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lantidiplomatico

Nota a margine sul tema migratorio

di Andrea Zhok* 

Il tema dell'immigrazione è enormemente complesso; esso tocca aspetti economici, culturali e di sicurezza, in forme variegate. Non esistono bacchette magiche che invertano i processi in corso in un battibaleno.

Tuttavia, a fronte di un sacco di urlatori di professione che scuotono lo spazio pubblico a colpi di slogan roboanti e promesse di rigore draconiano, richiamarsi alla complessità, finisce per dare l’impressione di voler menare il can per l’aia.

Mi si permetta allora, per una volta, una risposta diretta, in parte semplificatoria, ma almeno rappresentativa di come un discorso serio dovrebbe essere affrontato.

Di fronte al tema dei movimenti migratori verso l’Europa si confrontano tipicamente due atteggiamenti.

1) C’è un atteggiamento “umanitario”, prevalente a sinistra, percepito come “buonista”, che sostanzialmente cerca sempre di spiegare da un lato che il problema non è poi tanto grave, o anzi è una grande opportunità di arricchimento umano, e che chi si lamenta è un razzista, e dall’altro che è un movimento storico fatale, inevitabile e che ogni opposizione è inutile (oltre che inumana).

2) C’è un secondo atteggiamento, “securitario”, che accentua tutti i problemi legati all’immigrazione, ne esacerba la narrazione e i pericoli, e finisce per invocare regolarmente variegati “pugni di ferro”: blocchi navali, remigrazioni, improbabili esami di fede cristiana, facce feroci e occasionali strizzate d’occhio ai razzisti veri (che sono minoranze in Italia, ma esistono).

Il gioco di queste due parti dura da oltre una trentina d’anni (dall’approdo di 20.000 albanesi nel 1991 al porto di Bari). Nel frattempo l’Italia, che ha esperito i processi migratori con ritardo, non avendo avuto un impero coloniale, si è ritrovata investita da un processo che non sembra dare cenni di arrestarsi.

Sia quella buonista che quella repressiva sono due non-soluzioni.

Esse servono in effetti solo a mantenere in vita il problema, accrescendolo, e fidelizzando le rispettive tifoserie attraverso il disprezzo per le posizioni avverse.

Cosa manca in questo quadro? Molte cose mancano, ma una è colossale, ed è qualcosa di cui nessuno, letteralmente nessuno, a destra come a sinistra, vuole parlare.

Il grande assente nel dibattito sull’immigrazione è la comprensione di una dinamica elementare.

Negli ultimi anni tra italiani che si trasferiscono all’estero e italiani che ritornano in Italia abbiamo un saldo medio negativo di 100.000 cittadini ogni anno.

Gli italiani residenti all’estero sono 6,4 milioni.

Per un confronto, l’intera popolazione straniera in Italia ammonta a 5,4 milioni di persone.

Ora, la prima semplice questione che nessuno vuole porre è: ma se ogni anno 100.000 italiani (con formazione medio-alta) se ne vanno all’estero, come si può pensare che il buco non verrà tappato da ingressi esteri?

Il problema, espresso nei suoi termini essenziali è questo: decine di migliaia di italiani, quasi tutti diplomati o laureati, vanno a cercare un lavoro decente all’estero e vengono sostituiti da numeri analoghi di stranieri, spesso con scarsa formazione, che vengono impiegati in lavori a basso valore aggiunto.

Perché accade tutto ciò? È una questione di destino cinico e baro?

Ma figuriamoci. Questo è l’esito deliberato di una scelta di politica industriale fatta negli anni ’90, nella cornice della finanziarizzazione dell’economia, del trionfo neoliberale e dell’adesione all’UE.

In Italia il settore che faceva principalmente Ricerca e Sviluppo, e che aveva una produzione ad alto impiego di capitale (capital-intensive) era il settore pubblico. La scelta di ridurlo ai minimi termini attraverso le ondate di privatizzazioni, e la scelta di delocalizzare anche le produzioni ad alto valore aggiunto ha comportato una scelta ben definita a favore di lavori ad alto impiego di lavoro (labor-intensive). Per competere nei settori capital-intensive devi innovare, per competere nei settori labor-intensive devi comprimere i costi per i salari.

Ciò che accade in Italia è semplicissimo e, senza cambiamenti di indirizzo nella politica industriale, inevitabile: esportiamo diplomati e laureati, che dopo aver investito in formazione non vogliono diventare working poor, ed importiamo disperati disposti a qualunque lavoro per salari di sussistenza.

Ovviamente questo flusso ha anche ricadute culturali e di sicurezza. Un aumento percentuale della popolazione costituita da giovani, culturalmente estranei, con poco da perdere, vincolati a salari di sussistenza e spesso in nero, non può che ripercuotersi in problemi di sicurezza e di integrazione. Ma questo è l’effetto, non la causa e se si insiste ad occuparsi solo degli effetti e mai delle cause si sta invero cercando di coltivarsi il problema, che torna sempre utile.

Il punto è che i bassi salari, le privatizzazioni, la dequalificazione del lavoro e il flusso migratorio asimmetrico (la mitica “sostituzione etnica”) SONO UNO E UN MEDESIMO PROBLEMA.

E non lo si risolve né facendo la predica ai giovani che non si rassegnano a fare lavori di merda per una paga di merda, né invocando pugni di ferro e mitragliate sui barconi.

Qualcuno, sia a destra che a sinistra ha scelto quella strada e continua a perseguirla (“perché lo vuole l’Europa”, “perché lo vogliono i mercati”, e via delirando).

Lo so che vorreste restare sul piano dei sentimenti: i “buoni e accoglienti” (zecche buoniste per la controparte) versus i “rigorosi e inflessibili” (fasciorazzisti per la controparte). Su questo piano non serve capire nulla, basta affidarsi ai sentimenti e alle bandiere.

Ma se si vuole risolvere un problema strutturale lo si affronta strutturalmente.

Se il problema invece lo si vuole coltivare, facendo chiassate per decerebrati e ottenendo applausi di pancia dalle varie tifoserie, bene così, la rotta è giusta, barra a dritta e avanti tutta

*Post Facebook del 26 luglio 2026

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Comments

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Fabrice
Saturday, 01 August 2026 21:15
E allora, sono di nuovo qui per completare il discorso!

Dal mio primo post, abbiamo visto che il Prof Andrea Zhok ha sbagliato mira sull'immigrazione, nel senso che non ha centrato le argomentazioni cruciali, invece non tanto tempo fa , il Prof Andrea Zhok aveva preso una mira perfetta sull'immigrazione, centrando perfettamente le argiomentazioni cruciali, articolo mai pubblicato su SinistraInRete, chissà come mai...., vista l'occasione lo riporto, arriva!

1. "Lo Stato scafista" , Lectio Magistralis di Andrea Zhok, Professore di Antropologia filosofica e Filosofia morale presso l'Università degli Studi di Milano, 21 settembre 2023


La prima funzione degli stati è, per definizione e ragioni storiche, la protezione della propria cittadinanza.
Non il progresso, non il benessere, ma la Protezione.
Non degli esseri umani in generale né di una lobby o élite interna, ma della Cittadinanza.
Poi nel tempo si sono aggiunte altre importanti qualifiche, che però possono integrare, mai sostituire quel nocciolo originario.
Ecco, oggi gli stati europei, e l'Italia in prima fila, semplicemente non espletano più questa funzione.
Non è che la espletino in maniera del tutto inadeguata. Proprio non è più in agenda.
E questo non perché, come qualche cercopiteco cosmopolita potrebbe immaginare, "la difesa della gente è stata felicemente delegata ad organismi sovranazionali" - nobilmente superiori alle piccinerie degli stati nazione. Queste fiabe kantiane, che mai ebbero alcuna possibilità di essere vere, sono state complici e sostegni dell'incubo presente.
No, oggi la protezione della cittadinanza da minacce esterne come interne è lasciata ad una "mano invisibile", nelle due forme del mercato (dove la protezione la compri) o della misericordia altrui (dove speri non ce ne sia bisogno).
E se poi la mano invisibile dovesse essere quella di un borseggiatore, la colpa è tua che vai ancora in giro per strada invece di restartene chiuso in casa per la salvezza del pianeta.
Che i governi non ci pensino proprio a proteggere la propria cittadinanza è trasparente guardando alla totale reiterata e conclamata inettitudine nell'affrontare le questioni migratorie, che hanno già mostrato a più riprese di essere l'anticamera di una potenziale guerra civile (lo si è visto in Francia di recente, ma episodi drammatici sono diffusi ovunque da tempo).
Chi dice che non vi sono alternative, che è tutto fatale, mente sapendo di mentire.
Quando è stato utile per seguire gli ordini apparenti del OMS (e quelli reali della NSA) si sono messe sotto chiave intere nazioni e si sono sigillati i confini in quarantotto ore.
Se domani lo zio Sam ( = Stati Uniti d'America ) dichiarasse che tra i clandestini ci sono quinte colonne della Wagner ( milizia privata russa molto forte ) pronte a minacciare le sante basi americane – sempre siano lodate – i nostri confini verrebbero siliconati l'indomani.
Il punto è che banalmente non c'è alcuna vera volontà politica di farlo, perché si preferisce affrontare la denatalità europea (e i connessi problemi, anche economici) con la soluzione di breve respiro di immettere migliaia di disperati pronti a tutto (il che vuol dire spesso pronti a lavorare per niente – e questo ci piace – ma talvolta pronti anche a delinquere senza niente da perdere – e questo ci piace meno, ma tanto sono problemi esterni di chi vive nelle periferie).

Proseguimento:

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/lo-stato-scafista

Commento

Questi suoi ragionamenti sono buon senso comune alla portata di chiunque con un minimo di razionalità e logica, ovviamente TV e giornaloni italiani non li fanno mai perchè devono reggere il moccolo alla stato scafista e allo stesso tempo fare il lavaggio del cervello agli italiani su quanto sia bello e buono lo stato scafista, altro che gli italiani sono razzisti, semmai razzista è lo stato italiano scafista che non vuole più nemmeno difendere i confini italiani fatti storicamente dagli italiani e per gli italiani!

Della serie, chi di razzismo ferisce, di razzismo perisce!!


1A. Altri spunti interessanti sul razzismo nei confronti del popolo italiano.

"Razzisti"

di Antonio Catalano - 22/05/2026

Da parte cosiddetta progressista è tutto un rincorrere di giustificazioni, attenuanti, comprensione, necessità di assumere più psicologi (Schlein) per affrontare l’aumento del disagio, come se questi ultimi – gli psicologi – non facessero già abbastanza danni inseriti come sono in meccanismi di riproduzione del consenso. Ma in quale stato di colpevole allucinazione questi emotivi a senso unico si trovano per negare, rimuovere il fatto che l’immigrazione selvaggia, voluta e coltivata dal liberismo globalista, distrugge vincoli societari, introduce malessere, spaesamento, concorrenza a ribasso, disparità di trattamento nella fruizione dei servizi, cosa che brucia tanto ai ceti popolari i quali si trovano spesso a subire trattamenti differenziati rispetto agli stranieri per i quali si riconosce un maggiore stato di necessità? Un esempio semplice ma chiaro. Da un recente rapporto prodotto dalla regione Emilia-Romagna si ricava, per esempio, che pur rappresentando gli immigrati il 12% della popolazione residente fruiscono per il 30% delle misure di protezione sociale e per quanto riguarda gli alloggi popolari beneficiano più del doppio della quota totale di residenza. Ecco, sono queste le ragioni che spinge un numero sempre più alto di italiani degli ambienti popolari a diventare insofferente verso una immigrazione che vive, concretamente, come un peggioramento delle proprie condizioni di vita. Questa realtà è contestata dai campolarghisti, i cosiddetti progressisti, con quel loro odioso ipocrita ciarlare a cazzo di cane di accoglienza e inclusione. Ed è proprio questo loro accanirsi contro le ragioni addotte da chi vive la vita nelle sue dimensioni reali non nei quartieri residenziali, non nelle aree ztl, non nelle Capalbio elitarie che determina negli ambienti popolari sempre più tormentati dalla crisi una richiesta di “ordine” che la sinistra progressista sbeffeggia e accusa di razzismo con quelle facce sofferenti ma insolenti della boldrina di turno. Miei cari signor* (per non offendere la loro sensibilità gender fluid) ma lo sapete che siete proprio voi, con la vostra opportunistica e strumentale difesa dei “migranti” a creare quel clima di contrapposizione e ostilità orizzontale che in fin dei conti ai voi importa una cippa proprio perché appartenenti a circuiti dorati nei quali il “migrante” è l’elemento di colore col quale fate quei vostri penosi e patetici film con i finanziamenti pubblici, e che a voi con spirito veltronesco (lo so, dovrei dire veltroniano) sembrano così carichi di umanità? Siete voi i veri razzisti! Perché disprezzate e discriminate la parte vitale e produttiva, il mondo che vive del proprio lavoro, il popolo.

Riferimento:

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/razzisti-78427

Commento

"Siete voi i veri razzisti! Perché disprezzate e discriminate la parte vitale e produttiva, il mondo che vive del proprio lavoro, il popolo.", Antonio Catalano, parte finale della sua Lectio Magistralis di cui sopra

Parole da incidere nella pietra!!

Comunque, è utile a questo punto andare a vedere la "Big Picture" ,ovvero il quadro generale, sull'immigrazione, nei prossimi punti degli interessanti spunti in questo senso!

2. "Da vent’anni le classi dirigenti europee coltivano una visione esplicitamente post-nazionale, in cui l’identità storica dei popoli è percepita come un residuo da superare, un ostacolo all’edificazione di uno spazio amministrativo omogeneo. In quella cornice l’immigrazione di massa cessa di essere un fatto da governare e diventa una leva antropologica: contribuisce a sciogliere le continuità storiche, a sostituire — sono parole che ho già usato e che ribadisco — il popolo con la popolazione, la comunità storica con l’aggregato amministrabile.

Qui sta il punto che il dibattito ufficiale si guarda bene dal nominare. Un popolo sradicato, privato della memoria che lo costituisce, è un popolo più malleabile. Lo aveva visto Hannah Arendt analizzando le origini dei totalitarismi: la materia prima delle ideologie di massa è l’individuo atomizzato, isolato, senza appartenenze che lo proteggano. Una popolazione resa fluida, “riformattabile”, è il terreno ideale su cui inculcare un vocabolario morale standardizzato — i cosiddetti “valori europei” recisi dalle radici che li hanno generati, e oggi declinati nelle grammatiche woke e gender che la scuola e i media diffondono con zelo missionario. Non sostengo che esista una stanza segreta in cui qualcuno abbia firmato questo piano. Sostengo qualcosa di più solido e verificabile: che la convergenza tra deregolamentazione dei flussi, retorica anti-identitaria e ingegneria culturale produce, di fatto, lo stesso risultato che produrrebbe un piano deliberato. E quando l’esito coincide a tal punto con un interesse — quello di una governance che preferisce amministrare individui interscambiabili anziché confrontarsi con popoli dotati di una propria volontà — il sospetto cessa di essere dietrologia e diventa giudizio ragionato.", Patrizio Ricci per Vietato Parlare, estratto da:

https://www.vietatoparlare.it/centrodestra-frantumi-rivolta-bruxelles/

3. EU should 'undermine national homogeneity' says UN migration chief", BBC, June 2012


https://web.archive.org/web/20140314230416/https://www.bbc.com/news/uk-politics-18519395

Commento In italiano su Scenarieconomici , settembre 2015


Nel pezzo della BBC il rappresentante speciale alle migrazioni ONU, Peter Sutherland, affermava che l’UE “deve fare del suo meglio per minare l’omogeneità dei suoi stati membri” per la “creazione di stati multiculturali”, ovviamente per il nostro bene, la crescita e la prosperità etc etc.

Capito? La UE deve far saltare “l’omogeneità” degli Stati! Il Merriam-Webster definisce omogeneità come “similitudine culturale, sociale biologica o di altro tipo all’interno di un gruppo”.

Quindi un’entità sovranazionale come l’Unione Europea, governata da organi non eletti (ricordiamo che il Parlamento Europeo, unico organo UE elettivo, non ha poteri, nemmeno quello legislativo come ben spiegato da Luigi Pecchioli) deve interferire in questioni che riguardano esclusivamente la sovranità dei suoi stati membri, come l’omogeneità culturale, religiosa, etnica della sua popolazione, e questo ovviamente senza alcun mandato. Anzi, contro la volontà stessa dei suoi cittadini, come riconosce Peter Sutherland.

La BBC ci informava anche che Peter Sutherland è:

Rappresentante Speciale ONU del Segretario-Generale (SRSG) per le Migrazioni Internazionali
non-executive chairman di Goldman Sachs International
ex chairman di British Petroleum
chairman della London School of Economics
membro del Bilderberg Group
ex procuratore generale irlandese
capo del Global Forum on Migration and Development (un gruppo intergovernativo informale basato a Bruxelles, i cui finanziatori non sono resi pubblici)


Riferimento:

https://scenarieconomici.it/la-battaglia-per-la-sovranita-popolare/


Commento

Per fare gli Stati Uniti d'America hanno fatto fuori i nativi americani con metodi più o meno cruenti, per fare gli Stati Uniti d'Europa vogliono far fuori i popoli europei facendogli fare la fine delle rane bollite, insomma, l'UE è storicamente un prodotto americano al 100%:

https://www.ilgiornale.it/news/economia/l-unione-europea-prodotto-americano-1201218.html

e quindi le loro popolazioni si devono americanizzare in tutto e per tutto diventando un gigantesco caotico melting pot come loro e dove le lobby private più potenti ci scorrazzano come e quando vogliono come da loro perché anche un nuovo gigantesco caotico melting pot non può mai costituire un demos, popolo, senza demos, c'è solo cratos, potere!!

Lo avevano previsto chiaramente, eccolo arriva nel prossimo punto!

3A. Il principale giurista spagnolo Miguel Herrero de Minon sull’UE vent’anni fa:

“La mancanza di “demos”, il popolo, è la ragione principale della mancanza di democrazia. E il sistema democratico senza “demos” è solo “cratos” – potere.”

+


Lo Stato nazionale – popolato da cittadini che chiedono conto ai governi delle loro azioni – rimane l’unica base per una democrazia funzionante che l’umanità abbia mai inventato. Qualsiasi idea di democrazia “europea” o addirittura di “democrazia globale” significa il suo contrario – sottrarre poteri ai cittadini per attribuirli a organismi sovranazionali come il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Commissione europea e le miriadi di organismi non governativi – che non rendono conto a nessuno – che appoggiano.

Riferimento, due significativi passaggi estratti dal seguente articolo :

“Per la democrazia – contro l’Unione Europea”, a cura di Mike Hume per “Spiked”, traduzione in italiano a cura di Voci dall’Estero.

Luglio 2019

https://web.archive.org/web/20190922110705if_/http://vocidallestero.it:80/2019/09/19/per-la-democrazia-contro-lunione-europea/


Commento

Chiunque legga l'intero articolo attentamente e con un'onestà intellettuale, non può che concludere che l'UE è profondamente antidemocratica ed anche irriformabile in positivo!!


4.«Vogliono minare la famiglia. Vogliono minare lo Stato nazionale»: l’ex premier britannico ammette il fine della migrazione di massa

https://www.renovatio21.com/vogliono-minare-la-famiglia-vogliono-minare-lo-stato-nazionale-lex-premier-britannico-ammette-il-fine-della-migrazione-di-massa/

4A. "Uno dei paladini dell’ideologia del controllo
demografico fu anche Brock Chisholm, direttore della Organizzazione Sanitaria
Mondiale dal 1948 al 1953, organismo sul quale è stata poi modellata l’Oms e
successivamente presidente della Federazione Mondiale di Salute Mentale il quale
diceva:

“Per arrivare a governare il mondo bisogna rimuovere dalle menti il rispetto
delle tradizioni familiari, il patriottismo nazionale e i dogmi religiosi”, qualcosa che
suona molto contemporaneo."

Riferimento e proseguimento:

https://ilsimplicissimus2.com/2021/04/09/il-salutare-massacro-secondo-i-ricchi/


Commento

Da scolpire nella pietra a futura memoria:

“Per arrivare a governare il mondo bisogna rimuovere dalle menti il rispetto delle
tradizioni familiari, il patriottismo nazionale e i dogmi religiosi”, Brock Chisholm,
direttore della Organizzazione Sanitaria Mondiale dal 1948 al 1953, organismo sul
quale è stata poi modellata l’Oms

5. https://www.sinistrainrete.info/societa/11315-il-pedante-il-governo-dei-non-governativi.html

Nella versione originale:

http://ilpedante.org/post/il-governo-dei-non-governativi

Riporto il mio post che si trova nella sezione commenti dell'articolo di cui sopra:

"La teoria dei quattro cerchi del potere sovranazionale, eccolo arriva ma in francese!!



"Les manigances de la superclasse mondiale"

Michel Geoffroy



Prima parte:



https://www.polemia.com/les-manigances-de-la-superclasse-mondiale-12/



Seconda parte:



https://www.polemia.com/les-manigances-de-la-superclasse-mondiale-22-suite/



PS Michel Geoffroy, ENA. Essayiste, contributeur régulier à la Fondation Polémia ; a publié en collaboration avec Jean-Yves Le Gallou différentes éditions du “Dictionnaire de Novlangue”.



In breve:



N 1 Il cerchio dell'elite finanziaria mondiale.



N 2 Il cerchio ( o meglio il circo! ) mediatico.



N 3 Il cerchio delle entità non governative.



N 4 Il cerchio di Stato

ps ovviamente essendo l'ultimo cerchio è solo espressione dei cerchi dei poteri sovranazionali sopramenzionati, ma che strane coincidenze.....!!"

5. Ovviamente c'è anche un discorso più terra terra per il quale i politicanti di sinsitra fucsia si accapigliano a difendere l'immigrazione selvaggia , senza se e senza ma, arriva!

Voto musulmano ago della bilancia. Ora tre scenari per la Francia", di L.orenza Formicola per La Nuova Bussola Quotidiana giornale cattolico online, 8 luglio 2024

Elezioni francesi: si profila o un governo tecnico o uno macronista o un altro, più difficile, di coabitazione. Il cinismo di Macron e quello di Mélenchon, che pesca i voti dell’islam e soffia sull’antisemitismo. Mentre «RN non è un partito estremista». La Bussola intervista il politologo Alexandre Del Valle.

Proseguimento:

https://lanuovabq.it/it/voto-musulmano-ago-della-bilancia…

In particolare, i seguenti due passaggi dell'articolo:

"Risale agli anni 1990-2000, quando la sinistra si rese conto che il “voto musulmano” era diventato 10 volte più importante di quello ebraico. Fu il calcolo cinico spiegato al Partito socialista dal geopolitologo Pascal Boniface, un filopalestinese, ex trotskista, antisionista e filo-islamista che per anni è stato molto influente nei media e nel mondo di sinistra. Da lì nacquero le proposte di legge per condannare la cosiddetta “islamofobia”, difendere il velo e il separatismo islamista."

+

"Con Mitterrand votavano non più di 500 mila musulmani. Oggi votano in 5 milioni (la popolazione musulmana in Francia è arrivata a 10 milioni, ma ovviamente non tutti votano o possono votare, nda): il muslim vote decide le elezioni."

Commento

In USA il Democratic Party ha campato di rendita con il voto degli immigrati e siccome siamo una colonia europea degli USA e allora pure da noi quelli del PD e cespugli sinistri in salsa fucsia hanno fiutato questo nuovo cavalo vincente elettorale, anche perchè gli italiani sono arcistufi dellle loro enormi ipocrisie e contraddizioni e quindi sono poco votati, d'altro canto però i sovranisti di cartone delle destra in salsa atlantica sionista promettono tanto pure sull'immigrazione per raccattare tanti voti ma poi non risolvono mai, convinti che gli elettori sono scemi e li continueranno a votare nonostante i loro fallimenti colossali sull'immigrazione e quant'altro, ma il forte astensionismo degli elettori italiani ha dato anche a loro il due picche e gli è andata pure di lusso!!
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jimmie
Saturday, 01 August 2026 18:57
Descrivere il problema magari con la prosa del Manzoni o poeticamente stile Dante o Leopardi non risolve nulla. Sottinteso ma non scritto nell'articolo e' il dogma che la popolazione di un paese debba crescere all'infinito. Stupisce che persino Andrea Zhok sembri avallare la teoria, Le conseguenze della crescita in popolazione senza limite non esigono cervelli eccezionali per comprenderle. Fino a poco tempo fa, c'era chi proponeva la colonizzazione di altri pianeti e persino pianeti in altri sistemi solari come rimedio.
Accettare l'assurdo, magari perché' "ce lo chiede il Padre Eterno" sembra essere la soluzione dell'esimio professore. Speriamo in qualcosa di piu' concreto, stile, appunto, Giappone o simili. Anche se la "spes ultima dea" sembra allontanarsi senza, appunto, speranza. jm pdx www.yourdailyshakespeare.com
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Michele Castado
Saturday, 01 August 2026 18:12
A mio modestissimo parere l'establisment dell'economia italiana commette un gravissimo errore, perché non ha la capacità e la forza di rintracciare nel professor Zhok, l'uomo capace di risolvere le questioni più spinosoe che attanagliano la nostra "beneamata" Italia.
Isocrate, noto parlatore greco, era famoso perché insegnava a parlare, e si faceva pagare bene, in modo particolare doppiava la tariffa per quelli che dovevano ESSERE EDUCATI A SAPER TACERE.
Chissà cosa avrebbe chiesto come onorario a Andrea Zhok Isocrate.
Dico io: non ti intendi di economia? Non parlarne. Non riesci a capire che il mondo è un globo e che lo SCAMBIO, oggi è mondiale? Pazienza.
Non comprendi che le leggi del modo di produzione capitalistico sono impersonali e che dominano la volontà degli uomini piuttosto che essere dominate? Lascia perdere, ci sono tante altre cose di cui occuparsi, perché intestardirsi a voler per forza dire cose insensate.
Il professor Zhok pubblicò un libro la cui conclusione è : se il capitalismo non riduce gli eccessi, crollerà.
Dunque in lui c'è la preoccupazione che il capitalismo possa crollare, dunque il miglior mondo possible, e si offre al capezzale del moribondo a fargli la respirazione bocca a bocca, e non si schifa che FETE.
Michele Castaldo
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Fabrice
Saturday, 01 August 2026 17:26
1. Giappone, premier Takaichi contro immigrazione di massa: “Meglio popolazione ridotta che stranieri incompatibili e poco qualificati”

Secondo quanto riportato, il premier avrebbe espresso una posizione molto netta sul tema migratorio: “Meglio che la popolazione si riduca piuttosto che riempire il paese di immigrati poco qualificati provenienti da culture aliene. Preservare lo stile di vita del Giappone conta più del lavoro a basso costo. Possiamo risolvere la crisi della natalità senza affidarci a stranieri incompatibili. Non hai più un paese quando diventi minoranza”

di Redazione

18 Maggio 2026

Proseguimento:

https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/786704/giappone-premier-takaichi-contro-immigrazione-di-massa-meglio-popolazione-ridotta-che-stranieri-incompatibili-e-poco-qualificati.html

Commento



“In tempi dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario”, George Orwell



Come mai, dei tre grandi perdenti della seconda guerra mondiale, Germania, Italia e Giappone, solo il Giappone si può ancora permettere di rifiutare l'immigrazione di massa?

Risposta: ha piena sovranità monetaria e pure inscalfibile, vedasi:

https://www.vocidallastrada.org/2021/07/la-monetizzazione-del-debito-e-la-falsa.html#more

non fa parte della NATO e sebbene abbia ancora numerose basi militari americane, queste sono detestate dai giapponesi:

https://www.tvsvizzera.it/tvs/giappone%2C-sempre-meno-persone-favorevoli-a-basi-usa/90117151

PS articolo di ottobre 2025

insomma, non si sono americanizzati , ben sapendo che rischi in negativo avrebbero corso e quindi il modello caotico di melting pot americano e quello prossimo di melting pot europeo li rifiutano orgogliosamente e più che giustamente!!

Insomma, già basta solo questo per tagliare la testa al toro a tutti gli immigrazionisti col deretano degli altri!!

Ma andiamo avanti! Il Prof Andrea Zhok premette all'inizio che:

"Il tema dell'immigrazione è enormemente complesso; esso tocca aspetti economici, culturali e di sicurezza, in forme variegate. Non esistono bacchette magiche che invertano i processi in corso in un battibaleno."

questa è la sonata proapagandistica di TV e giornaloni, le cose in realtà stanno molto diversamente, vedasi prossimo punto!


2. "No Way: il modello vincente australiano contro l’immigrazione illegale.


https://www.analisidifesa.it/2018/06/no-way-il-modello-vincente-australiano-contro-limmigrazione-illegale/


Da notare il seguente passaggio molto significativo dell’articolo:


“Nel maggio 2015 il premier Abbott sottolineò che «nel bloccare le imbarcazioni abbiamo anche salvato delle vite» aggiungendo che «l’operazione Sovereign Borders è una lezione che oggettivamente tutti gli Stati dovrebbero imparare ad applicare».
Chiaro il riferimento all’Unione Europea la cui risposta venne data alla portavoce Natasha Bertaud che precisò: «La UE applica il principio di non–respingimento. Non abbiamo intenzione di cambiare questo principio, quindi il modello australiano non sarà mai un modello valido per noi».

Commento

Per chi dice che un problema sociale è di difficile soluzione ma se quello stesso problema sociale è stato risolto in modo molto efficace da altre parti e allora le cose sono tre : o chi sostiene una tesi sgangherata del genere è in totale mala fede, nel caso specifico in questione sull’immigrazione, i vertici della UE e i vertici dei paesi aderenti alla UE che ne applicano pedissequamente le relative direttive illogiche e irrazionali , o chi sostiene una tesi sgangherata del genere ingenuamente crede a coloro che sono in totale mala fede, o chi sostiene una tesi sgangherata del genere è mentalmente talmente ingarbugliato che non vede la soluzione efficace a portata di mano.

3. " Ciò che accade in Italia è semplicissimo e, senza cambiamenti di indirizzo nella politica industriale, inevitabile: esportiamo diplomati e laureati, che dopo aver investito in formazione non vogliono diventare working poor, ed importiamo disperati disposti a qualunque lavoro per salari di sussistenza.". Prof Andrea Zhok, riferimento: suo articolo di cui sopra.

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Gli economisti che avevano previsto i disastri dell'euro sull'economia italiana avevano previsto anche l'emigrazione di diplomati e laureati, che dopo aver investito in formazione non vogliono diventare working poor, arriva nei prossimi punti 3A, 3B, 3C e 3D

3A. Lectio Magistralis di Wynne Godley “Su Maastricht e tutto il resto”, profetico intervento apparso sulla “London Review of Book” nel lontano 8 marzo 1992, Economista e autore di svariati saggi, Godley è stato consulente del Tesoro britannico, poi docente del King’s College e direttore di dipartimento all'Università di Cambridge.


https://web.archive.org/web/20201029083805if_/https://www.libreidee.org/2015/03/leuro-sara-la-vostra-tomba-parola-di-godley-era-il-1992/



In particolare, i due seguenti passaggi dell’articolo:


"C’è voluto un gruppo composto in gran parte di banchieri (il Comitato Delors) per giungere alla conclusione che una banca centrale indipendente sia l’unica istituzione sovranazionale necessaria a governare un’Europa integrata e sovranazionale. Ma c’è anche molto di più. Bisogna sottolineare sin dall’inizio che la creazione di una moneta unica nella Ce è veramente destinata a segnare la fine della sovranità delle nazioni che la compongono e del loro potere di agire in modo indipendente sulle grandi questioni. Come ha sostenuto in modo molto convincente Tim Congdon, il potere di emettere la propria moneta, e di intervenire tramite la propria banca centrale, è il fatto principale che definisce l’indipendenza di una nazione. Se un paese rinuncia a questo potere, o lo perde, acquisisce lo status di ente locale o di colonia. Le autorità locali e le regioni ovviamente non possono svalutare. Ma perdono anche il potere di finanziare i deficit con emissione di moneta, e gli altri metodi per ottenere finanziamenti sono soggetti a regolamentazione da parte dell’autorità centrale. Né possono modificare i tassi di interesse."



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“Se un paese o una regione non ha il potere di svalutare, e se non è beneficiario di un sistema di perequazione fiscale, allora non c’è nulla che possa impedirgli di subire un processo di irrimediabile tracollo che porterà, alla fine, all’emigrazione come unica alternativa alla povertà o alla fame”

Comento

Parole da incidere nella pietra!!


3B. “ Se sopprimete la legge della domanda e dell’offerta nel mercato valutario, inseguendo il sogno della stabilità del cambio, poi dovrete lasciarla agire sul mercato del lavoro, dove si presenterà come incubo della disoccupazione, o dell’emigrazione”, economista Robert Mundell, 1961, pagina 63, “Il Tramonto Dell’Euro. Come e perché la fine della moneta unica salverebbe la democrazia in Europa”, Alberto Bagnai, Imprimatur, 2016

Per approfondimenti su Robert Mundell, vedasi:

“Robert Mundell, il genio malvagio dell’euro”, di Greg Palast, The Guardian, 26 giugno 2012, tradotto e pubblicato su Libreidee, 8 novembre 2017

https://web.archive.org/web/20171111044351/https://www.libreidee.org/2017/11/mundell-il-genio-malvagio-delleuro-cosi-vi-rovineremo/


3C. “CON LA MONETA UNICA AVREMO PIU’ DISOCCUPATI”, Prof. Frank Hahn, economista inglese.

Giugno 1992

Peraltro non crede che i cambi fissi abbiano il vantaggio di assicurare certezza negli scambi internazionali? “L’ argomentazione più comune contro l’ adozione di cambi flessibili è, appunto, che essi creano incertezza ma io credo il contrario. Questo in quanto i mercati valutari sono molto sviluppati; perché ci sono i mercati a termine e ci si può coprire contro i rischi di cambio. Di contro, come ho detto, i cambi fissi sostituiscono le fluttuazioni del cambio con quelle dell’ occupazione. Il vero motivo per sostenere i cambi fissi è, in effetti, il controllo della classe lavoratrice. Infatti, fintanto che i governi non creano un meccanismo che leghi loro le mani, non è possibile contenere l’ inflazione salariale.

Riferimento e proseguimento:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/06/13/con-la-moneta-unica-avremo-piu.html

3D. "Perché gli stipendi non aumentano? La verità che nessuno racconta sull’euro"

a cura del Dott Valerio Malvezzi, commercialista e cultore di materie economiche, per Radio Radio, 20 Luglio 2026

La difficoltà di far crescere i salari nell’Eurozona, che ormai abbiamo da circa 25 anni, è legata al funzionamento strutturale dell’economia monetaria europea.

Infatti, avendo commesso l’errore strategico di aver adottato l’euro, i Paesi hanno rinunciato al tasso di cambio come strumento di aggiustamento macroeconomico e così hanno perso la possibilità di correggere squilibri di competitività attraverso la svalutazione della propria moneta, cioè del Paese di riferimento. Per cui siamo entrati in un regime che tecnicamente si definisce di cambi fissi e il riequilibrio si sposta all’interno dei singoli Stati sotto forma di una sorta di svalutazione interna, esercitando cioè una costante pressione sui prezzi, sui margini aziendali e, soprattutto, sul costo del lavoro.

Questa dinamica sostanzialmente impone di limitare la crescita salariale rispetto alla produttività per mantenere la competitività sui mercati internazionali. Ve lo dico in termini semplici: quando c’era la lira si svalutava e si rimaneva competitivi. Oggi, essendoci l’euro, non si può svalutare, quindi bisogna ridurre i salari.
Il caso italiano e le conseguenze del sistema

Il caso italiano, sostanzialmente, è emblematico: ristagno della produttività, impossibilità di ricorrere al cambio e, ovviamente, questo viene compensato da retribuzioni, diciamo, tendenzialmente fisse.

Di conseguenza, il dibattito sui salari, cioè sugli stipendi, trascura spesso le cause strutturali. La vera sfida rimane quella di creare le condizioni affinché i redditi possano aumentare in modo sostenibile, perché sono i redditi che poi determinano la domanda interna di un Paese, cioè l’acquisto dei beni, e quindi si crea un meccanismo virtuoso.

In definitiva, quindi, la stagnazione salariale non è, diciamo, un’imposizione normativa, ma è una conseguenza di un modello economico, di un sistema folle a cambi fissi irrevocabili in cui l’euro ha eliminato ogni possibilità di intervenire sui meccanismi fondamentali per gestire le divergenze tra le economie nazionali.
La consulenza strategica per le imprese

Io questa mattina, come al solito, vedrò una nuova impresa in consulenza strategica. Ovviamente le imprese che mi trovano dal sito valeriomalvezzi.it cosa cercano? Cercano di fare un piano strategico, e ci riescono tutte, con il quale migliorare non soltanto la produttività ma anche la qualità della vita. Perché la qualità della vita dell’imprenditore è una delle cose che è stata dimenticata in questo folle sistema.

L’imprenditore viene raccontato come uno che non paga le tasse, che si diverte a licenziare. Questo racconto, che è totalmente privo di fondamento, purtroppo è entrato nell’immaginario collettivo e ha fatto il gioco dei potenti, cioè dei burocrati che governano il mondo politico, perché così creano dei meccanismi di competitività interna che non consentono di porre l’attenzione sul vero problema che vi ho descritto sopra.

Riferimento:

https://www.radioradio.it/2026/07/salari-bassi-euro-europa-economia/

Commento finale

Qundi, abbiamo dimostrato che in Italia l'emigrazione di diplomati e laureati, che dopo aver investito in formazione non vogliono diventare working poor, è dovusto sostanzialmente alla profonda disfunzionalità dell'euro per l'economia italiana e che quindi non c'è alcun legame logico conseguenziale che in Italia si importano disperati disposti a qualunque lavoro per salari di sussistenza e infatti nel Regno Unito e Germania, i due paesi preferiti da gran parte dei diplomati e laueratti italiani che emigrano all'estero, hanno problemi enormi di immigrazione al pari dell'Italia, tanto è vero che Reforfm UK di Farage e ADF in Germania, entrambi molto a sfavore delle politiche molto accomodanti sull'immigrazione dei locali partiti di centro sinistra, stanno facendo il pieno di voti, addirittura ADF nei recenti sondaggi è il primo partito in Germania e altrettanto Reform UK nel Regno Unito, ma che strane coincidenze........!!

PS devo per forza lasciare, continuo più tardi o domani!
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Alessio Galluppi
Saturday, 01 August 2026 13:55
Per carità, non è che alcuni dati di fatto riportati siano contestabili. Ma la debolezza del ragionamento, una debolezza grave, è quella di ritenere un fenomeno globale quale l’immigrazione sia dettato da scelte di “modello industriale”.
Chiariamo innanzitutto che non vi sono modelli industriali che si possono liberamente scegliere come se fossero mele al banco della frutta.

Primo, la legge del plusvalore e della accumulazione determina forze vettoriali impersonali che poi conseguentemente impongono tratti, forme, adeguamenti dei rapporti sociali e nella popolazione che non possono che adeguarsi alla catena del valore. Solo chi non capisce ció poi pensa, “ehilà ci troviamo dove ci troviamo perchè le classi dell’establishment hanno scelto un modello”.

La seconda debolezza è al riguardo immigrazione e razzismo.
Mentre tra nazioni di pari livello l’immigrazione genera concorrenza tra gli strati della popolazione sul piano dell’offerta della forza lavoro e anche odioso pregiudizio, non necessariamente questa concorrenza sullo spettro delle relazioni sociali, tanto mai composite nel capitalismo, genera razzismo.
O meglio, chiariamoci: non è l’immigrazione che fa esplodere il razzismo; è il razzismo viceversa, come elemento strutturalmente combinato con il movimento storico di un modo di produzione che ha trovato un tumultuoso e violento slancio col colonialismo, che preesiste sistemicamente all’immigrazione.
Smettiamola di pensare che il razzismo esiste per motivi di concorrenza sul mercato della forza lavoro. Le radici storiche, economiche, sociali e politiche del razzismo sono molto più profonde. Ritenere che trattasi di “concorrenza” risulta alla fine la foglia di fico dell’eurocentrismo storico della sinistra e del razzismo che attraversa tutte le classi sociali in occidente incluso quelle proletarie.

Di fatto caro Zhok, non è che sono pochi individui a essere veramente razzisti e gli altri solo paraculi.

Il razzismo non è un pregiudizio individuale di tipo culturale. Sono l’insieme delle complesse relazioni sociali e dunque la società a essere razzista, in particolar modo nei paesi che hanno lucrato del colonialismo. Quali? Embè un po’ tutti quelli dell’Europa, anche quelli che non hanno avuto possedimenti coloniali. Ma il fatto che Gran Bretagna, Francia, Italia, Spagna, Olanda, Belgio, Austria e Portogallo ne hanno lucrato direttamente, altre nazioni Europee sono salite a un “rango” diverso nell’ordine degli scambi tra le nazioni e a pieno titolo nella civiltà, magari con un profilo più basso, della bianchezza.
Possiamo dire che la società italiana fosse pregna di questo razzismo molto prima che un singolo Somalo, Eritreo o Senegalese emigrasse verso l’Italia. E non perchè quelli del Nord dicevano che quelli del Sud sono terroni. No no, quelli del Sud Italia erano terroni perchè - impara Zhok - assimilabili ai Nord Africani anche se nessun operaio milanese o torinese degli anni ‘50 e ‘60 avesse mai visto in vita sua un africano.

Il razzismo profondo verso i popoli violentati per 500 anni dall’Occidente e dagli Europei, non poteva che manifestarsi con tutta la sua violenza nel combinarsi dei seguenti fattori determinati dalla crisi generale dell’accumalazione:
1) il declino dell’Occidente e dell’Europa su tutti gli aspetti decisivi dell’accumulazione.

2) declino della popolazione. Basti pensare che Europa e Nord America erano nel secondo dopo guerra era il 25% della popolazione e quella del continente africano poco più di 150 milioni. E in alcune aree delle nazioni occidentali o in alcune metropoli i “bianchi” iniziano a essere una minoranza.

3) l’Africa è in tumultuoso boom demografico, il cui sviluppo è bloccato, manomesso e impedito dallo scambio combinato e diseguale e dal neocolonialismo imperialista.

4) a causa di questo boom l’immigrazione intra Africa ha numeri da capogiro. Ció in un tempo storico diverso, in condizioni materiali diverse, nell’impossibiltà di ripercorrere il tracciato compiuto dagli europei e nella crisi mondiale della accumulazione, assistiamo fenomeni da un lato di xenofobia (Sud Africa), dall’altro paesi come lo Zimbawe che invitano i colonialisti olandesi, tedeschi, svizzeri e danesi a tornare e a riprendersi le terre che la lotta anticoloniale aveva espropriato.

5) a causa del fattore al punto 1, l’Occidente per galleggiare ha vitale necessità di forza lavoro sotto un regime speciale, che nell’agrobusiness configura una moderna forma di schiavitù. Inoltre gli serve per aumentare la popolazione, senza di quella si affoga.

6) sempre in virtù del punto 1, l’Occidente nella fase precedente imperialisticamente dominava l’Africa, l’Asia e l’America latina, ma dominava anche il commercio mondiale, la produzione di merci e macchinari. Ora continua a dominarla, ma non ha nulla da offrire in cambio, nessuna merce necessaria all’Africa e alla popolazione africana in crescita a prezzi competitivi rispetto alla Cina, al Sud Est Asiatico e alla stessa India in termini di tecnologie. Inoltre ha necessità di scambiare materie prime in cambio di altre materie prime da trasformare o macchinari. Sta roba l’Occidente non la fa più e se la fa sono a costi da strozzino mentre e a costi non competitivi.

7) per questi motivi le nuove generazioni sono sospinte da forze impersonali contraddittorie sulle sponde dell’Europa e del Nord America e/o della cosiddetta sfera della civiltà Occidentale, attratti da quella merce marcita, ma imposta con 500 anni di violenza (e 500 anni pesano come consolidato materiale), che è quella del marchio dell’Occidente terra faro delle libertà e opportunità.

Tutto questo farà venire a galla dal razzismo presistente un razzismo più violento. Perchè ora per la “civiltà Occidentale” si sono esauriti i fattori materiali del suo razzistico sviluppo. Siamo in crisi piena, vivere come società - cullata dagli allori della bianchezza - o morire.

P.S: nell’omicidio di Fakir abbiamo assistito a una coralità di soggetti e ruoli sociali diversi che hanno concorso alla morte di Fakir per motivi di razzismo. E mentre tutto ció avveniva (ricordiamolo, 4 italiani, 2 poliziotti impegnati a bloccare Fakir, 3 precari e sottoccupati della sanità partecipavano in maniera collusa), chi assisteva filmava e stava zitto indifferente.
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Giancarlo Castiglion
Saturday, 01 August 2026 11:04
Va bene. ma in concreto Zhok cosa propone? Forse nazionalizzare le grandi imprese?
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CARLO
Saturday, 01 August 2026 07:39
Due aggiunte al ragionamento di Zhok, la prima è che non c'è solo l'esodo dei 100.000 giovani all'estero da compensare ogni anno con immigrati, ma anche il divario tra nascite e morti, nel 2025 Istat certifica 355.000 nati e 652.000 decessi, per un saldo negativo di quasi 300.000 unità. Motivo per cui servono immigrati. Seconda aggiunta è che non c'è possibilità di aggiustare strutturalmente il declino industriale italiano finchè si rimane all'interno della logica capitalistica basata sul profitto, perchè fare profitto in occidente è ormai impossibile visto il vantaggio competitivo asiatico. Rimangono solo i lavori di basso reddito, e non è certo colpa della competizione tra italiani e stranieri se i salari restano al palo. Farlo capire ai destri e a chi immagina di basare la nostra economia sul Keynesianismo di guerra è dura, ma i fatti hanno la testa ancora più dura e chi si illude alla fine ci va a sbattere.
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