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Published: 28 April 2025
Created: 22 April 2025
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perunsocialismodelXXI

Rileggendo Marx. Appunti sui libri II e III del Capitale

di Carlo Formenti

COVER SITO Leggere i Grundrisse.jpg2. Sui rapporti fra il modo di produzione capitalistico e le altre forme sociali

Avvertenza: le parentesi quadre contengono chiarimenti o aggiunte del sottoscritto. Viceversa i termini in corsivo sono degli autori citati, salvo eccezioni esplicitamente segnalate.

Secondo Marx, la forma di merce che i prodotti del lavoro umano tendono ad assumere a mano a mano che le forze produttive si sviluppano, tanto da generare una eccedenza rispetto alle esigenze del consumo immediato, e le relazioni sociali (scambio mercantile) che ne derivano, non vanno classificati solo fra i presupposti della nascita del modo di produzione capitalista, ma rappresentano anche e soprattutto gli agenti che consentono a quest’ultimo di assimilare-integrare tutte le forme sociali con cui esso viene a contatto. Entrambe queste funzioni sono ampiamente discusse sia nel Libro II che nel Libro III del Capitale.

Nel capitolo XX del III Libro leggiamo: “Qualunque sia il modo di produzione sulla cui base si producono i prodotti che entrano come merci nella circolazione – la comunità primigenia o la produzione schiavistica, la produzione a opera di piccoli contadini e piccoli artigiani o la produzione capitalistica -, ciò nulla cambia al loro carattere di merci; e come merci essi devono attraversare il processo di scambio e i mutamenti di forma [cioè M-D e D-M] che lo accompagnano” (pp. 411-412).

Il medesimo concetto è spiegato in modo più ampio e dettagliato nel capitolo IV del II Libro: “il ciclo del capitale industriale, vuoi in quanto capitale denaro, vuoi in quanto capitale merce, si incrocia con la circolazione di merci dei più svariati modi di produzione sociale, nei limiti in cui questa è nello stesso tempo produzione di merci.

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Published: 27 April 2025
Created: 23 April 2025
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rete dei com

Lenin: teoria e prassi internazionalista

di Rete Dei Comunisti

Lenin bandiera.jpgIn occasione della ricorrenza della nascita di Lenin, a 155 anni dal 22 aprile 1870, cogliamo l’occasione per rendere omaggio al rivoluzionario che tentò l’assalto al cielo portando alla vittoria la Rivoluzione bolscevica che realizzò la prima esperienza di socialismo reale della storia.

A testimonianza dell’attualità di Lenin, scegliamo di approfondire la “paternità leniniana” dell’anticolonialismo bolscevico, ricostruendo per sommi capi il processo di elaborazione teorica sulla questione nazionale e coloniale, dagli inizi del 1900 fino agli anni immediatamente successivi alla rivoluzione. È in questi anni, infatti, che Lenin sviluppa quelle coordinate teoriche che forniranno da bussola per tutto il movimento comunista internazionale nel suo complesso, lungo tutto il corso del Novecento, fino ancora a oggi.

Su quest’aspetto rimandiamo alla prima sessione del forum organizzato dalla Rete dei comunisti: “Elogio del Comunismo del Novecento”, svoltosi a Roma, il 4-5-6 ottobre 2024, di cui è disponibile la registrazione audio-video degli interventi, nonché la pubblicazione cartacea degli atti che è in corso di presentazione in differenti città italiane.

Di fronte all’attacco sistematico dell’Occidente imperialista nei paesi del Sud globale, di fronte al genocidio in Palestina e all’escalation bellica promossa dall’Unione Europea, l’eredità teorica leniniana, che allora costituiva l’unico argine alla Prima guerra mondiale, torna oggi materia viva con cui affrontare le sfide del presente.

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Published: 27 April 2025
Created: 24 April 2025
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analisidifesa

Ultima chiamata per la pax americana: il no di Ucraina ed Europa

di Gianandrea Gaiani

1443273.jpg“Putin deve perdere in Ucraina”.
“Non è il momento di negoziare, Kiev può vincere la guerra e vincerà”.

Boris Johnson, primo ministro britannico, 30 maggio e 26 giugno 2022

“Penso di aver raggiunto un accordo con la Russia. Dobbiamo raggiungere un accordo con Zelensky … ma finora è stato più difficile”.

Con queste parole il presidente statunitense Donald Trump ha sintetizzato nella tarda serata di ieri (ora europea) la situazione al termine di una giornata convulsa caratterizzata dal rinvio degli incontri previsti a Londra per la pace in Ucraina a livello di ministri degli Esteri a causa delle profonde divergenze tra l’Ucraina e gli alleati occidentali circa il piano di pace proposto dagli Stati Uniti.

Il Foreign Office ha precisato che si è tenuto comunque un incontro a livello inferiore e che “i colloqui a livello ufficiale proseguiranno” ma il fallimento del summit è apparso a tutti evidente dopo che il Segretario di Stato americano Marco Rubio e l’inviato speciale della Casa bianca Steve Witkoff avevano annunciato nella mattinata di ieri che non sarebbero andati a Londra.

Decisione assunta, secondo il New York Times, in seguito alle dichiarazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky che aveva chiarito che Kiev “non riconoscerà legalmente l’occupazione della Crimea” da parte dei russi.

Nei giorni scorsi Rubio aveva dichiarato che gli Stati Uniti erano pronti ad abbandonare i negoziati se non ci fossero stati progressi tangibili verso una soluzione della crisi. Dopo il forfait di Rubio anche i ministri degli Esteri di Francia e Germania hanno annullato il viaggio a Londra.

A spiegare implicitamente le ragioni del fallimento del summit ha provveduto la Presidenza francese con un comunicato che spiega che “il rispetto dell’integrità territoriale e della vocazione europea dell’Ucraina sono esigenze molto forti degli europei” aggiungendo che “l’obiettivo resta quello di costruire un approccio comune che gli Stati Uniti potrebbero presentare ai Russia“.

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Published: 27 April 2025
Created: 18 April 2025
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crs

La lotta di classe con l’arma dei dazi

di Alfonso Gianni

C’è del metodo nella follia di Trump, che con i dazi punta a riconquistare il baricentro dell’economia e della politica mondiale. La consonanza ideologica con la nostra Presidente del Consiglio non ci aiuterà. L’Europa deve rendersi indipendente dal disegno USA spezzando il sistema di guerra che gli è proprio e aprendosi al Sud Globale

dazi 1jgu.jpgChe il viaggio a Washington della presidente Giorgia Meloni potesse portare a risultati concreti sul fronte della guerra commerciale era davvero difficile pensarlo, specialmente dopo che la proposta di “zero dazi” tra USA e Europa era stata respinta nettamente dall’Amministrazione statunitense e ribadita al Commissario europeo per il commercio, Maros Sefcovic. Allo stesso tempo supporre che Donald Trump potesse assumere posizioni sostanzialmente diverse da quelle brutalmente aggressive, appena temperate dalla tregua dei 90 giorni, per di più alla vigilia di importanti riunioni del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale era altrettanto impensabile. Oltre tutto la natura della visita della Meloni era stata messa in dubbio da più parti, se si trattava di una missione per conto della UE – non bastavano le telefonate con Ursula von der Leyen per accreditarla – o di un bilaterale Italia-USA, come i suoi fedelissimi nel Governo italiano avevano prudentemente detto alla vigilia della su partenza. Cosicché l’incontro si è svolto in un’aura di indeterminatezza che in fondo faceva comodo alla Meloni, potendo in questo modo vendere nel modo più favorevole qualunque tipo di esito, evitando le strette di una valutazione sui risultati concreti, avendo avvolto nel fumo gli obiettivi di partenza. La risposta di Trump all’invito a venire a Roma è rimasta indeterminata nei tempi e negli scopi e, secondo la stessa Meloni, non si sa se in quel caso intenderà farne sede di trattativa con la UE. Non a caso l’incontro con la stampa italiana, previsto prima della partenza da Washington, è stato sconvocato e la Meloni ha risolto con un whatsapp che definiva, in termini del tutto rituali e burocratici, l’incontro con il Presidente USA come un “confronto ideale e costruttivo”.

Il timore di una brusca accoglienza da parte di Trump è stato volutamente ingigantito per potere poi presentare come una vittoria i sorrisi e le parole di encomio che Trump non ha lesinato alla ospite italiana. Anche qui non c’è da stupirsi, dal momento che la Meloni poteva vantare un feeling di vecchia data con The Donald, avendolo sostenuto nelle sue accuse di brogli elettorali nel 2020.

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Published: 26 April 2025
Created: 22 April 2025
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chartasporca

Benvenuti nella civiltà del paradosso del mentitore

di Slavoj Žižek

Death in Venice shoot.jpgLa verità soggettiva si contrappone alla verità fattuale in modo analogo all’opposizione tra isteria e nevrosi ossessiva: la prima è una verità sotto forma di menzogna, la seconda una menzogna sotto forma di verità

* * * *

Il cosiddetto paradosso del mentitore (“ciò che sto dicendo è falso”), è stato discusso fino alla nausea dall’antica Grecia all’India fino alla filosofia del Novecento. Il paradosso implica che se la mia affermazione è vera, allora essa è falsa (“se ciò che sto dicendo è falso, allora ciò che sto dicendo non è falso”), e viceversa. Invece di perdere tempo nella rete infinita di argomentazioni e contro-argomentazioni, rivolgeremo lo sguardo a Jacques Lacan, il quale ha proposto una soluzione speciale a questo problema distinguendo tra enunciato ed enunciazione, ovvero tra il contenuto dell’enunciato e la posizione soggettiva implicata o espressa nell’atto dell’enunciazione. Non appena introduciamo questa distinzione, notiamo immediatamente che in sé un’affermazione del tipo “tutto ciò che dico è falso” può essere tanto vera quanto falsa, ma anche che una frase come “dico sempre il falso” può rappresentare perfettamente la mia percezione soggettiva di star vivendo un’esistenza inautentica o fasulla. Il discorso vale anche a rovescio: l’affermazione “so di essere un pezzo di merda” potrebbe di per sé essere letteralmente vera, ma falsa a livello della posizione soggettiva che pretende di ostentare – potrebbe essere per esempio qualcosa che dico per rappresentarmi agli altri come qualcuno che almeno è onesto con se stesso e che NON è completamente “un pezzo di merda”… La nostra risposta a quest’ultimo enunciatore potrebbe essere la parafrasi di una famosa gag di Groucho Marx: “Ti comporti come un pezzo di merda e ammetti di essere un pezzo di merda, ma questo non ci trarrà in inganno – tu sei un pezzo di merda!”

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Published: 26 April 2025
Created: 18 April 2025
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altraparola

Neoliberalismo, neo-populismo, neo-autoritarismo. Nuova personalità autoritaria e collasso della democrazia

di Alessandro Simoncini

Screenshot 2025 04 18 alle 23.04.52 450x641.pngQuesto testo indaga il rapporto che intercorre tra i tre concetti che compaiono nel titolo, mettendoli in tensione. Nella prima parte fornisce una definizione del neoliberalismo, per poi mostrare come esso abbia prodotto le condizioni di possibilità dell’affermazione di un neo-populismo sorto sulle rovine del neoliberalismo stesso. Nella seconda parte si sofferma sul neo-populismo di destra sostenendo che esso non è un’alternativa politica al neoliberalismo, come spesso si tende a credere, ma il suo rovescio osceno. La terza e ultima parte del testo sostiene che il neoliberalismo contiene da sempre un elemento strutturale di autoritarismo su cui, nel tempo presente, si innesta un autoritarismo neo-populista che accelera il collasso della democrazia rappresentativa.

 

1, Nascita del neo-populismo dalle rovine del neoliberalismo

Con “neoliberalismo” non si intende qui soltanto il neoliberismo economico. Il neoliberalismo non è stato solo la risposta alle lotte sociali e alle politiche economiche keynesiane con cui negli ultimi decenni, a partire dalla crisi degli anni ’70, le classi capitaliste hanno realizzato un’enorme “concentrazione della ricchezza” – come ha scritto David Harvey –, ristabilendo e consolidando nel mondo il loro potere[1]. Certo, il neoliberalismo è stato naturalmente globalizzazione finanziaria, delocalizzazione produttiva, libera circolazione dei capitali e delle merci, privatizzazioni, riduzione del carico fiscale per i ceti abbienti, tagli alla spesa pubblica, smantellamento progressivo dello Stato sociale, precarizzazione del lavoro: tutte componenti di una vincente “lotta di classe dall’alto”, per dirla con Luciano Gallino[2]. Il neoliberalismo, però, è stato anche (ed è) una razionalità politica capace di modellare la società e le soggettività in base alle esigenze del mercato: una “nuova ragione del mondo” – per citare il titolo di un libro ormai classico – in base a cui un po’ ovunque gli Stati hanno adottato politiche capaci di estendere la logica aziendale e l’assiomatica concorrenziale ben oltre l’ambito economico: nell’amministrazione pubblica, nella giustizia, nell’Università, nella scuola, nella sanità, nelle relazioni sociali[3].

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Published: 26 April 2025
Created: 26 April 2025
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sinistra

Engels e la condizione operaia

di Salvatore Bravo

abbrutimento operaiF. Engels nel 1845, a soli 24 anni, descrisse la condizione di sfruttamento della classe operaia in Inghilterra con un testo La situazione della classe operaia in Inghilterra che nel nostro tempo andrebbe riletto per la sua attualità. L’indagine empirica e razionale coniuga l’oggettività dei dati con il giudizio etico. L’indagine di Engels è oggi, ancora viva e vera, poiché lo sfruttamento generalizzato è tornato a essere l’ordinaria normalità del nostro quotidiano. Il capitalismo neoliberale, mentre volge lo sguardo verso il transumanesimo e l’I.A, mostra il “suo cuore di pietra”, senza equivoci e fraintendimenti come nell’Ottocento. Lo sguardo libero dagli abbagli degli slogan ci restituisce la verità sulla condizione lavorativa e umana di tanti. Contingenze storiche e una sinistra liberale complice consentono al capitale di mostrarsi nella sua verità regressiva e disumana senza infingimenti: lo sfruttamento è diventato un “dato di fatto” ormai naturalizzato, per cui lo si accetta al punto che, malgrado la sua evidenza, non pochi lo ignorano. Vi è un nucleo del capitalismo che resta sempre eguale nella sua lunga storia, esso resta inalterato, poiché è la sostanza che lo muove e lo nutre. La descrizione-denuncia di Engels lo mostra con rara chiarezza e, pertanto, il tempo che ci separa dal pensatore tedesco, ci permette di ritrovare ciò che nel nostro tempo il capitale in modo sempre più manifesto produce con i suoi effetti letali. Il capitalismo non è semplice sfruttamento, ma esso disumanizza lo sfruttato riducendolo a mezzo per la produzione del plusvalore. Allora come oggi i nuovi proletari vivono processi di alienazione che li offendono nella psiche come nel corpo. La violenza è il carattere dominante ed eterno del capitalismo; è la sua verità che Engels visse e denunciò , ed è ancora fra noi in forme antiche e nuove. Allo sfruttamento di tanti corrisponde una ristretta oligarchia che governa con la violenza legalizzata. La legalità scissa dalla giustizia è il volto “legale” del capitalismo che convive con forme di illegalità, sempre più diffuse e ignorate, orientate verso il “consumo di esseri umani e di risorse”:

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Published: 25 April 2025
Created: 23 April 2025
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laboratorio

I dazi possono fermare la decadenza degli Stati Uniti?

di Domenico Moro

Dazi e decadenza Usa immagine.jpegL’atteggiamento del presidente Trump riguardo ai dazi appare ondivago: in una serie ininterrotta di dichiarazioni i dazi vengono messi, poi tolti e rimessi ancora. Il 2 aprile, il “giorno della liberazione” secondo la retorica trumpiana, sono stati annunciati dazi elevati per quasi tutti gli stati mondiali. Alla Ue sarebbero stati applicati dazi del 20%. Qualche giorno dopo, Trump li ha sospesi per 90 giorni, ma ha mantenuto dazi al 10% per tutte le merci e i dazi sull’acciaio e sull’alluminio al 25%. Inoltre, ha innalzato i dazi contro la Cina al 145%, salvo qualche giorno dopo esentare dall’aumento tutta una serie di prodotti elettronici provenienti dal paese asiatico.

La ragione di questo passo indietro sta nel fatto che Big tech, che ha appoggiato Trump, sarebbe stata penalizzata dai dazi alla Cina, visto che da lì provengono molti componenti e prodotti finiti delle multinazionali statunitensi, come l’iPhone della Apple. Inoltre, prima della pausa di 90 giorni, Barclays aveva stimato un calo di tutti i fondamentali economici. Il Pil per il terzo trimestre era previsto in contrazione dell’1,5% e nel quarto dello 0,5%, cosa che avrebbe provocato una recessione. L’inflazione sarebbe passata dal 3,4% della fine del 2024 al 4% di fine 2025, mentre la disoccupazione sarebbe aumentata.

Secondo alcuni, dentro il campo trumpiano ci sarebbe una spaccatura tra, da una parte, il segretario al Tesoro, Scott Bessent, e il segretario al commercio, Howard Lutnik, che premevano per un approccio più morbido e, dall’altra parte, il consigliere di Trump per il commercio e la manifattura, Peter Navarro, e il capo dei consiglieri economici, Stephen Miran, che hanno una posizione più dura. In particolare Stephen Miran rappresenta la vera eminenza grigia che sta dietro la politica dei dazi, avendo teorizzato il loro uso in A User’s Guide to Restructuring the Global Trading System.

 

La decadenza degli Usa secondo Todd

La spiegazione della politica dei dazi sta nella situazione di decadenza, politica, culturale ed economica, in cui versano gli Usa.

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Published: 25 April 2025
Created: 25 April 2025
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lafionda

Verso l’economia di guerra

di Alessandro Somma

Europa armata.jpgIl coinvolgimento dell’Unione europea nel conflitto con l’Ucraina è stato il frutto di un rapporto tra Washington e Bruxelles almeno formalmente diverso da quello sviluppatosi negli ultimi tempi. Se l’Amministrazione Biden rimarcava la presenza di solidi legami tra Stati Uniti e Unione europea, Donald Trump discute apertamente di un disimpegno militare degli Stati Uniti nel Vecchio continente.

In una simile situazione l’Unione europea dovrebbe riconsiderare la sua collocazione nello scenario internazionale. Accade invece il contrario: persevera nel suo sentirsi un progetto atlantista, mira anzi a rilanciarlo attraverso la realizzazione di una difesa europea sostenuti da una vera e propria economia di guerra. Il tutto accompagnato da una ricostruzione dello scenario internazionale attraverso tinte particolarmente fosche, che costituisce il nucleo centrale della retorica su cui si reggono i propositi europei così come sintetizzati nel Libro bianco sulla prontezza alla difesa europea per il 2030 (del 19 marzo 2025, Join/2025/120 final).

 

Una retorica bellicista

Lo scenario ha evidentemente il suo fulcro nella minaccia rappresentata dalla Russia: avrebbe «chiaramente indicato che nella sua ottica rimarrà comunque in guerra con l’Occidente», motivo per cui, se le «sarà consentito di conseguire i suoi obiettivi in Ucraina, la sua ambizione territoriale si spingerà oltre». Minacciosa è anche la Cina, non solo perché è un Paese «autoritario e non democratico», ma anche perché mira alla supremazia in ambito economico e tecnologico e perché «sta rapidamente ampliando la capacità militari comprese quelle nucleari, spaziali e informatiche». Ma pure il Medio Oriente pone problemi, se non altro per il «legame diretto dell’Iran con la Russia», e lo stesso vale per l’Africa pensando alle sfide che derivano dalle pressioni migratorie, dal terrorismo e dalle conseguenze delle crisi climatiche. Non mancano infine le «crescenti minacce ibride», comprendenti «attacchi informatici, sabotaggio, interferenze elettroniche nei sistemi globali di navigazione e satellitare».

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Published: 25 April 2025
Created: 16 April 2025
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lantidiplomatico

Sul Filo Rosso del Tempo

di Paolo Crocchiolo*

nsedoibfusNel suo libro “Sul filo rosso del tempo” (Multimage Editrice, Firenze, 2024) l’autrice Alessandra Ciattini intraprende un percorso di analisi della condizione umana focalizzando la sua attenzione sui tre assi portanti dell’ideologia, della religione e della femminilità, visti nel loro dialettico intrecciarsi e compenetrarsi. Ciascuno dei tre temi poi è sviluppato sotto un triplice profilo, a partire dalle sue radici naturalistiche, passando per la sua evoluzione storica, per giungere ai suoi rapporti d’interdipendenza con l’attuale fase tardo-capitalistica e col suo corrispettivo ideologico, il post-modernismo, descritto nelle sue varie sfaccettature.

Le tesi esposte da Marx ed Engels nell’”Ideologia tedesca” già precorrono nelle loro linee fondamentali le attuali concezioni neuroscientifiche riguardanti lo sviluppo evolutivo dell’autocoscienza razionale in quanto tratto caratteristico della specie umana.

Quando i due autori parlano infatti dei bisogni materiali che condizionano e su cui è costruito il pensiero, il quale poi a sua volta si rovescia nella prassi del lavoro produttivo che trasforma l’ambiente naturale, colgono quell’aspetto fondamentale dell’evoluzione che vede nella manualità, frutto della stazione eretta dei nostri antenati confinati nella savana, come il presupposto dello sviluppo cerebrale che poi retroagisce dialetticamente sulla manualità stessa, affinandola e indirizzandola verso modi di produzione sempre più aderenti nel loro succedersi storico alle condizioni ambientali man mano emergenti.

L’ideologia, dunque, non può essere vista riduzionisticamente come un mero prodotto delle condizioni materiali (economicismo), ma neppure come un processo immateriale staccato dalla realtà corporea e sociale dell’essere umano (culturalismo).

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Published: 24 April 2025
Created: 18 April 2025
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lantidiplomatico

"La NATO è ormai un'alleanza di guerra"

intervista al generale Fabio Mini

Pubblichiamo la trascrizione completa dell'intervista al generale Fabio Mini del 4 aprile uscita in anteprima esclusiva per i nostri abbonati

nasvòoribsglIl 18 aprile esce il suo libro sulla NATO. Come giudica l'atteggiamento di Trump nei confronti dell'Alleanza?

Questo è un periodo di crisi, anche per la NATO, e potrebbe anche peggiorare. Guardando l'organizzazione e le sue recenti decisioni, vorrei sottolineare che, finché ci sono stati Stoltenberg e Biden, la NATO era completamente schierata contro la Russia e si dichiarava pronta alla guerra.  Nel mio libro "La NATO in guerra" (ed. Dedalo, NdR) ho cercato di analizzare come mai la NATO si sia degradata rispetto all'idea iniziale di Alleanza Atlantica. L'organizzazione è diventata un'istituzione prettamente bellica, orientata verso un nemico specifico, non ipotetico. Durante l'ultima sessione del vertice di Madrid nel 2022, la NATO ha riconosciuto la Russia e il terrorismo come nemici attuali e imminenti. Questo era l'atteggiamento quando Rutte è intervenuto, e Trump non aveva ancora preso il controllo degli Stati Uniti. 

Dopo che Trump ha iniziato a negoziare con Putin, Rutte è rimasto tranquillo e non ha alimentato le tensioni in modo pubblico e plateale. Secondo me, sta facendo un lavoro simile a quello di Stoltenberg, ma in modo più discreto. Questo dimostra che la NATO è ancora dietro queste iniziative, sostenute da paesi come la Francia e la Gran Bretagna, che ora vogliono unire le forze.  Alcuni sognano un esercito europeo, ma si rendono conto che attualmente non esiste un'Europa in grado di avere un proprio esercito. Se la prendono con il fatto che si spendono molti soldi per riarmare i paesi, sostenendo che questo creerà un esercito efficiente contro la Russia. Secondo me, questo è un discorso sbagliato. 27 eserciti non fanno un esercito europeo, e 32 ancora meno. Penso che la NATO debba essere riformata dal punto di vista istituzionale: bisogna rivedere il trattato e alcuni punti, ma non distruggere tutto. La NATO non è solo il Trattato del Nord Atlantico, è anche un'organizzazione importante: dal punto di vista militare, escludendo la parte politica, la NATO è senza pari.

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Published: 24 April 2025
Created: 16 April 2025
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transform

Come nascondere un impero: il disvelamento dell’impero degli Stati Uniti

di Alessandro Scassellati

ocalan 1.jpgLa storia dell’espansionismo statunitense è incentrata sui territori e possedimenti d’oltremare che gli Stati Uniti, nel corso degli anni, hanno colonizzato, controllato e cercato di nascondere a se stessi e agli altri. I resoconti trionfalistici dell’ascesa degli Stati Uniti allo status di superpotenza di solito iniziano con la Seconda guerra mondiale: Pearl Harbor risvegliò il gigante dormiente per salvare il mondo dal fascismo. Ma se gli Stati Uniti avevano dormito, si trattava solo di un breve pisolino dopo un vigoroso allenamento. Dall’inizio del XIX secolo fino al XX, gli Stati Uniti crearono un vasto impero d’oltremare, che crebbe fino a includere Filippine, Porto Rico, Guam, Hawaii, Alaska, la Zona del Canale di Panama, le Isole Vergini americane e le Samoa americane, comprendendo milioni di sudditi coloniali. Il dominio imperiale degli Stati Uniti è stato caratterizzato in vari momenti da negligenza, razzismo paternalistico e brutali campagne militari. Un libro recente cerca di disvelare e spiegare, più che condannare, l’impero. E così facendo, ci aiuta a comprendere meglio la politica estera e militare statunitense nel passato, nel presente e nel futuro.

* ** *

Durante un recente viaggio a New York motivato dal desiderio di passare un po’ di giorni insieme a mio figlio, sua moglie, i due nipotini e la compagna della mia vita che ormai da anni vivono, studiano e lavorano lì, ho passato una (piccola) parte del mio tempo in alcune grandi librerie, come Strand e Barnes & Noble, alla ricerca di libri da leggere in questi mesi primaverili.

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Published: 24 April 2025
Created: 24 April 2025
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sinistra

Le parole e le cose: la resistenza

di Algamica*

IMG 5049A 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale si torna a parlare di un fenomeno politico sociale ormai scolorito, e il tentativo di rinvigorirlo appare in tutta la sua nudità: un falso storico, ovvero una patacca, venduto al popolo come una medaglia d’oro. Parliamo di quella definizione che va sotto il nome di resistenza partigiana italiana e che si commemora il 25 aprile di ogni anno.

Non si scandalizzino, lor signori, se usiamo il termine «patacca», perché una mistificazione venduta per 80 anni non diviene platino inciso, proprio perché la verità è come la tosse, non la si può trattenere troppo a lungo e alla fine esplode in tutta la sua forza.

Cosa fu realmente quel movimento “nazionale” che va sotto il nome di resistenza? Come nacque, chi vi aderì, e cosa si proponeva? Sono queste le domande a cui dovremmo cercare di rispondere per capire la natura vera – non quella contrabbandata – di un movimento sociale composito che si incominciò a sviluppare sul finire della Seconda guerra mondiale contro il nazismo germanico e – di riflesso – contro il fascismo e la Repubblica sociale che si era insediata a Salò come estremo tentativo di difendere l’alleanza colonialista con la Germania contro un colonialismo maggiore in ascesa, ovvero quello angloamericano.

Succede – come sempre nella storia – che se vai avanti vieni seguito, come dire vinciamo noi, viceversa, se vieni sconfitto, beh, paghi tu per la sconfitta. Il fascismo italiano pagò per essere stato sconfitto da potenze maggiori e in ascesa. In sostanza il 25 aprile ricorre la celebrazione della “liberazione” piuttosto che della “resistenza”. Ma liberazione da cosa? Una liberazione il cui scopo ultimo era quello di sottrarre l’Italia dal ruolo di paese sconfitto nel tentativo di un blocco imperialista minore di competere contro quello maggiore e straripante, per ben continuare a rivendicare un posto alla tavola dei banditi delle maggiori potenze democratiche contro i popoli colonizzati. Siamo all’abc della storia.

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Published: 23 April 2025
Created: 23 April 2025
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sinistra

Il soggetto moderno tra Kant e Sacher-Masoch

di Carlo Di Mascio

imago22.jpgL’esistenza della schiavitù nell’antica Roma non impedì a Seneca di convincersi che «se il corpo può non essere libero e può appartenere a un padrone, l’anima resta sempre sui juris». Kant, in sostanza, non fece un gran passo avanti rispetto a questa formula, giacché in lui l’autonomia della persona si combina con le concezioni prettamente feudali del rapporto padroni-servi.

E.B. Pasukanis, La Teoria generale del diritto e il marxismo

 

1. Venus im Pelz come sintesi della filosofia politica e giuridica moderna. Kant e la transizione alla modernità

Leggere Kant attraverso Venus im Pelz di Leopold Sacher-Masoch, può costituire un utile esercizio di ripasso sulle modalità di costruzione del soggetto moderno, ma soprattutto sulle ragioni di una articolata produzione concettuale che nell’epoca moderna è stata essenzialmente diretta a razionalizzare l’ordine quale elemento connaturato a ciascun individuo. Se si prova a prescindere da alcuni stereotipi legati a questo testo - pellicce, fruste, amanti violenti, corde, arazzi, camini rinascimentali, ecc. - quali risaputi elementi funzionali all’appagamento di un desiderio più o meno perverso del protagonista Severin e delle sue strategie di convincimento, in grado di indurre una donna (Wanda) a diventare suo carnefice - l’occasione diventa allora quella di esplorare inevitabilmente il tema del potere, dell’autorità, del controllo, ma soprattutto della filosofia e della sua storia, da sempre indirizzate a mettere in riga il soggetto, a protocollare il suo desiderio nell’ambito di un dominio prestabilito.

Il romanzo, come è noto per chi lo ha letto, attiva in effetti una sostanziale operazione di cattura nell’ordine generale, e che, nel caso del protagonista Severin, consiste nell’impedirgli, al termine di quella «crudele catastrofe della mia vita»1, di intervenire follemente sull’oggetto (del proprio desiderio), atteso che l’ordine oramai è diventato capace di dispiegarsi automaticamente su di lui, assorbendolo completamente, senza bisogno di un impulso esterno. In tale ottica il percorso di Severin che ha inizio con un contratto (di schiavitù), al pari di quel suddito che per conservarsi la vita (da servus, servare, con-servare) cede tutti i propri i diritti a un potere sovrano, e termina con la sua risoluzione, sembra proprio illustrare l’intero tragitto effettuato dalla filosofia politica e giuridica moderna, la quale inizialmente ha operato sul lato della rappresentazione pattizia e razionale della sovranità, per poi rivolgersi su quello dei soggetti, modellando corpi da assoggettare, creando cioè una soggettività attrezzata a obbedire e a farsi disciplinare.

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Published: 23 April 2025
Created: 23 April 2025
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sinistra

Dalla Resistenza alla Rivoluzione: la via esclusa

di Eros Barone

partigiani 22314.jpg1. La “rivoluzione senza rivoluzione”1: il caso italiano

Nella primavera del 1943 gli operai di Torino presero l’iniziativa di un possente movimento di sciopero che si estese anche a Milano e a Genova, coinvolgendo più di centomila lavoratori. La sconfitta tedesca a Stalingrado, lo sbarco angloamericano in Sicilia, gli scioperi operai del Nord fanno comprendere ai gruppi dirigenti della borghesia italiana che è giunto il momento di sbarazzarsi di Mussolini e di rifugiarsi sotto l’ala protettrice degli Alleati. Nel contempo, il loro principale obiettivo è quello di prevenire uno sbocco rivoluzionario della crisi del regime, mentre il governo Badoglio mostra fin da subito la sua vera faccia, repressiva e antipopolare.

In una circolare governativa del governo Badoglio (definito con giusto disprezzo “governo dei Fu”) – la tristemente nota “circolare Roatta” del 26 luglio 1943 - si dànno le seguenti istruzioni, che saranno fedelmente applicate dall’esercito nella repressione sanguinosa dei moti popolari che esplosero nel periodo dei “quarantacinque giorni” (25 luglio 1943 – 8 settembre1943): «Ogni movimento deve essere inesorabilmente stroncato in origine […] Le truppe procedano in formazione di combattimento, aprendo il fuoco a distanza, anche con mortai e artiglieria, senza preavvisi di sorta, come se si procedesse contro il nemico. Non si tiri mai in aria, ma colpire come in combattimento, e chiunque, anche isolatamente, compia atti di violenza contro le forze armate venga immediatamente passato per le armi.» 2

La storia subisce una forte accelerazione: i partiti antifascisti e i sindacati ritornano alla legalità, mentre si moltiplicano gli scioperi in cui si esige la liberazione dei detenuti politici. Nelle fabbriche si costituiscono per elezione le commissioni operaie (i primo organi elettivi che sorgono in Italia dopo la caduta di Mussolini). Frattanto i tedeschi che già avevano sette divisioni in Italia ne inviano altre 18, occupando di fatto il Nord e il Centro del paese senza che il governo Badoglio prenda alcuna misura difensiva.

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Published: 23 April 2025
Created: 15 April 2025
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storiasegreta

Il rinculo di Trump

di ***

trump e meloniI dazi che Trump aveva messo contro il resto del mondo sono durati esattamente una settimana, dopo di che sono stati sospesi per tre mesi per avviare trattative con quasi tutti i paesi, con l’eccezione della Cina.

Sono state proposte varie spiegazioni per questa improvvisa retromarcia, da una eccessiva reazione della Borsa, dalla pressante richiesta di trattative di quasi tutti i paesi, che Trump ha espresso a modo suo (‘vogliono tutti baciarmi il fondo-schiena’), così come naturalmente che ‘era stato tutto previsto’ (la spiegazone meno credibile di tutte).

In questo contesto di sterzate e controsterzate, per cercare di capirci qualcosa crediamo sia utile inquadrare le cose in una prospettiva di più lungo periodo.

Trump o non Trump, gli Stati Uniti si ritrovano ad affrontare due enormi problemi contemporaneamente, uno di tipo economico e uno di tipo finanziario, strettamente legati tra loro.

Come illustrato abbondantemente altrove (Maurizio Agostini, Moneta e Potere) a cinquanta anni dalla fine della convertibilità del dollaro in oro, i nodi vengono necessariamente al pettine perché senza il vincolo della convertibilità, sono state stampate dal nulla enormi quantità di dollari. Ciò ha permesso agli Stati Uniti di acquistare tutto quello che volevano nel mondo praticamente gratis. Valery Giscard d’Estaing, quando era ministro delle finanze della Francia negli anni ‘60, coniò il termine ‘esorbitante privilegio del dollaro’ che ben definisce il ruolo del dollaro nel dopo guerra. Le ragioni di questo privilegio sono legate al ruolo di leadership mondiale degli USA, al suo esercito, all’essere diventato la moneta di riserva mondiale, al ruolo del petrolio che doveva essere pagato in dollari, insomma al ‘credito’ che gli States avevano nel resto del mondo.

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Published: 22 April 2025
Created: 16 April 2025
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lantidiplomatico

Il ReArm Europe (o Readiness 2030 per le anime più sensibili) spiegato al duo delle meraviglie

di Fogliolax

fnosisbgnmRe(h)Arm Europe è il nuovo brillante piano da 800 miliari di Ursula von der Leyen & friends per consolidare e accelerare il suicidio dell’Europa che conta (i debiti). Dopo i successi ottenuti dalle politiche green e pandemiche appare saggio riproporre il medesimo schema incentrato sull’emergenza di turno, vale a dire la conquista del Vecchio Continente da parte della Russia; non subito però, niente allarmismi, bensì a partire dal 2030: godetevi quindi i prossimi 5 anni come se fossero gli ultimi.

Per capire meglio affidiamoci a un Q&A come fanno i top del mestiere.

 

Ci sono sti 800 miliardi? 

Sì, basta indebitarsi, così come gli Stati Uniti insegnano per lo meno dalla grande crisi finanziaria del 2008. Lo schema è questo: più spese ---> più debito ---> inflazione galoppante ---> rialzo dei tassi (in ritardo) ---> avvisaglie di una nuova crisi ---> taglio dei tassi--->ulteriori spese e ulteriore debito per rimandare la catastrofe (vedrete, succederà lo stesso con la questione tariffaria).

Certo, per noi europei sarà più difficile senza un mercato obbligazionario comune e una valuta credibile; comunque state tranquilli, 150 miliardi ce li dà direttamente Ursula von der Leyen, mentre per gli altri 650, cari Stati Membri, dimenticatevi un Ventennio di austerità e sfondate pure i vostri bilanci.

 

C’è consenso istituzionale attorno a questo piano? 

Pare di sì, il Parlamento europeo ha votato preventivamente a favore con alcune eccezioni (i Patrioti ad esempio). E il consenso dei cittadini? Chi se ne importa, dai.

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Published: 22 April 2025
Created: 14 April 2025
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collegamenti

Salari, contratti, lavoro: la prima linea del fronte

di Renato Strumia

Dal n. 9/primavera 2025 di Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe riportiamo questo aggiornamento di Renato Strumia

gasparazzo 2.jpgHa suscitato un nutrito dibattito la recente pubblicazione del “Rapporto mondiale sui salari 2024-2025”, una pubblicazione a cura dell’Ufficio Internazionale del Lavoro (OIL). Lo studio evidenzia come in Italia i salari siano scesi, in termini reali, dell’8,7% dal 2008 ad oggi. Si rileva altresì come la perdita si sia aggravata dalla ripresa dell’inflazione, dalla metà del 2021, e come il recupero iniziato tardivamente, dal 2024, non abbia in realtà ricostituito pienamente il potere d’acquisto.

Sono dati che riprendono, su scala temporale diversa, il ben noto studio dell’OCSE di qualche tempo fa (giugno 2022), che segnalava una perdita del 2,9% del salario reale dal 1990 al 2020 (unico caso tra i paesi compresi in questo raggruppamento).

Può valere la pena dunque provare a ragionare sulla storia recente per capire dinamiche e prospettive della contrattazione e del conflitto in condizioni “avverse”.

Il triennio che abbiamo alle spalle (2022-2024) è stato particolarmente impegnativo sul fronte sociale. Abbiamo subito un pesante ritorno di inflazione “da costi”, causata dal rincaro dei prezzi delle materie prime e dell’energia, conseguente al conflitto Russia-Ucraina. Su questa base si è innestata una ulteriore inflazione “da profitti”, generata dalla tendenza delle imprese ad aumentare i propri margini in misura più che proporzionale rispetto agli aumenti dei beni intermedi, oppure semplicemente approfittare della generale confusione per alzare il costo dei servizi prestati.

Di conseguenza si è verificata una significativa erosione del potere d’acquisto di salari e pensioni, incrementando il divario tra quota salario e quota profitti nella distribuzione del valore aggiunto.

Questa tendenza non è nuova e non è limitata al nostro paese, sebbene abbia raggiunto in Italia livelli particolarmente elevati, distorti e ingiusti.

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Published: 22 April 2025
Created: 16 April 2025
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krisis.png

Il matrimonio di interessi tra Stati Uniti e Cina è saltato

di Giacomo Gabellini

Dalla Chimerica alla competizione globale: si rompe l’asse economico che ha segnato un’epoca

nixon mao meeting stampL’idillio è finito. Per decenni Washington e Pechino avevano condiviso un rapporto di interdipendenza economica senza precedenti, fondato sulla delocalizzazione produttiva e sul finanziamento del debito americano. Ma l’era del matrimonio di interessi volge al termine. Le recenti dichiarazioni di J.D. Vance, le tensioni commerciali e l’ascesa tecnologico-industriale della Cina raccontano la fine di un equilibrio che ha dominato la globalizzazione post Guerra fredda. Ecco la prima puntata di una serie di approfondimenti di Krisis dedicati all’ascesa e al declino della Chimerica.

 

Parte I – Ascesa e declino di Chimerica

«Prendiamo in prestito denaro dai contadini cinesi per comprare i beni che quegli stessi contadini cinesi producono». Con questa sintesi, il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance ha spiegato le conseguenze, per gli Stati Uniti, della cosiddetta economia globalista. Lo scorso 10 aprile, nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, Vance ha difeso strenuamente la decisione del presidente Donald Trump di imporre dazi (quasi) a 360 gradi, e sferrato un attacco frontale all’assetto liberoscambista in vigore ormai da diversi decenni. Vance ha spiegato che la globalizzazione si è tradotta nel «contrarre un debito enorme per acquistare beni che altri Paesi producono per noi».

La reazione cinese è giunta pressoché istantaneamente. Il portavoce del Ministero degli Esteri Lin Jian ha dichiarato che «è allo stesso tempo sconcertante e deplorevole sentire questo vicepresidente fare commenti così ignoranti e irrispettosi». Hu Xijin, ex caporedattore del quotidiano Global Times, ha invece alluso alle origini che Vance, un hillbilly (contadino montanaro, ndr) ha sempre rivendicato per affermare che «questo vero “contadino” venuto dall’America rurale sembra mancare di prospettiva. Molte persone lo stanno esortando a venire a visitare la Cina di persona».

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Published: 21 April 2025
Created: 15 April 2025
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ilpungolorosso

La Palestina e la logica coloniale del diritto internazionale

di Mjriam Abu Samra, Sara Troian

amnn saleh zLM nVkg43s unsplash 1320x864 1Questo lucido intervento di Mjriam Abu Samra e Sara Troian mostra in modo incontrovertibile come le relazioni internazionali attuali hanno fondamenta coloniali, e sono perciò di evidente stampo neo-coloniale. Altro che il post-colonialismo di pura (e assordante) chiacchiera accademica!

Con altrettanta chiarezza il loro scritto inquadra come un provvedimento di stampo colonialista anche la famosa decisione della Corte penale internazionale dell’Aja che mise sullo stesso piano i boia del colonialismo sionista-occidentale Netanyahu e Gallant, e i capi della resistenza anti-coloniale palestinese Ismail Haniyeh, Yahya Sinwar e Mohammad Deif – una decisione che spinse tanti anticolonialisti di carta pesta a sprecare in modo ridicolo l’aggettivo “storico”.

Anche questa chiara lezione di critica del diritto internazionale ci viene direttamente dall’indomita forza di resistenza del popolo palestinese. Sempre con la Palestina nel cuore e nella mente! (Red.)

* * * *

Il concetto di eccezionalismo è frequentemente evocato per spiegare “la questione palestinese” all’interno del sistema internazionale. La Palestina viene così rappresentata come un’anomalia: un progetto coloniale di insediamento anacronistico che perpetua apartheid, occupazione militare e genocidio in un mondo che si vorrebbe post-coloniale. In questo contesto, la violenza, le pratiche illegali e l’impunità di Israele sono considerate come deviazioni rispetto a un sistema internazionale che, altrimenti, si fonderebbe su valori condivisi, istituzioni imparziali e un quadro normativo universale.

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Published: 21 April 2025
Created: 16 April 2025
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gennaroscala.png

Recensione del libro di Emmanuel Todd, La défaite de l’Occident

di Gennaro Scala

aaa nIl libro in oggetto che è uscito in Francia lo scorso gennaio, fornisce al mondo occidentale forse la descrizione più completa della sua reale condizione. Il libro parte dal conflitto tra Ucraina e Russia, che, naturalmente, Todd descrive quale esso è, cioè un confronto tra l’Occidente e la Russia, ma poi il discorso si allarga a un’ampia analisi della condizione reale degli Usa e dell’Occidente di carattere economico, sociale, antropologico, e anche filosofico, visto il ruolo centrale che ha nel libro il concetto di nichilismo.

Vi sono state varie analisi critiche della politica occidentale, ma il pregio del libro, unico nel panorama attuale, è quello di fornire un quadro generale delle condizioni reali dell’Occidente che sono agli occhi di Todd disastrose. Per questo non esito a dire che si tratta di un libro fondamentale, e mi auguro che il libro scritto da un intellettuale del livello di Todd possa cambiare il dibattito in corso, e riportarlo a termini più realistici, poiché i grossolani errori di valutazione nel caso di un conflitto con una potenza nucleare come la Russia possono essere molto pericolosi, ma non c’è molto da sperare, dato lo stato pietoso del mondo politico, mediatico e culturale occidentale.

Non a caso nell’Introduzione vi è un sentito omaggio a John Mearsheimer, a cui si riconosce di aver coraggiosamente denunciato la follia del comportamento degli Usa, veri responsabili della guerra, ma secondo Todd è necessario andare oltre e capire proprio le ragioni di tale irrazionalità. Per dare una spiegazione delle ragioni “profonde” di alcuni comportamenti irrazionali sia degli Usa, sia per quanto riguarda l’Ucraina che l’Europa, il libro avanza talvolta delle ipotesi piuttosto ardite. Ma l’attenzione alla totalità delle società occidentali, e l’attitudine ad avanzare ipotesi e voler spiegare, diversamente da quanti propongono piatte analisi, presunte obiettive, fatte dal punto di vista di un “osservatore” distaccato dai fatti, sono i pregi di questo libro che fonda le basi per una diversa autocoscienza occidentale, lo dico senza timore di esagerare, e che può e dovrebbe essere di stimolo per ulteriori analisi, che partano dalla stessa consapevolezza di un sostanziale declino o meglio, disfacimento del sistema occidentale.

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Published: 21 April 2025
Created: 16 April 2025
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analisidifesa

L’Europa specula sulle vittime civili di Sumy per bloccare i negoziati di pace

di Gianandrea Gaiani

6041990169462163404 121 002.jpgLa strage di civili di Sumy sta diventando lo strumento per alimentare il tentativo di ostacolare il tentativo di Donald Trump di raggiungere un’intesa per la cessazione del conflitto in Ucraina. Un cessate il fuoco che Zelensky e la Ue (e diversi governi di stati membri) vedono come fumo negli occhi nonostante i drammatici danni umani ed economici provocati da queto conflitto proprio a ucraini ed europei.

Due missili balistici Iskander russi hanno colpito lil 13 aprile la città di Sumy, capoluogo dell’omonima regione al confine con la Russia da dove prese il via l’attacco ucraino alla regione russa di Kursk. Secondo Kiev sono stati colpiti un filobus e molti civili presenti in strada provocando 34 morti e 119 feriti: il numero di bambini uccisi è stato corretto da 7 a 2 dal portavoce del ministero delle emergenze ucraino, Oleh Strilka.

 

Le reazioni

Tutti gli alleati dell’Ucraina hanno condannato fermamente gli attacchi russi, con il presidente francese Emmanuel Macron che ha affermato che la Russia stava continuando la guerra “in sfregio della salvaguardia delle vite umane, del diritto internazionale e delle offerte diplomatiche del presidente Trump “. La Russia ha commesso “un grave crimine di guerra“, ha affermato il probabile nuovo cancelliere tedesco, Friedrich Merz.

Donald Trump lo ha definito un attacco “orribile” riferendo che i russi avevano parlato di un errore mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un post su Facebook ha affermato che “dall’inizio di aprile, l’esercito russo ha utilizzato contro l’Ucraina quasi 2.800 bombe aeree, oltre 1.400 droni d’attacco e circa 60 missili di vario tipo, compresi missili balistici”.

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Published: 20 April 2025
Created: 14 April 2025
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ottolinatv.png

Come la Cina di Xi ha umiliato gli USA di Trump e tutti i suoi scagnozzi

di OttolinaTV

dazi 59841704.jpgSembrava una rivoluzione: si sta trasformando nella solita vecchia zuppa riscaldata. Alla prova dei fatti, il terremoto Trump sembra essersi ridotto sostanzialmente alla più prevedibile delle strategie: l’impero in declino che dichiara guerra alla nuova potenza emergente, a prescindere da quanto sia pacifica; un obiettivo che nell’Occidente suprematista sembra mettere d’accordo un po’ tutti, a partire dai progressisti e dai sinceri democratici come Stefano Massini. Ce l’avete presente? E’ diventato uno dei punti di riferimento della sinistra ZTL grazie ai suoi monologhi a Piazza Pulita: ha passato mesi e mesi a sfrucugliarci le palle tessendo le lodi dei cantori del Serrapiattismo e con invettive di ogni genere contro Trump per poi scoprire, all’improvviso, che su quello che conta davvero la sintonia col tycoon è totale. Ed ecco, così, che mentre Trump dichiarava la sua guerra commerciale per tentare di impedire a Pechino e al popolo cinese di portare a termine il suo processo di emancipazione anticoloniale, il nostro agitatore culturale ha dedicato il monologo della settimana al vero nemico del mondo libero, del progresso e della libertà: Xi Jinping che, come dice Massini, non solo ha deciso che “rimarrà presidente a vita”, ma che addirittura avrebbe imposto che “non c’è pensiero, non c’è cosa che egli pensi o dica, che non diventi automaticamente parte della costituzione cinese”. Giuro eh, non è una perifrasi: ha detto proprio letteralmente così. Caro Stefano, te lo dico io cosa è: una puttanata, ecco cos’è. Una puttanata di un suprematista che pensa di essere democratico, ma è democratico come erano democratici i greci: democratici aspiranti proprietari di schiavi, e quando lo schiavo si ribella si indignano e gli danno del selvaggio. Sapesse, contessa, non sapeva nemmeno come si apve un’avagosta…

Carissime e carissimi ottoliner, ben ritrovati; dopo essere stati un po’ frastornati dal terremoto Trump, finalmente possiamo tornare ai nostri vecchi cavalli di battaglia: la lotta senza quartiere al partito unico della guerra e degli affari al servizio dell’imperialismo e alla sua guerra, con ogni mezzo necessario, al mondo nuovo, al multipolarismo e alla grande lotta anticoloniale.

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Published: 20 April 2025
Created: 13 April 2025
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seminaredomande

Gli squilibri economici ristrutturano il mondo Rimettere in primo piano l’economia interna

di Francesco Cappello

photo 2025 04 09 23 30 23.jpgL’enorme debito pubblico statunitense [1] così come la posizione finanziaria netta negativa degli USA [2] che comprende lo squilibrio della bilancia commerciale (eccesso di importazioni rispetto alle esportazioni, che è come vivere al di sopra delle proprie possibilità) peraltro in condizioni di dedollarizzazione sono diventati sempre più difficilmente gestibili. Per affrontare questa difficile situazione, Trump tenta di prendere il toro per le corna con la strategia dei dazi. Egli, infatti, non intende ricorrere a un aumento della pressione fiscale sui cittadini statunitensi ed ha anzi chiesto al Congresso di abolire l’imposta sul reddito. “Non abbiamo bisogno di tassare a morte la nostra gente”, “Dobbiamo tassare i paesi che si approfittano di noi.” Ha perciò avanzato l’idea di sostituire il gettito derivante dall’imposta sul reddito con entrate provenienti da dazi sulle merci importate. Questo approccio si ispira a un modello storico, quando gli Stati Uniti finanziavano il governo principalmente attraverso i dazi, prima dell’introduzione dell’imposta sul reddito nel 1913.

 

Un altro campo di battaglia, la spesa pubblica

Trump mira al suo abbattimento, come nel caso dello smantellamento dell’Usaid da parte del DOGE e, almeno nelle intenzioni manifestate, pare voler tagliare anche l’enorme spesa militare degli Stati Uniti, una somma annuale prossima al trilione di dollari, senza contare quella in campo nucleare tradizionalmente allocata nel capitolo di spesa per l’energia.

La spesa militare degli USA supera quella dei successivi dodici Paesi nella classifica mondiale. Tale spesa è divenuta ormai difficilmente sostenibile per gli Stati Uniti che hanno più di 800 basi militari, sparse in 80 diversi paesi del mondo.

Ovviamente tutto questo non basta e l’imposizione di tariffe ai paesi esportatori negli USA dovrebbe dare agli USA, nelle speranze di Trump, un altro contributo consistente. Oltretutto i dazi avrebbero dovuto avere un effetto collaterale assai desiderabile per i suoi scopi: l’abbassamento dei rendimenti obbligazionari dei titoli del Tesoro USA e con essi la riduzione del costo per interessi del debito.

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Published: 20 April 2025
Created: 15 April 2025
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mondocane

Oltre la pirotecnica dei dazi ----- Trump, pupi e pupari verso l'Armageddon

di Fulvio Grimaldi

Trump Gaza hotel rendering.jpeg“Mondocane video”, canale Youtube di Fulvio Grimaldi

https://www.youtube.com/watch?v=0t5YSGydgJQ&t=53s

https://youtu.be/0t5YSGydgJQ

Apro questo articolo sul quadro geopolitico determinato dalla comparsa di Trump, con un aggiornamento relativo ai fatti di Ucraina.

La tragedia dei 30 morti e oltre 100 feriti di Sumy, colpita, secondo quanto comunicato da Kiev, da due missili russi, è metaforicamente un ordigno nucleare piombato sui negoziati di pace avviati da Trump e Putin e ferocemente avversati da leader europei che puntano a un colossale riarmo “per difendersi dall’aggressione russa”. Che nessun russo pare immaginare, ma che è data per scontata.

Andrebbe subito precisato che, se ignoriamo la legge fuorilegge dei due pesi e due misure, che detta la linea del complesso politico-mediatico occidentale, Sumy sta a Gaza come un temporale sta a un sisma del 7° grado. La strage di un giorno contro un genocidio di 18 mesi. Quanto di orribile successo a Sumy nella Domenica delle Palme, a Gaza, e ora anche in Cisgiordania, succede ogni giorno, ogni ora. Vedere la differenza di trattamento dei due eventi e considerare l’integrità dei comunicatori. E’ brutto fare confronti, ma con quelli dei due pesi e due misure è indispensabile.

Le urla di indignazione e raccapriccio per le vittime di Sumy si accompagnano alle voci fredde e frettolose sulla normalità dell’ultimo ospedale, dei 37 rasi al suolo di Gaza, distrutto con tutte le vite dentro e che si sommano alle 180.000 vite azzerate, calcolate dalla rivista Lancet, comprendendovi scomparsi, seppelliti sotto le macerie, vittime di ferite ed epidemie.

Mentre scrivo, i due missili su Sumy trovano in Trump l’attenuante dell’“errore”. Dichiarazione evidentemente finalizzata alla salvezza della trattativa sulla fine della guerra su cui il neopresidente si è impegnato e che qualcuno, in Europa e in Ucraina, vuole impedire a tutti i costi. Il pretesto a costoro, per fare di peggio della Domenica delle Palme è stato fornito.

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  1. Andrea Inglese: Kit di autodifesa nell’era Trump 2 #2. La guerra alla scienza e al giornalismo
  2. Roberto Iannuzzi: Lo tsunami dei dazi: Trump scardina la globalizzazione e apre il fronte contro la Cina
  3. Massimo De Angelis: Dollari, dazi e dominio
  4. Michael Hudson: Il ritorno dei robber barons. La visione capovolta di Trump sulla storia dei dazi americani
  5. Alessio Mannino: Caro Preterossi, ecco come siamo sprofondati da Pasolini a Serra
  6. Maurizio Novelli: Il vero piano di Trump
  7. Alessandro Visalli: Considerazioni intermedie su tempi complessi
  8. Visconte Grisi: Una MAGA sostiene la deregulation di Trump
  9. Thomas Fazi: «Precisi interessi materiali spingono i leader europei a perpetuare il conflitto in Ucraina»
  10. Franco Ruzzenenti: Grande è la confusione sotto il cielo
  11. Carla Filosa: Mercati di armi: perché la spesa militare non produce ma sottrae
  12. Vincenzo Comito: L’Unione contro tutti, l’Unione contro sé stessa
  13. Enrico Tomaselli: Game over
  14. Maurizio Lazzarato: Armarsi per salvare il capitalismo finanziario!
  15. Nicolas Tertulian: Introduzione [a Prolegomeni all’ontologia dell’essere sociale]
  16. Carlo Formenti: Rileggendo Marx. Appunti sui libri II e III del Capitale
  17. Fulvio Grimaldi: Che fare di Palestina e Siria? Fratellanze e Discordanze Israelo-Musulmane
  18. Alessandro Volpi: La nuova bolla finanziaria del riarmo
  19. Gianmarco Oro: Il funzionario del capitale e la signora nello specchio
  20. Franco Cimei: Rossana Rossanda. Politica, memoria e rivoluzione
  21. Algamica: La conoscenza della storia, l’Occidente e il libero arbitrio
  22. Daniele Lo Vetere: Armiamoci e partite. Sulla mediocre pedagogia della ⟪necessità storica di difendere l’Europa⟫
  23. Andrea Fumagalli: Il difficile e illusorio equilibrismo di Trump
  24. Roberto Iannuzzi: La strategia negoziale di Trump è già sul punto di fallire?
  25. Elena Basile: L’assurdo al potere in Europa

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