
Qualia nei fermenti del valore
di Karlo Raveli
Ecco qui, in questo articoletto per Sinistrainrete, alcune questioni forse un pochino inusitate ma che riportiamo per agitare e tentar di far maturare certe vecchie liturgie ideologiche pseudo-sovversive. Come tante proverbiali e usuali di gran parte delle ‘sinistre’ sistemiche. Attuali o antiquate.
Certo, trattiamo forse questioni piuttosto inconsuete, come precisamente il tema dei qualia che vedremo piuttosto verso la fine, però appunto per attizzare con questi appunti qualche nuova discussione tra ‘compagni’. Almeno un pochino. In questo caso ricevute - o accese dibattendo - con un molto apprezzato compare pure lui migrante, Ekile. Entrambi basandoci in concreto su due passaggi di una ‘Bozza operaia’ che a quanto pare circola per ora solo su carta. Tra alcuni gruppi o compagni e compagne più o meno sovversive, quindi non in rete. Per discrezione anti-dittatoriale ‘telematica’, mettiamola lì così.
Mi specifica inoltre che la Bozza operaia sta pure girando tra eversive torinesi dell’Askatasuna, per esempio tra NUDM, Non Una Di Meno...
Parliamo pertanto di uno scritto dal quale citerò appunto fra una trentina di righe due brevi e più o meno bizzarri passaggi. Scelti tra paragrafi centrati sul “patologico dominio oligarchico patriarcale planetario dell’Avere” affrontato assai a fondo nell’ottantina di deflagranti pagine della ‘bozza’. Tramite argomenti che mettono specialmente a fuoco la questione patrilineare, patriarcale. In modo originale. Direi quasi impressionante. Proprio in rapporto all’attuale dominio generale dell’Avere sull’Essere in troppi ‘paesi’, nazioni o regioni di Madre Terra. Come più volte così ribadito nel testo.
Quindi in questo articolo ci limiteremo – intanto per praticità, diciamola così – alle questioni esposte nei brani segnalati. Appunto con argomenti sui quali il compare mi ha anche consigliato di diffonderne almeno un primo sunto essenziale. Per esempio proprio qui in Sinistrainrete.
Non facile ma ci proviamo.
Auspicando che l’esperimento possa almeno servire per schiudere qualche nuova finestra su alcune patologie e recinzioni fondamentali di questa ‘civiltà’. Più a fondo di quelle materiali più classiche e ormai millenarie dell’Avere-possedere ‘privato’. O capitaliste, nelle varie sfaccettature del termine.
Accludendovi quindi più attuali e diverse serramenta ontologiche, linguistiche, culturali e così via. Comprese quelle che emanano ormai in crescendo da cosiddette ‘intelligenze’ artificiali.
Il tutto poi da includere nelle critiche sempre più ampie e accese – un buon esempio: George Monbiot “Proteggere il pianeta…” sull’Internazionale 1641 del 21 novembre 2025 - a proposito della progressiva e impressionante crisi epistemica contemporanea.
Generata in gran parte dal patologico e crescente impero di un’oligarchia planetaria formata da qualche migliaio d’autistici super miliardari. Vari dei quali palesemente criminali, come indica oggigiorno l’epstein-dossier. Con annesse officine e facoltà finanziarie e/o accademiche, regimi e istituzioni con corrispondenti milizie o forze armate, mafie, bande, partiti, ecc.
Patologie e recinzioni con o sulle quali si son costruiti – o meglio eretti, che suona più virile e patriarcale... – enormi monumenti signorili o imperiali, sistemici, politici, sociali, etici, epistemologici, intellettuali, architettonici, artistici e così via. Proprio ormai dominanti nell’epoca attuale in molte zone e società di ogni continente, ma soprattutto nelle recintate nazioni e stati cosiddetti ‘sviluppati’ e ‘moderni’ del pianeta.
Laddove c’è però chi afferma che siamo già in cammino verso l’auto-estinzione...
Ma trattiamo comunque di perversioni assai meno prevalenti in molti popoli o comunità originarie più naturali e ancora abbastanza salutari. Specialmente lì dove si reagisce in crescendo, collettivamente, alla graduale degradazione ambientale, coloniale, privatistica, digitale, ecc. planetaria. Svegliandosi e maturando naturalmente sempre più, al contrario di ‘noi’.
Ma che però appunto ‘noi’ denominiamo tribù, primitivi, sottosviluppati e così via...
...quando molti stanno invece risorgendo, in modi comunitaristici. Alcuni in modo sbalorditivo come tante comunità curde e zapatiste.
Sia collettivamente che singolarmente e compresi i maschi. Però particolarmente fra molte nonne e avvedute mamme della portentosa gineologia curda, sciamane e sciamani… maestri di futuro.
Ed ecco allora le due annunciate menzioni dalla bozza operaia:
“Siamo ben coscienti della necessità di sane, profonde e finalmente risolutive solidarietà tra tutte le migliaia di piccole e grandi nazionalità. Parlando soprattutto di NAZIONI, e non di STATI! Con processi locali, comunali, regionali e poi via via di rigenerazione più generale - sempre però a cominciare da non recintati contesti linguistici armoniosamente, realmente e culturalmente nazionali, non statali - superando steccati, valori, paradigmi e ‘sviluppi’ fondati sul patologico dominio oligarchico planetario altrove stabilito dell’Avere proprietario!
Un potere sempre più parossistico, come manifesta l’ormai crescente incremento di ‘intelligenze’ algoritmiche al disopra o di fronte al naturale ‘sentipensare’ empatico sociale del nostro Essere ed esistere. Naturale, sano e soprattutto collettivo.
Quando appunto, nell’intrinseco e salutare sentire umano comunitario, l’essenza dei valori, o del VALORE e quindi degli stessi significati di ‘valore’ non deve corrispondere innanzitutto o unicamente ai virili di quantità, forze, recinti e razionalità ‘scientifiche’, economiche, produttive, mercantili, ecc. Ora del resto sempre più basate su mostruose, inquinanti e anti-ecologiche basi di dati più o meno algebrici sempre più penetranti”.
(…)
“Tutto ciò ancora in generale fondato in coerenza col patologico svolgimento sociale patriarcale. A partire da tutte le sue progressive sofisticazioni e approfondimenti, dal neolitico in poi. Come tendenza dialettica prevalente tra il dominio di etiche il più possibile assolute di forze, pesi, quantità e razionalità dell’Avere e possedere individuale, contro o di fronte a valori e qualità naturali originarie dell’essere ed esistere umano il più possibile condiviso e benevolo”.
Fin qui le due abbozzate citazioni operaie, operative.
Vedete quindi alcune sollecitazioni concettuali della bozza alle quali rispondiamo a partire o in coerenza con la questione nodale della “essenza dei valori” o del “significato di valore” di tali critiche a un ormai insopportabile “patologico dominio oligarchico planetario dell’Avere” proprietario, patriarcale.
Un’essenza dei valori che poi appunto anche il compagno Ekile sempre ricorda come sostanzialmente e profondamente connessa a dialettiche di sessi e generi della nostra specie. Dicendo, per semplificare al massimo, che l’assoluta preponderanza attuale di tutto il nostro episteme ‘sapiens’ si fonda su intendimenti prima di tutto ‘maschili’ di valore, per esempio connessi a Lavoro, Potere, Produzione e Mercato, sopra quelli ‘femminili’ attinenti alla riproduzione e maturazione vitale, alle cure, sostegno, assistenza e così via!
Genuine essenze basilari dell’esistere umano.
Parliamo quindi di un attuale e ormai millenario dominio o potere patologico che poi appunto sempre tratta, almeno tendenzialmente – pure ora per vie digitali - di possedere e privatizzare al massimo lo stesso essere umano – oltre tutto l’esistere ‘BIO’ o meno bio di Madre Terra. Cioè il vivente animale, vegetale, microbiotico terraneo o sommerso e così via… - nella gran parte delle dimensioni esistenziali di un’ormai plurimillenaria civiltà utilitaristica dell’avere-possedere. Che poi, coerentemente, segnala la stessa bozza come attualmente sempre più soggiogata tramite una sorta di dittatura tecno-feudale di cosiddette ‘grandi potenze’ e individui plurimiliardari.
Evidenziando appunto l’impressionante trappola che questa progressiva quanto storica e traumatica degenerazione ‘umana’ di dominio dell’Avere sull’Essere ha da poco prodotto: la cosiddetta intelligenza artificiale, più o meno de-generativa...
Ma ciononostante ci son sempre più comunità e persone svegliandosi !
Proprio oltretutto in crescendo in molti popoli – innanzitutto migliaia di piccole o piccolissime nazioni o società - che coloro che comandano da noi, e chi obbedisce, denominano e disprezzano come antiquati, isolati, primitivi, sottosviluppati. Ma che invece progrediscono sempre più realmente, naturalmente, avvalorando in modo salutare le proprie radici ed espressioni comunitarie originarie. Tra i più di 5000 popoli oggettivamente esistenti su Madre Terra in gran parte ignorati da ‘noi civilizzati’...
Per questo dobbiamo parlare di migliaia di comunità e popoli - o nazioni – ben originali e concrete, sotto predominio colonialista degli esclusivisti e recintati 200 stati ufficialmente riconosciuti sul pianeta!
E si deve scrivere ‘Stati’ con maiuscola.
Trattiamo dunque di espressioni comunitarie originarie che si sostengono, maturano e rigenerano in modo salutare per mezzo di esistenze più genuine, conviviali e armoniche che le ‘nostre’ attuali. Anche proprio o specialmente rispetto al riconoscimento reale, o ‘collettivo corporale’ come puntualizzano alcune ‘sciamane’, di ogni rispettivo territorio e percorso esistenziale su Madre Terra. Effettivamente comunitario o comunalista.
La bozza operaia tratterebbe a fondo anche queste realtà coloniali del pianeta sopra migliaia di vivaci popoli – come il basco di ‘askatasuna’ - supercolonizzati da secoli sotto 200 stato-centrismi ‘sviluppati’. Spesso non solo assoggettati e tiranneggiati, cominciando dalle rispettive culture, ma persino nemmeno riconosciuti.
Però qui, sempre con l’intenzione di agitare almeno un po’ certe vecchie liturgie pseudo-sovversive o rivoluzionarie, come non poche delle odierne sinistre sistemiche di vario tipo, è ormai giunto il momento di riprendere finalmente ed espressamente il misterioso concetto chiave di QUALIA.
Per noi appunto legato alla questione del valore, dei valori dell’essere ed esistere, come vedremo.
Ecco qua: qualia.
Termine e nozione che indica ogni ‘singola esperienza e specificità fenomenica umana cosciente’. Più o meno infinitamente composta da emozioni, dolori, sapori, suoni, odori, colori, ecc. e che caratterizza la nostra vita più profonda e consapevole.
Detto in altro modo la determinazione qualia denomina letteralmente - in chiavi di sentipensare o di riflessione fisica quantistica (1) - ‘l’esperienza soggettiva cosciente’ di ogni occorrenza umana consapevole. Quindi, come vedremo prontamente, parliamo di un concetto che persino, poco a poco e da qui in poi, potrebbe presentarsi da favilla stimolante o stuzzicante per il sempre più urgente processo di rigenerazione sociale.
E diciamo pure rivoluzionaria, con sto vocabolo fatto avvizzire pure lui come una Rosa di Gerico...
Cioè come incentivo d’approccio e intendimento del senso profondo di fenomeni e valori vitali essenziali sia individuali che soprattutto sociali, collettivi e comunalistici. Condividendo sia gli aspetti qualitativi coscienti che le consapevoli proprietà fenomeniche delle esperienze intersezionali, di raggruppamenti e movimenti sociali.
Visto che oltretutto già si intende – per chi lo piglia… - come punto di vista innovatore negli sviluppi di una rivoluzione quantistica umana che per esempio la vivace divulgatrice di fisica quantistica Chiara Zagonel (2) definisce appunto come necessità di fare una rivoluzione quantistica interiore. In modo da corrispondere veramente a quelle che sono le coerenze dell’universo d’interconnessioni e collaborazioni umane. Che non han niente a che vedere con individualismi, reificazioni, alienazioni, recinzioni, robotizzazioni, ecc.
Cioè gran parte di ciò che ci han trasmesso e insegnato!
E allora ecco qua questa molla di filosofia qualiastica o qualistica – oppure qualiatistica... ;) – di splendente gnoseologia, epistemologia, etica e in generale o in fin dei conti di spirito naturale che vi proponiamo, care compagne e compagni operai (lavoratori compresi)... per ricaricare o riciclare le già esistenti rivoluzioni quantistiche ‘personali’ (2) nella sempre più indispensabile rigenerazione di tutta sta specie mammifera. Ormai sull’orlo di un precipizio oggi sagomato da imperanti dittature tecnofeudali di abbruttiti delinquenti oligarchici.
Aurrera Askatasuna !








































Comments
Tanto per chiarire sulla visione di faggin di noi umani come 'campi quantistici autocoscienti' sospendo il giudizio per carenza personale di humus scientifico. Invece sul suo punto di partenza nella netta distinzione tra uomo e macchina davanti ai coglioni proprietari delle Ai ... come non concordare.
Ps .. Faggin non e' nato ieri e non e' privo d
preparazione scientifica, e' dai suoi chip che e' nata la silicon valley.