipo. Grazie a tutti. Con saluti comunisti,
Paolo Selmi"

* * * *

La domenica di sangue e la sconfitta militare contro i giapponesi contribuirono al crollo verticale di credibilità del regime zarista, da un lato, e all’aumento contestuale della stessa su quel versante opposto di recente formazione (perché allora, a differenza di oggi, c’era un “versante opposto”).

Dal punto di vista sindacale, notiamo che la sempre maggiore differenziazione non teorica (dal momento che anzi, al contrario, scioperi alimentavano manifestazioni e manifestazioni alimentavano scioperi), ma operativa fra istanze politiche, rappresentate dal POSDR, e istanze economiche rappresentate sino ad allora “in supplenza” dallo stesso POSDR, rese finalmente necessaria la creazione di un’istituzione sociale a esse preposta, il sindacato ovvero, alla russa: l’unione (sojuz) operaia (rabočij) delle professioni (professional’nyj, che nell’inversione di ordine fra aggettivi e sostantivo è профессиональный рабочий союз), da cui l’abbreviazione profsojuz1.

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Published: 29 April 2025
Created: 23 April 2025
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infoaut2

La lunga frattura. Un contributo al dibattito su guerra e riarmo

di Infoaut

Frattura4.pngIn questi mesi la storia corre veloce, in poco tempo alcuni dei capisaldi su cui si è retto l’ordine mondiale definitivamente consolidatosi dopo il crollo del muro di Berlino stanno vivendo profonde tensioni e ristrutturazioni.

Non sono che sintomi di processi più profondi e radicali che ribollono come magma sotto la crosta terrestre tentando di farsi strada, di trovare sbocchi, sfiati e infine ridefinire il paesaggio.

Obiettivo di questo testo è sì quello di fare uno sforzo di chiarezza poiché leggere quanto accade nel mondo intorno è un primo passo per immaginare dove intervenire in maniera efficace, ma anche uno strumento che vuole spingere a praticare un’ipotesi e a calpestare un terreno che, seppur pregno di limiti e ostacoli, si presta a essere una finestra di possibilità che si apre e che non va lasciata richiudersi senza nemmeno aver fatto un tentativo.

Proviamo a orientarci.

 

PRIMA PARTE

I movimenti tellurici

I primi segni superficiali di questi processi si sono avvertiti con la crisi del 2007-2008. La terra ha tremato, le forme che aveva assunto per i quarant’anni precedenti il sistema capitalista sono entrate in fibrillazione.

Non si può comprendere ciò che è venuto dopo senza considerare questo fatto nella sua interezza. Quelle scosse che avevano sconvolto i mercati finanziari sono state il segnale del magma che si stava rimettendo in moto.

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Published: 28 April 2025
Created: 25 April 2025
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intelligence for the people

Una gigantesca partita a scacchi si sta giocando fra USA, Russia e Iran

di Roberto Iannuzzi

Il negoziato ucraino e quello sul nucleare iraniano rientrano in una più ampia battaglia per la ridefinizione degli equilibri mondiali. Mosca e Teheran hanno piena consapevolezza della posta in gioco

guerra conflitto e crisi in portogallo e russia le bandiere nazionali i re degliIn mezzo a continui colpi di scena, smentite, dichiarazioni contraddittorie, accuse e controaccuse, i contorni generali del piano di pace che l’amministrazione Trump offre a Kiev e Mosca sono alla fine emersi.

Nel frattempo, l’inviato speciale del presidente americano, Steve Witkoff, oltre a giocare un ruolo di primo piano nel negoziato con la Russia è impegnato in un’altra trattativa cruciale e piena di incognite con l’Iran.

Non è esagerato dire che dall’esito dei due tavoli negoziali dipende una porzione rilevante degli equilibri mondiali e la pace in due regioni strategiche come Europa e Medio Oriente.

Esiste inoltre un legame fra le due partite diplomatiche, sebbene si giochino su scacchieri differenti.

Entrambe fanno parte del (disperato) tentativo di Washington di preservare un ruolo egemone, sebbene ridimensionato rispetto a quello della tramontata era unipolare americana, in un mondo che è sempre più chiaramente multipolare.

 

Ambiguità e incertezze del piano Trump 

Che il piano di pace USA per risolvere il conflitto ucraino risulti appetibile anche ad uno solo dei contendenti è tutto da dimostrare. Esso chiede dolorose concessioni a entrambe le parti, ed è già stato definito essenzialmente inaccettabile dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Ma soprattutto, il piano sembra andare in direzione di un congelamento del conflitto, e non di una rimozione delle cause che lo hanno provocato.

In concreto, dunque, esso potrebbe risultare inammissibile anche per Mosca, sebbene i negoziatori russi, diplomaticamente più accorti di quelli ucraini, abbiano per ora evitato di sbilanciarsi.

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Published: 28 April 2025
Created: 28 April 2025
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antropocene

Marxismo occidentale e imperialismo

di John Bellamy Foster e Gabriel Rockhill

 

Parte prima: un dialogo

Pubblichiamo la prima parte di un dialogo tra John Bellamy Foster e Gabriel Rockhill che esaminano la storia e l'influsso del "marxismo occidentale", definito non da caratteristiche geografiche, ma dal rifiuto del marxismo sviluppato in Unione Sovietica, nel Sud globale, e persino del marxismo classico. Questa corrente di pensiero marxista, nata nel nucleo imperialista, invece di fronteggiare i problemi urgenti che la società di oggi deve affrontare, rappresenta una concessione al predominio dell’ideologia statunitense.

MR mar25.2.jpgGabriel Rockhill: Vorrei iniziare questa discussione affrontando, prima di tutto, un equivoco sul marxismo occidentale che è di interesse reciproco. Marxismo occidentale non equivale a marxismo in Occidente. È invece una versione particolare del marxismo che, per ragioni molto materiali, si è sviluppata nel cuore dell'impero dove c'è una significativa pressione ideologica per conformarsi ai suoi dettami e che condiziona le vite di coloro che vi lavorano. Tutto questo vale, in pratica, per gli stati capitalisti di tutto il mondo, ma non determina in modo rigoroso la ricerca e l'organizzazione marxista in queste aree. La prova più semplice di tutto ciò è il fatto che noi non ci identifichiamo come marxisti occidentali, anche se siamo marxisti che lavorano in Occidente, proprio come per il filosofo italiano Domenico Losurdo, il cui Western Marxism è stato recentemente pubblicato da Monthly Review Press.[*] Cosa pensi della relazione tra "marxismo occidentale" e "marxismo in Occidente"?

John Bellamy Foster: Non mi piace il termine "marxismo occidentale", in parte perché è stato adottato come forma di auto-identificazione da pensatori che rifiutano non solo il marxismo sovietico, ma anche gran parte del marxismo classico di Karl Marx e di Friedrich Engels, così come il marxismo del Sud globale. Contemporaneamente, gran parte del marxismo in Occidente, e le analisi più materialiste, politico-economiche e storiche, sono tendenzialmente esclusi da questo tipo di marxismo occidentale auto-identificato, che tuttavia si è posto come arbitro del pensiero marxista e ha dominato la marxologia. Di solito, nell'affrontare la questione del marxismo occidentale dal punto di vista teorico, io sottolineo che ciò con cui abbiamo a che fare è una specifica tradizione filosofica. Questa è iniziata con Maurice Merleau-Ponty (e non con György Lukács, come comunemente si suppone), ed è stata caratterizzata dall'abbandono del concetto di dialettica della natura associato a Engels (ma anche a Marx). Ciò significa che la nozione di marxismo occidentale si allontana sistematicamente da un materialismo ontologico in termini marxisti, e gravita verso l'idealismo, che ben si adatta alla rimozione della dialettica della natura.

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  1. Carlo Formenti: Rileggendo Marx. Appunti sui libri II e III del Capitale
  2. Rete Dei Comunisti: Lenin: teoria e prassi internazionalista
  3. Gianandrea Gaiani: Ultima chiamata per la pax americana: il no di Ucraina ed Europa
  4. Alfonso Gianni: La lotta di classe con l’arma dei dazi
  5. Slavoj Žižek: Benvenuti nella civiltà del paradosso del mentitore
  6. Alessandro Simoncini: Neoliberalismo, neo-populismo, neo-autoritarismo. Nuova personalità autoritaria e collasso della democrazia
  7. Salvatore Bravo: Engels e la condizione operaia
  8. Domenico Moro: I dazi possono fermare la decadenza degli Stati Uniti?
  9. Alessandro Somma: Verso l’economia di guerra
  10. Paolo Crocchiolo: Sul Filo Rosso del Tempo
  11. Fabio Mini: "La NATO è ormai un'alleanza di guerra"
  12. Alessandro Scassellati: Come nascondere un impero: il disvelamento dell’impero degli Stati Uniti
  13. Algamica: Le parole e le cose: la resistenza
  14. Carlo Di Mascio: Il soggetto moderno tra Kant e Sacher-Masoch
  15. Eros Barone: Dalla Resistenza alla Rivoluzione: la via esclusa
  16. Il rinculo di Trump
  17. Fogliolax: Il ReArm Europe (o Readiness 2030 per le anime più sensibili) spiegato al duo delle meraviglie
  18. Renato Strumia: Salari, contratti, lavoro: la prima linea del fronte
  19. Giacomo Gabellini: Il matrimonio di interessi tra Stati Uniti e Cina è saltato
  20. Mjriam Abu Samra, Sara Troian: La Palestina e la logica coloniale del diritto internazionale
  21. Gennaro Scala: Recensione del libro di Emmanuel Todd, La défaite de l’Occident
  22. Gianandrea Gaiani: L’Europa specula sulle vittime civili di Sumy per bloccare i negoziati di pace
  23. OttolinaTV: Come la Cina di Xi ha umiliato gli USA di Trump e tutti i suoi scagnozzi
  24. Francesco Cappello: Gli squilibri economici ristrutturano il mondo Rimettere in primo piano l’economia interna
  25. Fulvio Grimaldi: Oltre la pirotecnica dei dazi ----- Trump, pupi e pupari verso l'Armageddon

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