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Published: 23 June 2023
Created: 19 June 2023
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lantidiplomatico

L'Europa, il conflitto in Ucraina e il tabù nucleare che vacilla sempre più

di Giuseppe Masala

720x410c50pkuvnmCome abbiamo detto nell'articolo precedente è nel contesto di una Germania ormai riunificata e risorta - e che grazie alla costruzione europea è riuscita a monopolizzare e quasi ad annettere l'intera Europa - che si è ripreso a parlare di “deterrente nucleare” nei circoli che contano siano essi diplomatici, siano essi militari.


Lo scontro Germania-USA

Questo avviene perché è la Germania stessa, inebriata dai successi post unificazione, a chiedere un posto in prima fila nel tavolo dove si decidono i destini del mondo. Un tavolo questo dove Berlino però non ha titolo per partecipare sia perché priva di un deterrente militare credibile, sia perché non abbastanza forte demograficamente, sia perché potenza sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale e dunque priva del seggio nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ma sull'altro piatto della bilancia la Germania ha dalla sua l'egemonia europea conquistata grazie ai trattati che hanno istituito la Unione Europea che è stata egemonizzata dai tedeschi, sia grazie alle enormi ricchezze accumulate negli anni grazie a strategie commerciali vincenti, come per esempio gli accordi con la Russia che consentono a Berlino di avere enormi quantità di energia a prezzi stracciati consentendo al suo gigantesco apparato industriale di essere competitivo a livello mondiale.

Strategia dunque complessa e su diversi piani quella architettata prima da Kohl e poi dalla Merkel, che però non poteva passare inosservata a Washington che infatti ha iniziato a minacciare (e ad agire) per punire l'insubordinazione tedesca.

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Published: 23 June 2023
Created: 18 June 2023
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minimamoralia

L’importanza dell’ideologia: a proposito del rapporto tra Rossana Rossanda e il Pci

di Nazareno Galiè

00057E59 rossana rossandaNon è una Rossana Rossanda “eretica” quella che viene fuori dalle belle pagine di Rossana Rossanda e il Pci: Dalla battaglia culturale alla sconfitta politica 1956 -1966 (Carocci editore) di Alessandro Barile, semplificazione finora ampiamente abusata che l’autore disfa collocando nella dimensione che le è propria l’attività politico culturale della dirigente comunista. Prendendo in considerazione gli anni in cui Rossanda è stata dapprima responsabile della Casa della cultura di Milano e in un secondo decisivo momento a capo della Sezione culturale del Pci, Barile indaga le ragioni del conflitto tra la ragazza del secolo scorso e gli altri funzionari di punta del partito, in quegli anni impegnati ad organizzare le masse sulla via italiana al socialismo. Occorre, tuttavia, precisare che nel libro di Barile coesistono molti temi di carattere storico-culturale, che non rimandano ad un unico filo conduttore. Nondimeno, i molteplici snodi problematici vengono riflessi dal caleidoscopio della politica culturale del Pci, l’altro vero argomento del libro oltre che Rossanda. In ogni modo, attraverso il volume è possibile seguire, in controluce, l’evoluzione delle vicende politiche italiane (l’egemonia politica democristiana dopo il 18 aprile del 1948, la crisi del fronte popolare, l’avvio, a tratti contrastato, del centrosinistra) e soprattutto quelle svolte, innescate in ultima analisi dal miracolo economico – presupposto logico di quel “neocapitalismo” che tanto spazio trova nel libro – che hanno cambiato radicalmente la società italiana rispetto a come si era strutturata alla fine della guerra. È un libro, potremmo dire, che tematizza i cambiamenti, o meglio le crisi che mettono in discussione l’ideologia e, quindi, la prassi nella sostanza riformista del Pci. È anche una riflessione sul nesso tra politica e cultura, che richiama, ovviamente, anche l’attualità.

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Published: 23 June 2023
Created: 23 June 2023
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sinistra

Sembrava un trono

di lorenzo merlo

 bvjkleTaci stupido! Non sai chi sono io.

Amazzonia

In seguito a un recente incidente aereo (1), quattro bambini tra i tredici e un anno sono sopravvissuti quaranta giorni da soli nella giungla amazzonica. A chi li ha trovati hanno raccontato che si sono nutriti secondo quanto aveva insegnato loro la nonna.

Ecco, per adesso, tenere a mente la nonna.

 

Russia o Tronista 1

C’è chi la nonna non l’ha avuta. Al suo posto gli è capitato una specie di algoritmo, una di quelle cose o bianche o nere, un codice binario dove la via dello stampino è segnata, dove l’arlecchino della vita prende bastonate di santa ragione, con somma soddisfazione dei proboviri – individui dal nullo eros – che, armati del nerbo intrecciato di scientismo e diritto, ci vengono a dire come stanno veramente le cose. Lo fanno con la tranquillità che il sapere tecnico, scambiato per conoscenza superiore, credono permetta loro.

Così, dal trono della ragione e del diritto dileggiano chi riconosce le ragioni di Putin e la causa Natorale della guerra – oltre due terzi del mondo –, e comunque quelli che non ne possono più delle esportazioni in doppio petto e armi in pugno di qualunque merda si voglia.

Rivolgendosi a questi, il tronista, inetto a cogliere l’humus d’insieme, prodromo del presente, non esita sarcasticamente a sostenere pochezze, come se il tempo fosse iniziato il febbraio scorso:

  • dunque, chi provoca – a insindacabile giudizio dell’aggressore Putin – merita una reazione anche violenta. E se l’aggredito reagisce, è terrorismo;

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Published: 22 June 2023
Created: 17 June 2023
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poliscritture

Cavaliere o pedone?

di Paolo Di Marco

cavalierpedoneDel lestofante testé morto tutti ricordano l’aspetto esteriore e gli atteggiamenti da guitto ma pochissimi (il solo Fatto) le malefatte; e anche qui con molta discrezione e tutti i distinguo (“la magistratura ha sempre archiviato”…).

E invece mi sembra buona occasione per ricostruire un pezzo significativo di storia patria con tutti i suoi intrecci espliciti e sotterranei.

 

1- breve cronaca

–Il padre lavora in una piccola banca (Rasini) che si diceva (fonte Sindona) essere avamposto dei ricicli mafiosi; ma ha anche contatti col mondo della borghesia milanese a cui piace tenere i soldi in Svizzera (vizietto che in quegli anni era assai diffuso);

–Quando il piccolo si mette in affari immobiliari -con Milano 2 opera più nota- i soldi arrivano tramite quelle fonti (v. Travaglio et al, ‘L’odore dei soldi’, più recentemente su Il Fatto gli audioarticoli della biografia; sempre sul Fatto l’art di Marco Lillo). Soci principali dell’Edilnord sono Rasini e Rezzonico, commercialista svizzero.

–Colla collaborazione di don Verzè (poi sospeso a divinis) nel ’68 compra i terreni di Segrate; su una parte sorgerà il San Raffaele, sull’altra Milano2; corrompendo dirigenti e piloti Alitalia per spostare le rotte degli aerei che rendevano i terreni privi di valore. Questa volta gli occulti finanziatori svizzeri tirano fuori 3 miliardi.

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Published: 22 June 2023
Created: 22 June 2023
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sinistra

Lotta alla precarietà del lavoro, snodo decisivo per sinistra politica e sindacato

di Carlo Lucchesi

5d7e71c67582552a05884f2f2fde51e9 XL1. Le più importanti e profonde riforme del dopoguerra si sono fatte in Italia negli anni ‘60 e ‘70 del secolo scorso quando al governo del Paese c’era una coalizione di centro-sinistra nella quale la parte moderata era nettamente maggioritaria. Fu possibile essenzialmente grazie all’iniziativa del movimento sindacale capace di elaborare proposte unitarie sui grandi temi del welfare e deciso a sostenerle con la lotta dei lavoratori tanto da conquistarsi il consenso di gran parte del Paese. Si trattò dello sviluppo e della proiezione nei territori e nell’intera società nazionale delle lotte di fabbrica, che già avevano raggiunto un’estensione straordinaria. L’organizzazione tayloristica del lavoro aveva sì enormemente incrementato la produttività, ma aveva consegnato ai lavoratori un potere di interdizione sul processo produttivo che, una volta tradotto dai Consigli dei delegati in capacità e potere negoziale, aveva fatto compiere un grande salto in avanti non solo al salario, ma all’intera condizione di lavoro. Lo slogan “dalla fabbrica al territorio” segnalava appunto l’esigenza e la volontà di consolidare quelle conquiste tanto come difesa del potere d’acquisto, quanto come spostamento nei rapporti di potere fra le classi. Sul piano politico, il PCI dall’opposizione e il PSI dal governo fecero in modo che sul terreno legislativo si realizzassero mediazioni di alto contenuto alle quali dettero un notevole contributo l’area socialmente progressista della DC e parti consistenti dell’associazionismo cattolico.

Niente del genere è accaduto da allora, neppure quando al governo si sono trovate coalizioni di centro-sinistra formalmente assai più sbilanciate a sinistra di quanto fossero i governi degli anni ‘60 e ‘70.

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Published: 21 June 2023
Created: 16 June 2023
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contropiano2

La “Modern supply-side economics” e il “New Washington consensus”

di Michael Roberts*

imperialismo stati uniti usa 640x300Il mese scorso, il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, ha illustrato la politica economica internazionale dell’amministrazione statunitense. Si è trattato di un discorso cruciale, perché Sullivan ha spiegato quello che viene definito il “New Washington consensus” sulla politica estera degli Stati Uniti.

Il Washington Consensus originale era un insieme di dieci prescrizioni di politica economica considerate come il pacchetto di riforme “standard” promosso per i Paesi in via di sviluppo in crisi da istituzioni con sede a Washington, come il Fondo monetario internazionale (FMI), la Banca mondiale e il Ministero del Tesoro degli Stati Uniti.

Il termine è stato usato per la prima volta nel 1989 dall’economista inglese John Williamson.

Le prescrizioni comprendevano politiche di promozione del libero mercato, come la “liberalizzazione” del commercio e della finanza e la privatizzazione dei beni statali. Comportavano anche politiche fiscali e monetarie volte a ridurre al minimo i deficit fiscali e la spesa pubblica.

Si trattava del modello politico neoclassico applicato al mondo e imposto ai Paesi poveri dall’imperialismo statunitense e dalle istituzioni ad esso alleate.

La chiave era il “libero commercio” senza dazi e altre barriere, il libero flusso di capitali e regolamentazioni minime – un modello che andava specificamente a vantaggio della posizione egemonica degli Stati Uniti.

Ma le cose sono cambiate dagli anni ’90, con l’ascesa della Cina come potenza economica rivale a livello globale e il fallimento del modello economico internazionale neoliberista e neoclassico nel garantire la crescita economica e ridurre le disuguaglianze sia tra le nazioni che al loro interno.

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Published: 21 June 2023
Created: 18 June 2023
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ilpungolorosso

Berlusconi, berlusconismo, berlusconisti

di Combat-COC

Riprendiamo molto volentieri dal sito Combat-COC questo articolo, che è di gran lunga il più completo e centrato tra quanti hanno commentato la scomparsa del Cav. nero da un punto di vista di classe. (Red.)

berlusconi imageLa morte di Silvio Berlusconi ha mandato in onda il solito, vomitevole, falso e interessato teatrino italiano composto da una maggioranza di “pro” ed una – solo per l’occasione – ridotta minoranza di “anti”.

Entrambi gli schieramenti sono abbarbicati sul “personaggio” Berlusconi: sia da parte di chi lo ritiene uno dei più grandi e “longevi” statisti della storia d’Italia; sia da parte di chi fa risalire al suo operato l’origine di tutte le “disgrazie” del nostro vivere civile.

E allora cominciamo col ribadire una cosa: per noi Berlusconi è stato un nemico di classe, in quanto espressione politica della borghesia ai massimi livelli per un trentennio (quattro volte presidente del Consiglio). Classe alla quale tra l’altro ha appartenuto anche fisicamente come imprenditore.

Siamo stati contro Berlusconi così come lo siamo stati (e lo siamo) nei confronti di tutti i padroni, nessuno escluso.

Contro Berlusconi dunque in quanto anti-capitalisti, dal momento che per noi non si tratta di scegliere il padrone “migliore”. Sport che invece ha appassionato in questi decenni le fila dei competitor affezionati al capitalismo “buono”, “onesto” e “democratico” (sic).

Di conseguenza respingiamo tutti i mielosi (e ipocriti) discorsi apparsi in questi giorni sui mezzi di comunicazione relativi al fatto che di fronte alla morte tutte le “animosità” debbano stemperarsi: vuoi per “riconoscenza”, o per “rispetto”, o per “pietà cristiana”.

Per cui, stando sempre ben attenti a non “personalizzare” la politica ed a non “affogare” nell’antiberlusconismo la critica e l’opposizione a tutto il sistema capitalistico (che è internazionale), vogliamo cercare in queste righe di spiegare sommariamente la natura e la portata del “berlusconismo”. Fenomeno che travalica la vita biologica del singolo personaggio.

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Published: 20 June 2023
Created: 20 June 2023
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consecutiorerum 

Contro l’idea di progresso

Raul Prebisch e la scuola dependentista latinoamericana

di Maria Turchetto*

2016031505352700ec53c4682d36f5c4359f4ae7bd7ba1Per due secoli buoni abbiamo pensato la temporalità e la storia attraverso l’idea di progresso. Forse siamo tuttora prigionieri di quest’idea, dura a mo­rire, diventata luogo comune e automatismo del pensare - anche perché è un’idea consolatoria. Ma mi piace datarla così, sull’arco di due secoli: par­tendo dalle prime formulazioni illuministe della metà del XVIII secolo per arrivare alle prime critiche profonde e sistematiche nell’ambito della teoria economica che si devono in gran parte alla scuola dependentista latinoame­ricana della metà del XX secolo. Certo, i precursori esistono sempre e farò in proposito qualche accenno.

 

  1. Le formulazioni illuministe

Quanto alle formulazioni illuministe, il pensiero corre subito a Condorcet e al suo Esquisse d’un tableau historique des progrès de l’esprit humain (1795), ma prima di lui l’idea è formulata già negli anni Cinquanta del secolo dagli économistes (la scuola di pensiero passata alla storia con il nome di “fisiocrazia), in particolare da Turgot. Per Turgot il progresso è la chiave di intelligibilità della storia:

I fenomeni della natura, assoggettati a leggi costanti, sono racchiusi in un cer­chio di rivoluzioni che sono sempre le stesse. Tutto rinasce, tutto perisce; e, in queste successive generazioni per cui i vegetali e gli animali si riproducono, il tempo non fa che rendere ad ogni istante l’immagine di ciò che ha fatto scomparire. Il succedersi degli uomini, al contrario, offre di secolo in secolo uno spettacolo mutevole. La ra­gione, le passioni, la libertà producono incessantemente nuovi eventi [...].

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Published: 20 June 2023
Created: 16 June 2023
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perunsocialismodelXXI

Samir Amin: una spallata contro l'eurocentrismo

(Ma occorre essere ancora più radicali)

di Carlo Formenti

9788882925529 0 536 0 75Premessa

Samir Amin è, con Giovanni Arrighi e Gyorgy Lukács, uno dei tre autori che più hanno indirizzato i miei sforzi di rileggere il marxismo alla luce dell'attuale realtà storica (1). I testi raccolti sotto il titolo Eurocentrismo e pubblicati da La Città del Sole (tradotti da Nunzia Augeri e introdotti da Giorgio Riolo) sono di estrema importanza, sia perché consentono di approfondire alcuni temi di fondo che Samir Amin aveva affrontato in lavori precedenti, sia perché permettono di valutare, assieme al suo decisivo contributo alla critica del marxismo occidentale, anche alcuni limiti intrinseci a tale critica. Limiti che gli hanno impedito, come cercherò di dimostrare qui di seguito, di sbarazzarsi del tutto del più tenace dei pregiudizi della tradizione teorica con cui pure ha polemizzato per tutta la vita: mi riferisco all'idea secondo cui spetterebbe al socialismo realizzare le "promesse mancate" della modernità borghese. Ma procediamo con ordine. Prima di entrare nel merito degli argomenti trattati nel volume, è il caso di premettere le definizioni che Samir Amin dà di alcuni concetti fondamentali che ricorrono nel testo.

Culturalismo. Qualsiasi teoria, in apparenza coerente, che si vorrebbe olistica, fondata sull'ipotesi di invarianti "culturali" che avrebbero il potere di persistere oltre le trasformazioni apportate dai sistemi economici, sociali e politici (pag. 31).

Modernità. È l'affermazione che l'essere umano, individualmente e collettivamente, può e deve fare la propria storia (pag. 37).

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Published: 20 June 2023
Created: 15 June 2023
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blackblog

Critica sociale e teoria di classe

Sulla necessità di riformulare la nostra concezione di lotta sociale

di Julian Beuwirth

In questi ultimi anni, la categoria di «classe» è tornata ad assumere grande importanza nelle discussioni circa la direzione della critica sociale emancipatrice, e sull'orientamento delle lotte sociali. La rinascita della politica di classe viene vista come se fosse una grande opportunità per riuscire a dare una definizione più precisa di quelli che sono i meccanismi di dominazione sociale, e al fine di una radicalizzazione delle lotte sociali. Tuttavia, a un esame più attento, il termine sembra poco adatto a questi due aspetti. E per poter svolgere i necessari dibattiti, nel contesto del Capitalocene, si rende pertanto necessario un altro paradigma

class war is now posterLa classe e la critica del capitalismo

L'importanza che il concetto di classe riveste nell'attuale fase della teoria e della prassi della sinistra ha, per gli attori, un significato socio-psicologico che non deve essere sottovalutato. Da un lato, esso indica la (presunta) subordinazione alle condizioni sociali. È chiaro che noi non siamo semplicemente degli esseri umani (come pretende l'ideologia liberale), ma piuttosto degli «esseri umani sottomessi». E lo siamo in base al principio di «classe», che ogni individuo interpreta e intende in maniera diversa. Il termine serve a cercare di rendere comprensibile la sofferenza causata dalla società; eppure allo stesso tempo non riesce a spiegare molto (dal momento che con tale termine ciascuno intende qualcos'altro). Però, allo stesso tempo, il principio di «classe» contiene simultaneamente anche un principio e un motore che guida l'azione. Infatti, dato che in realtà l'assoggettamento non ci riguarda come individui, ma piuttosto in quanto membri di un gruppo assai ampio (la «classe»), ecco che da questo ne possiamo trarre una capacità di azione collettiva.

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Published: 19 June 2023
Created: 19 June 2023
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alternative

Realismo utopico: un ossimoro per ricostruire la sinistra

di Alfonso Gianni

9788869440588 0 536 0 75Eppur si muove! Il Dragone cinese che pareva sornionamente adagiato in disparte in attesa degli andamenti della guerra russo-ucraina, ha affondato una zampata che ha messo in agitazione il quadro politico internazionale. Il tutto a poche settimane di distanza dal Summit del G7 che si terrà ad Hiroshima il 19 maggio e che, secondo i bene informati1, si dispone a redigere un documento assai severo contro le mire di Pechino su Taiwan. Da qui anche l’importanza che viene attribuita alla missione navale italiana negli Stretti di Taiwan, chiesta dagli Usa e che il governo Meloni si sta preparando ad esaudire. “Washington chiama, Roma risponde”, scrive compiaciuto un organo online delle nostre forze armate e di polizia.2 Al contempo la scelta della sede del prossimo G7 è emblematica e testimonia quanto il pericolo di una precipitazione nucleare del conflitto in corso in Europa aleggi sopra la testa dei grandi della terra, anche se i loro atti si muovono esattamente nella direzione opposta ad evitarlo.

La mossa cinese è consistita in una telefonata definita “lunga e significativa” fra Xi Jimping e Volodymir Zelensky. L’evento era atteso e promesso. Tuttavia non ha mancato di originare reazioni irritate e sollevare diversi interrogativi. La tesi secondo la quale si sia trattato di una semplice conversazione telefonica che non si nega a nessuno non regge al più superficiale esame delle circostanze. Come è del tutto inconsistente l’interpretazione che si tratterebbe di un gesto riparatore di Pechino, dopo lo scivolone di Lu Shaye, ambasciatore cinese in Francia, il quale si sarebbe lasciato andare, durante un’intervista alla televisione francese Lci verso la fine di aprile, a dichiarazioni effettivamente imbarazzanti come sostenere che "i Paesi dell'ex Unione Sovietica non hanno uno status effettivo ai sensi del diritto internazionale, perché non esiste un accordo internazionale per concretizzare il loro status di Paese sovrano".3

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Published: 19 June 2023
Created: 15 June 2023
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effimera

Diario della crisi | Industria bellica S.p.A.: come fabbricare la guerra infinita

di Rossana De Simone

Prima parte

capa normandiaLa prima parte dell'articolo di Rossana De Simone e entra «nel laboratorio segreto della produzione» degli armamenti. Corroborando l’analisi con dati presi dai più importanti report governativi, l’articolo spiega come è proprio il settore delle armi, nello stretto intreccio tra aziende della difesa e sicurezza e Stati, uno dei pezzi più importanti che sta trainando il tentativo di ricostruire una base industriale, soprattutto negli Stati Uniti, e come questo aspetto influenzi direttamente lo svolgersi della guerra in Ucraina.

* * * *

Il 16 agosto 2021, parlando dalla Casa Bianca, il presidente americano Joe Biden si è rivolto al mondo per spiegare il collasso in Afghanistan e la fuga degli americani: «Non rimpiango il ritiro. L’Afghanistan non è negli interessi USA».1

Con il suo discorso Biden ha voluto riaffermare che era necessario voltare pagina e pensare alle nuove minacce, a Cina e Russia. Dopo vent’anni di guerra globale, serviti per prendere in mano le redini dell’ordine mondiale e per sostituire l’islam radicale al comunismo come minaccia alla pace mondiale, negli Stati Uniti e nel mondo si è cominciato a discutere delle numerose operazioni militari, che hanno distrutto un paese dopo l’altro, e del declino dell’occidente nell’egemonia globale.

Dei 21mila miliardi di dollari2 di spese militari effettuate dal 2001 al 2022, che hanno portato alla militarizzazione della politica interna (in nome della sicurezza), 16mila miliardi sono andati alle forze militari (compresi 7200 miliardi per le società private di sicurezza), 3mila miliardi ai programmi per i veterani, 949 miliardi alla sicurezza interna e 732 miliardi alle forze dell’ordine federali.

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Published: 18 June 2023
Created: 18 June 2023
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labottegadelbarbieri

Il sorriso del caimano

di Fabio Troncarelli

Fabio Troncarelli si aggira (con l’aiuto di Barthes) fra bambini morti in culla (con il vaccino dei roghi contro le streghe), berlus-cloni, la semiosi e l’ossessionante parola «simpatico»

FabioT berluskBiani2Per la mia generazione Roland Barthes è stato un punto di riferimento. Ho sempre trovato illuminante il suo metodo: occuparsi di un dettaglio della realtà apparentemente insignificante, che invece è rivelatore, svelando quello che sfugge a un osservatore superficiale. Mi è ritornato in mente quest’uomo mite e triste, che ho avuto il privilegio di conoscere, mentre mi sentivo confuso e frastornato dall’orgia, dal delirio mediatico che si è scatenato intorno alla salma di Berlusconi, prima, durante e dopo i suoi agghiaccianti funerali di Stato.

Cercando di riprendermi dall’overdose di ipocrisia e di isteria che mi ha schiacciato, all’improvviso mi si è fissata in testa una parola, che sembrava il ritornello stupido di una canzonaccia che non riesci a dimenticare, anche se non ti ricordi neppure che cosa voleva dire. Mi ronzava nelle orecchie, come un’ossessione «simpatico… simpatico… simpatico…”» come se mi si fosse appiccicata a partire dai miasmi che mi avevano asfissiato per giorni e giorni.

Per me simpatico è un volto gentile che ci sorride e ci riempie di nostalgia. Ma non era questo il ricordo del viso del defunto.

L’altra mattina, dopo un caffè doppio, mi sono messo al computer e ho fatto una ricerca, digitando la parola-chiave “simpatico” insieme, ovviamente, a “Berlusconi”. Non l’avessi mai fatto! Sono stato sommerso da un diluvio di occorrenze, di citazioni, di frasi memorabili che mi hanno veramente mandato per storto il caffè e la digestione. Vi trascrivo qualche piccolo esempio, pochi per carità, per non annoiarvi.

«La sua simpatia e il suo sorriso sornione sono stati alcuni degli emblemi della Milano da bere degli anni Ottanta. In tanti, all’estero, hanno identificato l’italiano medio con il suo volto. Furbo, simpatico, capace di rimanere sempre in equilibrio»: Paolo Oggioni, “Proiezioni di Borsa”, 12 giugno 2023.

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Published: 18 June 2023
Created: 15 June 2023
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giubberosse

Robot, prega per me. Postumanesimo, IA e derive tecnologiche

di Gavino Piga

IA 1Il primo servizio di culto officiato da una IA, durante il congresso annuale dei luterani tedeschi, non fa che portare alla ribalta mediatica un fiorente filone teologico finora noto prevalentemente agli specialisti. Il calderone della tecno-teologia è piuttosto vivace e variegato, oltre che inquietante, e dal mondo protestante – il cui ruolo è ormai stabilmente quello di tradurre in teologia i dogmi del neoliberismo materialista e consumista – minaccia di entrare nel sempre meno fortificato territorio cattolico

«L’intelligenza artificiale manterrà la produttività in Germania» ha ribadito recentemente la sociologa Jutta Allmendinger. Parole che hanno un loro peso, nel vasto coro del globalismo europeo, vista quantomeno la posizione della studiosa, che vanta un curriculum di studi prestigioso fra Germania e USA, ma soprattutto una carriera snodatasi fra importanti istituzioni scientifiche, dal Max Planck Institute for Human Development di Berlino al WZB Berlin Social Science Center, passando per la Harvard Business School, l’Institute of Employment Research presso l’Agenzia federale per l’impiego di Norimberga e l’Associazione Sociologica Tedesca. Più ancora, però, è interessante il palco da cui la Allmendinger – a fianco del segretario di Stato parlamentare presso il Ministero federale delle Finanze, Katja Hessel – ha riproposto il ritornello: quello del Congresso della Chiesa Evangelica Tedesca tenuto nei giorni scorsi a Fuerth. Un appuntamento ancora in grado di attrarre una certa partecipazione e termometro piuttosto indicativo degli umori dell’opinione pubblica protestante. Quest’anno il meeting si è svolto all’insegna di parole d’ordine incoraggianti: dal motto Jetzt ist die Zeit (“Ora è il momento!”) a quel Kein Grund zur Sorge! (letteralmente: “Non c’è bisogno di preoccuparsi!”) con cui la rivista luterana Chrismon riassume il panel su IA e lavoro.

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Published: 18 June 2023
Created: 12 June 2023
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effimera

L’inflazione. Falsi miti e conflitto distributivo

recensione di Andrea Fumagalli

Inflazione 3Dopo un lungo sonno, dovuto a decenni di stagnazione economica, a dinamiche assai contenute della domanda aggregata e a periodi di stringente moderazione salariale, l’inflazione ha rialzato la testa negli ultimi due anni e la sua analisi è ritornata al centro del dibattito economico-politico. Ne fa fede anche il recente libro collettaneo “L’inflazione. Falsi miti e conflitto distributivo” con interventi di Giacomo Cucignatto, Lorenzo Esposito, Demostenes Floros, Matteo Gaddi, Nadia Garbellini, Roberto Lampa, Gianmarco Oro, Stan De Spiegelaere, introduzione di Joseph Halevi, pubblicato dalle Edizioni Punto Rosso (2023, pp. 202, Euro 18)

Si tratta di un libro importante, se non altro perché ha il merito di fare chiarezza sul tema, con lo scopo di individuare quelle che sono oggi le cause dell’aumento dei prezzi, fuoriuscendo dalla retorica mainstream, secondo la quale l’inflazione è causata o da un eccesso di moneta o da un insopportabile aumento dei salari.

Il primo capitolo del libro, redatto da Roberto Lampa e Gianmarco Oro (“Una rilettura critica della teoria quantitativa della moneta”), discute della validità oggi della teoria quantitativa della moneta, che sta alla base della credenza (in quanto non suffragata da dati empirici, se non tramite un’illusione ottica[1]) che sia l’aumento della quantità di moneta a essere la causa principale dell’inflazione. Un aumento dell’offerta di moneta (politica monetaria espansiva o, come si dice oggi, quantitative easing) avrebbe lo scopo di sostenere la domanda aggregata e creare occupazione ma invece, essendo il libero mercato in grado di raggiungere un equilibrio ottimale senza alcun intervento discrezionale di supporto, si traduce solo in un aumento dei prezzi.

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Published: 17 June 2023
Created: 14 June 2023
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contropiano2

“Ingerenza liberale”, autodeterminazione e realismo nelle relazioni internazionali

di Redazione Contropiano - Domenico Caldaralo*

ingerenza autodeterminazione realismoSiamo sempre alla ricerca di qualche bagliore di intelligenza in questi tempi cupi. Una guerra che rischia in ogni momento di diventare mondiale e nucleare (i due termini sono ormai sinonimi) ci viene “narrata” dal sistema dei media – con poche e dunque lodevolissime eccezioni – come uno scontro biblico tra “democrazie” e “autocrazie”. Mettendo decisamente sotto il tappeto sia gli interessi economici, sia le palesi incongruenze di queste definizioni.

Senza alcuna voglia di scherzarci sopra, bisognerebbe ricordare che l’”autocrazia” russa tiene regolarmente elezioni a tutti i livelli (da quelli federali a quelli locali), è presente un largo numero di partiti concorrenti (tra cui anche alcuni partiti comunisti), anche se – certamente – il vincitore da oltre venti anni (Putin, insomma) esercita il suo potere con un notevole autoritarismo. Si voterà l’anno prossimo, per esempio, e non è detto che Putin vinca ancora una volta…

Ma bisognerebbe anche ricordare che la “democratica” Ucraina attuale viene invece da un golpe (Majdan, 2014) che ha rovesciato il governo democraticamente eletto, permesso massacri come quello nel Palazzo dei Sindacati ad Odessa, e messo fuorilegge tutti i partiti di opposizione (dodici!).

Oltre, come tutti sanno – persino Emanuele Parsi (vedi l’incipit di un suo articolo pre-guerra, quando era solo il Donbass sotto le bombe) – a promuovere i nazisti in ogni ambito della vita nazionale (dal governo parsi ucraina 2015all’esercito).

Ma chi lo ricorda ora viene immediatamente indicato come “putiniano”, anche se magari (come noi) ha passato gli ultimi decenni a denunciarne le malefatte, fin da quando – nominato da Eltsin – contribuì alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Un briciolo di intelligenza, e quindi di riconoscimento/indagine della realtà oggettiva, è invece assolutamente necessario se si vuole almeno provare a capire qualcosa di come sta andando il mondo di questi tempi.

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Published: 17 June 2023
Created: 12 June 2023
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cumpanis

Turchia: la vittoria di Erdogan mette in discussione il futuro della NATO?

di Fulvio Bellini

Immagine per home articolo TURCHIA.jfif Premessa: lo strano concetto di democrazia propagandata in Italia

Il 28 maggio scorso si è svolto il ballottaggio per l’elezione del Presidente turco tra il candidato uscente Recep Tayyip Erdogan e lo sfidante Kemal Kılıçdaroğlu. Il 14 maggio, in concomitanza del primo turno delle presidenziali, si erano svolte anche le elezioni generali per la composizione del nuovo parlamento. L’esito delle elezioni ha visto la vittoria di Erdogan che, grazie ai 27.834.692 (52,18%) consensi ricevuti, ha ottenuto il terzo mandato consecutivo. Se si sommano i gli incarichi come Primo ministro e Capo dello Stato, Erdogan si trova ai vertici del potere turco da vent’anni, avendo preso la guida del governo il 14 marzo del 2003. Se si guarda ai risultati delle elezioni parlamentari, la compagine del Presidente confermato, Partito della Giustizia e dello Sviluppo è risultato il più votato. Personalmente nutro un certo rispetto nei confronti di Radio Radicale che nasce dalla sua linea editoriale netta e trasparente, anche se non condivisibile: atlantismo senza tentennamenti, russofobia e cinofobia spinti al loro eccesso, apprezzamento dell’attuale stato di vassallaggio della UE nei confronti degli Stati Uniti, promozione dei diritti civili ma solo se disgiunti da quelli sociali ed economici, i quali vanno ignorati, liberismo senza limiti in economia, privatizzazioni di ogni servizio e di ogni risorsa. In estrema sintesi: libertà totale per la borghesia, elevazione dei suoi capricci e delle sue perversioni al rango di diritti civili. Se si sceglie Radio Radicale si sa chi si ascolta. Non è una notazione marginale, esistono radio intellettualmente disoneste, le quali condividono in gran parte la piattaforma politica radicale ma si travestono da radio di sinistra: il riferimento a Radio Popolare è puramente voluto.

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Published: 17 June 2023
Created: 17 June 2023
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resistenze1

La malsana tentazione del "marxismo occidentale"

di Greg Godels*

mbvvfywLa storia del marxismo trova un'immagine speculare in quella dell'anti-marxismo - le correnti intellettuali che si presentano come vero marxismo.

Prima ancora che il marxismo venisse a costituire un'ideologia coesa, Marx ed Engels dedicarono una parte sovente trascurata del loro Manifesto Comunista del 1848 alla demolizione delle ideologie rivali che aspiravano a rappresentare il vero socialismo.

Via via che il movimento operaio andava faticosamente alla ricerca di un sistema di pensiero in grado di ispirare la sua reazione al capitalismo, le idee di Karl Marx e Friedrich Engels conquistarono progressivamente gli operai, i contadini e gli oppressi. Non si trattò di una vittoria facile. Il liberalismo - l'ideologia dominante della classe capitalista - aveva coadiuvato la lotta degli operai e dei contadini contro la tirannide assolutista.

Una volta che il capitalismo e le istituzioni liberali si furono consolidati, l'anarchismo - l'ideologia della piccola borghesia delusa - iniziò a contendere al marxismo la guida del movimento operaio. Gli anarchici - che in modo contraddittorio professavano un individualismo estremo e una democrazia utopistica ricavata dal capitalismo, ma al tempo stesso manifestavano un acceso odio nei riguardi delle istituzioni e delle strutture economiche del capitalismo - non furono tuttavia in grado di offrire una via d'uscita praticabile dalla pesante oppressione capitalista.

Con la conquista del potere da parte del bolscevismo, nel 1917, il movimento operaio si trovò di fronte un esempio di socialismo autentico ed esistente guidato da marxisti autentici e dichiarati - un potente faro che indicava la via nella lotta contro il capitalismo.

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Published: 16 June 2023
Created: 15 June 2023
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italiaeilmondo

Secondo round? Non c’è nessun secondo round

La partita è praticamente finita in Ucraina

di Aurelien

ucraina carri armati russia ansaOra che l’Occidente globale sembra finalmente capire che la guerra in Ucraina sta andando malissimo per Kiev, i suoi opinionisti si consolano pensando che questo è solo il primo round e che ci sono ancora cinque o addirittura dieci anni di succose opportunità per abbattere l’Orso russo con ogni sorta di mezzi subdoli e per piantare finalmente la bandiera della NATO sul tetto del Cremlino. Si illudono, ovviamente, ma è utile fare un passo indietro e considerare quanto si illudono e perché.

Non dirò molto sull’attuale “offensiva” ucraina, perché non sono uno specialista militare, e comunque potrebbe essere già in gran parte finita quando leggerete questo articolo. Sembra che le previsioni di una sanguinosa catastrofe fatte dagli esperti prima dell’operazione si stiano probabilmente avverando e che, in pochi giorni o al massimo settimane, a seconda di quanto gli ucraini cercheranno di insistere, la loro capacità militare sarà in gran parte distrutta. Non molti opinionisti occidentali sembrano aver riflettuto sulle conseguenze di ciò, quindi lo faremo noi per loro. Ma nel frattempo la punditocrazia si diverte e si occupa di nuovi scenari che ritiene di poter imporre ai russi, sia in cambio di “concessioni” che la NATO potrebbe fare, sia perché… beh, questa è una domanda interessante: dopotutto sono degli illusi.

Analizziamo quindi la questione in due parti: in primo luogo, ciò che probabilmente accadrà a livello strategico nel resto dell’anno e, in secondo luogo, se c’è qualcosa, per quanto limitato, che la NATO può fare per cambiare il probabile risultato a lungo termine.

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Published: 16 June 2023
Created: 12 June 2023
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lafionda

La speranza che diviene

di Neil Novello

0 yyRASTPziYxbx2ImQuando scrive il suo libro forse più disperato, Realismo capitalista, da Spettri di Marx di Jacques Derrida Mark Fisher eredita una categoria: hauntology. È un concetto che vale un destino comunitario. Per il pensatore di Leicester, la cognizione esprime una nostalgia, appunto una malattia del ritorno. Essa però è rovesciata nel significato temporale e riqualificata come impossibilità a realizzarsi nella storia. Hauntology allora non si declina al passato, non è una nostalgia memoriale né consente una gratificazione finale, il possesso sentimentale, culturale dell’oggetto nostalgico. Per Fisher, il sovvertimento del passato si fa nostalgia del futuro ed essa appare senza speranza, vuota di ogni escatologia secolare, vacua. Ecco allora che hauntology ammette l’immagine di un futuro destoricizzato dell’accadente, un futuro perduto come perduta è la stessa possibilità di immaginarlo addirittura quale presenza di sé nel mondo.

Nell’appendice a Speranza e utopia. Conversazioni 1964-1975 di Ernst Bloch, a cura di Rainer Traub e Harald Wieser, Mimesis, 2022, la soglia di Laura Boella, icastica e perentoria, richiama proprio un’immagine hauntologica. Specie quando la filosofa scrive che «“speranza” e “futuro”», nel «filosofo della speranza» e dell’«utopia concreta» esprimono un carattere di «incompiutezza», di naturale «incognito». Ma il sentimento del «non-ancora» come orizzonte del realizzabile appare già qualcosa di più aperto in confronto alla recisa, assoluta coscienza fisheriana del mai più. Le conversazioni blochiane pongono quindi un’estrema domanda, l’interrogazione ultimativa sul concreto significato dello sperare.

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Published: 16 June 2023
Created: 05 June 2023
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pierluigifaganfacebook

Sistemi pensanti

di Pierluigi Fagan

351139557 214620344723476 343368159553849594 nCome testimonia la foto del settore cervello-mente (in senso letterale, psicologia o psicoanalisi o logica o altro attinente alle funzioni mentali stanno altrove) della mia biblioteca, sono anni che studio l’argomento. Pare ovvio che l’interesse per i prodotti della mente come, ad esempio, le immagini di mondo, chiami curiosità sugli organi che li producono. Vengo dalla lettura del saggio di uno tra i più noti neuroscienziati, S. Dehaene, francese, sulla coscienza [Coscienza e cervello, Cortina, 2014]. Il testo mi sollecita delle riflessioni.

Dovete sapere che sebbene tutte le cose importanti dell’essere propriamente umani provengano dal nostro cervello-mente, la scienza ha approcciato il tremendo argomento solo di molto recente. C’era un motivo tecnico ovvero che il cervello produce mente quando è vivo al pari del corpo di cui è parte. Ma un organo così complesso era impossibile da studiare in vivo, di solito la scienza biologica parte da dissezioni di cose morte. Solo negli ultimi decenni si sono prodotte tecnologie che riescono a farci sapere qualcosa del ciò che accade lì mentre funziona.

Ma c’era forse anche un motivo culturale aggiunto. Abbiamo prodotto talmente tanto pensato, a base di credenze di ogni tipo, tra cui alcune metafisiche rilevanti come la credenza dell’anima e della sua possibile eternità (l’eternità presuppone l’immaterialità, ovvio), che sembra noi si sia ritrosi ad andare a scoprire come funzionano le cose lì dove tutto questo origina.

Per dirne una, non c’è libro sul cervello-mente che non citi una o più volte Cartesio e la sua idea dualistica della cosa estesa (materia) e la cosa pensante (mente o anima), incluso il celebre “L’errore di Cartesio” influente best seller di A. Damasio.

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Published: 15 June 2023
Created: 09 June 2023
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sinistra

Kosovo: cappio al collo per la Serbia?

di Enrico Vigna

Come avevo scritto mesi fa negli ultimi due articoli sulla situazione, il nodo Kosovo sta avanzando a tappe forzate verso l’ultima stazione, come da progetto USA/NATO, con le pressioni, provocazioni, minacce al governo serbo, intensificatesi negli ultimi mesi con il diktat: o con la Russia o con l’occidente. Ora con il fronte ucraino aperto, quanto sta accadendo non è casuale, è un messaggio chiaro, possente, se la Serbia non sceglie “la parte giusta”, andrà verso la sua destabilizzazione e il conflitto

720x410c500oknbeIn questi ultimi dieci giorni sono stato quotidianamente in contatto con i nostri referenti sul posto e con gli esponenti politici, sociali, militari, sindacali, religiosi e i rappresentanti delle enclavi, con cui sono in relazione da sempre. Premetto questo per spiegare che questo articolo non è frutto di mie personali convinzioni, ma è una sintesi, sicuramente carente e limitata, di telefonate, scambi di mail, domande, analisi tratteggiate, supposizioni, ma che sono le valutazioni dalla parte dirigente della società serba, anche con differenze politiche tra loro, che ho cercato di riportare, ma che hanno un valore indubbiamente profondo e concreto, perché arrivano “dal campo”.

La situazione è sotto gli occhi di tutti, quindi è inutile sprecare righe, anche perché nelle piazze è in continua evoluzione, ritengo e mi chiedono di sottolineare e far circolare ovunque possibile, la concezione che un concreto impegno di PACE deve fondarsi su alcuni semplici ma fondamentali punti per un negoziato reale e paritario, soprattutto non contestabile da alcuna persona onesta intellettualmente ed eticamente. Con i ferventi fondamentalisti dell’atlantismo e del mondo unipolare egemonizzato dall’occidente, ritengo sia inutile discutere. Questi semplicemente difendono i privilegi occidentali e le ingiustizie perpetrate dai tempi del colonialismo ad oggi.

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Published: 15 June 2023
Created: 08 June 2023
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lantidiplomatico

I fattori dietro la (sorprendente) tenuta economica della Russia

di Giacomo Gabellini

720x410c50kiuhnsaL’offensiva militare, economica, finanziaria e commerciale scatenata dal cosiddetto “Occidente collettivo” contro la Federazione Russa nasce da una palese sottovalutazione «della coesione sociale della Russia, del suo potenziale militare latente e della sua relativa immunità alle sanzioni economiche». L’intera campagna sanzionatoria imposta da Stati Uniti ed Unione Europea, in particolare, si fondava sulla previsione che la Russia non sarebbe stata in grado di reggere un lungo periodo di pressione economica e finanziaria esterna, in virtù della debolezza strutturale, dell’arretratezza e degli squilibri che caratterizzano il suo sistema produttivo.

I dati indicano che, alla fine del febbraio 2022, la Russia registrava un debito pubblico corrispondente ad appena il 12,5% del Pil, una posizione finanziaria netta fortemente positiva e riserve auree pari a circa 2.300 tonnellate. L’oro riveste una rilevanza particolare, trattandosi del tradizionale “bene rifugio” che tende sistematicamente a rivalutarsi proprio in presenza di congiunture critiche come quella delineatasi per effetto dell’attacco all’Ucraina. Stesso discorso vale per tutte le commodity di cui la Russia è produttrice di primissimo piano, dal petrolio al gas, dall’alluminio al cobalto, dal rame al nichel, dal palladio al titanio, dal ferro all’acciaio, dal platino ai cereali, dal legname all’uranio, dal carbone all’argento, dai mangimi ai fertilizzanti.

L’incremento combinato dei prezzi delle materie prime e dei prodotti raffinati i cui mercati risultano fortemente presidiati dalla Federazione Russa – la cui posizione si è ulteriormente rafforzata con l’incorporazione dei giacimenti di carbone, ferro, titanio, manganese, mercurio, nichel, cobalto, uranio, terre rare di vario genere e idrocarburi non convenzionali presenti nei territori delle repubbliche secessioniste di Donec’k e Luhans’k – ha per un verso penalizzato enormemente la categoria dei Paesi importatori netti, in cui rientra gran parte dell’“Occidente collettivo”.

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Published: 15 June 2023
Created: 11 June 2023
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nicomaccentelli

Presa di posizione

di Nico Maccentelli

Bandiera delle Brigate Garibaldi partigiane 1943 1945.svg Pubblico alcune considerazioni riguardanti il mio punto di vista su questa fase politica sul piano nazionale e internazionale. Lo faccio senza peli sulla lingua e considerando che ormai la quasi totalità di quella che ama definirsi “sinistra di classe” o “movimento antagonista” è in totale confusione politica. Buona lettura.

 

Post:

C’è chi si limita a fare sindacalismo e mutualismo dentro il solito perimetro politico di una sinistra radicale sempre più in confusione agli inizi della peggiore guerra su vasta scala degli ultimi 80 anni in Europa.

Bene, io dico che senza lotta di ampi strati di popolazione per una reale indipendenza nazionale, basata sulla cacciata delle basi USA e NATO, sulla rottura con l’UE, su una moneta sovrana e le necessarie nazionalizzazioni dei settori vitali della nostra economia, può mutualizzare anche il guinzaglio del cane ma resta il guinzaglio del cane.

Per fare questo bisogna coinvolgere i ceti medi che in questi anni sono stati devastati e proletarizzati dalle politiche delle oligarchie di Euroburocrazie e Anglosfera, accettando in un patto, in un’alleanza con le forze politiche che emergono dal conflitto, qualunque esse siano la loro cultura politica la costruzione di un fronte popolare contro la guerra.

Questo è l’abc del leninismo. Kerensky non era tanto diverso dai caratteri politici e culturali della nostra borghesia. Eppure i bolscevichi hanno saputo agire bene nel prima e nel dopo, comprendendo quando si poteva dare il punto di rottura rivoluzionaria.

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Published: 14 June 2023
Created: 09 June 2023
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lafionda

Emergenzialismo, fase suprema del tecno-capitalismo

di Salvatore Bianco

democracy“Solo se ciò che c’è si lascia pensare come trasformabile, allora ciò che c’è non è tutto”
T.W. Adorno, Dialettica negativa

Tra gli esiti più rilevanti della interminabile pandemia c’è sicuramente quello di aver normalizzato nelle società occidentali lo stato di emergenza, interiorizzato dai più come abitudine e senso comune.

E’ infatti accaduto che una condizione per definizione temporanea quale per l’appunto lo stato di emergenza, in ragione di un evento improvviso da fronteggiare in un tempo delimitato, per effetto della continua reiterazione giustificata dal persistere dell’urgenza in gioco, ha prodotto via via un governo dell’emergenza. Nella sua orbita, la certezza del diritto ha lasciato il posto ad una congerie di provvedimenti di urgenza e misure amministrative, con forza di legge, in continua fluttuazione. Si è andata componendo via via un’alterazione strutturale dell’ordinamento in senso discrezionale ed amministrativo, con un definitivo sbilanciamento a favore dell’esecutivo e di poteri estranei all’architettura istituzionale, con la figura sempre più ricorrente del Commissario straordinario, a scapito del legislativo e dunque in ultima istanza della sovranità democratica quale suo fondamento[1].

Ora, la tesi che si intende argomentare è che l’emergenzialismo nel frattempo riconfermatosi con la guerra in Ucraina, lungi dall’essere una traiettoria accidentale, sia la perversa contromisura, in ambito politico, posta in essere da un tardo capitalismo sempre più contraddittorio.

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  1. Alessandro Lolli: La metafora della diserzione
  2. Prabhat Patnaik: È in atto una "de-globalizzazione"?
  3. Enrico Tomaselli: Jeux de massacre
  4. John Bellamy Foster: Engels e il secondo fondamento del marxismo
  5. Fosco Giannini: 28 maggio 2023: le conclusioni all’Assemblea di costituzione del Centro Studi Nazionale “Domenico Losurdo”
  6. Gioacchino Toni: Quando il sogno tecnomodernista si rivela un incubo
  7. Tibor Zenker: John M. Keynes - una guida verso un vicolo cieco
  8. Alessandro Somma: Verso l’economia di guerra
  9. Guglielmo Carchedi: ChatGPT, valore e conoscenza. Un approccio marxista
  10. Aldo Bonomi: Moltitudini, capitalismo molecolare, corpi a lavoro. Discutendo i decenni smarriti
  11. Alessandro Valentini: Guerra e pace
  12. Giorgio Gattei: Solo una divagazione? Dal “dono” di Mauss al Codice di Hammurabi. Cronache marXZiane n. 11
  13. Guido Carpi: FOTTUTI! La formazione del rivoluzionario: Lenin e i bolscevichi
  14. Alessandro Volponi: Relazione introduttiva all’Assemblea di costituzione del Centro Studi Nazionale “Domenico Losurdo”
  15. Roberto Quaglia: La falsa singolarità tecnocratica contro la vera singolarità tecnologica
  16. Anselm Jappe: Alcuni punti essenziali della critica del valore
  17. Thomas Meyer: La catastrofe climatica e la «libertà dei consumatori»
  18. Kohei Saito: I quaderni ecologici di Marx
  19. Luca Mozzachiodi: L'Europa di Gramsci
  20. Fabio Mini: Cosa succede in Kosovo. "In ogni caso saremo con la guerra in casa per altri decenni"
  21. Andrea Ventura: Il feudalesimo digitale, quando il potere va a nozze con l’algoritmo
  22. Franco Milanesi: Appunti contro il destino. Militanti e ribelli nel Novecento
  23. M. Parretti: Pensiero e umanità
  24. Maria Zakharova: "La vecchia Europa ha perso la sua sovranità"
  25. Anna Angelucci: Il liceo Pilo Albertelli, il PNRR, il digitale e la scuola della Costituzione

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