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Published: 20 February 2026
Created: 20 February 2026
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sinistra

Una straordinaria sintesi del Manifesto marx-engelsiano: omaggio a Umberto Eco

di Eros Barone

«Non si può sostenere che alcune belle pagine possano da sole cambiare il mondo. L’intera opera di Dante non è servita a restituire un Sacro Romano Imperatore ai comuni italiani. Tuttavia, nel ricordare quel testo che fu il Manifesto del Partito Comunista del 1848, e che certamente ha largamente influito sulle vicende di due secoli, credo occorra rileggerlo dal punto di vista della sua qualità letteraria o almeno – anche a non leggerlo in tedesco – della sua straordinaria struttura retorico-argomentativa.

Inizia con un formidabile colpo di timpano, come la Quinta di Beethoven: “Uno spettro si aggira per l’Europa” (e non dimentichiamo che siamo ancora vicini al fiorire preromantico e romantico del romanzo gotico, e gli spettri sono entità da prendere sul serio). Segue subito dopo una storia a volo d’aquila sulle lotte sociali dalla Roma antica alla nascita e sviluppo della borghesia, e le pagine dedicate alle conquiste di questa nuova classe “rivoluzionaria” ne costituiscono il poema fondatore – ancora buono oggi, per i sostenitori del liberismo. Si vede (voglio proprio dire ‘si vede’, in modo quasi cinematografico) questa nuova inarrestabile forza che, spinta dal bisogno di nuovi sbocchi per le proprie merci, percorre tutto l’orbe terraqueo (e secondo me qui il Marx ebreo e messianico sta pensando all’inizio del Genesi), sconvolge e trasforma paesi remoti perché i bassi prezzi dei suoi prodotti sono l’artiglieria pesante con la quale abbatte ogni muraglia cinese e fa capitolare i barbari più induriti nell’odio per lo straniero, instaura e sviluppa le città come segno e fondamento del proprio potere, si multinazionalizza, si globalizza, inventa persino una letteratura non più nazionale bensì mondiale.

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Published: 19 February 2026
Created: 17 February 2026
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mondocane

Resilienza Iran, Rebus Venezuela, Azienda Europa

Guerre di classe

di Fulvio Grimaldi

fneiurtbtk.jpgSaluto all’Iran

Per incominciare, saltando di palo in frasca, cioè di emisfero in emisfero, in questo caso emisferi uniti nella resistenza al nuovo ordine delle cose come rappresentato dal sopruso della forza sul diritto, inviamo un saluto al resistente Iran. Ce la vedremo poi con l’America Latina, dove giganteggia la vexata quaestio del Venezuela decapitato, per finire nella periferia del mondo, che però insiste a pretendersene il centro, l’UE.

Dall’ambasciatore Mohamed Reza Sabouri siamo stati invitati alla Festa nazionale della Repubblica Islamica. Ma spiritualmente eravamo anche in mezzo alle folle, che tra l’altra conosciamo, frequentiamo e a cui vogliamo bene, con le quali, nelle piazze iraniane, da Tehran a Isfahan, da Mashhad a Shiraz, si è celebrata la volontà e il “destino manifesto”, questo sì, di una civiltà millenaria.

Nell’ambasciata a Roma, parecchio giornalismo, molta cultura, un florilegio di social, tanta amicizia e poca politica istituzionale, hanno condiviso una festa nazionale nel segno del riscatto nazionale dal colonialismo e dalla dittatura monarchica, eliminati dalla rivoluzione del 1979. Festa nazionale che celebra anche il prevalere, ancora una volta, della giustizia e della verità sull’ennesimo tentativo, terroristico o guerresco, di eliminare questa pietra d’inciampo che intralcia la normalizzazione imperialista e sionista del Medioriente.

Di questa verità è stato testimonianza un documentario sui giorni del recente tentativo di regime change - portato avanti, e addirittura rivendicato, dalle centrali dell’intelligence occidentale e israeliana (Mossad, CIA) - attraverso l’aggressione armata, spesso letale, a cittadini, strutture di Stato e religiose, forze dell’ordine e del soccorso civile.

Tutte cose “sfuggite” all’attenzione dei nostri media, perfino a molti di coloro che si professano dalla parte del diritto dei popoli a sovranità e autodeterminazione.

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Published: 19 February 2026
Created: 14 February 2026
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laboratorio

Le materie prime, la forza economica e le guerre mondiali di ieri e di oggi

di Domenico Moro

Materie prime immagine.jpegRecentemente, gli Stati Uniti hanno promosso la costituzione di una enorme riserva strategica di materie prime, il Project Vault[i], il cui modello sarebbe, secondo Trump, quello della riserva strategica di petrolio, che venne costituita all’epoca della crisi petrolifera negli anni ‘70. L’obiettivo, oggi, è rendersi autonomi dalla Cina e da altri paesi non alleati non solo sul piano commerciale ma anche su quello militare. La presidenza Trump, del resto, sta basando la sua strategia sulla esplicita minaccia dell’uso della potenza militare. Nella 2026 National Defense Strategy (NDS) del Ministero della guerra statunitense (così è stato non a caso ribattezzato il ministero della difesa), si dichiara di voler realizzare “la pace attraverso la forza”. In pratica, gli Usa desiderano raggiungere una forza militare così schiacciante da poter combattere su più fronti contemporaneamente, raggiungendo la deterrenza nei confronti della Cina e dunque il controllo dell’Indo-pacifico e dell’Eurasia. Anche se l’obiettivo dichiarato sarebbe la pace, quello che in effetti ne risulta è la preparazione delle condizioni per cui gli Usa possano vincere una guerra mondiale del XXI secolo, così come hanno vinto le due guerre mondiali del XX secolo.

Le condizioni che, secondo la NDS, permetterebbero di realizzare gli obiettivi di superiorità strategica sono essenzialmente due: lo sviluppo delle capacità belliche degli alleati, che, secondo Trump, si sono fino a ora troppo basati sull’aiuto statunitense, e la ricostruzione di una forte base industriale negli Usa. Tale base non dovrebbe essere limitata all’industria strettamente militare, ma dovrebbe essere estesa a tutte le branche industriali strategiche, che si sono indebolite negli ultimi decenni a causa delle delocalizzazioni e della deindustrializzazione. Avere una base industriale adeguata a esercitare l’egemonia mondiale significa anche e soprattutto avere il controllo sulle materie prime necessarie alla produzione manifatturiera, a partire dai metalli e dall’energia.

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Published: 19 February 2026
Created: 14 February 2026
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eticaeconomia

Che fine ha fatto il diritto internazionale?

di Michele Grillo

31337096345 e8888f75ff b scaled.jpgMichele Grillo ritiene illusorio, di fronte ai mutamenti in atto, evocare il diritto internazionale senza comprendere l’intreccio di comportamenti economici, assetti giuridici e norme etiche che ne ha accompagnato l’affievolimento. Al diritto non compete di modificare la realtà. Non è la pace che nasce dal diritto, ma il diritto che nasce dalla pace. Organizzare pacificamente la convivenza sociale è prioritario e la teoria dei giochi chiarisce che sono possibili molteplici equilibri sociali per superare i contrasti tra individui e collettività con beneficio di tutti.

* * * *

1. Sul Manifesto del 28 gennaio, Roberta De Monticelli ha espresso apprezzamento per le parole del premier canadese Mark Carney a Davos. Ha però anche sottolineato che Carney (svelando la finzione di un governo delle relazioni internazionali che tutti sanno non essere (più) vero) chiama in gioco un incerto “ordine basato sulle regole”, senza riferimenti al diritto internazionale e all’ONU. L’esortazione di Carney, di finirla con la finzione e di “vivere nella verità”, evocherebbe, per Roberta De Monticelli, l’invito del Caligola di Camus che, interrogandosi su come far cessare il lamento degli uomini che “le cose non sono quelle che dovrebbero essere”, proponeva di cancellare il “dover essere”, per lasciare solo “i fatti puri e le forze della storia”.

Le considerazioni di Roberta De Monticelli stimolano la riflessione dell’economista che oggi si confronta con lo sconvolgimento inatteso e repentino di ciò che ha ritenuto a lungo presupposto della sua disciplina: i rapporti economici (tra individui, come tra nazioni) quali strumento di benessere e di pace.

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Published: 19 February 2026
Created: 15 February 2026
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invisiblearabs.png

Orgoglio coloniale

di Paola Caridi

I cinque secoli della nostra colpa, la colpa occidentale di aver colonizzato il mondo, diventano – per il segretario di stato USA Marco Rubio, nel suo discorso alla conferenza per la sicurezza a Monaco di Baviera – l’epopea sulla quale costruire il futuro. “Per 5 secoli, prima della fine della seconda guerra mondiale, l’Occidente si è espanso. I suoi missionari, pellegrini, soldati, esploratori sono andati oltre le loro spiagge per attraversare oceani, colonizzare nuovi continenti, costruire enormi imperi che si sono estesi nel pianeta.”

È l’orgoglio coloniale, versione Terzo Millennio, dopo un tempo in cui vi era stata un’ammissione di responsabilità. Qui invece, in Marco Rubio e non solo, non c’è nessun senso di colpa, solo il senso della forza totale che si esplicita in chiave militare, culturale, economica, e pure religiosa (cristiana) come Rubio spiega diffusamente. Schiacciare, imporre, definire. Dobbiamo “costruire un nuovo secolo occidentale”, dice Rubio a Monaco. Da brividi, la frase e il luogo deputato. L’olimpo occidentale di Marco Rubio comprende Mozart (la musica o i cioccolatini?), Dante e Shakespeare, Michelangelo, i Beatles e i Rolling Stones, come un bignami dell’occidente stereotipato. E proprio in quest’ordine. Alla fine, il condimento è fatto dalle volte della Cappella Sistina e dalle “guglie svettanti” della cattedrale di Colonia. Orizzontale e verticale, come la Croce, insomma.

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Published: 19 February 2026
Created: 16 February 2026
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lantidiplomatico

La rana freccia e la creazione del nuovo leader dell'"opposizione russa"

di Marinella Mondaini

La conferenza sulla sicurezza di Monaco, che si è trasformata in conferenza sulla guerra, ovviamente contro la Russia, ha visto sfilare sul palcoscenico una dopo l’altra le figure più indegne di questo Occidente, con i loro discorsi bellicisti, compreso il pianista clown narco-führer di Kiev che autorizzato dai suoi benefattori e sostenitori finanziari europei è andato fuori di testa completamente con le sue dichiarazioni aggressive e insolenti. Dopo aver preso in giro Orban, con un’indecente frase “Viktor pensa a far crescere la pancia invece di far crescere il suo esercito per fermare i carri armati russi che ritorneranno a Budapest”, passa a un linguaggio ancora più spinto, triviale nell’esortare i paesi europei a espellere i russi e i loro parenti (fuck away in Russia a casa vostra!)

Qualcuno potrebbe obiettare che l’Europa è strapiena di ucraini con parenti e auto di lusso, e magari è ora che tornino a casa e vadano al fronte, dove c’è grande richiesta di carne da macello.

Ma al peggio non c’è mai fine. Il colmo della giornata è stato raggiunto dalla notizia, con la pretesa di essere una “bomba”, diffusa dalle “agenzie di intelligence speciali” di cinque paesi Gran Bretagna, Germania, Francia, Paesi Bassi e Svezia: “Putin ha “molto probabilmente” avvelenato Navalnij con il veleno di una “rana freccia”. Nessuna “bomba”, è la solita notizia, ritrita e perfino noiosa dell’avvelenamento, a cui hanno voluto dare una “veste” nuova, stravagante, di sapore esotico.

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Published: 19 February 2026
Created: 16 February 2026
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contropiano2

La Monaco del Terzo Millennio, nucleare

di Francesco Piccioni

Dare un giudizio sintetico delle tendenze e delle intenzioni spiattellate alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, è relativamente semplice: l’Occidente capitalistico dichiara guerra a tutto il mondo.

Stabilito questo, che è anche l’unico punto in comune tra le due sponde dell’Atlantico, si tratta di vedere se ci andrà unito come era stato in passato oppure se gli Stati Uniti andranno per la loro strada lasciando gli europei a vedersela da soli o quasi.

Le complicazioni e le ipotesi subordinate sono pressoché infinite, naturalmente, perché bisognerà vedere se il mondo Maga riuscirà nell’obiettivo di trasformare gli Usa nella “Svastica sotto il sole” – un sistema suprematista fondato sull’estremizzazione della retorica wasp (white-anglo-saxon-protestant) – oppure se il conflitto interno esploderà paralizzando, forse, in proporzione l’ex superpotenza egemone e comunque militarmente ancora dominante.

E bisognerà anche vedere se l’intento di parte dei paesi europei – diventare una superpotenza “competitiva”, dotandosi di arsenale nucleare ed eserciti più numerosi e meglio armati – riuscirà a superare ostacoli che appaiono alquanto alti. Sull’armamento nucleare, per esempio, solo Francia e Gran Bretagna hanno una base di partenza, per quanto imparagonabile per dimensioni ed efficacia con i corrispettivi statunitensi, russi e cinesi.

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Published: 19 February 2026
Created: 15 February 2026
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lantidiplomatico

Il vero obiettivo di chi vuole silenziare Francesca Albanese

Il negazionismo come arma di guerra

di Rania Hammad e Tawfiq Al-Ghussein*

Il tentativo di rimuovere Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi occupati dal 1967, sulla base di citazioni inventate e accuse fabbricate, non rappresenta un semplice dissenso politico. Costituisce piuttosto una strategia deliberata di intimidazione volta a silenziare una titolare di mandato le cui conclusioni, fondate su un’analisi giuridica rigorosa, mettono in discussione assetti consolidati di protezione e impunità.

Nonostante l’accumulo di prove documentali, il negazionismo persiste. Si trasforma, si riformula, si diffonde attraverso piattaforme politiche e mediatiche, ripetendo distorsioni fino a conferir loro un’apparenza di legittimità. Non si tratta di un equivoco. È un metodo. In questi mesi di violenza sistematica contro il popolo palestinese, il negazionismo ha funzionato come scudo per i responsabili e per coloro che li sostengono.

Difendere uno Stato di fronte a prove schiaccianti di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, distruzione sistematica di infrastrutture civili e dichiarazioni pubbliche che esprimono intenti eliminazionisti, significa partecipare a una struttura di impunità. Il contesto precedente al 2023 è parte integrante dell’analisi: decenni di occupazione illegale, espansione coloniale in violazione del diritto internazionale, regime di apartheid denunciato da autorevoli organizzazioni per i diritti umani, reiterata inosservanza di risoluzioni vincolanti delle Nazioni Unite. L’attuale catastrofe affonda le radici in questa lunga storia di espropriazione e colonizzazione.

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Published: 19 February 2026
Created: 12 February 2026
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piccolenote

Netanyahu-Trump: per ora l'Imperatore resiste e negozia con l'Iran

di Davide Malacaria

Netanyahu, per una volta, va a vuoto. Si era precipitato a Washington, anticipando la visita fissata per fine febbraio, nella speranza di interrompere i negoziati con l’Iran o, in alternativa, di convincere l’amministrazione Trump a mettere sul tavolo, oltre al nucleare, anche la rescissione dei rapporti tra Teheran e i suoi alleati regionali, ma soprattutto il programma missilistico iraniano.

Una richiesta, quest’ultima, che avrebbe fatto collassare le trattative, dal momento che Teheran non può negoziare sui missili perché, priva della deterrenza, sarebbe facile preda di Israele, che da decenni persegue l’annientamento dell’antagonista regionale.

L’incontro avrebbe dovuto durare due ore, ma si è prolungato fino a tre, particolare che dimostra una divergenza accesa, peraltro rivelata dallo stesso presidente americano, il quale ha rivelato di “aver insistito affinché i negoziati con l’Iran proseguano”, particolare che evidenzia l’insistenza opposta dei fautori della guerra.

Insomma, non è andata come sperava Netanyahu, nonostante abbia tentato di tutto per piegare Trump, forte anche della presenza al vertice delle sua squadra e di alcuni esponenti dell’amministrazione Usa che gli obbediscono usque ad effusionem sanguinis – in tutti i sensi – in particolare il Capo del Dipartimento di Stato Marco Rubio e il genero del presidente Jared Kushner (quest’ultimo fin dalla fanciullezza, da quando venne spedito a dormire in cantina perché cedesse il suo letto a Netanyahu, venuto a trovare negli States il suo amico Charles, il padre di Jared, vedi Jerusalem Post).

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Published: 18 February 2026
Created: 12 February 2026
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lafionda

Epstein, o l’orgia del potere. Ma il problema è il potere, non l’orgia

di Alessio Mannino

salo 1.jpgEpstein, o l’orgia del potere. Dove ciò che cattura lo sguardo di chi scorre quei files è l’orgia, intesa qui come infrazione di tabù (sesso con minorenni, sevizie, omicidi, antropofagia). Mentre il potere, fedele al famoso adagio, si conferma fonte di corruzione. È la lettura immediata che si evince dal diluvio di commenti e analisi che ribollono, in Italia, soprattutto sui social media, appassionando molto meno, al contrario, i media giornalistici. È un’interpretazione corretta, che nasce dal senso morale comune che ancora regge. L’enormità dei fatti, al momento indiziari, in quella montagna di email, immagini e video finora resi pubblici giustifica la reazione di ribrezzo e di sdegno, incluso il vouyerismo un po’ morboso che prevedibilmente accompagna la legittima curiosità ogni qual volta ci siano di mezzo crimini gravi, specialmente sessuali. Ma il piano morale non esaurisce il significato della vicenda, anzi. Concentrarsi sull’immoralismo delle pratiche di cui Epstein risulta l’organizzatore seriale rischia di ingigantire un fattore che è sì certamente importante, ma che tuttavia lascia sullo sfondo altri due che vanno al di là della sana riprovazione di pancia: quello politico, e quello psicologico (e psichiatrico). Entrambi ben più complessi del giudizio istintivo di condanna. Quello politico perché illumina su filiere e modalità in cui, all’atto pratico, si struttura e agisce l’oligarchia del denaro in Occidente. Quello psicologico, perché apre uno squarcio, a guardar bene ancora più inquietante, sull’abisso di senso morale ma più profondamente esistenziale, nell’accezione di esistenza come soggettività, come capacità naturale di elevarsi dagli appetiti primari all’auto-responsabilità. Mettendo in fila una serie di elementi, si capirà meglio lo scarto fra i diversi piani.

1) Perché Trump ha deciso di sganciare adesso la bomba. Lo sblocco di tre milioni di documenti, con omissis che hanno lasciato coperti nomi importanti, è stata una scelta che l’amministrazione ha adottato per necessità politica. Il presidente statunitense ha deciso di dare in pasto all’opinione pubblica anzitutto repubblicana, in particolare alla base elettorale Maga, un osso da spolpare, in questi mesi prima della campagna elettorale per le elezioni di midterm a novembre.

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Published: 18 February 2026
Created: 14 February 2026
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unblogdirivoluzionari.png

Dal “Sì o No” degli esperti al campo di gioco vero: perché voterò NO al referendum sulla giustizia

di Mario Sommella

Referendum Giustizia Cover.pngQuando sento ripetere che sul referendum sulla separazione delle carriere dovremmo “lasciare da parte l’ideologia” e “affidarci agli esperti”, mi torna in mente il richiamo al filosofo Abelardo, menzionato in un articolo di Francesco Coniglione su Volere la Luna, e il suo Sic et non. Allora erano i Padri della Chiesa a dire tutto e il contrario di tutto; oggi sono i costituzionalisti. Per ogni luminare che spiega perché bisogna votare Sì, ce n’è un altro che argomenta in modo limpido per il No. E alla fine chi decide non è il “miglior esperto”, ma quella testa apparentemente incompetente che è la nostra, di cittadini e cittadine.

Non è la fine del mondo, anzi: è il punto da cui partire. Perché nessuno di noi voterà in base alle technicalities della riforma, ma in base a una domanda molto più semplice e molto più politica: questa riforma è coerente con l’idea di società che voglio, o è coerente con quella del blocco di potere che oggi governa?

Se guardo a chi la propone, a come governa, a quali alleanze coltiva e a chi se ne rallegra, io la risposta ce l’ho: voterò NO. E provo a spiegare perché.

 

I. Una destra-destra trumpiana: il potere come diritto di comandare

Questa maggioranza non è un centrodestra temperato. È una destra-destra che guarda apertamente al trumpismo come modello culturale: America delle armi facili, che si arroga il diritto di rapire un capo di Stato nel disprezzo del diritto internazionale, con milizie (ICE) che interpretano la giustizia, al minimo sospetto, con esecuzioni extragiudiziali, dei muri contro i migranti, delle élite economiche che si sentono “scelte” dalla storia e dalla buona sorte, dei poveri trattati come colpevoli del proprio destino, quindi corpi estranei da espellere.

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Published: 18 February 2026
Created: 12 February 2026
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ilponte

I sergenti di Napoleone. L’intelligenza artificiale e le utopie sociali

di Marco Salucci

Goya The sleep of reason produces monsters.jpg«Il 12 giugno le forze dell’Europa occidentale varcarono il confine russo, e la guerra cominciò, cioè si svolse un avvenimento contrario alla ragione e a tutta la natura umana. Milioni di uomini commisero gli uni contro gli altri una tale e così infinita quantità di misfatti, di inganni, di tradimenti, di ruberie, di falsificazioni di cartamoneta, di saccheggi, incendi e di assassini quale in secoli interi gli annali di tutti i tribunali del mondo non potrebbero raccogliere, e che, in quel periodo di tempo, gli uomini che li compievano non consideravano come delitti. Che cosa produsse questo avvenimento straordinario? […] Se Napoleone non si fosse ritenuto offeso dall’intimazione di ritirarsi oltre la Vistola e non avesse ordinato alle truppe di avanzare la guerra non sarebbe accaduta; ma anche se tutti i sergenti non avessero voluto affrontare una nuova campagna, la guerra non avrebbe potuto accadere»[1]. “Contrario alla ragione” … “se tutti i sergenti” … due passaggi che esprimono un’idea tanto commovente per il suo candore quanto ingenua per la sua inefficacia a spiegare quello che capita nella storia dell’umanità: quante volte l’appello alla ragione ha determinato un comportamento “umano” e “ragionevole”? Si tratta di concetti indeterminati che sono stati volta a volta riempiti di contenuti più diversi: nell’uomo l’esistenza precede l’essenza, diceva Sartre in sostanza riproponendo il nihil humano a me alienum puto di Afro, che è poi lo stesso del sostenere la “banalità del male”: troppo comodo pensare che il male sia eccezionale, di per sé niente fatto dall’uomo è disumano. E nessuna azione che non sia semplicemente motivata da impulsi è irragionevole. Tuttavia l’idea che se gli uomini si comportassero secondo ragione e umanità ne scaturirebbe una società giusta ha avuto e continua ad avere un grande fascino e certamente deve continuare a costituire almeno un ideale regolativo, ma è dubbio che l’ostacolo alla sua realizzazione stia solo in quello che la filosofia morale chiama “debolezza della volontà” e le morali comuni “cattiva volontà”: sappiamo cosa è giusto e ragionevole e non lo facciamo. La carne è debole … ma un essere senza carne e tutta ragione sarebbe ancora un esemplare della specie homo sapiens?

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Published: 18 February 2026
Created: 13 February 2026
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fattoquotidiano

Paradosso Iran: no blitz e sanzioni

di Pino Arlacchi

Mentre la flotta americana si dirige verso il Golfo Persico con l’obiettivo dichiarato di intimidire il regime iraniano, è legittimo chiedersi se questo attacco non stia producendo l’effetto esattamente opposto.

Potendo rappresentare non una minaccia, ma un soccorso all’establishment clerico-fascista dell’Iran che traballa in queste settimane sotto la furia popolare.

Il paradosso si spiega mettendo a fuoco alcuni effetti non voluti delle sanzioni occidentali contro l’Iran. Lungi dall’indebolire il regime, esse sono diventate la forza principale per la sua sopravvivenza. Ma non solo per l’impulso che danno al patriottismo antiamericano iniziato nel 1953 con il colpo di Stato firmato dalla neonata CIA contro il governo democraticamente eletto di Mossadeq, e proseguito con l’opposizione alla dittatura dello Scià e la rivoluzione khomeinista del 1979. Il regime sopravvive anche perché negli ultimi decenni è diventato una colossale cleptocrazia che ha vari punti in comune con l’Italia pre-Mani Pulite. Non si tratta di corruzione accidentale, ma di un sistema dove l’appropriazione delle risorse pubbliche costituisce una tecnica ordinaria di governo. Un assetto dove specifiche entità semi-ufficiali o ufficiali controllano larghi settori dell’economia imponendo tangenti, gestendo enti e industrie di Stato, saccheggiando la spesa pubblica di un Paese di 90 milioni di abitanti. 

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Published: 18 February 2026
Created: 14 February 2026
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comuneinfo

Il momento in cui il capitale critico incontra il capitale finanziario

di François Vadrot e Fausto Giudice

Negli anni ‘90, il capitale finanziario ha cominciato a investire in modo massiccio nelle università: in molti paesi le entrate provenienti da donatori privati e fondazioni hanno superato i sussidi diretti dello Stato. È in questo scenario che trovano spazio figure come Epstein. Oggi non si tratta di annullare l’opera di Chomsky, ma di considerarla nel suo contesto, come una tappa di un processo che è proseguito oltre di essa. Dopo Propaganda di Edward L. Bernays nel 1928, La fabbrica del consenso di Chomsky nel 1988, gli Epstein Files si inscrivono come la terza tappa: dal manuale di persuasione passando per l’analisi dei filtri si arriva a un corpus grezzo esposto pubblicamente, consultabile riga per riga.

* * * *

“Il manuale onesto e pratico di Bernays fornisce molte informazioni su alcune delle istituzioni più potenti e influenti delle democrazie capitalistiche industriali contemporanee” (Noam Chomsky)

Per cercare di capire meglio il rapporto tra Chomsky ed Epstein, e come si inseriscano in esso i lavori di Chomsky, ci sembra utile fare un passo indietro.

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Published: 18 February 2026
Created: 14 February 2026
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L’era del disordine

di Dante Barontini

Negata per oltre un anno, per non indebolire il “sostegno all’Ucraina” e la credibilità “deterrente” dell’alleanza euro-atlantica, la crisi tra le due sponde dell’oceano ha finalmente ricevuto a sua certificazione più autorevole.

Alla Conferenza di Monaco – nome da brividi, per chi conosce la Storia – il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha steso una lapide sull’ordine internazionale creato a partire dal 1989, dopo la “caduta del Muro” e lo scioglimento dell’Unione Sovietica.

“L’ordine internazionale basato su diritti e regole… non esiste più come una volta”, ha sentenziato Merz, riconoscendo addirittura che “La pretesa di leadership degli Stati Uniti è messa in discussione, forse già perduta” e che “Nell’era delle grandi potenze, la nostra libertà non è più semplicemente garantita. È minacciata“.

Al punto che viene fatto cadere l’ultimo tabù dell’epoca ormai conclusa: l’arsenale nucleare tedesco. “Ho parlato con Emmanuel Macron di una deterrenza nucleare europea”, ha detto Merz, suggerendo che la Germania sta apertamente lavorando ad alternative vista l’incertezza sulla protezione a lungo termine degli Stati Uniti.

La soluzione indicata per il momento, visto il rischio concreto di far esplodere contemporaneamente anche tutte le contraddizioni interne all’Unione Europea e nello stesso rapporto con gli Usa, viene indicata in una “Nato 3.0”, che prosegue la collaborazione euro-atlantica ma con una UE “patriottica”, più autonoma, che spende molto di più in armamenti.

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Published: 17 February 2026
Created: 12 February 2026
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jacobin

Trump torna alla deregulation bancaria

di Luca Lombardi

L'allentamento del controllo sul sistema creditizio alimenterà un circolo vizioso che farà dimenticare le norme più restrittive seguite alla crisi finanziaria del 2008

TRUMP DEREGULATION BANCHE jacobin italia.jpgL’attività bancaria è per sua natura alquanto rischiosa e incerta. Ciò dipende anche dalla struttura dei bilanci delle banche, che è «innaturale», essendo composta, per buona parte dell’attivo, da attività a lungo termine (si pensi a un mutuo a 20 anni o a un Btp a 10 anni) e, per buona parte del passivo, da attività a vista (i depositi). Solo per citare due numeri, a marzo del 2025 le banche italiane avevano circa 1.650 miliardi di prestiti e 1.840 miliardi di depositi. Essendo le banche essenziali per finanziare l’economia, ed essendo il loro business intrinsecamente rischioso, il free banking, ossia l’idea di lasciarle libere di fare quello che vogliono, non ha mai attecchito nemmeno tra gli economisti liberisti. Anzi, paradossalmente alcune delle proposte di controllo più radicale del loro operato venivano da ambienti alquanto liberisti, come il famoso «piano di Chicago» proposto da economisti dell’omonima università, notoriamente centro del monetarismo più radicale.

 

La vigilanza moderna

Gli obiettivi della vigilanza bancaria non sono cambiati molto nel tempo, rimanendo soprattutto inalterata la finalità generale di garantire la stabilità finanziaria, impedire le corse agli sportelli e in generale evitare che le banche destabilizzino l’economia. Sono però cambiati nel tempo gli strumenti con cui la vigilanza viene applicata. Negli ultimi decenni ha acquisito preminenza la vigilanza prudenziale, che si basa sulla valutazione delle varie componenti dell’attivo della banca commisurandole al suo capitale, per impedire un’eccessiva leva finanziaria.

Per fare un esempio semplificato, poniamo che la banca X abbia 100 milioni di attivo (prestiti, titoli, ecc.) e abbia 5 milioni di capitale, essendo il resto del passivo formato, poniamo, da depositi. La leva (il capitale come proporzione dell’attivo) sarà 5 a 100, ossia 20 volte.

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Published: 17 February 2026
Created: 11 February 2026
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leguaglianza.png

La pericolosa adolescenza dell’Intelligenza Artificiale

di Federico Repetto

ai futuristico 1 1170x653.pngDario Amodei, il manager di Anthropic, una società leader nel settore delle AI, ha di recente pubblicato sul suo sito una specie di articolo-manifesto, intitolato The Adolescence of AI, che agli spettatori di Netflix farà venire in mente la miniserie Adolescence, in cui un ragazzino inglese, chiuso e indecifrabile, è colpevole dell’assassinio (col coltello) di una compagna. Allusivo è anche il titolo del primo capitolo dello scritto, “I’m sorry, Dave”, che è la frase che HAL 9000, l’intelligenza artificiale assassina di Odissea nello spazio, rivolge all’astronauta Dave Bowman.

L’articolo di Amodei è uscito parallelamente all’intervento da lui fatto a Davos per mettere in allerta i grandi della terra e l’opinione pubblica sui gravi rischi per la società umana che ci attendono nei prossimi anni con lo sviluppo di “AI potenti”. Esso è stato anticipato da un’intervista con l’agenzia Axios, che lo riassume enfatizzando l’urgenza dell’allarme e la gravità dei problemi (https://www.axios.com/2026/01/26/anthropic-ai-dario-amodei-humanity).

Che cosa intende Amodei con “AI potenti” - che potrebbero forse essere realizzati tra due-tre anni o poco più? Si tratta di congegni con menti da premi Nobel, capaci ormai di “dimostrare teoremi matematici irrisolti, scrivere romanzi estremamente validi, scrivere basi di codice difficili da zero”, ecc.

<<[Un’AI potente] oltre a essere semplicemente una "cosa intelligente con cui parlare", dispone di tutte le interfacce disponibili a un essere umano che lavora virtualmente, inclusi testo, audio, video, controllo di mouse e tastiera e accesso a Internet. Può intraprendere qualsiasi azione, comunicazione od operazione remota abilitata da questa interfaccia, tra cui intraprendere azioni su Internet, dare o ricevere istruzioni da esseri umani, ordinare materiali, dirigere esperimenti, guardare video, realizzare video e così via. Svolge tutti questi compiti con, ancora una volta, un'abilità che supera quella degli esseri umani più capaci al mondo.>>

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Published: 17 February 2026
Created: 09 February 2026
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coku

Il risveglio dal “terreno originario”. Tertium non datur

di Eugenio Donnici

processione 1220x600.jpg1. Nel 1890, J. G. Frazer pubblica Il ramo d’oro. Studio sulla magia e la religione, un’opera di dodici volumi, che è considerata una pietra miliare dell’antropologia.

Il suo approccio esprime il percorso lineare della scuola evoluzionista inglese e interpreta lo sviluppo del pensiero umano attraverso la trilogia del filo nero (la magia), il filo rosso (la religione), e il filo bianco (la scienza). La radice etimologica “mito” (mýthos), che è comune ai termini mitologia e mitosi, rimanda sia al significato di “racconto” che di “filo”, cioè dell’aspetto filiforme che assumono i cromosomi durante la fase iniziale del processo di divisione cellulare. Il filo del racconto è alla base di ogni narrazione.

Quando Frazer racconta la storia del re-sacerdote della foresta di Nemi, dice Wittgenstein, lo fa con un tono che indica che qui avviene qualcosa di strano e terribile. E siccome non riesce a capacitarsi della modalità cruenta di quel rito, finisce con il sentenziare che esso è semplicemente terribile. Il suo discorso inciampa nella tautologia: la concezione tragica del rito genera l’evento stesso. Frazer non riesce a concepire che la credenza del re-sacerdote del bosco di Nemi formi un tutt’uno con l’idea che la comunità tribale ha di quel rito, in quanto «non è in grado di immaginarsi un sacerdote che non sia un pastore inglese del nostro tempo, con tutta la sua stupidità e insipidezza».(1)

L’uomo, argomenta Wittgenstein, oltre che a soddisfare i bisogni basici come il nutrirsi, il trovare un rifugio per ripararsi dal freddo e dalle fiere pericolose, etc., è un animale cerimoniale – un animale sociale, come direbbe Aristotele – sennonché pratica i rituali. La credenza, che il sangue del re-sacerdote, disseminato nei boschi di Nemi, avrebbe reso la terra più fertile e la vegetazione lussureggiante, non è molto lontana dalla convinzione che lo sfruttamento dei bambini nelle fabbriche inglesi avrebbe consentito un aumento della ricchezza sociale. Il sacrificio e il sangue di quelle anime innocenti, come ci ricorda Marx, diventa il capitale per finanziare la costruzione delle ferrovie negli USA.

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Published: 17 February 2026
Created: 15 February 2026
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nazioneindiana

“È un attacco alla libertà di stampa e al grande movimento per la Palestina in Italia”

Giuseppe Acconcia intervista Angela Lano

Abbiamo intervistato Angela Lano, direttrice dell’agenzia Infopal, indagata nell’ambito dell’inchiesta di Genova che lo scorso 27 dicembre ha portato all’arresto di Mohammed Hannoun dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (Abspp), insieme ad altre nove persone, accusate di associazione con finalità di terrorismo. Il 16 gennaio si è svolta l’udienza davanti al tribunale del Riesame.

* * * *

L’assunto che Hamas sia un gruppo terroristico in Italia è vero?

L’Italia si aggrega a Stati Uniti e Israele che hanno messo Hamas nella blacklist. Ma ci sono 180 stati, tra cui il Brasile e altri, per i quali Hamas è un movimento di resistenza islamica, a cui viene riconosciuto il diritto di esistere, di difendere, di decolonizzare il proprio territorio così come sancito dalle Nazioni Unite.

 

L’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese di Mohammed Hannoun dà anche fondi alle brigate al-Qassam, il braccio armato di Hamas?

Ci sono stati venti anni di indagini e di archiviazioni su questa accusa che Israele solleva.

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Published: 17 February 2026
Created: 14 February 2026
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piccolenote

Se attaccato, l'Iran colpirà obiettivi Usa in tutto il Medio oriente

di Davide Malacaria

L’attacco all’Iran incombe. I tamburi di guerra rullano su tutti i media come fosse un destino irrevocabile, senza alcun palpito per la devastazione che potrebbe abbattersi sul popolo iraniano, chiamato ad accogliere le bombe come una benedizione dal cielo e la destabilizzazione successiva, l’impoverimento e l’asservimento del loro Paese, come una liberazione dagli attuali ceppi cui li costringe un regime oppressivo.

Inutile discettare su tale stolida narrazione, che ripete pedissequamente quanto avvenuto per altre disastrose avventure belliche. Resta da vedere se tale destino sia così irrevocabile. Anzitutto chi prevedeva che la visita di Netanyahu negli Usa avrebbe dato il “la” all’attacco deve ricredersi.

Tra questi il pur intelligente Larry Johnson, ex analista della CIA, il quale non solo ammette con sollievo l’errore, ma aggiunge che, durante il burrascoso incontro, “Trump ha cercato di placare Bibi annunciando di aver ordinato alla Marina di PREPARARSI a schierare un altro gruppo d’attacco di portaerei nel Mar Arabico. La parola chiave è PREPARARSI… Prepararsi non è la stessa cosa di dare un ordine di schieramento”.

E qui si può notare una discrasia rispetto ad altri resoconti secondo i quali l’ordine sarebbe stato impartito, anche se in realtà tale notizia, a quanto abbiamo visto, proviene da fonti confidenziali; finora non abbiamo rinvenuto nulla di ufficiale. L’ordine riguarderebbe la portaerei U. S. Gerald Ford e la flotta a cui si accompagna.

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Published: 17 February 2026
Created: 13 February 2026
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lantidiplomatico

I tre fattori anti-sociali che hanno permesso alle banche italiane di fare una montagna di profitti

di Alessandro Volpi*

La finanziarizzazione per pochi. Potrebbe essere questa la forma migliore per sintetizzare in maniera chiara il nocciolo dell’economia italiana. Nel 2025, dopo vari anni record, le prime sei banche italiane hanno realizzato utili per quasi 28 miliardi di euro, il 16,2% in più rispetto all’anno precedente, con una crescita del tutto sconosciuta rispetto ad altri settori.

Non è un caso che l’unico comparto in grado di avvicinarsi a tali record sia quello del riarmo con una percentuale del 14%. Simili dati, davvero impressionanti, meritano alcune considerazioni generali, declinabili poi in maniera più specifica caso per caso.

Questa enorme mole di profitti è stata trasformata in dividendi e buy back -un’operazione senza alcuna tassazione- per quasi il 90%: tali dividendi sono andati dunque a vantaggio degli azionisti che nella stragrande maggioranza sono fondi internazionali, con punte intorno al 70% del totale del capitale e, naturalmente, con BlackRock in larga evidenza. La quota di dividendi di cui hanno beneficiato i piccoli azionisti retail italiani oscilla invece, nelle varie banche, dal 7% al 15% del totale. I dividendi bancari sono stati, pertanto, un significativo trasferimento di ricchezza all’estero. 

Prendiamo il caso di Unicredit che ha distribuito nel 2025 ai propri azionisti 9,5 miliardi di euro, di cui 4,75 miliardi in dividendi e il resto in operazioni di buy back.

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Published: 17 February 2026
Created: 12 February 2026
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ilpungolorosso

Hamas rifiuta di disarmare finché continua l’occupazione sionista, e chiama alla resistenza in Cisgiordania

di Il Pungolo Rosso

Un primo, importante alt all’attuazione della “fase due” del famigerato “piano Trump” su Gaza, la cui natura colonialista e schiavista abbiamo più volte rimarcato, è arrivato in questi giorni da Hamas.

Da Hamas erano giunte notizie di altro segno, come la decisione di sciogliere tutte le strutture di governo di Gaza con il passaggio delle loro competenze e dei loro poteri al Comitato Nazionale per l’amministrazione di Gaza diretto dall’ex vice-ministro dell’ANP Ali Shaath, nominato da Trump stesso.

Gli storici sostenitori italiani dell’ANP hanno vissuto questa decisione come un trionfo del loro “realismo” e dei loro beniamini dell’ANP. Replicando ad una loro sfida (“ora che anche Hamas e Jihad islamica accettano di entrare nella ‘fase due’, cosa avete da dire?”), abbiamo preso in considerazione l’ipotesi che Hamas, la Jihad islamica e le altre organizzazioni attive della Resistenza palestinese si siano incamminate sulla strada percorsa nei decenni scorsi da al-Fatah. Sostenendo che se davvero così fosse per effetto di una guerra “terribilmente asimmetrica”, sarebbero “le ultime da biasimare”. Perché “in ogni caso la resistenza opposta dall’intero popolo palestinese e da loro all’aggressione genocidaria dei sionisti, con le armi e con ogni altro mezzo, resterà scritta a caratteri indelebili nella storia universale della liberazione dei popoli dal colonialismo. I loro protagonisti e martiri, militanti e capi, sono da onorare anche da parte di chi, come noi, non condivide la loro ideologia e la loro strategia”.

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Published: 17 February 2026
Created: 12 February 2026
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Mal d’Europa

di Antonio Cantaro

Anticipiamo l’intervento di Antonio Cantaro al seminario del prossimo 20 febbraio che si terrà presso il Senato della Repubblica (Sala ISMA, Piazza Capranica n. 72, ore 17,30) e in cui verrà discusso il volume curato da Enzo Di Salvatore “L’Europa in transizione. Gli Stati membri, le sfide della globalizzazione e la crisi dell’ordine internazionale” (Giuffrè, 2025).

Il titolo del volume che discutiamo oggi pomeriggio ha un titolo – L’Europa in transizione -politicamente e accademicamente corretto. Cioè, noioso e respingente per i comuni mortali. Ma sin dalla densa introduzione di Enzo Di Salvatore si capisce che si tratta, al contrario, di un libro mosso, tormentato, pieno di contributi inquieti. L’Europa in transizione di cui parlano i saggi che compongono il volume è chiaramente una Europa e un Occidente che hanno da tempo oltrepassato la soglia della transizione e navigano nelle acque del male. La martoriata Ucraina, l’etnocidio dei gazawi e, in queste settimane, l’orrore di un sistema, il sistema Epstein, che sarebbe un errore pensare destinato soltanto a sfiorare le classi dirigenti del Vecchio continente. Il male, il male assoluto, c’è e questo non è il tempo delle “anime belle”. È – deve essere – il tempo del politicamente e accademicamente scorretto, il tempo del coraggio, se non vogliamo ipocritamente consolarci con la cattiva retorica della responsabilità verso le generazioni future. Abbiamo il gramsciano dovere etico-politico di essere controcorrente: urticanti dice il filosofo. E urticante è Luigi Ferrajoli quando parla senza mezzi termini di “disfatta dell’Unione europea” e della necessità di una sua “rifondazione”.

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Published: 16 February 2026
Created: 11 February 2026
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Bordiga, Marx e l’enigma risolto della storia

di Sandro Moiso

Luigi Gerosa, Bordiga legge Marx. I manoscritti economico-filosofici del 1844, con un saggio di Alessandro Mantovani, Fondazione Amadeo Bordiga, Formia-Milano 2025, pp. 20, 35 euro

bordiga jacobin italia 1320x481 1«E’ questo il frutto più comune dell’eresia: ispirare la sedizione e la rivolta!»
(L. Laguille, Histoire de la province d’Alsace)

E’ stato e rimane un ben strano destino quello di Amadeo Bordiga, della sua opera, delle sue riflessioni e delle sue intuizioni. Rimosso a lungo dagli avversari, primo tra tutti Palmiro Togiatti che volle ridurlo a figura di “vecchio dinosauro” per sminuirlo davanti a una compagine di vecchi militanti comunisti che ancora dopo la caduta del fascismo e il suo arrivo a Salerno, vedevano nel primo segretario del Pcd’I un valido e indispensabile leader, ma in qualche modo ancor maggiormente danneggiato da molti dei suoi epigoni che si sono spesso divisi tra marmorei difensori di un pensiero ritenuto immutabile e valido per tutte le stagioni e negatori assoluti della validità del suo metodo e delle sue teorie, ritenendole ormai inadeguate per la comprensione del divenire storico e superate nei confronti dell’azione di classe.

Due posizioni queste ultime derivanti entrambe da una concezione specularmente rovesciata dello stesso insieme di scritti e testi estratti dalle riunioni di Partito che mai furono intesi come definitivi dall’autore, ma soltanto come semilavorati di un immane work in progress cui la vittoria della controrivoluzione, non solo di stampo capitalista e fascista ma anche, e forse soprattutto, staliniana, aveva imposto prima di tutto la necessità di restaurare i principi fondamentali destinati a guidare o almeno ispirare le Rivoluzioni a venire.

A più di cinquantacinque anni dalla sua morte, avvenuta il 25 luglio 1970, il malinteso, se così lo si vuol chiamare, rimane immutato e per questo motivo il lavoro della Fondazione Amadeo Bordiga riveste una notevole importanza per il lavoro certosino svolto nel mettere a disposizione di un pubblico più vasto, e magari nuovo e più giovane, i lavoro prodotti dal comunista napoletano sia nel corso della sua militanza giovanile nel Partito socialista italiano e negli anni in cui fu tra i fondatori e poi segretario del Partito Comunista d’Italia sia, successivamente al secondo conflitto mondiale, come militante del Partito Comunista Internazionalista – «Battaglia Comunista» e dal 1953 del Partito Comunista Internazionale – «Programma Comunista».

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Published: 16 February 2026
Created: 16 February 2026
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sinistra

La Cina e la lotta antimperialista su scala planetaria

di Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli

cinaiehfIl movimento comunista, fin dalla sua genesi nel 1846-48, è sempre stato di natura internazionale nei suoi obiettivi generali (socialismo-comunismo in tutto il mondo), nei suoi legami organizzativi (Prima e Seconda Internazionale tra il 1864 e il 1914, seppur con forti componenti antimarxiste al loro interno) e in una purtroppo debole attività contro le guerre e il colonialismo di matrice occidentale.

Un decisivo salto di qualità in questo campo avvenne con l'Ottobre Rosso del 1917 e la nascita del primo stato socialista, capace di riprodursi per più di sette decenni: di conseguenza il movimento comunista e il marxismo agirono da allora anche come forze operanti concretamente su scala internazionale contro il capitalismo e l'imperialismo.

I principali strumenti utilizzati fin dai tempi di Lenin dal nuovo potere sovietico e, dopo il 1945, dagli altri stati socialisti furono:

  • la difesa dagli attacchi militari, economici e propagandistici provenienti dal mondo occidentale;
  • la competizione pacifica con quest'ultimo almeno in termini di soft power, fin dal Decreto sovietico sulla pace della Ottobre del 2017;
  • la coesistenza pacifica con i paesi capitalisti, quando è se possibile come con il trattato di Brest-Litovsk del 1918, (accordo anglo-sovietico del marzo 1921, e così via).

Lenin sottolineò nel 1921 come già allora la lotta, aperta e sotterranea, tra una Russia Sovietica ancora molto debole e i diversi gangli statali dell'imperialismo mondiale costituissero ormai il fulcro principale della politica internazionale: e arrivando all'inizio del terzo millennio, durante lo scontro epocale tra la tendenza unipolare incentrata sugli USA e quella invece multipolare il cui nucleo decisivo risiede a Pechino, sorge quasi inevitabile anche la domanda su quali siano attualmente i fattori di forza materiali attualmente in possesso della Cina (prevalentemente) socialista.

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  1. Carmelo Buscema e Gennaro Imbriano: Con il Venezuela bolivariano. Contro l'imperialismo suprematista statunitense
  2. coniarerivolta: La causa dei salari da fame e la cortina di fumo della produttività
  3. comidad: I nessi tra finanza, servizi segreti e regine change
  4. Alastair Crooke: Indurre Trump a un attacco contro l'Iran? Netanyahu negherà il suo "certificato kosher" a un accordo con l'Iran se i missili iraniani saranno omessi
  5. Istituzionalizzazione dello sprecoLeo Essen:
  6. Alex Marsaglia: Il buco nero dell’Occidente: il post-uomo che emerge dal caso Epstein
  7. Alessandro Volpi: Trump e il duro scontro interno al capitalismo
  8. Stefano Lucarelli:  Il tempo di Ares e le «leggi economiche» della guerra
  9. Piero Bevilacqua: Deamericanizzare l’immaginario europeo
  10. Jeffrey Sachs: La proposta di pace globale dell'Iran agli Stati Uniti
  11. Stefano Bellucci: Libia, Italia e due morti eccellenti
  12. Il Pungolo Rosso: Le olimpiadi al via: una interminabile serata da voltastomaco
  13. Mario Pietri: Il "gigante dai piedi di argilla" è una narrazione, non un fatto
  14. Fulvio Grimaldi: Sanzioni: sentenze fuorilegge - L’altro genocidio
  15. Karlo Raveli:Qualia nei fermenti del valore
  16. Gianni Petrosillo: Libercomunismo, pre-recensione al nuovo libro di Brancaccio
  17. Mario Pietri: Olimpiadi del doppio standard: repressione, propaganda e la svolta autoritaria nella crisi dell’egemonia occidentale
  18. Juan Carlos Monedero: “Con un tipo come Trump non c’è spazio per l’ammorbidimento”
  19. Sergio Cararo: Il governo è “nervoso”. La rendita di posizione si va esaurendo
  20. Carlos X. Blanco: Le tre Europe in un’epoca di massimo pericolo
  21. Riccardo D'Amico: Antisionismo criminalizzato, genocidio ignorato
  22. Marco Meotto: “D’Istruzione pubblica” e il “rinnegato” Raimo
  23. Paolo Punx: Il Governo decreta lo stato di polizia | Per una prima lettura dell’ennesimo decreto liberticida
  24. Franco Berardi Bifo: Paolo Virno: esodo e linguaggio
  25. Francesco Fustaneo: L’omicidio di Saif Gheddafi: cui prodest?

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