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Published: 07 August 2026
Created: 30 July 2026
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altreconomia

Modalità “Lehman Brothers”

Perché dobbiamo fare molta attenzione a direct lending ed Etf

di Alessandro Volpi

L’esplosione del sistema di prestiti al di fuori del sistema bancario, l’estrema concentrazione dei fondi d’investimento che hanno l’obiettivo di replicare l’andamento di un indice, e la vulnerabilità delle Big Tech, gonfiano una bolla finanziaria enorme e precaria. Aver dato per spacciato lo Stato sociale sostituendolo con questi strumenti finanziari non è stata una grande idea. L’analisi di Alessandro Volpi

* * * *

Il “nuovo” capitalismo finanziario, partorito dal neoliberalismo, ha a disposizione strumenti pressoché inesistenti fino a dieci anni fa e ora assai diffusi presso i comuni risparmiatori. Si tratta in particolare del “direct lending”, il sistema di prestiti al di fuori del sistema bancario, e degli Etf, un particolare tipo di fondo d’investimento che ha l’obiettivo di replicare l’andamento di un indice azionario, obbligazionario o di materie prime.

La convergenza tra l’esplosione del direct lending, l’iper-concentrazione degli Etf e la vulnerabilità delle Big Tech, che hanno perso in mese oltre il 25% del loro valore, ha creato un ecosistema finanziario caratterizzato da una fragilità strutturale con una probabilità di crisi sistemica superiore al 25% nel prossimo biennio.

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Published: 07 August 2026
Created: 30 July 2026
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comidad

Governi incapaci di intendere e di volere con il denaro a fargli da tutore

di comidad

In una fintocrazia il compito del governo è fingere di governare. Rientrerebbe in questo schema il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri del 23 luglio scorso. Si tratta di una modifica dell’articolo 98 del Codice Penale, in base alla quale la capacità di intendere e di volere del minore che abbia compiuto i quattordici anni, non sarà più oggetto di accertamento caso per caso, bensì data per acquisita fino a prova contraria, come avviene per i maggiorenni. Il disegno di legge è stato venduto alla pubblica opinione forcaiola come misura anti-buonista, mentre in effetti è solo una fesseria, un mero nonsenso. C’è un governo fintocratico che non riesce neppure a fingere come si deve; infatti si dà per acquisita la responsabilità penale fino a prova contraria del minore che abbia compiuto i quattordici anni, ma non si fa capire perché questa presunzione di responsabilità non si debba estendere anche all’ambito civile. Se a quattordici anni si è considerati penalmente responsabili fino a prova contraria, allora si sarà anche capaci fino a prova contraria di decidere autonomamente non solo di fare corsi di educazione sessuale, ma persino di avere rapporti sessuali con persone di ogni età, o addirittura di sposarsi; oppure di gestire eventuali proprietà senza passare per la tutela dei genitori. La presunzione di responsabilità non può essere ristretta all’ambito penale senza creare continui paradossi. Le sedicenti opposizioni sono andate in soccorso della Meloni mettendo su il consueto gioco delle parti tra buonisti e cattivisti; ma non tutto potrà essere risolto con le solite pantomime o con la consumata e consunta ciarlataneria dei cosiddetti costituzionalisti, poiché certi paradossi comporteranno ostacoli pratici.

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Published: 07 August 2026
Created: 03 August 2026
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fattoquotidiano

Militari in Arabia Saudita, siamo in guerra ma gli italiani non sanno perché

di Paolo Ferrero

L’idea che i giornali propagandano, per cui la più potente nazione del mondo oggi sarebbe in mano ad un ubriaco, è una tesi falsa. I governanti europei sono totalmente subalterni

In questi giorni abbiamo scoperto che il governo ci ha portato in guerra a fianco dell’Arabia Saudita la quale ha appena aggredito Yemen e Iraq. Si tratta di un fatto gravissimo, un tipico atto di guerra in cui le prime vittime sono le regole costituzionali. Questo episodio non è un incidente di percorso ma la cartina di tornasole della fase che stiamo vivendo, in cui l’Italia sta entrando in guerra per via burocratica, grazie all’iniziativa bellicista del governo e alla collaborazione del Presidente Mattarella che – dati il suo ruolo di comandante delle forze armate – non può essere considerato altro che complice.

Quello che abbiamo appena subito come popolo italiano è una grave violazione dell’articolo 11 della Costituzione – più grave dell’utilizzo delle infrastrutture aeree da parte degli Stati Uniti nell’azione di aggressione alla Repubblica Iraniana – che colloca il nostro paese tra i cobelligeranti nella guerra mondiale a pezzi.

Uno stato di guerra che non si dispiega solo con metodi militari ma che assume anche le caratteristiche della guerra ibrida, visto quello che è successo nell’enclave spagnola di Ceuta dove decine di migliaia di giovani sono stati palesemente spinti a rischiare e perdere la vita rendendosi protagoniste di una sorta di invasione civile organizzata dalla filosionista monarchia marocchina.

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Published: 06 August 2026
Created: 06 August 2026
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sinistra

Il diritto internazionale non è privo di forza, è solo colpevolmente e volutamente disapplicato

di Luca Benedini

fallimento del diritto internazionale 1200x800Nelle relazioni internazionali, attualmente le problematiche cruente più grosse, tragiche e strutturali provengono dai comportamenti di tre governi: quello israeliano di Netanyahu (che maltratta da tempo in mille modi i palestinesi incurante di numerose risoluzioni dell’Onu e della “Corte internazionale di giustizia” e che oggi si mantiene in uno stato di guerra infinita anche con altri paesi come specialmente Libano, Iran e Siria), quello russo di Putin (che ha organizzato, deciso nel 2022 e poi mantenuto in atto sino ad oggi l’invasione dell’Ucraina) e quello statunitense di Trump (che oltre a proseguire a tutti i livelli la tradizione di una sfacciatissima protezione e di un continuo aiuto nei confronti del governo israeliano – praticamente qualunque cosa quest’ultimo faccia – sta organizzando, decidendo e attuando in particolar modo una guerra all’Iran in più fasi che prosegue ormai da circa cinque mesi). Sono anche guerre che in vari modi stanno danneggiando diffusamente e gravemente l’economia mondiale e l’ambiente planetario, ledendo pesantemente così gli interessi stessi di più o meno tutte le popolazioni della Terra [1].

In base ai “Princìpi di Norimberga” (riconosciuti come parte del diritto internazionale dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 1950), sono considerati come crimini punibili sia l’avvio di guerre d’aggressione o di guerre che violano accordi internazionali, sia le azioni che durante una guerra provocano il maltrattamento o l’uccisione della popolazione civile e causano devastazioni generalizzate, sia degli eventuali altri atti disumani – come gli omicidi deliberati, le deportazioni, le schiavizzazioni, i casi di sterminio, e via dicendo – attuati in collegamento con quei primi due tipi di crimini. In altre parole, in base a tali Princìpi i membri di quei tre governi e i principali capi militari dei tre eserciti in questione hanno tutti commesso dei gravissimi crimini punibili, che sin dal 1950 sono internazionalmente riconosciuti e sono classificati in tre tipologie: “crimini contro la pace”, “crimini di guerra” e “crimini contro l’umanità”.

Ma, anche indipendentemente dai “Princìpi di Norimberga” e dai successivi trattati che approfondiscono ulteriormente quanto stabilito in quei Princìpi, i governanti e i capi militari in questione hanno commesso delle gravi violazioni specifiche della legislazione del loro paese.

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Published: 06 August 2026
Created: 30 July 2026
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lafionda

Il campo largo davanti alla prova della guerra

di Giovanni Tonlorenzi

0 ipr Upxd oPDJDTq.jpgI. Non si sceglie il Foglio per caso

Abbiamo aspettato, immaginando che un’intervista di quella nitidezza politica avrebbe suscitato un dibattito serio a sinistra. Invece non è successo nulla, se non qualche commento tiepido e superficiale. Vale la pena allora analizzare per intero cosa Schlein ha detto al Foglio e cosa la mancata risposta dei suoi possibili alleati significhi.

Elly Schlein ha scelto, probabilmente non a caso, quel giornale per ribadire la propria posizione sull’Ucraina, sull’Europa, sulla difesa comune, sul modo in cui il suo partito intende la politica internazionale, oltre a qualche altro pensierino inconsistente dal punto di vista dei contenuti.

Un’ora e quaranta al telefono con il direttore Claudio Cerasa, che ha ammesso la notevole stanchezza di entrambi alla conclusione di quel lungo colloquio, e non facciamo certo fatica a credergli.

Il Foglio è il quotidiano dell’establishment oltranzista eurounitario e atlantista, con una linea editoriale che da anni caldeggia, per usare un eufemismo, continue cessioni di sovranità nazionale, sostegno illimitato all’Ucraina senza tentennamenti e totale vicinanza, sbandierata, alle politiche di Israele. Rappresenta una visione politica totalmente asservita alla tecnocrazia eurounitaria. Parlare al Foglio significa tentare un’interlocuzione che non riguarda un elettorato di massa, vista la contenutissima diffusione del giornale, ma i settori atlantici ed europeisti che decidono le cornici entro cui la politica italiana si muove.

È a loro che si vuole ribadire la propria affidabilità in vista di un’auspicata fase post-meloniana, ed è in quei settori che si cerca quella legittimazione necessaria a proporsi come gestore alternativo dello stesso progetto che oggi Meloni amministra.

 

II. Convintamente

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Published: 06 August 2026
Created: 27 July 2026
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sbilanciamoci

Come il Trumpismo cambia l’economia 

di Claudio Gnesutta

Dietro la politica di Trump c’è un modello di economia, fatto su misura per la sua base elettorale, che unisce i bianchi impoveriti e la finanza speculativa. Dai dazi alle criptovalute, le misure della Casa bianca hanno una logica: un nuovo libro di Dario Togati ci aiuta a capirla

Screenshot 2026 07 27 alle 09.17.23.pngNell’ultimo decennio – dopo la crisi finanziaria del 2008, la pandemia e il ritorno della guerra ai margini dell’Occidente – la globalizzazione è entrata in una fase di diffusa incertezza. Grazie al clima di fiducia instaurato negli anni Ottanta e alle regole internazionali favorevoli al multilateralismo del mondo occidentale si sono ampliati gli scambi commerciali, finanziari, di merci e di persone a livello mondiale, offrendo opportunità di crescita a molte economie arretrate, migliorandone le prospettive di reddito e benessere. Tuttavia, la riorganizzazione produttiva accentrata lungo le nuove filiere tecnologiche e logistiche globali, sostenuta da una finanza sempre più internazionale, ha trasformato profondamente gli apparati produttivi nazionali soprattutto occidentali, incidendo sugli equilibri politici interni con costi significativi in termini di occupazione, di diseguaglianze e di esposizione a shock esterni. Ne è derivato, per ampi gruppi sociali, l’indebolimento della fiducia nella promessa neoliberista di quel trickle-down secondo cui le politiche economiche favorevoli a imprese e fasce più ricche avrebbero stimolato una crescita destinata poi a beneficiare l’intera società.

Porre l’accento sulla “fiducia” come necessario “collante” della società e del processo che ne orienta il futuro implica che di essa non si possa prescindere quando si intenda valutare la formazione e gli effetti della politica economica. In effetti, senza una precisa forma storica di fiducia, difficilmente si sarebbero formate e mantenute le innumerevoli relazioni di mercato tra paesi, imprese e persone che hanno reso credibile, accettabile e condiviso l’ordine economico degli ultimi decenni. Ma, allora, sorgono alcune domande: la crisi dell’attuale assetto interno e internazionale non può essere letta come una crisi di fiducia? E, da questa prospettiva, non si possono comprendere meglio le dinamiche politiche in corso e le loro ricadute economiche e sociali? Sono domande poste da Dario Togati in Capitalismo fragile. La crisi di fiducia e l’America di Trump (con illustrazioni di Davide Borella, Diarkos, 2026), dove la fiducia è utilizzata come chiave interpretativa del presente per spiegare “perché Trump ha vinto le elezioni” e leggere le sue politiche come risposta, coerente o meno, a una crisi che interroga il futuro del capitalismo e della democrazia in Occidente.

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Published: 06 August 2026
Created: 29 July 2026
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lafionda

Israele, l’Occidente e il silenzio dei doppi standard

di Elena Basile

In Germania stanno per approvare in Parlamento nuove sanzioni (fino a 5 anni di reclusione) per chi nega il “diritto a esistere di Israele”. Con un coraggio straordinario Craig Mokhiber – che ho potuto conoscere grazie alla rassegna stampa di Angelo Gaccione – scrive un bellissimo articolo in cui ricorda le violazioni di Israele, a partire dalla Nakba (1947/49), dalla linea verde (confini con Libano, Siria, Gaza e Cisgiordania, mai legalizzati) e dalle terre occupate nel 1967, fino all’assedio di Gaza, alle punizioni collettive avvenute prima del 7 ottobre 2023, al genocidio, all’apartheid e alla violenza dei coloni in Cisgiordania, che continua in modo feroce in questi giorni.

Craig ricorda che Israele si è autodefinito Stato ebraico, non riconoscendosi come lo Stato dei palestinesi, musulmani e cristiani che vi abitano, e non ha mai legalizzato i propri confini. Con alcune leggi infami (Dahya) ha legittimato l’uccisione in massa di civili e, con la direttiva Annibale, il sacrificio in massa dei propri cittadini. Israele incarcera minori, sequestra senza processo i palestinesi e legittima le torture in carcere. Oggetto di dibattito pubblico è se i palestinesi possano essere o meno stuprati in carcere.

Lo Stato terrorista è sotto accusa dell’unico tribunale dell’ONU, la CPI, che ha emanato misure cautelari (mai applicate da Israele) considerando plausibile il genocidio. Il Procuratore della CPI Khan, incurante delle minacce, ha incriminato Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Gallant.

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Published: 06 August 2026
Created: 29 July 2026
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manifesto

La favola tragica del riarmo a costo zero che strozza i conti per un decennio

di Emiliano Brancaccio

Come in un tetro copione shakespeariano, la corsa al riarmo dell’Italia prosegue inarrestabile. Per bocca del ministro Tajani, il governo abbandona le vecchie ritrosie e dichiara l’adesione al fondo “Safe” con una richiesta di prestito di 14,9 miliardi destinati al riarmo.

È l’ultimo anello di una ferrea catena di eventi passata per l’impegno assunto dalla premier ad Ankara, con Trump e gli alleati Nato: elevare la spesa militare al 5 percento del Pil. L’obiettivo implicherà un enorme carico per il bilancio pubblico. Se dunque i prestiti europei possono alleviare lo sforzo, sarà bene smettere di indugiare e chiederli subito.

Così, dopo Polonia, Cipro, Lituania, Croazia e Grecia, l’Italia si inserisce nel gruppo di testa dei paesi che hanno scelto di indebitarsi con l’Europa per armarsi.

I guerrafondai nostrani festeggiano e ci rassicurano. A loro avviso, il ricorso al prestito “Safe” è estremamente vantaggioso e dimostra pure che non c’è nessuna scelta politica da compiere tra burro e cannoni: per finanziare il riarmo non serviranno nuovi tagli alla sanità, alla scuola o allo stato sociale.

Nel campionario di falsità dei cocchieri della guerra, questa rientra senza dubbio tra le più ardite. La realtà del “Safe”, infatti, è ben più infida di quanto venga in queste ore narrato.

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Published: 06 August 2026
Created: 29 July 2026
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analisidifesa

Russia e Cina hanno fornito supporto agli attacchi iraniani contro le basi statunitensi?

di Giacomo Gabellini

Negli ultimi giorni, le forze armate iraniane hanno colpito con missili e droni diverse installazioni militari statunitensi in Arabia Saudita, Bahrein, Giordania e Kuwait. Nell’attacco sferrato il 17 luglio, un missile balistico ha violato le difese aeree imperniate sui sistemi Patriot e Thaad che proteggevano la base di Muwaffaq Salti, in Giordania, e raggiunto i complessi abitativi prefabbricati, eliminando tre soldati statunitensi.

Segno dell’integrità delle capacità offensive dell’Iran, documentate dal «New York Times» all’interno di un’approfondita analisi di decine di immagini satellitari, filmati e fotografie a bassa risoluzione della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Europea che immortalano ben nove siti militari statunitensi colpiti dai recenti attacchi iraniani.

Allo stesso tempo, l’intensità della distruzione seminata nella regione dai missili e droni iraniani evidenzia l’inadeguatezza delle difese aeree statunitensi.

L’Iran, di contro, si è rivelato perfettamente in grado sia di tenere al sicuro gran parte dei propri arsenali, sia di ricostruire le infrastrutture militari danneggiate e/o distrutte dai raid israelo-statunitensi. Un’inchiesta realizzata dal «Wall Street Journal» sulla base delle risultanze emerse dall’esame di decine di immagini satellitari statunitensi attesta il ritmo estremamente sostenuto che scandisce il processo di ricondizionamento del dispositivo bellico iraniano.

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Published: 06 August 2026
Created: 29 July 2026
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contropiano2

La Tav è funzionale alla mobilità militare, non allo sviluppo del paese

di Linda Maggiori*

Sulla Tav Torino Lione, no. Non chiamiamola alta velocità. L’alta velocità da Milano a Parigi c’è già, da un pezzo ed è una meraviglia.

6 ore di comodo viaggio a 45 euro. A settembre ci andiamo con tutta la famiglia. Potrebbe essere migliorata e incentivata ma c’è e passa su binari esistenti. Potrebbero migliorare i collegamenti anche regionali da Italia a Francia ma la linea c’è.

La Tav serve solo e unicamente alla Military mobility. Un piano europeo che esiste da anni ma ogni anno diventa sempre più insistente e minaccioso.

La commissione europea spinge per adeguare ogni infrastruttura logistica alla guerra, stanzia miliardi, una volta fatto tutto, la guerra può scoppiare.

Il Parlamento europeo voterà a breve, informatevi.

La Tav fa parte del Corridoio Mediterraneo, uno dei grandi assi di trasporto della rete europea TEN-T che collega la penisola iberica al confine tra Ungheria e Ucraina.

Far passare convogli fuori sagoma, militari, su gallerie dimensionate ai carri armati da ovest a est, verso Ucraina. A Pontedera, La Spezia, Genova, in ogni paese ci sono opere adeguamenti di porti, ferrovie, stazioni, binari, strade.

Migliaia, centinaia di altre opere, magari più piccole ma tutte per uno scopo: la guerra.

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Published: 06 August 2026
Created: 06 August 2026
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sinistra

La guerra interna dello Stato capitalistico

Riflessioni in margine all’assassinio di Abderahhim Fakir

di Jacques Bonhomme

Il fronte interno delle guerre imperialistiche occidentali è ormai diventato, anche da noi, una guerra interna aperta e feroce verso proletari, masse immigrate ed emarginazione metropolitana. Le leggi speciali degli ultimi anni sono culminate nella cancellazione di ogni residua restrizione penale alla violenza poliziesca di corpi repressivi sempre più militarizzati, rendendo così scoperto e dirompente lo “stato assedio” di fatto cui lo Stato capitalistico sta mirando. Infatti, i traumi collettivi sempre più forti, imposti ai popoli europei dalle devastazioni sociali neoliberistiche e dal gigantismo militare della NATO, che sparge fiamme e distruzioni in Medio Oriente, in Russia e in Africa, richiedono forme terroristiche di contenimento e di dissuasione delle lotte di massa e dei loro temuti sviluppi organizzativi. Per questo, la repressione poliziesca e militare della protesta sociale si è allargata dai luoghi della concentrazione proletaria, considerati strategici dagli anni di Scelba in poi (cortei e case occupate, per esempio), alle aree urbane da riqualificare, ai quartieri “malfamati” e ai ghetti, alternando assalti a presidi e perquisizioni domiciliari, pattugliamenti intimidatori e deportazioni. A partire dal piano di guerra che nel 2001, a Genova, i reparti antisommossa seguirono metodicamente, la dimensione militare della repressione delle lotte di classe è divenuta prevalente. Questo tipo di repressione è centrato sulla prevenzione, sullo sradicamento anticipato dei potenziali portatori di ogni tensione sociale. Così le fasce più povere della società, e in modo particolare gli immigrati della “colonia interna” e i lavoratori precari e semioccupati, divengono le nuove “classi pericolose”.

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Published: 03 August 2026
Created: 27 July 2026
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alternativa.png

Rovesciare il potere di chi produce gli algoritmi, ma sempre di più il potere della tecno-archia

Alberto Deambrogio intervista Lelio Demichelis

Una conversazione con Lelio Demichelis, sociologo, docente universitario, autore di Tecno-archia, o la nave dei folli (Derive Approdi editrice)

politiche filosofia 1024x1024.jpgAlberto Deambrogio: Professore, nel tuo lavoro analizzi spesso come la tecnologia non sia mai neutrale, ma risponda alle logiche del biocapitalismo. Di fronte all’avvento dell’intelligenza artificiale, assistiamo oggi a una “sacralizzazione” dell’algoritmo che sembra sottrarlo alla critica politica. In che modo l’IA sta ridefinendo il concetto stesso di sfruttamento e come si può decostruire questa narrazione tecno-ottimista che presenta l’automazione come un destino inevitabile e privo di alternative? 

Lelio Demichelis: Non è solo l’algoritmo, ma è la tecno-scienza – e non lo dico solo io – a essere sacralizzata e ad essere da tre secoli il nostro nuovo Dio. Permette all’uomo di credersi come Dio e di creare il mondo a sua immagine e somiglianza, mentre è in realtà l’uomo ad essere plasmato da questo nuovo Dio, è la tecnica a fare l’uomo a sua immagine e somiglianza secondo la propria razionalità basata solo sul numero e sul calcolo e la calcolabilità di ogni cosa, con gli uomini ridotti a numeri anch’essi (questo è il Big Data, a questo servono i Data Center). Il credo di questa che avevo chiamato religione tecno-capitalista è: la scienza scopre, l’industria applica, l’uomo si adegua – che era poi il motto positivista dell’Esposizione Universale di Chicago del 1933. La sacralizzazione della cosiddetta intelligenza artificiale è quindi solo l’ultima forma e norma comportamentale (dopo positivismo, liberalismo, anche marxismo, neoliberalismo, fascismo/nazismo, populismo/sovranismo) di addomesticamento e di adeguamento (appunto) degli uomini e della società alle esigenze del capitale ma soprattutto del sistema tecnico. È l’uomo ridotto a macchina, indotto a delegare tutto sé stesso alla macchina e ad eseguire automatismi non più solo macchinici (a funzionare come una macchina, ai tempi della macchina, secondo le procedure e i dispositivi della macchina, oggi digitale/algoritmica), ma ora anche esplicitamente cognitivi, quelli appunto indotti dalla intelligenza artificiale. È sfruttamento capitalistico e industrializzato del lavoro (di produzione e di consumo e di generazione di dati), del tempo libero, della vita intera dell’uomo come oggi anche della conoscenza e del sapere, ma è soprattutto sfruttamento tecnico (concetto e processo che dovremmo cominciare ad usare) dell’uomo attraverso la sua nullificazione (è nichilismo) come soggetto capace di pensiero e di immaginazione.

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Published: 03 August 2026
Created: 03 August 2026
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acropolis

Apocalisse e fine del mondo

di Pierre Dardot

thumbnail 3 .jpgE se il vero pericolo non fosse l’apocalisse annunciata, ma la nostra accettazione della sua ineluttabilità? Dal tecnofascismo di Peter Thiel ai bunker dei miliardari, il discorso sulla fine dei tempi paralizza ogni immaginazione politica. Contro questo immaginario del nemico, bisogna rifiutarsi di opporgli la «nostra» apocalisse e preferirgli la lotta per un’altra fine del mondo, sulla scia delle cosmopolitiche dei popoli della terra.

* * * *

Apocalypse Now? L’apocalisse tende a saturare il nostro immaginario. Assorto nella sua ossessione morbosa, Peter Thiel vede nelle figure dell’Anticristo e dell’Armageddon le incarnazioni dello «spettro apocalittico». Da parte loro, in un articolo dedicato all’«ascesa del fascismo della fine dei tempi», Naomi Klein e Astra Taylor (2025) affermano che una «tendenza apocalittica ai vertici di un governo» è qualcosa di inedito e parlano dell’«attrazione apocalittica del fascismo della fine dei tempi».

Il titolo del libro di Quinn Slobodian: Crack-Up Capitalism (Capitalismo della frammentazione) diventa nella sua traduzione francese: Il capitalismo dell’apocalisse. L’autore ricorre fin dall’inizio alla metafora della perforazione per indicare la moltiplicazione delle zone liberate per il mercato: «Ogni atto di secessione soft […] è una nuova piccola vittoria per la zona, un altro piccolo buco nel comune». Il moltiplicarsi di questi buchi che sono le «zone» (oggi più di 5.400) su iniziativa di miliardari e società private testimonia chiaramente «decenni di sforzi volti a perforare il tessuto sociale, a defezionare e a separarsi dal collettivo[1]». In che modo ciò giustifica il ritorno sul tema dell’apocalisse? Il «sogno di un mondo senza democrazia», per riprendere il sottotitolo, sta per realizzarsi?

La novità è che questi sforzi volti a lacerare il bene comune sono oggi attivamente sostenuti da coloro che esercitano il potere alla guida dello Stato statunitense e giocano consapevolmente sulla «fantasia apocalittica». Naomi Klein e Astra Taylor si spingono oltre affermando: «Come sempre con il fascismo, la fantasia apocalittica contemporanea trascende le divisioni di classe e unisce i miliardari alla base del movimento MAGA».

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Published: 03 August 2026
Created: 01 August 2026
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laboratorio

Altro che securitarismo e immigrazione, il 62% degli italiani rinuncia a fare figli perché costa troppo

di Domenico Moro

Nel 2025 sono nati in Italia circa 355mila bambini, il dato più basso dalla fine della Seconda guerra mondiale, e sono morte 652mila persone, con un saldo negativo di -297mila, come se fosse sparita l’intera città di Catania[i]. La Fondazione per la Natalità, in collaborazione con Istat e Inps, ha reso pubblico un dossier da cui risulta che il 62% degli italiani fa sempre meno figli perché questi costano troppo. Inoltre, il 49,9% delle donne teme conseguenze negative sul lavoro con l’arrivo di un figlio. Solo il 5,5% dice di non volere figli[ii]. Il problema, quindi, non sono gli immigrati che sono troppi, ma gli italiani che stanno diventando troppo pochi.

In base alle proiezioni di Eurostat, la popolazione italiana, che nel 2026 è di 58,9 milioni, a pari condizioni (stesso tasso di natalità e stessa intensità del flusso migratorio di oggi), passerà nel 2050 a 55,7 milioni o a 49,5 milioni in caso di blocco totale dell’immigrazione (l’ipotesi vannacciana)[iii]. Questi dati dipendono anche dall’emigrazione di cittadini italiani. Nel 2026 oltre 6,5 milioni di questi, spesso giovani con alti titoli di studio, sono all’estero, alla ricerca di migliori salari e condizioni di vita. Visto che fare figli è difficile soprattutto per ragioni economiche, il vero problema è che i salari italiani negli ultimi decenni sono diminuiti e che il welfare per le famiglie e a favore delle donne che lavorano si è ridotto (a partire dagli asili nido e dalla assistenza ai genitori anziani).

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Published: 03 August 2026
Created: 28 July 2026
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perunsocialismodelXXI

Venezuela. La fine dei dubbi

La rivoluzione chavista è stata venduta

di Carlo Formenti

Qualche mese fa, ragionando a botta calda sulla criminale aggressione colonialista USA al Venezuela, avevo inserito, poco prima di consegnare la versione definitiva all'editore, nel testo del mio ultimo libro Oltre l'Occidente (scritto assieme ad Alessandro Visalli e qui presentato negli ultimi post) avevo espresso seri dubbi sull'esistenza di complicità all'interno del regime di Caracas. Scrivevo in particolare: "La posizione del governo di Rodriguez non sembra esente da ambiguità: non è chiaro se certe posizioni concilianti nei confronti degli USA siano frutto di una tattica dilatoria o della disponibilità al compromesso (...) Occorrerà dunque tempo per capire l'evoluzione della situazione: crisi irreversibile del regime, lungo periodo di transizione o acutizzazione dei conflitti politici e sociali fino alla guerra civile?".

In realtà non è stato necessario aspettare troppo. A smentire i tentativi di chi, come l'amica Geraldina Colotti, si arrampicava sugli specchi per difendere la tesi di una "ritirata strategica" dell'ala moderata del regime incarnata dalla Rodriguez, la cruda verità è emersa in modo inequivocabile. Come scrivono gli amici della Rete dei Comunisti su "Contropiano"(https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/07/25/venezuela-non-e-tattica-e-capitolazione-0197284) "Quelli che venivano presentati come cedimenti “tattici” per evitare un conflitto chiaramente asimmetrico con la potenza militare statunitense, si sono invece rivelati una consapevole capitolazione politica e ideologica su ogni terreno: da quello economico alla politica internazionale.

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Published: 03 August 2026
Created: 26 July 2026
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contropiano2

L’Asia ridefinisce il concetto di “sovranità”. Il forum di Colombo

di Harleen Kaur*

Quattro anni fa, Colombo era il monito mondiale. Un default sovrano, code di automobili per il carburante che si estendevano per chilometri, un palazzo presidenziale occupato dai suoi stessi cittadini.

La scorsa settimana, la stessa città ospita sindacalisti, quadri di partito, studiosi e ministri da tutta l’Asia, dal Nepal alle Filippine e dall’Iran all’Indonesia. Si sono riuniti sotto una bandiera che nel 2022 sarebbe suonata utopica: “Giù le mani dall’Asia“.

La scelta del luogo è l’argomento stesso. La crisi dello Sri Lanka non è mai stata solo dello Sri Lanka. Era l’esperienza compressa di ciò che gran parte dell’Asia vive al rallentatore: strutture produttive progettate sotto il colonialismo per servire il centro, un debito che condiziona ogni bilancio e un ordine internazionale che punisce ogni tentativo di uscita.

L’assemblea di tre giorni, convocata dall’Assemblea Internazionale dei Popoli e da Tricontinental: Institute for Social Research, si è aperta il 16 luglio con una plenaria che ha esposto la sua tesi centrale. La sovranità nel XXI secolo non è una bandiera e un seggio alle Nazioni Unite. È una condizione integrata che abbraccia finanza, tecnologia, dati e difesa. E l’Asia, dove si sta spostando il baricentro economico mondiale, è il luogo in cui questa battaglia sarà decisa.

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Published: 03 August 2026
Created: 23 July 2026
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sbilanciamoci

IA e colonialismo dei dati 

di Mario Coglitore

I dati sono una forma di appropriazione di risorse, ma non si tratta di impossessarsi di materie prime, è la vita che deve essere configurata in modo da facilitare la produzione di queste ricchezze digitali. Le IA vengono inoltre istruite a partire da insiemi di dati che riflettono i pregiudizi tipici della cultura occidentale

Anche questa mi doveva capitare”, pensa,“di parlare a una macchina come se fosse un essere umano.”

Dino Buzzati, Il grande ritratto

Informatiche del dominio

La comparsa dell’Intelligenza Artificiale (d’ora in poi IA) ha cambiato in maniera significativa gli scenari del possibile, e qualche volta dell’impossibile, invadendo i luoghi del digitale in una inarrestabile corsa verso un futuro che non sappiamo esattamente cosa prometta.

Ormai parte imprescindibile del nostro immaginario collettivo, l’IA percorre senza sosta il dedalo di Internet che credevamo realtà virtuale pronta a soddisfare ogni nostro desiderio, mettendo saperi e conoscenza a disposizione di ciascuno in uno scambio totalmente orizzontale e democratico, e soprattutto perfettamente gratuito, all’insegna di una piena condivisione. Ma non è andata così, come era abbastanza prevedibile, nel momento in cui le piattaforme commerciali hanno preso possesso della Rete, trasformandola in un lucroso affare di proporzioni planetarie.

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Published: 03 August 2026
Created: 24 July 2026
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scenari

Il tramonto dell’umano: una filosofia del mondo digitale

di Silvano Tagliagambe

L’ultimo libro di Luca Taddio, Il tramonto dell’umano. Estetica e nichilismo nell’era del digitale, non è un semplice saggio sull’intelligenza artificiale. È un’opera filosofica ambiziosa che prova a fare qualcosa di molto più difficile: comprendere la trasformazione della nostra forma di vita a partire da una domanda radicale, quella sul rapporto tra mondo, realtà e senso.

Negli ultimi anni il dibattito sul digitale si è concentrato soprattutto sulle conseguenze delle nuove tecnologie: automazione, algoritmi, sorveglianza, disinformazione, intelligenza artificiale. Taddio sceglie invece una prospettiva differente. Propone, prima ancora di chiedersi quali effetti producano le nuove tecnologie, di domandarsi quale idea di mondo esse presuppongano e quale mondo stiano contribuendo a costruire.

L’originalità del volume risiede proprio in questa strategia dello sguardo, con lo spostamento che ne consegue.

Quello di cui l’autore si fa interprete è l’esigenza di una distinzione destinata a orientare tutta la riflessione successiva. Il mondo non coincide con la realtà, e quest’ultima non coincide con il Reale. Il mondo è il luogo del senso, l’orizzonte entro cui una forma di vita fa esperienza, attribuisce significato e orienta il proprio agire. La realtà è l’oggetto delle scienze naturali. Il Reale rappresenta invece quel fondo ontologico che rende possibile la realtà senza mai esaurirsi nelle sue descrizioni. Questa tripartizione costituisce la chiave interpretativa dell’intero libro e permette di affrontare in modo nuovo il rapporto tra analogico e digitale. 

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Published: 01 August 2026
Created: 01 August 2026
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sinistra

In morte di Fakir

di Algamica*

abderrahim fakir morto bologna tac autopsiaChiamiamo quanti realmente intenzionati a capire le ragioni, ovvero le cause che stanno dietro la morte di Abderahhim Fakir ad analizzare i fatti, nella loro crudezza.

Coloro che hanno visto il video su Fakir non hanno potuto non fare un parallelo con quel 25 maggio 2020 quando George Floyd fu ucciso soffocato con un ginocchio che gli schiacciava il collo. Ma quanto accaduto in questo 19 luglio 2026 c’è molto di più profondo da capire, di qualcosa che segna un salto nella tendenza sociale determinata da una crisi generalizzata del movimento storico del modo di produzione capitalistico, divenuto ormai sistema.

Ripercorriamo i fatti per come sono stati dati dagli organi di informazione, che hanno determinato il tragico epilogo.

Fakir è in uno stato confusionale, è in strada e grida aiuto mentre prende a calci le saracinesche di alcuni box auto. È un ex operaio della logistica, era riuscito a realizzare una piccola impresa autonoma, ma a causa di commesse non pagate la sua attività era andata in crisi. Così ha dovuto anche licenziare un lavoratore e dunque il suo stato di precarietà lavorativa lo ha sottoposto nuovamente alla tagliola del rinnovo del permesso di soggiorno. Ricordiamo che il permesso di soggiorno costituisce una forma di diritto speciale e separato in assenza del quale conduce, spesso, il lavoratore extracomunitario alla condizione di schiavitù. Spesso non rimane che l’illegalità come lavoratore a nero, oppure la reclusione come bracciante sotto i colpi violenti dell’agrobusiness, del piccolo imprenditore agricolo e dei caporali che completano un circuito infernale per gli immigrati senza documenti e la decurtazione generale del costo sociale del lavoro.

Veniamo al fatto. Un cittadino, visto lo stato di crisi psicotica del povero Fakir, chiama il numero unico di emergenza 112 per avvertire che c’è una persona in strada che non è in sè. E aggiunge: “è un extracomunitario”!

Questo è l’elemento casuale che andrà a inserirsi in una dinamica causale e a innescare la consecuzione determinata degli avvenimenti che segneranno la tragica fine di Fakir.

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Published: 01 August 2026
Created: 28 July 2026
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lantidiplomatico

Venezuela, sotto il cielo stretto nell'assedio

di Geraldina Colotti

ghoieyrgsCapita, nelle fasi più contorte della storia, di avvertire un sottile e straniante disagio politico. A chi ha attraversato il fuoco della militanza rivoluzionaria, a chi conosce il peso materiale della lotta di classe — con i suoi costi umani, le sue carceri, i suoi errori e il suo prezzo di sangue — provoca un certo senso di estraniamento ritrovarsi oggi, nel dibattito pubblico e persino in una parte della “sinistra pura”, spinti quasi a forza nel ruolo di "moderate e pragmatiche".

È il paradosso di chi si rifiuta di scambiare la dialettica con la metafisica. Di fronte alla sequenza drammatica degli eventi in Venezuela — dall'aggressione imperialista, all'operazione extraterritoriale e al sequestro del Presidente costituzionale Nicolás Maduro e di Cilia Flores, fino all'estenuante gestione della continuità statale e al doppio devastante terremoto del 24 giugno— si assiste al consueto festival dei ragli digitali.

Un rumore di fondo prodotto da tarantolati che giudicano i processi storici da seduti, a distanza di sicurezza, senza aver mai conosciuto né la responsabilità del potere popolare né la morsa stritolante di una guerra asimmetrica di quinta o sesta generazione, né quindi i costi della sconfitta.

Non vale la pena rispondere all'invettiva sterile di chi confonde il marxismo con un catechismo morale, ma vale la pena prendere sul serio, per discuterne, le contestazioni sincere e le preoccupazioni di principio che arrivano da organizzazioni della sinistra antimperialista, che hanno sempre difeso il processo bolivariano.

Quando questi compagni denunciano l'avvenuta capitolazione del governo bolivariano e vedono nelle manovre di contenimento economico e diplomatico un processo di liquidazione, sentiamo la responsabilità di evitare la mefitica logica da tifoseria e riaprire un dibattito di merito, condotto sul filo del marxismo.

 

La cifra della Rivoluzione: la politica e la mediazione contro la martirologia

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Published: 01 August 2026
Created: 28 July 2026
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contropiano2

"Da anti-imperialisti coerenti denunciamo la capitolazione in Venezuela”

di Rita Martufi - Salvatore Izzo - Luciano Vasapollo

fidel chavez marti.jpgDopo trent’anni di collaborazione con il processo bolivariano, la Rete dei Comunisti ha annunciato la rottura dei rapporti politici con l’attuale dirigenza del PSUV e con il governo venezuelano.

Una scelta definita “dolorosa ma inevitabile” da Luciano Vasapollo, dirigente della Rete dei Comunisti, economista e studioso del processo bolivariano. Una decisione che, nelle sue parole, non rappresenta un abbandono della Rivoluzione Bolivariana, né un avvicinamento alle posizioni dell’opposizione sostenuta dagli Stati Uniti, ma una critica interna al campo rivoluzionario, motivata dalla convinzione che alcune scelte dell’attuale leadership abbiano trasformato concessioni tattiche in un cambiamento strategico.

“Bisogna chiarire subito una cosa fondamentale: noi non abbiamo cambiato politica sull’imperialismo. Anzi, è esattamente il contrario. Noi rimaniamo i comunisti marxisti rivoluzionari, gli anti-imperialisti di sempre, proprio perché conosciamo l’imperialismo, sappiamo come agisce e sappiamo che dietro certe aperture, dietro certe pressioni, dietro certe modalità di relazione con il potere dominante può nascondersi quello che Fidel Castro chiamava il miele del potere”.

“Il problema – prosegue Vasapollo – è che l’imperialismo non agisce soltanto attraverso la forza militare o le aggressioni dirette. Agisce anche attraverso processi di trasformazione politica, attraverso la capacità di attrarre, condizionare, modificare progressivamente la natura delle scelte di un processo rivoluzionario.

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Published: 01 August 2026
Created: 26 July 2026
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L’intervista della Schlein e gli gnorri di sinistra

di Ezio Locatelli

Se qualcuno pensava che il problema del Pd fossero le posizioni oltranziste di Pina Picerno e quelle espresse dalla cosiddetta componente riformista (di destra) del Pd che fa capo a Lorenzo Guerini, Graziano del Rio e Giorgio Gori ha oggi molti motivi per ricredersi. Dopo l’intervista di Elly Schlein al direttore de “Il Foglio” appare del tutto evidente che il problema del Pd è il Pd stesso.  Il testo della lunga intervista, al netto degli artifizi retorici, degli ossimori che la imbellettano è molto di più di una dimostrazione di captatio benevolentiae. L’intervista è una vera e propria dimostrazione di capitolazione o di rincorsa, chiamatela come volete, alle più scoperte politiche di destra interne ed esterne al PD. A tal punto, che in tema di alleanze, ci si dice impegnati ad affermare una idea di unità che nei rapporti con il centro (destra) di Matteo Renzi, Alessandro Onorato e Carlo Calenda è priva di ogni linea di demarcazione: “non ho mai messo veti su nessuno”.

Consigliamo caldamente di leggere questa intervista che ha il taglio di un vero e proprio manifesto politico, lo consigliamo soprattutto a chi professandosi di sinistra si illude ancora che col Pd ci si possa o ci si debba alleare per cambiare qualcosa. Per fare qualche cenno: la politica di sicurezza oltre che sul piano della prevenzione, e ci mancherebbe, “si fa assumendo più forze di polizia, si fa presidiando i territori…mancano 22 mila agenti in tutta Italia”. Avanti, dunque, con la militarizzazione del territorio. Poco importa se mancano 140 mila infermieri e medici nella sanità, 46800 insegnanti nella scuola, 2600 ispettori del lavoro e via di questo passo.

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Published: 01 August 2026
Created: 01 August 2026
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sinistra

Resta davvero poco tempo

di Carlo Lucchesi

La guerra Russia Ucraina, forse più di ogni altro evento dal dopoguerra, ha tolto il velo col quale l’Occidente a guida Usa ha provato a mascherare la sua volontà di dominio. I fatti sono illuminanti e la loro lettura chiara come il sole.

1) Sulle vere cause della guerra, Sachs e molti altri le hanno spiegate in modo inconfutabile.

2) Nelle prime ore dopo l’invasione, sia Macron che Schulz fecero pubbliche dichiarazioni a favore della ricerca di una soluzione pacifica. Dopo due giorni aderirono completamente alla linea USA-Nato e con loro lo fecero la UE e la G.B. E’ impossibile immaginare qualcosa di diverso da un diretto e duro intervento di Biden e non è difficile immaginare con quali argomenti sia stato tanto convincente.

3) La strategia USA è quella del Deep State, il vero centro di comando della politica di quel Paese, che attraversa e sovrintende democratici e repubblicani, cui lascia la facoltà di contrapporsi su aspetti importanti ma non decisivi. Nel caso, l’obiettivo è quello di destabilizzare la Russia fino a un cambio di regime sia per depredarne le ricchezze che per eliminare un potenziale alleato della Cina nello scontro che il Deep State considera risolutivo per il futuro degli USA. La guerra innescata dall’Ucraina a questo doveva servire, ma dato che non ha raggiunto lo scopo le azioni di destabilizzazione proseguiranno in un qualunque modo (sottolineo qualunque) anche dopo la sua conclusione (che segnerà comunque la momentanea vittoria della Russia).

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Published: 01 August 2026
Created: 01 August 2026
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sinistra

Sventurata la terra che ha bisogno di eroi

di Mauro Armanino

Voce del banditore- « Io, Galileo Galilei, lettore di matematiche nell'Università di Firenze, pubblicamente abiuro la mia dottrina che il sole è il centro del mondo e non si muove e che la terra non è il centro del mondo e si muove»

Andrea- (forte) Sventurata la terra che non ha eroi!

Galileo- No. Sventurata la terra che ha bisogno di eroi.

Questa nota citazione è tratta dall’opera ‘ Vita di Galileo’ di Bertold Brecht, drammaturgo, poeta e regista teatrale tedesco del ‘900, il secolo breve o meglio l’Età degli Estremi dello storico britannico Eric Hobsbawm. O allora, l’età della ‘Cecità’, secondo il titolo in italiano del romanzo distopico e profetico del premio nobel per la letteratura José Saramago. L’improvviva epidemia di cecità ‘bianca’ che, nel romanzo, colpisce la società è forse una delle metafore più acute e drammatiche del nostro tempo. Nel romanzo citato gli eroi, orientati dall’unica persona che ancora vede, sono coloro che sopravvivono con brandelli di umanità che scopre, proprio nella cecità, il dramma della vita. Dopo aver toccato il fondo dell’impotenza e la disperazione, cominceranno a ritrovare la vista.

Chi ‘protegge e difende’, secondo il senso etimologico della parola, è definito un eroe. Lo scrivente ha avuto il privilegio di conoscere e fare amicizia con molti eroi. Dal padre partigiano che ha lavorato nella fornace dei mattoni, alla madre contadina che da bimba ha fatto la serva.

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Published: 01 August 2026
Created: 27 July 2026
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lantidiplomatico

Il turismo di massa e la scomparsa (quasi definitiva) del "terzo luogo"

di Angela Fais

Mentre qualche urbanista delira, farneticando dell’esistenza di un ipotetico ‘quarto spazio’, ultima frontiera dell'urbanistica che sconfina nella metafisica, nelle nostre città stiamo assistendo alla sparizione del ‘terzo luogo’. Cosi infatti Ray Oldenburg, un sociologo americano, nel 1989 definiva gli spazi di aggregazione come parchi, biblioteche, piazze e bar. Separati dalla casa, definita da Oldenburg primo luogo, spazio intimo e privato, e dal lavoro, secondo luogo e spazio produttivo e regolato da doveri e gerarchie, i terzi luoghi svolgono una funzione importante, anzi fondante per la vita della Comunità. Intorno ad essi infatti si costruisce e si organizza la vita sociale, sono la casa della comunità, luogo di incontro per i cittadini. Qui le differenze sociali si livellano, il reddito è secondario. A svolgere un ruolo centrale è la conversazione, senza vincoli di consumo. Tutti possiamo stare in piazza o sederci su una panchina, non ci sono costi. 

Solo oggi forse riusciamo a individuare quel fil rouge che lega insieme il terzo luogo di Oldenburg, la caduta del muro di Berlino nel 1989 e la formulazione del concetto antropologico di ‘non - luogo’ da parte di Marc Augé nel 1992. Un fil rouge che ci porta lontano dalla piazza e ci conduce dentro un centro commerciale, in mezzo ai marchi globali delle multinazionali. Oggi i terzi luoghi stanno sparendo dalle nostre città. E lo stanno facendo molto rapidamente, complici una serie di variabili anche molto complesse.

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  1. Roberto Iannuzzi:Ucraina: Odessa nel mirino e una possibile svolta nella guerra
  2. Thomas Fazi: «L’ Unione Europea combatte una guerra non dichiarata contro una potenza nucleare»
  3. Mimmo Porcaro: Gli USA, l’eterogenesi dei fini della globalizzazione e l’illusione della sfera di influenza atlantica
  4. Gianandrea Gaiani: La guerra di Trump all’Iran: tempesta perfetta sull’Europa e sull’economia mondiale
  5. Carlo Formenti: Limiti e pregiudizi del marxismo occidentale
  6. Andrea Zhok: Nota a margine sul tema migratorio
  7. Alessandro Volpi: Una precisazione
  8. Il Pungolo Rosso: Nel Venezuela di Delcy Rodriguez, prima entrano i marines, poi l’IDF…
  9. Davide Malacaria: La follia dell'Impero e l'opzione Sansone 
  10. Vincenzo Costa: La sconfitta di Putin
  11. Luciano Bertolotto: Burro o cannoni
  12. Tommaso Pasqualetti: Il pensiero unico della psicologia mainstream
  13. Jeffrey D. Sachs: Ucraina: la guerra per procura che gli Stati Uniti continuano a condurre contro la Russia
  14. Adelino Zanini: Dioniso a Mirafori
  15. Nico Maccentelli: E man int la zità, cittadinanza e lavoro a Bologna
  16. Alessandro Somma: Il Foglio, il fervore sionista e l’ignoranza su cosa sia l’università pubblica
  17. Dante Barontini: Bombe, dazi e nucleare. Una ricetta quasi perfetta…
  18. Alfredo Gigliobianco: Capitalismo carismatico
  19. comidad: Ma sono davvero populisti?
  20. Enrico Grazzini: Schlein è molto più a destra di Prodi (e anche di Meloni) sull’Ucraina
  21. Matteo Moca: Nella tenebra del presente
  22. Adelino Zanini: Fabbrica e(ra) società
  23. Algamica: Circa il personaggio Vannacci
  24. Davide Malacaria: Iran. Trump dichiara l'escalation
  25. Luigi Guelpa: Il clima come spettacolo

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