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comuneinfo

Il momento in cui il capitale critico incontra il capitale finanziario

di François Vadrot e Fausto Giudice

Negli anni ‘90, il capitale finanziario ha cominciato a investire in modo massiccio nelle università: in molti paesi le entrate provenienti da donatori privati e fondazioni hanno superato i sussidi diretti dello Stato. È in questo scenario che trovano spazio figure come Epstein. Oggi non si tratta di annullare l’opera di Chomsky, ma di considerarla nel suo contesto, come una tappa di un processo che è proseguito oltre di essa. Dopo Propaganda di Edward L. Bernays nel 1928, La fabbrica del consenso di Chomsky nel 1988, gli Epstein Files si inscrivono come la terza tappa: dal manuale di persuasione passando per l’analisi dei filtri si arriva a un corpus grezzo esposto pubblicamente, consultabile riga per riga.

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Il manuale onesto e pratico di Bernays fornisce molte informazioni su alcune delle istituzioni più potenti e influenti delle democrazie capitalistiche industriali contemporanee” (Noam Chomsky)

Per cercare di capire meglio il rapporto tra Chomsky ed Epstein, e come si inseriscano in esso i lavori di Chomsky, ci sembra utile fare un passo indietro.

All’inizio del XX secolo, ispirandosi ai lavori di suo zio Sigmund Freud, Edward L. Bernays mette in pratica nella pubblicità la persuasione moderna, di cui formalizza poi i meccanismi nel suo libro Propaganda1, pubblicato nel 1928, divenuto il riferimento in materia. Due delle sue operazioni pubblicitarie più celebri sono campagne per cambiare comportamenti sociali: normalizzare il fatto che le donne fumino in pubblico e l’idea che mangiare grasso di prosciutto a colazione faccia bene alla salute. Ma interverrà anche in politica al servizio della United Fruit, minacciata di esproprio dal governo Arbenz in Guatemala (che farà rovesciare nel 1954). Non si tratta più solo di informare, ma di organizzare l’opinione. La massa diventa un oggetto di gestione. Il potere impara a produrre consenso in modo tecnico e pianificato.

Sessant’anni dopo, nel 1988, Noam Chomsky ed Edward Herman in un certo senso aggiornano Propaganda con La fabbrica del consenso2. Mostrano che la persuasione non funziona solo tramite propaganda esplicita, ma si basa su filtri istituzionali: proprietà dei media, dipendenza dalla pubblicità, selezione delle fonti, pressione ideologica. Al tempo di Bernays, il consenso veniva iniettato direttamente, ora è strutturato. Chomsky e Herman analizzano in dettaglio, tra l’altro, il modo in cui i media statunitensi hanno fabbricato il consenso durante la guerra del Vietnam: i crimini diventavano “errori”, la strategia imperiale si dissolveva in una narrazione di incidenti e personalità.

A questo punto, il sistema rimane relativamente centralizzato. I media nazionali occupano una posizione dominante. I canali sono identificabili. La critica può posizionarsi di fronte a questi filtri.

Ma ogni messa a nudo dei meccanismi produce un effetto collaterale: rende questi meccanismi più consapevoli di sé stessi. Bernays professionalizza la persuasione. Chomsky ne rivela l’architettura. E questa rivelazione contribuisce indirettamente al suo perfezionamento rendendo visibili tecniche che possono essere aggiustate e adattate. Il sistema impara, si adatta, si complessifica.

Entriamo allora in una fase diversa. La narrazione non è più nazionale e unificata. È segmentata, calibrata, industrializzata su scala mondiale. I pubblici sono differenziati. Le versioni si moltiplicano. La produzione simbolica diventa una catena transnazionale. In questo nuovo regime di fabbrica del consenso della fine del XX secolo, la dissidenza stessa cambierà status.

Ogni forma di capitale circola e cerca di combinarsi con altre forme di capitale, per rafforzarsi. Negli anni ‘90, il capitale finanziario investe nelle università, nella ricerca, nei circoli intellettuali. Cerca figure capaci di stabilizzare simbolicamente il suo ambiente. Questo movimento si inserisce in una profonda trasformazione strutturale. Dall’inizio del decennio, le università si rivolgono massicciamente a quelle che i rapporti ufficiali chiamano “altre fonti” di finanziamento: le entrate provenienti da mecenati, fondazioni e donatori privati superano i sussidi diretti dello Stato. Questa “svolta” finanziaria si generalizza in tutti i paesi, creando un nuovo spazio d’intervento per figure come Epstein. Il finanziere investe in azioni e anche in istituzioni di produzione del sapere, cercando da esse una forma di legittimazione che il denaro da solo non conferisce.

Il caso del biologo matematico Martin Nowak, ad Harvard, è a questo riguardo paradigmatico. Grazie a 6,5 milioni di dollari di Epstein, Nowak ha fondato nel 2003 il Programma per le Dinamiche dell’Evoluzione. Il finanziere firmava assegni e disponeva di un proprio ufficio nei locali del programma, che visitava diverse volte all’anno. Ancora più significativo: nel 2010, quando Nowak e la sua dottoranda hanno avuto un articolo accettato sulla rivista Nature, hanno trasmesso i loro scritti a Epstein prima della pubblicazione. Secondo l’indagine della rivista scientifica, il finanziere avrebbe persino suggerito loro idee per rispondere alle critiche dei revisori. Questo grado di coinvolgimento di un donatore nella ricerca stessa è, secondo ricercatori estranei al caso, “mai visto prima”. Non si tratta più solo di finanziare per ottenere rispettabilità; si tratta di investire il campo della produzione simbolica, di parteciparvi, di orientarne le conclusioni. Il capitale finanziario non si accontenta più di frequentare il capitale critico: cerca di infonderlo, di modellarlo dall’interno.

Chomsky acquisisce progressivamente un valore simbolico eccezionale. Il suo nome rimanda a una coerenza intellettuale, a una critica sistemica del potere. Questa autorità circola. Attira pubblico, inviti, traduzioni, conferenze. Costituisce un capitale critico riconosciuto mondialmente. L’incontro tra un capitale critico starizzato, Chomsky, e un capitale finanziario in cerca di legittimazione, Epstein, rivela che la critica stessa è diventata una risorsa valorizzabile.

L’opera di Chomsky rimane pertinente per comprendere la strutturazione del consenso nell’era dei media centralizzati. Illumina la logica dei filtri istituzionali. Ma nel mondo attuale, la critica stessa circola come capitale in reti globalizzate. La dissidenza si inserisce nelle infrastrutture dominanti, producendo libri, conferenze, abbonamenti, entrate pubblicitarie tramite le piattaforme digitali. Genera un pubblico fedele e catturato come la televisione storica, così come flussi finanziari talvolta considerevoli3. Si inserisce in reti globali. La dissidenza non evolve più ai margini dei circuiti dominanti; circola all’interno delle stesse reti di prestigio e infrastruttura.

Nella sua postfazione del 2002 a La fabbrica del consenso, Chomsky afferma che il modello di propaganda rimane pertinente, e anzi è rafforzato dalla maggiore concentrazione dei media. Insiste sulla necessità di democratizzare le fonti di informazione, investire in media indipendenti e utilizzare Internet come strumento di emancipazione. Lo spazio digitale appare allora come una leva potenziale contro le strutture dominanti. Questa cornice presuppone ancora la possibilità di un esterno.

Il caso Epstein-Chomsky mette in evidenza come il capitale critico e il capitale finanziario si riconoscano reciprocamente in uno spazio condiviso, dove l’attenzione è piattaformizzata, il pubblico è finanziarizzato, i pubblici sono segmentati algoritmicamente. La dissidenza si è trasformata progressivamente in valore che circola all’interno delle stesse infrastrutture economiche che critica.

Ecco perché non si tratta di annullare l’opera di Chomsky, ma solo di considerarla nel suo contesto, come una tappa di un processo che è proseguito oltre di essa. Dopo Propaganda nel 1928, La fabbrica del consenso nel 1988, gli Epstein Files si inscrivono come la terza tappa: non più un manuale di persuasione, né un’analisi dei filtri, ma un corpus grezzo esposto pubblicamente, consultabile riga per riga. Un archivio digitale che permette di osservare direttamente la circolazione del capitale finanziario, simbolico e politico.

Siamo nell’era dei database aperti dove i meccanismi appaiono senza mediazione editoriale: la piattaforma Jmail.world4 ricrea l’esperienza immersiva della casella di posta di Epstein, con la sua interfaccia ispirata a Gmail, le sue cartelle, i suoi contatti, fino al “Ciao, Jeffrey!” che appare in alto a destra. Milioni di file, prima sparsi in PDF illeggibili, diventano così navigabili come se si frugasse nell’intimità digitale del finanziere.

Questa estetica dell’accesso totale trasforma il nostro rapporto con l’informazione. La fabbrica del consenso si percorre, riga per riga, nelle corrispondenze originali tra coloro che ne organizzano i circuiti. L’archivio diventa interfaccia. E questa interfaccia, ponendoci nella posizione del soggetto, produce un effetto di verità diverso da quello del libro: dalla dimostrazione lineare si passa all’immersione nel grezzo. Questa è forse la forma ultima della “fabbrica del consenso” nell’era digitale: non più produrre una narrazione, ma rendere visibile, senza commento, l’infrastruttura stessa del potere.


Note
1 Edward Bernays, Propaganda [Versione completa in francese PDF] & A cura di Ilenia Colonna e Laura Ribezzo |PDF], 1928.
2 Noam Chomsky, Edward Herman, La fabbrica del consenso (ed. originale 1988, integrata nel 2002).
3 Vedi la nostra analisi Du récit dissident à la série hypnotique (Dal racconto dissidente alla serie ipnotica), pubblicata nel settembre 2025, dove esamino come un canale YouTube dissidente sulla guerra in Ucraina riproduca, nel suo formato e nel suo modello economico, le logiche dei media mainstream che critica: episodi giornalieri formattati, personaggi ricorrenti, dipendenza dalle piattaforme americane e trasformazione dell’informazione in una saga comunitaria redditizia.
4 Jmail.world è un database pubblico e consultabile che organizza i documenti relativi al caso Jeffrey Epstein provenienti dai file resi pubblici dal governo degli Stati Uniti. La piattaforma trasforma migliaia, se non milioni, di file sparsi (email, documenti giudiziari, immagini, registri di volo, ecc.) in uno spazio strutturato, navigabile e interrogabile per parola chiave, data o corrispondente. Il progetto ristruttura, indicizza e rende sfruttabile ciò che è già stato pubblicato da fonti ufficiali (Congresso, Dipartimento di Giustizia, tribunali). Il database funziona come un’interfaccia di posta ispirata a Gmail, in cui si possono esplorare le email come se fosse la casella di Epstein, cercare nomi o termini chiave, ordinare le conversazioni per data, individuare corrispondenti ricorrenti. Questa presentazione familiare mira a rendere leggibili documenti un tempo sparsi, difficili da analizzare e spesso chiusi in PDF non indicizzati. All’origine, questi materiali sono stati pubblicati in virtù dell’Epstein Files Transparency Act, una legge usamericana approvata nel 2025 per obbligare alla messa a disposizione pubblica di tutti i fascicoli non classificati relativi all’indagine su Epstein e le sue reti. Jmail.world fa parte di una suite di strumenti che mirano a facilitare l’accesso a questo corpus documentato: JDrive per i documenti (PDF, rapporti), JPhotos per le immagini, JFlights per i registri di volo, e talvolta altre estensioni tematiche.
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Fabrice
Thursday, 19 February 2026 10:35
Surprising Facts About the Political Commentator Noam Chomsky, From the Book ”Do as I Say (Not as I Do)”

by Edward Ulrich for News Of Interest, February 22, 2020

Political commentator, linguist, and tenured MIT professor Noam Chomsky is a popular literary figure trumpeted by many including mainstream news outlets as being a sophisticated and highly influential anti-government activist who lectures about perils of capitalism and America being a police state.

However, a number of reasons show Chomsky’s persona as essentially being a charade, including his portrayal of himself as an ”anarchist-socialist dissident”, due to his profiting heavily from communicating his messages and enjoying most of the perks of the capitalistic society which he specifically criticizes, and the fact that he has profited heavily by taking millions of dollars from working for the Pentagon while at the same time denouncing it as evil institution.

Following are points describing the information contained in the chapter of the book Do as I Say (Not as I Do) speaking about Noam Chomsky:

— Chomsky described the Pentagon as ”one of the most evil institutions in world history,” ”the most hideous institution on this earth,” which ”constitutes a menace to human life.”(7) And he has also made statements that the military has no business being on college campuses whether for recruiting, research, or helping students pay for college, and professors should fight racism, poverty and repression rather than working for the Pentagon.(8) However, Chomsky has been paid millions by the Department of Defense over the past forty years, mainly through his work at the Pentagon funded MIT Research Laboratory of Electronics which even offered perks that other departments in the school did not. Chomsky’s first books, Syntactic Structures, and Aspects of the Theory of Syntax were written with grants from the U.S. Army, the Air Force, and the Office of Naval Research. He worked with his wife who is also a linguist on a DoD-funded project called ”Baseball,”(11) and helped to develop ”command and control” computer systems used to ”support our forces in Vietnam” through making it easier for commanders’ queries to be translated into a language that computers could deal with.(12)

— In 1967 Chomsky challenged fellow professors to take moral responsibility for their actions, denounce the Pentagon, and admit they were compromised by advising the government, but then a Columbia Professor George Steiner wrote a letter published in the New York Review of Books asking Chomsky if he would then stop teaching at MIT, but Chomsky balked at the suggestion despite his having the option to teach at essentially any other university in the country of this choosing.

— When questioned by Scweitzer about his associations with military funding, Chomsky surprisingly responded with a clearly false rationalization of ”I think we should be responsible for what we do, not for the bureaucratic question of who stamps the paycheck,” … ”Do you think you are not working for the Pentagon? Ask yourself about the origins of the computer and the internet you are now using.”

Proseguimento:

https://newsofinterest.tv/politics/book_summaries/daisnaid/daisnaid_chomsky.php

In particolare il seguente passaggio dell’articolo:

Despite Chomsky being strongly outspoken about corporations being ”private tyrannies,” he has invested in all sorts of businesses that he rails against including oil companies, military contractors and pharmaceuticals, rather than opting for other investment options such as money market funds or government bonds which do not have as high of a return.(29) When asked about his investment portfolio issues, he responded, ”Should I live in a cabin in Montana?” suggesting that there is just no way around making unethical investments.


Commento finale.



Put your money where your mouth is = Mettere in pratica, fare qualcosa di concreto di quello che hai detto a parole =Parlare con i fatti!!

E Noam Chomsky ha parlato sempre solo con le parole perché così ha potuto fare tanti bei dollaroni $$$$, that’s it!!

Ma già sull’11 Settembre si era visto molto bene di che pasta era in realtà fatto in quanto sosteneva a spada tratta la versione ufficiale che invece ha fatto sempre acqua da tutte le parti, poi a parte questo, tante critiche e analisi sui mass media da parte sua e mai quando era meno anziano a mettersi in testa a un movimento di profonda riforma sui mass media, non ne aveva le capacità o sapeva che avrebbe rischiato troppo professionalmente perdendo quindi consistenti entrate?

Mi sa la seconda!!
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Fabrice
Thursday, 19 February 2026 10:19
Scusate, ma che Noam Chomsky fosse sostanzialmente un dissidente all'acqua di rose non è che ci si può rendere conto ora di un fatto del genere, ecco qualche prova nel passato che lo dimostra più che ampiamente, arrivano!

"Chomsky, la rana che si è bollita da sola", Il Simplicissimus, 22 aprile 2022

Dopo il suo exploit a favore delle restrizioni di ordine costituzionale sui vaccini e la loro obbligatorietà si poteva stare certi che il vecchio Chomsky avrebbe tuonato contro la Russia, ma di certo non ci si poteva aspettare che nel suo nuovo libro di prossima uscita fosse una resa alla banalità e all’infantilità di un discorso volto all’ablazione totale del contesto storico, come fosse un qualunque giornalista a cachet, per cui “l’invasione dell’Ucraina è un grave crimine di guerra. È sempre opportuno ricercare spiegazioni, ma non ci sono giustificazioni o attenuanti”. Si è insomma rivelato uno di quei “nuovi mandarini” contro cui si era scagliato al tempo della guerra del Vietnam, incapaci di un discorso storico ed etico che potesse portare al pacifismo. Fu quello il primo dei tanti interventi critici che hanno fatto di Chomsky una sorta di educato dissidente che ha attraversato mezzo secolo e che come una rana bollita si è man mano adattato a ogni invasione americana. e che partendo da una critica dell’imperialismo si è seduto sul velluto dell’impero.

Proseguimento:

https://ilsimplicissimus2.com/2022/04/22/chomsky-la-rana-che-si-e-bollita-da-sola/

PS continua nel prossimo post
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ucdp
Thursday, 19 February 2026 10:17
Mi pare che l'operazione sia più sottile: la critica di Chomsky è superficiale, sembra andare in profondità mentre rimane sugli epifenomeni di un processo più profondo che feticizza gli stessi strumenti dell'illuminismo. Se la critica non è abbastanza radicale alimenta una falsa coscienza.
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ucdp
Thursday, 19 February 2026 10:09
Chomsky ha mostrato la struttura dei filtri. Lasciandosi filtrare dal capitale finanziario, cioè da Epstein, neutralizza il potenziale eversivo della sua rivelazione.
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