
Antisionismo criminalizzato, genocidio ignorato
di Riccardo D'Amico
Mentre il governo di Beirut, con la conferma dell’ONU, testimonia che Israele rilascia volontariamente diserbanti dai propri aerei sui terreni agricoli libanesi, in Italia le proposte di leggi che equiparano l’antisionismo all’antisemitismo, raccolgono l’unanimità politica parlamentare.
È uno dei numerosi esempi in cui la realtà revisionista che viviamo, supera di gran lunga il grottesco. Ancora una volta, le istituzioni di palazzo e i media mainstream, tendono a distorcere la definizione di antisemitismo, trasformandola in uno strumento di censura. Il fatto appena citato non è isolato: è il sintomo di una memoria storica che viene riscritta stando a certe convenienze.
Il semitismo indica una vasta area di questioni culturali e linguistiche di determinate popolazioni: arabe, ebraiche, babilonesi e altri gruppi etnici.
Di conseguenza, il carattere antisemita, non si rivolge solo ed esclusivamente agli ebrei (in quanto tali), ma a diversi componenti che rientrano all’interno del contesto semitico. Pertanto, un individuo, o un gruppo che manifesta posizioni riconducibili all’antisemitismo, rivolge atteggiamenti razzisti e denigratori nei confronti di interi assetti sociali (antichi e contemporanei).
I primi a ostentare un aggettamento simile, sono proprio i sionisti, poiché appoggiano ideologicamente un gruppo terroristico fondato da Theodor Herzl nel 1897, che si basava sulla creazione di un ipotetico stato ebraico in Palestina (per mezzo della confisca delle terre).
Non solo, gran parte di questo movimento predicava la nascita del “Grande Israele”: un Paese che comprendeva (come previsto negli scritti biblici) la Siria, il Libano, la Palestina, la Cisgiordania, la Giordania, l’Egitto e le alture del Golan.
La presa di posizione della nostra politica, rasenta l’ipocrisia di chi ignora consapevolmente la pianificazione genocida in corso dalla nascita di Israele, fino a giungere ai nostri giorni.
Tuttavia, i disegni di legge della “Destra-Sinistra”, sono anzitutto superflui, considerando che l’ordinamento italiano prevede già norme antitetiche all’odio e alla discriminazione contro gli ebrei (Art. 604-bis del Codice Penale). Oltre ciò, l’inserimento della definizione di antisemitismo generata dall’IHRI (International Holocaust Remembrance Alliance), presenta delle incompatibilità con gli Art.7,10,11 della CEDU (Convenzione europea dei diritti dell’uomo), in virtù della sua genericità unita al contrasto con la libertà di espressione, di associazione e di riunione. Non a caso, i progetti di legge valutati prevedono norme di repressione dell’opinione (le attività di monitoraggio proposte da Scalfarotto), delle manifestazioni (DDL Romeo) e misure punitive negli ambiti scolastici e universitari verso coloro che pongono delle critiche ad Israele, trasformando i docenti in tiranni con il compito di “curare” gli studenti, in stile Arancia Meccanica (Leggi Delrio e Gasparri).
Le leggi non sono altro che una serie di strumenti di controllo, rispettate per mero conformismo. Per questo motivo l’antisionismo resterà sempre un valore di quel mondo multipolare, capace di far udire le voci dei palestinesi uccisi dai trattamenti nazisti attuati dagli israeliani.
“...Mio padre detestava il sionismo, che giudicava pura follia…” (Fred Uhlman- L’amico ritrovato).








































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