Hamas rifiuta di disarmare finché continua l’occupazione sionista, e chiama alla resistenza in Cisgiordania
di Il Pungolo Rosso
Un primo, importante alt all’attuazione della “fase due” del famigerato “piano Trump” su Gaza, la cui natura colonialista e schiavista abbiamo più volte rimarcato, è arrivato in questi giorni da Hamas.
Da Hamas erano giunte notizie di altro segno, come la decisione di sciogliere tutte le strutture di governo di Gaza con il passaggio delle loro competenze e dei loro poteri al Comitato Nazionale per l’amministrazione di Gaza diretto dall’ex vice-ministro dell’ANP Ali Shaath, nominato da Trump stesso.
Gli storici sostenitori italiani dell’ANP hanno vissuto questa decisione come un trionfo del loro “realismo” e dei loro beniamini dell’ANP. Replicando ad una loro sfida (“ora che anche Hamas e Jihad islamica accettano di entrare nella ‘fase due’, cosa avete da dire?”), abbiamo preso in considerazione l’ipotesi che Hamas, la Jihad islamica e le altre organizzazioni attive della Resistenza palestinese si siano incamminate sulla strada percorsa nei decenni scorsi da al-Fatah. Sostenendo che se davvero così fosse per effetto di una guerra “terribilmente asimmetrica”, sarebbero “le ultime da biasimare”. Perché “in ogni caso la resistenza opposta dall’intero popolo palestinese e da loro all’aggressione genocidaria dei sionisti, con le armi e con ogni altro mezzo, resterà scritta a caratteri indelebili nella storia universale della liberazione dei popoli dal colonialismo. I loro protagonisti e martiri, militanti e capi, sono da onorare anche da parte di chi, come noi, non condivide la loro ideologia e la loro strategia”.
Ben più pesanti e determinanti sono infatti, a nostro avviso, le responsabilità e le insufficienze del movimento proletario in Europa e in Occidente, che non è stato capace di fermare i propri governi e le proprie imprese, nonostante l’enfasi (da noi criticata) su ciò che è accaduto in Italia dal 22 settembre al 3 ottobre, e le insufficienze dello stesso campo degli sfruttati medio-orientali.
Aggiungevamo, poi, quanto segue: “Se [grassetto nel testo originale – n.] Hamas – accettando in pieno la “fase due” del piano Trump-Netanyahu – ha davvero intrapreso un percorso simile a quello che intraprese l’Olp di Arafat con gli accordi di Oslo, spetterà ad una nuova formazione politica il compito di ricucire i legami tra i palestinesi di Gaza, della Cisgiordania e interni ad Israele che si sono nel corso degli anni allentati”, etc. etc.
Come si vede, mettevamo la cosa sul piano del possibile, del “se“, non del certo, anche per l’assenza di adeguate informazioni dal terreno di scontro. La sola cosa certa, per noi, era ed è che comunque, com’è accaduto da un secolo, la resistenza del popolo palestinese avrebbe trovato, troverà, il modo di auto-superarsi legandosi più strettamente di sempre al moto delle masse oppresse e sfruttate della regione e del mondo.
Con le recentissime dichiarazioni di Khaled Mashaal a Doha, Hamas pone un primo, chiaro alt al proprio disarmo, e quindi all’attuazione della “fase due” – pur rilanciando la disponibilità ad una lunga tregua di 7 o 10 anni, una proposta più volte avanzata da Hamas; in origine, sembra, formulata dallo sheykh Ahmed Yassin, nel settembre 1997, per una durata di 30 anni, poi ridimensionata a 10 anni. Inutile aggiungere che anche questa volta lo stato sionista ha respinto la proposta di tregua.
Ecco le dichiarazioni di Khaled Mashaal:
“Nel contesto in cui il nostro popolo è ancora sotto occupazione, parlare di disarmo è un tentativo di trasformare il nostro popolo in una vittima facile da eliminare e facilmente sterminata da Israele, che è armato con tutto l’armamento internazionale”, ha dichiarato il leader politico di Hamas all’estero, Khaled Mashaal, al Forum della rete televisiva qatariota Al Jazeera a Doha.
“Mashal ha anche sottolineato che il movimento della Resistenza palestinese ha offerto una tregua a lungo termine, di 7 o 10 anni, con i paesi mediatori come garanti che queste armi non saranno usate, ma “Israele” l’ha rifiutata.
“Il funzionario palestinese ha affermato che il problema è l’occupazione israeliana, non le armi della Resistenza palestinese, che saranno deposte solo in un contesto che garantisca la non ripresa della guerra, la ricostruzione di Gaza e la fornitura di aiuti umanitari senza restrizioni.”
In questi ultimi giorni c’è stato anche un secondo passo di Hamas in questa stessa direzione: è stato compiuto in reazione alle decisioni prese dal Gabinetto di sicurezza israeliano domenica 8 febbraio per estendere e rafforzare il controllo diretto dello stato sionista sulla Cisgiordania, rafforzando gli insediamenti e spazzando via i restanti ostacoli legali, politici e civili che si frappongono ancora alla annessione dell’intera Cisgiordania allo stato di Israele. Con le parole molto esplicite del criminale di guerra e di pace Smotrich: “Stiamo normalizzando la vita in Cisgiordania, rimuovendo barriere burocratiche, combattendo sul terreno e rafforzando la nostra presa su tutta la Terra d’Israele.”
Questa la replica di Hamas:
“Sosteniamo che l’approvazione da parte del gabinetto dell’occupazione sionista di nuove decisioni che colpiscono il nostro popolo e la nostra terra in Cisgiordania, inclusa la confisca di terre, l’apertura dei registri immobiliari ai coloni e i tentativi di minare l’autorità dei nostri comuni e istituzioni nazionali, in particolare il Comune di Hebron, rientra nel quadro dell’approccio fascista agli insediamenti, del piano di annessione globale e della guerra di sterminio e pulizia etnica adottata dal governo estremista e criminale dell’occupazione. Tale approccio mira a imporre una falsa sovranità e a modificare le realtà geografiche e legali sul terreno.
“Alla luce di queste decisioni, ribadiamo il nostro appello all’unità nazionale e all’accordo su un programma unificato per resistere all’occupazione e contrastare i suoi progetti di insediamento. Invitiamo il nostro popolo e la nostra gioventù rivoluzionaria in tutta la Cisgiordania e Gerusalemme a intensificare lo scontro con l’occupazione e i suoi coloni con tutti i mezzi disponibili per sventare i progetti di annessione, giudaizzazione e sfollamento.
“Il nostro popolo palestinese non si arrenderà a queste politiche di occupazione e continuerà a difendere i suoi diritti storici. Non devierà dal cammino della resistenza come mezzo per porre fine all’occupazione. La legittimità di questa terra è forgiata dal nostro popolo attraverso la sua fermezza e resilienza, e tali risoluzioni effimere non concederanno all’occupazione alcun diritto su nemmeno un pollice della nostra terra.
“Invitiamo gli Stati arabi e islamici ad assumersi le loro responsabilità storiche nel contrastare l’occupazione e i suoi piani per imporre l’annessione della Cisgiordania come fatto compiuto e a intraprendere passi concreti e seri, in primo luogo interrompendo le relazioni con l’entità sionista ed espellendo i suoi ambasciatori dalle capitali che hanno stabilito relazioni con essa. Questo è essenziale per rafforzare una posizione araba e islamica unificata che si allinei con le aspirazioni dei popoli della nostra nazione e i diritti legittimi del nostro popolo.
“Invitiamo inoltre le Nazioni Unite e la comunità internazionale, in tutti i suoi organismi e componenti, a esercitare una pressione reale ed efficace sull’occupazione per fermare le sue violazioni e aggressioni, e a ritenerla responsabile per i suoi crimini continui contro la nostra terra e il nostro popolo.”
Francamente, dubitiamo assai che dagli stati arabi e islamici possa arrivare un concreto aiuto alla rinnovata volontà di resistenza di Hamas e, tanto più, dubitiamo che essa possa arrivare dalla “comunità internazionale” degli stati capitalistici capitanata tuttora dai primi protettori e complici di Israele: Stati Uniti e imperialismi europei. Ma proprio per questo dobbiamo fare l’impossibile per rilanciare qui – nelle piazze – la denuncia del piano Trump, del genocidio che continua a Gaza in nuove forme, dei piani sionisti di annessione di tutta la Cisgiordania, e per tagliare tutti i canali materiali e simbolici che dall’Italia di Meloni/Mattarella/Leonardo alimentano la macchina di distruzione e morte del sionismo.
Finora non abbiamo fatto abbastanza.









































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