
Resta davvero poco tempo
di Carlo Lucchesi
La guerra Russia Ucraina, forse più di ogni altro evento dal dopoguerra, ha tolto il velo col quale l’Occidente a guida Usa ha provato a mascherare la sua volontà di dominio. I fatti sono illuminanti e la loro lettura chiara come il sole.
1) Sulle vere cause della guerra, Sachs e molti altri le hanno spiegate in modo inconfutabile.
2) Nelle prime ore dopo l’invasione, sia Macron che Schulz fecero pubbliche dichiarazioni a favore della ricerca di una soluzione pacifica. Dopo due giorni aderirono completamente alla linea USA-Nato e con loro lo fecero la UE e la G.B. E’ impossibile immaginare qualcosa di diverso da un diretto e duro intervento di Biden e non è difficile immaginare con quali argomenti sia stato tanto convincente.
3) La strategia USA è quella del Deep State, il vero centro di comando della politica di quel Paese, che attraversa e sovrintende democratici e repubblicani, cui lascia la facoltà di contrapporsi su aspetti importanti ma non decisivi. Nel caso, l’obiettivo è quello di destabilizzare la Russia fino a un cambio di regime sia per depredarne le ricchezze che per eliminare un potenziale alleato della Cina nello scontro che il Deep State considera risolutivo per il futuro degli USA. La guerra innescata dall’Ucraina a questo doveva servire, ma dato che non ha raggiunto lo scopo le azioni di destabilizzazione proseguiranno in un qualunque modo (sottolineo qualunque) anche dopo la sua conclusione (che segnerà comunque la momentanea vittoria della Russia).
4) L’Europa ha fatto propria la strategia del Deep State: la Russia va portata alla disgregazione. Questa Europa (sottolineo questa) lo vuole quanto gli USA per partecipare da protagonista alla divisione del bottino quando arriverà il momento, e per tornare, almeno i suoi Paesi leader, a contare qualcosa.
Questi i fatti e ciò che li ha determinati. Da qui le conseguenze che si possono attendere e quelle che si stanno già concretizzando. Tra le prime non figura a mio parere, diversamente da quanto continuano a predire numerosi osservatori, la guerra tra la Russia e l’Europa, almeno se si intende quella tradizionale con l’invasione dei territori e lo scontro degli eserciti. Andrà avanti, invece, una guerra non dissimile da quella che si sta combattendo che è l’unica possibile e quella più funzionale alla strategia USA-Nato-Europa. L’unica possibile perché la superiorità nucleare e missilistica della Russia, sia offensiva che difensiva, è enorme e ampiamente nota a tutti. Pensare che la Russia si faccia attaccare da milioni di uomini senza fare uso delle armi nucleari è privo di senso. È tanto lampante di per sé che Lavrov potrebbe anche fare a meno di ricordarcelo. L’Europa per vincere dovrebbe colpire per prima con armi nucleari e distruggere al primo colpo tutti i siti della potenziale controffensiva. Neppure gli USA se lo potrebbero permettere e persino il Dottor Stranamore ci rinuncerebbe. Quello che si vuole realmente è tenere in tensione la Russia fino alla sua messa in crisi senza però provocarne una reazione che non potrebbe che essere distruttiva e definitiva. Può sembrare un disegno al limite della follia, ma è questa la partita che si intende giocare anche perché, senza bisogno di aspettare l’imponderabile, a chi tira i fili stanno già arrivando dei bei dividendi.
Veniamo, infatti, alle conseguenze in atto. Quella fondamentale è il riarmo dell’Europa. Al di là di chi, come la Germania, lo intende anche come occasione per riconvertire alcuni settori industriali in crisi per le note ragioni, il riarmo serve a molti attori ed a più scopi. Metto in fila i principali.
a) Confermare che il comando delle operazioni, con relativi vantaggi economici, resta saldamente nelle mani degli USA che lo hanno preteso e ottenuto alle loro condizioni.
b) Avere le dotazioni non per attaccare direttamente la Russia, ma per proseguire il più a lungo possibile nelle forme che si riterranno utili un conflitto stressante con il nemico.
c) Liquidare il welfare pubblico con tutto ciò che significa, che non è soltanto il trasferimento di immense ricchezze alla finanza internazionale. Significa molte altre cose, non meno importanti. Privatizzare il welfare è attaccare i diritti del lavoro e con ciò accrescerne la precarietà e quindi minarne quel poco di potere contrattuale rimasto e spianare la strada al comando assoluto dell’impresa. È togliere al lavoro e alla società il solo collante solidaristico che ancora si oppone al regno assoluto dell’individualismo. È cancellare non solo la politica, ma la stessa idea socialdemocratica dalle prospettive dell’Occidente.
d) Comprimere senza limitazione alcuna democrazia e partecipazione.
Questi non sono pericoli potenziali, è la realtà sotto i nostri occhi. Ecco perché la lotta al riarmo è il cuore pulsante di una qualsiasi politica alternativa alla catastrofe in corso. La russofobia è il pretesto per il riarmo. I potentati economici e finanziari, che possiedono o controllano la quasi totalità dei media, ne hanno fatto il loro cavallo di battaglia. Non puntano all’”armiamoci e partite”, gli basta che i popoli se ne stiano al loro posto e li lascino fare quello che si sono ripromessi. Se chi vuole contrastare seriamente quanto sta accadendo continua a balbettare, o persino peggio, e non comincia a chiamare le cose e i loro artefici col nome che hanno, non ci resta che affidarci alla pazienza di Putin sperando che sia tanto infinita quanto il cinismo dei governanti europei e l’idiozia della cosiddetta sinistra.












































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