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Published: 15 February 2026
Created: 09 February 2026
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lantidiplomatico

Il "gigante dai piedi di argilla" è una narrazione, non un fatto

di Mario Pietri

Continuo a leggere analisi che descrivono la Russia come un sistema ormai senza ossigeno, un’economia di guerra arrivata al capolinea, costretta a divorare il proprio futuro per sopravvivere al presente, ma quando si entra davvero nel merito dei dati e dei meccanismi reali – non degli slogan – questa rappresentazione si sfilaccia rapidamente e rivela una funzione più propagandistica che analitica.

Si cita, come prova definitiva, il calo delle entrate fiscali da petrolio e gas di gennaio 2026, scese a circa 393 miliardi di rubli, quasi la metà rispetto all’anno precedente e ai minimi dal 2020, ma si omette che un dato di gettito mensile riflette soprattutto prezzi più bassi, sconti più elevati e un rublo più forte, non la scomparsa delle vendite; e infatti, mentre si parla di “ossigeno finito”, i flussi energetici continuano a muoversi: a gennaio 2026 il gas russo verso l’Europa tramite TurkStream è aumentato di circa il 10% su base annua, e nello stesso mese le esportazioni di LNG russo sono cresciute del 7,7% rispetto a dicembre, con oltre 1,69 milioni di tonnellate provenienti da Yamal dirette in Europa, pari a più del 90% dell’export di quel progetto, e in aumento di circa 8% rispetto a gennaio 2025.

Anche sul fronte petrolifero e dei prodotti raffinati la narrativa del “crollo” regge poco, perché le esportazioni continuano verso Asia e mercati intermedi, con Cina, India e Turchia tra i principali sbocchi, a dimostrazione che il tema non è l’assenza di flussi ma la riconfigurazione delle rotte, con margini ridotti ma volumi che non scompaiono; confondere deliberatamente prezzo e volume serve solo a costruire l’immagine di un collasso imminente che viene annunciato da tre anni e puntualmente rimandato al trimestre successivo.

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Published: 14 February 2026
Created: 10 February 2026
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Sanzioni: sentenze fuorilegge - L’altro genocidio

di Fulvio Grimaldi

kVTqFiD6fWdITMSFBwGuerre dentro, guerre fuori 

Marciano in sinergico parallelo le due guerre: quella ai nove decimi della propria popolazione che prova a scrollarsi di dosso il morso alla carotide del decimo supremo, e quella di regimi che si sanno decrepiti e senza futuro e danno colpi all’impazzata a chi sanno che gli sopravviverà.

Partiamo dalla prima di queste guerre, sempre d’aggressione (le altre si chiamano resistenza e, se va bene, rivoluzione). A forza di tre anni e mezzo di ruberie al basso per arricchire i danti causa in alto, scelleratezze morali, incompetenze sesquipedali, bugie e volgarità che neanche Berlusconi, siamo finalmente al piattino a lungo preparato e testè coronato a Torino. Lo chiamano pacchetto sicurezza (a furia di stringere le regole e aumentare i reati, se ne è perso il conto). Meglio chiamarlo pacco, il classico pacco rifilato al colto e all’inclita.

Lì abbiamo un poliziotto, ottusamente picchiato, dimesso dopo 24 ore, dopo un collarone messo a sghimbescio per la foto-opportunity e una visita strappacore della premier che lo dice scampato a un “tentativo di omicidio” Quanto occorreva per fargli assumere dimensioni mediatiche tali da far sparire, come attori alla chiusura del sipario, qualche centinaio di teste inermi rotte, indifesi picchiati o torturati a morte (Cucchi, Aldovrandi, ecc.), detenuti massacrati, mezza dozzina e passa ammazzati col Taser, che infiorettano anni di meticolosa e sistematica restaurazione.

Restaurazione di che? Ce lo dice il primattore della sequenza, aggiungendo all’affresco dell’orrore che, a sua detta, da Torino minaccia di fare inorridire tutto il paese, quando annuncia alla società, illusa di vivere avvolta nella calda coperta della Costituzione antifascista, che, per salvarci dall’orda dei barbari terroristi, è compulsivo tornare al “fermo di polizia in attesa di ipotetico, possibile reato”. Basta il sospetto e la buona volontà di chi il sospetto lo coltiva nel suo pensiero.

 

Non hai fatto niente. Ma avresti potuto fare

Arresto preventivo di 18, no 24, magari 48 ore e poi chissà. Per ora 12.

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Published: 14 February 2026
Created: 14 February 2026
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sinistra

Qualia nei fermenti del valore

di Karlo Raveli

Seeing red.jpgEcco qui, in questo articoletto per Sinistrainrete, alcune questioni forse un pochino inusitate ma che riportiamo per agitare e tentar di far maturare certe vecchie liturgie ideologiche pseudo-sovversive. Come tante proverbiali e usuali di gran parte delle ‘sinistre’ sistemiche. Attuali o antiquate.

Certo, trattiamo forse questioni piuttosto inconsuete, come precisamente il tema dei qualia che vedremo piuttosto verso la fine, però appunto per attizzare con questi appunti qualche nuova discussione tra ‘compagni’. Almeno un pochino. In questo caso ricevute - o accese dibattendo - con un molto apprezzato compare pure lui migrante, Ekile. Entrambi basandoci in concreto su due passaggi di una ‘Bozza operaia’ che a quanto pare circola per ora solo su carta. Tra alcuni gruppi o compagni e compagne più o meno sovversive, quindi non in rete. Per discrezione anti-dittatoriale ‘telematica’, mettiamola lì così.

Mi specifica inoltre che la Bozza operaia sta pure girando tra eversive torinesi dell’Askatasuna, per esempio tra NUDM, Non Una Di Meno...

Parliamo pertanto di uno scritto dal quale citerò appunto fra una trentina di righe due brevi e più o meno bizzarri passaggi. Scelti tra paragrafi centrati sul “patologico dominio oligarchico patriarcale planetario dell’Avere” affrontato assai a fondo nell’ottantina di deflagranti pagine della ‘bozza’. Tramite argomenti che mettono specialmente a fuoco la questione patrilineare, patriarcale. In modo originale. Direi quasi impressionante. Proprio in rapporto all’attuale dominio generale dell’Avere sull’Essere in troppi ‘paesi’, nazioni o regioni di Madre Terra. Come più volte così ribadito nel testo.

Quindi in questo articolo ci limiteremo – intanto per praticità, diciamola così – alle questioni esposte nei brani segnalati. Appunto con argomenti sui quali il compare mi ha anche consigliato di diffonderne almeno un primo sunto essenziale. Per esempio proprio qui in Sinistrainrete.

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Published: 14 February 2026
Created: 08 February 2026
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conflitti e strategie 2

Libercomunismo, pre-recensione al nuovo libro di Brancaccio

di Gianni Petrosillo

9788836585663.jpgNel 2010 Emiliano Brancaccio scrisse la recensione del libro di Gianfranco La Grassa Finanza e poteri, edito da Manifestolibri. Inizialmente il saggio di La Grassa avrebbe dovuto chiamarsi List oltre Marx, ma la casa editrice ci chiese un titolo più accattivante, che è appunto quello con il quale è stato poi pubblicato.

Ricordo che, nel lavoro con Gianfranco per la stesura, recuperai una nota di Marx del 1845 in cui il Moro si scagliava con toni accesissimi contro List, e la sorpresa di Gianfranco fu tanta nel leggerla. Probabilmente l’aveva compulsata tanti anni prima ma non la ricordava. La Grassa conosceva i testi di Marx persino meglio delle sue tasche, anzi sicuramente. Fece un commento simpatico, disse che lì Marx sembrava un certo filosofo dei nostri giorni che va in televisione col ditino alzato. Ridemmo di gusto perché l’ironia di Gianfranco era sempre condita da qualche espressione veneta. Non usò le mie circonlocuzioni su quel filosofo, ma lasciamo perdere.

In ogni caso sottolineò che in quella critica Marx sbagliava, aveva le sue ragioni ma andava completamente fuori bersaglio. Nel libro Gianfranco recuperava appunto le teorie di List sui first e second comers, che gli sembravano estremamente interessanti in funzione della politica tra gli Stati e del posto che l’economia occupa rispetto alle decisioni strategiche attinenti alla potenza. In questo senso torceva il bastone dove più gli interessava direzionarlo, specificando con onestà che si serviva insomma di List per un suo ragionamento da calare sulla nostra realtà.

“List… non contesta in toto la teoria del libero commercio internazionale, ed è probabilmente per questo che non prende in specifica considerazione la ricardiana teoria dei costi (e vantaggi) comparati, giacché in fondo l’accetta con una piccola modifica, prima di arrivare a un effettivo libero scambio tra i vari paesi, che sia profittevole per tutti i partecipanti, è necessario passare per un periodo intermedio in cui questi ultimi abbiano potuto raggiungere lo stesso grado di sviluppo industriale del first comer, altrimenti è da temere che le nazioni più forti usino lo strumento della ‘libertà di commercio’ per ridurre in stato di dipendenza il commercio e l’industria delle nazioni deboli.

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Published: 14 February 2026
Created: 10 February 2026
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Olimpiadi del doppio standard: repressione, propaganda e la svolta autoritaria nella crisi dell’egemonia occidentale

di Mario Pietri

L’inizio delle Olimpiadi, rituale spettacolare con cui l’Occidente tenta ciclicamente di autorappresentarsi come spazio universale di pace, competizione leale e neutralità dei valori, si è aperto sotto il segno della contestazione diffusa, della frattura politica e di una tensione che non può più essere archiviata come rumore di fondo o devianza marginale, perché riguarda ormai direttamente la tenuta simbolica dell’egemonia occidentale e la sua capacità di produrre consenso anziché semplice obbedienza.

Le proteste contro il vicepresidente statunitense J.D. Vance, le contestazioni rivolte alla delegazione israeliana durante la cerimonia di apertura e gli scontri avvenuti nel corso della manifestazione contro i Giochi non sono episodi scollegati né espressioni di una generica “radicalità”, ma rappresentano la manifestazione concreta di un conflitto politico profondo, alimentato da anni di doppi standard, di morale selettiva e di una narrazione dei valori ridotta a strumento di dominio imperiale.

Lo sport, lungi dall’essere neutrale, diventa così uno dei dispositivi ideologici più raffinati del nostro tempo: gli atleti russi vengono esclusi dalle competizioni internazionali in quanto russi, in una logica apertamente collettiva e punitiva che smentisce ogni pretesa di apoliticità; al contrario, agli atleti israeliani viene garantita piena legittimità e partecipazione, mentre a Gaza è in corso un genocidio, una devastazione sistematica di civili che, se attribuita a un Paese non allineato, sarebbe già stata elevata a paradigma del male assoluto.

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Published: 14 February 2026
Created: 09 February 2026
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lantidiplomatico

“Con un tipo come Trump non c’è spazio per l’ammorbidimento”

Geraldina Colotti intervista Juan Carlos Monedero

Juan Carlos Monedero non ha bisogno di presentazioni per chi frequenta la politica radicale tra le due sponde dell'Atlantico. Politologo, agitatore di coscienze e architetto del pensiero post-neoliberista, Monedero ha vissuto la Rivoluzione Bolivariana dall'interno come consulente di Hugo Chávez. La sua visione è un ponte prezioso: possiede la sensibilità per comprendere i ritmi del Sud Globale e gli strumenti analitici per smascherare le ipocrisie delle democrazie europee. In questa conversazione, analizziamo la tempesta scatenata dal sequestro del presidente Maduro e della deputata Cilia Flores del 3 gennaio e la resistenza di un Venezuela che continua a essere, per l'Europa, lo specchio deformante dei propri fallimenti.

* * * *

Juan Carlos, lei conosce bene la malattia dell'eurocentrismo. Perché una parte della sinistra europea, che un tempo applaudiva Chávez, oggi sembra incapace di difendere il presidente Maduro e la sovranità venezuelana di fronte al banditismo di Washington? Ritiene che sia un problema di codardia politica o di una profonda colonizzazione del pensiero?

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Published: 14 February 2026
Created: 09 February 2026
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contropiano2

Il governo è “nervoso”. La rendita di posizione si va esaurendo

di Sergio Cararo

Il video degli scontri di Milano pubblicato dalla Fox News statunitense (che tra l’altro è il network più allineato con Trump) il primo giorno delle Olimpiadi, non è proprio andato giù alla Meloni.

E allora sui social sono partiti subito gli anatemi della premier che tradiscono un bel po’ di nervosismo: “Sono i nemici dell’Italia e degli italiani, che manifestano contro le Olimpiadi, facendo finire queste immagini sulle televisioni di mezzo mondo. Dopo che altri hanno tranciato i cavi della ferrovia per impedire ai treni di partire”.

Le fa eco il Presidente del Senato Larussa: “Mentre il mondo rende ancora omaggio all’Italia per la bellissima cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026, delinquenti e violenti provano a sabotare linee ferroviarie e scendono in piazza per creare disordini”.

Indubbiamente questa insistenza sul connubio tra manifestazioni e treni semina una certa inquietudine – e qualche interrogativo – tra chi ha vissuto la storia recente del paese.

E non poteva mancare il ministro degli Interni Piantedosi, secondo cui: “C’è chi mira al caos generalizzato”. Nell’intervista di oggi al Corriere della Sera il ministro espone il suo teorema – piuttosto banale – secondo il quale il problema sono i cattivi maestri che però “si sono fatti vedere solo come osservatori”, tra questi ci sono “gli organizzatori di iniziative pubbliche nelle quali dichiarano di voler sovvertire il sistema democratica e arrivare alla resa dei conti con lo Stato democratico”.

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Published: 14 February 2026
Created: 14 February 2026
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sinistra

Le tre Europe in un’epoca di massimo pericolo

di Carlos X. Blanco*

Tocca agli uomini e alle donne di questa generazione rivivere ancora una volta tempi pericolosi. In realtà, l’eccezione è l’opposto: la fortunata circostanza di sperimentare, nell’arco di una sola vita, lunghi anni di relativa pace, intervallati solo da conflitti locali che non minacciano l’esistenza stessa della civiltà, o addirittura della specie.

Quella pace “fredda” e relativa, gli 80 anni di guerre localizzate e contenute, è ormai finita. Dobbiamo prepararci alla “convergenza delle catastrofi”, per usare un termine caro al defunto pensatore francese Guillaume Faye.

Le vite di questa e della prossima generazione, soprattutto in quella sfera che viene chiamata, per interesse o per pigrizia, “Occidente”, saranno sempre più rischiose, insicure e sottoposte a dure realtà. “Occidente”, in quanto tale, è un concetto destinato a scomparire; l’idea sta morendo perché la realtà che riflette sta morendo. Esiste un solo Impero statunitense… e gli altri. La debolezza stessa del concetto, da un lato, così come la trasformazione della realtà geopolitica, brutale negli ultimi mesi, dall’altro, stanno inevitabilmente portando alla sua fine.

“Occidente” era un concetto che, se non inventato, è stato certamente diffuso a fini propagandistici dall’Anglosfera. La parola stessa nasconde quella che, fino al XIX secolo, era una realtà fondamentale: la civiltà europea. Gli inglesi, dalle loro isole, si dedicarono storicamente a mantenere il continente in uno stato di guerra civile permanente, disunito e –soprattutto– separato dalla Russia, separato dall’enorme nazione, l’unica che avrebbe dato consistenza (territoriale, demografica, energetica) a un continente già dotato di una tradizione culturale comune, come l’Europa.

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Published: 14 February 2026
Created: 14 February 2026
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Antisionismo criminalizzato, genocidio ignorato

di Riccardo D'Amico

Mentre il governo di Beirut, con la conferma dell’ONU, testimonia che Israele rilascia volontariamente diserbanti dai propri aerei sui terreni agricoli libanesi, in Italia le proposte di leggi che equiparano l’antisionismo all’antisemitismo, raccolgono l’unanimità politica parlamentare.

È uno dei numerosi esempi in cui la realtà revisionista che viviamo, supera di gran lunga il grottesco. Ancora una volta, le istituzioni di palazzo e i media mainstream, tendono a distorcere la definizione di antisemitismo, trasformandola in uno strumento di censura. Il fatto appena citato non è isolato: è il sintomo di una memoria storica che viene riscritta stando a certe convenienze.

Il semitismo indica una vasta area di questioni culturali e linguistiche di determinate popolazioni: arabe, ebraiche, babilonesi e altri gruppi etnici.

Di conseguenza, il carattere antisemita, non si rivolge solo ed esclusivamente agli ebrei (in quanto tali), ma a diversi componenti che rientrano all’interno del contesto semitico. Pertanto, un individuo, o un gruppo che manifesta posizioni riconducibili all’antisemitismo, rivolge atteggiamenti razzisti e denigratori nei confronti di interi assetti sociali (antichi e contemporanei).

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Published: 13 February 2026
Created: 10 February 2026
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contropiano2

“D’Istruzione pubblica” e il “rinnegato” Raimo

Un film per smascherare l’ipocrisia sulla scuola della “sinistra liberal”

di Marco Meotto

Pubblichiamo un intervento di Marco Meotto, storico e docente della scuola superiore di secondo grado, che prende le mosse dal film “D’Istruzione pubblica” e dall’avvio di dibattito che esso ha suscitato, sui social, e in forma più strutturata nell’articolo di Christian Raimo uscito su “Domani”. Speriamo che esso possa dare vita a un dibattito più strutturato sulla scuola che ci impegniamo a raccogliere sulle colonne di Contropiano. - Invitiamo a inviarci altri pezzi alla mail This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

DIstruzione pubblica.pngC’è un momento in cui la critica, abbandonando il campo della lotta per l’egemonia, diventa il suo contrario: la giustificazione intellettuale dell’ordine dominante. È il momento del rinnegamento. Il documentario “D’Istruzione Pubblica” di Federico Greco e Mirko Melchiorre – ultimo atto di una trilogia contro il neoliberalismo – provoca una resa dei conti a sinistra, costringendo a uscire allo scoperto chi, come Christian Raimo, pur credendo di combatterli, difende alcuni dei dispositivi pedagogici del capitale.

La sua feroce stroncatura del film non è una semplice critica cinematografica: è il sintomo perfetto di quella deriva “liberal” della sinistra. È quella stessa sinistra che ha svuotato la scuola pubblica del suo progetto emancipativo, sostituendolo con l’addestramento al mercato, non importa quanto esso sia mascherato dietro seduttive parole d’ordine: d’altra parte, come ci hanno mostrato Christian Laval e Pierre Dardot, l’ideologia neoliberale è duttile e può amalgamarsi ambiguamente anche con istanze libertarie, annullando la loro carica trasformativa.

[LINK per il film: https://openddb.it/film/distruzione-pubblica/]

Ma come fa un film a innescare una simile reazione? “D’Istruzione Pubblica”, da una settimana nelle sale, non è un semplice documentario. È un’inchiesta a due livelli che agisce come acqua ossigenata gettata nelle ferite dell’insano dibattito sulla scuola italiana: brucia un po’, ma disinfetta.

Da un lato, la pellicola racconta una storia concreta e ostinata di resistenza, entrando nelle aule dell’Istituto Comprensivo “Sibilla Aleramo” di Torino, dove il preside, Lorenzo Varaldo, porta avanti, insieme ai suoi insegnanti, battaglie decennali in difesa della scuola pubblica.

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Published: 13 February 2026
Created: 08 February 2026
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effimera

Il Governo decreta lo stato di polizia | Per una prima lettura dell’ennesimo decreto liberticida

di Paolo Punx

Uliano Lucas.jpgChe nel mondo tiri una brutta aria è ormai evidente.

Dopo lo sdoganamento e le complicità con il genocidio dei palestinesi si sta globalmente scivolando verso forme di dominio senza limiti che stanno progressivamente erodendo ogni forma di mediazione.

L’Europa stessa, purtroppo, assomiglia a un Giano bifronte, che mostra da una parte il volto del riarmo e della guerra e dall’altro quello dell’autoritarismo.

L’ennesimo decreto liberticida approvato pochi giorni fa dal Consiglio dei Ministri si inscrive in questo contesto generale.

Penso valga la pena di provare ad analizzare quelle parti del decreto che limitano ulteriormente qualunque forma di dissenso.

L’articolo 4 del decreto oltre a estendere le zone rosse nelle città, consente di utilizzare lo strumento del DASPO per silenziare il dissenso e prevede l’arresto in flagranza differita in caso di danneggiamenti durante le manifestazioni.

Spetta al Prefetto individuare quali zone delle città inibire (per 6 mesi estendibili fino a 18) a soggetti arbitrariamente ritenuti pericolosi.

Non a caso la norma è volutamente generica nel definire tale presunta pericolosità, al fine di consentire alle cosiddette forze dell’ordine una sua applicazione discrezionale.

Infatti, il divieto di accesso si può applicare a:

  • Chi tiene nelle stesse aree comportamenti violenti, minacciosi o insistentemente molesti, da cui derivi un concreto pericolo per la sicurezza (ovviamente termini come “molesto”, oppure “concreto pericolo” sono così vaghi che forniscono un’enorme discrezionalità al soggetto accertatore);
  • Persone denunciate negli ultimi 5 anni per delitti contro la persona o il patrimonio e… senza aggiungere gli altri reati, è importante segnalare che non si tratta di persone condannate per quei reati, ma semplicemente denunciate;

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Published: 13 February 2026
Created: 05 February 2026
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dinamopress

Paolo Virno: esodo e linguaggio

di Franco Berardi Bifo

Con questo testo inedito del 2013 di Franco Berardi anticipiamo alcuni dei temi che saranno trattati nell’incontro su “Paolo Virno: l’uso della vita” che si svolgerà a Esc atelier autogestito a via dei Volsci 159, Roma, sabato 7 febbraio 2026 dalle ore 10

PaoloVirno NoraPorcu 260205.jpgPaolo Virno e Franco “Bifo” Berardi sono stati militanti di Potere Operaio, uno a Roma l’altro a Bologna, entrambi in giro per l’Italia. Hanno vissuto, chi a Roma chi a Bologna, l’esplosione del Settantasette. A seguire, prima e durante la furia repressiva, hanno condiviso l’esperienza editoriale di “Metropoli”. Del Settantasette, allo stesso modo negli anni Ottanta e Novanta, hanno messo in rilievo un tratto decisivo: l’emergere in primo piano del marxiano general intellect, inteso però come lavoro vivo. Per dare conto del linguaggio messo al lavoro, del capitalismo digitale, le loro ricerche hanno percorso sentieri diversi: Wittgenstein e l’antropologia filosofica, il primo, Baudrillard e Guattari, la cybercultura, il secondo. Sempre sviluppando, entrambi, una proposta filosofica originale. Negli ultimi anni, seppur da prospettive diverse, tutte e due hanno riflettuto sul problema dell’impotenza (della moltitudine).

In vista della giornata di sabato 7 febbraio a Esc, dedicata al ricordo di Paolo Virno, pubblichiamo un testo di Franco “Bifo” Berardi del 2013 – inedito nella lingua italiana e destinato, in inglese, ai lettori nordamericani – su Paolo Virno e la sua inconfondibile singolarità nella scena del pensiero contemporaneo. Franco “Bifo” Berardi, che ringraziamo per il regalo prezioso che ha fatto a DinamoPress e alle sue lettrici e ai suoi lettori, sarà anche lui presente e interverrà a Esc sabato 7 febbraio.

* * * *

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Published: 13 February 2026
Created: 09 February 2026
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L’omicidio di Saif Gheddafi: cui prodest?

di Francesco Fustaneo

In un giardino della remota area di Zintan in Libia, martedì scorso si è consumato l’ultimo atto della parabola di Saif al-Islam Gheddafi, il figlio più noto del colonnello Muammar, ucciso da un commando di quattro persone. Una fine violenta che sigilla non solo la storia di un uomo, ma sembra disegnare con precisione chirurgica gli equilibri di una Libia perennemente in cerca di stabilità.

Saif, 51 anni, non ricoprì mai una carica formale di vertice sotto il regime paterno, ma dal 2000 fino alla caduta del regime nel 2011 fu considerato il numero due, il volto pubblico più modernizzante.

Catturato dalle milizie proprio mentre tentava la fuga dopo la presa di Tripoli, la sua detenzione in una prigione locale a Zintan divenne per anni l’emblema plastico della frammentazione del potere libico.

Rilasciato nel 2017 grazie a una grazia generale del parlamento di Tobruk, aveva da allora mantenuto un profilo discreto ma strategicamente influente, tessendo relazioni dalla sua roccaforte tribale. La sua figura restava un potenziale catalizzatore di consenso e anche per questo era temuto; l’avversione per lui era poi acuita dalle intricate divisioni regionali e tribali del paese.

 

Un personaggio ingombrante per le fazioni contrapposte

“La decisione di Saif al-Islam di candidarsi alle elezioni presidenziali, previste per il 2021, era stata una delle ragioni che ne hanno causato il rinvio fino ad ora”.

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Published: 13 February 2026
Created: 08 February 2026
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manifesto

La sola rivoluzione davvero nostra, non possiamo restare a guardare

di Luciana Castellina

Cuba. Erano gli anni ’50, si parlava di uno strano gruppo di giovani isolato e senza aiuti nella Sierra Maestra. Un paio d’anni dopo, nel 1959, fecero fuori il dittatore Batista e la sua cricca 

La grande corazzata americana, una floating power plant, come scrivono orgogliosi i giornali trumpisti, è ancorata nella baia dell’Avana già da parecchi giorni prima dell’arresto del presidente venezuelano Maduro.

È lì per bloccare tutti i convogli diretti a Cuba, innanzitutto quelli che portano petrolio. Quello che proveniva da Caracas ma poi anche da altri Stati. Arrivava regolarmente anche dal Messico, fino a che la presidente di quel paese – appena Trump ha dichiarato che chi insisterà nel fornire a Cuba il prezioso combustibile verrà punito con un consistente aumento dei dazi – ha fatto retromarcia. Il Messico, ha detto Claudia Sheinbaum, non può permettersi di affrontare questo rischio.

Quanto all’Unione europea, la signora Kallas, alto rappresentante per la politica estera, rimangiandosi rapidamente qualche debole apertura concessa qualche mese fa in occasione di una interrogazione parlamentare, si è pienamente allineata. Il problema di Cuba, si è azzardata a dichiarare in relazione al drammatico strozzamento dell’isola, «sono i diritti umani». (63 anni di strangolamento economico imposto all’isola con l’embargo, sarebbe invece un diritto umano?)

L’OCCIDENTE, come si vede, in barba ai suoi “valori” accetta disciplinato il diktat di Trump. Il quale, nel frattempo, soddisfatto per non aver trovato ostacoli al suo programma, ha mandato a dire all’Avana che lui è pronto a un accordo e che, anzi, lui «sarà molto gentile» e farà quanto necessario per rendere finalmente Cuba libera.

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Published: 13 February 2026
Created: 11 February 2026
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andreazhok

Vizi privati, pubbliche virtù

di Andrea Zhok

Discussioni come quella recente su Chomsky e gli Epstein file mi hanno fatto riflettere su un problema profondo nelle società occidentali odierne.

Per arrivare al punto devo fare una digressione.

Partiamo da una questione antropologica e sociologica elementare. Posto che ciò che caratterizza gli esseri umani in termini di efficacia nel mondo è la capacità di cooperare, chiediamoci: come si può costruire una rete di cooperazione?

Esistono naturalmente le istituzioni formali, ma esse dipendono a loro volta da un livello motivazionale più profondo: tu puoi avere formalmente uno stato e una magistratura con delle leggi, e tuttavia questo può essere del tutto vuoto e ineffettivo se la gente non ci crede, se non sente una ragione per riconoscervisi. Il mondo è pieno di stati e istituzioni che esistono solo sulla carta, ma che di fatto coprono altri meccanismi di potere.

La domanda dunque diventa: cosa consente di costruire reti di cooperazione a livello motivazionale profondo? Nel contesto odierno credo vadano nominati due modelli.

1) Il modello tradizionale si incardina nella natura umana e ha un passato glorioso: gruppi di persone si organizzano, coordinano e cooperano sulla scorta di ideali comuni, dando agli altri e ricevendo dagli altri riconoscimento. Gli elementi affettivi fondanti di questi ordinamenti sono cose come l’amicizia, la lealtà, l’onore, la reputazione.

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Published: 13 February 2026
Created: 07 February 2026
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lantidiplomatico

Suprematismo e retorica anti Islam e Iran

La costruzione del mostro orientale sulla stampa italiana

di Pasquale Liguori

Lo scorso 3 febbraio, i due principali quotidiani italiani hanno pubblicato editoriali sull'Islam e, in particolare, sull'Iran che, pur provenendo da prospettive diverse in apparenza, condividono una struttura argomentativa profondamente problematica. L'articolo di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera e quello di Massimo Recalcati su la Repubblica costituiscono due varianti di quello che Edward Said ha definito orientalismo: una modalità di rappresentazione dell'altro che funziona come negativo speculare necessario all'autorappresentazione occidentale. Non si tratta semplicemente di analisi sbagliate o incomplete, ma di un costrutto ideologico che istituisce l'alterità radicale come conditio sine qua non per l'affermazione della propria superiorità civilizzatrice.

Entrambi gli autori operano attraverso una strategia di riduzionismo che schiaccia l'Islam politico e l’Iran su una dimensione immutabile e monolitica. Galli della Loggia si chiede se nell'Islam esista libertà, trasformando una religione praticata da oltre un miliardo e ottocento milioni di persone in un'entità omogenea, impermeabile alla storia e alle sue interne contraddizioni. Recalcati, da parte sua, descrive il governo iraniano come “un'ideologia della morte”, costruendo una dicotomia assoluta tra la vita (l'Occidente democratico) e la morte (il dispotismo orientale).

Tale operazione, ovviamente, non è neutra. Ciò che entrambi gli articoli sistematicamente omettono è la dimensione storica e politica delle dinamiche che descrivono.

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Published: 13 February 2026
Created: 13 February 2026
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risorgimentosocialista.png

Tre controriforme e un solo obiettivo: rafforzare l’esecutivo indebolendo gli altri poteri

di Pier Paolo Caserta

Dal referendum Renzi al taglio del Parlamento fino alla riforma della magistratura, tre interventi diversi ma con un filo comune: indebolire l’equilibrio dei poteri a vantaggio dell’Esecutivo. Sullo sfondo, il ruolo delle Big Tech e il caso Meta-Barbero.

* * * *

Le tre controriforme

Le ultime de-forme costituzionali, o i tentativi di attuarle, hanno tutte avuto un comune umore di fondo e un comune intento politico generale. Le de-forme in questione sono quella renziana del 2016, rimasto un tentativo non andato a buon fine; il taglio del Parlamento, andato invece a buon fine; e, da ultimo, il tentativo in atto di indebolire il Consiglio Superiore della Magistratura.

La cornice all’interno della quale si muovono queste controriforme, o tentativi di attuarle, è per molti versi la stessa e identico è l’obiettivo politico di fondo: l’alterazione dell’equilibrio dei poteri a favore dell’Esecutivo. Tutte vanno valutate alla luce della loro capacità di proiezione verso questo obiettivo. Costituiscono altrettanti passi verso la sua realizzazione.

Ovviamente nessuno si presenterà ai cittadini dicendo che intende compromettere l’equilibrio tra i poteri e rafforzare in misura abnorme l’Esecutivo.

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Published: 12 February 2026
Created: 08 February 2026
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perunsocialismodelXXI

C’era una volta il Giambellino

Memorie di un quartiere "scomodo"

di Carlo Formenti

4078d3bb f968 4d42 8471 33b27228314c 720.jpgFra me e l'amico Manolo Morlacchi c'è una differenza d’età di più di vent'anni (io del 47 lui del 70) ridotta dalla comune passione politica, tinta di rosso. Ovviamente abbiamo avuto percorsi di vita diversi, visto che si sono svolti in contesti temporali lontani, non tanto in termini assoluti (per la storia vent'anni sono un battito di ciglia), quanto relativi (il peso tremendo di quei vent'anni si rispecchia nella ininterrotta sequenza di sconfitte che hanno annullato le conquiste di un secolo di lotte proletarie).

Quando Manolo gattonava e io militavo da qualche anno nei movimenti filocinesi, mi è capitato d'incontrare, sia i compagni del Gruppo Luglio 60 nato al Giambellino (e chissà, forse c’era anche uno dei suoi genitori, se non entrambi), sia alcuni membri della redazione di "Lavoro Politico", la rivista nata all'Università di Trento sulle cui pagine scriveva, fra gli altri, Renato Curcio, il quale, assieme a Morlacchi padre e altri proletari, avrebbe di lì a poco fondato il nucleo originario delle Brigate Rosse.

Oggi quella storia è stata ridotta a una narrazione tragica intessuta di tenebrosi luoghi comuni (anni di piombo, terrorismo rosso, ecc.) associata a piccole frange di giovani intellettuali infarciti di utopie e ideali astratti. In un libro precedente, La fuga in avanti, Morlacchi ne ha riscattato la memoria, mettendo allo scoperto le radici di una realtà del tutto diversa: minoranze sì, ma minoranze proletarie, accomunate dalla delusione nei confronti della svolta moderata del PCI – nel quale la maggior parte aveva militato - e decise a rilanciare il sogno rivoluzionario della Resistenza. Un'eresia che ha suscitato condanne più feroci da parte dei comunisti "ortodossi" - preoccupati per il "danno di immagine" - che degli stessi partiti borghesi.

Certo quell'assalto al cielo è stato, come recita il titolo del libro appena citato, e come la maggior parte di noi militanti delle sinistre radicali del tempo pensavamo, una "fuga in avanti".

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Published: 12 February 2026
Created: 12 February 2026
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sinistra

Palestina e Iran nella crisi dell'imperialismo e del capitalismo

 di Nicola Casale

Ecocidio imperialismo e liberazione della Palestina 01.jpgInizio con un commento sul funerale della resistenza palestinese celebrato dal Pungolo Rosso non per la specifica (a dir poco, relativa) importanza del gruppo nel panorama della sinistra rivoluzionaria, ma perché rappresenta in modo evidente la deriva che una buona parte di tale sinistra ha baldanzosamente impresso alla sua evoluzione (in stretta analogia, peraltro, con parti della sinistra antagonista). Al di là della constatazione dell'abisso senza fine di certe formazioni, propongo alla discussione alcune considerazioni su Palestina e Iran e, più in generale, sull'imperialismo e il capitalismo.

L'articolo del Pungolo rivela la voglia smisurata di dichiarare morta la resistenza reale che i palestinesi e l'Asse della Resistenza sono in grado di mettere in campo per promuovere, in alternativa, la propria soluzione ideale (e idealista), che consiste nelle solite formulette general-generiche (rivoluzione di area che sia al contempo anti-imperialista e anti-capitalista) che si sostanziano nel chiedere ai palestinesi e alle masse arabe di accettare la direzione di chi le elabora, cioè di loro stessi, i pungolanti, appunto.

Tipico atteggiamento euro-centrico, che, nel caso del Pungolo, rivela la base materiale dell'euro-centrismo comunista, l'assoggettamento a tutti i comandi dell'imperialismo, appena velato da contorti e contraddittori discorsi anti-capitalisti e anti-imperialisti. Nel caso del Pungolo si tratta di un'abitudine consolidata, con il trionfalistico can can che ostenta per ogni rivoluzione colorata messa in scena dall'imperialismo, anche quando è di evidentissima fattura come l'ultima tentata in Iran, in cui Mossad, Cia, Israele, Usa hanno persino sbandierato il loro ruolo manipolatorio sul campo e nella sfera informativa per trasformare proteste pubbliche dal contenuto economico in disordini messi in atto da loro agenti sul terreno. Per di più con sanzioni strangolatorie che da 47 anni impediscono all'Iran la stabilità economica e con il ricorso alle manovre per provocare un'improvvisa svalutazione della moneta alla fine di dicembre, esplicitamente rivendicate da Bessent (ministro del Tesoro Usa) a Davos. Dio ceca chi non vuol vedere!

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Published: 12 February 2026
Created: 12 February 2026
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machina

Abolire la sicurezza è l’unica sicurezza di cui abbiamo veramente bisogno!

di Enrico Gargiulo

0e99dc 70010ff4122444c5b890618f0ec4ed9cmv2La questione della sicurezza è un tema all'ordine del giorno, al centro delle mosse del governo Meloni. Enrico Gargiulo la discute riflettendo su Abolire la sicurezza. Un manifesto (ombre corte, 2025) del Collettivo Anti-security, libro che affronta la genealogia di questo concetto ambiguo e ci fornisce strumenti preziosi per decostruire e affrontare criticamente le politiche securitarie. Secondo l'autore della recensione, il testo non si limita a una critica delle derive securitarie, ma propone possibili vie d'uscita a partire da una prospettiva «abolizionista», ossia l'abolizione di aspetti più o meno specifici del capitalismo come chiave per mettere in discussione l'intero sistema. 

* * * *

La traduzione italiana di The security abolition manifesto arriva con un tempismo perfetto. Oggi, infatti, la parola «sicurezza» compare nei discorsi di tutte le forze politiche presenti in parlamento.

Tra le fila del centro-sinistra è stata richiamata più volte. Walter Veltroni ha invitato a non considerarla un tabù o, al contrario, a evitare di affrontarla scimmiottando le ricette della destra. Silvia Salis, sindaca di Genova, ha esortato a trattarla come «un tema nazionale e, per certi aspetti, anche internazionale, che nessun governo può annunciare di risolvere dall’oggi al domani». Posizioni del genere non costituiscono una novità: le politiche securitarie sono, se non un’invenzione, senza dubbio una costante nell’azione politica del campo «progressista». Almeno a partire dagli anni Novanta del XX secolo, quando da un lato il progetto Città sicure, realizzato in collaborazione tra la Regione Emilia-Romagna e l’Università di Bologna, e dall’altro il protagonismo dei sindaci «democratici», eletti direttamente a partire dal 1993, hanno gettato le basi per un vero e proprio programma di governo.

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Published: 12 February 2026
Created: 09 February 2026
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Comunicazione strategica e guerra cognitiva

di Andrea Balloni

 

Comunicazione e guerra

Difficile poter intuire con immediatezza come due parole così distanti, solitamente relative ad ambiti semantici quasi opposti, possano talvolta unirsi concettualmente; e interessante è comprendere invece come il pensiero e l’esperienza umana riescano a rendere semplice, quasi normale, la loro convivenza nella descrizione di un metodo di controllo sociale e politico, dove tutto si riduce alla comunicazione, perfino la guerra.

Tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento, sulla scia degli studi sulla psicologia umana e la pubblicazione di importanti lavori sulla propaganda e la manipolazione delle folle, si sviluppano ricerche sulle tecniche di comunicazione strategica che hanno indotto l’utilizzo dell’informazione e di operazioni psicologiche (Psyops, per gli anglofoni) nell’ambito delle strategie militari.

Tali studi non furono certamente di pertinenza esclusiva dell’Occidente, ma con certezza il Fuhrer del Terzo Reich, il suo ministro della Propaganda Goebbels e Churchill affidavano gran parte della loro strategia di guerra alla propaganda e alla manipolazione del pensiero, mentre lo stesso Mussolini intratteneva addirittura rapporti epistolari con Gustave Le Bon e teneva il suo saggio “Psicologia delle folle”1 sul comodino, accanto al letto.

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Published: 12 February 2026
Created: 08 February 2026
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sollevazione

Azzoppare l'anatra

di Leonardo Mazzei

Primo obiettivo, colpire il governo della guerra, della repressione, dei bassi salari, dell’austerità, del sostegno a Israele

I pacchetti sicurezza del governo Meloni sono come quelli dell’Ue per le sanzioni alla Russia, ed entrambi assomigliano molto ai rotoloni Regina: non finiscono mai.

Lasciando perdere la pur rispettabile carta igienica, cosa accomuna la compulsività securitaria a quella russofobica? La domanda può apparire peregrina, ma non lo è. Queste due ossessioni dei tempi nostri hanno infatti in comune gli stessi soggetti e un’identica origine. I dominanti dell’Occidente collettivo non sanno come venir fuori dalla crisi del modello neoliberista, non hanno più nulla di buono da offrire ai propri popoli. Da qui la postura guerrafondaia all’esterno e la torsione autoritaria all’interno.

Certo, non tutti i paesi sono uguali e ancor meno lo sono i mutevoli governi. Ma, fatte le debite differenze, a nessuno può sfuggire la tendenza di fondo verso un autoritarismo sempre più dispiegato che va dagli Usa all’Italia, dalla Gran Bretagna alla Germania, solo per citare alcuni casi. Un autoritarismo che ha uno scopo ben preciso: impedire che i popoli possano avere voce in capitolo nell’attuale fase di crisi politica del modello occidentale, fare in modo che i nuovi equilibri vengano giocati (magari anche duramente) solo tra i dominanti. I dominati, viceversa, devono essere passivizzati, meglio ancora annichiliti.

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Published: 12 February 2026
Created: 08 February 2026
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marxismoggi

Venezuela bolivariano, petrolio e propaganda di guerra

di Gianmarco Pisa

“Stiamo aprendo le porte - ha osservato la presidente incaricata, Delcy Rodriguez - a un’alleanza strategica per aumentare la produzione, garantendo che ogni goccia di petrolio che aggiungiamo si traduca in maggiori investimenti sociali e maggiore stabilità economica per il Paese”. Né privatizzazione né, tantomeno, “tradimento” dunque; e la stessa pretesa statunitense, di “appropriarsi del petrolio” del Venezuela, è stata respinta.

La recente approvazione della Legge organica sugli idrocarburi (gennaio 2026) della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha suscitato non pochi commenti e reazioni e, come era prevedibile, ha scatenato una nuova ondata di guerra mediatica e di propaganda ostile, da parte di settori legati all’imperialismo occidentale, ma anche disinformazione e mistificazione, spesso condite di retorica ideologica e frasi scarlatte. Il contesto della riforma è noto: la resistenza all’aggressione, la continuità dello Stato e del processo rivoluzionario bolivariano; la mobilitazione delle forze politiche e sociali bolivariane e socialiste; la resistenza, a difesa delle istituzioni politiche e delle conquiste sociali della Rivoluzione bolivariana, nel contesto dell’aggressione, della pressione militare e della campagna ostile posta in essere dagli Stati Uniti, che hanno portato, come si ricorderà, il 3 gennaio scorso, al sequestro manu militari di un presidente legittimo, in carica, il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, e della prima combattente, la giurista e deputata Cilia Flores. Respinti l’assalto e il tentativo di colpo di stato, Delcy Rodriguez, già vicepresidente esecutiva con Maduro, svolge ora la funzione di presidente incaricata del Venezuela bolivariano.

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Published: 12 February 2026
Created: 08 February 2026
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Crisi del liberalismo. L’Italia verso un ritorno degli anni di piombo?

Federico Dal Cortivo intervista Andrea Zhok

Il quotidiano l’Adige di Verona ha intervistato il prof. Andrea Zhok, filosofo accademico, professore di antropologia filosofica e filosofia morale presso l’Università di Milano, ricercatore e saggista. Oggetto dell’intervista la crisi della società in cui viviamo.

* * * *

Una crisi profonda: culturale ma anche materiale

Prof. Zhok, siamo in un periodo di grandi cambiamenti a livello internazionale, dove la geopolitica la fa da padrona e molte carte vengono rimescolate. Ma la cosa che salta all’occhio è la profonda crisi che avvolge il sistema liberista, che sembrava destinato a governare il mondo per i secoli a venire e su cui l’Occidente aveva poggiato le sua fondamenta. Ora dagli Stati Uniti all’Europa questo modello sembra scricchiolare, vorrei un suo parere al riguardo.

«Si tratta di una crisi molto profonda perché insieme culturale e materiale. Sul piano culturale la modernità liberale presenta da sempre elementi di fragilità, in quanto ha promosso un processo di secolarizzazione senza riuscire a costruire un’etica normativa condivisa che rimpiazzasse la precedente etica di matrice religiosa. Al posto di un’etica normativa condivisa ha pensato bastasse un appello ai diritti individuali e ai piaceri del consumo, ma queste istanze non forniscono alcuna base effettiva per fondare un’etica pubblica».

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Published: 11 February 2026
Created: 08 February 2026
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marxismoggi

Votare no alla “sacrata” riforma

di Carla Filosa

2195368937Questa riforma non bisogna più chiamarla della Giustizia, ma riforma della Costituzione. Ci si riferisce qui in particolare all’inaugurazione dell’anno giudiziario del 30 e 31 gennaio scorso, effettuata dalla Corte Suprema di Cassazione e dalla Corte d’Appello. Per chi non ha seguito con interesse gli eventi fine mese, la solennità della cerimonia inaugurale della magistratura in toga rossa ed ermellino è risultata stridere con il tono tra il risentito e l’aggressivo dell’intervento del ministro Nordio.

In tutte e due le volte alla centralità emersa dell’autonomia e indipendenza della magistratura riaffermata con precisa convinzione sia da Pasquale D’Ascola (1° presidente dell’amministrazione della giustizia) sia dal vicepresidente del CSM Fabio Pinelli, in Cassazione, come pure in Corte d’Appello, il guardasigilli ha risposto con tono sprezzante e risentito, ma con evidente senso di difficoltà, negando il fine da loro evidenziato della riforma in questione. Il ministro ha espresso sdegno per le “ripugnanti le insinuazioni” – solo parole sue - avanzate sulle “interferenze illecite” relative alla proposta riforma, definendo inoltre “blasfema” – di nuovo citazione – “l’idea che questa possa minare l’indipendenza della magistratura”.

Prima di entrare nel merito, cioè nel contenuto dei punti di rilievo della stessa riforma, si badi in primo luogo all’aspetto più formale, espressivo, linguistico, ed evocatore usato da Nordio. Invece di controbattere sul significato reale dell’”autonomia e indipendenza della magistratura” rivendicato dal presidente D’Ascola quale “non privilegio di categoria, ma garanzia essenziale per l’imparzialità dei giudici e l’eguaglianza dei cittadini, quale caposaldo del sistema costituzionale, ove la costituzione ha il suo perno essenziale nel principio di uguaglianza sostanziale”, il ministro sposta invece l’attenzione sulla propria irritazione derivante da “insinuazioni”, ovvero da intenti di persuasione subdola o frodatrice, ingannatrice, fonte di sospetti; non intelligenza, quindi, volta a comprendere anche le conseguenze dell’assunto in questione, i suoi corollari nascosti, omessi ma presenti. Primo invito all’irrazionale.

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  1. Lo Sparviero: Qui e ora
  2. Francesco Cappello: Un conflitto pianificato a danno dei palestinesi. Una storia di Colonialismo e Resistenza
  3. Emiliano Gentili, Federico Giusti e Stefano Macera: Riarmo, speculazione, centralizzazione dei capitali e guerra
  4. Alessandro Visalli: Epstein
  5. Davide Malacaria: Iran. Evitato il primo sabotaggio, domani i negoziati con gli Usa
  6. Giorgio Agamben: Bilinguismo e pensiero
  7. Silvia Borgese: Borghesia manipolatrice
  8. Ilan Pappè: “Il destino di Israele è segnato”
  9. Onofrio Romano: Un meridiano in controluce. Antonio Cantaro e il suo “Amato popolo”
  10. Alessandro Scassellati: Il crollo dell’ipocrisia internazionale
  11. Pierluigi Fagan: Quando abbiamo smesso di provare a cambiare lo "stato delle cose"?
  12. Giuseppe Cantarelli: I sicari dell'economia
  13. Kamo: Il vento di Torino
  14. Alessandra Ciattini: Il Board of peace e l’ideologia della Nuova Destra
  15. Dante Barontini: I diversivi
  16. Gigi Roggero: L’etica puritana e lo spirito della rivoluzione
  17. Francesco Schettino: La pianificazione e l’osteria dell’avvenire
  18. Salvatore Bravo: L’industria del divertimento
  19. comidad: Il sistema della sorveglianza ha come logico esito la guerra civile
  20. Thomas Fazi: Le nazioni europee non possono essere sovrane all’interno della NATO
  21. Francesco Piccioni: La nottola di Draghi, nel tramonto UE
  22. Davide Miccione: Lo strappo culturale (toppe e rammendi)
  23. Fabio Vighi: Esclusivo. Il prof. Fabio Vighi: “Il Green Deal ha cambiato pelle”
  24. Alberto Bradanini: Il mondo incantato delle menzogne: sempre quello
  25. Andrea Zhok: Il mondo degli Epstein

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