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linterferenza

Epstein

di Alessandro Visalli

La vicenda della pubblicazione, molto parziale a quanto sembra, dell’archivio di Epstein (e dei suoi complici e forse mandanti) illumina, al di là della pur orrenda cronaca nera, qualcosa di profondo sulla natura del potere in Occidente. O del potere attraverso il denaro senza freni. O, ancora, del potere come complicità di gruppo, di ricattabilità – forse paradossalmente -. Perché, mi chiedo, come è possibile – che metodo c’è – nel fatto che persone potenti abbiano partecipato a riti espressamente illegali e chiaramente degradanti, orrendamente degradanti, “in piena aria”. Ovvero all’aperto, gli uni davanti agli altri. Quale profondità antropologicamente densa, quale abisso “costituente”, mostra questo esporsi? Perché, in ultima analisi, esporsi?

1- Abbiamo, qui da noi proprio nella radice del razionalismo occidentale, o del suo nichilismo, una tradizione – da Sade a Bataille ai “Helfire Clubs” inglesi del settecento, o le comunità aristocratiche libertine – che lega il potere alla trasgressione “visibile”. Un Panoptico delle élite. L’idea che nel violare la morale e la legge davanti a tutti riposa la sovranità. Una sovranità condivisa che esibisce. Una esibizione costitutiva. Un atto performativo, che crea.Troviamo, qui, un ‘rito’ fatto di trasgressione condivisa. Dunque un rito sacrificale, che cementa, separa dall’umanità. Una secessione.Noi sapevamo che le élite erano separate, si erano separate (tanta letteratura sociologica ce lo aveva detto), ma così. Tanto così. Non era visibile.

La secessione crea, letteralmente, un altro uomo. Un “noi” che si crea (ogni “uomo” è un “noi”) nel farlo insieme. Un “noi” arcaico, prepolitico. Tenuto insieme dal materiale compromettente, dall’essersi reciprocamente compromessi. Quel che avviene, è l’attivazione di una funzione antropologica del rito degradante. Partecipare a rituali collettivi che coinvolgono atti illegali e disforici promuove una forma estrema di coesione sociale nota come “fusione di identità”. La violenza insopportabile di questi atti, che appena intravediamo, altera l’identità dei partecipanti proprio per effetto del trauma vissuto insieme. In comune. Questo determina un nuovo sé.

2- E’ durato decenni. Cosa che pone una domanda: come mai, e come mai è cessato, è stato portato fuori? La domanda non è tanto come mai, ma come mai così tardi. E’, infatti, piuttosto un miracolo che sia potuto avvenire, non che sia cessato. Il potere cementato da queste élite non è infatti tutto il potere. Sappiamo che è, in sostanza, un reticolo di ricattabilità reciproca che crea un radicale “interno” proprio nella assoluta immoralità. Qualcosa che è “altro”, che indica una inumanità costituente come “altro”. Che consente, quindi, a chi è “dentro” di saltare in un altro mondo simbolico, un’altra teologia. Una trasgressione costituente di un ‘sacro’. Una “teologia nera”. Ma, giustamente, ci sono anche altri poteri, burocrazie, linguaggi astratti, poteri di tecniche, potere della violenza, esercito, polizia, … E questi comunque operano. Hanno la loro logica, la esprimono, la agiscono. Sono andati in conflitto. La società è un sistema di sistemi. Alcuni di questi sono sistemi tecnici.

3- Per capire meglio dove e come si costituisce il potere, cosa tiene insieme le élite, è allora interessante confrontare questa dialettica dei poteri che costituisce l’Occidente con quella che presiede alla Cina. Lì le élite erano forgiate dal vincolo familiare e familistico (molto forte nella tradizione cinese, e nell’antropologia han) della ‘rivoluzione’ (bisogna considerare che è stata una lunghissima guerra, non un evento). Probabilmente questo vincolo (di famiglie e “principini”) giunge a fine con Xi Jinping che “uccide” Zhang e prima lo aveva fatto con Bo Xilai, Zhou Yongkang e con tutte le “vittime” delle campagne anticorruzione che hanno liquidato un’intera classe dirigente, liquidando il vecchio ordine simbolico. Ora servirà un altro ‘cemento’. Quando i “principi” cadono, non sono intoccabili (e lo fanno per mano di uno di loro) la memoria fondativa e l’ordine simbolico sono denunciati come insufficienti. E lo sono per eccesso di successo, troppo tempo, troppo spazio.

4- La tesi che mi pare di vedere è che Xi sembra convinto che i taizi dang non bastano più. Ora serve disciplina, decisione, tenuta. La sfida si avvicina. Ma quale può essere il nuovo cemento del potere? Quello ideologico (confucianesimo, socialismo, nazione)? La tecnica, l’amministrazione, il controllo algoritmico? La paura? Viene in mente un ardito parallelo – poco più di una battuta, ovviamente -: Giulio Cesare che rompe (ma preceduto dal conflitto di Silla e Catilina, oltre che dalla vicenda del suo padre politico, Mario) con la gestione ‘senatoriale’. Ovvero delle oligarchie delle grandi famiglie latine e cooptate (di cui la sua, i Giuli, originari di Alba Longa è una delle più illustri). Rompe, muore, e fonda. L’impero. Che, però, richiederà almeno un secolo per stabilizzarsi.

5- Insomma, l’arco interpretativo è talmente ampio da far girare la testa: – dal modello-Epstein di potere, di coesione/compromissione individuale – al modello cinese in esaurimento per eccesso di successo (la ‘modernizzazione’ e l’espansione) – verso la rottura Cesare/Xi. Da una parte scopriamo che le nostre élite economiche e politiche apicali non violano solo le norme (questo lo sapevamo da sempre) ma abitano proprio in un universo simbolico anti-umano. Si designano come non-umanità. Dall’altra, forse, giunge a un punto di crisi di coesione il cemento post-rivoluzionario (e quindi morale/genealogico) cinese.

6- Il nuovo Ordine nascerà dallo scontro di questi due vuoti.Entrambi potrebbero precipitare, per un moto di sostegno reciproco (di rispecchiamento del vuoto) nella guerra che rifondi.

7- Nella terminologia che userò nel mio prossimo libro “Oltre l’Occidente” (a giugno), il nuovo Ordine potrebbe avere un nuovo Qi (tecnica ed energia), ma potrebbe faticare a lungo a trovare un nuovo Dao (la crisi romana lo trovò secoli dopo nel cristianesimo). Il Qi nascere dallo scontro per la “Piattaforma tecnologica”, ma il senso, la Via, la trascendenza, non può essere “fabbricata”. Deve emergere dalla situazione, e qui non si intravede. Forse dalla dialettica degli universalismi (dove il nostro, quello più sicuro di sé, più arrogante e affermativo, è anche quello che viene distrutto più profondamente, come si vede).

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Comments

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ANTONINO MINARDI
Wednesday, 11 February 2026 21:05
Caro Alessandro Visalli, i suoi scritti sono tra i (pochi/ssimi) migliori;
permetta quindi ad un vecchio mona/co di scriverle:
probabilmente lei ha scritto in fretta e senza voler essere (troppo) preciso, quindi:
si, siamo in un momento rarissimo dove diverse faglie si incontrano:
la breve ,200 anni, fine dell'impero anglosassone/US
la media,500 anni,fine del mondo coloniale europeo (la larga noche de los quinientos anos)
la lunga, 2000 anni, fine del'epoca del Cristianesimo.
Qui ed ora il Tempo/Kronos diviene Kairos, (anche "finestra' di opportunita')
con queste faglie un Chi, un vettore di Gemeingefhul, si "esaurisce".
Gramsci: il vecchio muore, il nuovo non c'e' ancora.
A dda passa a nuttata/guardiano (shomer) a che punto e' la notte: "Viene la mattina, e viene anche la notte".
Che e' (inevitabilmente) la noche oscura del Alma.
Trovare un nuovo Dao, qui sta il "busillis" : lei mi/ci insegna che : il Dao non si trova ne si cerca : es ist, Tathagata.(e piu' non dimandare)
Da qui la necessita'/ananke di un lungo Medioevo post collasso impero Romano:
proprio per la lunga fase di creazione di un nuovo Chi con tutto cio' che richiede, che pero' non presuppone che la nuova era abbia trovato il Dao (che non si trova)
no purtroppo, la Storia sarebbe diversa: Dao richiede (come lei ben sa) qualcosa di molto diverso.
La lunga storia Cinese ha permesso loro il Cofucianesimo (ora (in parte) il partito comunista Cinese) il Daoismo (anche consentendo all'essenza Daoista di partecipare alla costruzione di Tianxia che non è solo un sistema politico (la forma), ma l'armonia tra il popolo e il "Mandato del Cielo" (lo sfondo), dove il Covenant e' presente.
Il mondo occidentale ha perso tutto questo e non credo lo possa trovare, il Gestalt Orientale (Orior) e' frutto di monsoni/yin/acqua per tutti, come il nostro (Occaso/Occido) e' frutto di deserto, pozzo acqua per pochi.
Coltivare lo Shen, tenere la giusta fiamma nel Jing.
Un abbraccio
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